e S Y'^^
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STOlllCO-EGCLESlASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORKI
SPECIAL lAI ENTE INTORNO
AI PBINCIPALI SANTI, BEATI, MABTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E più" celebri scrittori ecclesiastici, ai varii gradi della gerarchla
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC,
COMPILAZIONE
DEL CAV.VLIERE G.lETxVNO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXM.
IN VENEZIA
DALLA r l P O O R A F I A EMILIANA
MDCCCLI V.
•^ .^"* ^ ^"^
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
SID
SID
OIDONE, SI DONI A 0 SAIDE. Sede
vescovile della Fenicia maiillima nel pa-
triarcato irAiiliocliia in Sirin, Ira Tiro e
Berito, cillìi anlichissima e celebre, sog-
getta alla Turchia e suo pascialatico col
nome di Saide o Seide, che occupa il silo
della vetusta Sidonia, in una pianura di
ciica una lega d'eslensione.ed oltre la qua-
le s'iiinal7ano montagne scoscese e incolte;
Rssisa sul fianco settentrionale d'uo'emi-
nenza , stendesi lungo il Mediterraneo.
Buona vi è l'aria, ed i giardini ed i ver-
rieri che la circondano, le danno da lun-
gi grwdevole aspttlo. Dalla parte di terra
ha mi alto muro; la difende a mezzodì e
la domina un'alta torre incapace di re-
sistenza, la cui co«ti ii7Ìoi)e si :ittril)uisce
a s. Luit^i I.\. L'nnlico e ma^nilko porto
formato da grandi inoli è inleramonledi
strutto, nttribuendosi a Fakhreddin emir
de'drusi la delìnitiva sua rovina, per im-
pedire III gransignore di mandai vi forze
marittime destinate a soggiogarlo; il por-
lo attuale è piccolo e quasi colmo ili are-
na. Il rovinoso castello circondato d'ac
qua, che comunica colla ciltii per stret-
tissimo ponte, si vuole eretto da tale emi-
ro. Quantunque Saide sia decaduta, pre-
sentemente fa ancora un commercio as-
sai importante, essendo considerata come
il porto di Damasco. La maggior partedel-
lecase hanno giardini, e ne'contorni prin-
cipalmente coltivasi il gelso. La città va
soggetta a frequenti terremoti orribili, ed
a pesti spaveutose,e quella del i "20 la co-
municò un bastimento a Marsiglia che ne
restò desolata : il terremoto che pali nei
I "85 fece perire molla gente e fu segui-
lo da peste che quasi rese deserta la cit-
tà. Sidone die i natali al famoso Zeno-
ne, filosofo epicureo. Fu Sidone per lun-
go tempo la metropoli della Fenicia, lin-
cile venne n disputarle tal ilignilà Tiro
fatta più potente. Mosi' allerina cliefn fib-
bricala ila Sidun figlia mag^iore di Ca-
naan padre e capo di tulli i fenicit e noto
da Noè: afferma (»ioselfo nelle Antichità
gin(l4ìichc, cht: Sidone fu la 1 .' Città ('''.)
costriittn nel mondo. Il 'ferzi nella Si-
ria sncra,c\ìe ciò 1 iporta, riferisce di più,
che il suo nome Eustatio lo fa detivare
da Sida figliuola di Belo che regnò in Ba-
4 SID
bilonin ; olti'i nttribuiscono il suo fiome
all'abhoiuliinza de'pesci de'suoi li(li,in lin-
gua fenicia tltlli Sidon. Dice Giosuè clic
la cillìi di Sidone era già ricca e posscule
allorché cnlraroiio nel paese di Canaan
gì' isiaelili j e la Scrittura le dà sovente
il nome di grande: osserva s. Girelauio
clie toccò in parte alla tribù d'Aser, e la
chiama termine aquilonare de' cananei.
]\elioi5 avanti l'eia nostra di[)endeva
già da Tiro, poiché Salomone pregò Iram
re di Tiro d'ordinare a'sidonii di tagliar
sul Monte Libano le legna di cui abbiso-
gnava pel tempio di Gerusalemme che vo-
leva edificare. Scossero i sidouii il giogo
di Tiro 7?.o anni prima di detta era, e si
dierono a Salmanazar,allorchèquel prin-
cipe entrò in Fenicia. Lo stesso GioseKo
narra, che circa i Scanni dopo entrato A-
prie re d'Egitto in Fenicia con potente e-
sercito prese Sidone per forza, il che fece
alvinciloreassoggettarelultele altre città
fenicie. Ciro pure la conquistò, però i si-
donii ottennero dai persiani il permesso
d' aver il loro re particolare^ ed ebbero
parte a tutte le spedizioni de'loro nuovi
padroni, al dire d'Erodoto. Nelle guerre
di Serse contro i greci, secondo Diodoro
Siculo, il re diSidone comandava una flot-
ta di 80 vele, e molto contribuì alla vit-
toria sui lacedemoni. La città fu rovinata
35 I anni a vanti l'era nostra, sotto il regno
di Dario Ooo re di Persia. Partiti i per-
siani, ritornarono i sidouii assenti e sfug-
giti alla strage, e la riedificarono. Ales-
sandro il Grrt^r/eseneimpossessòquando
occupò la Fenicia dopo la battaglia d'Is-
so, e 333 anni avanti detta era: il suo fa-
vorito Efeslioue le die per re Ballonimo
agricoltore, a premura del parente suo o-
spite che avea ricusato la dignità. Dopo
la sua morte Sidone passò prima a're d'E-
gitto, poi a que'di Siria, finche cadde in
potere de'romani. Augusto per le sue se-
dizioni la privò della libertà; questa ri-
cuperala, Sidone nelle medaglie s'intito-
lava divina, sagra, asilo, autonoma e na-
vnithide. Sidone dopo aver con Tiro fai-
SID
to il più importante commercio dell'an-
tico mondo, nel medio evo i crociali la
fecero in certo modo uscire dalle sue rovi-
ne,sottoBaldovino I,che se ne impadronì
nel 1 1 I I ; ed avendola concessa in feudo ai
fiammingo conte Eustachio Gremer, que-
sti grandemente la fortificò nelle sue sode
e spaziose mura, ed i suoi due castelli fu-
rono affidati alla difesa de'cavalieri teu-
tonici e templari. Ma i soidani d'Egitto
e di Damasco la rovinarono verso la me-
tà del secoIoXIlI,es. Luigi IXrediFran-
cia la ristabilì: però dopo la ritirala dei
francesi la sua decadenza fu progressiva.
11 Terzi, che produsse altre notizie su Si-
done, rileva che vi si adorava Baarim e
Astharol, per cui Dio rimproverò agli e-
brei il sacrilegio d'aver ammessa in con-
federazione questa gente idolatra. Il fa-
moso Iram colle forme più esalte e pre-
gievoli dell'architellura vi rinnovò i tem-
pli d'Ercole e d'Astarte, al quale offrì in-
censo Salomone affascinalo dalle lusinghe
di sue concubine. Vanta la città la Sibil-
la Sidonia, che promulgava precetti che
si avvicinavano alla morale Mosaica; fece
stordire Eraclito e il popolo di Delfo, ed
immaginossiche fosse venula da Elicona,
e fosse stala educata dalle INIuse figlie di
Giove. Gesù Cristo santificò colla sua pre-
senzaSidone,quando da Tiro passò inGa-
lilea;poscia vi sparse i primi semi del van-
gelo s. Paolo apostolo nel recarsi a lloma,
e vi ordinò ili. "vescovo.
La sede vescovile fu eretta nel i ."secolo,
ma i vescovi non si conoscono sino al IV
secolo, e nel XII divenne arcivescovile o-
noraria, sotto la metropoli diTiro.Nel 5i i
o nel 5i 2 vi fu tenuto un conciliabolo di
80 vescovi eutichiani, d'ordine dell'impe-
ratore Anastasio I e contro il concilio di
Calcedonia, che voleva obbligare a sotto-
scrivere VEnotìco (F.) del suo predeces-
sore Zenone, ma senza riuscita. Dappoi-
ché vi si opposero costantemente s. Fla-
viano patriarca d'Antiochia, e Giovanni
vescovo di Paltò, perciò dall'eretico im-
pcmlore confinali nel castello diPetra nel-
SID
l'Arabia, ove ili.°.«piiò santamente, e il
a, "ottenne la libciià dal succe>soie (iiu-
slino I. In Sitlone vi furono vari vescovi
greci, maroniti, latini e melcliiti. S'ignora
coine«li>si il I ."vescovo ordinato da s. l'ao-
lo, e tra'suoi successoli si conoscono: Zc*
oobiu che Terzi dice prete e niarliri/zato
nella persecuzione di Diocleziano e Mas-
simiano; Teodoro fu al concilio Niceno,
e pare Amfionepure cliein esso prese par-
te ili favore d'Ario ; Paolo si lro»ò al i °
concilio generale di Costantinopoli; Da-
miano sottoscrisse i canoni del concilio di
Calcedonia nel ^'"ìi; Mega firmò la cele-
bre epistola sinodica della sua ()ro»incia
ecclesiastica all'imperatore Leone I, re-
lativa all'assassinio di s. Pioterò il'Ales-
saiulria; Andrea sottoscrisse la lettera di
Epifane di Tiro, contro Severo d'Antio-
chia; Paolo Anthaki fu autore d' opere
in favore della religione cristiana; Gere-
mia sottoscrisse nel 1673 le risposte che
il patriarca Neofilo die sopra molle que-
stioni riguardanti gli errori de'calvinisti;
Etitimio occupava la sede prima del i '/^o.
Forse al presente vi risiederà un vescovo
greco scismatico, avendone avuti in pas-
salo. Hi." vescovo maronita di Sidone fu
GiuseppeAlipiodel i62G,divenne patriar-
ca nel !G44iC mori nel 1647 -Giovanni sot-
toscrisse nel iGtG la professione di fede
che Stefano patriarca de'maronili fece in
senso cattolico contro gli errori de'calvi-
nisti; Giosclfo Benedetti viveva neliG95i,
e Gabriele prima del i 740. Attualmente
è vescovo cattolico òa' Maronili [F.) mg.""
Ahilalla IJostani. 111. "vescovo de'laliui è
l>t-riiai(l(),che as^istè al concilio d'Antio-
chia nel I I 3G, e mori verso il i 1 54 ; gli
successe Amalric-onbbatc premostratense
consagralo nel I l 'H 7 e morto nel 1 1 7 G, in-
di Odone in «letto anno, ec. Orient dir.
t. ■?., p. 8 I I , t. 3, p. H7 e i3oo. Final-
mente i iMclclnli{^y.) pure avemlo avuto
in Sidone i loro vescovicallolici,dal 1 835
lo è mg.' Teodosio Konjiingi ilcll'ordine
di s. Ij.isilio e dilla congregazione tlel s^.
Salvatore ucl Munte Libano (^ ■)• Inul
SII) 5
tre Sidopr», Sidonit'H , divenne un titolo
vescovile in parlibus sotto l'arci vesc(jvo
di Tiro, ed Urbano \ 111 nel iGjo lo con-
ferì al celebre mg.r Gio. Battista Scana-
rolo di Modena, autore della famigera-
ta o[tera sulla VisìLì de cai cerali, e ili
cui neli8 J2 ne pubblicò l'Jì/ogioWwv.
Raggi. Per morte di mg.r Giacomo Frati-
cone che ne avea portato il titolo, nel 1 84^
0*27 gennaio Gregorio XVI fece vescovo
di Sidone e sulfraganco di Sabina mg.'
Nicola Abiale di Sommariva del Bosco
nel Piemonte, e poi fu amministratore a-
postolico ilella città e diocesi di Terni nel
I '^.'{f^: nel 1. 1 G, p. 2G ileir.^///H«i di B.o-
ma se ne legge la Necrologia. Il regnan-
te Pio IX nel concistoro di Gaeta de'?,o
aprile iSf\x) vi preconizzò mg.r Camillu
Monteforte di Napoli vicario generale di
fpiel cardinale arcivescovo, dichiarando-
lo suo ausiliare, e lo è ancora. Sida ap-
partiene al vicariato apostolico A\llcj)j)0
0 Bcrieaù\ rito Ialino, i cattolici del (|uale
sono in piccolo numero. Vi sono i cap-
puccini e le sorelle della carità.
SIDONE. Sede vescovile di Tessaglia
solto la metropoli di Larissa, nel patriar-
cato di Costantinopoli, istituita con rito
latino in tempo delle crociale nel decli-
naredel secolo XII. N.neoccn[Kiva la sede
nel pontificato d'Innocenzolll;PaoloGau-
fredi francescano nel 1 44^^ '*J nominò Eu-
genio IV; Giovanni morì neli44'^>*^ ?'•
successe Luigi ; iodi Alessandro .Ange-
lo trasferito a Terracina nel i 53 J. , ma
l'Lghelli lo chiama Cipriano de Caris;
GiovanniBracciano francescano eletto nel
1 53 "). Oriens cìuist. t. 3, [ì. i)83.
SlDONIOAPOLLINAUKC.uoSoLuo
(s.), vescovo di Clermont in AIvergna.^ac■
ijiie a Lione circa il 4 3 i ,da una delle più
illustri finìiglie delle Gallie , e i »li lui
padre ed avo liirono prefetti del pretorio.
Studiò belle lettere sotto esperlissimi pro-
fessori, e divenne uno de'piìi celebri jmhjIì
ed oi.itori del suo tempo. Comandò per
(pi. delie tempo nelle annate dell'imperi»,
e sposò Papiamlla, iig'ia di Avituchcfu
6 SID
poscia imperatore, e dalla quale ebbe tre
ligli, uno mascbio e due femmine. Dopo
la morte di Avito, Sidonio Apollinare fu
perseguitato dal successore Maiorano, che
però conosciute le sue belle prerogative,
gli restituì i beni, e gU diede il titolo di
conte. In seguito si ritirò in Alvergna,ove
divideva il suo tempo tra lo studio e gli
esercizi della religione; ma allorché An-
temio venneinnalzaloall'impero nel 4^7»
lo chiamò a Uoma, e creò principe del se-
Dato, patrizio e prefetto della città. Sido-
nio Apollinare sempre umile, pio e cari*
tatevole, non fece u.so della sua autorità
che per procurare la gloria di Dio e il mag-
gior bene de'popoli. Restato vacante nel
471 il vescovato di Alvergna, ora Cler-
mont, fu eletto ad occupar quella sede,
mentre era laico, e viveva ancora sua mo-
glie, per cui procurò di esentarsene; ma poi
per timore di resistere ai divini voleri ac-
cettò,edi reciproco consenso si divisedalla
moglie, la quale morì due o tre anni do-
po. Abbandonata la poesia, che fino allo-
la avea formato le sue delizie, si applicò
agli sludi convenienti al novellosuostato,
e fu in breve capace di sciogliere le dif-
ficoltà che dagli altri vescovi gli veniva-
no proposte. La sua mensa era sempre fru-
gale ; digiunava assai spesso, e praticava
molle austerità. Fu profuso co'poveri, e
durante una carestia provvide coli' aiuto
di suo cognato Edicio alla sussistenza di
piìi di 4000 borgognoni, e d'un gran nu-
mero di altri stranieri, a cui la miseria ave-
va fatto abbandonare la loro patria. Fa-
ceva sovente la visita della sua diocesi, e
adempiva con eguale 7elo e prudenza tut-
te le funzioni del pastorale ministero. Nel
^^5 la città di Clermonl fu assediala da
Alarico rede'visigoti,ed essendoslata pre-
sa dopo una forte resistenza, il santo ve-
scovo osò chiedere a quel principe ariano
parecchiegrazie pei cattolici; ma nulla ot-
tenne, anzi fu rinchiuso qual prigioniero
nel castello di Liviana presso Carcassona.
Non mollo dopoAlarico lo rimise su Ila sua
sede; ma due preti faziosi -e corrotti per-
SID
vennero a far sì ch'egli ne fosse cacciato.
Tornato però presto alla sua chiesa, morì
in mezzo alla sua greggia a'2 i agosto 482.
Il di lui corpo, seppellito dapprima nel-
l'antica chiesa di s. Saturnino, fu poi por-
tato in quella di s. Genesio. La sua me-
moria è in grande venerazione aClermont,
dove se ne celebra la festa con molta so-
lennità a'23 di agosto. Abbiamo di s. Si-
donio Apollinare 9 libri dileltere,ed una
raccolta di poemi sopra diversi soggetti :
i principali di questi poemi sono i pane-
girici degl'imperatori Avito, Maiorano
e Antemio. 11 dullo Savaron fece stam-
pare le opere di lui con buone note a Pa-
rigi;ma l'edizione de! p.Sirmond nel 1 632
è assai più perfetta.
SIDONIO(s.)abbate,dettoanchei$'/7e/2^.
Irlandese di nascita, si recò in Francia coi
religiosi che s. Filiberto abbate di Jumiè-
ges aveva mandati in Irlanda per riscat-
tare gli schiavi, ed entrato in questo mo-
nastero vi prese l'abito. Quivi portò al più
alto "rado del fervore l'umiltà e la mor-
tificazione che vi si praticava, e divenne il
modellode'fralelli. La sua famalo fececo-
noscerea s.AudoenoarcivescovodiRouen,
non che alla corte del re Teodorico III.
Il pielato colle liberalità di (juesto prin-
cipe fondò un nuovo monastero nel paese
di Caux verso il 674, e volle che Sidonio
ne fosse il 1.° abbate. Egli aveva una te-
nera amicizia per lui, e lo consultava ne-
gli alTari più dillicili: lo pregò puie di te-
nergli compagnia in un viaggio che per
divozione feceaUoma, IMorìs. Sidonio cir»
ca il 689, e la sua memoria è onorata ai
i4 di novembre.
SIDROIVIO (s.), martire. Altro noa
si sa di questo santo, se non che versò il
suo sangue per la fede a Roma, durante
la persecuzione diAureliano, cioè dal 270
al 270. La sua festa principale è segnala
agli I I di luglio. Verso la fine del secolo
Xl,Adela mogliedi Baldovino IV di Lilla
portò in patria le reliquie di s. Sidronio,
delle quali arricchì il monastero delle reli-
giose benedettine da leifondatoa Meesse-
SIE
Dtt, lungi due leghe da lpii,ìn cui fini i
suoi giorni.
SIEDRA. Sede vescovile della Cilicia
Trachea, osecoudoaltri della diocesi d'A-
sia,sotto la metropoli di .Sida, eretta nel
VI secolo, mentre vi fu pure chi l'attribuì
alla Licaonia. Ne furono vescovi: Nestore
che fu al concilio di Nicea; Seleuco ni-
pote di Traianogeiierale dell'imperatore
Valenle;Caio sottoscrisse il concilio diCal-
cedonia; Stratonico fu al 2.°di Costanti-
nopoli SulloMeniia nel 536;Giorgio firmò
i canoni in Trullo. Orieiis clinsL l.i, p.
joo8.
SIENA [Sentn). Città con residenza
arcivescovile del granducato di Toscana,
antichissima e celebre, già romana colo-
nia,più tardi residenza di iluegastaldi eco-
nomico e [)olitico, immediatamente sog-
getta a're Longobardi (/'.); divenuta in
seguito sotto il governo de'Carolingi sede
d'un vasto territorio, (|uindi capitale di
repubblica nobile e potente del medioevo
nella stessa l'osca Maglina lenente riunita al
dettogranducalo fu fatta capoluogodello
Stato Nuovo ^ residenza costante d'un me-
tropolitano, di un'università, e d'un go-
vernatore civile, con tribunali di [.^istan-
za, uno de' 5 dipartimenti doganali e delle
/il camere di soprintendenza comunitativa
del granduca to.Siena,iScr/i^e,e aulica men-
te Sena e Saena , è vagamente situata
sulla cresta elevata di duesproni di poijgi,
unode'(|uali diramasi dai monti della Ca-
stellina del [)ietroso Chianti, dirigendosi
per Vagliagli, sulla strada postale sino a
l'^on teliecci, dove acco()piasi all'altro spro-
ne che slaccasi dal Monte Maggio. 1 due
sproni I iuniti dal Fonte Becci si avanzano
verso Siena sino verso le sue porte meri-
dionali. A metà circa della città si toc-
cavano i teriiiini de'3 Terzi di Siena, cioè
pi)Co lungi ti. dia Croce al Travaglio presso
alla gran piazza ilei Campo, celebre [>er
la svelta altissima torre delta del Man-
gia, pel palazzo pubblico, e pel giuoco il
più popolare e piìi allegro di ipianti con-
tar ne può tutta Italia, come aticrmu il
SIE 7
Repelli nell'utilissimo Dizionario della
Toscanaj è costà dove i due poggi riu-
niti tornano a bifurcare i due rami, uno
dc'fjunli dirigesi verso la porta Romana,
mentre l'altro verso libeccio sale al fa-
moso duomo,edilàsinoaIla porta s. Mar-
co, donde esce la strada regia Grossetana.
Trovasi Siena distante 40 miglia da Fi-
renze, 3c) da Arezzo e da Massa-Marit-
tima, ecirca 4^ da Grosseto. Questa bella
città è fabbricata a forma d'una stella a
G punte, in mezzo a colline di aspetto pit-
toresco, e sembra che sia tutta nel cratere
d'un estinto vuli^ano, avendo palilo più
volte terribili scusse di terremoto. Quanto
al clima, diceva il p. della Valle: Se toc-
casse a me scegliere nella Toscana dove
meglio vivere, darei la preferenza nell'in-
verno a Pisa, e nell'estate a Siena. Per
verità il clima di questa città nella calda
stagione è delizioso, mentre nell'inverno
vi dominano frerjuenleinente i venti, spe-
cialmente quelli di grecale. Le sue mura
urbane girano poco più di 4 miglia to-
scane, e contengono più di 22,000 abi-
tanti: ne' tempi andati Siena avea una
popolazione di sopra a 100,000 individui.
E contornata da due sole comunità, cioè
da rpiella delle Masse del Terzo di Città,
e dall'altra parte pure delle Masse del
Tei*zo di s. Martino. La I. 'si accosta alle
n)ura urbane di Siena, che dalla parte di
settentrione girano per ponente fino a o-
stro; dalla porta di Camullia sotto la for-
tezza, e di là per la porta di Fonte Bran-
da, porta Lalerina, porta s. Marco e por-
ta Tufi, fino alla porta Romana; mentre
costà, proseguendo a scirocco verso levan-
te e greco, sollentra il territorio della co-
munità del Terzo di s. .Martino, il quale
passa rasente alle mura di Siena per por-
ta Pispini e porta Ovile, sino a (|uella di
Camullia. Quattro strade regie fanno ca-
po a Siena, oltre la subiiibaoa ili Pescaia;
e due sono puntali, una che »i enlra per
porta Gimullia venendo da Firenze, l'aU
tr.« che esce da porta Romana per Ilu-
diculàni e Roma. Chi cunsidcravd la pò*
8
SIE
sizionedi Siena come quella d'una città
centrale della Toscana meridionaledisse
hene,comebendisseilVillanidicliiarando
la vicifia teri'a cospicua di Poggibonsi e
16 miglia lungi, situata nel bilico della
Toscana. La posizione della città la pri-
va non solo di corsi d'acqua che l'attra-
versinOjma ancora di buoni pozzi e di fonti
copiose d'acqua potabile. Per riparare a
tanta necessità, gli antichi sanesi procu-
raronsi varie fonti pubbliche, ricercando
acque sotterranee da lungi, mediante std-
licidii più o meno profondi, e l'antichità
di questi acquedotti sotterranei probabil-
mente risale all'epoca della colonia mi-
litare di Siena, siccome lo fa credere la
magnificenza e spesa grande di que'lavo-
ri, che aliuìenta non meno di 9 fontane
pubbliche, senza comprendervi la Fonte
Hecci eretta nel 1 2 1 8 tlue miglia dalla por-
ta Camullia. Tutte le fonti cedono in fama
alle due maggiori, Fonte Branda e Emonie
Gaia. La ripartizione di Siena in Terz/ os-
sia rioni, rimonta ad epoca molto remo-
ta, chiamandosi uno di essi Terzo di Cit-
ici^ il i^Terzo di s. Martino, il 3. "Terzo
di Camullia. Ne'tempi della .'.uà repub-
l)lica i Terzi di Siena si estendevano an-
che a'suburbii, co' vocaboli di Masse del
Terzo di Cilici, di s. fllardno e di Ca-
mtdlia. In seguito le /l/fif^ifi costituirono
3 comunità suburbane dipendenti nel ci-
vile e nel politico dai magistrati residenti
in Siena. Attualmente le porte aperte del-
la città residuano a y , oltre la Lalerina
che apresi momentaneamente la notte :
fra le esistenti meritano ricordo la porta
Camullia delta anche Fiorentina e rifatta
più grandiosa nel i6o4,con l'epigrafeiCor
niagis libi Sena pandit. Infatti comtuie
è la lode che si rende da'forestieri all'o-
spitalità e grazia de'sanesi, alla venustà e
ilarità delle donne, talché lo Schroder te-
desco nel suo libro, Rlonumenlornm I-
taliae, definì le femmine sanesi, delizie i-
taliane. La Porla Camullia o Cauiollia
offre il più splendido ingresso alla città,
sia per gli ornamenti [littorici che accrc-
SIE
scono il l)ello di sua architettura, sia per
l'amenità del passeggio, da verdi alberi
con simmetria spalleggiato. Da un latodi
essa sorge nell'interno della città la vec-
chia fortezza, colla cui spianata si è for-
mato il pubblico giardino denominato la
Lizza, che le statue, i sedili,! viali e la ver-
dura coucorrono a rendere giocondo, in-
vitando a piacevole trattenimento; men-
tre dagli adattali bastioni a terrazzo si go-
de la vista del sottoposto giuoco del pallo-
ne, ed in un angolospazia la comoda scuo-
la destinata alla cavallerizza. LaPorta Ro-
mana,già Porta Nuova, ha il maestoso an-
tiporto a guisa di torrione, disegnato dai
fratelli scultori e architetti Agostino e A-
gnolo di Siena neli32o,eheli44o fu in-
cominciata a dipingere la paiteesterna del
torrione, colla 1». Vergine incoronata di
Ansana di Pietro. Porla s. Marco, che e-
sistendo nel 1299 ebbe un antiporto gran-
dioso del celebre Baldassare Peruzzi,eda
ultimo fu costruito l'esterno ampio piaz-
zale [)el pubblico passeggio, oltre la va-
sta strada per a Grosseto. Porta Pispini
o di s. Vieni è famosa, sia perchè delle più
antiche, sia perchè uscì da essa l'oste sa-
nese per scendere ne'campi di Montapei lo
nel giorno della gran battaglia, sia per-
chè di qua parte un 4-" strada per Arezzo,
oltre la Lauretana. Neli32G fu innalzato
il torrione, dove più tardi il Sodoma di-
pinse il bel Presepio col meraviglioso An-
gelo; il baluardo a sinistra è del Peruz-
zi.La Porta Lalerina fu compita nel 1 528,
l'idlima del cerchio attuale ad aprirsi e
la I .■'a chiudersi a'viventi, poiché nel 1 784
la suburbaoa clausura de'canialdulesi di
Galignano fu ridotta a Camposanto pei
defunti cattolici sanesi, al solo trasporto
de'(piali è limitata la notturna apertura
dellaporta.il tabbiicalodiSiena iionman-
ca di grandiosi edifizi, di vaghi palazzi ,
fra'fjuali quelli de'Tolomei, Chigi, Picco-
loinini, Diancine altri, e di belle ca.se fatte
con pulitezza e buon gusto artistico. La
piaz/.a del Campo, d'ampia area, è la più
leggiadra e più grande piazza diSicua,siu -
SIE
colare per la forma di mezza conchiglia
incavala, per raicliitetluia degli e«li(izi
che la contornano, e piìi che alt«o per le
gioconde e magnifiche feste e giuochi dei
fantini delle contrade, che massimamente
si faimo a'2 luglio e a' 16 agosto, ed as-
siste alla sorpiendeiile coisa una lòlla di
po|)olazione talvolta superiore a quella
della città, nelle quali corse entusiastiche
fanno comparsa i i 7 rappresentanti delle
contrade di Siena colie [)roprie insegne,
sotto le (piali il popolo accorreva armato
al suono della campana pubblica della tor-
re de IRIangia. In (piest'ira ponente e gran-
de recinto sboccano i i strade. Una delle
suef.ibbriche più grandiose che decorano
la piazza del Campo è (piella del pal;i7.zo
pubblico, già detto della Signoria, come
sede de'rappiesentanti sovrani della re-
pubblica sanese, il quale fu costruito nel
1184 dai Signori iSove, in seguilo com-
pito e abbellito con una raccolta di squi-
site pitture di celebri autori d'ogni ge-
nere, in particolare della scuola sanese,
a cui si attribuisce sopra tutte le altre to-
scane il primato; non che nobilitato di
altri monumenti artistici, riuscendo d'or-
namento alla città. Della gran sala delle
assemblee si è formato il vasto ed elegante
teatro che disegnò il Bibiena. Un tempo
\i fu in esso 1' oliìcina della zecca, sulla
quale neh 844 ^^ pubblicala la [jregiata
storia col modesto titolo di Crani sulla
zecca sanese. Annessa al palazzo neh 32 5
i delti fratelli Agostino e Agnolo incomin-
ciarono la ricordata torre Mangia, alta più
di I 7 1 braccia, dalla cui sommità si gode
tutta l'adiacente campagui sino a Radi-
cofani; a pie della medesima nel 1 35?. fu
costruita la cappella detta ili Piazza, poi de-
corata con liegio e bassorilievi allegorici.
Verso il I 3 K) si principiò il propinquo pa-
lazzo tielle carceri, giacché innanzi ipiel
tempo i delinquenti si nnchiuilevano nelle
torri dc'privati. La l'onte (iaia, maestosa
e ricca di pregievoli sculture eseguile nel
l4i<) <li' <»iacoMio dell.i (^ucmci.i, che gli
(iieriluruuu poi rappcllaiionc di Giacomo
S I I*: 9
della Fontn, ed il bel colonnatodi recente
cnslruito con marciapiede, compiono le
decorazioni della superba piazza. Dirim-
petto al palazzo pubblico sopra la Fonte
Gaia esisteva laCuria de'iNlercanti, ridotta
più tardi ad uso di casino de'nobili, ac-
canto al grandioso pahizzo dei marchesi
Chigi, slato innalzalo al pari del casino
con disegnoassai diverso da quellodei pa-
lazzi de'secoli X\\ e XV, che rendono
alla gran piazza e ingenerale a tutta la
cillà un'impronla singolare. La chiesa me-
tropolitana o celebre duomo di Siena è
lai." sua chiesa, la più bella, più ricca e
più ornata anche del suo stalo, fdbbri-
cala secondo la liturgia antica colla fac-
ciata rivolta a ponente. Si vuole che l'an-
tico duomo di Siena esistesse nel Castel-
vecchio, che la tradizione appella Sena
/^e/».«, enei cui recinto credesi che fosse la
residenza de'governatori,de'gastaldi o go-
vernatori de're longobardi, e de'conti de-
gl'imperatori Carolingi, ed anco degli an-
tichi vescovi sanesì. Nel 1012 già esisteva
l'odierno duomo, successivamente dal se-
colo XI 11 in poi riedificalo, ingrandito e
sontuosamenle decoralo, e lino dalla più
remola eia trovasi dedicato alla B. Ver-
gine Assunta, poiché tanla fu sempre la
pietà e divozione de'sanesi verso la Ma-
dre di Dio, che la città venne per eccel-
lenza denominata: Senai'ctitsciiiliTi f ir'
ginis j Città dtlla /ergine avvocata di
Siena. Da alcuni è creduto il tempio più
ornato ch'esista dopo il duomo di.Milano,
e chiamato galleria delle belle arti, per
quelle che vi li-iplendniio ilall'epoca del
loro rinascimento, lino a quellodei loro
perfezionamento. L'Addisson, nel l. 4*^^'
siìo\ / iaggi, confessò che dopo la sontuo-
sissima basilica Vaticana, può vedersi con
piacere il vasto, ricco ed elegante iluomo
di Siena. La peste del 1 3 jiS fece sospen-
dere l'ulteriore suo ìiigiaiiilimento, poi-
ché dovea essere più ampio. La lunghezza
totale di (pieslo iirnati'>siiiui tempio è di
ItiMccia iiuienliiK' I i)3, la larghezza della
cruciata iSq, e delle nuvule 4 *• ^^^ *'•*
IO SIE
angolo, die in questa maestosa chiesa sia
rimiistonuclo,a(3rincipiaredal pavimento
istorialodelBeccafumiedialtri in musaico
e in parte intagliato, finoal suofastigio, e
dalla ricchissima facciata finodietro ai suo
coiOjOitre l'acquasantiera di lavoro gl'eco,
e precipuamente il pulpito insigne di mar-
mo africano, delicatamente scolpito nei
Lassi rilievi daiVicolò e dal figlio suo Gio-
vanni Pisano; talché non è possibile rin-
chiudere in breve descrizione la nota so-
lamente delle tante sue singolari bellezze
artistiche, che meritarono giustamente
d'essere illustrate anche nella classica e
nobilissima opera dedicata a Leone XII:
Chiese principali d'Europa. Solo aggi un •
gerò, che la maestosa architettura è di
perfetto gusto de' goti; tanto l'esteriore
sua parte quanto l'interna sono rivestile
di marmi bianchi e neri; la facciata ri-
donda di statue e nobili ornali, con due
bellissime colonne di porfido ; la volta
dell'interno in azzurro con stelle d' oro
Talea rompere una tal quale monotonia
che risulta dalle strisele marmoree bian-
che e nere, ed a rallegrare la vista. I mu-
saici del sorprendente pavimento sono
ben conservati; gareggiano in sublimità
i lavori di scalpello de'primi maestri col-
le stupende pitture che vi abbondano ,
ammirandosi fra quelli due statue del
Bernini, ed in queste due quadri del Ma-
ratta; un capolavoro poi essendo la ma-
gnifica cappella Chigi, di cui parlerò di-
cendo di Alessandro Vii che l'eresse, ove
lussureggiano i alarmi e le pietre dure
colle più ammirevoli disposizioni. Tra
tanto complesso di meraviglie ricorderò
pure i monumenti de'sanesi Papi Ales-
sandro ili. Pio li. Pio Ili e Alessandro
Yil, rappresentati in istatue col manto
pontificale e triregno, in alto di benedi-
re; rimarcherò tra quelli sepolcrali dei
sanesi, quello del cardinal l'etroni vera-
mente splenilido. Nella navata di mezzo
t)eli4oo vi fu collocata la collezione dei
ritratti de'Papi in busti di creta (secon-
do Novaes, di rilievo di marmo sono le
SIE
teste al dire di Fanucci), ma con tale in-
esatta cronologia che rimarcai nel voi.
XXX, p. 277, laondeildotto Novaes ca-
nonico della medesima non ebbe corag-
gio di continuare le osservazioni che a-
vea cominciato per sua istruzione. E' as-
sai nota la così delta libreria del duomo
diSiena,ch'è un vero tesoro, dove il Pia»
turicchio a fresco rn 10 grandi spartiti
dipinse le gesta principali di Pio II, per
ordine del nipote Pio III, con disegni di
RalTaele, e perciò detta la stanza di Raf-
faele. Nel centro di questa gran sala am-
mirasi un antico gruppo di m wvao bianco
di greco lavoro, rappresentante le 3 Gra-
zie, ed alle pareti il cenotafio del beneme-
rito governatore Giulio Bianchi, scultura
del comm.rPietro Tenerani, situato pres-
so l'altro cenotafio di Paolo Mascagni co-
me principe degli anatomici del suo tem-
po, scolpito da Stefano Ricci. Sono altresì
pregievoli i grandi libri corali ivi esisten-
ti, specialmente per le belle miniature in
essi eseguite dal religioso fr. Benedetto
daMatera. Oltre il gruppo, altri monu-
menti antichi sono il candelabro esisten-
te nel duomo, e l'arcadi marmo scolpi-
ta ad alto rilievo con figure mitologiche,
lavoro del tempo degli Antonini, scava-
la vicino air Opera del duomo, nel cui
vestibolo a guisa d'architrave fu murata.
In im angolo esterno del duomo si vedono
o
le pareli marmoree condotte secondo ili .°
disegno del tempio ch'era assai più sin-
golare e vasto, ma interrolto falal mente
rimase per le calamità onde fu Siena al-
la metà del secolo XiV afflitta. L'illu-
stre capitolo della metropolitana innan-
zi il I 000 contava 5 dignità, e dal i-'ecci,
Stona del vescovado, a^^v^wào ch'era-
vi il prepostOjl'arcidiacono, il priore del-
la scuola, il primicerio, \\ vicedomino, e
come nelle chiese più ragguardevoli d'I-
talia, prima e dopo il i 000 i canonici si
intitolarono cardinali preti e diaconi;che
il vescovo Leone del 1 029 fabbricò loro
la canonica e il clauslro: forse vi avran-
no menata vita comune, secondo la di-
SIE
5c'n)lina d' allora. Nel i 2 i 5 fa scrilto II
fiituario pe'meclesiuii canonici per ofll-
ciaie la chiesa saiiese, ed è inleressaiile
per lesile eiudizioni ecclesiastiche, li car-
dinal Cbaldini stabilì alcune ordinazio-
ni concernenti un più perfetto regola-
mento del capitolo, d'ordine d'Alessan-
dro IV nel i 2 jy, che lapprovò col breve
Qitae de mandato. Il vescovo INlormile
nel I 395 riformò e ampliò le costituzio-
ni de' canonici, e furono confermate da
Pio II nel 1460 colla bolla Pridcrn ad
ecclcsiam Senensem. Di altre disposizio-
ni e leggi de'vescovi ne parlerò poi nel
ri[)orlarue la serie. Pio VII col breve In
suniino apostolalits,de22 gennaio i 802,
Bidl. Roni. coni, t.i i, p. 28 i, ad istanza
dell'arcivescovo Anton Felice Zondadari
concesse alle 6 dignità e a' 1 8 canonici
della cattedrale l'uso della mitra bianca
di tela, da assumersi co'paiainenti sagri
nelle solenni funzioni, sia nella metropo-
litana che nella diocesi, presente o assen-
te l'arcivescovo e in perpetuo. Col breve
Qnanlum dignUalis, dello stesso giorno,
loc. cit. p. 282, Pio ^ li per le premine
del nominato carduiale in per[)etuo ac-
cordò pure l'uso della mitra di tela bian-
ca al preposto della collegiata della Vi-
sitazione della C Vergine <li Provenza-
no, I. 'delle 4 dignità della niedesim.i(ora
il capitolo sembra composto del prepo-
sto e di canonici), che hanno l'uso della
cappa magna come i canonici della n)e-
lropolitana,da assumersi tanto nella col-
legiata che nella diocesi, presente o as-
sente l'arcivescovo, nelle solenni funzio-
ni co'paramenti sagri (riferisce Pecci che
nel I 748 il capitolo di Provenzano com-
ponevusi delle dignità del preposto, ar-
ciprete e primicerio, di i 1 canonici, 20
ca[)pellani e di chierici). Di piìi il l\ipa
permise che la figura (.Iella mitra si [)u-
tesse usare nelle insegne gentilizie di det-
te dignità e canonici della cattedrale e
del prepoNlodella collegiata. Lo stessoPio
VII col breve lioniannntnt Ponti fìciti»,
de' 1 2 giugno 1818, litdt. cit. 1. 1 ì, p. 5 2,
SIE II
ad istanza del medesimo cardinal Zou-
dadari, in perpetuo concesse alle dignità
e canonici della metropolitana l'uso del
collare, fascia e calze di seta paonazza,
e fiocco pure di seta paonazza al cappel-
lo, tanto nella metropolitana che utipii
icbtaue locorurn, ed eziandio l'uso della
bugia o palmatoria nelle messe private
celebrate in Siena e sua diocesi. Il capi-
tolo adunque della metropolitana ricevè
da Pio VII tali privilegi, anche in con-
siderazione della divozione dimostrala
al predecessore Pio VI nel soggiorno che
fece inSiena, e tuttora si compone di G di-
gnità, le prime delle quali sono l'arcidia-
cono e il primicerio, di 1 8 canonici com-
prese le prebende del teologo e del peni-
tenziere, di mansionari, di cappellani, di
chierici. Quanto all'episcopio è prima-
mente a sapersi che Siena dopo avere ri-
cevuta la colonia romana, fu per lungo
tempod'angusta estensione, perchè il cir-
cuito di sue mura poco spazio abbrac-
ciando non veniva a comprendere quella
parte che a distinzione degli altri 2 Terzi
o rioni in progresso di tempo aggiunti
formarono la presente città. Risiedeva-
no i vescovi nel luogo principale, più an-
tico e più elevato, chiamato Castel vec-
chio, nella cui superstite torre nomina-
ta di s. Ansano è tradizione che fosse pri-
gione quel promulgatole del vangelo nel-
le contrade sanesi, per cui ivi a suo ono-
re fu edificata una chiesa, che rovinala
verso r88i, nello stesso luogo, per con-
servarne la memoria, altra ne fu labbri-
cala nel 1437. In appresso i vescovi la-
sciarono la dimora diCastelvecchioelras-
ferirono la loro sede in luogo più nobile
presso il duomo, somministrato da 4 del-
le principali fìimiglie, cioè de'casali For-
liguerii, Anlolini, lìostoli e Ponzi, per
cui quando il nuovo vescovo faceva il suo
ingresso i capi di tali famiglie ne adde-
stravano il cavallo, l'introducevano nel
iliioino e nel palazzo vescovile di loro pa-
ilronnto, ricevendo in dono il cavallo, e
venendo ammessi in (jucl giorno dal ve-
12 SIE
scovo a mensa per averlo messo nel pos-
sesso del vescovato. Minacciando il pa-
lazzo rovina e conoscendosi che colla sua
demolizione s' ingrandiva la piazza del
duomo, e questo si sarebbe maggiormen-
te isolato, con autorizzazione d'Alessan-
dro VII nel i658 si atterrò insieme al-
l'oratorio di s. Biagio ch'era la cappella
arcivescovile, onde il Papa fece incrosta-
re di marmi quella parte esteriore del
duomo che prima veniva coperta dal pa-
lazzo. Restato l'arcivescovo senza la pro-
pria residenza, la pia Opera del duomo,
a seconda dell'assunto obbligo, adattò
per tal uso alcune sue case situate avanti
J'ospeilale di s. Maria della Scala e con-
giunte alla canonica. Fero riuscita l'abi-
tazione alquanto angusta, l'arcivescovo
AscanioPiccolomiiiiandòastare nel pro-
prio palazzo, il successore cardinal Celio
Piccolomiui dimorò nel palazzo Pape-
schi,poi luogo del collegio Tolomei, e ora
resilienza del regio governo, indi volle a-
Litarlo mg."^ Marsilj, ma il successore A-
lessandroZondadari indusse l'Opera del
duomo a tenergli a pigione la casa diGiu-
lio Cesare Piccolomini nella piazza Po-
stierla, finché fosse reso più cocuodo il pa-
lazzo destinato per episcopio, il quale fì-
naltnenteieso conveniente, l'arcivescovo
andò a dimorarvi, ed in parte l'ornò a
proprie spese, e così fu formato l'episco-
pio alluale.La pieve di s. Giovanni o Bat-
tistero è un tempio antico costrutto sot-
to l'altare maggiore della cattedrale, che
lia separato ingresso nella parte bassa del-
la collina, e ridonda di pitture nella vol-
ta e di bassiri lievi in bronzo nella fonte
battesimale. Dice Pecci che al suo tem-
po eran vi dentro la città 4pai"''0cchie,ma
solo (|uella di s. Giovanni aveva il fonte
batlesimale.e molte più ve n'erano quan-
do Siena contava più numerosa popola-
zione. Le altre chiese principali di Sie-
na sono : s. Domenico incominciata nel
1221, che possiede la celebre tavola del
i.°pillore toscano Guido da Siena, per-
chè dipinta ucl 1220, nel cui couveulo
SIE
abitarono i ss. Tommaso d'Aquino e An-
tonino, ed il b. Ambrogio Sansedoni: fu
occupato da'domenicani sino al i 784,10
che lo doverono cedere colla chiesa a'be-
nedettini venuti dal monastero suburba-
no di s. Eugenio. La chiesa di s. Fran-
cesco è vasta ed elevata come la prece-
dente, la cui origine risale al 1826, ma
ridotta nello stato chesi vededopo la me-
tà del secolo XV, ed il convento de'fran-
cescani fu abitato da Pio II nell'estate
1460. Vi restarono i minori conventuali
sino 311782, quando colla chiesa fu da-
to a'domenicani gavotti, poi tornati in s.
Spirito. La confraternita di s. Bernardi-
no contigua ali.°de' 3 clauslri del con-
vento, è ricca di pitture a fresco di ec-
cellenti artisti sanesi, come il Sodoma, il
Beccafumijil Vanni e il Pacchiarotto. La
chiesa de' religiosi servi di Maria fu ri-
fabbricata del tutto da Peruzzi nel 1 528,
mettendo in opera le belle colonne di ci-
pollino per sorreggere la navata di mez-
zo. La bella chiesa di s. Agostino, già de-
gli agostiniani, ha una magnifica clau-
sura o convento, convertito nel 18 18 per
abitazione del collecfio Tolomei, e rico-
nosce il suo principio nel i258, indi ri-
dotta col claustio nello stato grandioso
posteriore in due epoche, la i .' nel 1 4^^>
la 2.* nel 1 773 con disegno di Vanvilelli.
Nell'antico convento furono accolti ad o-
spizio Gregorio XII e Eugenio IV, nel
nuovo vi dimorò Pio VI nel 1799- L^i
chiesa di s. Spirito fu eretta nel i345, poi
abitata da'silvestrini, indi da'domenica-
ni gavotti, che nel 1 468 poterono rifare
le mura, ed il magnifico Pandolfo Petruc-
ci nel i5o4 vi fece innalzare a proprie
spesela cupola. Nel i 782, quando i frati
gavotti furono traslati in s. Francesco, la
chiesa e convento di s. Spirito fu ceduta
all'accademia ecclesiastica, poi al parro-
co delia chiesa soppressa di s. Maurizio,
finché nel 1843 da s. Francesco vi ritor-
narono i domenicani gavotti. Nel chiostro
vi è il pregiatissimo alfresco esprimente
il Calvario, opera difr. Bartolomeo del-
SI E
1.1 f'ortfi. La chiesa di s. Martino è una
delle [)iii aiiliclie di Siena dopo la calle-
dndc,e die il non»c ad uno de'Terzi del-
la città e delle IMasse, e piiniadel secolo
XII era decoiala del titolo e f|ualità di
chiesa canlinale, ossia cuia pariocchiale
con ballislerio, e nel i i(j8 fu concessa ai
canonici di s. Frediano di Lucca, da'qua-
li neli43c) per hreve d'iìuf^enio IV l'el)-
hero i (Vali Lcccetani di s. Salvatore, poi
s«[)pressi nel ("(SS. La fjiii ricordata in-
signe collet;iala di s. INLiria di l'rovenza-
nu, la cui iuituagine è in t^ran venera-
zione, fu eretta nel i 594 in forraa di ero-
cegreca,con capitolo e suo preposto. Tra
le c<iiilral(riiile, rpiella di s. Caterina da
Siena ha l'oratorio pregievole per le nie-
nioiìe della »anta, e per la co[>ia e bel-
lezza delle pitture che l'adornano: fu fab-
bricala dal comune nel i 4^' 4> dov'era la
Jioltega di tintoria del padre di s. Cate-
rina e la casa in cui ella iiac(|ue; il picco-
lo clauslro credesi del l'eruzzi.
Se la Toscana richiama a se l'atten-
7Ìone degli stranieri per le numerose isli-
lii/.ioni d o[)ere di bt.nelìceiiya che la ren-
dono superiore a molle altre parti del-
I l'^iiro[ia civilizzata Siena ne conta tiiule
da meritare d'esserequeste più conosciu-
te, perchè danno saggio dello spirito re-
ligioso e ci viltà de'suoi abitatoli Lna del-
le istiluzioni di carità per le «piali i sane-
si lurono sein[>re larghi, sia per anziani-
tà, sia per lustro, contasi rpiella del ce-
lebre ospedale di s. l\Luia della Scelti, !\\
(piale articolo pai lai di sua congregazio-
ne, a cui si aliii;liaiuii() molli altri spedali
diTuscanaedi iillii stali liinitrofì, eo'ie-
ligiosi spedalieri, l'uriginc de'(|uali è con-
trastata, alcuni allribuendola al b. No-
vello e altri piìi comunemente al b. So-
loie, ma \i iipii^;na il lìrpcHi, che iile-
risce la più aulici iiMiiinria i iiiiruitareal
Jo88, «piando l'ospedale di s. Maria ora
padronato del capitolo ilella caltediale,
che in Uligine cicd'esscre stalo un ospi-
zio di pellegrini, esteso piii laidialla cura
iU'j^riuli'inn, a ricevere ^li e>p<jsli, a di-
SI E i3
slribiiirc le elemosine a'poveri, n fare al-
tre opere di carila cristiana. Nel i4b6
l'oratorio fuampliato in chiesa, nel i 779
vi furono riuniti vari spedaletti sparsi per
la città : la fabbrica è veramente gran-
diosa,con fioiile«[)izio iiic:ro>lalo ih mar-
mi bianchi e neri, e comodissimi sono gl'in-
terni locali; l'annua sua rendila auiinun-
ta a lire 1 88,206. L'ospedale di s. Nicolò
degli alienali è un'istituzione moderna,
cretto dall'antica Conlialei iiita de'disci-
plinanti, il cui locale già di monache nel
I 8 I 8 ftt ridotto a custodia tle'|)<tzzi : e>so
è capace per circa 60 dementi, Diaiite-
nuti mediante reti ibuzione mensile del-
le comuni cui appartengono. Ouasi con-
temporaneo suise lo stabilimento di men-
ilieità, quando cioè i sancsi mossi dalla
situazione lagrimevole della plebe, affa-
mata e oppressa dalla carestia e dal tifo,
SI tassarono volontariamente per aprire
un asilo alla mendicità, ove ricevervi e
nutrirvi i questuanti della città, e acco-
gliervi per pochi giorni i convalescenti
che usci vano dall'ospedaledella Scala. La
icchisione de'poveri si limita al gioì no,
tornando al tramontar del sole alle loro
case. La suddetta compagnia de'tliscipli-
nanti o della Madonna sotto le Nolte del-
lo spedale già esisteva nel 1 5r)5, ed il suo
scopo fu sempre r|uello di rendere utili
a'suoi cittadini i soccorsi, de'cpiali è de-
positaria per pie disposizioni de benelat-
tori che cumularono in essa un ricco pa-
trimonio: conferisce annualmente un uu-
nierodidiiti,sommiiiislia alle partorien-
ti un sussidio pel villo ne' pi imi giorni
liei puerperio, e distribuisce liuiusiue a
domicilio n molte persone vergognose ;
ma assai uiìi rilevanti sono i sussiihì che
la beneinerila compagnia concede a quel-
li che SI dedicano a' buoni sludi Siena
tuttora fiorisce negli >labilimeiiti di pub-
blica islrurionc, e incominriinido dalla
Sapieuia o università di Siena, si vuole
incuuiincial.i prima del 1 '>'i 1 n piemuia
del eourillailinoCiiiglielmiiToloutci pio-
levsure in quella di lìulu^iia, il quale cou-
'4
SIE
(ìusse in patria la maggior parie di quel-
la scolaresca, nella circostanza d'esservi
stato condannato a morte uno degli sco-
lari. Ma poco durò, sia perchè il comu-
ne non attese la promessa di fare avere
dal Papa agli scolari i privilegi degli stu-
di generali e conferir loro le lauree, sia
per non aver pagati i 6000 fiorini per
riscattare i libri lasciati dagli scolari in
pegno a Bologna, e per non aver assegna-
to a'professori l'annua paga di 3oo fio-
rini, oltre il fornire per 16 mesi gratuita
abitazione agli scolari. Veramente fino
dallai.^metà del secolo XIU esisteva in
Siena uno studio o liceo, ed una bolla di
Innocenzo IV del 12 52 lo dimostra,chia-
mandolo università e accordando alcune
esenzioni. Lo studio di Siena sembra ria-
pertosi certamente cogli onori e preroga-
tive delle università nel tSSy, per con-
cessione implorata dall'imperatore Carlo
IV, con tutte le cattedre, meno la teo-
logia che secondo il Repetti fu accordata
da Gregorio XII nel i4o8con 3 bolle de'7
maggio date in Lucca, al dire di Repetti
(Pecci ne riporta una In aposloUcae Se-
dis, non riprodotta da'compilatori delle
costituzioni teologiche dell'uni versila, di-
cendo che nella Sapienza si consei'va l'al-
tra bolla, colla quale Gregorio XII con-
cesse agli scolari sanesi i privilegi che go-
devano quelli di Bologna e di Perugia,ol-
tre quella di Pio II),oltre la conferma del
diploma imperiale per l'università, de-
putando il Papa in cancelliere di essa il
\escovoCasini e successori. Inoltre Gre-
gorio XII incorporò allo studio di Siena
l'ospedale di s. Maria della Misericordia,
che per scarsezza d'entrate non poteva e-
sercilare l'ospitalità, e converfi il suo lo-
cale a uso d'abitazione e convitto per 3o
scolari dello studio generale, a condizio-
ne che si chiamasse Casa della Sapien-
za, concedendo 5 anni d' indulgenza a
quelli che gli avessero lasciati beni. Col
diploma di Carlo IV ebbe pure origine
il celebre collegio de' dottori della città
diSiena, ed a questo ed all'uni versila Pio
SIE
lì neh 4^19 colla bolla Quonìnm per l'i-
te raruins India, conievmb i privilegi con-
cessi, dichiarando che tutti gli assunti ai
gradi accademici nello studio e collegio
sanese godessero tutte le prerogali ve,im-
munità, esenzioni e favori che si hanno
da quelli che nella curia romana e nello
studio dell'alma città di Roma sono ele-
vati e promossi a'gradi accademici.! 1 col-
legio de'teologi di Siena assunse per pa-
trono il massimo dottore s. Girolamo, la
cui elBgieè impressa nel sigillo della facol-
tà teologica dell'università, oltre quella
del ss. CrocefissOjColl'epigrafe in giro: U-
niversitatis Senarum Tkeologicae Facul-
tatis. L'arcivescovo prò tempore di Sie-
na, non solo è gran cancelliere dell'uni-
versilà, ma anche del collegio de'teologi.
CarloIVoltre aver concesso al vescovo prò
tempore\a facoltà di creare dottori in ogni
facoltà, eziandio in mancanza di esso l'e-
stese al capitolo de'canonici:il diploma im-
periale si legge in Pecci. Dopo tali inco-
raggiamenti l'università si rese una delle
piùfamigerated'Italià,eper la grande af-
fluenza degli scolari il cardinal Piccolo-
mini poi Pio III ebbe in mira d'ingran-
dire il fabbricato, ed ove avea studiato lo
zio Pio II, e il suo apologista Agliotti che
dice a suo tempo contarsi 600 scolari,con
molti giureconsulti e medici insigni d'I-
talia che lo erano stati. L'ingrandimento
non si effettuò, e le succedute guerre ro-
vinarono l'università. Sebbene il gran-
duca Francesco I accrescesse il numero e
stipendi de'professori; adonta che Ferdi-
nando I neli58o estendesse sino a 35 le
cattedre, e concedesse all'università tan-
ti privilegi da poter quasi gareggiare col-
le più famose d'Italia ; comechè Ferdi-
nando II nel I 655 prescrivesse un nuovo
regolameiitoaffinchè gli scolari si aumen-
tassero, e lo zelo e impegno de'professori
nell'istruirlisi facesse maggiore;finaImeu-
te e benché Cosimo III nel 1672 ordi-
nasse nuovi provvedimenti con accresce-
re gli stipendi a' professori, con lultociò
l'università di Siena non potè giungere
SIE
al confronto di quella Pisa. Lcopoitio I
nel I 784 "^' » imontai e lo slndio, ordinò
un orto botanico. Nel 18 16 l'iiniveisilà
fu traslocala nel monastero di s. Vigilio,
già residenza del presidente del diparti-
mento deirOrobrone, d'ordine del gran-
ducn Ferdinando III, il quale nel 1817
approvòi diritti de'collegi de'dotlori, nel-
le facoltà teologica, legale e medico fisi-
ca, e permise che vi fossero ammessi per
ncclamazionei personaggi costituiti in di-
gnità ecclesiastiche e secolari, ancorché
non avessero ricevuto la laurea dottora-
le nell'università di Siena. Inoltre P'erdi-
nando III accordò a'componenti il colle-
gio teologico il privilegio di usare pub-
blicamente nel cappello T'iolacea villa
Clini lemnisco ornati. Pio VII die il suo
nome al collegio teologico, e gli conferì
grazie e indulgenze. Gregorio XVI per-
mise che del suo nome ne fosse insignito
il catalogo, e col breve Cuninohis nihil
potitis, accrebbe il lustro del collegio dei
teologi nel 1 84^, non solo compiacendosi
che il cardinal Latid^ruschini suo segre-
tario di stato e de' brevi ne fosse protet-
tore, ma ancora per avere dichiaralo gli
arcivescovi diSiena delegati a postoli ci nel
concedere la facoltà di leggere e ritene-
re i libri proibiti a chiunque del collegio
teologico sanese pubblicamente difenda
la dottrina della chiesa cattolica. Il per-
chè i dottori collegiali con zelo a si no-
bile scopo più volte all'anno in adunanza
solenne leggono le loro dissertazioni apo-
logetiche delle cattoliche verità, con che
vieppiìisi rendono benemeriti dellnC^hie-
sa e della società. Essendo il collegio sot-
to il patrocinio di s. Girolnnio, il depu-
tato in Roma per gli oiìàri di detto ccjI-
legio e suo membro monsignor Miche-
langelo Luciani , nel medesimo ne pro-
nunziò l'elogio con Orazione stampati! in
Roma nel i833. Wel i8.|^co' tipi sanesi
del tipografo dell'università fu pubblica-
to l'opuscolo: Sanclìoncs Srncnsis Theo-
io<;ortini Collrgii A. D. i84'>. Pulntni
jussu damo rrformalac annuente aUjuc
SIE I T
approbantc III." aique Rm." D. Joxepìio
JMancinioSenaruin arcliiep. adpont.So-
Unni a.^sist. Apostolica et Cnesarea aii'
ctorilate Senen. Sliidioruni Università'
tis necnon praedicti collegii magno enn-
cellario. In esso si legge uno splendido
albo de'personaggi componenti il colle-
gio, cioè dell'encomialo Papa, di 2 i car-
dinali, e di un gran numero di vescovi,
di preiati e di altri primari ecclesiastici.
JNegli Annali delle scienze religiose, 2.'
serie, si riferirono le adunanze tenutedal
collegio teologico ed i temi in esse trat-
tali ne' pronunziati ragionamenti; e che
il regnante Pio IX nel 1 84^ si degnò per-
metlere che il suo nome fosse iscritto nel
ruolo del collegio niedesinio,il (juale guile
vantarsi d'essere in ogni teu^po^talo o-
noralo della supren)a prolezione de'som-
mi Pontefici. Notai a Pisa che il regnan-
te Leopoldo II neli85i unì in una sola
generale e completa università le due u-
niversità di Pisa e di Siena, a quesl'ul-
tima riservando le due facoltà di teolo-
gia e giurisjirudenza, le altre attribuen-
dole a quella di Pisa. L'imperiale e re-
gio collegio Tolomei, sebbene ffjsse fon-
dalo pe'nobili alunni dal sanese CelsoTo-
lomei con testamento del 1 61S, destinan-
do a tale scopo scudi 5o, 000, pure iWpet-
ti dubita che tale istituzione abbia ori-
giiie da 100 nobili cavalieri sanesi nel
principio di quel secolo, eil i cui alunni
con nome nccatlemico esercitavansi nel-
la ca valici izza e nelle scieii7.e,avendopci'
capo Ferdinando I, al quale per ingegno
di Scipione Haigat^li fu dato l'emblema
del reileir.Alpicol molto: Maj'e'ttnte tan-
tum. Il nobile collegio Tolomei fu aper-
to a'25 novembie I 676 sotto In direzio-
ne de'gesuili, nel casamento contiguo al
palazzo (il (piale è maeslosninente con-
dono iu pielre (piailre ed è il più super-
bo deprivali edilizi) e piazza Tolomei,
(piindi fu preso in allillo nel 1788 il pa-
Kizzo i'apesehi de' Piccolomini, dove si
trasferirono gli alunni e vi restarono si-
no al 1820, epoca della loro lra>lazii ne
iG SI E
nel gì;» con^entodi s.Ago<!tlno. Neti774
furono clii.T(n;iti alla direzione del colle-
gio gli scolopi etultora vi sono, occupan-
dosi ancora dell'educazione intellettuale
e morale de'nobili couvittori, il numero
«ie'quali peròoggidìrestainfeiiorea quel-
lo di 5o limitato per la loro accettazio-
ne. I giovani Sono istruiti nelle arti ca-
valleresche, nella letteratura, nelle lin-
gue latina, greca, italiana, francese, in-
glese, tedesca; nelle scienze morali, nelle
fìsiche e matematiche. Da ultimo vi fu in-
trodotta la scuoia botanico-agraria, e un
giardino di semplici per l'istruzione dei
giovani signori. Presiede ad esso una de-
putazioneeconomica composta del prov-
veditore della camera comunitaliva del
compartimento di Siena, del gonfalonie-
re della città e di altro nobile sanese. Il
reale istituto toscano de'sordomuti può
dirsi quasi un miracolo della provviden-
za pel suo incremento, dopo il suo corain-
ciamento nel 1828 : pe' maschi dirigono
l'istruzione gli scolopi, per le femmine le
suore della carità. Ne fu fondatore il di-
rettore p. Tommaso Pendola delle scuole
pie. Le scuole primarie di letteratura la-
tina, italiana e scienze raorali sono aper-
te nell'Opera del duomo, nel seminario
arcivescovile di s. Giorgio, nella collegia-
ta di Provenzano, e nel convento de' do-
menicani in s. Spirito. I conscrvalorii di
femmine sono 3: 1. "l'imperiale regio Ri-
tiro del Refugio istituito nel i 598 per no'
bili fanciulle; *.° quello di s. M." Madda-
lena delle Montalve; 3.°dis. Girolamo
detto dell'Abbandonate. Vi sono pure le
scuole normali istituite nel 1788 per le
fanciulle. I monasteri in Siena ne'secoli
trascorsi erano talmente numerosi e po-
polali, che per moderarne l'eccedenza vi
fu bisogno d'un breve pontificio. Pio II
con bolla del r4G3 inibì di fabbricarne
di nuovi nella città e sobborghi, perchè
ve n'erano più di quello che fosse conve-
niente, autorizzando il vescovo a soppri-
nu'requelli che avesse credulo,riunendoli
ad alili piupurzionataiuculc. Nel 17.48
SIE
scrive il Pecci che si contavano t r mona-
steri econventi di regolari, e g altri nelle
vicinanze della città: que'delle religiose
erano 20 compreso il suburbano de' ss.
Abbondio e Abbondanzio superstite de-
gli altri suburbani; 4 erano i conservato-
rii per vergini nobili e di onorata condi-
zione. Sebbene l'introduzione degli ebrei
con ghetto sia antica, la sinagoga inco-
minciò neh 788, ed i maschi hanno scuo-
la. Siena non manca di cassa di rispar-
mio,di sala per gli asili infantili, né di scuo-
la d'insegnamento reciproco. Nel 18 16
Ferdinando III nel locale della Sapien-
za istituì l'i. r. istituto delle belle arti, ed
ivi fu riunita una quantità di pitture ,
molle delle quali appartenenti a chiese e
conventi soppressi, do ve fu trovato quan-
to i pittori sanesi fecero di meglio. Sono
quelle pitture disposte per ordine d'età,
eia pinacoteca pubblica sanese dà meglio
a conoscere quanto fosse giusta la senten-
za dell'ab. Lanzi allorché, sia per l'ele-
zione de'colori, sia per l'aria rallegrante
e gaia de' volti, caratterizzò la pittorica
sanese: lieta scuola fra lieto popolo. Di-
ce Repetti, che se quivi fosse riunita la
famigerata tavola esistentein s. Domeni-
co, e la miniatura fatta sul mss. del 1 2 1 3
esistente nella pubblica libreria, intitola-
to: Ordo Offlciorum Senensis Ecclesiae,
la delta raccolta di pitture per anzianità
d'autori sarebbe la 1 .Mi tuttaltalia. A con-
servazione poi de'monumenli dell'arte in
Siena,sia pittorica, sia statuaria, sia archi-
tettonica, il granduca che regna nel 1829
istituì una deputazione perché vegli alla
conservazione e alle nuove costruzioni.
Scrive Tiraboschi, che dopo Firenze non
vi ebbe città della Toscana, che in nume-
ro e in fama di letterarie adunanze si po-
tesse paragonare a Siena. La pili antica
di tutte è quella de' Rozzi, cui successe
l'accademia degl'lntronati, la i ." nata nel
principio del secolo XV, la 2.^ circa aS
anni dopo. L' accademia de' Fisiocritici
appartiene alla fine del secolo XVII: più
giovane delle altre è la Tegea, che fu a-
SIE SIE r7
perla dopo la mela del secolo XVIH dal i i.i nalui'alecdi mineralogia specialmcn'
[)iìi gran(leci:onomislade'suoi tempi l'ar- te patria, e vi si trovano riunite molle
cidiacono Snluslio Bandini patrizio sane- preziose riiccolte fitte nel lerritoi io sane-
se. Vi fu l'accailcmia poetica di dame sa- se. Oltre la scieMtiiicacolle7Ìonede'pidj-
nesi nata e proietta dopo la metà del se- ì)\\cai\ .itti dcll'accaflfi/tin de FisiovrUi-
colo Wll dalla gianduLliessa Vittoria e/, onde si resero celebri nella republ»li-
dellaRovere dopo rimasta vedova diFer- ca letteraria, furono pron)essi due premi
dinando II, lecotnponenli della (juale ten- per tlii ris[ionderà meglio a due quesiti
nero le loro adunanze pubbliche assai fra- d'ai gomenlo indusliiale e agrario per u-
fpientate, lincile visse la principessa prò- tililà del paese; indi venne aggiunta al-
teltrice,dopo la cui morte si spense la poe- l'accademia una sezione per la scienza a •
tica società. L'accademia de'Rozzi fu sop- graria. L'accademia Tegea sebbene col
pressa da Cosimo I, avendo ragione di te- suo nome si tentasse abbracciar cielo e
mere che f|uelle assend)lce fossero dan- terra, pure i modesti accvulemici siappli-
nose alla pubblica tranquillità per la fer- carono con zelo a promuovere la tecnulo-
videzza de'sanesi assai pronti ad accen- già patria, fondando nel i iS.j^ due catte-
<lersi. Alla sventura de'Rozzi fu soggetta die di chiniica e di meccanica applicata,
l'accademia degl'Inlionati, ma tanto l'u- assegnando medaglie a coloro che meglio
nache l'altra i ivissernal principio del se- ne profittassero, e due [)remi a chi cr-a
colo XVII sotto Ferdinando I. Fiattan- soddi>faziùne risolverebbe qualche (juc-
to l'accademia degl'lntronati non polen- sito ili pubblica economia. L'origine del -
do piìi li&orgere all'antico splendore, nel la biblioteca pubblica si deve alla gene-
il)") j. si associò all'accademia de' Filo- ro^^ilà del suddetto celebre arcidiaconi
mati, nata clandestinamente nel i :'>8f), e IJandini nel i 7 jS, in seguito nolabihnen-
rpiestafuseilsuoiiome neir. dira degl'In- te accresciuta di preziosi mss. eruditi sa-
Ironati, alla quale nelH)/!? fu accorda- nesi, olire i molti libri a stampa e mss.
to il teatro aperto nel palazzo pubblico, de' conventi soppressi. Circa a' pubblici
do\e i soci recitarono una loro protluzio- archivi, reputò il dotto Repetli che du-
ne comica. In tal guisa le due accademie poFiienzenon vi sia città inToscana tau-
unite continuarono sino aliG^.j in una lo doviziosa d'archivi pubblici e di anti-
sala annessa alla Sapienza . sala che in chepergameiiequaiitoSiena,ollrele oiul-
cpiesto secolo fu aggiunta alla pubblica bi- te case nobili che posseggono nuaiero^c
blioteca iviconligua. Lacongregade'Roz- mcnd)rane e preziosi mss. Il Monte dei
yisebbeneinnalzas-enelsuolocaleungra- Paschi fu fondato nel i <»2 4 per fienaie
7ÌONO teatro per le rappiesentan/e «.crit- le usure eccessive che riuscivano a dan-
te da'suoi colleghi, <piesli neliHitilo ri- no dell'induslria territoriale e dellequa-
dussero a teatro d'istrioni e di cantanti, si spente manifatture del paese. Piìt an-
abusivamcntc chiamati virtuosi. L'unica ticoèilMontePioistituilonel 1 .j- i,(|uau-
lia le antiche accademie che conserviin do impreslavu moneta coll'usura del 1 e
Siena il titolo corrispondente allo scupo mezzo peri 00: fu chiuso e poi riapeitu
èipiella de'Fisiocrilici,eretta nel 1 Gq 1 nel nel i ìtn^nel fabbncatoilella dogana pi e»-
localc della Sapienza, trasferita nel 1 S 1 i; so il INIonte de'l'nschi che sussidia il 1 ."
nel soppresso monastero di s. M(i*tiola,il «pialora gl'impiestiti eccedono il suota-
cui locale neliS:x.S fu ridotto e ari in;hi- pitale. La banca Naiiesc fu aperta nel 1 S j 1,
tr> d'oggetti di storia naturale per cura ed ha tolta la dilficollà alle persone in -
del prof Giuseppe Loiloli, che procurò dustriali di trovare denaro pronto e |H.'r
rendere la fabbrica confacentc alle odu- poco tempo a (li«<ncto frutto, laonde le
nau/c accademiche, ad un oiusco di blo- sue operazioni lavvivarouo l' indulti la
VOI, LIVI.
BrSemorvfc, (W^j
i8 SIE
iraoifalturiern , commerciale e agraria
non solo della citlàj ma di tutto l'anlico
suo slato. Tra le industrie principali del-
la città primeggiano i tessuti di seta, di
lino e di cotone, i cappelli di feltro, ed in
singoiar modo gl'intagli in legno. Altro
traffico è quello delle granaglie, del mar-
mo Broccatello di Siena, della carta, del
cuoio, de'pani pepati, ec. 1 sanesi si sono
sempre distinti nella vivacità dello spiri-
to, e nel loro carattere fianco e allegro;
nemici della simulazione, per spirito e per
educazione hanno pronto nella lingua, e
lo dimostrano nel volto, cièche sentono
nel cuore, carattere che grandemente o-
nora i sanesi. In Siena al pari di Firen-
ze e di Pistoia si parla con dolce/za e con
grazia il più elegante dialetto della lin-
gua italiana. Comunemente si lodano so-
prattutti i sanesi per parlare con tutte le
dolcezze d'una delicata pronunzia, e coi
soavi vezzi dell'arte il più elegante e più
purgato dialetto di nostra bella lingua,
che in bocca loro suona armoniosa. I sa-
nesi sono pure industriosi e attivi ne'la-
\ori d'agricoltura, ma hanno la disgra-
zia d'avere un territorio quantoabbon-
dante di miniere, di cave di marmi e di
acque termali, altrettanto poco fruttife-
ro a motivo delle crete, toUone il piano
di Arbia, ch'è di terra buona e fertile. Il
carattere de'sanesi non è molto superio-
re a quello delle donne, le quali oltre il
pregio dell'avvenenza e della leggiadria,
sono al pari degli uomini piene di viva-
citàedi brio,deditealla fatica, industrio-
se e di molta perspicacia d'ingegno; tia
le loro attrattive, si distinguono per buo-
na grazia, per civiltà di tratto, non sen-
za essere troppo curiose: anche le donne
campestri sono belle, ed hanno maniere
gentili, che destano amnnrazione e con-
fusione a quegl'italiani, il cui dialetto è
pronunziato imperfettamente.
E innatone'sanesi un ingegno fervido,
svegliato e di gran fuoco, per cui eccellen-
ti pittori e poeti uscirono tra loro; talché
niiui pittore prima de' sanesi lasciò me-
SIE
moria disc, e ninno dopo Tasso (la mor-
te ne impedì l'effettuazione) e Petrarca,
meritò fra i poeti estemporanei la corona
d'alloroche ottenne sul CanipidogUo^F .)
il sanese cav. Perfetti (di cui anche nel
voi. XVI l,p. 17.5). Non basterebbe un li-
bro, se dovessi ricordare tutti gl'illustri
sanesi che fiorirono in santità di vita, nel-
le dignità ecclesiastiche, per valorose im-
prese nelle armi, pei" le arti, per le scien-
ze e altro; laonde ricorderò i più rinoma-
ti, oltre quelli che vado rammenlandoin
quesloarticolo.De'santi e beati sanesi del-
la città e stato, e di quelli che meritaro-
no venerazione per santità di vita , nel
Diario snncsese ne legge un copiosissimo
Cfitalogo, fregiati anche di dignità, e mol-
tissimi regolari e monache, di quasi tutti
gli ordini religiosi, per cui solo qui ripe-
terò l'eloquente s. Caterina da Siena do-
menicana, s. Bernardino da Siena fran-
cescanOj sebbene nato a Massa Maritti-
ma; e fra i beati il b. /Ambrogio Sanse-
doni domenicano, il b. Bernardo Tolo-
me/ fondatore degli 0//i'f /art/, ed il h. Gio-
vanni Colombini fondatore de' Gesuati.
Stefano e Giacomo agostiniani di Leccete
fiu'ono istitutori della congregazione dei
canonici regolari del ss. Salvatore detti
Scopettini, di cui parlai nel voi. VII, p.
268. Furonosommi Pontefici s. Giovan-
ni I oà\ Populonia, Bonifacio Flsecon-
do il Gigli, s. Gregorio f^ II che altri di-
cono di Soana, e altri romano, Alessan-
dro III che Sot\na pretende suo. Pio II 3
Pio III^ Alessandro FU. Figlio d'una
sanese fu Giulio III. Oriundi di Siena si
leputano Sisto IF, Giulio II, Clemente
FUI, Paolo r. Urbano FUI. Si con-
sidera sanese anche HJarccllo //di Mon-
te Pulciano. I Papi Eugenio IF, Paolo
IIj, Innocenzo FIII^ Paolo II le Gre-
gorio A/A' derivarono da famiglie aggre-
gate alla nobiltà di Siena. Avendo pro-
cedutonella conipilazione delle biografìe
de'Papi principalmente col Novae>, tan-
to eruditode'fasti sanesi, in esse si ponno
vedere le notizie de'Papi ricordali e le lo-
SIE
roconlraslnle patrie. Grande è pure lino-
veio de'cartVmali sanesi, ed ecco qi)elli che
polei registrare per tali, per quanto dis-
si alle loro biografie (avendone scritto pu-
re pe' cardinali vescovi e arcivescovi di
Siena), senza ripetere quelli che furono
elevati al pontificato, e quelli che nacque-
ro altrove sebbene di famiglie sanesi. Vo-
lunnio Bnndinelli, Benedetto (WaconocdiV-
dinaie di s. Leone IV, Alessandro i>/c/i/,
Anfonioi?/r/j'jCarlo Z?/Wt/, Vincenzo Bi-
chi, Pier iM/ Bors,hese, Flavio Chigi, Si-
gismondo C/i/^/, Francesco Ccnnini, An-
tonioCrtii'j/, Kanicro De/c/,Sci pione Del-
ci, Uberto Delci, Fiancesco Dclci, Giro-
lamo Ghinncci, Fabio Mignanelli, Gui-
do Moricolti, Giacopo Filippo Nini, Ro-
lando Paparoni, b. Giacomo Pasquali^
Riccardo Pe/ro«/, Alfonso Pelrucci, Raf-
faele Pe/r^rc/, Giovanni Piccoloniini,Ct:-
WoPircolomini, Enea Silvio Piccolomini
liiislichini, Pier "M.^ Pieri, Flaminio Ta-
/a, Manfredo Tenlonnria, Viviano To-
rnasi, Bernardino de /^fcc/i/, A ntonfeli-
ce Zondadari, e altro Antonfelice Zo/z-
r/<7<^r7r/. Gregorio XVI nel i834creò car-
dinaleepoi fece vicario di Roma l'odier-
no Costantino Patrizi lomano, ma nato
in Siena, dalla quale deriva la sua nobi-
le famiglia; e neli844*^reò cardinale il
pur vivente Giacomo Piccolo/nini, pro-
lettore della confraternita della ss. Tri-
nità inSiena. Grandissimo sarebbe il nu-
mero de'vescovi, e innumcrabile quello
di altri prelati; riporterò soltanto que'di
santa vita insigniti della dignità episco-
pale. Salimbene Salimbeni i .° patriarca
d'Antiochia, dopo tolta a' saraceni, Da-
\ide Patrizi vescovo di Soann, fr. Riagio
vescovo carmelitatio, ed i beali Cristnfo-
roToloraci vescovo di Sebaste, NicolùFor-
tigucrra vescovo d' Aleria domenicano,
Antonio Rettini vescovo di Foligno ge-
stinto. Quanto al numero degli artefici,
Siena rispetto alla sua popolazione n'eb-
be molti quandoconlò molli cittadini, sce-
mato però il numero di questi, dinnnuì •
rono ancora i cultori delle belle arti, fin-
SIE
'0
che sotto il governo Mediceo ogni trac-
cia di scuola le venne meno. Sono dell.»
I.' epoca oltre la miniatura del i2i3 e
la pittura dell 220 già rammentate, i mu
saici di fr. Mino da Torrita di cui è quel-
lodeirabsideLateranen>e,i dipinti di mae-
stro Duccio di Boninsegna, di Simone di
Martino o di Simone Memmi. Si distin-
sero fra quelli della 2.* epoca il Raggi de-
nominalo Sodoma, il Beccafumijil Pac-
chiarono, Baldassare Peruzzi architetto,
altro essendo f^ancesco di Giorgio. La 3.'
epoca cominciereltbe col Riccio o Barto-
lomeo Neroni e col Salimbeni, seguitereb-
be col Casolani e col cav. Francesco Van-
ni, cui si deve il ritrovato di dipingere in
marmi, lasciando ne'fìgli i seguaci della
4.'^ epoca e della scuola nella quale figu-
rò il cav.GiuseppeNasini allievo esso pure
del Vanni. Tra gli scienziati fu illustreli-
turgicoA gesti no Patrizi P/rco/oA/im/, Am-
brogio Calarino arcivescovo di Gonza fu
celebre teologo, Sisto da Siena ebreo con-
vertitoe poi domenicano pubblicò la Bih'
hia colla critica de'libri dell'anticoTesta'
mento, Folcacchieii fu unode'[)rimi poeti
italiani. Fra i sommi canonisti fiorirono
Mariano Sozzini oSocino il vecchio, ma-
gnificamente lodalo d.i Pio II, Birlulo-
meo di Mariano Sozzini o Socino che tra
i professori di diritto civile non fu infe-
riore ad alcuno del secolo XV, nel qual
tempo fra gli altri si distinse il sanese giu-
reconsulto Bulgarino. Citerò fra i sommi
naturalisti e dottori, Mattioli, Bii ingucci,
Badassari, l'ab.Soldani, Giulio Mancini,
GiuseppeLodoli, benché ad alcuno di es-
si non fosse stata loro culla Siena, ma so-
lo patria d'affezione. Rispetto a'piìi gran-
di scrittori di cosepatrie vanno rintarca-
ti Orlando .Malavolti, Giugurta Tornasi,
CelsoCittadini, Uberto Benvoglicnli,Gio.
Antonio Pecci, Ettore Homagnoli. Riiti-
lio Brandi istituì le monache Filippine
(/^.) di Roma, ed ivi eresse la chiesa di
s. Fdippo.del sodalizio delle Cinque Pia-
ghe, che descrissi a tale articolo, ma nel
18 53 fu tutta restaurata ed abbellita
20 SI E
con eleganza, e con tre altari. Dai sud-
detti Socino con infelice fama discese
Lelio Socino eresiarca e fondatore del-
la setta degli And- Trinitari o Sodniani
(F.), nella quale si distinse il nipote Fau-
sto Socino. Non debbo tacere, che la vez-
zosissima Rossellana sanese, fatta schia-
va da' turchi, il polente imperatore Se-
lim II la esaltòasua sposa favorita: nel
Dizionario storico delle vite, di tutti i mo-
narchi ottomani, lungamente si tratta di
questa celebre e avvenente sultana sane-
se. I più antichi santi patroni della città
sono i ss. Ansano, Crescenzio, Vittore e
Savino, a'quali furonoaggiunti s. Bernar-
dino e s. Caterina. La repubblica di Sie-
na usava un sigillo rappresentante la B.
Vergine col s. Bambino in braccio, e al-
l'intorno il verso : Salvet Firgo Senam,
niiam signatantenam,coTnes\ badai Ben-
voglienti nelle Annotazioni alla Cronaca
di Siena j nel 1. 15 Rer. Italie, di Mura-
tori. Questi crede che qualche parola di
più esiga il verso, come Quani Jesus o
pure iV'rtA.*?; nel sigillo con diverse mone-
te sanesi riprodottodal (j\^\\, òo\ìO Senani
leggo Feterem. In esso la B. Vergine tie-
ne colla destra un fiore, e calpesta undra-
go;lateralmente al suo Irono sono due an-
geli genuflessi e sorreggenti candelliericon
candeleaccese.Ne'più antichi sigilli di Sie-
na si vedeva il prospetto d'un castello o
d'una città conquesto verso intorno: Fos
veleris Senae signum noscatìs amenae.
IMuratori nella Dissert. 27." tratta delle
monete antiche di Siena, e del privilegio
e gius dibattere moneta concesso alla re-
pubblica neh j86 dall'imperatore Enri-
co VI. Ma che prima ancora di quel tem-
po godessero! sanesi tale prerogativa, ap-
parisce da un islrumento del i 180 dato
alla luce dallo stesso giuratori, in cui Cri-
stiano arcivescovo di Magouza legato im-
periale per l'Italia, in nome di Federico I
promette al popolo che gli avrebbe con-
fermato il gius della moneta. Le monete
■vedute da IMuratori sono 8, ed hanno : la
1 ' un i^in mezzo e nel contorno Sena
SIE
Fetus, e nel rovescio la Croce colle lette-
re Jlfa Et CJO cioè Omegaj la 2.' poco
differenzia dalla precedente;la 3.^nel mez-
zo tS*, e intorno Civitas Virgo SenaF etus y
nel rovescio laCroce cowAlpha el 0,Prin--
cipiuvi et Finis^ ed in altre invece di Ci-
vilas Firgo,&i legge Civilas Firginis, co-
me volevano appunto dire i sanesi, e co-
me è nella 4-^ le altre non hanno par-
ticolarità rimarchevoli; r8. Mia la mede-
sima iscrizione, e nel rovescio uno scudo
coir arme di alcuno, e di sopra un G. li
sigillo del popolo è un leone rampante ,
prima essendolo camminante. In Roma i
sanesi hanno chiesa nazionale sotto l'invo-
cazione di s. Caterina di Siena in via Giu-
lia nel rione Regola, con arciconfralerni-
ta, trattandone con ispeciali particolarità
riguardanti pure la storia patria Camillo
Fanueci sanese, celebre per avere peli .°
nel 1602 pubblicato un trattato sulle O-
pere pie di Roma, cioè a p. 344) cap. 1 3:
Della confraternita di s. Caterina della
nazione senese. Narra che nel 1 5 1 9 sotto
Leone X e a'4 luglio la nazione istituì in
Roma il sodalizio con l'invocazione della
s. concittadina benemerita della s. Sede,
il cui corpo riposa nella Chiesa dis. Ma-
ria sopra Minerva [F.) e la testa in Sie-
na nella chiesa de' domenicani e porta-
tavi ancor vivente la madre. La confra-
ternita fu in prima fondata nella chiesa
parrocchiale di s. Nicolò (di cui ne' voi.
XXIV, p. 277 e 278, LXIII, p. r i4)
detta già degl'impiccati ed in Furcis ,
perchè ivi si sulfragavano e seppelliva-
no i condannati a tale estremo suppli-
zio, poi chiamata degl'Incoronati, quale
giuspadronato della nobile famiglia ro-
mana omonima, presso la via Giulia e si-
tuata presso il Tevere. I confrati avendo
riunito molte limosine, acquistarono un
bel sito nella stessa via Giulia verso Pon-
te Sisto, e nell'anno i5i& vi edificarono
una chiesetta con oratorio e altre stanze
perabitazionede'sacerdoli cappellani. La
fornirono di utensili sagri e di tutto l'oc-
correute. Fra le pie opere prescritte alla
SIE
confraternita, vi fu la visita a'confrati in-
fermi curali dal medico dalla medesima
stipendialo, benefizio esteso a lutti i po-
veri sanesi dimoranti in Pioma con limo-
6ine settimanali, ed a quelli che non era-
no bisognosi fu stabilito dare un panetto
di zuccaro.Àiutavanoa far liberarci car-
cerati, nelle feste incominciarono a reci-
tare ruffiziodeirimniacolata Vergine, ac-
compagnavano i morii alla sepoltura, e se
privi di mezzi vi suppliva il sodalizio, al
quale elfelto fecero una bara che riuscì la
più bella di Roma, cotnechè dipinta da
UaldassaredaSiena eccellente pittore, per
cui fu poi disfi Ita e delle testiere si for-
marono 4 fina<^bi meravigliosi. Spesso i
confrali si esercitavano in orazione conti-
nua al ss. Sagraraento nelle Qitarani'ore
(/ .), anche con tlispendio nell'esposizio-
ne che facevano decorosa nella dellachie-
sa, poiché atlerma Fanucci clie prima che
l'introducessero i sanesi non esisteva in
Roma tale divozione; ma (juesla gloria
viene conlesa da alili sodalizi come ri-
marcai al citalo articolo. Il Fanucci ripor-
ta il modo come in principio si eseguiva
la di vola pratica nell'oratoi io, ove un so-
lo lume nascosto scopriva un ss. Croce-
fisso, ma siccome non vi si amnieltevano
donne, fu poi trasferita in chiesa e pub-
blicamente eseguita col vespero solenne,
sermone e con processione preceduta dal
ss. Crocefisso e seijuila dal ss. Saijrarnen-
lo, col quale poi si ilava la benedizione,
esortandosi i conlìati e il popolo alla di-
vozione verso il ss. Corpo di Cristo. In se-
guito tali funzioni sì fecero la donìenica
juallioacon messa cantata, e il ss. Sagra-
mento reslava esposto anche la notte; ma
leilonne vi resta vanoa preg. ire sino all'A-
ve Maria. L'esposizione «i protraeva sino
all'ora di nona del martedì, sempre con
tenda tirala altra verso tiella chiesa, fa-
cendo per turno le ore di continua ora-
zione i confrati, il che si regolava colTo-
l'ulogio a polvere e cui Iripice suono del
campanello, restando in libertà di rima-
ucicufaie ulti e ore chi lu bramava; icr-
SIE 2[
minandosi la funzione colla benedizione
dei ss Sagramento,e messa nella quale
il sacerdote consumava l'Ostia sagra ch'e-
ra stata esposta. Ho voluto compendiare
il narrato da Fanucci, perchè si conosca
come ebbe principio la solenne e perpe-
tua orazione delle Q«rtrrtfl/*ore in Roma,
che scaltre chiese ne dispulano il prima-
to, certamente questa non clev' essere se-
conda. La confraternita, sebbene povera,
nondimeno negli anni santi i 'jj'ì e 1600
accolse tulle le compagnie che ila Siena
si recarono in Roma per 1' acqui>to del
giubileo, il che praticò ancora ne'succes-
sivi: andò loro incontro processiooalinen-
le fuori delle porte diRoma, le albergò di
tutto punto e supplì a tulle le spese ne-
cessarie, accompagnandolecon altra pro-
cessione nella partenza. Solendo tali con-
fraternilesanesi lasciarea quella di Roma
ciascuna il suo stendardo, molti essa ne
venne a possedere e più dell'altre, tran-
ne quella della S!>. Trinità de'pellegrini.
Le compagnie erano composte ciascuna
di Go, 70 e 100 uomini, e si fermarono in
Roma circa e non meno di 6 giorni, laon-
de grandi furono le spese incontrale per
ospitarle con letti e altro. Per la chiusu-
ra delle porle sante, una voltasi trova-
rono insieme 4 compagnie che in com-
plesso superarono 4oo indiviilui, olirei
quali furonoalloggiati e governati nel de-
corso degli anni santi moltissimi sanesi
poveri d'ambo i sessi. Per la sua antica
divozione al ss. Sagramenlo, nel giovedì
santola confraternita recavasi in proces-
sione a venerarlo chiuso nel sepolcro nel-
lacappella Paolina del Valicano.Nel gior-
no della festa di s. Caterina, che traspor-
tano alla 2.^ domenict di maggio, cele-
brandola con solennità, portano in pro-
cessione il suo dito, nel quale Gesù Cristo
le pose l'anello nello sposarla, al dire di
Fanucci; ma avendo voluto vedere tale
relitpiia , invece ho trovato che consiste
in un pezzodi costa della santa e di par-
te del suo ciliziu. In tal giorno lil)ei.iva-
uo dal cjiccrcuu conduunalu alla pena
22 SIE
capitale, e dalle mani del cardinal pro-
lellore facevano distribuir le doti alle zi-
telle, lasciate nel i Sy i dalla pia generosi-
tà di Ettore Quercia sanese, comesi leg-
ge nella chiesa di s. Maria sopra Minerva
con epitaffio riprodotto da Fan ucci, ed e-
rello dall'erede arciconfraternila della ss.
Annunziata colla descrizione di sue dispo-
sizioni : ma ad essa avendo mossa lite il
sodfiliziodi S.Caterina, ottenne per se l'e-
redità del conci Itad ino. GregorioXllIcon-
cesse al sodalizio indulgenze e privilegi,
vestendo sacchi bianchi con cordone ne-
ro, e l'effigie di s. Caterina da un lato del
petto. A'?, luglio 1594 essendosi in Siena
rinvenuta nel sito detto Provenzano, già
abi tal u damerei liei, la sta tua dellaB. Ver-
gine the subito fece molti prodigi, il so-
dalizio nel settembre I 5g5si recò a vene-
laila in Siena, con piocessione composta
di più che cento confrati e molte conso-
relle. Fanucci pubblicò la descrizione del
viaggio e del suo solenne ingresso in Sie-
na. Il medesimo, ed il Piazza nell'-E'^^e-
vologfo romano, trat. 8, cap. 6 : Di s. Ca-
terina di Sitna dt senesi a strada Giu-
lia, descrivono le altre opere di cristiana
divozione in cui si esercita la confrater-
nita. Dipoi fu elevala al grado d'arcicon-
fiaternita, e siccome avea trascurato di
valersi dell'annuo privilegio di liberare
un condannato a morte, concesso da A-
lessandro VII, come riferisce Venuti, Fa-
ma moderna, p. 55o, Clemente XIII lo
rinnovò col breve Exponi nobis, de' 18
maggio I 'j6ì ,BiUl. Rom.coni.t.-i,p. 120,
dicliiiirando inoltrechel'abilitava in man-
canza di reo dannato all'ultimo supplizio,
di poter liberare un delinquente condan-
nato in galera sia in perpetuo, sia a tem-
po determinato. Notai a Co\fraterm-
Tf, che tali concessioni furono poi a tut-
te soppresse. Riferisce Fanucci, che nella
solenne processione del Corpus Domini
che fa il Papa in Roma, la nazione sane-
se gode il 2." luogo dopoi romani, in por-
lare le aste del baldacchino; con qualche
dilTereuza registrai il privilegio concesso
SIE
nel 1458 da Pio II ai deputati della na-
zione sanese,in luogo de'quali supplisco-
no i confrati in abitodi città o talare (cioè
i laici vestiti di nero con col lare e ferrai uo-
lonedi seta, gli ecclesiastici sottana e fer-
raiuolone neri), ne' voi. IV, p. 58, IX, p.
58. La chiesa di s. Caterina di Siena in
in Roma fu riedificata e ornata di stuc-
chi e dorature nel i 760 con architettura
di Paolo Posi sanese di gran talento, se-
polto nella medesima con monumento e
busto marmoreo nella 1." cappella a sini-
stra, erettogli nel 1 778 da Giuseppe Pa-
lazzi suo scolare ed erede. Prima di que-
sto restauro si vedeva nell'altare maggio-
re ilquadio della Risurrezione,opera bel-
lissima di Gii olamoGenga, e neppure più
esistono i dipinti a fresco sulle pareti, la-
voro in parte di Timoteo della Vite da
Urbino scolaro di Raffaele, amico e com-
pagno diGenga, ed in parte di Antivedu-
to Grammatica che vi è sepolto. Al pre-
sente nel catino dell'abside è una pittu-
ra a fresco di m.r Pecheux artista fran-
cese distinto dell ultimo periodo del se-
colo passato, che vi effigiò il ritorno di
Gregorio XI in Roma, al quale ebbe tan-
ta parte la santa titolare, quando recata-
si in Avignone ambasciatrice de' fioren-
tini per placarlo e proscioglierli dalla sco-
munica contro loro fulminata, con poten-
te e grave orazione pronunziata in con-
cistoro e colle sue frequen ti esortazioni per
divino comando, fece elFetluar la risolu-
zione concepita dal Papa di restituire a
Roma la residenza pontificia (la santa fu
accompagnata in Francia dal b. Stefano
Maconi, e fu interprete tra lei che parla-
va toscano e il Papa che si esprimeva in
latino, il b. Raimondo da Capua). Le pit-
ture della volta sono di Ermenegildo Co-
stantini, tranne i chiaroscuri eseguili da
Gio. Callista Marchetti. Nel quadro del-
l'altare maggiore vi espresse lo Sposalizio
spirituale di s. Caterina con Gesù Cristo
il valente Gaetano Lapis scolaro di Con-
ca. Degli ovali di lela che adornano la na-
ve della chiesa, e che rappresentano i fa-
SIE
sfi (Iella santa, que'ne'lali del presbiterio
sono tli Lapis, i due seguenti di Pietro
Angelelti,gli altri li colorì Stefano Faro-
cel, degli ultimi due presso la porla quel-
lo a sinistra è del Conca, l'altro a destra
di Moria. Quanto agli altari laterali, nel
I ."a sinistra di chi entra il quadro è del
viterbese Corbi eccellente discepolo di
Mancini, il quadro dell'altra che segue è
di Conca. Quello incontro fu fatto da La-
piccola altro scolaro di Mancini, l'altro
èdi Salvatore Monosilio scolaro del Con-
ca. La chiesa è di bella forma, con decoro-
sa facciata; l'altare maggiore è di marmo,
con colonne e pilastri incrostati di mar-
mo giallo venato; l'ampio sotterraneo è
grande quanto la chiesa e serve di cimile-
ro,essendovi sepolti alcuni personaggi,co-
mei cardinali de Vecchi e Cristaldi, l'ulti-
mo abitando il proprioadiacente palazzo.
Alla chiesa è contigua !a casa e il supe-
riore oratoriopiultostogrande,nel cui al-
tarevi è ilsuddettoquadrodellallisurre-
zìone. Il sodalizio tuttora dispensa annue
doti nazionali, ed ha per protettore il car-
dinal Costantino Patrizicome d\ famiglia
oriunda sanese. Diversi Papi gli concesse-
rograziee piivilegi, ePio VI che da pre-
lato n'era stalo governatore o piimicero,
gli accordò quello insigne di dichiarare
privilegiati l'altare maggioreequellodel-
i'oratoriu, colla liberazione d'un' anima
dal purgatorio al i .°, e di una di quelle
de'fratelli e soielle deH'urciconfraternit.i
al?..", nella celebrazione della messa. Pio
Yilpoi privilegiò l'altare del cimitero sot-
terraneo, ove celebrandosi una messa per
alcuno di (pielli ivi defunti, restasse libe-
roilallepenetlel purgatorio. Nella sagre-
stia vi è unCrocedsso amico, copia di quel-
lo che impresse le ó'a'//i/;ia/e(/'.) ins. Ca-
terina.
L'origine di Siena per quanto sia stata
argomento di lunga contesa fra molti
scrittori, Repelti conviene con Cellario,
che non apparisce qual sia stata innanzi
Cesare,fiuucsscndovi memorie dc'suoi in-
cunabuli^ sebbene sembra doversi ritcnc-
SIE 7.3
re d'un 'età assai più antica. Non pare che
ripeta Siena da' galli senoni discesi con
Breiino in Italia il suo principio, come an-
tichi autori immaginarono dalla simili-
tudine del nome di Sena ora Sinigaglia,
la quale fu poi colonia cittadina, mentre
la colonia di Siena in Etruria fu delle mi-
litari. E' questione se la deduzione della
colonia e perchè fu detta Sena Juli if deb-
ba attribuirsi a Giulio Cesare, o al suo ni-
pote Cesare Ottaviano ossia al suo triuna-
virato, ovvero a Giulio e dopo aver vin-
to Pompeo a Farsaglia. Se la colonia sa-
nese in Toscana non precede, fu almeno
coetanea a quella di Firenze,la quale i più
sostengono ch'ebbe la colonia tlal i." di
detto triujnvirato e dopo la vittoria di
Farsaglia, o meglio di Filippi , la quale
fu riportata da'trium viri. Isanesi sempre
d'indole vivace, per esserestato dalla ple-
be battuto in Siena, nell'impero di Ve-
sj)asiano,ManlioPatruito senatore roma-
no consenziente il magistrato, i percusso-
ri ardili e motteggiatori, con nuova ingiu-
ria gli fecero cerchio e a guisa d'un mor-
to lo esequiarono con piagnistei, scher-
ni e contumelie. Il senato romano adira-
to, punì i lei eammonì con decreto la ple-
be sanesea com[)ortarsi con più modestia
per l'av venire. La sua colonia fu di qualche
importanza , con magistratura propria ,
come rilevasi da'monumenti, i quali re-
cano pure il vero nome della città Siena
e in latino.^<:c/2^.-ebbe ancora i seviri au-
gustali istituiti da Tiberio, a onore del
prcdecessoie A ugusto.CredeFanucci, che
Siena siastata convertita alla fede cristia-
na da s. Crescenzio discepolo di s. Paolo
apostolo, passanilo per la e ttà quando fu
mandato a promulgar l'evangeloin Fran-
cia dallo stesso apostolo, e dove ebbe la
corona del martirio. Per la breve sua di-
mora in Siena la fede non si potè propa-
gare,anzi alcuni ritornarono all'idolatria.
Ma verso l'anno 3oo s. Ansanodi Bagno-
rea, venuto in Siena, colle sue fervorose
prediche e buone opere lini di converti-
re alla dottrina di Gesù Cristo tulli i su-
a4 SIE SIE
iiesi, e per questo il santo fu fatto mar- aibilnoconsagrato nella chiesa di s.Ansa-
tirizzare da Licia proconsole di Diocle- no a Dofana un altare fabbricato da Gau-
ziano e Massimiano imperatori, vicino al spetto gastaldo sanese , senza cognizione
fiume Arbia. Di lui già ho parlato col Pec- e consenso del diocesano Stabile vescovo
ci, il quale lo celebra propagatore della d'Arezzo, che perciò ricorse alla s. Sede,
caltolica religione nelle contrade sane- e Anfredo al re Astolfo. Papa Stefano II
si, e narra che il suo corpo in tempo del di concerto con questi delegò la causa a
vescovo Gualfredo 2.°, dal luogo chiama- 3 vescovi, la sentenza de'quali fu a favo-
to Dofana, quasi ^aoF<^«fl!, ove si crede re dell'aretino. Nondimeno successiva-
luartirizzatOjdalla chiesa e monastero del mente ebbero luogo diversi placiti, giu-
suo nome venne trasferito solennemente dizi e disposizioni pontificie, come di s.
in Siena, ove avea diffuso la fede, e come Leone IV e Alessandro II, per la causa
in Arbia era veneralo sino dagli antichi predetta, alla quale finalmente fuimpo-
secoli. Quindi ben presto Siena venne a sto un termine definitivo da Pio II. iNel
possedere pievi e parrocchie, eia sede ve- 774per aver Carlo Magno vinto e impri-
scovile avanti le incursioni de' baibari. gionato Desiderio re de'longobardi, ter*
Mancano documenti perdimostrare le vi- minando il loro regno, incominciò la do-
cende sloriche di Siena ne'ten)pi romani minazione de'Carolingi anche nella To-
e nelle prime invasioni barbariche, sino scana, e Carlo Magno dopo essere stato co-
alla dominazione (ìtì longobardi, sotto i ronalo in lloma imperatore nell' 800 ,
quali la città e il suo contado non dipende- venne a Siena. I nobili francesi giunti ai-
vano da'duchi di Toscana, ma era gover- lora nella regione sembra che preferissero
nata e amministrala direttamente dal re, ad ogni altra città Siena. Tale conquista
come rilevasi dalla restaurata chiesa di s. portò una modificazione nella parte go-
AnsanoeseguitanelG78dalgaslaldoWil- vernaliva, dimodoché a pochecittà tosca-
lerat governatore o giudice supremo di ne fu conservato e a pochissime fu dato
Pertarite re de'longobardi in Siena, in cui un governatore col titolo di duca; le al-
e nel territorio i longobardi fondarono Ire lulleerano presieduteod.ii conti odai
molte chiese dopo la loro conversione dal- gastaldi di origine francese. Quando le ci t-
l'arianesimo. Altra prova della domina- là, oltre il conte, aveauo anche il gastal-
?ione longobarda si apprende dalla con- do, quello soleva presiedere al politico ,
troveisia insorta nel 7 i ■?. a tempo d'Ari- questo all'economico; iU." avea le attri -
perto II, sui diritti diocesani, fra il vesco- buzioni consimili a quelle de'duchi, cioè
vo di Siena e quello d' Aiezzo; e nel 71') di mantenere gli abitanti della sua città
Liutprando da Pavia, a cui era ricorso il e contado ubbidienti alle leggi e fedeli al
■vescovo di Siena, vi spedì un messo regio re, punire i malfattori, difendere le ve-
per assistere nel giudicarla il suo maggior- dove e i pupilli; era poi cura del gastal-
domo Ambrogio, nellacorle regia presso do come del conte di riscuotere l'entrate
la chiesa di s. Martino, essendosi pronun- regie, e alla fine d' anno presentarne in
ziata lasenlenzada 4 vescovi di Toscana, persona il prospetto al tesoro reale. Ciò
Nel principio di questo secolo trovansi in premesso, la città di Siena sotto la dina-
Siena due gastaldi, uno disimpegnava la stia di Carlo Magno fu presieduta da con-
1." carica politica, l'altro economico che ti di origine e legge salica, e pare che e-^
amministrava! beni della corona; il r.° era sercitassero giurisdizione sulla città e con-
indipendentedaiduchie fòrseeraun con- lado,oltregliscabinie altri magistrati: fra
te. Le dissensioni fra i due vescovi con- i conti e governatori di Siena, è indubi-
tinuarono, e nel 752 inasprirono per a- tato che nelTSOS lo era Winigi o Vinigi-
vereAuficdu vescovo di Siena di proprio si. In un placito tenuto iu Siena dall'iiu-
SIE SI E l'i
peralore Carlo III il Grosso ncll'SS r, vi scana, passasse per Siena: è pure cretlibi-
assistè il marchese Berengario poi re d'I- le che vi ritornasse nel qGy reduce da Na-
talia, olire un gran iimncrodi vescovi, di venna e recandosi a Volterra. Nelf)73 fìo-
inagnali, di giudici e di conti; il (piale pia- rirono in Siena due magnali, Lamberto
citulu pronunziato a causa delle (piere- iìgliodel maichese Ildebrando, che alìit-
le rimesse in campo per la 7/ volta fi a i lo 4 J» corti colle loro pertinenze per la vi-
vescovi d'Arezzo equelli di Siena. Nel de- stosa somma di lirei 0,000; l'altro vendè
dinar del IX secolo si dispularono la co- alcune terre di Camp;ignatico a un conte
rona ferrea il marchese Berengario duca Piidolib.II IMalavolti racconta chenei line
di Friuli,e il marcheseOuido duca di Spo- del secolo X Siena ottenne la libei là sot-
leto d'origine fiancese, il quale nell'iSf) i lo il governo degli ottimati, per benelizio
fu coronalo imperatore da Papa Stefano dell'imperatoreOltone lll,ilquale ripas-
V. Dopo avere i competitori rimessa la so per Siena nel ()«)8, quando rimise snl-
contesa del regno d'Italia alla ilecisioiie In seile ponlificia l'espulso Gregorio V e
delle armi, Guido lino daH'SSc) pulèdo- punì l'antipapa Giovanni XV 11. Le pri-
minare non solo in Siena e nella marem- me mosse d'armi fra città e città comiu-
rna grossetana, ma ancora nel territorio ciarono per avventura in Toscana, quan-
di Chiusi^ cui allora apparteneva la parte do i magnali, i vescovi ed i popoli dell'al-
sellenlrionale di IMou'e Amiata. La sua ta Italia erano divisi in due partili, uno
don)inazioiieperò fu interrotta, sia ()era- de'quali voleva re Arduino principe ita-
ver associalo all'impero il liglioLamberto liano, l'altros. Enrico II re ili Germania,
coronalo in Pioma nelI'Sqi da l'apa For- Sebbene riguaido allo stalo di repubbli-
uioso, sia per avei* questi fitto allielfau- ca questa di Siena propriamente non a-
to neir8c)5 con Aniulloiedi (ieiuiania vesse principio che intorno alla metà del
della stirpe de'franchi, il quale vedendo secolo XII, con tutto ciò le memorie re-
la fortuna favorevole alle proprie armi la lalive al suo governo economico e civile
fece da padrone assoluto sulla peui?ula, seud:)rano risalire un buon secolo innan-
u segno tale che i marchesi di Toscana e zi, come rilevasi da diverse carie antiche,
di altre provincie italiane si recai 0110 a Che poi le città diToscana anche nel se-
riconosceredal sovrano francese i loro feu- colo Xi fossei'o governale da'conti, lo di-
di egoverni. Però dopoché Arnolfo ab- chiara per lutti un diploma d'Enrico Ut
bandouò l'Italia, il popolo sanese al p ari de'7giugno i o52,col(piale ilclerodi Voi-
dirpiellodi Chiusi ritornò sotto il regime terra venne esentato dalla giurisdizione
di Lamberto, che regnò in pace sino alla de'marchesi e de'cunti, cui lino allora quei
morte avvenuta nell'SqS. Dopo il ()0() in preti erano slati soggetti. Assai maggiori
Siena eChiuìti dominòLodovicol V WIùiii- furono gli onori cheSiena ricevè nel 1 o )<S,
f/»//o(igIio d'Arnoldo, ma nell'agostoqoj (piando vacata la s. Sede per morte di
in Siena si trovano i conti salici e di uno- Sleiano Xin Firenze, con ho le sue inijiun-
voilgovernodi Iìerengari(i I, coronalo [)oi zioni di attendere il ritnriio.deir abbate
da Giovanni X in Pioma nel qi 5 o 9 i G. Ildebrando, poi s. Gregorio / //, da lui
Siena e il suo contado nel ()^o con Chiù- spedilo legalo a Enrico IV, per procede-
si ficevano parte del regno di Derengario re all'ekzione del successore, in Roma le
]I e di Adalberto suo ligi in; ma tiavai^lian- (azioni intrusero nel pontificato Bctfiict-
do essi Papa Giovanni XII, nel ()()2 ri- /o Aanlipapa; laondes. PieiDamiani par-
chiamò in Italia Ottone I che cravi disce- tecipò il disordine nd Agnese madre del •
so uel i)') I, e lo coronò im[)eralore. Que- l'imperatore, per fare ritornare in Italia
sii è probabile che nell'in verno di tale a n- Ildebr.iudo. \ eiiuto(|uesli iuToscan.i, le-
uo,c ncireslale(jG4)i^Ui'avci'»audo IjTo- ce adunare nel duuiuu di Siena un cuu*
2(3 S I E
cilio, in cui pronunziandosi la deposizio-
ne del pseudo BenedeltoX, a'-28 dicem-
bre fu eletto Papa Nicolo II eh' mn ve-
scovo di Firenze, e partendo perPtoma ivi
fu intronizzato e coronato, come affei-ma
Pagi, più critico del Gigli che lo disse e-
ietto e coronato nel concilio di Siena a'3
gennaio i oSg. Sul modo come procede
questa elezione, è a vedersi la biografìa
di s. Gregorio VII. Nella penuria di no-
tizie storiche in quest'epoca, almeno re-
f,'islrerò che nel 1072 nel Castelvecchio
di s. Quirico i fratelli conti Cernaidino e
Ardingo col consenso del padre, confer-
mai onoalcapitolodella cattedrale la do-
nazione fatta dal tnedesinio genitore con-
tePianieri. Nel I 074'" IMont'A[)erto l'ar-
ciprete Lamberto, a nome del capitolo di
Siena, die in enfiteusi a Bernardo figlio
di Winigi e a Berta di lui madre diversi
beni e padronali di chiese. Nel secolo se-
guente Siena fu onorala dalla presenza
pontifìcia, e primamenle da Eugenio III
pisano,il qualeper la ribellionede'roma-
ni arnaldisli nel i i/^-Cy partì da Roma, si
condusse a Siena , indi a Pisa , e poi in
Francia. Il successore Adriano IV munì
di rortificazioni/iflr//co/J7'z/(/^.),cheEuge-
nio Illavea ricevuto per metà econ quelle
condizioni narrate a tale articolo, da'mo-
naci di s. Salvatore di iVIonl'An>iata. Vuo-
le Fanucci che il concittadino Alessandro
III abbia consagrata la cattedrale di Sie-
na, su di che il Pecci conviene, riportan-
do la lapide che ne ricorda la memoria,
colla datai 8 novembre i 1 79, soltanto du-
bitaquanlu all'anno, siccome occupato il
Papa per la celebrazione del concilio di
La tera noi li; onde pi ut tosto propende pel
1178, quando da Venezia Alessandro III
si restituì in Roma, e benché si dubiti se
passò per Toscana, e conclude meglio pel
I 177 in cui si ha la certezza di sua ve-
nuta in Siena. Nondimeno piace a Pecci
aggiungere, riportando l'opinione che la
consagrazione fosse anteriormente ese-
guita da più vescovi, e per corroborare
l'asserzione uè produsse le testiuioniau-
SIE
ze. E siccome il Malavolti nella Slorìn di
Siena lasciò scritto, che Alessandro III
nel i I 79 fu in Siena, vi consagrò la cat-
tedrale, concesse molte indulgenze e vi si
trattenne più mesi,cosìPecci notò che può
avere il Papa spedito le indulgenzeda Ro-
ma,senza però recarsi inSiena inrpiell'an-
no. Da un processo del i2o5 si rileva il
regime politico di Siena e suo contado,
già esteso dalla parte di Monte Pulciano,
durante il secolo XII e con rappresentan-
za e magistratura propria: avea il podestà,
il console e rettore dell'arte de'mercanti,
e Montepulciano era governatoda'reltori
de'conli Alemanni di Siena, cioè da'teinpi
anteriori dell'imperatore Corrado III, il
contePaltonieri reggevaSienaeilsuo con-
tado; sotto lo svevo Federico I non meno
di 4 conti presiederono al governo di Sie-
na e del suo territorio, compresovi il di-
stretto di IMonte Pcdciano. Altri 4 conli
succederono al eroverno sanese come mi-
nistri d'Eiu'ico VI; e che un conte tede-
sco sulla fine del secolo XM in nome di
Filippo ì).° figlio di Federico I, fatto dal
fratello Enrico VI marchese oduca di To-
scana, resse Siena e il suo contado, com-
preso Montepulciano: fìnalmenteche nel
I rc)8 circa 0 prima, incominciarono a di-
laniare la Toscana le funeste fazioni dei
Guelfi e Ghibellini (^.). Comechè Siena
col suo contado sino alla morte di Man-
fredi, naturaledi Federico II, nel politico
fosse governata in nome de'nominati im-
peratori svevi, contultociòfin d'allora ri-
spetto al civile ed economico essa era ret-
ta da'suoi consoli, che a suono di campa-
na facevano adunare il popolo per deli-
berare, o nella chiesa di s. Cristoforo, o
in quella di s. Pellegrino, come centrali
della città. Ma il
iorno della vera li-
bertà sanese sembra datare dall'ottobre
I I S6,per l'indulto già ricordato e ottenu-
to da Enrico VII vivente il suo padre, eoa
la conferma della loro zecca e la libera e-
lezione de'consoli e del rettore o podestà,
al quale si accordava la facoltà di esten-
dere la sua giurisdizione sopra lutto il cou-
SIE
taclo , liscrvantlo solamenfc ai giudici o
messi dell'intpero le cause in ultimo ap-
pello. Simili grazie per altro furono pre-
cedute da piìi dure condizioni, alle quali
i sanesi dovettero soggiacere dopo avere
sostenuto un assedio, non sa dire Repet-
ti se provocatodall'aver eglino quali ghi-
bellini per un momento aderito al parti-
to guelfo o della chiesa romana, ovvero
per altre cagioni ignote. Quando gl'impe-
latori facevano guerra ai l*api, capi e di-
fensori della parleguelfaj i vescovi di mol-
te città toscane presiedevano alle delibe-
razioni del popolo, onde al vescovo di Sie-
na Ranieri, come quasi riconosciuto capo
della repubblica nellospiritualee teuipo-
lale, si rivolsero diversi nobili del conta-
do, facendo con diverse condizioni sotto-
missione al comune per essere ricevuti in
accomandigia. Alessandro 111 con diversi
diplomi dimostrò la sua propensione a'sa-
nesj, sia pe'confini territoriali e diocesa-
ni, col territorio e diocesi di Firenze, sia
col concedere al clero della città e borghi
di Siena e suoi abitanti alcuni privilegi,
in benemerenza d'averes«i aderito al Pa-
pa medesimo in tempo della di lui perse-
cuzione ricevuta d<» Federico l.Tultavol-
J:« non pare chela collera dimostrata dil-
l'imperatore Federico I contro i senesi a •
vesse causa dall'avere essi dimostrato ade-
sione al loro concittadino Alessandio III,
né che traesse oi'igine d<dle prime guer-
re incominciate neh 170 tra i fiorentini
ed i sanesi, le quali ebbero fine neh 173
per mediazione dello stesso Federico I.
Onesti però mentre ne\i i83 nella pace
di Costanza a molte città italiane conces-
se il sistema per reggersi a repubblica, o
confermò i lorogoverni raunicipali.ad al-
tre ne restrinse il dominio;quindi nel 1 i8ì
a tutte le città tusciuie, tranne Pisa e Pi-
sloia, restrinse le regalie consuete e il ri-
spettivo couludo, ed .iSiena nell'anno pre-
cedente avea mandato l'esercilo ad asse-
diarla,secondo altri in vendetta per aver
seguite le parti della Chie>ia; ma dal va-
lorede'cilladini fu con islrage sbaraglia -
SIE 27
lo. I sanesi poi chiesero di tornare in gra-
zia dell'imperatore, il quale dicono alcu-
ni che si recasse in Siena neh 18 5, e che
li rimettesse col figlio Enrico VI in pace
con riuri patti, ed allora fu coucessoal co-
mune l'elezione libera de'suoi consoli,am'
messa però l'investilurada darsi dagl'im-
peratori.Frattanto nell'incominciareil se-
colo XIII il comune diSiena non solamen-
te andava a poco a poco tarpando l'ali ai
piìi potenti magnati del suo contado, con
obbligarli di fornire milizie alla repub-
blica, di fabbricarsi casa in città, di abi-
tarvi per un determinato tempo dell'an-
no; ma ancora introdusse un uRlziale su-
periore alla direzione del governo milita-
re e de'giudizi criminali col titolo di po-
destà, da prima scelto fra i nobili sane-
si, poi fra i pili distinti forestieri. ■Veh 20 [
seguì la logi fra le repubbliche di Sieni
e di Firenze, con patto di aiutare questa i
sanesi a conquistare !Monta lei no,ciò ch'eb-
be luogo nel maggio: 202, ed allora rreb-
be il desiderio d' impadronirsi pure di
IMonle Pulciano,ed a tale effetto si allea-
rono con Orvieto. Ma i montepulcianesi
prevenendo il colpo che li minacciava, si
collegarono co' fiorentini, sotto pretesto
che Monte I^ulciano non era del vescova-
to, né del contado di Siena. La guerra si
ruppe nel 1 207, per cui l'oste fiorentina
SI condusse nel territorio sanese, e presso
MontaltodellaCerardengaaccadde un fat-
to d'armi a danno de'sanesi,ei 3oo ne fu-
rono condotti prigioni aFirenze, venendo
disfitto il castello di .Montallo daqli sles-
si fiorentini. Neh 208 questi ritornando
sul contado disfecero Rigomagno, presero
Rapolano,e condussero seco gran bottino
e molti prigioni, fioche neh 2 io i sane-
si, mediante la pace fatta co' fiorentini ,
montepulcianesi e montalcinesi, riebbero!
luoghi perduti. Poco dopo i sanesi rifor-
marono il loro governo, con determina-
re ciie il podestà si eleggesse fra i nobili
forastieri,e(piindi eslesero il contado dal-
la parte tiella provincia inloiioie.
Neh 208 fu fallo un accordo con Fi-
28 SIE
lippo di Svevia fratello del defunlo Enri-
co VI e rede'romani, il quale uvea in mi-
ra d'impadronirsi di Toscana per darla
in dote alla figlia e maritarla con Riccar-
do fratello d'Innocenzo ÌU, il quale però
eragli contrario, preferendogli per l'iin-
peroOUonel V. Nel i 218 Everardod'Ar-
iiestein castellano di Federico II in s. Mi-
nialo comandò al podestàdi Siena di te-
nere i monlepulcianesi per nemici de'sa-
iiesi, di perseguitarli e di far loro guerra.
Infatti la signoria di Siena nel 1229 man-
dò l'oste sopra Monte Pulciano, e in con-
seguenza i fiorentini mossero le loro for-
ze e quelle degli amici contro i sanasi a
difesa de'monlepulcianesi loro alleati. Il
Papa Gregorio IX provò gran dolore per
le discordie e guerre micidiali de'fioren-
tini e saiiesi, e per metterli d'accordo tra
loro ne incaricò fr. Giovanni di santa vi-
ta con carattere di legato. Dicesi che nel
1232 ill^apa scomunicasse i fiorentini co-
me tenaci nel loro rancore, i quali ina-
spriti più che inviliti da lalecensura, nel
1233 corsero alle armi e investirono con
altre genli dalle 3 pai'li il giro triangola-
re delle mura di Siena; le guerre conli-
juiarononel I 2 34ei235, talché il comu-
uedi Siena dovè chiederequella pace che
ottenne a patti onerosi mediante lodo del
cardinal Pecoraria , legato pontificio di
Gregorio IX perottenere tale concordia,
firujato in Poggibonsi a'3o giugno I235
iieir accampamento fiorentino. Fra le
principali condizioni, i sanesi obbligarou-
si a pagare 8000 lire per rifare il castel-
lo di Monte Pulciano, e che il castello ili
Chianciano consegnalo da' sanesi al car-
dinale, si dasseagli orvietani per restituir-
lo a'padroni. Mentre il Papa era in aspra
dillerenza con Federico II, in Siena fu ri-
formato il governo, cambiandosi il titolo
ali." magistrato de'consoli, cui al pari di
altre città fu dato il titolo di priori del
comune di Siena, aggiuntovi un consiglio
di 24 individui che si dissero conservato-
ri del popolo. Gregorio IMneli236 av-
visò il podestà e popolo saucse cheavea
SIE
scomunicato Federico Ilei suoi faulori,
prevenendoli di non somministrargli al-
cuna specie d'aiuto, negli prestassero ub-
bidienza. Per questi avvenimenti politici
e guerreschi, i reggitori del comune as-
sicurarono con migliori difese la città, for-
se perchè fino allora il magistrato crasi
fidato pili che nelle mura e ne'fossi, nella
posizione favorevole del paese e nel corag-
giode'suoi abitanti. Nel i 240, secondo Ri-
naldi,isanesi si sottomisero all'imperato-
re Federico II, perchè li difendesse con-
tro i fiorentini; e ad onta della scomuni-
ca rinnovata da Innocenzo 1 Va quel prin-
cipe, i sanesi continuarono a lui fedeltà,
pagandogli puntualmente le 70 marche
d'aigenlo imposte loro nel i 186 dal geni-
toreEnrico VI, mentre inviavano in Lom-
bardia i soldati designati per servizio di
Federico II e della sua causa. Intanto che
Firenze riformava lo stato per ripararsi
dalle forze de'ghibelli ni, la signoria di Sie-
na compilò il suo pili antico statuto nel
I 249, indi contrasse lega co'pisani per li-
berare le terre pistoiesi dall'oste lucche-
se. Questa misura impolitica mosse i fio-
rentini, con prelesto di difendere i loro a-
mici, a rivolgere le armi contro i pisani,
e compita che fu la guerra l'esercito nel
1252 prese la via di Monlalcino, ch'era
stretta da'sanesi,e la liberarono con bat-
taglia.Nel I 253i sanesi si recarono di nuo-
vo a danno di Monlalcino, e il comune di
Firenze ordinò sopra Siena la marcia di
sue masnade, dando il guasto ai dintor-
ni della città ed a varie terre e castella,
e poi liberarono dall'assedio Montalcino
e provigiouarono. Né contenti di ciò, nel
1 254 i fiorentini dopo aver soggiogato Pi-
stoia e obbligata di reggersi a parte guel-
fa, si avviò contro Siena, e assediò il ca-
stello di Monte Riggioni, finché i sindaci
de'due popoli firmarono nel t 2 55 la pa-
ce, a condizione che isanesi non piìi mo-
lestassero Montalcino e Monte Pulciano.
Ma quando Siena stabiliva con Firenze
sili itta lega, in questa dominava il par-
liLu ghibellino, capi del quale erano gli
S 1 E S I E 2f)
liberti; peiò nel i ■> ')8 per le scnppiie lo- sfrnf»e fle'fedrschi, e l'inspgnn cliManfi edi
IO trame contro il po[)olo di parie guel- mandarono in Firenze, ove tornò l'oste,
fa, la plebe furiosa corse alle loro case, ne Sentendo i sanesi la lega guelfa toscana
imprigionò molli,alti i decapitò, atteri'an- che i fiorentini preparavano contro di lo-
do i palazzi e le torri de'congiurali, cac- ro, ottennero altra cavalleria daManfre-
ciando da Firenze i superstiti L'berti, in- di. Quindi è clie Firenze, dopo aver rice-
clusivamenteaFarinatadegli UI)erti,for- -vuto l'aiuto promesso dai lucchesi, bolo-
se il più gran politico di sua eia. Laon- gnesi, pistoiesi, sanminialesi, pratesi, son-
de tutti questi fuorusciti, con molli nobi- gemignanesi, volterrani e colligiani, do-
li del contado e di città si rifugiaiono in pò radunata tanta numerosa armala, nel
Siena, dove dai magistrali e dai cittadini declinar d'agosto 1260 s'avviò per Siena,
furono (eslevolmeute accolti, perchè al- menando con pompa il carroccio, e in al-
Joia i sanesi erano retti a parteghibellina tro carro la campana Marlinella : (juasi
o imperiale. La signoria di Firenze di ciò tutto il popolo segm l'oste coH'insegne dei-
si querelò conSiena in contravvenzione ai le compagnie, e non vi fu casa che non vi
patti della lega del 12 55; ma i sanesi mos- si recasse a piedi o a cavallo,aImeno uno
si non meno dal diritto delle genti, che o due per famiglia. Tutte queste genti si
dalla [)rolezione di Manfredi re di Sicilia, adunarono sul contado sanese in sul fìii-
col qualeavcano concluso alleanza , nou meArbia, nel luogo di Mont'Aperlo, coi
dieronoascolloa tali reclami. Per talepro- perugini e orvietani accorsi in aiuto dei
cedere la signoria di Firenze dicliiarò al fiorentini, dimodoché ascesero a più «li
comune di Siena quella guerra, che riu- 1000, ovvero 3ooo cavalieri , e piìi di
SCI per le conseguenze la più memorabi- 3o,ooo pedoni. Per que!>l'iniponen(e ap-
le di tulle le altre nella storia delle re- pai ecchio si vuole che i fuorM>,cili giiibelli-
publiche italiane del medio evo. I fuoru- ni rifugiati inSicna ricorressero ali'ingan-
sciti fiorentini invocarono il soccorso di no pertradireifiorentini concittadini, ve-
Manfredi, che appena promise 100 cava- dendosi con forzesproporzionate, facendo
lieri tedeschi; ma siccome i sanesi gli giù- loro credere di aprirgli la porla s. \ ieni
rarono fedeltà come a protettore, egli con ossia porta Pispini. Mentre ciò allenileva-
diploma dichiarò di prendere sotto la sua no i fiorentini schiera li sui colli di Moni A-
tutela la città, il contado, le persone e i peito, invece a'4 settembre videro uscir-
beni de'sanesi, indi inviò il conte Giorda- ^i i tedeschi e gli allri cavalieri e il po-
lio con titolo di suo vicario in Toscana con polo di Siena verso di loro in alleggia meu-
800 cavalieri tedeschi, che arrivarono in to di combattere. Restarono fòrlemenle
Siena nel dicembre i ajc). Nella seguente sbigotliti,dovendososleneieun immineu-
primavera i fiorentini Iccero oste sopra te a^sallodalorononprevedulo,eciònIag-
Sieua con gran corredo di gente, e dopo giornienle (piando viileio i ghibellini ve-
aver preso varie terre e castella del con- nuli nelcamponell'appressaisi lestpiadre
tado in Val d'Elsa, s'accamparono fuori nemiche Inggire dall'allra parie: tali fu-
di porta Camullia. Durante l'assedio i sa- ronogli Abatie più allri, ad onta che i fio-
nesi promisero untili doni e paghe ai le- rentini non lasciassero co'collegali di lar
dcschidi Manfredi, e fallili Iiene mangia- loro fronte e di attendere alla ballaglia.
re e avvinazzare, a' i 8 maggio li spin>e- Ma sicccime la compagnia de ledcsihi ru-
ro a vigorosamente assalire il campo ne- ■vinosamente percosse la schiera tie cava-
niico, e tale fu il loro impeto che ne uc- licri fiorentini ov' era Bocca degli Abati
cisero I 3oo e il resto fugarono, perdendo traditore, questi colla spada tagliò la ma-
soli ^'^•o individui: allri ilicono che i fio- no n Jacopo ile Pa7zi di Fireii7e, ilqiia-
reutini riavutisi dalla sorpresa, fecero le teneva l'insegna della cavalle» ia del co-
3o SIE
miine, e vedendo i cavalieri e il popolo
l'insegna ahijaltuta e il tradimento, si mi-
sero incompleta fuga e deplorabile scon-
fìtta. E perchè i cavalieri pe'pritni si avvi-
dero dei tradimento, non rimasero di loro
sul campo che 36 nomini tra morti e pre-
si. La gran mortalità e prigionia fu del po-
polo fiorentino a piedi, de'lucchesi e or-
Tietani; ne j imasero piii di 25oo rnoiti e
più di 1 5oo prigionieri, de'migliori di Fi-
renze e di Lucca, perdendo il carroccio,
la campana I\Tartinelia emollissimi arne-
si e bottino. Di questa famosa battaglia
\i sono molle descrizioni, oltre quella ri-
portata di Ricordano Malespini contem-
poraneo, che diversificano nelle partico-
larità. Era già tornato l'esercito vittorio-
so e trionfante in Siena, e con incredibi-
le letizia dalla popolazione accolto e fe-
steggiato, quando in Firenze arrivò la no-
vella della dolorosa sconfitta , accompa-
gnata da'reduci e miseri fuggitivi, nunzi
della morte e prigionia de'loro compagni,
per cui non vi fu famiglia che non lestò
desolala e immersa nel pianto. Così una
lunga e accanila guerra politica terminò
con brevceilisastrosa battaglia.lXc fu con-
seguenza, che nello stesso i 260 quasi tut-
ta Toscana fu riformala a sialo gliibf^lli-
110 imperiale, con principii oligarchioi, e
fu composto per la città di Siena un nuo-
vo slalulo : prima soltanto dessa, Pi>a e
Massa Marittima erano ghibelline. Mol-
le famiglie fiorentine ripararono a Bolo-
gna, ma la maggior parte a Lucca con quei
degli altri luoghi tlebellati, onde per qual-
che tempo servì d'asilo e baluardo de'guel-
fi toscani. Dal 1282. Siena avea posto al-
la lesta del suo governo repubblicano una
signoria composta di nove governatori ,
uomini scelli Irai grandi popolani, ma nel
12G0 essendo intorla qualche turbolenza
fra il magistrato de'Nove e i nobili delle
j)rime famiglie aspiranti al regime della
città, cjuel malumore si convertì m aperta
e ostinata ostilità, nella quale al fine [pre-
valsero i reggitori dello stato; ciò non o-
stante, questi si conleularoDU cbe entras-
SIE
se in signoria una parte dell'ordine popo-
lano e di quellodc'gentiluotnini. Una del-
le prime imprese de' sanesi viltoriosi fu
contro Monte Pulciano, che re Manfredi
con diploma de'20 novembre rilasciò in
libero dominioal comunediSiena, in pre-
mio di sua fedeltà; quindi nel 1 261 asse-
diato dovè capitolare, e permettere a'sa-
nesi l'erezione della fortezza con libera u-
scila dalle mura castellane. Dopo la me-
moranda giornata diMont'Aperto, i ghi-
bellini furiosi e sitibondi di vendetta, si
gettarono crudehnente sui paesi, abitan-
ti e governi di parte guelfa in Toscana,
e ne fecero scempio, senza perdonare al-
le persone, alle robe, alle possidenze. E'
fama doversi alla fermezza del potentissi-
mo Farinata la soppressione del progetto
maturato in Empoli,di distruggere da ca-
po a fondo Firenze, ciltìi più insigne e la
più eminentemente guelfa diToscana. La
rabbia delle fazioni giunse atrocemente
ad abbatterele sepolture, per inveirecon-
tro i morti guelfi, benché virtuosi citta-
dini. Quasi tutti i paesi e città di Tosca-
na,dopotalcstrepitosoavvenimento,cain-
biarono governo e partito, nel lempo che
Siena salita all'apogeo della sua gloria vi-
de umiliati i popoli che furono di lei più
costanti rivali, e per eternale la memo-
ria del suo trionfo coniò le monete colla
doppia leggenda: Sena T^elusC ivi lasf ir-
ginis. Allora le cose pubbliche de'sanesi
vennero rette quasi dittatoriamente da
un potente loro gentiluomo, Provenzano
Salvaiii, il quale avea mollo contribuito
alla vittoria, perchè al dire di Dante : fu
presuntuoso a recar Siena tutta alle sue
mani. Quasi tutta Toscana ubbidì al con -
te Giordano, poi al conte Guido i\o vel-
lo, un dopo r altro vicari generali della
contrada del ghibellinissimo capoparte
INLnufiedi redi Sicilia [T' .), mi vicario dei
quali risiedeva in Siena, che nel gennaio
1261 convenne a un trattalo di pace con
Firenze. Alcuni lodano Provenzano per
virtù edisinteresse a favore di sua patria,
perchè dopo la giornata di Mont'Aperto,
s 1 1<:
«lienodi tiianneggiaic i sanesi, non Isde-
ynò lecarsi con altri ciltadini ambascia-
tore as. Geniignano, e nel r aGicli andare
podestà a IMonlePulcinno. Diverse acco-
iiiandigie accordò Siena, fra le quali anche
la rinnovò con condizioni più dure al con-
leBoni fazio degli A Idobrandesclii di s. Fio-
ra (della qiial famiglia parlai a Sforza),
come ad obbligai lo a compiere il palazzo
che avea comincialo a edificare in Siena.
Trovo in Rinaldi, che Papa Urbano IV
considerando Manfiedi usurpatole di Si-
cilia ch'era della s. Sede, convenne d'in-
vestirne Carlo d'A rigiò, e preparò la ro-
vina della casa imperialedi Svevia, egida
e rifugio di tutti i ghibellini d'Italia, e se-
guala niente di quelli toscani. Il partito ini -
perialedifeso esostenuto da'ghibellini, an-
dò di mano in mano declinnndo, a segno
di trovarsi costretto di cedere a'guelfi la
supremazia politica in Toscana, ove il nu-
mero de'liberali fino allora soppressi dal-
la forza, ogni gioino piìi si faceva forte
ingiossaiido, iMortonell'ollobi e i 264 Ui'-
bano IV, Manfredi co'suoi seguaci e i ghi-
bellini ne fecero grande allegrezza;! sa-
nesi mossero verso Orvieto, e infestarono
il Patrimonio di s. Pietro, per cui il sa-
gro collegio de'cardinali li ammoni a ri-
tirarsi con gravi minacce, che disprezza-
rono. Divenuto Papa l'altro francese Cle-
mente IV, elVettuò l'investitiua e dichia-
rò Carlo I d' Angiò re delle due Sicilie,
che divenne capoparte guelfo; lo che ob-
bligò Manfredi a richiamare nel minac-
ciato regno il maggior numero di sua ca-
valleria tedesca, e tutti i soldati sparsi per
Toscana e per le Marche, ed il comune
di Siena dovè somministrargli un nume-
ro di milizie agli I i febbiaio 12 65. Cle-
mente IV scomunicalo Manfredi, come
aveva fallo il preilecessore, promidgò la
crociata contro di lui, concedendo iiubd-
genza a chi recavasi acombalterlo, e4oo
cavalieri guelfi fuoruscili fiorenti ni con-
dotti dal conte Guido(>ueria di Duvndo-
la si unirono al monarca liancese. A '26
febbraio 126G, nella piuuura di Grundel-
S 1 E 3 .
lii [)res';o Ucnevento, suonò l'ultima ora
per Manfredi, ucciso e vinto dal competi-
tore Carlo I. La morte di Manfredi, ap-
pena divulgatasi, recò tanta sorpresa che
poche furonolecitlà, lequali avessero co-
raggio al raccontode'prosperi successi del-
l'Angioino di restar fedeli al partito ghi-
bellino. Di quest'ultime fu Siena,e ad on-
ta del minacciato interdetto j)ontificio ,
non oslanleche l'emulasua vicina Firen-
ze avesse riformato il governo a parte guel •
fa, e che persino i pisani cercassero di ri-
mettersi alla disciezionetlel Papa.dal qua-
le erano stali scomunicati, pure il gover-
no sanese si mantenne ghibellino. Carlo
I, per abbattere il partito imperiale, spe-
di in Toscana per suo vicario Guido di
MonfortconBoo cavalieri francesi; in con-
seguenza nel luglio I 2(3^ il conte e poi lo
stesso re con vigorosa oste unita a quella
dei fiorentini ricominciarono la guerra
contro i sanesi e tulli i ghibellini in essa
e in Poggibonsi rifugiati, e ne predarono
e arsero il territorio. L'unica speraii7a dei
ghibellini era riposta in Corradino nalfi
daCorrado IV fìgliodi Federico II. A lui
perciò i ghibellini di Toscana, e quelli del-
l' Italia superiore e inferiore inviarono
messi in Germania persollecitarlodi veni-
rea riprendersi il regno delleSiciliejmeii-
tre Clemente IV dopo avere ammonito
Ccjrrndino a non collere alle vane lusin-
ghe, fece di lutto per distaccare i po|)oli
italiani dal suo parlilo, econ bolla degli 1 r
maggio 1267 inculcò al potlestà e signoria
tli Siena, afiinchè il popolo ubbidisse a'co-
mandi apo.slolici. Invece nel 1 .° dicembre
i rnppresentanti del comune e della parie
ghibellina toscana elessero capitano ge-
nerale per 5 anni Enrico figlio del redi
Castiglia,allora senalorediPioma,coiran-
mio salai iodi 1 0,000 lire,promellendo i o
solili al giorno per 200 spagniioli. Olire
a ciò i sanesi con altri ghibellini inviaro-
no a Corradino calato in Italia 100,000
fiorini d'oro, e nel 1 2(38 Siena gli somcui-
nislrò altri denari. Acciesciiilo ili mezzi
e di forze, Con adino da Pisa per Poggi-
32 SI E
bonsi si recòa Siena, doveiiifeseil r." fat-
to d'ai mi favorevole a'suoi accaduto nel
Val d'Arno siiperioie. Gran runìore fece
per Toscana questa piccola l^atlaglia, per
cui ne montarono in supeil:)ia i gliibelli-
ni; fu allora che i sanesi salili in grandi
speranze si dierono a mozzar torri e al-
lenare palazzi ad alcune famiglie poten-
ti sospette. Corradino senza far caso del-
le scomuniche e deposizione dagli assunti
titoli di Cleuienle IV, proseguì da Siena
il viaggio ner Pioma, e secondo i pontifi-
cii prognostici Coriadino trovatosi a fron-
te di Cai lo I, a'24 agosto presso Taglia-
cozzo fu sbaraglialo, indi fallo prigione, e
nell'ottobre lasciò in Napoli la lesta sul
palco, terminando con lui la nobilissima
casa degli Hohenstauf'endiSvevia. Quan-
to precedette, accompagnò e seguì il tra-
gico fine dell'infelice Corradino, lo ripor-
tai a Sicilia. Giunta in Toscana la nuo-
\a della sconfina di Tagliacozzo e la pri-
gionia di Corradino, non è a dire in qua-
le avvilimento cadessero i ghibellini, nel
tempo che grandi feste si fecero da'guelfi
ormai dominanti sulla maggior parie di
Toscana. Due sole città capitali di repub-
bliche, cioè Pisa e Siena, dopo la morte
di Corradino non solo non innalzarono lo
stendardo de'gigli francesi, ma il comune
di Siena dopo avere raccolto un esercito
di tedeschi e spagnuoli scampali dalla bat-
tagliadi Tagliacozzo, edopoaver afìidato
al comandodi Provenzano Salvani quan-
ti fuoruscili ghibellini potè radunare, nel
giugno I 269 dichiarò la guerra a'iìoren-
tmi,porlando rostesoltoColIe inVal d"El-
sa. A tale avviso si mosse da Firenze il vi-
cario di Carlo I, accompagnato da'solda-
tidisua nazione, da'dorenlini e altri guel-
fi toscani. Agli 1 i giugno ostinata e teni-
bile riuscì la battaglia, nella quale restò
rotto e sconfitto l'esercito ghibellino con
grandissima perdita de'sanesi, a'quali si
può dire che il combattimento sull'Elsa
riuscì quasi oltrettanto funesto, quanto
quello suU'Arbia era slato disastroso ai
guelfi. Pochi de'vinti si salvarono, e Pro-
SIE
venzano Salvani fu preso e trucidalo, e
ilsuocnpo portato in giro sopra una pic-
ca pel campo de'vincitori. Provenzano po-
co innanzi per ri/|)arniiare la morte ad
un amico prigione degli angioini, di>5teso
un tappeto sulla piazza di Siena si pose
ad accattare i i 0,000 fiorini pel suo riscat-
to, e vi riuscì con eterna sua lode.
Dopo la vittoria riportata a Colle, i fio-
rentini aprirono pratiche pacifiche, afììu-
chè i guelfi fuorusciti fossero ammessi an-
che in Siena, e l'oltennero nel 1 270. Per
tale trattato i sanesi pagarono nel 1271
al vicario del re in Toscana 6000 oncie
d'oro per ottenere la grazia e protezione
di Carlo 1, a condizione che a'fuoruscili
ghibellini non si restituissero i beni senza
suo ordine. A' 1 4 giugno i 278 per un sin-
daco i sanesi promisero d'ubbidire agli
ordini della s. Sede, onde ollemiere ras-
soluzione dalle censure lanciale da Cle-
mente IV per l'aiuto dato a Corradino,
e rinnovate da Gregorio X per non aver
voluto riconoscere Carlo I da lui nomi-
nato, come da Clemente IV, vicario impe-
rialeiu Toscana. Ma non passò gran tem-
po che i guelfi riammessi in Siena, poco
o nulla curando i patti della pace fra le
due comuni ristabilita, istigali dal conte
Monfort, cacciarono dalla città gli anti-
chi ghibellini. Seiiouchè nel giugno 127 3
per opera di Gregorio X, mentre egli con
quel seguilo che narrai alla biografìa, pas-
sò per Siena e Firenze onde recarsi a Lio-
ne, i ghibellini furono restituiti alla pa-
tria e posti a parte delle antiche magistra-
ture. Per altro pochi giorni dopo la par-
lenza del Papa, lultociò ch'egli pel bene
della pace fra le fazioni aveafatto.fu guasto
e rovesciato in guisa che i ghibellini do-
vettero di bel nuovo abbandonar la città,
per la qual cosaGregorio Xfulnaioò nuo-
va scomunica al popolo sanese. Intanto
gli espulsi ghibellini raccoltisi nella ma-
remma massetana danneggiavano i paesi
del dominio di Siena, laonde i reggitori
della repubblica nel i 276 colle arasi li re-
pressero, e cominciarono a prender parte
SIE
nel regime politico di Massa per assoq-
gellarne il comuue: nel 1277 Siena rin
uovo le capilolazioui con Grosseto, e nel
I 280 la pacecnnFirenze,a mediazioiiedel
legato cardinal FrangipaneOi'sini. Quan-
tunque la parte guelia e la più popola-
re avesse preso il sopravvento in Siena,
la signoria venne portata al numero di
I 5 governatori, tutti dell'ordine popola-
no; non per questo gli altri ordini della
città, né i glnbellini di corto rientratisi
erano acquetati, e lanlnessi brigaronoche
furono espulsi da Siena diversi magnati e
altri capi ghibellini, per aver tentato d'im-
padronirsi del governo. Dopo i vesperi di
Sicilia, avendo gli angioini perduto quel-
l'isola, i I 5 governatori per vedere in To-
scana riaiiinoati i ghibellini, dalle loro ma-
snade fecero assalire e disfare i castelli del
contadoasilode'ghibelliiii. Finita con Te-
lezione in re de' romani di Rodolfo I di
A bsburg la vacanza dell'i mpero,Mcolòl 1 1
Papa indusse Carlo I a lasciar il vicariato
di Toscana, onde quell'imperatore rivesti
del titolo di suoi vicari quasi tutte le si-
gnorie delle repubbliche di questa parie
d'Italia, con annuo tributo o regalia alla
corte aulica. Si convennea nuove paci coi
ghibellini con diverse condizioni, e prin-
cipalmente colle case Salvani, Guinigi,
Consi ghiliellini, Tolomei, Incontri, For-
tiguerri, Piccolumini guelfi, per cura di
ISicolò 111; ma per sua morte nel 1280 i
ghibellini di nuovo furono cacciati, ed il
partito preponderante restrinse al nume-
10 di nove i i5 governatori, chiamandoli
Noi't Difensori, e(ì escludendovi i non po-
polani; inili neh 288 »i fecero nuovi statu-
ti. Le guerre di Sicilia e il grave danno
palilo dalle truppe sanesi presso la Pia-
ve al Toppo rianimarono i ghibellini, ma
la loro audacia fu compressa e fiaccata agli
1 I giugno I 28c)alla battaglia di Campai-
diuu per opera de' fiorentmi e sauesi di
parte guelfa, in conseguenza di che Siena
s'impossessò di diverse castella nella sua
maremma. A rendere più >oleniic questo
triouto cuncoisc Curio 11 col suo ai rivo
\UÌ. LWl.
SIE 33
in Toscana, splendidamente ricevuto efe-
si cggiato in Siena e Firenze. Avendo Ur-
bano IV condannali i sanesi al pagamento
d'8000 marche d'argento (40,000 lire),
lìuniflicio Vili nel 1299 inviò una bolla
al podestà e ai signori Nove per transi-
gere col governo. Frattanto sorgeva il se-
colo XIV, che può dirsi il più bel secolo
per le repubbliche ecittà toscane, nel qual
periodo fiorirono Castruccio, Arnolfo da
Colle,Giotto, Dante, tre Villani, Petrarca,
Boccaccio, Giovanni e Andrea Pisani, ed
i sanesi Simone iMemmi pittori, e Simone
Tondi che forse fu ili.°a darci un'idea
di statistica nella relazione del dominio sa-
neseda lui perlustrato, tralasciando mol-
tissimi altri ingegni tuscani celebri. Nel
I 3o3 il potente magnateMusciattoFraa-
zesi accolse nel suocastello di Staggia l'in-
degno cav. iVogarel mìiiislro di Filip[)0
i V re di Francia {F'-\ accompagnato da
unascliieia di soldati, che recatisi mAna-
gai sacrilegamente imprigionarono e vi-
li|)esero Bonifacio Vili, ludi neli3o5 il
francese Clemente V stabilì la residenza
papale in Francia e Avignone {f.), con
tanto danno d' Italia lacerata dalle fa-
zioni, le quali furono assai inasprite nel
i3i I dalla venuta dellimperalore Enri-
co VII nemico acerrimo de' guelfi. Sie-
na e Firenze furono in Toscana le due
città ch'ebbero il coraggio di chiudere le
porte in faccia al troppo ghibellino im-
peratole, e il magistrato de' Nove tornò
a pubblicar il bando d'esclusione de'no-
bili dagli ufììzi pubblici. Avendo Enrico
VII iiiutilmeiile assediato Firenze, mar-
ciò verso Siena, ilando il guasto a liitle le
ville subuibane; ma reduce da'bagni di
Macereto morì in Buoiiconvento, e così
liberò da gravi apprensioni Siena e le al-
tie repubbliche guelfe di Toscana; laon-
de i signori Nove inandaiuuo l'oste a sog-
giogare i castelli ue'quali cransi chiusi i
malcontenti rivoltosi. Ma Siena, al pari
della rivale Firenze, avea dentro ilelle po-
tenti famiglie ghibclliue, per cui a' iti a-
gusto 1 3 1 j,giorno destinato alla festa del-
3
34 SI E
fa gioslia e poi della corsa nella piazza del
Campo , riscontrandosi i Salinibeoi coi
guelfi Toloni ci, si affrontarono, ferirono e
uccisero,siccliè niellendosi in arme tulio il
popolo fu un parapiglia. Arrestòalquanto
le ostilità l'arrivo del principe diTaranlo,
fratello di Roberto re di Sicilia (quello
dell'isola ebbe titolo di re di Trinacria)
capoparte guelfo; ma la vittoria riportata
a'aq ag(istoi3i5 dal famoso Uguccione
della Faggiuola (di cui a Lucca e altrove)
sotto Monte Catini, rianimò i ghibellini
toscani, sebbene non traessero gran pro-
fitto da sì favore volegiornata,eniiuia città
di lega guelfa, della quale era allora an-
che Siena, ne restò alterata: se il vinci-
tore e gran ghibellino che rinnovò in Val
di Nievole la sconfìtta di Moni' Aperto,
fosse stalo accorto politico come si mo-
strò valente neirarini,poleva'di venir l'ar-
l)ilro di Toscana, ed invece fu espulso da
Pisa edaLuccaovedominava,il che riuscì
di sommo conforto a'governi guelfi. Pro-
sperando in Siena le cose de' guelfi, va-
rie ih miglie nobili lornaronoall'ubbidien-
za della signoria, sebbene poi rinnovaron-
si i tuuìulti, poco prima che i soldati di
lega guelfa ricevessero in Val di Nievole
olirà più solenne disfalla all' Allopascio
daCastruecioAntelminellisignorcdi Luc-
ca {y.), il capitano e politico più rino-
mato di sua età. Quindi Siena per inler-
posizioncdel vescovo, come Firenze a ven-
do riconosciuto per vicario il duca di Ca-
labria figlio di re Roberto, a sua insinua-
zione fecero tregua i Salimbeni co'Tolo-
mei, poi pacificatisi. Successivamente fu
preso il castello di INlonlemam, espulsi i
mendichi du Siena, ricevuta la dedizione
di Massa,enel i 343 venneaiulataFirenze
per cacciar il duca d'Alene; prima del
qnal tempo e nel i 3 39 la peste bubonica
fece strage, indi fu di piìi desolala Siena
co'suoi borghi dalla pestilenza del 1 348,
e talmente micidiale che ascriva subilo
chi n'era colpito, onde il cronista senese
e contemporaneo Angelo di Tura affer-
ma che morirono più di 80,000 perso-
SIE
ne!! Altro scrittore anonimo riferisce, che
di G5,ooo bocche che allora faceva Sie-
na,ne rimasero I 5,ooo. Intanto menlreaf-
fliggeva la carestia, ebbe luogo una nuova
riforma provocata dal popolo minuto per
tacilo consenso di Carlo IV, imperatore
giunto in Siena a'24 marzo 1 355, sicché
nel dì seguente con grandissimo tumulto
furono cacciati dal palazzo pubblico i si-
gnori Nove, in luogo de'quali entrò alla
testa del governo Ernesto arcivescovo di
i*raga col titolo di vicario imperiale, as-
sistito da una balìa di 20 persone,! 2 citta-
dini popolani e 8 gentiluomini. Questo
cambiamento di governo forse fu il più fa-
tale alla libertà sanese,per le gravi conse-
guenze che ne derivarono; ed a'3 i mar-
zo i 20 detti di balìa ordinarono un ma-
gistrato di i 2, quattro per Terzo o rione,
i quali con piena autorità doveano deci-
dere gli affari di stato con 1' assistenza e
voto di 12 buoni uomini nobili, scelti 4 per
Terzo, che costituirono il collegio de' i 2
gentiluomini. Poscia a' 1 7 aprile fu orga-
nizzalo un consiglio generale di 4oo cit-
tadini, de'quali 1 5o nobili e 25o popola-
ni, il quale consiglio dovea cambiarsi o-
gni 6 mesi. Così sistemato il regime rap-
presentativo della repubblica di Siena ,
vi fece ritorno Carlo lV,che in Roma era
«lato coronato, e trovando la città invol-
ta nelle solite discordie fra la nobiltà e il
popolo, stabilì suo luogotenente e gover-
natole supremo di Siena il patriarca d'A-
quileia suo parente, e riuscì ad ottenere
che la balìa, il collegio de' 12 e il consi-
glio de'4oo linunziasseroal loro uffizio.
Non essendo facile a un patiiarca disar-
malo poter tenere il giogo sui collo a'cit-
ladini fervidi e usali a sceglieie i magi-
strali, dopo la partenza di Carlo \\ in-
sorse il popolOjCoslrinse nel maggio il pa-
triarca a rinunziare al potere, e rimise il
collegio de'Dodici, a' quali nel luglio fu
aggiunto per capo il capitano del popolo,
d'ordine di Carlo IV che avea ricupera-
to il dominio sanese. Da tale capitano na-
zionale ed eletto ogni due mesi dal pò-
SIE
polo dipendevano i capitani delle compa-
gnie, ma essendo queste divenute prive
di valore, si presero soldatesche prezzo-
late ed estranee di venturieri, che tanto
danno recarono all'Italia. Siena fu uno
de'primi comuni a risentirne i dolorosi
eCfetli, allorché la repubblica fu messa a
discrezione delia numerosa compagnia
di masnadieri guidata dal fimiiieralo fr.
Morreale cav. provenzale, le cui devasta-
zioni, taglieggiamenti, rapine e iniquità
deplorai in tanti articoli e a Marca. Cosi
cominciò a spegnersi nelle città ricche e
commerciali la virtìi militare; cos'i le re-
pubbliche e signorie d'Italia furono mes-
se a disposizione di turbolenti e rapaci sol ■
datesche a piedi, ed a cavallo dette bar-
bute, le quali terribilmente alterarono la
quiete e la prosperità de'popoli. A fr.. Mor-
reale tenne dietro il non meno infestocon-
te Landò condoltiere di sfrenati venturie-
ri, che i Dodici di Siena ebbero la debo-
lezza ne\io5'j di chiamare al loro soldo,
insieme con altra simile compagnia d'in-
glesi nel i363, divenendo cos'i tributari
di prepotenti e insaziabili ladroni: una di
queste compagnie detta del Cappello, co-
mandata dal conte d'Urbino, fu cocnbat-
tuta in Val di Chiana dalle genti sanesi
capitanate dal con te FrancescoOrsini. Pri-
ma di questo tempo e nel i358, Siena
sebbene già alleata di Perugia, le ruppe
guerra con vantaggio e vittoria de' pe-
rugini, che come indicai nel voi. LII, p.
149, vollero ricordare ne'nobili portoni
del palazzo del comune, per cui si crede
che i due gravi mensoloni sostenenti o-
gnuno un Griflone di marmo insegna di
Perugia, i quali tengono atterrati trafo-
ro artigli un animale di non marcata spe-
cie, che molti dissero lupa e stemma sa-
nese, altri toro; e siccome lo stemma sud-
descritto de'sanesi si componeva del leo-
ne, pare dunque che la simbolicaallusio-
ne delle sculture voglia esprimere piut-
tosto Perugia in atto di fiaccale l'altrui
potenza. Di sotto vi sono pure due leoni
eziandio di marmo^ ed ivi collocati come
SIE 35
insegna de' guelfi, ovvero per ricordare
il trionfo riportato su Siena. Per mag-
giore sciagura in questo frattempo anche
il popolo sanese si divise in due sette o
fazioni cittadine, cioè de'Caneschi favo-
rita da'Tolomei,e de Grasselli cheavea
per capi i Salirabeni; e la signoria de'Do-
dici artificiosamente fomentava ledivisio-
ni tra famiglie, ravvivando le antiche di-
scordie. Di che accortisi i nobili, armata
mano cacciarono i Dodici nel settembre
i368, quindi fu ordinata una signoria di
i3 personaggi, IO de'quali gentiluomini,
e 3 dell'ordine 0 Monte detto de'Nove.
Tosto una reazione suscitata dalla plebe
e assistita da'soldali di Carlo IV tornato
in Toscana, formò altra signoria di Dodi-
ci con aggiungere a'3 del Monte di >'ove,
5 popolani e 4 geuliluomini; repentine e
frequenti mutazioni, che vieppiù minava-
no la libertà sanese. Pochi giorni dopo ri-
comparveCarlolV^coIl'imperatrice inSie-
na, e costrinse la nuova signoria a riscat-
tar dai fiorentini la corona impegnata per
bisognodidenaro.NoneracompitoiI i 368
che altra sollevazione riformò il magistra-
to de Dodici portandolo a i 5, con un con-
siglio di I 5o che costituì poi un 4-°Monte
appellato de' Riformatori. Piitornato nel
1369 a Siena ancora una volta Carlo IV,
e per sue esigenze indiscrete, nella rivo-
luzione insorta, la furia del popolo sba-
ragliò la sua cavalleria di 3ooo uomini
con combattimento di 7 ore, e l'impera-
tore corse pericolo di restarne vittima; as-
sediato nel palazzo Salimbeni, il cardinal
legato di Bologna s'interpose per la sua
partenza, e le gravi ingiurie patite furono
rimesse con molti denari, così essendo uso
quel principe a ristorare le sue vergogne.
Gli furono dati 5ooo fiorini e poi altri
I 5,000; con eflìcacia si adoperarono per
la salvezza di Carlo IV anche il vescovo
Azzolino e Malatesta LJngaro. I tumulti
cagionati nel territorio da' fuorusciti fu-
rono tolti con permetterne il ritorno, ed
entrare nelle magistrature, fuorché nella
signoria e nel consiglio generale. In que-
3G SI E
sto pacifico intervallo il comune in poco
lempo riciìperò le tene e castella del suo
dominio; di tanto in tanto non mancan-
do commozioni cittadine, e riforme go-
vernative che preparavano la morte della
repubblica. Queste frequenti innovazioni
rendevano più ardite le ricordate e altre
compagnie di masnadieri, cui spesso u-
nivansi i fuorusciti, per cui il comune piti
volte mediante gravose somme dovè del
loro appoggio farsi scudo pregiudizievole,
eliberare il contadodalsaccheggioedalie
vessazioni. Fra i ripetuti tumulti, uno dei
più fatali fu quello dell 384 contro il reg-
gimento de'Riformntori che furono esi-
liati, e con essi un grandissimo numero
d'artigiani, in tutti circa 4ooo popolani,
di cui appena un i 0.° ripatriò nella pace;
ondeMalavolli alla perdita di tanti artefici
attribuisce se non la i .', al certo la più es-
senziale decadenza dell' industrie mani-
fatturiere di Siena. Neh 384 «itornato il
magistralode'Riformatori, furono ridotti
aio col nome di Priori, indi nel 1 387 ac-
cresciuto d'altro individuo. Per la ribel-
lione di IMonte Pulciano, e la depredazio-
ne del territorio fatta dalle masnade in-
glesi d*Augut,altribuendosi alle mene dei
fiorentini, Siena fatalmente cercò appog-
gio a Gio. Galeazzo Visconti signore di
ftliltiiio, e ne derivi) fìerissima guerra spe-
cialmente in Val di Chiana neh 38g,acui
si aggiunse furiosa peste e lagiimevole ca-
restia, che indusse i fiorentini e i saoesi
a dare ascolto alle proposizioni di pace
del Papa Bonifacio IX; ma il popolo sa-
nese accecato per non conoscere le fine e
dolose arti del signor di Milano, pel suo
odio pe'fiorentini,a'quali avrebbe prefe-
rito il demonio, antepose alla pace la sog-
gezione milanese. Fu allora che Orlando
IMalavolti ealtri guelfi, vedendo la patria
soggiacere a certa schiavitù, si dierono in
accomandigia a'fiorenlini. La guerra de-
solatrice, la penuria e i contagi voltaro-
no gli animi ai ragionamenti paterni di
Bonifacio IX, calle premure del doge di
Genova,e segui la concordia nel 1 392, cod
SIE
l'espressa condizione che il Visconti non
dovesse intromettersi nelle cose politiche
di Toscana. Esso però non cessò dagl'in-
trighi, pose io sua balìa la repubblica di
Pisaj e nel 1396 con Siena strinse altra
alleanza. Siffatto procedere rinnovò l'ini-
micizia co' fiorentini, le prede e le scor-
reiiene'contadi rispetti vi, e fini colla pes-
sima deliberazione de'sanesi di sottomet»
tere la loro patria al Visconti aglii i di-
cembre I 399, indi col I .°del seguente gen-
naio il conte Guido di Modigliana come
luogotenente del duca di Milano venne
a governare Siena. Per sua buona ven-
tura, di Bologna, di Perugia e di altri do-
mi nii che avea recato in suo potere, Gio.
Galeazzo morì a'3 settembre 1402; ma i
sanesi aspettarono il 1 4o4 prima di licen-
ziare il luogotenente per tornare a reg-
gersi in libero comune,ed a'G aprile si pa-
cificarono co'fiorentini,cedendo loro IMon-
te Pulciano e ritenendo Lucignano. Per
tal guisa non soloSiena ricuperò la libertà,
ma in breve riprese le terre e castella ri-
bellate 0 tolte da'fiorentini. Intanto infu-
riava il gran Scisma (f ■) d'occidente so-
stenuto dall'antipapa Benedetto XIll, il
quale simulando di estinguerlo,con astu-
zia invitò per un abboccamento a Sa\'0'
na Papa Gregorio XII, che per tale ef-
fetto [)artì da Roma e giunse a Siena a'4
settembre 1 4^7 con 1 2 cardinali e la corte,
ricevuto con molta magnificenza d'onore
dulia signoria e da tutti gli ordini de'mae-
strati, e accompagnato fino al palazzodei
Squarcialupi in Postierla poi de'Pecci, a
taleelletto addobbato, e destinato per sua
abitazione. IS'ella solennità della Natività
della B. Vergine cantò in duomo ponti-
ficalmente la messa. A' 2 7 novembre vi
ricevè un ambasciatore del re di Francia
in compagnia d'un nunzio dell'antipapa,
i quali in concistoro richiesero il popolo
di Siena ad intromettersi per l'unione e
concordia della Chiesa. Li signori lo ri-
ferirono in un consiglio di 86 eletti citta-
dini, e perciò il Papa domandando ullref-
tanto furoDO scelti a proporne il modo G
SIE
cittadini. Dipoi Gregorio XII nel febbraio
i4o8,secouJo Veca, passo in Lucca (F.),
prima dicbiarando le ragioni per cui non
si portava più a Savona, bramando un
luogo più sicuro. Nel luglio Gregorio XII
acconipagnntoda Scardinali pai lì da Luc-
ca per Ancona, ma essendo slato avvisato
degli agualicbegli tendeva il cardinal Co-
scia legato di Bologna, si ritirò a' iq in
Siena, ricevuto cortesemente, e prese al-
loggio presso gli agostiniani. A'aS luglio
acconsenl'i di fare da padrino al figlio del
re di Polonia, ed a' 1 5 agosto nella tnag-
giorsolennilà della città cantò pontilical-
niente la messa con incredibile pompa.
In Siena non volle ricevere i cardinali Fi-
largo poi Alessandro V, e Panceiini che
in nome de'colleghi ritirati in Pisa pre-
tendevano invitarloalcoriciliocbesi pro-
ponevano celebrare. Gregorio XII invece
privò della legazione il cardinal Coscia,ed
a'28 settembre formò un processo contro
i cardinali ribelli ch'eransi recati a Pisa
per celebrare un concilio contro di lui. Di-
morando il Papa in Siena a'ig settem-
bre (e non in altre epoche come vuole Gi-
gli) creò cardinali Cini, Bonito, Barbadi-
go suo nipote, Bandinelli lucchese, Re-
pinglon, Craco"\v, B.ivo, Morosini, e il b.
Manzuoli di Pontremoli e vescovo di Fie-
sole. Dopo essersi trattenuto in Siena circa
3 mesi, nell'ottobre Gregorio Xll si por-
tò in Rii/iini [f.) da' suoi amici i Mala-
testa. Intanto l'ambizioso re di Sicilia La-
dislao a danno de'fiorenlini tentò di fare
un trattato co'sanesi, i quali in tempo da
essi avvisati delle regie lusinghe, prote-
starono non potere senza l'annuenza dei
fiorentini loro amici; mentre i ministri di
Ladislao tentavanodistornarela fermez-
za de'sanesij il re con numeroso esercito
era entrato nello stato fino a Buonconven-
to, ove ordinò che si corresse Uno alle por-
te di Siena esi facesse per via quanti mag-
giori danni e ruberie si potesse. A fron-
te de'saccheggi e arsioni, rabbiosamente
coiìimessc da' soldati, i sanesi non si ri-
mossero dal loro proposito, oudc il coui u-
SIE 37
ne di Firenze si mostrò gratissimo, perlai
conlegno avendo potuto salvare la sua li-
bertà, a cui attentava Ladislao nel coa-
cettodi voler dominare l'Italia tutta. Per
la rovina cagionata alle campagne dal re
senza poter espugnare una terra, beffan-
dolo i toscani lo proverbiarono : re g«a-
sta grano, ed i popoli si unirono per cac-
ciarlo da Toscana.
A* 26 giugno 1409 il concilio di Pisa
elesse Alessandro V, dopo aver deposto
l'antipapa e il legittimo Gregorio Xll,
perciò da s. Antonino e da altri chiamato
conciliabolo. Nel fine di tal mese in detta
città fu concluso un trattato col cardinal
Coscia legalo, i fiorentini, i sanesi e al-
tre comunità per difendci^si da Ladislao,
il quale poi nel gennaio i4' ' con buoni
palli si pacificò colle repubbliche di Sie-
na e Firenze, quando già il cardinal Co-
scia col nome di Giovanni XXIIl era suc-
ceduto ad Alessandro V in Bologna. Da
questa città volendo Giovanni XXIII re-
carsi in Roma e difenderla da Ladislao che
volevaocouparla, accompagnato da Luigi
II d'Angiò pretendente al regno di Sici-
lia, per Firenze passò in Siena, e giunse in
Roma aglir i o 12 aprile. Ad onta cheGio-
vanni XXI 11 riconoscesse poi Ladislao in
re diSicilia, questi nel i4i3si recòinRoma
coll'esercito e l'espugnò agli 8 giugno, co-
stringendo alla fuga Papa e cardinali. 11
Ferlone, Fiaggi de Potile fìci, dice che il
Papa da Viterbo si ritirò a Siena, e dopo
3 mesi fu ammesso in Firenze. Riferisce
Xovaes cheGio vanni XXI II ritornò in Sie-
na a'22 giugno, e mentre vi dimora va, tro-
vandosi in bisogno di denaro, die al co-
mune in vicariato Radicofani (f^-) con
annuo censo da pagarsi nella vigilia di s.
Pietro, che a suo tempo ancora soddisla-
ceva il comune anche per Camposervoli
pure della s. Sede, col tributo ridotto a
scudi 29 e bai. 4<J- Poscia il Papa tran-
sitò a Firenze. Leggo poi nel Pecci, che
Giovanni XXIIl con bolla spetlita da Ro-
ma a' 2 7 marzo I 4' i (non pare giusta tale
data, pcrquaulo dissi sull'ingresso del l'a-
38 S I E
j){i inRoma,cogli storici iomani)dirella ad
Antonio Casini vescovo di Siena e suo te
soliere, gli ordinò di trovar denari pe'bi-
sogni della s. Sede, dovendo p;igare le mi-
lizie per difesa della medesima, dandogli
facoltà d'obbligaree ipotecaregli stati del-
la chiesa romana. Aggiunge,che esiste al-
tra sua bolla de'i6 aprile 1 4 i 2, diretta al
medesimo vescovo, tesoriere e nunzio a-
pustolico, colla cpiale concede alla repub-
jjlica di Siena la terra e corte di Piadico-
fani con titolo di vicarialo enflleulico, ov-
vero feudo nobile e onorifico, col mero
e misto impero, col canone e responsioni
di censo in altra stipulazioneda stabilirsi;
onde il Casini convenne coreggenti della
lepubbli cai M di verse condizioni, fra le cjua-
li che egli come nunzio a detto nlFare su-
leuoen»ente costituito, con licenza del Pa-
pa imponeva una colletta a tutti i chie-
rici esenti e non esenti di (jualnn(|ue con-
dizione della città e stato di Siena, e in
tutte le terre raccomandate ecensualidi
detto comune, tianne i religiosi mendi-
canti; che la collctta ascenda a i3oo fio-
rini d'oro, la qual somma si debba con
vertireuel pagamento convenuto e dichia-
rato di 6000 fiorini d'oro alla camera a-
postolica, e che detti chierici abbiano la
medesima esenzione e franchigia dal co-
mune di Siena che già aveauo nel tem-
po dello studio generale, pel quale psiga-
vano 5oo annui fiorini d'oro, la qual fran-
chigia duri 3 anni. Dopo che Ladislao oc-
cupò Roma, si avanzò coll'esercito a Pe-
rugia come in atto di minacciare a'sanesi
e a'fiorentini nuova guerra. Allora que-
ste due repubbliche spedirono ambascia-
lori al re, e nel campo d'Asisi a'22 giù-
gnoi4i4 conclusero unu lega di Gannì
a difesa reciproca. Colla successiva morte
del re,leduerepubblicherestarono libere
da nuovi pericoli, e nel 1 4 • 6 rinnovarono
la lega del i4o8. Profittando Siena della
pace ingrandì il suo dominio, con nuovi
feudatari nobili. A troncare lo scisma si
celebrò il concilio di Coslanza,in cui Gre-
gorio XII virtuosamente rinunziò, Gio-
SIE
vanni XXIII venne deposto, e l'antipapa
Benedetto XIII sconumicalo , quindi fu
eletto Martino V che ridonò la pace alla
Chiesa e all'afflitta Italia. Di questo me-
morabile avvenimento riparlerò all'ar-
ticolo Sinodo. Nel viaggio che fece il Pa-
pa per recarsi in Roma, partendo da Fi-
renze a'g settembre 1420, senza entrare
in Siena pel timore dell'epidemia, fu al-
loggiato aCuna 7 miglia dalla cillà(ov'era
stato neh 386 ospitato Urbano VI quan-
do fu a Lucca), da Giacomo Pecci ricco
cavaliere sanese che gli prestò 2 5,ooo fio-
rini d'oro, colla rocca di Spoleto per si-
curezza. Essendosi ordinalo nella sessione
XLl V del concilio di Costanza a' 19 apri-
le 1 4 i H, che si dovesse celebrare un altro
concilio generale, si apri in Pavia a' 22
maggioo giugno 1 423; ma assalita da pe-
ricolosissima peste, per consenso di tutti
i prelati e de'Iegali pontificii fu risoluto
doversi trasferire a Siena, dov'era abbon-
danza di viveri, quiete e sanità. A questo
edetto mandarono i padri un tedesco dot-
tore in legge a riferire il loro desiderio,
il ({uale con somma allegrezza di tutta la
città fu dal magistrato e senato ricevuto
e approvalo. 11 mandato col decreto passò
a Roma da Martino V per ottenerne il
consenso, che non soloIodiè,ma promise
quanto prima di passare in Siena. Pei- am-
basciatori i sanesi tutto parteciparono ai
fiorenti ni, che in apparenza ollrirono qua-
lunque soccorso, ma mossi da invidia ce-
latamente o per procurare di condurre il
concilio nella loro città, fecero sapere ai
Papa che in Siena eravi peste e carestia.
1 sanesi avendo ciò penetrato fecero pub-
blica mostra di vettovaglie, e spedirono
a Martino V ambasciatori, che in nome
pubblico olTrirono la città pel concilio e
si purgarono dallecalunnie fiorentine. Ar-
rivati in Siena vescovi, abbati e altri pre-
lati in molto numero, a'2 1 di luglio si ce-
lebrò nel duomo solennemente la messa
dello Spirito santo, e per 3 giorui i padri
andarono con di vota processione per la
città; però il coucilio sembra che incomiu-
SIE
classe assai più tardi, e alcuni dicono a'2 2
agosto. Tanta fu la moltitudine de'fore-
stierijche di continuo giungevanoda tutte
le Provincie cristiane, che i cittadini tal-
volta dubitarono che bastasse la gran co-
pia de' viveri raccolti. Gli ambasciatori
tornati da Roma riferirono che il Papa
pureco'cardinali voleva intervenirvi, per
cui giubilanti i sauesi prepararono Tabi-
tazione pel Papa, pe' cardinali e per la
coite. La festa dell'Assunta fu celebrata
colla massima pompa, ma pel caldo ec-
cessivo essendovi afìiuenza di malattie, si
cominciò a dubitaredella venuta di Mar-
tino V. Non pertanto ogni giorno arriva-
vano arci vescovi, vescovi,aIjba(i,generaIi
delle religioni, ambasciatori de' principi
e altri signori, chierici e laici, e l'arcive-
scovo di Colonia reduce da Roma assicurò
che il Papa in setie(nbre ci sarebbe ve-
nuto. In queste liete speranze de'sauesi,
fra'pre>identi della provincia ci presiden-
ti pontifìcii fuseminata dinìdenza,che ca-
gionò dissensione e discordia, poiché Al-
fonso V re d'Aragona, nemico del Papa,
per non aver polnlo conseguire l'investi-
tura del regno di Sicilia, con arte voleva
sostenere l'indegno antipapa Beneiletto
XIII che vivea in Paniscola [f-), non
risparn)iando promesse e doni per guada-
gnarsi i pi incipali padri. Conosciute (jue-
ste trame da iMartino V, per evitare al-
tre calamità alla Chiesa, approvate le ce-
lebrate sessioni, pruilentementea'2G feb-
braio 1 424 sciolse il concilio, dicendo es-
sere troppo piccolo il numero de'prela-
ti per un concilio generale, pubblicando
nello slesso tempo altro concilio da te-
nersi a Bdsilea {f'.). Ciò dispiacque a'sa-
nesi e ne procurarono il seguito in diversi
modi. Nate nuove incidenze, per l'am-
biguità del vescovo di Parigi, Martino V
per troncare lediscordic e i semi d'un nuo-
vo scisma, a' iJt marzo confermò lo scio-
glimento, e minacciò scomunica al con-
cilio se non si fosse dismesso. A tal mo-
nitorio i sanesi ubbidienti, convennero coi
principali prelati acciò si tscgui>sc il \o-
SIE
39
lere del Papa, e rimossero le guardie che
aveano poste alle porte, lasciando libero
il passo, e cos^i partirono malcontenti i pre-
lati e molti vescovi. Tuttavia molti spa*
gnuoli e francesi, e alcuni italiani resta-
rono in Siena con disegno di seguitare il
conciliOj minacciando che vi avrebbero
portato Benedetto Xlll. Allora Martino
V inviò a' sanesi per ambasciatore Ma-
latesta signore diPesaroaccompagnato da
molti soldati, e più volteinconcistorodo-
mandò di levarsi la materia del concilio.
La signoria piegava a) volere pontificio,
ma il senato ripugnava, finché di propria
autorità fece levare tutto l'apparato con-
ciliare, e con dispiacere de'cittadini e fo-
restieri tutti partirono. Nelle sessioni te-
nute si fece un decreto contro le eresie
conda una te aCostanza, e contro tutti quel-
li che dassero aiuto ai wiclefisti e agli us-
siti. Con altro decreto si trattò della riu-
nione de'greci alla chiesa romana, e fu
rimessa a tempo più favorevole, come pu-
re fu rimessa al promulgato concilio di
Basilea la riforma del clero e della chiesa
nel suo capo e nelle sue membra, giusta
il progetto fatto nel concilio di Costanza.
Labbé, Condì, t. 12. Dopo la pace del
1 428 tra il duca di Milano, i veneziani e
i fiorentini, di questi ultimi entrò in dub-
bio il governo sanese.sì pel lorocontegno
che per gli avvisi del celebre Francesco
Sforza; di che fatti accorti i fiorentini che
assediavano Lucca, prima si lagnarono
che quel signore Guinigi avesse preso a
soldoAntonioPetruccisanese, poi doman-
darono aiuto come alleati, alla quale in»
chiesta risposero i reggitori di Siena, che
l'animo loro era rivolto alla difesa delle
cose proprie senza far ingiuria ad altri. Nel
143 I divenuto Papa Eugenio IV già ve-
scovo di Siena, ivi mandò il cardinal Al-
bergali per esortare i magistrati di man-
tenere il [)opolo in pace e stare amici dei
loro vicini. Scopertosi poi il Papa parti-
giano de'fiorentini, si stleguarono il duca
di Milano e i sanesi, e la pace si perde
allatto in Toscana e Loujbardia, e fin") con
4o SIE
rompersi guerra a' fiorentini. A dispetto
di questi ì' imperatore Sigismondo fu a
Siena nel luglio i432,per andare in Iloma
a ricevere la corona. Dopo varie vicende
guerresche Ira' fiorentini uniti alla lega
guelfa, e il duca di Milnno co'suoi alleati,
si venne a trattative di pace quando l'im-
peratore nel geimaio 1433 era tornato a
Siena : uno de'capiloli lasciò facoltà a'sa-
nesi di potere intervenire come alleati del
duca, a condizione di ricevere e di lesti-
tuirelecose reciprocamente perdute o ac-
(juistate, e clic i .-.uiesi, nel caso che per-
tiògli movessero guerra i fiorentini, non
dovessero cssereaiutati dal duca. Termi-
nati i pericoli esterni, ribollirono gl'in-
terni, esiliandosi gran parte de'cittadini
dell'ordine de'Dodici, nel timore che vo-
lessero tentare innovazioni. Eugenio IV
dopo aver celebrato il concilio diFuenze,
contro quello di Basilea divenuto conci-
liabolo, e pacificatosi colla repubblica di
Siena, vi si recòda Fiienze, donde partì
a'7010 marzo 1 443 accompagnalo da 24
cardinali, ricevuto con ogni onorificenza;
prendendo alloggio nel convento di s. A-
gostino, vi lestò per ben 6 mesi, visitato
da diversi principi e da molti andjascia-
lori,e fra'primi nominerò l'Orsini gene-
rale de'sanesi e signore di Piombi iio,a cui
donò la/iOJrtf/'oro(nel 144"^ dice INovaes),
il marchese di IMantova, il conte d'Urbi-
no. A' I o maggioessendovi mortoli b. car-
dinal Albergati nel detto convento, il Pa-
pa dopo averlo sovente visitalo nella sua
malattia, con raro esempio assistè a'suoi
funerali colla corte, dicendo farlo pel con-
cetto che avea della sua santità, e per sua
divozione volle la pietradidue libbre che
fu cavata dal suo cada vere, il rpiale fu tra-
sportato alla ceilosa di Firenze secondo
la disposizione del defunto. Qui Eugenio
IV a'26 giugno fece un trattato di con-
cordia e di lega con Alfonso V da lui rico-
Bosciulo re di Sicilia, per cui da Siena gli
spedì labollad'investitura,eil duca diMi-
lano Filippo M." Visconti. A'6 sellerabre
andò al convento di s. Leonardo, che po-
SIE
sto in mezzo ad una folla e oscura selva
di lecci e sovrastante un lago poi prosciu-
gato, fu detto di Leccelo della Selva del
Lago, e con due bolle il Papa concesse
molli privilegi a tulio l'ordine agostinia-
no : questo essendo diviso in diverse con-
gregazioni, la più antica fu quella di Lec-
celo quasi 5 miglia da Siena,f(jndala verso
il 1 386 dal p.ToIomeodaVenezia,il tjuale
eletto generale dell'ordine e volendo ri-
stabilirvi la regolare osservanza, scelse a
tal fine l'antico convento di Leccelo, e vi
elesse un vicario generale che lo gover-
nasse cogli altri, che unitisi a questo for-
marono una congregazione, la quale nel
secolo passatosi componeva di 12 conven-
ti; quindi questo grandioso di s. Leonar-
do fu soppresso nel 1810, ed il suo locale
venne assegnato al seminario vescovile di
Siena, per uso di villa, e per di lui conto
vi furono eseguiti vari ristauri. I religiosi
agostiniani vi fiorirono in gran numero
per dottrina e santità di vita, e vi riceve-
rono ancora i Papi Gregorio XII zio di
Eugenio IV, nonché Martino V, e Pio
li con 6 cardinali. A ripararlo dalie in-
cursioni de'fuoruscili, e dalle compagnie
di n)asnade, lo circondarono di mura, di
torri e l'altre fortificazioni. Nel distretto
(li Siena e diocesi di Grosseto, fu pur ce-
lebre il con vento de' G </g//e//;j/Vt ( ^.). Eu-
genio IV parf] da Siena nello stesso me-
se, ed a' 28 riloinò in Roma. Neli45i
arrivarono nella città {)er diverso cam-
n)ino l'imperatore Federico III, ed Eleo-
nora di Portogallo destinala sua sposa ,
la cpiale a'aS o 24 febbraio accompagna-
ta da Enea Silvio Piccolomini vescovo di
Siena che ne avea concluso il matrimo-
nio, da molle matrone e da un drappello
di donzelle, fu incontrata da Federico III
all'antiporto di Porta Caroullia con no-
jiilee numeroso corteggio, laonde per me-
moria ivi in una colonna ne fu posta mar-
morea iscrizione. Di là in mezzoalla plau-
denle popolazione, l'atigusla coppia lece
solenMÌssin>a entrata nella città, da dove i
reggitori seguendo l'esoinpio del pratica -
SIE
to con Sigismondo (forse per evitare la
rinnovazione del serio tranibuslo incon-
trato da suo padre Carlo IV), avcnnocon-
finalo in ptecedenza lungi da Siena tutte
le persone atte a portar l'armi dell'ordine
de'gentiluouiini e di quello de'Dodici. Il
\escovo Piccoloniini congiinise in matri-
monio Eleonora con Federico III, il qua-
le in Siena prestò il giuramento di fedeltà
al Papa Nicolò V, secondo il costume de-
gl'imperatori prima del loro ingresso nello
slaloecclesiaslico,e ricordatogli dal Pa[ta a
niezzo de'due cardinali legati elicgli man-
dò in Firenze per accompagnarlo in llo-
nia. Sebbene i sanesi aveano promesso ai
fiorentini di non far lega con Alfonso V,
scoppiata tra loro la guerra , il coniune
dovè somministrare i viveri e permettere
il passaggio pel territorio all'esercito re-
gio neli4'J2- Tutta volta Siena neh 453
si collegò col re, ma nel 1434 ficcetlò la
pace o tregua di Lodi, ad onta di sue ri-
mosli'oiize, cessò d'offendere i fiorentini,
e intimò al duca di Calabria figlio del re,
che se continuava a slare nel territorio del-
la repubblica non dasse molestia a quello
de'lìnrentini. Conquesti nel 14^17 si fece
lega difensiva conlroJacopoPicciniuo, die
fattosi capo di masnade e vago di prede
mosse guerra a'sanesi; dopo essere riu-
sciti inutili i maneggi e tentativi di ribel-
lione procurali contro la patria da An-
tonio l'etrucci e da Ghino Bellanli, po-
tenti sanesi che volevano ridurla al do-
minio d'Alfonso VjPelrucci fu dichiaralo
ribelle e traditore della pallia, confiscati
i beni e diroccala la sua fortezza di Pe-
rignano: ad altri congiurali fu troncalo
il capo, altri fuiono confinati, altri mu-
tilati. In conseguenza di ciò furono rin-
novati i bossoli degli uflizi, riempiendoli
de'nomi di nomini desiderosi della «piie-
te cdella conservazione dell.i libertà e del-
lo slato. Siena nel 1 4^<^ fo rallegrala dal-
l'elevazione al pontificato del suo concit-
tadino e già vescovo Piccolouiinichepre-.e
il nome di Pio il, e per segno d'esultan-
za riabilitò ad essere del supremo ma^^i-
SIE 4f
strato le famigliePiccolominieTedeschini,
nella quale era entrata la sorella del Pa-
pa. Le due famiglie già ascritte all'ordi-
ne de'genliluomiiii e come tali espulse da
Siena, il padre di Pio 11 erasi stabilito in
una sua possessione di Corsignano che da
Pio II fu chiamata Pieiizn[f^.)e fatta se-
de vescovile. Uno de'maggiori desideri!
del Papa essendo quello di riabilitare al
diritto delle magistrature tutto l'ordine
de'gentiluomini,ed il comune riflettendo
che i nobili, naturalmente superbi, non a-
vrebbero potuto mantenere le (jualità ci-
vili in comune cogli altri cittadini a be-
nefìzio dell'universale, abilitò l'ordinedei
gentiluomini al magistrato con alcune re-
stiizioni, benefizio die loro cessò col la mor-
te ilei Papa. Forse per l'ottenuto da Pio
11, fece dire inesattamenleal Platina nella
sua / ila, che sedate le dissensioni in Sie-
na ricostituì la repubblica in potere dei
nobili. Avendo Pio II volto tutta l'Italia
al lodevole progetto di riparare alla cie-
scenle potenza de'turchi, convocò il con-
gresso di Alanlova (F.) , a' 11 gennaio
1439 parfi da Roma per presiederlo, ed
in Corsignano celebrò la festa della cat-
tedra di s. Pietro in Antiochia; indi passò
in Siena a'240 25 ftrbbraio, ricevuto con
somme dimostrazioni di letizia, l'eresse
in arcivescovato, e nella IV domenica di
quaresima con solenne omelia bened'i nel
duomo la Rosa d'oio (/'.) e la donò al
senato sanese, e formalmente fu portala
al palazzo pubblico dai cardinali. I n Siena
Pio il ricevè gli ambasciatori dell'impe-
latore, e di altri 7 mon-irchi e |)rincipi,
ed a'2 3 aprile parli per Firenze. Nel con-
giesso di Mantova i sanesi e i fiorentini
pure promisero i loro soccorsi per la sa-
gra guerra, e nel ritorno Pio li nel de-
clinar di gennaio I 4^0 rientrò in Siena,
dove a'?, febbraio beiiedi edi>lribn"i nella
metropolitana lecanilelealsenaloe clero,
e vi si tralleniie lino a' 1 o settembre per
premiere i l)agiii di ÌNIiceieto e di Peti io-
Io, dii'cpiali si restituì a Siena. Ivi accol-
se gli ainbasciulori che iiuti erano giunti
4^ S I E
in tempo mI congresso di Mantova, ed a'5
marzo fece lai/ promozione de'segiienti
caidinali: Angelo Capranica, BernardoE-
ruli, Nicolò Fortiguerri parentedella ma-
dre, Brocardo Veisbriach che riservò in
petto, Alessandro Oliva, e il nipote Fran-
cesco Todeschini i ."arcivescovo della co-
mune patria, poi Pio HI. Inlìotna il Papa
canonizzò s. Caterina da Siena, indi per
la peste ne parù nel 1462, e fu anche a
Corsignano ed in Siena ; vi ritornò nel
i4(^4 P*-''" prendervi i bagni di Petriolo,
e trovandosi in Siena a'6 maggio con so-
lennissima pompa donò alla signoria, che
lo collocò nella cattedrale, il braccio de-
stro di s. Gio. Battista, ricevuto in dono
dal fratello di Costantino XII Paleologo
ul timo ini pera toregreco,al quale il comu-
ne di Siena die in quest'occasione 10,000
fiorini d'oro di camera. Inoltre il comu-
ne ospitò nel palazzo de'Diavoli fuori di
porta Cainidlia la vedova dell'imperato-
re ucciso da'turchi nella presa di Costan-
tinopoli, e vi fu scolpito P<t/^^'»wj Tur-
carum. Dopo la morte di Pio II (nel par-
lare della seiie de' vescovi e arcivescovi
di Siena, dicendo delle bolle da lui ema-
nate in Siena, si può apprendere l'epo-
che in cui vi dimorò), in Roma fu mos-
sa persecuzione a'suoi famigliari, e gene-
ralmente al nome sanese : al dire di Gi-
gli,i sanesi non corrisposero proporziona-
tamente a' benefizi di Pio II, tuttavia so-
leva ripetere: Senensibiiseliam inviiis be-
ìufacìendtim. Altre notizie di lui e del
Papa nipote, eriguardantieziandio la pa-
tria e la Piccoloinini famiglia , in questo
articolo e nelle loro biogralìe le riportai.
Stette Siena per qualche anno quieta
dalle sedizioni interne e dalle guerre e-
sterne; ma accaduta inFirenzela congiura
de'Pazzi contro la potente {i\a\\2)\al\lt(lici
(/'.). SislolV(nella cui biografia difesi dal-
la taccia di complicità) per guerreggiare i
fiorentini fece lega col re di Napoli, e coi
sanesi e genovesi, il che ridusse i fiorenti-
ni in critica posizione, e ad implorare pie-
tà dal re, e alla pace e lega del 14^0 ra-
SIE
tificate da Siena. Terminate le turbolen-
ze di fuori, si ridestarono quelle di dea-
tro di riforma e io favore de'ribelli e fuo-
rusciti della congiura Petrucci,i quali con
armati eziandio del duca di Calabria en-
trati in palazzo foimarono una nuova si-
gnoria e un consiglio del popolo a scelta
de'rivoltosi. Sotto questo reggimento po-
litico avvennero in Siena dentro breve
periodo numerose alterazioni governuti-
ve e cittadine saii"uinose rivolte che su-
o
rebbe noioso ripetere, descritteda Mala-
volti, che asserisce aver perciò molti cit-
tadini cercato tranquillità e sicurezza fuo-
ri della patria , tiranneggiata principal-
mente dal ritornato Pandolfo Petrucci il
yii^^«//«co,comegran politico e uomo di
stato, e sostenitore della parte popolare.
Nel declinar deli 494 passò pel territo-
rio Carlo Vili re di Francia per la con-
quista del regno di Napoli, onde si richia-
marono i fuorusciti e nuove cotnnjozioni
ebbero luogo, fomentale segretamente da
Pandolfoorganoeparteprincipaledelgo-
verno, il quale pe 'dispareri col suocero
Nicolò Borghesi lo fece ammazzare a' 19
luglio I 5oo. Tolto questo ardilo emulo
che nealtraversavai disegni, l'astuto Pan-
dolfo seppe confermarsi ogni di più nella
sua tirannide. Mentre Cesare Borgia figlio
d'AlessandroVI,celebreper perfìdia e am-
bizione, andava usurpandogli stali altrui,
per impossessarsi del sanese meditò l'uc-
cisione di Pandolfo, il quale a premunir-
si dalle masnade di sì potente nemico che
invadeva le Marche, la Boniagna e la To-
scana, condusse al servizio di Siena il ca-
pitano Gio. Paolo Baglioni di Perugia,
collegando insieme le due città. Quindi poi
maneggi politici di Pandolfo, il governo
sanese fece lega con Borgia, aiutò con de-
nari i pisani assediati da'llorentini, e for-
nì soldati e altri soccorsi agli aretini ri-
bellatisi a Firenze, peroni Pandolfo fu tac-
ciato di promotore delle municipali tur-
bolenze di Toscana. Avanzandosi Borgia
con inmiensi danni a Siena, e ponendo in
pericolo la città e Pandolfo the vi domi-
SIE
nava, a sua istanza dovè co'suoi allenta-
nni'sene nel genna io i 5o2 e licenziar Ba-
gliuni. Con sicnul;izioiie, di ciò Borgia si
congratulò con Siena uscita di scliiavilù,
l'invitò a dichiarar Pandolfo e i suoi a-
derenti peipetui fuoruscili, e le ofi'rì il suo
appoggio. Mentre Alessandro VI collesue
miliziedi persona tulseagliAppianiPiom-
Lino, ivi chiamò Pandolfo perdar Siena
al figlio e a lui Fionihiiio, ma il sagace
Pandolfo con pretesti d'infermila non a-
vendo ubbidito, Borgia venne alla narra-
ta determinazione. Il Papa fu a I\Iassa ai
5 marzo e vi si iraUenne per alcuni gior-
ni, trattato a spese de'sanesi. Intanto Sie-
na era governata dagli amici di Pandol-
fo, che a'^c) marzoi5o3e per la [)rote-
zione (Il Luigi XII re di Francia con pub-
blico decreto fu richiiimato, e ritornan-
do al potere continuò a esercitarlo con
senno e rallinala arte, dimostrandosi ge-
neroso, benefico cogli artisti, amico de'Iet-
terati, e serbando al popolo un'ombra del-
l'antica sua libertà. iXeiragostocolia mor-
te d'Alessandro VI la repubblica sanese
respirò, e Pandolfo potè dominarla con
pili sicurezza; e si narra che il successore
Pio III Piccolomini.già pastore di Siena,
ebbe soli 26 giorni di pontificato, pel ve-
leno posto in una sua piaga per commis-
sione di Pandolfo e a suggestione ilei suo
consigliere e segretario Antonio di Vena-
fro, perchè il Papa guardava con occhio
bieco l'usurpazione del tiranno, le mac-
chine e la malizia d'Antonio. Dipoi Pan-
dolfodiè nuova forma a'tribnnali econva-
lidò maggiormente il suo dominio ([uan-
do nel 1 jo5 a nome della repubblica fece
lega con Giulio li, prorogando quella già
fatta co'fiorentini, i due più potenti e te-
mibili vicini dellostatosanese.Sotto ildo-
niinioili Pandolfo la lepubblica acrpiistò
in affitto perpetuo i dotninii che l'abba-
zia delle Tre /'O/J^rt/ic possedeva nell'Or-
belellano ; e Pandoliu con questi e altri
acquisii favoriva i suoi aderenti [)er te-
nerli vicppiìi obbligati n manteneilo in
seggio. INel i5uc) appena caduta l'i^j in
SIE 43
mono (le'florentini,que»ti inviarono aSie-
na il famoso Nicolò Macchiavelli segre-
tario del loro gonfaloniere perpetuo Pier
Soderini, per disdire la tregua tra le due
repubbliche e riavere Monte Pulciano.
S' interpose Giulio 11, nel dubbio che i
francesi amici de'fiorentini non penetras-
sero in Toscana, e nel i5i 1 fu stabilita
la lega fra le due comuni, restituendo i
sanesi Monte Pulciano, sebbene fossero
collegati con Ferdinando \ redi Spagna.
Si oppose Pandolfo a romper guerra ai
fiorentini, inimicati col Papa pelconcilia-
bolo che permettevano a Pisa (/^), con
che restò in pace Toscana, e la sua morte
accaduta a'2 t maggioi 5 1 2 non alterò il
governo sanese retto dal magistrato di Ba-
lìa,essendostalo rim[)i:izzatoal padieDor-
ghese Petrucci suo figlio maggiore. Una
delle ultime operazioni politiche di Giu-
lio II, come narra Reposali, Della zecca
di Gubbio t. 2, p. 44» ^^ quella di aver
segretamente comprato dall'imperatore
Massimiliano I per 80,000 ducati d oro
i diritti sovrani sulla città di Siena, con
la mira di darla al nipote Francesco M.^
I della Rovere duca d'Urbino; ma il Pa-
pa dopo alcuni giorni morì, .-appena i sa-
nesi ciòseppero s'inasprirono per avergià
dato all'imperatore grosse somme, e ri-
messo in Firenze i figli dell'esiliato Pie-
tro de .Medici, caccianiloneSoderini. Leo-
ne X Medici che nel i 5 1 3 salì al papato,
sebbenesi dichiarò proteltoredella repub-
blica sanese, pure i suoi reggitori non fu-
rono lasciati tranquilli dalle trame de'fuo-
riisciti.E perchè Borghese Petrucci, suc-
cessore della grandezza e non della pru-
dente politica del padre, non mostrava
gran perizia nell'arte di governare, il Pa-
pa volle giovarsi del di lui cugino e suo
antico amico w^.^ Ralfaele Petrucci ca-
stellano di Castel s. Angelo e vescovo di
Grosseto, per inviarlo nel marzoi 5i 5 a
Siena con buon numero di fanti e cavalli
sotto il comando di Vitelli, lusingati am-
bedue da'fuorusciti e da molti sanesi ne-
mici di Borghese, i quali prometlevano a
44 s I E
Leone X che il prelato sarebbe slato ben
accolto da tutta la città per capo del go-
\ernoin luogo del cugino. Uno de'piiini
passi diretti a ottener l'intento fu quello
di far partire da Siena il fido e accolto
consiglierede'Petrucci Antonio da Vena-
iVo pei' staccarlo daBorghese; il cpialesen-
tendo avvicinarsi suo cugino, abbando-
nando lutto partì agli 8 marzo per Napoli
col fratello minore Fabio. Non era appe-
na a' I 2 marzo entrato in Siena il prelato,
che convocato il consiglio generale, creò
una nuova Balìa di 90 individui, 3o per
Monte, da durare 3 anni colla medesima
autorità dellaBalìa passata; quindi fu con-
lìnatoedichiaratoribellcBorghesecolfra*
telloFabio,e rinnovata la lega Ira laChie-
sa e la repubblica sanese , includendovi
Lorenzo de Medici nipote del Papa, che
questi tosto fece duca d'Urbino, spoglian-
done Francesco M.' I. Che se tanta feli-
cità fu in gran parte frenata dalla morte
di Giuliano fratello di Leone X, essa però
non impedì il progetto del Papa di fareu-
110 sialo al nipote Lorenzo, che per poco
godè. Alle biografie di Leone Xy ede'car-
dinali Alfonso e Ralfaele Petriicci, narrai
che Giulio li creò cardinale Alfonso figlio
di Pandolfoed'Aurelia Borghese, e Leo-
ne XRa(lliele,col mezzo del quale avendo
tolto il dominio diSiena al fratello del car-
dinal Alfonso, questi a faccia scoperta per
vendetta cospirò alla vita del Papa, e non
essendogli riuscito tenlò avvelenarlo pel
chinu'go Ballista già del iiatello Borghe-
se e che allora medicava a Leone X una
fìstola. Scoperta la tremenda congiura, il
cardinal Alfonso fu decapitato, e squar-
tati Battista e Nini segretario d' Alfonso,
oltre la severa punizione d'altri 4 ♦^''"'di-
na li consapevoli della congiura, nel la qua-
le avea preso parte l'irato Francesco M.""
I, anch' e.sso spogliato de' suoi stali. Al-
lo sdegno del Roveresco si congiunsero i
malcontenti Matatesta, Baglioni e i fio-
rentini; lutto restò assopito dalla morte
del duca Lorenzo, edal ricuperoclieFran-
tcsco M.' I lece dc'suoi doiuinii colle pio-
SIE
prie armi, contribuendo perchè Baglioni
riprendesse Perugia. Di più il duca d'Ur-
bino mosse le armi verso Siena che segui-
tava a dipendere dai Medici,accompagna-
to da mw.r Lattanzio Petrucci che Leone
X avea privato del vescovato di Soana, e
già taglieggiava il contado quando morì
Leone X e gli successe Adriano VI, e qua-
si contemporaneamente inBibbiano ter-
minò di vi vere il cardinal Raffaele Petruc-
ci, oltraggiato nel cadavere pel suo altie-
ro governo. In tale circostanza il cardinal
Giulio de Medici cugino di Leone X e poi
Clemente V 1 1 .accordatosi co'fìorentini al-
lora a lui ligi, fece avvicinare a Siena mol-
te truppe, e la liberò dal grave pericolo di
esser preda del duca, che poi fu pacifica-
to. In questo tempo si ridestarono le .san-
guinose garesul primato d'Italia tra l'im-
peratore e Francia, nelle persone del pos-
sente Carlo V e nel suo degno competi-
toreilre Francesco I, ed a' 18 novembre
i52 3 fu eletto Clemente VII. Parendo a
questi difficile mutar coU'armi lo stato sa-
nesCj sul quale avea preso molta autori-
tà Francesco Petrucci nipote del cardinal
Alfonso, egli ricorso all'industria col chia-
mare a Roma Francesco, e trattenendolo
con buone parole, gli sostituì a'26 dicem-
bre nel magistrato di Babà quel Fabio an-
dato a Napoli e figlio minore di Paudol-
fo, ma senza i di lui talenti e acume, on-
de presto dovè rifuggire dalla patria per
opera di quelli dell'ordine de' Nove che
l'a veano richiamalo. La sua partenza sem-
brò a'sanesi un ritorno a libertà, ma cad-
dero in un male peggiore con aderire al-
l'accorto Clemente VII, il quale profittò
del passaggio per Siena de'francesi per far
cambiare il governo, con nuovo e unico
IMonle de'uobili e reggenti e con altra Ba-
lìa nel gennaio i 5^5, che poi fu ristretta
in 16 cittadini per soddisfare il Papa. Per
la gian battaglia di P(^ri'ja(/^'.) e prigio-
nia di Francesco I, tutti i governi d'Ita-
lia divennero servi del vincitore Carlo V
imperatore e re di Spagna, dal quale bi-
sognò che si redimessero u forza di deua-
SIE
ro. Ma i popolani prendendo animo con-
tro il governolorodalodaCleniente VIF,
fieramente insorsero , trucidarono Ales-
sandro Bichi che primeggiavajC riforma-
rono la città a regime popolare nemico
del Papa e piuttosto aderente all'impera-
tore che lasciò fare. Irritato Clemente VII
mandòle sue milizie unite alle fiorentine
per sottomettere Siena, e mosse l'ammi-
raglio Andrea Doria ad assalire con arma-
ta navale i porti della Maremma: resero
fallaci gli sforzi pontificii qirelli de'sanesi
infiammati da fervido amor patrio, e dal
caidinal arcivescovo Piccolomini a ricor-
rere air aiuto della B. ^'ergine antica e
particolare protettrice di Siena ; e tulli
prendendo le armi con breve e sangui-
nosa battaglia fugarono il nemico, che la-
sciò il bagaglio e le artiglierie, non senza
prodigio tlivino. Ciò accadde nell' aprile
j 527, epassando pocodopo nel territorio
l'esercito imperiale di Borbone che mar-
ciavaall'assediodi Roma[F .), isanesi lar-
gamente lo presentaronodi viveri e di ar-
mi: Roma fu presa a'5 maggio e orribil-
mente saccheggiata, rifugiandosi il Papa
in Castel s. Angelo ove fu assediato. Que-
stoslraordinarioavveoimentoavviri i fuo-
rusciti sanesi, e incoraggi i fiorentini ei
nemici de'Medici che tumultuariamente
dierono il bando a quella famiglia. Paci-
ficato Clemente VII con Carlo V, una del-
le prime condizioni volute dal Papa fu Fi-
renze per la sua famiglia, ed in Bologna
lo coronò neli53o, a'quali sovrani la re-
pubblica sanese mandò 3 oratori con mol-
to decoro. Imperocché, a facilitare l'espu-
gna/ione di Firenze, erasi trattatocelebra-
rc la solennissima e duplice coronazione
in Sienaj ovvero quivi celebrare il con-
gresso e in Roma la ceremonia; trattato
che in favore di Bologna ruppe Carlo V
per essere sollecttamenle chiamato iuGer-
n)ania,e il riflesso dell'iracondia dc'roma-
ni indispettiti dai sofferti immensi mali.
In favore di Siena propendeva il Papa
e i suoi ministri. Le milizie pontificie e
imperiali assalirono Firenze, ed i sanesi
SIE
45
senza considerare che la loro sorte era col-
legata colla sua, agli assedianti sommini-
strarono vi veri e artiglierie. Dopo i I mesi
d'assedio, dopo tanti stenti patiti,Firenze
a' IO agosto i liSo fu costretta a capito-
lazione, perde per sempre la sua libertà,
e s'ebbe ai. "duca Alessandro figlio o ni-
pote di Clemente VII, mentre l'imperato-
re volle assumere la prolezione di Siena.
J^eitanlo a'sanesi ordinò Carlo V di ri-
chiamare i fuoruscili, e di ricevere parte
dell'esercito nel loro dominio, che è quan-
to dire soggiacquero al governo assoluto,
rimanendo solto l'influenza imperiale del
rappresentante d. Lopez di Soria, cheen-
Irò in Siena con 4oo spagnuoli e i fuoru-
sciti dell'ordinede'JVove. Pernuovecom-
mozioni essendo stali espulsi, nel i53r
Carlo V espressamente ne comandò la
riammissione, con gravi rimproveri al po-
polosanese. Nel i 533 recandosi Cleuìente
VII in Marsiglia per sposare Caterina de
Medici sua nipote col figlio di Francesco
I poi Francesco II, passò pel dominio sa-
nese,ed a' 1 5seltembre pervenne aMonle
Pulciano, ove trovò il duca nipotees'im-
barcòa L'n'orno.^e\ ritorno, a'5 dicem-
bre fu a Siena ricevuto con gran festa, e
nel dì seguente partì per Buonconvento.
II successore Paolo III nel i 538 ottenne
d i riunire Carlo VeFrancescoI per un ab-
boccamento in Nizza, ed egli per pacifi-
carli vi si recò, passando per Siena a'2 a-
prile; desinò alla certosa di Ponlignano,
e si trattenne alquanto alla deliziosa villa
delle Volte de'Chigi, come racconta il Gi-
gli. Si può vedere litinerario del viaggio
di Martinelli, presso il Gallico, De iti/w-
ribns Rom. Ponlif. p. 182, se realmente
il Papa da Monte Pulciano andò a Siena.
Avendo Callo V neh 54' pregato Paolo
III di recarsi a Lucca, agli 8 setlembie vi
giunse accompagnalo da i G cardinali, ■.>.(,
prelati, ambasciatori e cavalieri; nel tra-
versare il territorio sanese, il Papa si Icr-
mò in Cuna di \ al d'Arhia. Ritornando
Siena alle inlestinediscordie, nel 1 53o a-
vea ricorso alle armi per abbassar la ^i au-
46
SIE
(lezza della nimiglia Salvi favorita dal du-
ca d'Amalfi generale di Carlo V, ma vi ri-
parò il duca co'siioi spaglinoli; laonde nel
I 54' CarloV mandò un legalo a Siena per
rifòi'mare il governo in favore dell'ordine
de'Nove, ciò che sembrando a'sanesi trop-
pa la loro autorità, cercarono di mettere
in sospetto il capitano di giustizia che vi
era per l'imperatore, e così richiamato il
Soria nel I 543 gli fu sostituito d. Giovan-
ni de Luna. Carlo V dopo aver assegna-
to un nuovo capitano, pur di lui si prese
sospetto come favorevole all'ordine de'No-
ve, e con libellione del i 54') il popolo ri-
formò il reggimento governativo, licen-
ziando la guardia spagnuola, che poi ri-
tornò tuttoché la città si reggesse a tumul-
tuaria repubblica. II perchè d. Diego de
Mendoza ambasciatore in Roma di Carlo
V, a questi insinuò pel bene e sicurezza di
Siena di fabbricarvi la fortezza, e che per
assicurare il suo dominio in Italia sareb-
be stalo utile dichiarare signore di Siena
Filippo II suo figlio, acciocché impadro-
nitosi di quello slato tenesse a freno il Pa-
pa e il duca di Firenze; ritenendo che la
fortezza in Siena riuscirebbe come un cep-
po sul collo a'due principi, e un freno al-
l'indomabilepopolosanese.Neli 548rim-
peralorescrissealla repubblica esorlando
il popolo alla quiete, e di fare quanto per
sua commissione gli veniva comandalo da
d. Diego, il quale a suo modo organizzò
la repubblica, restituendo parte del pote-
re a'Nove, e rifece la Balìa de'Quaranta.
Di più, dopo aver introdotto nella città
in più volle parecchie centinaia di spa-
gnuoli, per assicurarsi dell'ubbidienza del
popolo lo disarmò, ad eccezione di poche
artiglieriedel palazzo;indi presso l'attuai
Lizza co' materiali delle torri dimidiate,
ad onta delle rimostranze e preghiere dei
sanesi,iimalzòla cittadella, onde il popolo
sbigottito e malcoutento,con solenne pro-
cessione portaronole chiavi della città al-
la B. Vergine, e fu motteggialo da d. Die-
go. Ma recatosi questi in K.oma, levossi
il popolo a rumore, e il presidio domau-
SIE
dò aiuto a Cosimo I duca di Firenze, ii
quale a'4ottobrei 552 vi mandò 5oo fan-
ti,ma nella zullà co'sanesi ebbero la peggio
in un agli spagnuo!i,onde il duca ritirò i
suoi,e gli spagnuoli per convenzione usci-
rono dalla città. Allora l'ambasciatore dì
Francia presso Giulio III, per avere isa-
nesi invocato l'aiuto francese, si recò in
Siena,a nomedel reEnrico II si fececoQ-
segnare la fortezza e poi la donò alla si-
gnoria con arbitrio di abbatterla come su-
bito eseguì; ma l'accadulodecise CarloV
a distruggere la repubblica sanese. Cosi-
mo I per gelosia di stato inviò a'confini
3ooo uomini, perchè il redi Francia ol-
tre il tenervi il capitano Vecchiano eoa
5oo fanti, avea mandato in Siena mg.'^di
Termes per governatore, lasciando a'sa-
nesi liberamente governare i pubblici af-
fari; e ben presto Siena fu piena di sol-
dati, artiglierie e vettovaglie de'francesi.
Appena Carlo V potè sbrigarsi delleguer-
recheavea in Germania e nelle Fiandie,
sul fine dell 552 inviò a d. Pietro di To-
ledosMO viceré a Napoli e suocero di Co-
simo I, l'ordine di apparecchiare un eser-
cito opportuno per assalire lo stalo di Sie-
na. Il redi Francia mandò a Siena persuo
luogotenente il cardinal Ippolito d'Este,
che offrì ogni aiuto per difesa e conserva-
zione della loro libertà; ed il Papa Giulio
III sentendo che l'esercito imperiale do-
vea passare i confini dello stato pontifi-
cio, per evitare a Roma un 1° i52'j, po-
se 8000 uomini alla loro difesa, e spedì
a Siena per pacificare gli animi il cardi-
nale Mignanelli legato a latere, il quale
d'ordinedelPapa vi richiamò l'arcivesco-
vo Bandini fratello di Mario che era ca-
po della fazione popolare, ed egli seguen-
do le sue parti die origine a molte sedi-
zioni e forse alla rovina della repubbli-
ca, secondochè opitia Pecci. Ma dipoi fe-
ce non pochi sforzi imparziali pel bene
pubblico, e caduta la repubblica ne partì
per Roma. Cosimo I mostrandosi neu-
trale, sebbene propenso per Carlo V on-
de trarne vantaggio, si fortificò e si prov-
S I E S I E 47
vide di molto denaro. Fiallanlo il vice- scana suo allealo; ma non riuscendosi ad
rè giunse a Livorno con 2000 fanli spa- espugnare nèMonfalcino,iièSiena,fusta-
guuoli, 4oo lancie e 1000 cavalleggieii hililo aumentar l'esercito , e di aflldare
napoletani, mentre il figlio d. Garzia ar- l'impresa al generalissimo Giangiacomo
rivava con molta cavalleria e 8000 pe- de Medici marchese di Mariguano, uno
doni sotto Cortona; e morto poco dopo de'|)iìi abili capitani italiani, fratello del
il viceré in Firenze, l'imperatore destinò cardinal de IMedici, poi Pio IN', creduto
d. Garzia generalissimo della guerra, as- derivato da un ramo della famiglia de.Me-
sistitodal valenlecapitanoAlessandio Vi- dici uscita di Firenze e stabilitasi in Mi-
telli. Giulio II! per tutti rpiesli vicini mo- lano, e dal duca pieso perciò al suosol-
ti di guerra tra gli spagnuoli e francesi, do. li marchese tenlòdi prendere per sor-
nel gennaio i 553 passò in Viterbo per presa Siena, ma trovò pronti alla difesa
sedare tali discordie, e non riuscendovi enei'gica gli abitanti e il (ìorenlinn l*ie«
tornò a Pioma,ove pensò a soccoi rereCo- Irò Strozzi generale di Francia e nemico
sinio 1 contro i sanesi,a'quali non era af- di Cosimo 1, onde sfogò la sua rabbia su-
fezionato sebbene figlio d' una Saracini gli abitanti delle Masse e sui prigionieri
sanese. La 1 .Merra presa dagl'imperiali crudchnenle. rs'ellacittù e nelconlado au-
fu Asinaiunga, poi Lucign;ino, edallora elicgli ecclesiastici ed i contadini maravi-
Cosimo I con pre>idiarlo si mostrò nemi- gliosamente alFrontavano qualunque pe-
code'fraocesi ede'sanesi; indi pressoMon- ricolo per difenderla patria. Veilendo il
tefellunico, Pienza, Monlicliiello, mentre marchese impossibile la presa diSiena col-
da altre parti 4ooo tedeschi penetrava- le armi e i ripetuti assalti, volle alTamar-
no nellalMaremma sanese, 5oo spagnuo- la perchè Cosimo 1 ad ogni rnoilo vole-
li occuparono Orbetello,e4oo sbarcava- va impadronirsene col suo stato, a costo
no a Piombino. Per l'inipresa di I\Ion- di disfarla; mentre la guerra desolava tut-
talcino d. Garzia licevè da Cosimo 2000 ta Toscana |)er le imposizioni, ed anche
fantijguastatori e buone artigliere. In Sie- collacarestia,doventlosi soslenlare2 |,ooo
na fu tratnata una congiura per cacciare fanti e 1000 cavalli al servizio del duca,
i francesi, con intesa diCosimo I, ma SCO- Forse non vi fu guerra esercitata con
perla furono decapitati gli autori. Il per- maggior asprezza e ferocia, usandosi atro-
chè i sanesi d'ogni ceto e sesso si arma- cissime crudeltà, mettendo 1' inimico a
ronodadisperati,ctutliall(ji'a uniti proce- fiamma ogni cosa, forzando le tionne e
derono mirabilmente concordi colla spe- ammazzando gl'innocenti. Per la vittoria
ranzadi riacquistare la libertà diesi vole- de'2 agosto i554 in Scannagallo in Val
va loro togliere per sempre. Si distinsero di Chiana, sopra i sanesi e francesi, riu-
Ic donne sotto il coniando di 3 generose sci facile al marchese d'impadronirsi dei-
gentildonne, ehemarciandocon insegnea le più furti posizioni intorno lo mura di
squadroni, porgevano materiali a'difenso- .Siena: dipoi il duca in memoria di s. Ste-
ri,e lavorando alle fortificazioni della cit- limo I, nel cui giorno successe il combat-
ta, sembra vanonuoveamazzoni. ISell'ot- limenlo, istituì l'ordine equestre inono-
tobie i553 Cosimo 1 si olliì a Carlo V re di cpiel Papa. 11 marchese dopo aver
per l'impresa di Siena, con 4000 impe- fatto tiemolire tutti i mulini de'contor-
riali e 3oo cavalleggei i, n condizione che ni e gli acquedotti che c«)nilucevano l'ac-
quanto aviebbe speso fòsse compensalo (pia in Siena, impose pene severissime
con altrettanto lerritoriotoscano.Con pia- a chi le avesse recalo vettovaglie. Allora
cere avendo l'imperatore accettato l'of- incominciò in vSiena una lagiimevole co-
ferla, neh 554 s'incominciò la guerra in sternazione, e la moitalilà per mancan-
nome dell'impcrutore e del duca di To- za di viveri, per cui dal governo si prese
48
SIE
r inumnna risoluzione di mandar fuori
gl'iuferriii, i vecchi ed i bastardi impu-
beri de'clue sessi, i quali restarono a di-
screzione d' un inesorabile nemico. Ve-
nuto meno ogni umano soccorso, per dar
fine a si spaventevole catastrofe, i magi-
strati sanesi risolvelterodi ricorreread un
accordo. La prima risposta dell'orgoglio-
so marchese fu di sottomettersi a discre-
zione; ma intanto i francesi minacciando
dal Piemonte di scendere in Toscana, in
Lucca e persino in Firenze; mentre i sa-
nesi erano risoluti perire sotto le rovine
della patria con incendio, anziché accetta-
re la baibara proposizione del marchese,
il duca di Firenze mandò a'sanesi meno
severe parole,onde il governo veduti per-
duti quasi tutti j dominii, che lo Strazzi
colle diversioni non era giunto ad allon-
tanare il nemico, che questo rimandava
in città gli uomini e donne espulsi, risol-
vettero di pregare Giulio Ili e il duca di
Ferrara a promuovere la pace con men
dure condizioni; sebbene discrepanti fos-
sero i pareri, altri considerando per egual
patria Montalcino che si sosleneva,e tras-
portarvi lasededel governo, [signori del-
la Balìa col maresciallo di Monluc dive-
nuti arbitri del governo, spedirono defi-
nitivamente ambasciatori aCosimo I per
trattar la resa, e a' i 7 aprile i 555 fu fir-
mata la capitolazione, e che i francesi ne
uscissero per entrare a'22 la guarnigio-
ne imperiale, con dispetto delia popola-
zione per aver inutilmente sostenuto tut-
ti i mali d'un assedio di i5 mesi, doven-
do tornare sotto gli odiati spagnuoli , e
rivedere fabbricata la fortezza. Dopo in-
trodotti 2000 imperialijil duca spedi An-
gelo Nicolini per stabilirvi il governo a
divozione dell'imperatore. Generale fu il
disarmo, come l'emigrazione che a furia
di bandi fu vietata: si dice chegli abitanti
da4o,ooo ch'erano prima dell'assediOjSi
ridussero a 6000.
Gl'imperiali proseguirono a conqui-
stai e i luoghi tenuti da'francesi, l'orl'Er-
cole e Moule Argenluro, onde lo Strozzi
SIE
fu privato del comando. Il savio gover-
natore cesareo d. Francesco Toledo ot-
tenne da' capi del governo sanesedi ri-
mettersi senza limiti all'autorità di Car-
lo V, che si trovò sovrano di tutto lo sta-
to sanese e ne investì il figlio Filippo II
re di Spagna: per morte dell'umano To-
ledo, gli successe il dotto cardinal Fran-
cesco Mendoza. In questo frattempoPao-
lo IV, ch'era succeduto dopo 22 giorni
di pontificato a Marcello II, si dichiarò
nemico di Carlo V e fautore de'francesi
e de'fuorusciti toscani, onde gl'imperiali
dubitarono che il Papa volesse muovere
le sue armi contro il governo assoluto di
Siena, piena di malcontenti e sfornita di
viveri, ond'erano cadute in miseria le più
agiate famiglie, sebbene divote al duca,
per cui alla meglio Cosimo I provvide di
grano, e domandò in prestito 100,000
scudi a Filippo li. Montalcino si continuò
a governare da repubblica, e coniò mo-
netecol nomedi repubblica sanese. Scop-
piò la desolante guerra della Campagna
romana, tra Paolo IV eFdippo II, che
descrissi a Sicilia, paralizzata dalla tregua
fatta con Spagna da Francia, la quale era
alleata del Papa, i cui nipoti CaralFa a-
spiravano pure al dominio di Siena, laon-
de storici avversi a Paolo IV iuveiiono
con calunnie. Finalmente per le pratiche
di Cosimo I, s'mdusse Filippo Ila ceder-
gli per vendita o compenso de'rimborsi
chegli dovea,in investitura Siena eil suo
stalo a'3 luglio! 577, mediante trattato
di alleanza stipulato in Firenze, non che
a'suoi successori, eccettuando i beni della
Marsiliana,eil dominio d'Orbctello, Ta-
la mone, Port'ErcoIe,s. Stefano, Moni' Ar-
gentare, rilasciando al duca PorloFerra-
io, a condizione ch'egli avesse restituito
alla sua corona l'isola d'Elba, Piombino
e altri luoghi. Ciò avvenne quandoMon-
talcino guarnito da'francesi ripigliò le o-
stililà, quando gli spagnuoli furono pre-
si da rabbia e dispetto pel convenuto, ed
i sanesi restaroni) compresi di tristezza e
cosleruazioue. L' ulieuuzione dello slato
SIE
di Siena altamente dispiacque aCarlo V,
sebbene avesse rinunziato intieramente
al potere, protestando contro si grave er-
rore, mentre egli avea voluto del figlio
Filippo II farne un gran sovrano d'Ita-
lia. Ma il re saggio e oculato a ciò si mos-
se, comechè minaccialo vigorosamente
colla guerra della Campagna Romana,
da Paolo IV e da'francesi a lui uniti, on-
de avere ilre un principe italianoaffezio-
nato e da poterne disporre, anche a con-
siglio del duca di Toledo d. Ferdinando
figlio del defunto e perciò cognato di Co-
simo 1, non che supremo comandante di
detta guerra. Volle poi Filippo II rite-
nersi i suddetti luoghi, co' suoi presidi!
spagnuoli, per avere come un freno sul-
la Toscana, e perchè gli servissero a me-
glio corrispondere e custodire gli altri suoi
stati d'Italia, onde i toscani dominii già
sanesi occupali da Fdippo II, pei presi-
dii ricordati furono denominali Stati dei
Presidii, che più tardi Filippo V die al
suo figlio Carlo Ili col regno di Sicilia,
al modo che narrai in quell'articolo, in-
sieme al racconto della riunione alla To-
scana operata daNapoleonel; ivi dissi pure
che perciò i re delle due Sicilie s'inlitola-
vonoduca dello stato dt Presidii, ed an-
cora rilevai perchè tuttora tali re pren-
dono il titolo di gran principi ereditari
di 7'osc(7«<2. Superate molte difficoltà, e
dopo non pochi sagrifizi del duca Cosi-
mo I, a' 1 9 luglio I 557 il suddetto Nicco-
lini divenuto prelato e poi cardinale, co-
me luogotenente di Cosimo I e suo go-
vernatore dello stato e città di Siena ne
prese formale possesso , giurando ubbi-
dienza e fedeltà al nuovo sovrano i ma-
gistrali della spirala repubblica. Il nuo-
vo governo operò un generale disarmo,
lasciò i titoli de'magistrali in Siena, cioè
la Balìa, il capitanodclpopolo e lasigno-
ria; i due [)rimi eletti dal duca, egli al-
tri dal consiglio con sovrana a[)provazio-
ue. L'antico e possente stalo di Siena, co-
me leggo in Gigli, si componeva delle se-
guenti città e luoghi. Chiusi, Grosseto,
\0L. LIVI.
SIE 49
INIassa Marittima, Soana, Pienza, Mon-
talcino, Arcidosso, Asinalunga, Radico-
fani. Casale, Sarteano, Cetona, s. Cascia-
no de'Bagni, Abadia di s. Salvatore, A-
sciano, Chianciano, Cinigiano,Giusdino,
Cavorrano, Rapolario, Sovicille, Buon-
convento,Carapagnatico,CastelnuovoBel-
lardenga, Castiglione di Val d'Orcia, Roc-
casprada, Torrita, Trequanda, Colone,
INIontereggioni, Monteritondo, Pari, Pe-
rda, Radicondoli, Capalbio, Manciano,
ec. ec. con tutte le loro signorie e dipen-
denze. Dalla relazione di Vincenzo Fede-
li,incaricato della repubblica veneta pres«
so il duca, si apprende che lo stalo di Sie-
na avea I 36 fra città, castella e terre mu-
rate, gli altri luoglii numerosissimi era-
no aperti. Che Siena per sito fortissimo
era stata ridotta inespugnabile, avendo
lo stato altre 9 fortezze di molta impor-
tanza. Che i sanesi sempre emuli de'fio-
rentini, avendoli per compagni nella ser-
villi pareva loro d'essere sollevati assai.
Siena veniva considerata la provincia più
riccadi granaglie dello slato di Cosimo I.
I francesi, i tedeschi, gli spaglinoli lenta-
mente sgombrarono i terri torli, non sen-
za azioni ostili, ed i sanesi si lusingava-
nosempredi ricuperai e la libertà, invian-
doalaleetFettoanibascialorialrediFran-
eia, tenendo col duca un contegno soste-
nulo. A'4 agosto I 5">9 pervenne Cosimo
I a impadronirsi di Montalcino, alla qual
consegna seguironoquelle di Chiusi, Ra-
dicofani, Grosseto, IMontepescali e altri
luoghi; ed in tal maniera dopo S annidi
operazioni bel licose e diplomatiche, in cui
varie potenze furono impegnate, e dopo
una guerra che desolòe impoverì la mag-
gior parte d'Italia, lutto lo stato sanese
cadde in potere del duca di Firenze, che
fra tanti interessati più d'ogni altro vi
guadagnò, meno i Presidii d'Orbetello ri-
servatisi tla Filippo II. Tanta fortuna di
Cosimo I suscitò non poca gelosia e invi-
dia in molti principi d'Italia, e persino
negli spagnuoli rimasti ne' Presidii che
ccicarono allaigarc. L' acquisto del »a-
• ì
5o SI E
sto territorio sanese,che allora si distinse
col nome di Stato nuovo, e la sua unio-
ne allo Slato vecchio ossia il fiorentino,
la propensione di s. Pio V per Cosimo I,
e i maneggi diplomatici di questi, mosse
quel Papa a dichiararlo e coronarlo a'5
marzo I 570 Granduca di Toscana, e a
donargli la Rosa d'oro benedetta, al qua-
le articolo ho eziandio parlato de' doni
fatti da Cosimo 1 a s. Pio V, il quale sep-
pe resistere alle gagliarde opposizioni del-
l'imperatore e del re di Spagna, perchè
Firenze era considerata feudo imperia!e,e
Siena feudo di Spagna. Alcuni storici nar-
rano, che avendo già Cosimo I nel l 'ìSg
contribuito all'esaltazione al papato del
fratello del marchese di Marignano Pio
IV, i quali ambivano di provare In loro
discendenza da'Medici fiorentini, divisò
quel Papa di fare con Cosimo 1 quanto e-
segul il successore s. Pio V. Rassodandosi
il trono Mediceo, a poco a poco si smor-
zò ne'sanesi l'antico spirito d'indipenden-
za, che per lunga età gli avea resi ricalci-
tranti alla soggezione d'un principe as-
soluto; il rigore delle leggi, un'oculata
polizia e la severa osservanza della giu-
stizia prevenivano le occulte macchina-
zioni, sicché la tranquillità di questo stalo
sotto il i.° granduca potè dirsi assicura-
ta. Cosimo I nel ritorno d'un precedente
■viaggio da Pioma si recò a Siena, a fine
di stabilirvi col cardinal Niccolini un si-
stema relativo specialmente all'ammini-
strazione della giustizia, nella qual circo-
stanza, poco curandosi dell'affezione dei
sanesi, ordinò all'architetto Lanci il dise-
gno di quella fortezza, che venne alzala
poco lungi dal luogo dove fu la spagnuo-
la,per tenere in freno gli abitanti, che più
tardi Leopoldo I aprì a pubblico passeg-
gio quasi in appendice a quellodella con-
tigua Lizza, onde il comune vi collocò l'i-
scrizione che dice essere stala convertila
ÌD delizia per la fedeltà de' sanesi la for-
tezza eretta per sicurezza dell'impero. Nel
1^79 il granduca Francesco I ordinò un
nuovo compartimento de' tribunali ucl-
SI E
lo stato sanese, e Ferdinando II tentò di
far risorgere l'agricoltura e il commercio,
e più tardi concesse a Siena per governa-
tore suo fratello Mattia. Se Siena nel i6o'j
fu rallegrata per l'elezionediPaolo V Bor-
ghese {f^.), di famiglia sanese benemerita
delia patria, più maggiormente lo fu nel
i655per l'esaltazionedi Alessandro Vii
C/t'g?,nalivodiSiena,della eui nobilissima
famiglia riparlai a Riccia e Soriano, ed il
quale si mostrò tanto munifico colla pa-
tria: egli non solo prese tal nome per rin-
novar la memoria del magnanimo Ales-
sandro Ili, ma nella basilica Laleraneu-
se ov'e sepolto, gli eresse un decoroso mo-
numento con lungo elogio. A Rosa d'oro
descrissi quella e il modo col quale il Pa-
pa la donò alla patria metropolitana, ed
a questa accrebbe la magnificenza colla
splendida cappella che vi eresse, la quale
con Novaes qui descriverò. Sotto il titolo
di Advocata Senenuum, vi era nel duomo
un'antichissima immagine della D. Ver-
gine Immacolata, credula di maniera gre-
ca, alla quale i sanesi sempie ricorrevano
e tuttora ne invocano il patrocinio ne'pub-
blici bisogni, che avendolo sperimentato
più volte a Lei donarono se stessi e la cit-
tà nel 1260, onde al suo possente aiuto
attribuirono poi la vittoria di Monl'Aper-
to. In quei tempo la miracolosa immagi-
ne si venerava nell'altar maggiore, allora
esistente in mezzo al tempio, donde nel
i3i I fu trasferita nel luogo attuale. A-
lessandro VII volendo riedificare nobil-
mente la sua cappella, fece collocare tem-
poraneamente l'immagine nell'altare di
s. Francesco di Sales, anch'esso apparte-
nentealla famiglia Chigi. Nel 1661 con di-
segno del celebre Kenedetlo Giovanneilj
architetto e matematico sanese, il Papa
fabbricò la cappella in figura rotonda, or-
nata d"8 bellissime colonne di verde an-
tico, con proporzionata cupola. L'altare
fu vagamente incrostalo di lapislazzuli, e
ornato di bronzi con bassorilievi dorati del
famigeialocav. Lorenzo Bernini, del qua-
le sono pure le due statue marmoree di s.
SIE
r,iif)lamo e dis. M/ Maddalena, essendo
quella di s. Bernardino opera d' Antonio
Raggi, e l'altra di S.Caterina d'Ercole Fer-
rata , ambedue degni scolari di Bernini.
A'd uè lati della cappella si collocarono due
bellissimi quadri di Carlo Maratta valen-
tissimo,uno esprimente la Visitazionedel-
la B. Vergine (poi sostituito da copia si-
mile in musaico a spese deL principe d. Si-
gismondoChigi, padre del vivente d. Ago-
stino,il quale non edettuò la conversione
in inusaicodeirallro seguente quadro, co-
me pensava a tempo di Novaes, a seconda
dell'asserzionedi questi), l'altro la sua Fu-
ga inEgitto. Altri 4 bassorilievi di marmo
vi furono posti nel i 748,scolpili inRomae
rappresentanti la deltaVisilazionCjSColpi •
ta da Filippodella Valle; il Transito della
stessa B. V., di Gianìbattista Maini; la sua
Presentazione al Tempio, di Pietro Brac-
ci; la sua Natività, di Carlo Marcbionni.
La cappella ha il cancello di bronzo mi-
rabile pel lavoro, sul quale ardono piìilu-
mi.ed accanto vi è lasua particolare sagre-
stia, la quale fu largamente arricchita di
preziosi utensili sagri dalla generosa pietà
del principe d. Agostino seniore nipote
del grandioso Pontefice fondatore. Questi
inoltre avendo soppresso l'ordine de'Cro-
ciferi, col breve Regu/iini, de'9 febbraio
1G60, donò i beni del priorato di s. Ma-
ria del Murello presso Siena al capitolo
del duomo, con quelle disposizioni che ri-
portai alla sua biografia, ove feci pure
menzione della bellissima facciata eretta
alla chiesa del Rifugio. Seguendo Siena
i destini e le vicende di Toscana, spei\-
mento anch'essa i vantaggi economici i-
niziati dal granduca Francesco 11 di Lo-
rena, poi im[)eratore e capostipite della
ri-gucin te dinastia, ani piamente sviluppati
did suo figlio Leopoldo I, eziandìo per ri-
donare la salubrità alla Maremma sane-
se e bonificarla; laonde in pochi anni egli
operò nelloslatosauese ass.ii più che non
si era lutto nel lungo periodo del governo
Mediceo, narrando lultoìi Rcpctti, con e-
logi ancora all'arcidiacuao Baudmi e al p.
SIE 5i
Ximenes che vi cooperarono colla loro
dottrina. Leopoldo I nel 1 765 divise in due
Provincie lo stato sanese, cioè in provincia
superiore, ed in provincia inferiore o del-
laMaremma;indi neh 7 74 emanò un nuo-
vo compartimento de'tribunali di giusti-
zia della provincia superiore, con quelle
altre utilissime provvidenze per questa e
per quella di Maremma riportate da Re-
pelli, con altre riforme de' vecchi sistemi.
Raccontai a Roma, a Franxia, a Pio VI,
che i rivoluzionari e repubblicani france-
si avendo di prepotenza invaso lo stalo
pontificio e Roma, ove proclamata la re-
pubblica, da questa a'20 febbraio 1798
depoi tarono prigione in Toscana il detro-
nizzato Pio VI, seguito da que'pochi fa-
migliari notati nella biografia. Il Baldas-
sari, Relazione delie a^'versilà epatinien-
ti di Pio FI^ t. 3, p. 2 I, m'istruisce, che
avanti che il Papa entrasse in Toscana ,
da Siena sino a' confini era slato diffuso
un ordine da'francesi, di non fare pubbli-
che dimostrazioni d'onore a qualche per-
sonaggio eziandio di elevatissima condi-
zione, che passasse per le terre del gran-
ducato;e cheall'arcivescovodi Siena An-
lonfelice Zondadari poi cardinale, dicesi
diesi commise che tra i conventidella cit-
tà uno ne trovassecapevole per alloggia-
re il Papa, con tutto il suo seguito, ma
non pare per quanto vado a dire. Mentre
Pio VI a'23 febbraio entrava nel territo-
rio toscano, quasiché fosse un qualunque
viaggiatore o vi arrivasse d' improvviso,
ninno in nome del principe fece allo d'ur-
bana accoglienza, soltanto gli fu fatto sa-
pere di scegliere per tlimora Pisa o Sie-
na, senza nominar Firenze ! Il dettaglio
del viaggio e del sogi;iorno in Siena, che
accennai ne'citali articoli, esaltamente lo
descrissero Novaes e Baldassari. S. Radi-
cofani si fermò il l'apa a dormire nell'o-
steria in cameia mancante di molli vetri,
guardato da due commissari francesi (u-
no de'i^uali fu tosto dannato a morte in
contumacia per furto); bensì ebbe il con-
forto d'essere raggiunto dall'amato nipote
52 SI E
duca ci. Luigi Braschi, che con lui prose-
guì il viaggio e Io sollevò ne'3 mesi io cui
fece residenza in Siena. A'24 pervenne a
s, QuiricOjOve l'arcivescovo Zondadari si
trovò ad ossequiarlo, ospitandolo nobil'
mente nel palazzo de'nipoti marchesi Fla-
\io e Angelo Chigi. L'egregio prelato non
lasciò cure e spese per trattare degnamen-
te il Papa, e anche gl'infimi della fami-
glia; celebrò la messa a Pio VI, e gli riuscì
dissuaderlo dal recarsi a Pisa, e portarsi
invece a Siena patria di s. Caterina che
avea procurato che un suo predecessoie
tornasse in Roma sua propria sede; per
cui gli fece preparare l'alloggio nel quar-
tieredetlo di s. Barbara e posto nel vasto
convento di s. Agostino, per addobbare
il quale superbamente concorsero le pri-
marie famiglie de' cortesissirai sanesi, de-
stinando due cavalieri per fare a vicenda
omaggio nell'anticamera pontificia, col-
r assenso del granduca Ferdinando III.
Sommo fu il fervore degli abitanti di s.
Quirico in vedere il capo della Chiesa, re-
pressodal memorato rigoroso ordine, poi
sfogato divotamente in venerarne le ca-
mere appena partito, baciandole suppel-
lettili e le mura, che pur toccarono con
corone e medaglie. Nella mattina de'aS
Pio VI partì da s. Quirico per Siena, tro-
vandosi i religiosissimi sanesi al conven-
to, per dimostrare la gran ventura d'aver
fra loro il vicario di Gesù Cristo e implo-
rare la sua benedizione, a fronte dellecon-
trarie ingiunzioni, che l'impeto della pie-
tà fece trasgredire,benchè il Papa col dito
alla bocca fece loro cenno di star quieti
per non esporsi co'francesi. Nello smontar
dalla carrozza trovò mg.rOdescalchi ar-
civescovo d'Iconio e nunzio di Firenze, e
mg." Spina che restò sempre col Papa fi-
no alla morte e fu poi cardinale,oltre molti
nobili sanesi ed i h'ati agostiniani. Subi-
to il luogotenente Martini che governava
Sienasirecòacomplimentareil Papa, an-
co per partedi Ferdinando Ill,epocodo-
po i due commissari francesi avendo ter-
minato la loro iacumbenza partirono. Poi
SIE
si recò ad ossequiare Pio VI il marchese
Manfredini , maggiordomo maggiore e
ministro favorito del granduca, e d'ordi-
ne di questo pio principe, facendogli di-
mettere il proponimento di passare in Fi-
renze, ma rimanere inSiena, s'intende per
viste politiche. L'indole atlabile e buona
de' sanesi già aveva fatto certo il Papa
che tra loro avrebbe tranquillo e piace-
vole soggi(jrno, laonde volontieri si con-
formòa rimanere in Siena, e donò al mar-
chese una bella scatola di corniola con al-
cuni brillanti, salvata a caso dall'inven-
tario fatto da Haller a Pio VI, e seguito
dal sacco dato dai francesi e repubblica-
ni al Vaticano. Lo ringraziò della car-
rozza con muta offertagli da Ferdinando
III, continuando a servirsi di quella del-
l'arcivescovo, il quale rese al Papa molti
indefessi e utili servigi, e con mg.' Ode-
scalchi si prestò in tutti i rami dell'apo-
stolico ministero. Imperocché Pio VI se-
guitò a trattare gli affari che dal mondo
cattolicoa luisi rivolgevano, ponendo nel-
la data delle lettere pontificie; DalumSe-
nis apiid B. Mariani Virgineni in Cae-
liini Assuniplamj e il nunzio Odescalchi
supplì le veci del segretario di stato, e pre-
siedette a tutti gli affari ecclesiastici ed al-
le corrispondenze cogli altri nunzi apo-
stolici e con diversi sovrani. Si formò una
segreteria ove prestarono l'opera loro an-
che alcuni agostiniani, spedendosi le gra-
zieegl'indulti per rescritti gratis. Il Man-
fredini dipoi collocò la tabacchiera nel suo
palazzo a Rovigo, con analoga iscrizione
dell' ex-gesuita Lanzi per memoria, del
quale sapiente religioso sono pure le la-
pidi monumentali esistenti in Siena, a ri-
cordo di Pio VI. Ma il Manfredini per la
sua pavida politica previde pure che la
dimora di Pio VI in Siena sarebbe sta-
ta motivo di gran concorso di nazionali e
stranieri, per lo che die istruzioni al Mar-
tini che a'venuti non permettesse di fer-
marsi più di 3 giorni. Il Baldassari espone
il metodo di vita tenuto dal Papa in Sie-
na, che ascoltava la messa d'un agoslinia-
SIC
no da lui scello a confessore, e soleva tal-
volta egli slesso celebrarla e nelle festCjfìn-
che ebbe forza, e quando quesla gli man-
cò per la sua logora salule, si conlenlò di
ricever la comunione, ma non volle ce-
lebrar la Messa sedendo per non dar e-
sempio di domande simili. Quindi dava
le sue udienze, e nelle ore pomeridiane
con l'arcivescovo e il maeslrodi camera
mg/ Caracciolo recavasi a frollare e a vi-
sitar le chiese di Siena. Pio VI d'animo
grande,quanto allesuesventure persona-
li, viveva rassegnato al volere di Dio, e
mostrava pazienza, costanza ecoraggiomi-
rabile, né mai fu udito lamentarsi delle
violenze e ingiustizie onde i suoi nemici
l'aveanooppresso. Lo rattristava la perse-
cuzione on ibile che danneggiava laChie-
sa, la dispersione de' cardinali e prelati,
le calamità di Roma, quelle de'suoi sud-
diti. Diversipersonaggi e cardinali fuggi-
ti da Roma recaronsi a prestare i loro af-
fettuosi ossequi al Papa, ma doveano sbri-
garsi a partirne, con pena di Pio VI che
ne riceveva sollievo. Appena al cardinal
Lorenzana ministro del redi Spagna, fu
permesso restare in Siena, non a'ministri
d^'rediPortogalIoeSardegna, sempre per
timore d'offendere la repubblica france-
se che avea le sue mire per occupare an-
che Toscana. Dispeiidiandosi Pio VI nel
raanteniniento e neglistipendidellafami-
glia, facendogli inSiena da maggiordomo
il duca nipote, a cui sollentrò mg.*" Spi-
na, prestò esaurì i i 0,000 scudi datigli dai
francesi in partire da Itoma; laonde ver-
sando in necessità, mg.rDespuigpoi car-
dinale si recò a visitare il Papa, esenta
dirgli nulla segretamente offrì al maestro
di casa Giacinto Brandi 9,000 scudi men-
sili. Wel voi. LVIII,p. 49 narrai il modo
come Pio VI in Siena riconobbe il culto
immemorabile del b. Andrea Gallemui
sanese. Nella primavera (n gran tiunuho
de'[)opoli ponlillcii contro la tiemocrazia,
ed i iepul)!)licani ne incolparono il clero
secolare e regolare, ed il duca iìrasciii,
laonde risol veruno che questi e ili'apa non
SIE 53
si tollerassero più nella vicina Toscana ,
ma diesi trasportasse Pio VI in Sarde-
gna, esiliando una quantità di preti e fra-
li. Il Papach'erasi disposto morire in Sie-
na, e i suoi famigliari ne furono afflittis-
simi, pel pensiero di dover vivere rilega-
ti in quell'isola, e pel patimento del tra-
gitto, che avrebbe accelerala la morte di
Pio VI. Il granduca però energicamente
si negò di consegnare il Papa, e ne prese
le difese con Manfredini; laonde e per le
rimostranze del cardinal Lorenzana, ot-
tennero che potesse abitar nella Certosa
di Firenze, luogo campestre e lungi due
miglia dalla citlà; ma il duca Braschi do-
vette dividersi dallo zio. A questa alllizio-
nesiaggiunseal Papa quelle per l'abban-
dono del medico Rossi, del chierico Cal-
vesi e del Brandi, tutti beneficati e scan-
dalosamente ingrati. In (pialche occorren-
za curò il Papa il celebre medico sanese
Giuseppe Lodoli. Intanto a'iG maggio in
Siena fu gran terremoto dopo mezzodì,
che con fragore sotterraneo durò più di
5 minuti secondi, gli edifizi fcu'ono som-
mamente danneggiati, come il duomo e
il collegio Toloinei, molte persone rima-
sero ferite e 3 ciperderono la vita. Il con-
vento degli agostiniani fu il più conquas-
sato , e fu tenuto per prodigio che le 4
grandi crepature della camera del Papa
non a vesserò fa Ito cadere pavimento e sof-
fino. Tutta Siena trepidò per Pio VI con
eilificante interesse, e fu creduto più si-
curo nel palazzo del nobiieGiuseppe Veri-
turiGalleiani;manou cessando i frequenti
sciiolimenti di terra, ilPapa nel dì seguen-
te fu portalo alla villa suhurbana del pa-
trizio Sei'gardi, chiamataTone Fiorenti-
na, dopo aver ascollato messa nella cap-
pella Venturi e concessole indulgenza ple-
naria nell'anniversariodel terremoto. Ri-
correndo in tal giorno la festa di Pente-
coste, il Piipa volle che l'arcivescovo, eret-
to un altare nel prato della Lizza, celebras-
semessa alla inoltiliidiiie,e compartisse la
papale benedizione al popolo conipunlo,
ricordevole quante volte il tiemcudo Ila-
54
SIE
gello avea desolata la cillà, per esservi nei
monti sanasi molte tracce vulcaniche. Im-
mediatamenteFerdinandolIIinvilòi mo-
naci della Certosa di Firenzea sgombrar-
la pel Papa, ma questi noi permise e si con-
tentò di passar tra loro ili. "giugno 1798,
in mezzo alia tristezza de'sanesi per s'i do-
lorosa dipartita; e Pio VI con modi ad'et-
tuosi epaterni,e con reiterale benedizio-
ni, mostrò loro la sua commozione e il gra-
to animo. In Siena il Papa con bolle di-
spose pel futuro Conclave, {r.), ed Elezio-
ne del Papa [F.) successore. Ma Pio VI
dopo aver dimorato nella Certosa g mesi
e28giorni,da'francesi fu trasferito in Va-
lenza di Francia, ove mori. Quando poi il
suo cadavere fu portato in Roma, traver-
sando la pompa funebre Siena, la città gli
celebrò quell'esequie che descrissi nel voi.
LIII,p.i I i.Dopo la partenza di Pio VI
dalla Certosa di Firenze, i francesi inva-
sero la Toscana, e il granduca si vide ob-
bligato riparare in Germania. Poco ap-
presso uno sciame di gentaglie armale di
furore contro ifrancesi,a'28 giugno 1799
entrò in Siena co'così detti aretini e com-
mise molte prepotenze, spogliando e tru-
cidandola israeliti. Intanto la Toscana fu
eretta in regno e dato all'infante duca di
Parma (F.),sotto la reggenza della regi-
na M.^ Luisa di Borbone. A Pio VII no-
tai, che quando nel i8o4 si portò a Pari-
gi per coronare Napoleone I, fu ospitato
in s. Quirico nel palazzo Chigi Zondada-
ri, e la sera del \ novembre pervenne a
Siena, ricevuto nel duomo dall'arcivesco-
vo cardinal Zondadari, da diversi vesco-
vi vicini, dal senatore Sergardi e da vari
ciambellani, oltre la nobiltà. Indi si recò
al palazzo regio, ove in nome della regina
d'Etruria l'ospitò il conte Selvatico, e nel-
la mattina seguente progredì per Firen-
ze, ben contento delle dimostrazioni di vo-
te de'sanesi. Nei 1807 Napoleone I cam-
biò i destini di Toscana, privò del regno
d'Etruria la dinastia Borbonica, e lo die
alla propria sorella Elisa, nuovamentecon
titolo granducale. Terminata la sua pò-
SIE
lenza nel 1 8 1 4j Ferdinando III tornò sul
Irono, ed emanò utilissime provvidenze.
Nel 18 i5per l'evasione diNapoleone 1 dal-
l'isola d'Elba ov'era stato confinato, Pio
VII si ritirò in Genova, passando per Sie-
na a'25 marzo; prese riposo nell'episco-
pio del cardinal Zondadari, vi ammise al
bacio del piede il clero e la nobiltà, e seb-
bene fosse sabbato santo continuò per Fi-
renze, arrivandovi nella sera.Neli82 4 di-
venuto granduca Leopoldo II che regna,
sopra un piano pii^i generale e piùeflica-
ce estese e continuò con felice successo il
bonificamento della Maremma sanese, 0=
pera veramente grandiosa, per non dire
di tanti altri provvedimenti utili alla cit-
tà di Siena.
La sede vescovile di Siena nella sua o-
rigine è contrastata, ed il Pecci che ne fe-
ce bell'istoria, per cui lo seguirò e prefe-
rirò a Ughelli, osserva che la città di Sie-
na ne'primi secoli dovea,come colonia dei
romani, esseredi qualche nome tra le al-
tre di Toscana, onde se si accordano con
qualche ragione alle altre città inferiori
della medesima provincia i vescovi in quei
secoli, oppure la cognizionedella vera re-
ligione , molto pili dovrantlo accorda^'si
anco a Siena, e non controvertersi l'anti-
chità del suo vescovato. In vece ai Repet-
ti, non volendo risalire da Lucifero che
J' Ughelli e molli storici sanesi supposero
fiorito nel 3o6, fra le tante opinioni e-
niesse da sommi scrittori sull'origine del
vescovato e diocesi di Siena, piuttosto gli
sembra la più ragionevole quella che ha
dato alla città un vescovo avanti la disce-
sa de'Iongobardi in Italia. Avvegnaché se
dalla famosa questione fra il vescovato di
Siena e quello di Arezzo, incominciata fi-
no dal 712 e che toccai in principio, si
rileva che il i.° suo vescovo restituito a
Siena dopo l'ingresso de'Iongobardi iuTo-
scana appella vasi Mauro II,del649jeche
reggeva questi la chiesa sotto il regno di
Rotari, non ne consegue che innanzi la
venuta de'Iongobardi in Toscana non po-
tessero avere il loro vescovo. Infatti sem-
SI E
bra che ciò dichiarasse il prelato aretino
Luperziano nella controversia snddetln,
(juanclo nel yiS afieimava che sino dal
tempo antico, e innanzi la venuta de'Ion-
gobaidi, Siena avea avuto vescovo pio-
[)iio. Quindi Repetli ritiene, che ognuno
si persuaderà, che il vescovo Eusebio del
465,che si sottoscrisse nel concilio tornano
di Papa s.ìlaìo, Episcopus Stnensis, (os-
se vescovo di Siena in Toscana, piuttosto
thediSinigaglia sulle coste dell'Adriatico,
come prelese il p.Orlendi.Senza entrare in
questioni, e tenendo però presente 1' U-
ghellie altri storici, io riporterò col l*ecci
la serie de'vescovi e arcivescovi di Siena,il
quale procede cogli sloiici patrii estrania-
nieri, e con documenti che presso di lui
si ponno riscontrare. Il i ."vescovo di Sie*
Ila dunque è Lucifero del 3o6, che altri
rilardano di qualche anno, benché nella
Biblioteca santa si ponga peri .° un Dru-
none. Novaes riferisce, che il saiiese s. Gio-
vanni I nel 525 fece Lucifero i. "vescovo
di Siena, appoggiandosi a Sigismondo Ti-
zio, die lo sostiene nelle sue Istorie ine-
dite 1. 1 , p. 44^- Pecci registra per 1° ve-
scovo Floriano del 3 i 3, che intervenne
al concilio romuno di Papas. Melchiade;
per 3." Dodone del 44°) '"'' lodiiedub-
biostbbenerifeiitoda Ugliellijper 4-° Eu-
sebio del 465già ricordato, inili i seguen-
ti. Magno I del 52o di santissimi costu-
mi, Mauro I del 565 consagrò in Volter-
ra la chiesa de'ss. Giusto eClemenle,Gual-
tierano o Gunlerano I, Aimone del 5c)j,
Vitaliano I, Roberto del 6 i 2, l'eriteo del
G28 , Anlifredo o Ansifredo dil G42 di
grande autorità e letterato, Gualfredo I
dotto ed eloquente, Mauro 11 del 64c) che
intervenne a I conci 1 io di La tera no, Andrea
1 del G58, Guallierano II del Gyo, Ghe-
rardo I del 674^ \'italianoll del 67C)che
fu al sinodo romano. Lupo pure delbji),
ma rUghelli nicglio lo pone nel 68q. Nel
700 Magno il, indi Causi vio, ma vi ripu-
gnaMuratoiijnely 1 5 Adeodato I, col qua-
le e Lupei ziaiio d'Arezzo insorsero gravi
e contenziose liti a cagione di esleusioue
SI E 55
di diocesi, e come notai la lite durò seco-
li, dispulandosi Ira loro sulla giurisdizio-
ne di molle parrocchie e chiese battesi-
mali, col dettaglio riprodotto da Pecci, e
i relativi molteplici giudicati e sentenze,
ampio alquanto essendo allora il territo-
rio di Siena, che Muratori vorrebbe far
credere angusto, ed i confini del dominio
secolare non erano eguali a quelli delle
due diocesi. Nel 730 fu fondata l'abbazia
di s. Eugeniode'benedettini io Siena, dal
gastaldo Gualnefredo pel reLuitprando.
]Vel 743 fu vescovo Grosso, verso il qua!
tempo reRachis fondò il monastero di s.
Sai va loie diMoot' Amia tajnel 752 Aasfre*
do, non conosciuto come altri da Ughel-
li; nel 761 Giordano sottoscrisse il costi-
tuto di l'apas. Paolo I, per le chiese e mo-
nasteri da questi eretti nelle case paterne.
Nel 776 Feredeo,al cui tempo esisteva nel
luogo di Tufa la chiesa di s. Mai tino, ed
i canonici non aveano alcun gius sul ve-
scovato. Giovanni 1 fiorì nel792dubbio,e
piuttosto Rodoberlo e poi Aimone; quin-
di Andrea Il nel 7f)5, ch'ebbe fiere conte-
se pe' confini della diocesi con Aripei lo
vescovo d' Arezzo; Lupo nell'Boo, Ama-
deoi deir8o4) poi Ansifredo il che rice-
vuto dal Papa il Corpo di s. Crescenzio lo
collocò nel sotterraneo o confessione del-
la cattedrale, sopra un altare eretto a di
luiouore, dipoi rimosso. jNeir827 Pietro
o Perico che fu al concilio romano, nel-
1833 Anastasio, ueir84i Gherardo II,
neir844 Ganzio,incui favore e contro il
vescovo d'Arezzo sentenziarono nel sino-
do romano Papa s. l.,eone IV e Lodovico
11 imperatore, alla cui ccrona7Ìone avea
assistito, secondo Muratori, giacché altri
non credono veridica tale sentenza. ÌVel-
1*8 )5 Gherardo III, neir864 Ambrogio,
ueir88 I Lupo 1 1 1 o Lupone, nel 900 U-
bei tino, nel rjoli Egidio, nel 913 Teodo-
rico, nel 945 Gherardo IV; quindi Vita-
liano 1 1 1, poscia Lucido, nel999l Idebran -
do, nel looi Adeoilato II, nel 1 o 1 3 Gi-
selbei to, nel io 29 Leone, nel io3G Ailcl-
berlo e fu al siuodo rouiauO; ucl i o3 7 Gio-
56 SIE
vanni II. Non pare, come scrissero l'U-
gurgieri e il Gigli, che Gherardo prima
d'essere vescovo di Firenze e Papa Nico-
lò li lo fosse stato di Siena. Circa questo
tempo l'imperatoreEniico II I concesse un
privilegio al vescovo di Siena, dal quale
si rilevano i diritti e le prerogative godu-
te dai vescovi e poi dagli arcivescovi sul-
le loro terre , con dominio temporale e
spirituale, onde gli abitanti partecipava-
no di molte franchigie ed esenzioni, non
però il tributo annuo della festa dell'As-
sunta, obbligati a prendere il sa le dal prin-
cipe. Ed è perciò che diversi arcivescovi
costumarono di porre nell'arma la spada
e il pastorale. Sotto Giovanni li nella cat-
tedrale fu celebrato il concilio, ed esalta-
to al pontificato Nicolò II, e ve ne sono
memorie nella metropolitana e nel palaz-
zo pubblico. Nel 1 009 PiolTredo, nel 1 o63
Giovarmi III, che in onore della B. Ver-
gine edificò vicino a Fonte Becci un rao-
nasterodi monachebenedettine. Nel 1072
Amadeo II, in tempo del quale Papa A-
lessandro li confermò con un breve i giu-
dicati in favore della chiesa aretina e con-
tro la sanese. Nel 1 072 eziandio s. Ridol-
fo o Randolfo di Colonia, da dove trasfe-
rì a Siena il corpo di s. Severo e lo collo-
cò nel sotterraneo della cattedrale, la cui
confessione era celebre per bellezza e so-
pra molte di quelle d''Italia, ma fu tolta
nel secolo XIII, quando si rese la chiesa
più grande e più ornata. In quest'epoca
la chiesa di Siena,come immediatamente
soggetta alias. Sede, fu presa in particolar
cura da S.Gregorio Vlljilqualeassol ve dal-
la scomunica il virtuoso s. Piidolfo, da lui
contratta per aver avuto relazione conEn-
ricolV allacciato da quella censura. Quel-
l'imperatore nel 1 081 spedì un amplissi-
mo privilegio per l'abbazia di s. Eugenio,
la quale ne vanta molti altri. Nel io85
trovasi vescovo Gualfredo 11 longobardo,
assai dotto e eloquente in prosa e iu ver-
si eroici, ne'quali cantò l'impresa di Bu-
glione in oriente, perla liberazione di Ge-
rusalemme, Della quale furono crocesi-
SIE
gnatiiooo sanasi capitanati da Boemon-
do normanno, e da due Gricci pure sa-
nesi. 11 valore loro nell'espugnazione di
Antiochia fu segnalato, ed ili.°a salir le
mura epiantarvi lo stendardo della Croc-
ce fu Salimbene, che fu fatto patriarca
delia città. Il vescovo Gualfredo II fu al
concilio di Pasquale II nel i io6, e al suo
tempo seguì la traslazione di s. Ansano, e
lasciò di verse opere. Gli successe neh 128
Banieri I, che con successo si adoprò per
la liberazione d'Uberto arcivescovo di Pi-
sa, fatto prigione con molti pisani nella
guerra de'sanesi. Già il vescovo di Siena
avea qualche giurisdizione sulla città e
contado, ed al vescovato nel i 1 38 il con-
te Manente donò la 6.^ parte di Radico-
fani : il vescovato già avea i suoi protet-
tori o vicedomini, e prima di Ranieri I
godeva giurisdizione su Poggibonsi. Par-
lai di sopra della venuta di Papa Eugenio
III a Siena: vi entrò a'i4 maggior i46>
incontrato dal vescovo e dal clero alia por-
ta della città, ricevendolo Ranieri 1 nel
palazzo vescovile, da dove dopo la dimo-
ra di più giorni partì per Pisa. Lungo sa-
rebbe il ricordare tutte le donazioni che
andavano ricevendo i pastori sanesi, non
che gli acquisti che andavano facendo, che
si ponno leggere nell'accurato Pecci, con
gran copia di pregievoli documenti. Mol-
te donazioni di terre e giurisdizioni fu-
rono complessive e comuni al vescovo,
chiesa e repubblica di Siena. Neh 16G fu
vescovo Ranieri II, che confermò a' ca-
nonici di s. Frediano di Lucca la chiesa
suburbana di s. Martino, poi degli ago-
stiniani di Leccete. Gunterarao del 1 i 76,
al cui tempo Alessandro 111 spedì varie
bolle a favore di Siena, come quella col-
la quale vietò che in essa ninno potesse
essere scomunicatoe interdetto se non dal
vescovo, e in sua mancanza dal capitolo,
oppure dal Papa o dal suo legato a la-
lere, e questo per aver la città a lui ade-
rito nella patita persecuzione di Federi-
co I: il vescovo Gunteramo,colmo di me-
rìti,fual concìlio di Laterauo 1 1 1 del 1 1 7 9,
SIE
e poi confermò a'camaldolesi delti in Sie-
na della Rosa la chiesa parrocchiale di s.
Cristina, poi di s. Mustiola. Nel i i Hq gli
successe Buono, sanlissimo per costumi,
forzaloda Clemente 111 ad accettar il ve-
scovato, ed acui Onorio III o meglio In-
nocenzo ili commise scomunicare i pisa-
ni, se non ritrattavano gli statuti fatti con-
tro la libertà ecclesiastica. Da una holla
a lui diretta da Clemente III si conosce
di quanto maggior estensiotìe fosse in cpiel
tempo la diocesi, e quanto poi fu dimi-
nuita, sebbene il Papa l'avea presa sotto
la protezione ecustodia della s. Sede. Buo-
no era molto versalo nella lingua Ialina,
facondo e facile nello scrivere. Fece nella
cattedrale fabbricar il sepolcro pe'succes-
sori, evi fu seppellito. Nel i 2 i 6 Duonfi-
glio creduto de' nobili Uigugieri, ricevè
un bieve d'Onorio III acciò si adoprasse
d'estirpare l'eresia degli albigrsi. penetra-
ta e propagata in «Siena. Cbbidi il vesco-
\o,e non solo pubblicò nella diocesi con-
tio di essi l'intei detto fubninalodal l*a-
pa, ma die ampia autorità a' domenica-
ni e francescani di |iroccdere contro i se-
guaci e fautori dell'eresia; laonde ({uan-
do si recò in Siena il cardinal legato U-
golino poi Gregorio IX, trovò quasi estir-
pata l'empia setta pel zelo del vescovo, per
cui si limitò a sciogliere dal giuramento i
settari, ingegnando che non è spergiuro co-
lui, che rompe il giuramento fatto contro
la legge di Dio. Il caiclinale con un breve
ponlilicio esortò la repubblica e il sena-
to a mandar soccorsi a'cristiani di Levan-
te oppressi da' maomettani. Ascoltatane
da'saiiesi la lettura con tenerezza e accla-
mazione, il senato subito decretò una spe-
di/ione di ()()n de'suoi coraggiosi giovani
colle bandiere della città, segnali lutti di
croce. Sotto la condotta di Guido Bandi-
nelli parente d'Alessandro III, partirono
per (ierusnlcmme. Acri e Dalmata, eie-
cero molle prodezze e arcpiisti. Btionlìgliu
confermòal capitolode'canonici della cat-
tedrale il possesso di varie ragioni e di-
ritti donali dj'predcccssori Leone e Guul-
SIE 57
fredo li : consagrò la chiesa di Leccelo,
ribenedì e consagrò quella di Marmora-
ia interdetta per l'uccisione del pievano
falla da un usuraio per avergli negato i
sagramenti.Nel 1 2 3^ stallili più leggi e co-
stituzioni pel buon governo e regolamen»
to del suo clero, riproilotte da l'ecci.Egli
fu zelante tanto deli'onor di Dio e della
giustizia, che non fu mai ritenuto da al»
cun rispetto umano; per Ini i sanesi rice-
verono i religiosi servili inSiena,ed i fran-
cescani. Questi ultimi e i domenicani au-
torizzò d'in(|uisire contro l'eresia, tribu-
nale che poi resti) a' soli conventuali. Al
vescovo Buonfiglio di santa vita, nel 1 :> 73
fu surrogato Tommaso Fusconi nobile
romano, e insigne teologo domenicano,
dal capitolo e da' canonici, m3 essendo
stalo già eletto per Cet'alìi, è incerto se
venisse a Siena. A'el 1 204 Tommaso Bal-
zelli nobile domenicano, dotto e zelan-
te, onde alcuni lo chiamano beato ; il
quale colle orazioni e coi conforti di li-
dare nel solennemente invocalo patro-
cinio della Beala Vergine, a cui i sane-
si donarono i cuori e le chiavi delle por-
te delia città, decretando che nelle mone-
te alle parole Sena l'etits s\ aggiungesse
Cwilns f''irginìs,coiì[i\\ni\ alla memora-
bile vittoria d'Arbia, onile molti popoli
recaronsi colla corda al collo in Siena a
domandar misericordia per la patria loro,
e la repubblica per molto tempo fu arbi-
tra il) Toscana, potente in Italia. Parec-
chi e segnalati benelìzi lece questo vesco-
vo alla diocesi, curò l'azienda economica
della cattedrale istituendo ministri per vi-
gilare ni buon regolnmenlo , e la dotò
smembrando dalla mensa vescovile deco-
ro>e entrale, per rendere maggiormente
ornalo il maest<iSo tempio. Gli successe nel
I 273 Bernardo probabilmente de'nobili
Gallerani,e fratello del b. Andrea fonda-
tore dello spedale e fiali dell.i Misericor-
dia, conlutaiido Pecci la sua làvolosa uc-
cisione per opera de Gazzani : esso i\cc
riconoscere dui comune reseniioneerim-
muuilà delle terre del vescovato, e d'or-
58 SI E
dine pontificio l'invitò a pacificarsi colle
fazioni. Nel 1282 il capitolo elesse il suo
canonico econcitlatlino Rinaldo de'nobili
MaIavoIti,aI quale fino dagli antichi se-
coli spettava l'eiezione e al Papa la con-
ferma che die Martino IV, ed ebbe litigi
col magistrato della repubblica, per lesio-
ne d'immunità ecclesiastica, per cui sco-
municòil podestà e i giudici; poscia si ven-
ne a concordia, con que' provvedimenti
pubblicati da Pecci. Egli fu che nel i 3oo
benedì e pose ne'fondamenti lai.^ pietra
per la fabbrica della nuova facciata del
duomo. Tenneals. fonteuna figliadi Car-
lo di Valois fratello del re di Francia, nata
in Siena. Nel i3o2 scomunicò i ministri
dellospedaledis. M.^ della Scala, per non
averlo ubbidilocome di giurisdizione lai-
cale, onde nacque fiera lite tra lui e il Co-
ra une che ne assunse le difese avanti il Pa-
pa, per lo che si rese odioso a'cittadini, e
la sentenza fu contro il vescovo. Prima di
sua morte, i canonici del duomo, cui si
spettava eleggere il successore, temendo
che non ne venisse loro levato il possesso,
poiché già varia vasi su questo punto la
disciplina dellaChiesa, ricorsero al consi-
gliogeneraleacciònongli fosse usala vio-
lenza nell'elezione e conservato loro il pie-
no diritto, e non rimanessero occupati i
beni del vescovato. Laonde nel dì seguen-
te alla morte del vescovo elessero nel ( 807
Ruggiero domenicano di Casole ottimo e
di santi costumi, indi dopo qualche con-
traddizione venne confermato daCleuien-
le V, pel quale poi, stabilitosi in Francia,
sostenne in Pioma l'incarico di vicario pon-
tificio; e quale inquisitore di Siena e sua
diocesi come vescovo, sostituì in suo luo-
go il priore de'domenicani di Siena, dap-
poiché il prelato molto si dovè affaticar
per estirpare l'eresie che allora affligge-
vano la Chiesa di Dio, e particolarmente
quella de'//72i<re///. In Siena furono sco-
municati i francescani apostati, scismati-
ci ed eretici inventori di nuova sella. Mo-
rì in Roma nel i 3 iGefusepollo in s. Ma-
ria sopra Minerva, ed alcuni gli allribui-
SIE
scono il titolo di bealo. Il capitolo elesse
T3onusdei Malavollisanese e canonico del-
la cattedrale, ornatodi profonda erudizio-
ne, confermato da Giovanni XXII e con-
sagralo in Avignone. Nel 1 824 conforme
all'antico costume de'sanesi, rappresen-
tandosi ne' giorni di carnevale il giuoco
delle pugna, e incalorandosi ostinatamen-
te le parti nella zuffa, dalle pugna passan-
do a'sassi,e da questi alle armi, i cittadi-
ni s'impegnarono in fiero civile combat-
timento con istrage: allora il vescovo mos-
soa compassione, per reprimere l'impelo
dell'accesa gara, si portò con tutto il cle-
ro preceduto dalla croce alla piazza pub-
blica , ed esortando ciascuno a posar le
armi e ritirarsi, i combilteoti per la ve-
nerazione e stima che ne facevano si quie-
tarono e cessò Io spargimento di sangue
civile. Fu inoltre benemerito per l'inter-
posizione e aggiustamento fatto col duca
di Calabria, il quale avea promosso mol-
te pretensioni contro la repubblica; come
per sua opera si stipularono le condizio-
ni d'una nuova lega con Firenze, Bolo-
gna e Perugia. Neh 336 celebrò il sino-
do, in cui riunì le costituzioni pel clero
fatte da'suoi predecessori; sotto di lui per
la pace e quiete de' sanesi si accrebbe la
città di grandezza e splendore, poiché la
maggior parte delle terre e castella per-
vennero sotto il dominio della repubbli-
ca, le più magnifiche fabbriche di chiese e
palazzi furono ultimate,e lacittà perven-
ne alla più numerosa popolazione, con-
tando 35,127 famiglie. Fu allora che per
l'accresciuta popolazione, i reggenti della
repubblica pensaronoerigere con maesto-
so disegno un nuovo tempio per loro chie-
sa principale, e scavati i fondamenti a'2
febbraioi 339Donusdei insieraeaGalga-
no vescovo di Massa fecero la benedizio-
ne della I .° pietra, e subito con indicibile
conlento della città dierono con sollecitu-
dine principio alla vasta fabbrica, sospe-
sa nel I 348 per la calamitosa peste e non
compita pel diminuito numero de'cittadi-
ni, rimanendo la città spogliata d'8o,ooo
SIE
abitanti dicePecci ancora, si lasciò l'altra
pieesisleute chiesa che fino a quel tem-
po pure avea fallo bella ino'lra, come più
che sufiicienle a'superstili sanesi, in ap-
presso accresciuta con nuovi e stupendi
ornamenti. Ebbe principio in questo ve-
scovolo la certosa di M;iggiano, fondala
e dolala dal cardinal Pctroni ; ed il suo
parente Bindo prolonotario die principio
al monastero di Pontignano |)ure pe'cer-
tosini, e dopo finito vi fu sepolto : un 3."
nìonaslero di tali religiosi lo fondò Nico-
lò Cinughi discendente della nobile fami-
glia de'Pazzi fiorentina, il vescovo ri f,ib
lìrico la chiesa di s. Egidio padronato di
famiglia, poi data alle cappuccine; fondò
l'ospedale di s. Marta pe'poveri sacerdoti
viandanti, per non dire di altro. Se vo-
lessi riportare tutte le pie fondazioni dei
vescovi e de' religiosi sanesi non la fini-
rei mai.
JVeli35l occupò la sede Azzolino Ma-
lavolti già canonico della calledrale, che
convenne coll'Operadel duomo sulle of-
ferte che si facevano ad esso, di ricevere
per l'Assunta 36 fiorini d'oro, e i i o lib-
bre di cera. Molto si adoprò il zelante pre-
lato per riunire gli animi discordi de'no-
bili e popolari, che spessospargevano san
gue. Nel I 370 Gregorio XI elesse vescovo
Jacopo di Giglio Malavolti, quando si re-
cò in Avignone ambasciatore di Lucca, e
ivi fu consagrato. Mortone! I 37 (, il Papa
da Comacchio trasferì a. Siena Guglielmo
guascone conventuale, fu legalo a diversi
principi e neh Syy fatto vescovo Laurien-
se. Gregorio XI da Narui vi traslocò il sa-
ncse o meglio eugubino Luca Berlini, pio,
dolio e zel.mte; seguì le parli di Ui bano
VI contro l'antipapa Clemente VII, che
insorto neli37(S fu cagione del gran sci-
sma d' occidente, ed a lutto suo potere
si alfaticò acciò da tal peste non fosse in-
fettato il gregge alla di lui cura couìmes-
so. Promosse il cullo divino e nella cat-
tedrale celebrò il sinodo, col (piale mode-
rò le vanità e il lusso a cui allora si abban-
donavano gli ecclesiastici. Per sua morte
SIE 59
il capitolo per non pregiudicar l'antico di-
ritto da piii esempi interrotto, elessero ve-
scovo fr. Michele Pelagalli sanese dome-
nicano, ma Urbano VI non l'approvò e
invece creò vescovo Carlo Mmulolo napo-
letano, ma il possesso gli fu impedito dai
reggenti della re|)ul)blica sdegnali per non
elisele stato confermato fr. Michele, né so-
stituito un sanese, onde Carlo per questo
o per altro motivo rinunziò e ad altra di-
gnità fu promosso. Urbano VI nel 1 38 T gli
suii'ogò Francesco Monnilli pur nobile
napoletanOjgià vescovo di Cava, pel quale
Pecci corresse vari abbagli d'U;:helli e al-
tri. Le antiche vertenze sulle lagioni che
il comune pretendeva sulle terre del ve-^
scovalo furono accomodate, con sentenza
che le dichiarò obbligale a fir guerra e
cavalcala a disposizione della repubblica,
e contribuire alle spese di ponti e strade,
e nelle cause di oialefizi tenute a rispon-
dere agli ufliziali e rettori della repubbli-
ca.Altri accordi del i4oostatuironoiIcen-
so da pagarsi per r.\ssunta dagli uomini,
comuni e terre del vescovato. 11 vescovo
corresse e ampliò le costituzioni del capi-
tolo e del duomo, enei 1404 fu in via lo dai
sanesi a Papa InnocenzoVII, per ledepre-
d.izioin fatte dalle sue milizie nella Ma-
reinma,onde ottenne I 5,ooofiorini di com-
penso. Passando Mormilli alla sede di Ca-
va, nel 1407 Gregorio XII, da lui ricevu-
to onoratamente in Siena, a questa die per
ve-.covo il nipote Gabriele Contlulmieri
veneto, poi Eugenio IV, elezione che d.ii
sanesi fu di mal animo tollerala, perchè
bramavano un vescovo cittadino pratico
de'Ioro costumi. Nondimeno attesa l'au-
loi ila pontificia, la prudenza e integrità
di Gabriele, sollersero che prendesse pos-
sesso, ed a' I l marzo esercitava già la giu-
risdizione. Questa data del Pecci fa ana-
cionismo con altra pur da lui riportata,
cioèchea'4''etleinb.e 1 i"'/'! vescovo.Mor-
niilli ricevè in Siena Gregorio Xll, laon-
de sembra doversi assegnare il vescovato
di Gabriele dopo e non innanzi tale epo-
c;i, sebbene fu brevissimo e dopo un anno
6o SI E
iinunziò,dice Novaes, vedendo che i sa-
iiesi volevano piuttosto un pastore di lo-
ro nazione. D'altronde convenendo Pecci
che poco dopo fu creato cardinale, e ciò
seguendo iuLucca a'q maggio i4o8,sem-
bra che il vescovatodiGabrielesia durato
meno d'un anno, tanto più che Pecci do-
poaver corretloUghelli sul successore An-
tonio 1 Casini sanese, riferisce che questi
fu eletto da Gregorio XII nel principio
del i4o8, trasferendolo da Pesaro; laonde
errarono Ughelli e Cardella in dire ciba-
•vere fatto Alessandro V, ed io per seguir-
li dissi altrettanto nella sua biogiafia per
r.verlo poi creato cardinale Martino V e
chiamato il cardinal Sanese, avendo pur
notalo della cappella eretta nel duomo a
e. Sebastiano con dote e de'rari libri do-
nati al medesimo. Di sopra narrai come
Giovanni XXIII deputò Antonio I pel vi-
carialo di Radicofani e per l'imposizione
della colletta, e del concilio celebratoasuo
tempo in Siena d'ordine diMartino V, del
quale fu tesoriere. Da lui nel i4'i7 t«"a«la-
to a Grosseto, a preghiera di lutti gli or-
dini della città il Papa destinò successore
£. Bernardino che ricusò accettare, ed al-
lora venne eletto Carlo II Bartali sanese
perito nel gius canonico, dichiarato anco-
ra legato della s. Sede alla repubblica di
Siena per affari di molta importanza , i
quali maneggiòcon tanta destrezza e pru-
denza, che gli riuscì di riconciliare i suoi
concittadini colla chiesa romana. Fu pre-
lato di molta autorità, e dalla patria più
■volte spedito ambasciatore al Papa, alla
repubblica veneta e ad altri principi. In-
trodusse in Siena le religiose del 3.° or-
dine di s. Francesco, e fu al concilio ge-
nerale di Firenze, Eugenio IV nel i444
da Piimini vi trasferì Cristoforo das. Mar-
cello vicentino, che morto in detto anno,
in sua vece destinò Neri da Monte Carlo
lucchese, che riuscendo poco grato Euge-
nio IV lo nominò governatore della Mar-
ca e poi del Patrimonio di s. Pietro. Per
sua morte Nicolò V a'24 ottobre trasferì
da Ti leste il celcbeaimo Enea Silvio Pic-
SIE
colominl sanese,che con grande apparato
prese possesso nel 1 4^0, per cui conUghel -
li e altri lo dissi nella biografìa eletto ia
tale anno; ma poco dimorò in patria, per-
chècrealo cardinale fu impiegatoingrari-
dialIari.DivenutoPapacol nome di Pio I[
a' 19 agosto 1458, india' f 8 settembre die
alla patria e con suo tripudio per pasto-
re il canonico della cattedrale e suo pa-
rente Antonio II Piccolomini abbate ca-
maldolesedi s. Vigilio, di eccellenti qua-
lità. Volendo Pio li decorare la sua pa-
tria colla dignità arcivescovile, colla bol-
la Tliriiimphans Paslor aelernus , data
in Siena a' 19 aprile i4^9> elevò la se-
de vescovile di Siena a metropolitana e
ornò l'arcivescovo col pallio, dichiaran-
done sulfraganee le sedi vescovili cWChiu-
si, Soana, Massa unita a Populonia, e
GroMe;o(A^,);decretandoinoltreche tan-
to dell' arcivescovo di Siena che de' ve-
scovi del suo stato, spettasse la nomina
de' soggetti alla città di Siena per privi .
legio, da approvarsi dalla santa Sede, per
cui osservò Novaes che a suo tempo il col-
legio della Balìa di Siena per ciascuna di
delle 6 chiese alla vacanza presentava 6
soggetti al granduca, che ne prendeva 3
per mandarli al Papa acciò ne scegliesse
uno. Eresse pure Pio II le sedi vescovili di
PienzaeIlJontalcino(^f^.),e le dichiarò im-
mediatamente soggette alla s. Sede; quel-
la di Montalcino la formò con uno smern -
bramento della diocesi di Siena. In pro-
cesso di tempo Pienza fu unita a Chiusi,
e soltanto Montalcino è restata soggetta
immediatamente al Papa. Tuttora sono
sulfraganeedelia metropolitana di Siena,
Chiusi a cui resta unita Pienza, Soana
a cui fu unita Pitigliano, Massa Marìl'
lima, Grosseto, e Modigliana decorala del
seggio episcopale a'y luglio 18^0 dal re-
gnante Pio IX, colla bolla Ea quo licei
//;i/7Je//7o,e perciò essendo già da qualche
tempo pubblicata la lettera /]/, non potei
scriverne l'articolo. Inoltre Pio II con l'o-
pera d'Agapito Rustici avendo riordina-
lo la chiesa sauese,rapprovò col breve/zi-
SI E
ter caetern, ^e'i ì QprWe i ^5cj, eRnalraen-
te spedilo in Siena. Antonio 11 [tuco go-
dè la nuova dignità, morendo ngli 8 no-
vembre di detto anno, e Pio f 1 a' i r) feb-
braio 1 460 pubblicò successoieFiancesco
li Tedeschini o Todeschini di Sarleann,
figlio di sua sorella e da lui educalo, e a-
dottato col cognome e stemma de'Picco-
lomini,ed in Siena a'5del seguentemaizo
Io creò cardinale. Finalmente Pio li col-
la bolla Ut inttr sanctimonialcs,tn\òì\a-
ta in Siena a'3i agosto 14^9} esentò i mo-
nasteri delle monache di Siena dalla sog-
gezione de'regoiari, e li sottopose agli ar-
civescovi di Sienajcolla bolla Priiltin ad
Eccltsiain, pubblicala in Siena de' 1 q a-
gosto I 460, autorizzò i canonici del duo-
mo a confermare il rettore dell'ospedale
di s. INIaria della Scala. Il successore Pao-
lo li neh 4^5 riunì alla mensa arcivesco-
vile l'abbazia della ss. Trinità di Torri.
Si distinse il cardinal Piccolomini per fer-
voroso zelo, e infaticabile nel sedare i tu-
multi cittadini che acerbamente opprime-
vano l'infelice città : donò alla metropo-
litana paramenti e sagri utensili, riempì
la sua libreria di preziosi libri e l'abbellì
di magnifiche pitture, fece un maesloso
altare di marmo lavoralo con intagli, bas-
sorilievi e statue, dove ancor vivente si
fece erigere il sepolcro, facendovi incide-
re questa iscrizione: Sep. Francisci Pie-
col. Card.s. Eustachii Arckiep. Sen. Nel-
l'archivio dell'Opera del duomo vi è il suo
testamento fatto a' 1 8 settembre 1 4^)3, ro-
gato nella cappella di s. Biagio dell'epi-
scopio, per dispensa avutane da Sisto IV.
Alla sua biografìa dissi per chi (eceam-
ministrare la diocesi, non essendo corisa-
grato vescovo; a'22 settembre 1 5o3 fusu-
blimalo al triregno, assunse il nome di Pio
III, e morì dopo 9J"» giorni tli ponlifìc-nto.
Paie che lino dal 1 To i avesse rinunziato
l'arcivescovato di Siena al suo nipote Gio-
vanni IV Piccolomini figlio d'AndrenTe-
deschini,efu uomo di glande ingegno e di
prudente consiglio, intervenne al concilio
diLalerauoVjcLeoueXlocreò cardinale,
SIE 61
e perciò, cornea vverlii, di tulli 1 rescovi e
arcivescovi diSicna 01 natidi tal dignità a-
vendo fallo le biografie, nella sua parlo
delle gesta che lo resero degno d'esseie il
principal consigliere di Clemente VII, e
legato alatcre alla repubblica sanese do-
po la morte del cardinal RaHiiele Pelruc-
cv, Qìollo si adoprò per quielare le discor-
die che tenevano miserabilmente oppres-
sa la patria, stanco delle (|u:ili con regres-
so rinunziò a'7 aprile i52f) a Francesco
111 Bnndini (il fratello del (pialeBanilino
coadiutore era premorto allo zio) figlio
di sua sorella, morì in Siena e fu pi.into
come padiedella patria. Francesco 111 fu
molto doltoe versato in vari generi tli let-
teratura, ìndi eletto oialore di Siena per
seguire Carlo V in tutte le parti di Ger-
mania, nel I 546 fu al concilio di Trento,
ove le suesentcnzenon piacqueroa'padri.
Bilornato in Siena s'interessò assai negli
allari della pei iclitante repubblica, come
già accennai, ma caduta che fu |)er la ca-
})itolazlonedel 1 55^, partì da Siena e giu-
rò di non più tornarvi. Portatosi in Pvo-
ma, vi esercitò diverse cariche, e fu fallo
fice-cameilengoe governatore della cit-
tà. Pio IV gli assegnò il nipote Germani-
co arcivescovo di Corinto per coadiuto-
re, che premorìa lui, e altrettanto accad-
de ad Alessandro Piccolomini arcivesco-
vo ili Pati asso stabili lo da Gregorio XII l.
Morì Francesco 111 in Roma dopo 5c) an-
ni d'arci vescovatonel 1 588, egli successe
il 3. "coadiutore Ascanio di Enea Piccolo-
mini arcivescovo di Tarso, assai acclama-
lo ila'sanesi nella solennissima pompa del
suo ingresso, per le sue rare doti e eminen-
ti virtù, atrabile e cordiale, zelante del di-
vin culto, caritatevoleco'bisognosi, giudi-
zioso nella politica e buon poeta lirico. Fu
amato tla tulli, come pure dai graiiduclii,
deplorandosi la sua perdita : sotto di lui
Clemente Vili decimò l'arcidiocesi, quan-
do istituì la sede vescovile di Colle, laon-
de fu ridotta nel territorio a circa 3i) mi-
glia in lunghezza, e 9,0 in larght/za. Cle-
mente VII ludi 5t)7 vi trasferì d' A vigno-
e>-2 s I E
ne il cnrcìinal Francesco M.' IV Tiirugi
da Monte Pulciano, slato discepolo ili s.
Filippo e relloredella congiegnzione del-
l'oratorio in Napoli, pio e zelantissimo pa-
store, ma prese qualche impegno colla cit-
tà: nel iSgg celebrò nn concilio provin-
ciale, di cui tratta il Malavolti nella Slo-
ria dì Siena^efo stampato con molle co-
stituzioni edecreti riguardanti ilclero.Per
sua rinunzia Paolo V nell'anno seguente
a'4 gennaio 1 607 gli sostituì il proprio cu-
gino carnale Cam ilio figlio diPierM." Bor-
ghesi, già vescovo di Castro di Napoli e
e di Montalcino ; prese possesso con sin-
golar pompa, fu zelante del suo gregge,
l'amò e si fece temere. Ben vedutoda'prin-
cipi e da'cardinali, pregarono Paolo V ad
annoverarlo ni sagro collegio, che non pie-
gandosi fu detto da alcuni che ne morisse
d'amarezza nel 1612. Paolo V lo fece suc-
cedere con universale applauso dal car-
dinal MetelloBichi sanese che fondò il se-
minario pe'chierici, donandogli rendile
della propria mensa e prescrivendogli re-
gole, poi riformale dal successore e da al-
tri pastori. Ma essendo intiinodi Paolo V
rinunziòa'i 3gennaioi6i4> e se la morte
noi rapiva forse sareljbesucccdulo a Pao-
lo V. Questi vi promosse da Massa e Po-
pulonia Alessandro Pelrucci sanese, con
dolore de'suoi antichi diocesani da lui in
tanti modi magnificamente beneficati;
promosse nella sua nuova chiesa lo splen-
dore ecclesiastico e il profitto delle anime,
edificando tulli colle opere e coll'esempio.
Celebrò il sinodo diocesano con utili co-
stituzioni, curò il buon governo delle mo-
nache, e fu vago di fabbricare per impie-
gare i poveri e le arti nelle manuali fali-
che; eresse il grandioso palazzo della vii-
ladis. Colomba, poi villeggiatura del no-
bil collegio Tolomei, rifece di pianta e pi li
magnifico r<'piscopio, poi demolilo come
rimarcai. Visitò la diocesi facendo gran
bene, manellecompagoie laicali non po-
tè eseguirlo per essere dipendenti dal ca-
pitano del popolo e dal consiglio. Amalo
da s. Carlo Borromeo, morì sautameule
SIE
ed assai compianto nel 1 628. Urbano Vili
nominò Ascanio 11 Piccolomini d'Arago-
na, nato in Firenze, che tanto avea putito
pegli ugonoHi,e governò con indicibile ini
pegtio e saviezza, non senza gravi distur-
bi cagionati dalla giurisdizione laicale; fu
compagno s.igace e accorto nella legazi o •
ne del cartlinui Antonio Barberini, e te-
dialo del mondo rinunziò nel 1670 e in
bieve morìinRoma. Gli successe nel 1G7 i
il sanese cardinal Celio Piccolomini, che
non curando la prepotenza de'grandi am-
minisliò con imparzialità la giustizia; mai
si assentò dalla città, se non pel conclave
d'InnocenzoXI, alla cui esaltazione mol-
to contribm. Morto neliGSifueleltoLeo-
nardo Marsilj sanese e canonico Valica-
no; dal clero fu amalo e temuto, con tut-
te le furze sostenne l'immunilà ecclesia-
stica, e stabilì con più sinodi varie costi-
tuzioni pel decoro di sua chiesa, onde in-
corse in vari impegni col principe e col
pubblico. Dotto nel gius civile e canoni-
co, nella teologia e in altre scienze, ver-
salo nelle ceremonie ecclesiastiche, dilet-
tante della musica e sagre funzioni; con*
sagròin Siena piùchiesee altari, e ricol-
mo di uìeriti morì nel 1 7 i 3 con di>pia-
ceredi tulli. Nel 1714 Alessandro li Zoo-
dadaii nobile sanese, e fratello del cardi-
nale e suo compagno nelle nunziature,
con generalecontenlodella patria edi Co-
simo HI, perciò il suo ingresso fu splen-
didissimo; corrispose pienamente all;i e-
spellazione di tutti per saviezza, soavità
di modi, circospezione negli allari, alieno
dalle biighe, ulFicioso, caritativo, esem-
plare e in gran repulazione;morìa'4gen-
naio nel 1744 con grave pena universa-
le,e fu sepolto presso il fratello. Benedet-
to XIV a'3 settembre I 746 destinò arci-
vescovo Alessandro III Cervini di Mon-
te Pulciano e nobile di Siena,o ve fece i suoi
studi, fu arciprete del duomo e vicario del
predecessore; dopo essere stato ripugnan-
te accettò, e fu preconizzato a'29 maggio
1747, esemplare e premuroso promosse
e animò il clero agli studi e alle religiose
«
SIE
osservnii7.e, mostrandosi degno di Marcel-
lo II suo antenate. Con questi leraiina il
cav. Antonio Pecci la Storia del vesco-
vaio della città di Siena, unita alla serie
cronologica de' suoi vescoK>ie arcivescovi,
Lucca I 74<^- L'Ughelli x\e\\' Italia sacra
nel t, 3, p. 523, riporta la serie de'pasto-
ri sanesi sino e inclusive al Zondadari.
Continuerò quella di Pecci, e la compirò
colie Notizie di Roma. JVel 1772 Tiberio
Boigliesesanese, traslato da Soana succes-
se al Cervini; nel 1 792 Alfonso IMarsilj sa-
nese; nel i 79^ Antonfelice Zondadari sa-
nese, traslato d'Adana e moito cardinale
a' 1 3 aprile 182 3. Leone XII nel concisto-
ro de' 12 luglio 1824 precouiz7Ò l'odier-
no rispettabile arcivescovo uig.' Giuseppe
Mancini di Firenze, Iraslatoda Massa IMa-
iitlima,cl)iaro per letteratura, illustre per
esimie virtù, eperaver gloriosamente sof-
ferto persecuzione come vescovo e confes-
sore di Cristo alle Fenestrelle, sotto l'ini •
pero francese di Napoleone I. U Osserva-
tore Romano de' 1 7 luglio 1 85o parla del
sinodo provinciale in quel mese celebralo
in Siena dall'arci vescovo mg/Marti ni, che
lo presiedè per l'ecclesiastica provincia sa-
nese, coll'intervento de'vescovi d'Arezzo
(il quale però è sempre immediataniente
soggetto alla s. Sede), di Montepulciano,
di Montalcino, di Massa e Populonia, di
Soana e Pitigliann, di Grossctn, di Chiu-
si e Pienza; oltre i deputati de'tapitoli del-
le nominate chiese, e de'leologi dell'arci-
vescovo. L'artidiocesi di Siena formasi in
12 vicariati foranei, coni io parrocchie,
i<) delle quali sono in Siena. Oltre i no-
minati autori si pouno vedere: Francesco
MaselùfNolizieiitoriclie della città diSie-
na. Le arme delle famigLe nobili di Sie-
na,Kon\a 1716. Girolamo Gigli, La città
diletta di Maria ^ ovvero notizie is tanche
appartenenti all' antica denominazione
che ha Siena di Città della f ergine, pub-
blicate coir occasione del solenne appa-
rato fatto in Siena stessa la tlonicnica in
Àlbis del 1 7 I (i per l'uscita in processione
della miracolosa immagine di Nostra
S I F r,^
Donna delle Grazie chiam ila V Avvocata
di Siena, che serbasi maestosamente col-
locata nell'insigne cappella d' Alessan-
dro VII dentro la metropolitana, Roma
1716. Diario sanese in cui si veggono al-
la giornata tutte le cose importanti sì al-
lo spirituale, come al temporale della cit-
tà ^ colle cose notabili accadute in Siena
in (juella giornata, col! indice in ultima
di tutti i santi sanesi, e famiglie nobili del-
la città, Siena 1722. L'Accademia sane-
se, ovvero scrittori diversi di essa tanto
in prosa che in verso raccolti da Giro-
lamo G/'g//. Orlando Mala volti, iS"/or;rt di
Siena, Venezia i 5gq.
SlENE,iy^e/ie.Sede vescovile della bas-
sa Tebaide nel patriarcato d'Alessandria,
a'confini dell'Etiopia e chiamata pure As-
souan. Ne furono vescovi, Ammonio mar-
tirizzato in Antinoed'EgiltOjcBefam gia-
cobita che trovossi all'assemblea de'vesco-
vi tenutasi a Misra per ordine del visir,
per la riforma de' domestici del patriar-
ca Cirillo nel 1088. Oriens christ. t, 2, p.
614.
SlFANTO.Sede vescovile suffiaganea
diRodisiaodalVIsecolo,nell'esarcatod'A-
sia, denominata ancora Siphanus e Pisci-
na, nell'isola di Sifanto dell'Arcipelago,
nelle Cicladi meridionali, all'occidente di
Paro. Anticamente l'isola fu ricca e cele-
bre por le sue miniere d'oro e d'argento,
ora abitata da'gieci, con ^o chiese circa
e 3 conventi d'uomini e 2 di donne : n'è
capoluogo il borgo dello slesso nome, che
occupa il silo dell'iinlica Apolhiuia. In og-
gi fa parte del nuovo regno di Grecia, eil
è residenza d'un arci vescovo greco, da cui
dipendono l'isole di Namphio, Policandro.
Nio, Serpho, SicinoSjSlampalia ed Amar-
gos. Furono antichi suoi vescovi Teodo-
ro che assistette al concilio di Costantino-
poli sotto Menna, per l'eresie d'Antimo,
di Severo d'Antiochia e d'altri eretici; e
Atanasio che sottoscrisse nel 167 i la pro-
fessione di fede della chiesa d'oriente con-
tro gli errori de'calvinisti. Oriens chr. f.
I , p. 9 Ì9- Commanville dice che fu pure
64
SIG
residenza d'un vescovo latino, suffraganeo
di Paro o Paronaxia o Naxos.
SI GAN, oSI GAN FU, o SIGHAN-
FU. Sede arcivescovile de'nestoriani, me-
tropolitana di tuttala CiV2<7, nella provin-
cia di Xensi, e gran città sulla sponda del
fiume Guci, con territorio ameno e ferti-
lissimo. I nestoriani vi formarono la i 3/
provincia ecclesiastica della diocesi di Cal-
dea, ed ebbe i seguenti metropolitani. O-
lophuen è il i.° cheannunziò il vangelo ai
cinesi, giusta un famoso monumento tro-
vato in questa città nel iGsSjindi gli suc-
cessero Giovanni nel Ggq che sodr'i aspra
persecuzione con un compagno per parte
degl'infedeli, ma in seguilo potè esercita-
re liberamente e con frutto il suo ministe-
ro, sotto l'imperatore Yuen-Chi-Tao; nel
7 1 3 Riesco mandato alla Cina nel j^S dal
cattolicodiSeleucia con due sacerdoti; Da-
vide nominato dal cattolico Timoteo 1 ',
Ysu sedeva nel78ojHimciu nelyS i ,Toin-
maso neirSBc), N. verso la metà del seco-
lo XllI, Simone BarKalig nominato dal
cattolico Denha,e deposto in seguito dal-
lo stesso cattolico; Jaballaha nominato in
sua vece nel 1281 e poi divenne cattoli-
co; Sergio nel 1288: Marco Polo veneto
vide a Sighanfu varie chiese fabbricate da
tale prelato. 11 titolo di metropolitano del-
la Cina fu in seguito unito a quello del-
V Indie Orientali (^.). Oriens dir. t. 2,
p.1272.
SIGA o SIGEA. Sede vescovile della
a.^Cilicianel patriarcatod'Antiochia, sot-
to la metropoli d'Anazarbo, ed eretta nel
secolo XII,secondoCommanville: altri la
dissero sede vescovile dell'Africa e nella
IVlauritiana, dipendente dalla metropoli-
tana di Giulia Cesarea. Siga, Sigen, è un
titolo vescovile in parlibus che conferisce
iIPapa,ePio VII nel 1 823vi nominòmg.r
Baines dotto benedettino che fu molto
tempoin Roma, e vicario apostolicod'In-
ghilterra,del quale parlai nel voi. XXXV,
p. 157, ed altrove,
SlGEBERTO(s.) re d'Auslrasia. Fi-
glio di Dagoberlo I re di Francia, fu bat-
SIG
tezzato con gran pompa ad Orleans da s.
Amando vescovo diMaestricht, e la di lui
educazione venne affidala alle cure del
1). Pipino o Pepino i^y.) di Landen pre-
fetto del palazzOjil qualeforzato a cedere
all'invidia della nobiltà, si ritirò con esso
negli stati di Cariberto. Dopo 3 anni Da-
goberlo 1 ricbiaraò Pipino, e dichiarò
Sigeberto re d'Auslrasia. Questi aiutato
sempre dai consigli di Pipino, dimostrò
d'avere coirispostoperfettamenteallesol-
lecitudini che il saggio maestro avea usalo
per informarlo alla pratica di tutte le cri-
stiane virtù. La sua pietà, prudenza e va-
lore gli meritarono l'amore e il rispetto
de'suoi sudditi, e resero il suo nome for-
midabile a'suoi nemici. Quelli di Turin-
gia ardirono pigliare le armi con Irò di lui;
ma egli seppe farli tornare a dovere, e fu
questa Tunica guerra in cui siasi impe-
gnato.Amante della pace,dedito alla pre-
ghiera ed alla pratica di pietosi esercizi,
impiegò buona parte di sue entrate per
sovvenire gl'indigenti, per edificare e do-
tare spedali, chiese e monasteri, de'quali
ultimi ne fondò i 2. Questo virtuoso prin-
cipe morì nella fresca età di 2 5 anni, il
i.°di febbraio 656, lasciando un figliuo-
lo di 7annichiamatoi?<2goZ'e/7o(/^^.),che
fu poscia re, ed è onorato come santo. Il
corpo di s. Sigeberto, eh 'era stalo sotter-
rato nell'abbazia di s. Martino presso a
INIetz, trovalo incorrotto nel i oG3 fu col-
localo a canto l'altare maggiore,e poscia
riposto in un'urna d'argento: nel i 552 le
sue reliquie furono trasferite nella chiesa
di s. Domenico di Metz, e di poi alla col-
legiata di Nostra Donna di Nancy. Egli è
onoratocon pubblico culto dalla più par-
te de'paesi che furono a lui soggetti, non
che nelle chiese e monasteri di cui era sta-
to il fondatore, e la sua festa è segnata il
i.°di febbraio.
SlGlFRIDO(s.), vescovo ed apostolo
di Svezia. Era prete di York, e si recò
nellaSvezia per farvi rifiorire la religione
cristiana, essendo que'popoli ricaduti nel-
l'idolatria. Datosi con zelo maraviglioso
SIG
a combattere il paganesimo, predicò dnp-
primaaWex.iownellaGozia meridionrjle,
ove istituì «ina sede ve,scovile,e scorse po-
scia pelSiul-Goth land, pel West-Golii land
e per molte altre provincie, che ridusse
tulle a Gesù Cristo. Fedele iinilalore de-
gli apostoli. questo santo missionario per
la grandecarità e ammirabile disinteresse
venne onorato dagli stessi pagani. Mori
circa il 1002, e fu seppellito nella cattedrale
di WexioWjOve la sua tomba divenne fa-
mosa per molli miracoli. Papa Adriano
IV Io canonizzò verso il i i 58, e la di lui
festa è segnata a' 1 5 di febbraio. Gli sve-
desi, sino a che furono cattolici, l'onora-
rono qual loro apostolo.
SIGILLI PONTIFICII. V. Sigillo.
SIGILLOeSTEMMA.il sigillo osug
gello, Sigillum, Signuni, Signaculuni^ è
quell'istrumentoper lo più di metallo, nel
quale è incavala In impronta, che si efli-
gia nella materia colla quale si suggella :
sigillo dicesi anche l'impronta fatta col si-
gillo, e figuratamente per approvazione.
Lo stqmma o arma è lo scudogentilizio,
distinzione di dignità odi nobiltà, impre-
sa e insegna di famiglia o di popolo, In-
signe o Insignia genti lilin : siccome sullo
scudo, arma difensiva che tenevano nel
braccio manco i guerrieri , per Io più si
soleva dipingere o incidere o scolpire lein-
.segne della famiglia,chesedi legno o cuoio
si denominò larga, panna, clvpeiis, scu-
tum; cosi scudo significa anche quell'o-
vato o tondo, o d'altra forma, dove sono
espresse colali insegne, che a quella simi-
litudine anche si dicono arme. Col lasso
del teiupo i sigilli antichi divenlaiono a
poco a poco dilferenli dagli anelli sigilla-
toriio segnalorii, e in essi si rappresenta-
ronoslemmi,arme, insegne, cifre, emble-
mi, o qualche testa o figura ; cos'i trovo
conveniente premettere alle crudizioni sui
sigilli, alcune sugli slemmi per evitare ri-
petizioni con apposito e speciiile articolo,
l'crlanlo riunirò le analogìe comuni dcl-
l'argonienlo, con dividere questo orlico-
luiii;> parli; {.''Degli iicniniio ainit-gcii-
\oL IV\(.
SIG 61;
tilizie. 1." De' sigilli. 3.' De sigilli ponti-
ficii.
Cj r.° Degli stemmi o arme gentilizie.
Le insegne gentilizie negli scudi ei sioa-
boli in essi di chi li portava, erano presso
gli antichi il contrassegno del valore, co-
me per lo contrario di codardia,ovvero di
soldato novello, erano gli scudi senza im-
magini o cifre. Discordano gli eruditi in-
torno all'origine degli stemmi. Secondo
alcuni le armi gentilizie hanno cominciato
col mondo, e ne assegnarono a'figli di Noè,
a Mosè, a Giosuè, allei 2 tribù d'Israele,
agli assiri, ai medi, ai persi. Il Sarnelli,
Lettere ecclesiastiche t. 4, lelt. ^7, Del-
l'origine delle armi gentilizie,\'\(er'\sce che
lo slesso vocabolo arme dimostra che pro-
vengono dalla guerra, nella quale gli e-
sercili avendo le loro insegne distinte con
colori e figure,dairinsegne passarono agli
scudi, e poi gli scudi slessi si attribuirono
alle famiglie e divennero ereditarli. Gii
antichissimi assiri, egli dice, usarono pei
insegna la colomba, che a Noè portò il
ramo d'olivo. Presso gli ebrei sebbene i 2
erano i duci delle famiglie, nelle com-
parse si usavano solo 4 ^ essillii^F.)^ cioè
que' de' primogeniti del loro capostipite
Giacobbe, vale a dire Giuda, Ruben, E-
fraim e Dan. L'insegna diGiuda era verde
colla figura del leone, quella di lUiben
ora rossa coll'cflìgie dell'uomo, quella il'E-
fiaiin era color d'oro col capo del vitel-
lo, quella di Dan era bianco- rossa coll'a-
quila avenle negli artigli il serpente. Il
colore si pigliava d.dle Gemme [f .) for-
manti il Razionale [T' .), in cui erano de-
notate ciascuna delle i 2 tribù, ed avendo
neli.^di delti articoli parlalodiloroqua
lilà e colori, <p>i dirò delle figure scolpite
che servi va no di militari insegne in tempo
ili guerra. Ailunque nelle i 2 pietre prezio-
se tielle tribìi d'Israele eran vi: in quella di
Ruben la mandragora da lui trovala,incisn
sul rubino rosso. Simeone avta la gemma
delta prasina o marcada verde poi 10, col-
rdìigie diSichcm, in memoria del notoav-
vcuiiuenlo Levi sul carbonchitt osmeral-
66 SIG
dOjCom plesso di colori rosso,bianco, nero,
sanguigno, avca espresso V Urini e Tutu-
tnlvì peTonlefici che dovevano derivare
da luijchepoieljberotaleinsegiia. Giuda la
gemma marcada verdedelia speciedi pras-
sina, o di color cielo piupureo, con iscol-
pito il leone, in meuioria della qualifica
datagli da Giacobbe nella benedizione. Is-
sacbar avea il zaffiro ceruleo che declina
alpurpureOjColsoleela lana incisi, perchè
i suoi figli fuiono periti nell'astronomia.
Zàbulon nella perla o diamante secon-
do altre versioni bianco, avca scoljiita la
nave, per abitare i lidi del mare. Dan
nel topazio o turchina del colore del zaf-
firo, avea il serpente a tenore del para-
gone che ne fece Giacobbe nella bene-
dizione. Gad avea una pietra quasi simi-
le alla precedente, ma di colore bianco-
nero, con isqnadra di soldati per allu-
sione a delta benedizione. Nephtali nel
crisolito o ametista, del colore dell'al-
ga marina, avea scolpilo il cervo giusta
la benedizione. Aser sulla gemma krio-
lich o giacinto del colore della luce del-
l'olio, avea inciso l'olivo secondo la be-
nedizione paterna. Giuseppe aveva il Ni-
koli nero, con iscolpito l'Egitto; ed i nati
da luijEfraim aveva per insegna il bue;
Manasse il corallo. Beniamino sulla geni •
ma jaspisavea scolpito il lupo in mentoria
della patema benedizione. Conclude Sar-
nelli, che il Godolia nella sua Galena con-
gettura, che V Insegne e le Bandiere (A^.)
sieno derivate dalle insegne di (juestei 2
tribù. Se ne'li bri di!\] ose non trovasi quan-
to può riguardare gli slemmi dij)inli o in-
cisi sugli scudi, d' altra parte olhono a-
naloghiargon)eiilide'ricami e dipinti sul-
le insegne. J\el libro de' Numeri cap.i2
è scritto che gl'israeliti accampavano at-
torno al tabernacolo, ciascuno sotto i suoi
vessilli ed insegne, secondo le famiglie e
le case. Tutti i popoli hanno avuto sim-
Jjoli o figure o insegne nazionali : perdir-
nedi alcuni, gli ateniesi avevano per sim-
bolo la civetta, i traci la morie, i celli la
spada, i romani l'aquila, i cartaginesi la
SIG
testa di cavallo, i sassoni un corsiere bal-
zellante, i fianchi un leone, i goti un'or-
sa, i capi de'druidi le chiavi. Le lunette
infisse sulle Scarpe (u divisa de'nobili ro-
mani antichi, e formanti la lettera C per
denotare che traevano origine dai cento
senatori del senato composto da Romo-
lo. Alcuni credono che portassero i ro-
mani queste lunette per aver sempre pre-
sente r instabilità delle cose umane, di
cui è simbolo la luna, come rilevò ilGua-
SCO. A Bulla o'ono dissi di quella che por-
tavano per distinzione appesa al collo gli
antichi lomani, insegna de'lrionfanti, iu
cui si racchiudevano rimedi tenuti eHl-
caci contro l'invidia; era anche ornamen-
to de'lanciuUi ingenui e la portavano sul
petto in forma di cuore. Omero non con-
tiene alcun passo che si riferisca alle in-
segne blasoniche; le prime testimonianze
concernenti alla storia araldica de'greci
tiovansi ne'Ioro tragici Esehilo, Sofucle,
Euripide. Tra'Iatini Virgilio è pieno di
tratti curiosi sul blasone delle insegne, u-
sale anche nella marina, sia per le inse-
gne blasonate che gli antichi collocavano
alla poppa de'Ioro vascelli, sia ancora per
anni e figure scolpile con emblemi sui
rosili, come degli etruschi, de'frigi e di
altri. In tempi meno lontani,edopo la di-
visione degli stali, le nazioni e coloro che
le governavano adottarono alcuni simboli
o armi distintive, della cui maggior par-
te trattai ne'singoli articoli, cos'i di quelli
di moltissime città e con)Uni,e d'un gran-
dissimo numero di famiglie. Se in ogni
tempo si usò di mettere di verse figure su-
gli scudi e sugli stcnimi, non furono que-
ste da principio se non che emblemi e ge-
roglifici di capriccio, i quali non servi-
rono mai negli antichi tempia distinguere
le famiglie, né a indicare la nobiltà. Gli
stemmi per lo contrario sono segni ere-
ditari di casato e di Nobiltà (^'.), rego-
larmente composti di certe figure e se-
gni caratteristici, e conceduti e autoriz-
zali da'sovrani come distintivi delle per-
sone e delle famiglie. Ignorasi propria-
SIG
mente ove pi ima nascesse l'arte cliespìegT
e regola i simboli eioici. 1 più distinti e-
rutlili,e fra essi ilMuiatorijiiulicanoi fran-
cesi come inventori de'principii di que-
sta scienza, conosciuta sotto il nome di a-
raldica o di blasone, delle quali voci e
significati già parlai a DirtOMA, siccome
affine e congiunta con l'arte per conosce-
re i diplomi, e coll'ai te diplomatica. Di-
cesi Araldica l'arte e la cognizione del
blasone, o sia di ciò che spetta alle armi
o agli stemmi, ed alle leggi, siccome an-
che a'regolamenli di esse. Blasone viene
nominala l'arte araldica, ed il IMoreri li-
conosce l'oiigine del nome blasone nella
parola tedesca Z'/tìize/j^ che significa suo-
nare il corno o la tromba, e di là vuole
che piglialo siasi il vocabolo dato all'arie
di formare gli slemmi delle nobili fami-
glie, e di descriverne e spiegarne tulle le
parti con proprietà di termini convenien-
ti. Gli araldi, la cui origine rimonta sino
a'tempi de'7o/7je/ (/^.), avevano per of-
ficio di ricevere i Cavalleria quelle gio-
stre, suonando il corno o la tromba per
annunziare il loro arrivo, e dopo avere
riconosciuto se erano Genliluonviii,%\\o
iiavano di nuovo le loro trombe, e gri-
dando ad alta voce descrivevano le ar-
mi e l'insegne di coloro che presento vansi
al combattimento. Altri dicono che i ca
"valieri dopo aver olferto le legali prove
dell'antica loro nobiltà, essi piiresuona-
\ano certe cornette per dar segno del lo-
ro arrivo. Se un guerriero era comparso
due volte nelle giostre solenni, che si ce-
I lebravano in Germania ogni 3 anni, la
nobiltà era sufilcientemente riconosciuta,
e quindi nel linguaggio di quella nazione
ìdasoiiala, cioè annunziata dagli araldi
a suono di trombe, donde derivò quel no-
me. In Francia si pigliò anticamente il
vocabolo blasone per qualunque sorta di
descrizione, talvolta per elogio, talallra
per biasimo e maldicenza. Ne'lornei si de-
scrivevano tutte le armi, le insegne, i di-
versi pezzi e segamenti dello scudo, e si
lodavano altresì o biasimavano i cava
SIG 67
lieri. Il De lìue, nel Discorso dell'orìgine
dell' araldica. Lodi 1 846, p.trlando del-
l'origine degli araldi o Re l^^-) d'armi, e
del blasone, osserva che la scienza aral-
dica desume la sua denominazione dagli
antichi araldi destinali alla ricoguiziune
della nobiltà di quelli diesi presentava-
no a' tornei, e che q'iindi presa nel suo
vero senso, abbraccia non solo la materia
d'onore, ma altresì la conoscenza dell'ar-
mi in genere, che detta blasone è l'arte
di descrivere le armi co'termini suoi pro-
pri, secondo le leggi e regolamenli di essa :
il che consiste nel campo dell'arme, nelle
figure, negli smalti o colori loro,e negli or-
namenli esteriori cheaccompagnano l'ar-
me. E poiché gli araldi erano quelli in-
caricali al presentarsi i cavalieri ne'torncL
di esaminare,oltre le prove della loro no-
bilia, anche le armi, facendone la descri-
zione ad alta voce, vennero a ciò fissate
delle regole. L'introduzione però dell'ar-
migentilizie (nellequali a termini delle di-
sposizioni araldiche non si hanno gene-
ralmente a comprendere i Sigilli, se siano
semplici segni tendenti ad indicare un pos-
sessore,un'arte,unnegozio,e quando siano
essi contornati semplicemente da un suc-
cinto circolo), che come proprie d'una fa-
miglia, sono da'maggiori tramandate ai
posteri; ma la si vuol ripetere dal Mura-
tori, dal Paradisi e da tanti altri scrittori,
al pari de' Cognomi (de'quali riparlai a
Nome, e da loro talvolta derivarono gli
stemmi o da questi quelli), se non dopo il
1 000. Però Foucemagnes provò che l'o-
rigine degli stemmi sugli scudi e sulle co-
razze risale fino al torneo che Enrico I
VVccellalore istituì nel ^3 [ a Gottingcn
ner mantenere i nobili nell'esercizio del-
le armi in tempo di pace, e che Golfredo
de Preuillì introdusse in Francia verso il
I o3(3. Varie forine di scudi s'introdusse
ro nelle armi, checon dilTerenli numi ven-
uero spiegali, e non meno clic le pezze
onorevoli, tenevano luogo,secondo il loro
grado, negli armeggi. DilTerenli sono al-
tresì gli elmi che veggonsi cimati sugli scu-
68
SIG
di, a norma de'giadi rispettivi, tanto per
materia, quanto per la forma e loro po-
sizione, incominciando da quello dell'im-
peratore, duca, principe, marchese, conte,
barone, cavaliere e semplice nobile. An-
che le Coro«e(^.) che sovrastano gli stem-
mi vennero parimenti distinte secondo le
dignità e i personaggi che ne sono inve-
stiti. I colori, i metalli, le figure che s'in-
trodussero negli armeggi, sono altrettanti
oggetti recanti un loro paiticolare signi-
ficato, nel che meritano distinta osserva-
zione gli ornamenti esteriori degli stem-
mi gentilizi, come i tenenti o sostegni, pa-
diglioni, motti, divise, mantelli, i quali tut-
ti, ove è in vigore la legge araldica, senza
una speciale concessione sovrana non pos-
sono essere assunti. I sostegni o sopporti
in Germania non si permettono che a'soli
principi ed ai nobili qualificati: in Inghil-
terra sono ristretti a que* soli che chia-
raansi nobiltà alla. Dice Nicol che sicco-
me gli araldi d'arme erano tenuti a ca-
ratterizzare learmi di coloro che volevano
entrare in lizza ne'tornei,ed a comporre
gli stemmi d'uno o altro principe o no-
bile, svilupparono pomposi significati di
quegli emblemi, perchè tornassero in elo-
gio delle persone medesime; accennarono
talvolta alla ventura imprese ardite e pe-
ricolose, nelle quali si facevano cretlere
trovati que'supposti eroi, e quindi dicen-
dosi versati nella scienza blasonica, per-
ciò fu anche nominata araldica. La vol-
gare opinione degli scrittori, attribuendo
all'imperatore Federico I del i iSa l'in-
troduzione delle armi ereditarie nelle fa-
miglie,e la sua propagazione ini talia, vuole
piuttosto ch'egli allora istituisse le regole
dell'arte araldica o della scienza blasoni-
cajfidandonel'esecuzionea personaggi di-
stinti siccome giudici in questa ragione;
ma il blasone, secondo altri, non fu ordi-
nato a vera scienza che nel secolo di Lui-
gi VII il Giovine re di Francia, quando
neli i47 andò alla Crociala [V.) perla
ricupera di Terra Santa. V'intervennero
pure altri mouarchi cristiani, assutueudo
SIG
ciascuno per divisa una Croce di forma
e colore difTerente,qual distintivo de'C/o-
cesigiiali{J^.). I gloriosi fatti delle guerre
sagre delle crociate diedero poi cagione
ai discendenti de' crocesignali che in esse
si segnalarono di perpetuarne la memo-
ria, introducendo le croci per insegne o
distintivi di famiglie, 1 crocesignali ap-
plicavano la croce di stolfa, per l'ordinai io
rossa, sul cappuccio o sulla spalla sinistra
osul petto; d'una croce insignivano le ban-
diere, gli elmi,e fregiavano i giachi di ma-
glia con maniche e cappucci; gli scudi non
adornavano con blasone, ma col salutife-
ro segno della croce, né altre armi por-
tavano per l'ordinario, che lancia e spa-
da. Il Tesauro nel suo Canocchiale e. 5,
p. 35, opina che la semplice divisa de'co-
lori neir arme sia nata principalmente
nella spedizione di Terra Santa, i cui ca-
valieri furono neliogS da Papa Urbano
II nella i.'^ Crociata armati ilpetto d'una
croce rossa, metaforicamente significante
un fermo consigliodi combattere colla cro-
ce fino all'ultimo sangue. E ciascun ca-
valiere con private divise espresse i suoi
privati e generosi pensieri, che rimasero
per insegne nelle flmiiglie. Si aggiunsero
dipoi le fazioni lìe'Guel/ìe GhibelLmi[F .),
principalmente ne'lempi di Federico li,
che da' medesimi colori presero le divise
e i soprannomi di rossi, ma più di Bian-
chi e Neri (^'^.). Che dalle divise e dagli
slemmi gentilizi derivassero le livree, lo
notai a Famigliabe e Servo: anticamente
tutt'i loro abiti erano fregiati degli stenuni
de'Ioro padroni, al presente Oltre il colore
particolare degli abili, gli stemmi sono ri-
petuti nelle trine, sui bottoni, nelle coper-
ture del capo de'lacchè, ec. IVella Descri-
zione della Terra Santa , parlandosi del-
le Croc/Vz^c intraprese nella medesima, si
dice essere comune opinione che il bla-
sone sia slato in quell'epoca inventato,
perchè i soldati potessero riconoscerei lo-
ro capitani. Comune è il consenso degli
scrittori, elicgli stemmi propriiimcntedel-
ti non erano CQuosciuli aulicamente; fu-
SIG
rono i loroei e poi le crociate, che diede-
ro origine a'inedesirai, o almeno grande-
mente si propagarono. Una lancia o li-
na spada tolta al nemico o al rivale in un
combattimento o in un torneo, un castel-
lo, una torre, le merlature o le palizzate
di alcuni baloardi forzati o difesi; le par-
tizioni, le sbarre, i tagli, le striscic, colle
quali potevano esprimersi i colpi co'qua-
li lo scudo di im cavaliere era stato in
diversi modi tagliato e intaccalo, e altre
simili cose diedero origine a'diveisi em-
blemi e alle divisioni degli scudi, e quelle
divisioni più volte ripetute indicarono so-
vente il numero delle pugne nelle quali
erasi trovato un cavaliere, e quindi in al-
cuni scudi veggonsi straordinariamente
moltiplicati. Altri nobili pigliarono inse-
gne d'animali che indicavano la loro o-
ligine, il loro paese natio, oil valore da
essidimostrato nelle caccie. Quindi i lioni,
gli orsi, le tigri, tanto frequenti negli scudi
blasonici; quindi cavalli e buoi, indicanti
l'ubertoso suolo delle patrie de'cavalieri;
quindi le aquile, i falchi e altri uccelli ra-
paci, e talvolta i colombi, le gru, i corvi
ec. Altri sostengono la manifesta relazio-
ne degli stemmi co' tornei, ed essa ne fa
conoscere l'origine e l'analogia. I caval-
ietti, i pali e le gemelle formavano parte
dello steccato che chiudeva il campo del
torneo: i combattenti che pigliavano ai
vinti la spada o altre armi avevano di-
ritto di fregiarne i loro scudi e di collo-
carveli sopra, quali monumenti del loro
valore. Aggiungono che l'opinione di co-
loro che (issano l'origine degli stemmi al-
l'epoca delle crociate, è d'altronde com-
battuta dal sapersi qual fosse lo stemma
della famiglia di Regimboldo preposto del-
l'abbazia diiMouri nella Svizzera dal i 027
al I o')5; quale quello di Roberto 1 conte
di Fiandia nel 1071, e quale (juello dei
conti di Tolosa, il che prova l'esistenza de-
gli stemmi avanti la i .' crociata del 1 oi)5;
uia tuttavia si concede che cpiesta spt-di
zionc fu motivo che grundemenle si mol-
liplicasseio. Gli stemmi pan- che lino al
SIG 69
1 37 1 circa fossero il distintivo de'soli no-
bili d'origine, dopo la quale epoca i cit-
tadini e i plebei cominciarono essi pure
ad attribuirseli. Il Muratori nella Disser-
taz. 53.' Dell' istiuizione dcca^'alieri, e
dell'insegne che noi chiamiamo arme, af-
ferma chesenza dubbio furono in uso pres-
so i greci e i romani le insegne, special-
mente nelle bandiere e negli scudi, e si
ereditavano per discendenza ; però non
senza ragione fu creduto da molli che l'in-
segnegentilizie de'uostri tempi siano pro-
cedute per imitazione da'tempi più anti-
chi,come i cognomi ei5'o/7ra/j/iom/(F.) coi
quali si distingueva una famìglia dall'al-
tra,lìiagli usati oggidisolodopoil loooco-
minciarono a introdursi in Italia. Lostes-
so sembra doversi ritenere delle armi gen-
tilizie, imperocché quantunque se ne tro-
vino chiari vestigi presso gli antichi la-
tini e greci, considerandole nondimeno
quali sono oggidì, cioè formate con de-
terminati segni e colori, e passanti per e-
redità ne'discendenli della stessa casa, e
ado[)eratine'sigilli, nelle /l/o«e;e(/^.), nel-
le medaglie (f^), nelle bandiere, pittu-
re e altri luoghi, per dilFerenziar tra lo-
ro le famiglie, pare che solamente dopo
il secolo X, anzi anche dopo l'XI e par-
ticolarmente dopo la sagra spedizione dei
latini in oriente, a poco a poco s'intro-
ducessero. Laqualsentenza tra gl'italiani
è sostenuta da più che io scrittori nomina-
ti da Muralorijche giudicarono essere la
più vera. Egli sostiene che avanti il seco-
lo XI non si mostrerà autore alcuno con-
temporaneo, né monumento in cui ap-
parisca che fossero in uso questi segni e
simboli distintivi delle famiglie : né sigillo,
né monete, uè Sepolcri (7^''.), giacché ili-
ce INIuratori , non si ha da badare a' ti
volosi racconti d'alcuni, che senza prove
attribuiscono all'antichità i costumi dei
loro tempi, come i gigli di Francia in
trodotti soltanto dopo il secolo \i. Con-
viene Muratori, che anco sotto 1 lontio
bardi, franchi e germani antichi, le km-
«liere reali fossero ornate di (ju;»Uhc it-
yo S I G
gno,pei' distinguersi dalle straniere e per
conlrassegnare le differenti schiere della
milizia. Ebbero anche i romani ne'secoli
barbarici questo rito, probabilmente pas-
sato sempre in essi fin dagli antichi seco-
li; leggendosi che neli i i i andarono in-
contro ad Enrico V, Stmirophori, /iqid-
lifevi y Leoni feri, Liip'fcri , Draconari :
simili insegne usò l'antica Roma. Ma que-
ste furono insegne di re, popoli e legioni,
e non già di fan»iglie private e eredita-
rie: che se gli adulatori genealogisti han-
no inventato molte favole, non occorre a
Muratori di fermarsi per confutarle. Egli
vuole ignorarsi se gli scudi adoperati pri-
ma del secolo XI pollassero determinali
segni e simboli, indicanti la persona e fa-
miglia che l'usava. Abbone mouaco di s.
Germano di Parigi nel descrivere l'assedio
deirSSy, rammenta gli scudi dipinti; non
erano difUerenlique'de'popoIi della Breta-
gna minore neli'8i8, allorché il loro re
IMurmannosi scoprì libellea Lodovico I
imperatore.]\Iainqu;d tempo preciso si co-
minciassea mettere negli scudi l'arme gen-
tilizie, asserisse Muratori restare ancora
al buio; sembrargli verosimile che da'pub-
blici duelli o da' tornei istituiti in Fran-
cia prima del i 066, o pure dalle crociale
de'Iatini pel conquisto de'luoghi santi, e
continuate per circa due secoli, prendesse
origine il dipingere negli «cudi quel distin-
tivo delle persone e case; cioè nelle bat-
faglieene'pubblici giuochi, aflìnchè si di-
stinguesse l'un cavaliere dall'altro, fu in-
trodotto qualche particola re con trassegno
uelloscudo. Ma Muratori ancora non cre-
de che tali segni di capriccio nel secolo XI
passassero alle famiglie, provandolo col di-
chiara lo dal con te d' A ngiòG a ufrido Mar-
tello I nel 1 047 circa, a Guglielmo il Ba-
stardo duca di Normandia, notificando-
gli con quali insegne si sarebbe recato al
duello con lui, come praticavano i nobili
cherecavaiisi ne'couibotlimenli con qual-
che segno nellearmiperesserericonosciu-
ti. Così nella medesima manierasi servi-
rono i crociali nella diversità di bandiere.
SIG
adoperando specialmente la croce di vari
colori e in vario campo;e perchè con quel
segno acquistarono gran fama i cavalieri,
perciò i loro discendenti continuarono a
usarlo, e quel che dinanzi era arbitrario
divenne distintivo di famiglia nelle guerre
vere e nelle finte. /4rmi e arme furono
chiamati que'segni in Italia, Armes o Ar-
vtaires in Francia, pel costume di dipin-
gerle negli scudi,nolaudoMuratori che nel
sepolcro di Marino Morosini doge ili Ve-
nezia, nel 1 25 1 furono appese in s. ìMar-
co le sue insegne, il che venne imitato dai
dogi successivi. Inoltre al sepoIcrode'[)rin-
cipi e de'nobili fu costume di mettervi la
loro immagine, con lo scudo conleneule
l'arme di essi; poscia i principi traspor-
tarono un tal distintivo non solo alle ban-
diere e Stendardi (/'.), ma anco alle uìo-
nete battute col nome loro, onde Mina-
tori crede così derivato il nome di Scadi
alle monete^ ristretto poi ad una specie
sola: così negli stendardi, ne' Z?e/i(7n(^,),
e sigilli de're di Francia, solo sollo Luigi
VII re di Francia si cominciò a vedere i
gigli, simbolo adotta toda'successori. L'in-
segna o arme avita de' marchesi Estensi
fu l'aquila bianca, e (|uesta sventolava nel-
le loro bandiere militari nel i nSq. Né so-
lamente i cavalieri armati portavano tali
segni negli scudi, ma talvolta anche nella
sopravveste e nelle gualdrappe de'caval-
li; l'uso dell'armi gentiliziesi dilatò tanto,
che senza scudo furono dipinte, scolpite,
ricamate e stampate. Ne' vecchi tempi
era riservato a'soli cavalieri e nobili il di-
ritto degli stemmi, ma in Italia anche gli
artisti e il basso popolo, purché alquan-
todenaroso, dice Giuratori, si usurpò quei
pregiOj poco facendosi conto nella bella
regione dell'arte araldica e sue prescri-
zioni, la quale in altre contrade è iu mol-
ta stima. Dichiara inoltre Muratori, che
vi sono di quelli che credono invenzione
assai moderna Vanni parlunti,c\oè espri-
menti col simbolo il cognome di chi leiisj,
ma s'ingannano; dappoiché quantunque
egli non sia abbastanza persuaso esser più
antiche di (ulte l'aitni corrispondenti al
cogiionie, non però di meno certissimo è
che ancor queste sono d'una granile an-
tichità, e ne riporta gli esempi, lo che pu-
re io feci pai landò d'un grandissimo nu-
mero di celebri e illustri famiglie, descri-
vendone col cognome gli stemmi^ ed in
moltissimi spiegando l'origine di loro in-
segne. Prima di Muratori lo Speimnnn
avea riconosciuto contemporanea a' co-
gnomi l'altra non men lodevole e uti'e
al politico bene, cioè l'introduzione de-
gli stemmi o arme gentilizie, e con l'au-
torilà di Tilelto ne individua le cagioni
e il tempo. Tilettus alt , fi ancnruni no-
hdes sub Caroi.noruin exilii, hoc est an-
no ^raliae 9^3, cognomina sibi adicivis-
scj nlero'^nue ab illuslrioribtii suis feii-
dis, riisticos, et serx'os a ininisteriis, et vii-
lis qnae hahcbant. Soggiungendo però,
che il costume degli stemnìi avea preso
piede (jnu ;d tempo <Ii Ca rio. Magno moito
neir8i4- Osservò Cassio, nella fila di
.¥. Sdi'ia^notì doversi porre in dubbio, che
in Rotna i cognomi ne'più alti secoli si-
no pa^sjto il mezzo tempo non f)ssei0 usa-
li, almeno in famiglie principesche, con-
solari, e per altre magi>trature distinte.
Scrive Tiraquello, De Nobilitatec. G* In-
signia annoruni nomine nunciipanliir ,
quonianì plcrumque in arniis inscu/pi, et
antiqui^, et no'iiris temporibus solebanf,
Iti in armali fticie aperta dig'ioscerenlur.
Per gran tempo durò in Italia il costu-
me di chiedere a gì 'i m pera tori e gra n pri n ■
cipi l'arme loro,ov vero qualche ornamen-
todi più perla medesima, e nel i 3 3G Brìi-
zio Visconte militando in Germania sotto
i duchi d'Austria, chiese ai mede>imi per
massima grazia ili porre la corona d'oro
sulla vi[)era di lui stemma, il the fu con-
cesso con molla dinicollà lilido fcudiiU.
Antico è l'uso che le da me porli no lo scudo
parliloo accollato dell'arme de'Ioru mari-
ti, come <|ucsli ili quelle. Anlicamente in
Francia i signori e iedaine dell. i corte fi-
cevano ricamare i loro slemmi si^li abili;
le donne portavano a destra lo stemma del
SIG 71
marito,e a sinistra quello del proprio casa*
lo; talvolta la malignità, l'ambizione o i'a-
didazione fa distruggere gli stemmi e ne
sostituisce altri. Tale altra per guadagnar-
si la considerazione d'ini minislio, si erige
per cose lievi lo stemma <lel principe ch'e-
gli serve, onde pervenire allo scopo di al-
zarvi pure quello del mecenate. Il Car-
tari nel Prodromo gentilizio, \\b. 5, cap.
2, osserva che le insegne gentilizie non
si ponno né debbono da due diverse fa-
miglie usare, riportando in proposito lo
scherzo poetico dell'Ariosto nell'Or/./u-
do, Canio 2(5, stan.98, ed il fatto storico
sulla diNfida seguita tra L'gone Hardingli
nobile ing'ese, e Guglielmo .Seintlouve
scozzese, 1 quali per somiglianza d'armi
nel I 3 I 2>(i batterono nellaScozia.Laijuer-
ra accesa tra il re di Svezia e Cristiano
III re di Diniinarcaj fu a cagione delle
3 corone, che i due regni usavano [)er ar-
me. E per le monete vi furono divieti di
usare le insegne apparlenenti ad altri, co-
me argomento assai geloso e delicato.
Gli stemmi s' incominciarono ad ap-
pendersi nelle chiese vei so il I 34 1 o i35o
da un vescovo d'Utrecht, nel cch'brai-e i
Funerali [f-^.) a suo fratello. Alcuni au-
loii condannano l'uso di far mettere le
insegne gentilizie sugli ornamenti e sui
vasi sagi i che si regalano alle chiese , e
proibirono ai ministri dell'altare di ri-
ceverli. Ma sebbene un donatore faccii
meglio n non mettere il suo stemma sui
doni ch'egli fa alla chiesa, quest'uso non
è però cattivo in se stesso, né diventa ta-
le se non che in ragione di qualche cir-
costanza particolaie,coine sarebbe la proi-
bizione promulgatane dai vescovi, l'o-
stentazione e la vanità de'donalori, l'in-
decenza delle r.ip[)reseiitazioni sugli Ntem-
mi, ed il luogj che occupar potessero. K
infatti non sarebbe certa men le con venien-
te il vedere sugli arredi sagri, che ilevono
essere collocati al tabernacolo e pre^S() le
s. immagini, le ligure d'un inaiale, d'un.i
nottola', d'una divinità pagana, di una
donna nudi, eo. Fuori di tali circoslau-
72 SIG
ze o altre simili, si potino ricevere gli a-
tensili sagri ornati con islemini gentilizi
decenti; così dicasi delle leggende o im-
prese <lelle stesse armi. Tali insegne ricor-
dano la generosità de' pii oblatoii,e pon-
no servite d'eccitamento ed eniidazione
religiosa ad altri; servono ancora a segna-
lare le epoche in cui furono eseguiti i la-
vori e i doni. Il Marangoni, Ddle co'ie
gentilesche e profane trasportale ad ino
e ornamento delle chiese^neì cap.yy trat-
ta : De'titoli, iscrizioni, o memorie usate
da' gentili ne' loro templi e nelle opere
pubbliche: e se da'cristiaui nelle chiese
possano praticarsi senza nota di vanità,
dice che l'uso di collocare ne'sagri tem-
pli o loro frontespizi le memorie de'Ioro
fondatori con iscrizioni,o pure erettevi so-
pra le armi gentilizie delle loro famiglie,
sembra a molti essere ciò cosa indecente,
ed un costume più proprio del gentile
simo, che de'cristiani seguaci dell'tunil-
tà di Gesù Cristo. Soggiunge, che è certo
che le armi gentilizie e delle famiglie so-
no succedute in luogo de'titoli o piccole
iscrizioni de' gentili, dimodoché al solo
vederle ricorda o la persona o almeno la
famiglia di chi fabbricò l'edilìzio su cui
l'arma è soprapposta.il citatoCartari lib.
1, cnp. 3, dice che tutti gli stetimii dei
Papi e cardinali avanti Bonifacio Vili,
riportati dal Ciacconio,dal Ceccarelli,dal
l'anvinio e da altri che scrissero le loro
vite, sono lutti falsi, supposti o fatti a ca-
priccio; ma Marangoni non può concor-
rere in questa opinione, poiché per ta-
cere d'alcuni altri suoi predecessori, In-
nocenzo 111 dell i()8 della nobile fami-
glia Conti di Segni ebbe la propria ar-
ina gentilizia in Aiiagni e nella casa ove
nacque coli' insegna dell'aquila, già esi-
stente prima che nascesse, ed anco si ve-
de in altri monumenti della cattedrale di
cui era stato canonico; laonde essendo sta-
to Papa circa loo anni prima di Coni-
facioVlIl, l'asserto del Cartari non sus-
siste. Il Saruelli citato, riferùsce con Fui-
berto vescovo Carnolense, cheili ."Pupa
SIG
ad usare le arme gentilizie fu Clemente
II sassone de'signori di Meresleve e Hor-
nebuichdel io47, indiDamasollbavaro
del io4'^,e poi s. Leone IX de'conli d'E-
gesheira nell'Alsazia del 1049, il quale
alzò per arme un leone nero in campo se-
minato d'8 gigli. Inoltre Sarnelli dichia-
ra, che il Platina nelle File de' Papi v\-
portando i loro stemmi gentilizi, come il
Ciacconio e altri, ebbe l'avvertenza di ri-
produrre quelli certi, lasciando molti scu-
di senza veruna insegna per semplice or-
nato, e per non esservi impronto sicuro
da collocarvi, massime de'Papi fioriti a-
vanti il 1000, perché non si usavano le
arme delle famiglie. Noterò, che quando
poi le famiglie ch'ebbero Papi e cardi-
nali adottarono uno stemma, questo si
adattò ad essi, sebbene vissuti in epoche
anteriori, che non sussistevano le armi
gentilizie, il che però fece credere come a
tempo di essi già fossero introdotte. Tor-
nando aMarangoni egli dice che l'uso del-
le armi e de'titoli è tanto oltre proceduto,
che ripiene sene vedono le pareti interne
ed esterne delle chiese; sovrabbondando
nelle lapidi sepolcrali, ne'cenotafli, sugli
a Ita ri, sui palio t ti, su Ile pia nete e al tri sagri
indumenti e utensili anche vescovili e[)on-
lifìcii; laonde ripoi ta i sentimenti di (|ucl-
li che ne biasimano l'uso, e di quelli che
lo lodano e. credono conveniente. Per la
parte negativa in 1 .luogo si osserva non
esservi esempio nella s. Scrittura d'alcun
fondatore, ristoratore e benefattore delle
cose al divino culto consagrate, che v'ab-
bia eretto il suo titolo o breve iscrizione
col proprio nome, inclusivamente a Sa-
lomone edificatore del sontuoso tem|)io
di Gerusalemme. Nella legge di grazia e
ne'pnmi 3 secoli della Chiesa nascente,
verun documento ricavasi, o sono molto
rari. Ne'secoli seguenti molti spnli di'uo-
straiono tale uso con abborrimeiito, e s.
CarloBorromeo nella sua profonda umiltà
avendo veduto collocare in pittura alcu-
ne sue armi gentilizie sulla canonica che
a sue spese fabbricava, ordinò che tosto
SIG blG 73
fossero levale, dicentlo clic l'arcivescovo eìs,ctc. Te aiitrmfarienle elcemo<!ynnni,
di Milano e non Carlo Bonomeo fliceva nencialsini^trafiuidfticwtdrxlemluauit
queir edilizio; ed espressamente proibì sii clceniosynnmaiuabscoiidilo,ft Pater
che si mettesse alcuna sua memoria o del- titus, (jui \>idct in absconclUOy reddetlibi.
lo famiglia sui vasi e paramenti sagri ch'e- Lo stesso rigettasi come al)uso, dal car-
gli donava alle chiese, e sopra rpieili clic dinaie Gabriele Paleolli : De Ininiagiu.
si facevano per propiio uso, ed ove le trovò sac. e prof. lib. 2,cap. 48. Tiitlociò non
subito le fece togliere. iSelle costituzioni ostante, moltissimi altri uomini santi ab-
sinodali del concilio diocesano xi, proibì bondarono nell'altro precetto del mede.si-
come cose profane: Sacris indiinicnlis, et mo Cristo, il (piale nello stesso vangelo
locis,insigréia,stenìtnatai'efarniliai nin.a al ca p. 5 ordinò: Sic litceat lux \.'estra co-
liatjne profana non appign/7nliir,nec con- ratn liominibiis, ut i'ideant opera veslra
textanlur,atit sculpantur.Qiiae vero con- bona, et glorifìccnt Patreniveslruni,qui
texla, apposita, pictave, septeni ab itine in coelis estj sicché purificata la sola in-
annis sunt, ea duarani niensiiini spatio tenzione,non si curarono che apparissero
anioi-eantur , iis tanlunniiodo exreptis , le opere da essi falle, e operale a sola glo-
(juncinsepnlchrortim operiinentis inscid» ria ili Dio. E ciò particolarmente ebbero
pia sunt, si modo non cniineant. Nero è a cuore moltissimi ss. Pontefici e prelati
ibe nella chiesa di s. Prassede di Roma, della Chiesa, conoscendosi eglino obbli-
di cui il santo fu titolare, e di suo ordine gali per ragione di maggioianza a dare
venne ristorata e dipinta, si vedono mol- in tali opere esempio anche a' futuri fe-
te sue armi dipinte: ma alcuni credono deli^ e perchè ognuno ne prendesse l'e-
the fossero delineate senza sua sapula, e dificazione dovuta nel vedere impiegate
dopo il'avei le egli vedute, per alcune dif- le rendite ecclesiastiche a beneficio delle
ficollàchegli furonoesposte tollerasseche chiese, come vediamo in tanti anlichis-
vi si lasciassero, e che il simile succedesse simi stemmi di Papi , cardinali, vescovi
sopra alcune porte del palazzo Colonna e altri prelati. Ed il simile sembra con-
ov'egli dimorava in Roma. Il p. Giovanni venevole farsi da cpielle persone nobili,
Taulero domenicano di santa vita, e Ilo- le quali maggior copia di facoltà e di ric-
lito nel secolo XIV, nel sermone della do- chezze hanno conseguito dalla mano di
menica 8." dopo la festa della ss. Trinità, Dio; allìnchè ognuno si edifichi nel ve-
con sommo zelo inveì contro tale abuso derequanto bene da loros'impiegano pel
dilatato grandemente a' suoi giorni, con culto divino, e prendano da essi la norma
queste paro le. / is apertiiis i'idere,utsuas di seguitarli, per accrescere la gloria al-
plerifpie elceniosynas sibiappropricnt,et l'Altissinio. Laondeper mellerein chiaro
omnibus cupianl esse maniftslas ? Ad- la verità il Marangoni riportò le memo*
spire, ut fenestras, et aitarla, vtsies sa- rie, i titoli, le iscrizioni sopra le opere sa-
cra': ad templorum usuin conferant, iis- greda'loro primi e santi fondalorrcheso-
demque sua apponant msignia : ut sci- no restale, e molle delle quali ancora su<-
licei omnibus ipsorum munificentia inno- sistono nelle basilidie e chiese di Roma,
tcscat: sedìioc ipso utiipterecepei uni mcr- clieini loiilenterò iraecennare, polemlosi
cedrm suam.ìL rigetta come lìivolo ililire leggere in Marangoni. La più anliciulilut-
<li coloro, i quali dichiarano ciò fare, ac- le le mcmoiie è quella del 324 circa di
ciò sia pregato per loro. Ora i nominali e Costiinlinol il Granile, posta «oltu i mu-
altri santi uomini abbondarono nel sen- salci ilelhi tribuna della baM fica Vaticina
limenlo evangelico di Cristo in s. Matteo da lui cilifiiata, con (pie'ilne >ersi che li-
Ciip. G: /itlendilc nej'ustiliam \ estram fa- pollai nel voi. XII, p. 25u. l'opa s. P.t-
ciatis coram ltomimbus,ul \nlcamini ab inaso 1 del 3<')7 lasciò molli monumtuli
74 SIG
di sua doltniia, anche eoo epigrammi e<ì
epitafìì ili molti sepolcri de'ss. iMaitiri,«il
altri luoghi sagri da lui ristorati eabbelli-
li,edappertutto vollecheapparisseespres-
saoiente il suo nome, come scrilloie e au-
tore de'cnedesimi : /^o ne enumerò IMa-
ringoili, ed alcuni li riportai nella descii-
zioiie de'liioglii. Sulla porla della chiesa
(li s. Sabina si legge l'iscrizione in mu-
saico e in versi di l'ietro cardinale vesco-
vo d'Iiliria che l'eresse, ed anche il no-
me di s. Celestino I,iiel pontificato del qua-
le ebbe hiogo la fabbrica. Tuttora si usa
talvolta di collocare le armi del Papa in
quelle chiese che vengono edificale o re-
staurate nel pontificato, senza che vi ab-
bia contribuito. Per quanto s. Sisto III
fece nella chiesa di s. Maria Maggiore,
■vi pose il titolo di cui parlai a Pieve, e
l'isci izioned'8 versi esametri. Papa s. Leo-
ne I collocò nella chiesa dis. Paolo quei
versi che ri()rodussi nel voi. XU, p. 20S.
A Pieve, a Latkr ano e altrove dissi delle
iscrizioni da s. Ilaro situate ne'suoi ora-
toriidi s. Gio. Evangelista e dis. Giovan-
ni Callista. Papa S.Simplicio con suoi ver-
si ne'porlici Vaticani ricordò che gli avea
rinnovati. In contrassegno che Papa s. Fe-
lice 111 fu il fondatore della c/i/(??(7 fZe'.v.?.
Cosma e Damiano, vi pose la propria im-
maginecolla chiesa nelle mani e il suo no-
me, con iscrizione in versi. Anche s. Fe-
lice IV nella chiesa di s. Stefano al Ce-
lio, per averne compiti i ristami, vi la-
sciò un'iscrizione per memoria. Papa s,
Agapito I pose al sepolcro del predeces-
sore e col proprio nome un epitadlo in
1 ?, versi. Pelagio II avendo rinnovato la
o
patriarcale chiesa dis. Lorenzo, ne' versi
che vi fece porre in musaico si legge il di
lui non)e. Ad onta nella profonda umil-
tà ili s. Gregorio I, pure si fece dipinge-
re al vivo nella tribuna, e i genitori nel-
l'atrio del suo monastero al monte Ce-
lio, per (|uaiito rilevai in piìi luoghi. O-
norio I fece ristorare la chiesa di s. A'
g/ze^e nella via Nomenlana, vi poscia pro-
pria immagine colla chiesa in mano^cou
SIG
versi e il suo nome, che pure collocò ia
8. Pancrazio da lui rinnovalo, olire gli e-
pitadi a Bonifacio V. Nell'oratorio eretto
al Lateranoda Giovanni IV pe'ss. Mar-
tiri, si leggono de' versi col suo nome; ed
avendone compiuto il lavoro Teodoro f,
questi vi situò la propria immagine. Pa-
pa s. Sergio I pose unepitadio alsepol-
crodi s. Leone I,ecol proprio nome. Gio-
vanni Vii nella cappella del Presepio e-
retta in Vaticano, vi fece porre la sua ef-
figie colla cappella fra le mani e il no-
me. In più luoghi s. Leone 1 1 1 pose il suo
ritratto e nome, come nel portico di s.
Paolo e nel Triclinio. Papa s. Pasquale
I fece altrettanto e colla chiesa in mano
in quelle di s. Prassede, di s. Cecilia e di
s. Maria in Domnica. Cos'i |)raticò in s.
Marco, s. Gregorio IV, in s. M.^ in Tras-
tevere pose un'iscrizione, e chiamò Grt'
goriopoli la città d' Ostia j come Leopoli
disse Civitn vecchia s. Leone 1 V', e Cillà
Leonina il Rorgo di Roma. Sergio 111 ri-
fatta la basilica Lateraiiense, vi pose dei
versi col suo nome. 1 fin qui riportati e-
sempi di molti antichissimi Papi, la mag-
gior parte santi, che posero le loro ine-
inorie sopra edilìzi sagri da loro eretti o
ristorati, come cose lodevoli i successori
l'imitarono, e vi unirono i loro stemmi
e armi gentilizie. Quindi Marangoni pro-
duce diversi esempi di santi vescovi che
fecero altrettanto del praticato da'Papi,
e negli utensili sagri posero il loro nome
e stemma, come de'ss. Cassio vescovo di
Narni, Auxibio vescovo Solense, e Amalo
abbate Romaricen«e che in vita si edifi-
carono il sepolcro, e vi posero l'iscrizio-
ne. Lo stemma antichissimo della chiesa
romana sono il PadigUonci^ f-^.)co\\eChia-
vi{L^.) incrociale: le /'J//7/s(>(/'.) pontifi-
cie o altre al servigio della s.Sede,per l'in-
segna delle chiavi furono chiamate Cla-
disegnale. Dc'colori della sle>sa romana
chiesa e del senato romano parlai a Ro.\i 1
e O.MBRELLiivo. A PoRTA iiotai l' Origine
di porre gli slemmi sugli edifizi e sulle
loro porte. A Portiera dissi di (juelle con
SIG SIG 7)
islemmì cardi utilizi, che si pongono nelle ceiliHe milre, imitati poi Jai prelati noa
tliiese per feslivilìi,cioè nelle chiese di cui insignili del grado episcopale.L'cirmede-
$0110 titolari, diacunijCoininendalnri, prò- gli antipapi e degli Huticardiaalì, il Ciac-
tetlori.Da un documento prodotto da Co- conio le riporlo semplicemente senza l'or-
lucciin Tie/(ì^.i3S,de'7.'ì n)aggioi367, oamento del triregno e chiavi e senza il
si rileva l'introduzione generale dell'uso cappello. Notò Novaesche Clemente IV,
di apporre sopra le poi te de'luoghi dello morto nel 1268, si dice ili. Papa che al>-
statc pontificio e nelle piazze, l'insegne hia &ul suo sepolcro avuto armi proprie,
di s. Chiesa, del Papa, del suo legato, dei altri lo negano osservando che i 6 gigli
rettori e del comune, per ordine de'«ni- sono piuttosto indizio di sua origine Iran-
nistri di Urhano \', acciò si dipingessero cese, giacché l' insegna di sua cnsa Gioss
tali iirme. Di[)oi principiò il costume di era un'aquila nera in caoipo d' oro.co-
ilipingersi sulle tavole e d' inciilersi in me prova il p. Lodovico Jacopo di s. Cle-
|)ielra, e massime quando il Papa si rese mente nella Bibl. Pont. Nel deposito di
benefico o per altra grata cagione, per- Adriano\',morlonel 1 ^Gyjsi vedeinmez-
chèpiii durevole ne fosse la menioriu. Di- zo lo scudo gentilizio di sua famiglia Fie-
chiarai a PoDEST.v'che gli antichi, quaiulo schi (/ .),clie meglio «piegai in quest'ar-
eransi portali hene, venivano regalati dal- ticolo, composto di 3 sbarre (queste non
le comuuilà con doni fregiali collo stein- si devono confonilere colle bande e le fi-
ma del pubblico, e davano ancora loro sce, come avvertì l'Aimanni, Della fa-
licenza d'inquartarlo nelle armi proprie, miglia Capizucchi, parlando delle seni-
Learniì ostemmi de'Papi sonosovrastali plicissime insegne de'goli) celesti in cain-
dal Triregno (/^'.) e dalle Chiavi {^f., del poargenleo, que>toespi iuiendo la puiità,
sind)olicosignificatodelle quali riparlai a le sbarre le crociate, perchè i crocesignati
Sede apostoiica) incrociate: i loro Pd- le poi tavanone'Ioroscudi infoi ma dicro-
renli inquartano nello scudo gentilizio il ce. A questo slemma soviastava un gatto,
padiglio'ie e le chiavi incrociale; è quc- insegna della fazione guelfa parteggiante
sto il segno che dalla loro stirpe uscì un pel Papa, alla quale i Fieschi appartene-
Papa. Nelle false Profezie [f.) allribuile vano, e col motto : Sedens ago. Quello
a s. IMalachia sui futuri Papi, molle si fé- è un altro argomento per escludere l'o-
cero sulle 1 oro insegne gè olili zie. Do[)0 eh e pinione,cheBonificio Vili Caetani (/'.)
Innocenzo IV nel concilio di Lione I del fosse ili.°a usaregli slemmi gentilizi. Al-
12.45 determinò a'caidinali rin>eguadel l'articolo FIE^CHInel dire ilell'origine ilei-
cappello rosso, e ne riparlai a Por por \, learmi gentilizie, rip(ji lai il pareredi qiiel-
dice Dernini , Del Uibnnale della /loia li che credono averle stabilite Federico
p. 32, andarono in disuso nelle arme pre- I per meglio conoscere i suoi seguaci, cioè
lalizie le mitre, e in luogo di esse suben- i ghibellini di parte imperiale, avversa ali.»
trarono prima i cappelli e poi i galeri; guelfa, la quale usava l'aquila rossa priii-
cioè i cardinali che prima ancorcliè di 1- cipalmente per insegna, ed 1 ghibellini l'a-
coni soviasiavano i loro slemmi culle mi- qiiila nera: questa disliiizione si ebbe pu-
Ire, comesi vedenelCiaccoiiio,/^/^7ero'i- re nelle sbarre o li>te, insegna reputala
ii/icnni ci Cardinatiuni, dopo ricevuto il dagli araldici per la piii antica, come più
cappello rosso, conquesto ailornaroiiogli semplice d'ogni altra, laonde i ghibellini
slemmi, e poi C(j1 galero stesso ossia col ponevano nelle loro larghe sbanco liste
cappello ponlilìcale, che ha «pie' fi(jCLhi drille o per[)endicolai i, i guclll le pone-
chesi ra[>preseiilano:adesempioile'cardi- vano a traverso, onde quando i Fiesvhi
nali i vescovi cominciarono a sovrappor- divennero tali,e sebbene concesse loro d.i
le cappelli prelatizi sui loio slemmi in ve- Ftdtiico I,le li volsero da dritte ch'erano.
76 S I G
Nondimeno i guelfi usarono per insegna
anche il leone, codjc vuole Pielrasanla,
Tesserne genidiliae, il quale dichiara che
dai colori sono originali tutti gli stemmi,
che altro in principio non rappresenta-
vano che fascie o sbarre colorite. Il Bal-
dassini, Memorie di Jesi p. f)2, dice clie
i guelfi spiegavano ne'Ioro Gonfaloni {'ar-
me antica della Croce, come Jesi, Mace-
lata, Firenze, ed i lombardi guelfi. Di al-
tre analoghe distinzioni tra le due fazioni
ragionai in più luoghi. L'insegna del leo-
ne, come quella dell'aquila (di cui trat-
tai a Imperatore, Roma, Russia), sono le
piìi antiche del mondo e adottate ne' ves-
silli, nell'imprese e negli stemmi. L'aqui-
la alata e coronala divenne insegna im-
periale e delle città imperiali: in quella
eli due teste si volle rajlpresentare l'im-
pero orientale e occidentale, e pare im-
presa adoltata prima da Costantino I il
Grande imperatore, per dimostrare riu-
nito nella sua persona l'impero orienta-
le e occidentale; e più tardi da Carlo Ma-
gno, per riferire alla divisione dell' im-
pero. L'aquila d'oro con due leste fu in-
segna dell'imperogrecod'oriente ne'lem-
pi inferiori, nel modo che l'aquila nera
pure a due teste lo divenne dell'impero
d'occidente latino. \ÌGiìrafiì[)\,Sigdlo del'
la Garfagnann p. i i8, dice che dell'a-
quila di due tesle nel secolo XIV ne fu
fatto ornamento dell'arma e per l'inse-
gna imperiale. Novaes nella Storia di Cle-
mente /'/del I 352, dice che vogliono al-
cuni ch'egli fosse ili." Papa a porre nei
diplomi lo stemma gentilizio della pro-
pria famiglia Beaufort. Avendo Giovan-
ni XXIII, eletto contro Gregorio XII, de-
nunziato il concilio di Costanza, per estin-
guere lo scisma d'occidente,GregorioXII
\i spedì il cardinal Domenici perchè di-
fendesse la sua logitlimità, e giunto nel-
la città foce alzare sul palazzo che abita-
va l'arme di Gregorio XII, ma nella i."
notte fu gittata a terra: venne questa cau-
sa messa in giudizio,e ne uscì la sentenza,
che non dovcasi alzare ivi il suo stemma,
SIG
come luogo che a Giovanni XXIIf pre-
stava ubbidienza. Tutlavolta Gregorio
XII fu quello che poi propriamente re-
se canonica la convocazione di quel ce-
lebre Sinodo (f^'^.). Dissi altrove che Nico-
lò V del I 447 alt'G insegne non usò, che
le chiavi apostoliche di s. Pietro poste in
croce. Pio II fu facile ad adottare nella
sua famiglia Piccolomini{F .) molte per-
sone,dando loro il cognome e lo stemma
di sua famiglia. Come inRoma la plebe fu
neh 559 per morte di Paolo IF fomen-
tata da'suoi nemici a oltraggiamela ve-
neranda memoria spezzando i suoi stem-
mi e insegne, lo deplorai in quell'articolo.
Nel 1590 eletto Urbano VlI,subito ordi-
nò con gloria del suo nome, non solo la
continuazione delle fabbriche incomin-
ciate dal predecessore Sisto V(come della
cupola di s. Pietro e de'ouovi apparla-
nienti ne'palazzi Vaticano e Quirinale),
volendo per equi là e per moderazione che
di questo e non già le sue fossero le armi
gentilizieche visidovesseroafljggere.Que-
sto generoso tratto di Urbano VII lo ri-
marcòanchelautoredella Storia de con-
clavi, con questo grave e veridico rifles-
so: Cosa di raro esempio, e non mai u-
sala da altri, d'onorare a spese proprie
le memorie altrui. Fatalmente la storia
registrò più d' un esempio di rimozione
dell'altrui armi per sostituirvi senza ra-
gi(jne le proprie^ e quel eh' è peggio di
porre i propri stemmi nelle operealtrui.
Angelo Rocca scrisse: Cotnnientarius de
Nuce, stemma gentilitiuni Innocenlii IX
P. O. HI ,e stampato Io dedicò allo stesso
Papa protettore de' letterali. A Cappel-
lo CARDINALIZIO riferii che Innocenzo X
nel 1645 proibì ai cardinali di ornare i
loro stemmi, eziandio de'sigilii, con co-
rona reale o ducale, di qualunque forma
e benché propria della loro famiglia, ma
Solamente coll'insegna del cappello cardi-
nalizio: questo ha 5ordini di fiocchi, anti-
camente ne avea 4come pure si vede negli
stipiti del Palazzo apostolico di s. /Mar-
co (/ •), iucoiuiucialo da i'aolo lluel car»
SIG
dìnalato, e perciò il suo stemma sovra-
stalo dal cappello cardinalizio lateralmen-
te ha 4 ordini di fiocchi. Osservò Can-
cellieri nel suo Mercato a^. 2 Sg, che alla
legge d'Innocenzo X fu poi derogato, ma
devesi avvertire, che se fu permesso d'im-
porre sullo stemma gentilizio l'arme im-
periale, reale o ducale a que'cardioali che
appartengono a tali famiglie sovrane e
principesche, però l'insegna del cappello
cardinalizio viene soprapposla alle mede-
sime corone. Arrogeil narrato a Porto-
callo, che il cardinal Enrico nel 1 578 di-
venuto re e conservando la dignità car-
dinnlizia, invece della corona continuò ad
usare la Berretta cardinalizi a j ed a Spa-
gna notaiche il re Ramiro li, già sacerdo-
te e monaco, s'intitolò /?<• e f/e/e.La con-
gregazione ceremoriiale nel 1 82 i rinnovò
la proihizione,che non si potesseda'cardi-
nali unire all'arme loro gentilizia lo stem-
ma d'alcun sovrano, benché fossero na-
zionali. Protettori (^.),* ministri di Re-
sidenza {f-''.)', e neppure 'in quel tratto di
luogo che devono parare a proprie spese
per la processione del Corpus Domini che
celebra il Papa, eperovepassa,nelIaquale
ponnoperaltrOjOltrei lorostemmi, mette-
re l'arma del Papa di cui sono creature e
ancorché defunto. Innocenzo Xdisgustalo
col nipote Pamphilj che avea rinunziala
la porpora per continuare la famiglia di
cui era superstite, soltanto per genialità
adottò per nipote mg.r Astalli, e lo creò
cardinale, gli die il suo cognome e slem-
ma, le rendile e prerogative di nipote Pa-
rente [F.) del Papa. Il successore Ales-
sandro VII, in vece del suo stemma, fece
dipingere su tutte le terraglie della mensa
il teschio della morte, per averla presente
anche nutrenilosi. Questo virtuoso Papa,
e lo notai nel voi. Lll, p. 22f), avendo
coDìpifo con grossa spesa la Prigione {^f.)
Innocenziana eretta in Iloma dal piede-
cessore Innocenzo X, si guardò bene di
darle il suo nome, lasciandone al mede-
simo l'intiero onore nell'iscrizione ezian-
dio e sleuiinu, modestia che ab»ai più o-
SIG 77
nore gli acquistò di quello che lascia vn.
Ad un discendente di sua famiglia Chi-
gi fu poi conferita la dignità di Mare-
sciallo del Conclave (/^.), che fregia lo
stemma gentilizio con due chiavi lateral-
mente pendenti. Gli successe Clemenlel X
Rospigliosi jCÌìQ tosto tolse il uì.icinatocol
denaro perciò accumulalo da Alessandro
V I I,ma con eroica moderazione non volle
che nell'editto comparisse il suo nome,
ma quellobensi d'Alessandro VII. Lasua
modestia gli fece proibire espressainen-
te, che le fabbriche da lui orilinatein Ro-
ma, fossero ornate col suo nome o coisdo
stenmia, ed a Sepolcro de'romam Pon-
TEFici riportai la semplice e breve iscri-
zione da lui fallasi. Narrai a Punti di Ro-
ma, descrivendo Ponte s. J n gè lo, che Cìe-
menle IX volendo abbellirlo colle statue
degli Angeli, non vide terminato il bel la-
voro, che compì Clemente X; ma questi
sebbene consigliato da chi ne amava il fa-
vore di far incidere ne'piedistalli il pro-
prio stemma, in vece ordinò the si scol-
pisse quello di Clemente IX e con ono-
revole iscrizione, e poi gli eresse un ma-
gnifico monumento sepolcrale. Gli slem-
mi dunquecle'Rospigliosi sul Pontes.An-
gelo sono gloria imperitura della virtù
di Clemente IX, della saviezza e magna-
nimità di Clemente X. Nel 1690 Alessan-
dro Vili vietò agli artisti, a'ciltadini, ai
nobili, seppur non fossero ministri di qual-
che corona, di tenere sulle porle delle loro
botteghe, abitazioni e Palazzi (l'.), le ar-
mi o slemmi pontificii, o di qualsivoglia
sovrano, aninthé sotto l'ombra dil prin-
cipe non avesse da ricovrarsi la malva-
gità, ed abusare tìeW'Ininiunifà {f ■)■ II
Cancellieri nel luogo citalo narra col Va-
lesio, che a' 1 4 aprile i 708 sicelelnarono
solenni esequie nella chiesa di s. Giovanni
de'Fiorentini al cardinal iNerli priore del-
l'ordine militare e religione di s. Stefano :
che volevano i cavalieri della medesima ag-
giungere all'ai me del cai dinaie gli spic-
chi della loro croce, ma ripugnandovi •
Luacst li dulie ccremuuio con asserire the lu
78 S I G
■vigore della bolla di Gregorio XV, con-
fermata da Urbano Vili, non era lecito
altra insegna di religione equestre, se non
quella GerosoHrnilana{^f'.)coi\\c sogget-
ta immedialatnenlealla s.Scde.esoggiun-
gcndoesserestalo negalo nell'esequie fat-
te nella chiesa di s. Luigi de'Francesi al
cardinal della Grange padre della regina
dil'olonia,di porre nella di lui arma la cro-
ce dello Spirito santo ili Francia. Sicco-
me celebra vasi l'esequie a spese di d. Car-
lo Albani cavaliere di s.Slef.mo e nipote
di Clemente Xi, questi pei tnise di porre
i contrastati S[)icclii nello sleinuìa c.irdi-
iialÌ7Ìo,anzi sopra il calaCtlco, oltre il cap-
pello, vi fu posto l'abito solenne di priore
di deltoordme.Chedirebbe il lodevoleze-
lo di que'saggi ceremonieri,se oia vedes-
sero l'abuso degli artisti, in a[ipenderea-
gli stemmi, insieme a quelli de'sigilli,non
meno de'secolari, prelati epersinode'car-
dinali ede'vescovijla sublime dignità dei
quali non ha d'uopo di simili fregi, le de-
corazioni cavalleresche ricevuleanclieda
principi acattolici, e in un tempo in cui
siffatti onori hanno n)oItissiino deterio-
rato, per essere divenuti eccessivamente
comuni in unoa'tiloli equestri? I Fanno
poi assai peggio qnegl' inesperti artisti
che sulla sagra Porpora (/'.) della I\loz-
zella (r.) de'carduiali, e sulla njozzetta
de' prelati vi dq)ingono o scol[)iscono le
Croci di decorazioni (queslri, anco di
ordini conferiti da principi eterodossi, per
quanto liportai ne' voi. W'ill, p. 265
e 266, X\IX, pag. 260. IMo VII colla
bolla Posi diulurnas del 1800 : De Ju-
risdictionihut n ° r 8, ordinò. «Nella cat-
tura de' rei non si abbia assolutamente
per r avvenire alcun riguardo alle pa-
tenti e stemmi de' magnati, salva la so-
la immunità ecclesiastica, de. jure cano-
nico, e quelle competenti ai ministri e-
steri e loro famigliari, de jure genùiimj
non intendendo però con questo decreto
di annullare l'esecuzione di que'pochi pa-
tentati, che per diversi ragionevoli titoli
si è credulo di conservare".!! saggio Leo*
SIG
ne XII conoscendo l'abuso che si fa nel-
l'erigere Iscrizioni (^f,) e slemmi, anche
per cose di poco momento, e la sorte cui
talvolta sonoesposte,si mostiòdecisamen-
te contrario non meno alle prime che alle
seconde. Pio Vili allorché si ritrovò l'ac-
qua Lancisiana, non permise che al fonte
erettovi si eri^'esse la sola sua arme, sen-
za che in pari tempo si scolpisse quella di
Clemente XI, al cui tempo si rinvenne; e
siccome ne parlai nel voi. XXV,p.i5g,
per l'ommissione del nome di Clemente
XI antenate del cardinal Albani, sembra
che di questi sia lo stemma, ciò che qui
rettifico. Osservai nel voi. L, p. 240, che
GregorioXVl nel palazzoQuirinale da lui
ristiiurato ripose gli stemmi e le iscrizio-
ni de'suoi pi edecessori, sulle di ver>e parli
del palazzo ed annessi, atterrati e tolti dal-
la straniera invasione. 11 regnante Pio IX
nel decretine le prerogati veonorifìche del
Senato romano [f^.) dispose. " Lo stem-
ma del sena lo e popolo roma no godrà del la
preminenza sopra gli altri, eccetto quel-
lo de'soviani e de'cardinali". In detto ar-
ticolo ed a P«.oMA parlai di diverse dispo-
sizioni araldiche, riguardanti la nobiltà
ecittadinanza romana; ma dopo la repub-
blica francese in Roma (nel qual tempo i
f malici democratici con vandalico furore
distrussero gli stemmi, a danno eziandio
dell'ai le per le loro belie forme) le regole
del blasone poco sono stale apprezzate, e
sono insorti gravi abusi, o per leggerezza e
vanità di chi fa eseguire gli slemmi, o pei
ca[)ricci degli artisti, ignoranti la minu-
ziosa araldica, la varietà, la forma e gli
ornali delle corone che si usanosenza qua-
si disti nzione.egua li abusi a vendo gli stem-
mi riguardanti gli ecclesiastici costituiti
in dignità, o godenti qualche titolo d'o-
nore precario. Notai a Pal.ati.no, che an-
ticamente i prelati palatini creali cardi-
nali godevano il privilegio di aggiungere
all'arme propria quella del Papa che gli
esaltava, anzi secondo i privilegi de'Pa-
pi, sino e inclusive a Pio \l, come si leg-
go dal breve da me pubblicalo, poteva-
SIG
no inrjuni lare lo stemma ponlificlo l'in-
lima fiiuiglia nobile del l'opa, dal mag-
giordomo agli aiutanti di cameia iuclu
sive; ma da Pio VII in [loi tale onoie è
riservalo a'soH Maggiordomo t Maestro
di camera (f^-); ed aggiunsi che lulta-
\oIta Gregorio XVI nel creare cardinali
Altieri, Frezza e Mezzofanti, già prelati
palatini, permise loro d'inquai tare il suo
stemma. I Regolari (/'.) creali vescovi
e cardinali inquartano nel loro stemma
l'arma del [)roprio ordine, e la ritengono
se elevali al pontificato. 1 I tscovi (/'.)
adornano le armi nel modo e con quelle
insegne che dissi a lettera Pastorale e-
pistola.e Patriarca, avendociascuna i lo-
ro articoli: alcuni tuttora fiegiano i loro
stemmi, sovrastati dal cappello prelatizio,
colla ìiiilra, col pastorale e colla spada,
e questa in segno del dominio temporale
già da loro esercitato. Gli /abbati mitrali
ornano i loro slemmi col cappello prela
tizio, colla mitra, col pastorale, e colla spa-
da l'ornarono quando avevano giurisdi-
zioni temporali. Alcuni prelati leligiosi o
costituiti in cariche, con)e il Maestro del
s. Palazzo, il Commissario del s. O/Jì-
zio, il Segretario dell'Indice ec. sovra-
stano il loro stenxna col cappello prela-
tizio per l'uso che godono dc-'nDcchi si-
mili al cappello usuale, e com gli abbati
mitrati : però i semplici inquisitori dome-
nicani del s. ofllzio , sebbene per privi-
legio immemorabile portano al collo, ma
coperta, la croce con cordone nero-bianco
e fiocchi neri pielalizi nel capitello, pu-
re non poimo usare il cappello prclali/io
sullo stemma gentilizio. INlolli canonici dei
capitoli godendo l'uso della mitra, la pos-
sono mettere anche sopra gli stem mi, qua-
lora la concessione lo esprmia, come usa-
no quelli di liaveìina (/'.) A CappeiI-O
trattai pure di quelli de' \escovi e prelati
de'diversi collegi, colle distinzioni pel co-
lore della fittuccia o cordone e de'flocchi
(ma come con essi a Ueggejìte dellaCan-
CELLER1A, a questi e non a «picllo della
peniienzicria spella l'oruamcuto della fil-
SIG 79
Incela 0 cordone con fiocchi verdi al cap-
pello).fvi notai il nuuKM'O de'fiocchi di cui
è concesso ornare lo stemma a' prelati di
fiocchetti, agli altri prelati ed ai prelati
di tnantellone. Il Parisi, Iste tizio rie per
la segreteria l. 3,p. i66, su questo pro-
posito cos'i esprimesi." L'ornato da in-
cidersi nell'arme cardinalizie e prelatizie
è il cappello co'suoi cordoni e fiocchi pen-
denti a tre ordini, 1,2, 3, cioè G |>er parte,
benché alcuni assegnino a'caidmali cin-
que ord'ui, r, 2,3, 4>3i agli aicive>covi
quattro, 1,2,3, 4; a' vescovi e prelati sem-
plici tre, I, 2, 3; ed agli altri ecclesiastici,
che hanno privilegio di portare sulle in-
segne il cappc'llo,come v.gr. i protonotari
apostolici non [)artecipanti, due ordini, i,
2, ovvero i ,2,1." Il cardinal Giorgio Co-
sta portoghese illustrò i suoi bassi natali
collo splendore di sue virtù, né avendo
veruna insegna gentilizia per usare d'ai--
me, prese una rota come simbolo del mar-
tirio solFerlo da s. Caterina di cui era di-
votissimo. Nel voi. XX\ III, p. 54, dissi
degli stemmi mortuari dipinti sulla carta
che si attaccano nelle pareli esterne delle
chiese o\e si sono tumulati i cadaveri dei
cardinali,e taUoltalo ruriiiioanchea(|uel-
le delle chieseesponenti, ed anchedelle lo-
10 pioletloric; ivi purenotaichegli slem-
mi mortuari si attaccano ne' muri este-
riori delle chiese ove vennero eziandio se-
polti principi e altri signori, ed i prima-
ri prelati Sopra quanlo si pratica in ili-
versi luoghi coi Papi, si può vedere a p.
41; (|iii [)erò avverto che negli stemmi
ponlilìcii ilella cassa mortuaria del Pa-
pa, in cpielli del catafilco pe'suoi fune-
rali, ed incpielli delle carte mortuarie che
si alllggono nelle pareli esterne delle pa-
triarcali b.isiliche, e della chiesa dei s».
\ incenzo e Anast.isio ove si tumulano i
Precordi, non ci deve and.uerornamen •
todellechiavijperchècolla morte del Papa
cessa la sua giurisdizione e podestà signi-
ficate dalle chiavi Degli stemmi usali noi
Piirifra li e sulla Sepoltura, \\ quegli ai ti-
toli uè parlai. In diversi luoghi per nior-
So SIG
te del sovrano si rompono gli slemmi. In
Portogallo dopo la morte del monarca
si f;» la commovente ceiemonia, tolta dal-
le solennità funebri del medio evo, e che
consiste a rompere sulle piazze delle pria-
cipali città lo scudo colle anni del so-
vrano defunto. Gli uflìziali municipali se-
guiti dalle corporazioni d'arti e mestieri
si recano sulla piazza su cui si trova un
baldacchino coperto di panno nero. Vi è
appeso lo scudo reale e uno degli uffizia-
li lo colpisce e lo rompe dicendo a varie
riprese: Piangete, o popolo, il nostro re,
ovvero regina, è morto. Ciò fu pratica-
to pure nei i853 per morte della regi-
na Maria II. Tei'minerò con Vico, Scien-
za nuova cap. 3, § nq. » I principii del-
la scienza del blasone, su' quali all'in-
gegno di taluni si è applaudito finora ,
che le imprese nobili sieno uscite dal-
la Germania col costume de' tornei per
meritare l'amore delle nobili donzelle col
valore delle armi; agli uomini di acre giu-
dizio facevano rimorso di acconsentirvi,
tra perchè non sembrano aver polutocon-
venirea'tempi barbari ne'quali si dicono
nati, quando popoli feroci e crudi non po-
tevano in tendere questo eroismo di roman-
zieri; e perchè non ne spiegano tutte le
apparenze, e per ispiegarne alcune biso-
gna sforzar la ragione; conchiude, le im-
prese dellearmi essere parlari dipinti dei
tempi eroici ". Fra'molti che ne trattalo-
noqui ricorderò. Albini, Principuni diri-
stianoruni slenvnata. Enrico Stefano,
Slreinni gentium, et faniilinnun ronia-
norum stemniaia,i55i^Ava\^i Sie, Trat-
talo de' colori nell'arme, nelle livree, ec.
Venezia 1 608. L'araldo ovvero dell' ar-
me delle famiglie. Trattalo compendioso
di Gaspare Bomhuci, in cui si mostra l'o-
rigine, la composizione e la interpreta-
zione di quelle ^o\o^na 1 65i. Filippo Pi-
cinelli. Il mondo simbolico 0 sia univer-
sità d'imprese scelte, spiegate e illustrate
con sentenze ed erndizioni sagre cprofa-
«<?_,MilanoiG')3 con incisioni. A ndreaCeh
ìotiest'fSpccchio simbolico fivvero dell' ar-
SIG
me gentilizie, nel quale chichessìa puh spe-
cular l'origine, nobiltà, i corpi e loro si-
gnificati, i colori e loro allusioni, la de-
rivazione de' propri cognomi, i cimieri,
pennacchi j e tutte le altre particolarità
dell' arme della suafamigliaf^apoWiGGj.
Celso Cittadini, Trattalo dell' antichità
delle armi gentilizie, con le note di Gio.
Girolamo Carli, Lucca i 741. Ginnani,
L'arte del blasone dichiarata per alfa-
beto, colie figure necessarie per la intelli-
genza ec, Venezia 17 56. La sciencehé-
raldique traile de la noblesse, de l'ori-
gine des armes, de leurs blasons et syni-
boles,des tymhres, couronnes, cimiers, eie.
A Paris chez S. Cramoisy. Archives no-
hiliaires universelles, Bulletin du Colle-
ge archeologi q ne et Itera Idique de Tran-
ce, Paris I 843. J. F. Pautet, Manuels P.o-
ret. Nouveau Manuel compiei du Blasouj
ou codehéraldique, Parisi 843.
§ T.." De' sigilli.
Non v'ha dubbio,che negli studi sìdella
più rimola antichi tà,che delle cosede'tem
pi pilli bassi non tengano onorevolissimo
luogo i sigilli, il cui impronto serve a ren-
dereautenticii documenti, e giovano per
illustrare le storie; poiché se ogni qualun-
que monumento delle medesime è sem-
pre importante alle lettere e alle arti, i
sigilli però hanno tal pregio e tali conse-
guenze, che fra ogni altro pezzo d'anti-
chità meritano ben distinta e particolare
estimazione. Essi ci conservano i ritratti
de'[)rincipi, ci additano inomi, gli uflìci,
le imprese e le azioni de'più illustri per-
sonaggi; stabiliscono le genealogie delle
famiglie, e finalmente danno autorità ai
diplomi ed agli alti pubblici, da'quali na-
scono poi i titoli de'dominii, de'possessi
e delle prerogative più illustri, anche dei
principi e delle repubbliche. Quanto per-
ciò sieno stati dai più giudiziosi e diligen-
ti eruditi raccolti e considerati,èsuperfluo
il rammentarlo, poiché i libri loro sono
conosciuti, ed i loro nomi sono troppo ce-
lebri per essere ignorali. Fra essi però
giovami di qui principalmente lammcu-
SIG
lare il gran Mabillon, De. re diplomali-
ra\\\). 1, e. i4;Gio. Michele Iliiiercio, De
^/^////^jGotofiedocJi Bessel abbatediOot-
Avai, Chronìcon Golwicense ; Domenico
M/ iManni, Ossen'aziotii sopra i sigilli t.
1 8;Garanipi, Delsi^dlo della Garfugtia-
naj Ilopiiigh, Desi^ìlloruni prisco,clfìo-
i'o/«rej olire Mmuloii tli cui poi piofit-
lerò, e tulli gli autori, cliplomalici, e i piìi
d'ilici esalti e veritieri scrittori di storie
e genealogie. Lo studio de'sigilii e parti-
colarmenledel medio evo riesce di gran-
de utilità, non meno alle privale famiglie,
ciie al diritto pubblico de'prinoipi, de'lno-
ghì,alle storie più interessanti ea'fatli più
illustri, rimasti altrimenti in pregiudizie-
vole dimenticanza. L'uso de'sigilii risale
alla più alta anlichilà. Diodoro Siculo ri-
ferisce, che in Egitto tagliavansi le due
mani a coloro cheaveano contrafialto il
sigillo del sovrano. Dopo la morte di Da-
rio, Alessandro il Grrt/ir/f servivasidell'a-
nellodiquel principe per sottoscrivere le
lettere ch'egli spediva nell'Asia, e del suo
proprio sigillo muniva quelle che mandar
si doveano in Europa. I sigilli degli egizi
erano d'ordinario incisi su pietre prezio-
se, colla figura del principe, o alcuni sim-
boli. Gli antichi ebrei portavano i loro si-
gilli in dito negli anelli, o sul braccio nei
braccialetti. Aman sigillò gli ordini d'As-
suero contro gli ebrei coll'anello del re.
Lo sposo del Cantico desidera che la sua
sposa lo metta come un sigillo sul suo
braccio. L'uso de'sigilii è antichissimo,
giacché Giuda Hglio di Giacobbe lasciò il
suo sigillo in pegno aTliamar, e ì\b)sè di-
ce che Dio tiene sotto il suo sigillo gli stro-
menti della sua vendella. Trovasi in Ge-
remia una prova dell'uso che aveano gli
ebrei di fare un duplicato dc'conlralli ci-
vili, di cui uno reslava aperto nelle mani
deiracf|uirenle, e l'altro sigillalo veniva
depositato in luogo sicuro, ciò che in pu-
re praticato da'gieci.iVogli articoli Ankl-
i.o notai cogli scrillori,chei sigilli degli an-
tichi erano d'ordinario incisi sugli onelli
ch'essi portavano in dito, o sulle Gemme
VOL. ixvi.
SIG 8i
(^.)ch 'erano legatein questi anelli . non
lulte le gioie però furono incise, [)ercliè
ordinariamente s'intaglia vano le imper-
fette, come non tutte servivano per sigil-
li. Servivano per Amuleli^ di cui anche a
INIalefizio, ed in essi gl'intagli sono a di-
ri Ilo, ne'sigilli a rovescio acciò venissero
bene sulla cera. Diverse analoghe erudi -
zioni si poono leggere in Buonarroti, Os-
servaz.sui medaglioni antirUi. W lacede-
moni si attribuì l'invenzione dell'arte di
scolpire sugli anelli alcune figure, e del-
l'arte di scolpire parlai a Scultura. Lno
de'Iorore nominato Arias portava sul suo
anello la figura d' un'aquila che teneva
tra gli artigli un drago. Clearco capitano
de'greci che guerreggiavano in servizio di
Ciro, avea nel suoanelloo sigillo una Dia-
na danzante colle ninfe. A lira testimonian-
za de'sigilii come contrassegno d'aulorilìi
o guarentigia e di sicurezza, come di con-
ferma d'alti pul>blici, lo abbiamo in D.i-
rio, che per ovviare alle frodi de'sacerdo
ti di belo, fece sigillare il suo tempio, e
dall'uso che ne fecero i romani. Quando
gliantichiadottavanoun sigillo,il compo-
nevano da qualche notabile avvenimento
delleloro famiglie. L'avv. Corsi, Delle pe-
tre antiche, cap. i 5 : Dell'uso moderalo
degli anelli j cap. i6: Dell'uso delle gem-
ine negli anelli, dice che innocente e for-
se anche necessario fu il primo uso degli
onelli scolpili in incavo, co'quali i roma-
ni amanti eccessivamente degli anelli con
Pietre {f'^-) bue o gemme, segnavano gli
atti pubblici, le private scritture, le lette-
re, le anfore, e tuttociò che più si stima-
va, talché si credette che il sigillo accre-
scesse pregio alle cose. Quinto fratello di
Cicerone, parlando di questo costume di-
ce: Ben mi ricordo che mia madre sigilla-
va i vasi che contenevano vino gagliardo
o debole chefo'^se, perchè tutto si ci edes-
se ottimo. Orazio scrisse a Mecenate, che
alla cena avrtbbe bevuto un vino che lui
slesso avea sigillalo, e<]uesloera il vile sa-
ìiinum. Né col sigillo si segnavano le sole
cose che per lungo tcnipo ilovcanL»guir-
G
82 SIG
darsi, ma quelle ancora che all'uso gior-
naliero erano deslinate. Plauto fu dire a
un attore: sigillate la dispensa e riporla-
lemi l'anello. La sola consegna dell'anel-
lo era il pegno col quale uno si obMiga-
va verso dell'allrooper nianlenere la pa-
rola o per eseguire un conUallo. Teren-
zio dice, che per intervenire ad un pran-
zo da farsi a spese comuni, furono da cia-
scuna persona dati annuii. 11 giurecon-
sulto Ulpiano pensò che la consegna del-
l'anello valesse per caparra nel contratto
di compra e vendita;tna più comunemen-
te si adoperavano gli anelli per sigillare
le Lettere epistolari (^ •), e tale sigilloera
denominato anulus signatorius o sigilla-
toriits. E poiché i sigilli portavano d'or-
dinario l'impronta della persona la quale
avea scritta lalettera,quellochela riceve-
va prima di aprirla poteva conoscere da
chi gli fosse trasmessa. Così Ovidio scri-
Tendo ad un amico, gli dice, che dall'im-
maginedella genima impressa conoscerà
che sua era la lettera; e Sahino fa da U-
lisse rispondere a Penelope, che prima di
svolgere la lettera avea conosciuto l'amato
carattere e la gemma fedele. Era sì grande
l'anlorilà de'sigilli, che secondo un detto
di Seneca, si preslava maggior fede agli
anelli elicagli occhi propri. Per evitar le
frodi che si potevano commettere per u-
so de'sigilli altrui, era legge che i fahhri-
catori non potessero tenere l'impronta di
quelli che.iveano venduti. Sulle variefor-
mee usi degli anelli usati per sigilli, scris-
sero il Galeo, Z^é; aìimiloriun origine j Li-
ceto, De annnlis antiquisj Kirckmann,
De anntilisj Longo , De annulis signa-
toriisj K^ormaun, De annido triplici. Da
prima furono in uso gli anelli formati di
solo metallo, ma in seguito vi s'incassarono
le gemme: erano anelli guarniti di casto-
ni fatti sovente della stessa materia, o di
pietra preziosa incisa. Plinio dice che il
i.°a portare anello con saidonica fosse
Scipione l'Africano, per cui quella gem-
ma fu carissima a'romani, e dicesi che vi
era rappresentato Siface; il dittatoreSilla
SIG
fu solito contrassegnare le sue carteconnn
sigillo su cui era scolpita l'immagine di
Giugurta prigione; i! sigillo di Pompeo a-
vea un lione che teneva fra le zanqie una
spada; GiulioCesare avea nel sigillo una
Venere, da cui credeva discendere la sua
famiglia; l'imperatore Augusto adoperò
da principio per sigillo una sfinge : egli
avea trovato fra le gemme della madre
due sigilli,! quali erano tanto simili, che
l'uno non si distingueva dall'altro, e con
l'uno di questi Agrippa e Mecenate sigil-
liivano lettere, edilli e altri orduii che i
tempi richiedevano si facessero insuono-
me, mentre egli era assente per le guerre
ci vi li, e perciò coloro che ricevevano quel-
le lettere usavano dire con arguto mot-
to, che quella sfinge recava seco enimmi;
per evitar questo biasimo, in luogo della
sfinge cominciò a far uso d'un anello sul
quale era scolpito Alessandro il macedo-
ne; fìnahnente fece inlagliare da Diosco-
ride Usuo ritratto, e di c|uello si valse per
segnare gli atli pubblici. In allio tempo
Auguslofece usod'un anello sul qualeera
scolpito il capricorno. Mecenate poneva
l'impronto d'un ranocchio a quegli ordi-
ni che portavano il pagamento di qualche
straordinaria gravezza, e chi ricevea tali
fogli avea spavento alla vista del solo si-
gillo. Per lungo tempo l'uso degli anelli
si tenne moderalo, e si limitò in quanto
il bisogno richiedeva, poiché presso gli an-
tichi riputa vasi infamia il portar dagli uo-
mini più d'un anello, come dichiarò Grac-
co rimproverando Mevio che come donna
s'ingemmava le dita; Crasso famoso per
ricchezza, portava due anelli, e molli ro-
mani per gravità di costumi si astennero
dal portarne uno. Questo costume di ven-
neun Lusso[/.)ì] piùsfrenato, e crebbe
come nel numero, così nella misura. Un
Carino portava 6 anelli per ciascun dito,
che riteneva dormendo o lavandosi lema-
lìi; laonde molli erano gli artefici che si
occupavano nel lavoro e nella legatura
delle gemme, e Mecenate non solo si va-
leva de'più valenti artefici, ma vi teneva
SIG
sempre impiegalo alcuno de'siioi liberti.
Gli artefici erano di 5 specie, fra i quali
i sigiiarii e i sigillnrii tlie operavano i
sigilli : qiie' clic incidevano le pietre per
uso degli anelli si chiamavano ^/m<//fln/,
i quali essendo in gran numero furniava*
no collegio. Si astenevano d'incidere il ru-
bino per uso di anelli odi sigilli, peicliè
credevano cbe liquefacesse la cera. Tale
e tanto fu presso i romani l'uso degli a-
nelli, de'sigilli e delle gemme, che Sesto
lUifo fa menzione di due contrade nelle
(piali erano riuniti tutti gli artefici che la-
voravano, legavano e vendevano i sigilli.
La contrada nella quale era maggior nu-
mero di artefici si chiamava ficus sigil'
larins major, e la contrada ove c,li arte-
liei erano in numero minore si chiamava
ficus sigillarius minor. Nardini dimo-
stra, che la contrada maggiore fosse nel
luogo che ora dicesi leChia vi d'oro; la con-
trada minore si fissa sidl' attuale piazza
de'ss. Apostoli, talché le due conlrade e-
rano fra loro vicine, e soltanto sepaiate
dal foroTraiano. La festa sigillarla, di cui
feci parola altrove, non era unita ad al-
cun rito religioso, ma era un'epoca che in
ogni anno ricorreva e nella quale i roma-
ni scambievolmente si facevano donativi
di anelli, ili sigilli, di gioielli, di gemme
intagliate, e di altre galanterie, chiamate
collellivamente sigilla. La festa sigillaria
cadeva nel Mese (/'.)di gennaio, durava
3 giorni e seguiva quella de'salurnali: si
può vedeie IN atale, Refana, Carnevale.
Dieesi che le feste Sig'llaria fossero state
istiiuile da Ercole, dopo avere in Roma
eretto il ponte SuI)licio,sudi cheè a veder-
si il voi. LIV, p.io5,i2G. Alili neatlri-
buiscono l'isliluzionea'pelnsgi, i quali im-
maginarono che r oracolo non chiedesse
loro sagrifiti d'uomini vivi, ma statue e
lumi, e di fatto presentavano n Saturno
candele, e a Plutone fìgiue umane, dal che
derivarono le Sigillaric,c parimenti i do-
ni cbe accompagnavano la cclehrazionedi
quella lesta. In Egitto furono delti v.S7ij//-
latori que'sacerdoli incaricali di csauii-
SIG 83
nnre, scegliere e marcare le vittime de-
stinale a' sagrifizi, cioè attaccavano alle
corna dì esse una scorza di papiro, impri-
niendcj poi il loro sigillo sulla terra sigil-
lala diLenuo che vi applicavano comete-
nula per sagra. I testamenti da' romani
erano chiusi con più sigilli che si appli-
cavano dopo forati gli alti, e fallo passare
3 volle per entro il buco il Imo che gl'iu-
volgeva : cos'i usò il senato dopo Nerone.
Tale uso passò in Germania e in Gallia,
ove si mantenne fino al medio evo. iSclla
parie esterna del leslamento si scriveva-
no i nomi di ciuelli che vi aveano posto
i loro sigilli. Presso gli antichi la ricogni-
zione del sigillo era necessaria; a'iempi di
Plauto e Cicerone riconoscevasi il sigillo
applicalo sopra il lino prima di romper-
lo. L'uso di mettere il sigillo sopra i beni
de'defunli era praticato da' romani: A-
grippina madre di JNeronefece apporre i
propri sigilli sugli effetti di certa dama A-
ceironia per appropriarseli. I greci e i ro-
mani nel sigillare le lettere attorniavano
con un filo la tavoletta intonacata di ce-
ra contenente la lycr/Wwrrt (al quale arti-
colo parlai delledi verse materiesullequa-
li si scrisse), ed imprimevano i loro sigilli
sulla cera csleriormenlc applicata ad es-
sofìlojCoH'anello formato ad uso di chiu-
dere le lettere. L'uso del sigillo per le let-
tere non era conosciuto al tem[)0 dell'as-
sedio di Troia; allora si chiudevano le let-
tere con più nodi. Per timore che i sigilli
non venis>erocontrairatti,osi rompessero
o cancellassero, venivanocoperlicon con-
chiglie o sr|uame di pesci, e più tardi con
scatole di latta, d'argento, d'oro e d'altri
melnlli, quando cioè col lasso del tetnpo
i sigilli diventaronoa pocoa poco dilieien
li dagli anelli, e in essi si rappresentaro-
no stemmi, ormi gentilizie, insegne o ci-
fre; talvolta vi s'incisero emblemi, o qual-
che testa o qualche altra figura massime
sagra. Plinio ilice che n'suoi tempi non «i
faceva uso di sigilli in tutto il rimanente
della terra abitata fuorché nell'impero ro-
mano. Scmbiò ad alcuni, che presso gli
84
SIG
antichi romani non vi avessero sigilli di
autorità o sigilli che propriamente si po-
tessero dire pubblici; l'uso di segnar le let-
tere con un nome sembra essere stato sta-
bilitoin Roma dal tempo di Tiberio, co-
me il dimostra un passo di Svetonio, in
cui si legge che l'imperatore qiialifìcavasi
col nomed'Augusto quando scrivea a're,
come ereditario nella sua famiglia:ciò non
ostante si conservò pure l'uso antichissi-
mo dc'sigilli sotto gl'imperatori romani,
e Caligola tolse ai Torquati il monile e-
reditario, ed abolì il soprannome <\\ gran-
de ai óisceudenVi di Pompeo. Gl'impera-
tori greci sottoscrivevano soltanto i loro
decreti o ì loro Rescritti [F.^j con un in-
chiostro (di cui a Scrittura) particolare,
del quale i sudditi non potevano far uso
senza incorrere nel delitto di lesa maestà
in 2.° grado. Essendo Teodorico re d'I-
talia allatto analfabeta, apponeva la sua
firma conducendo la penna per le arte-
fatte aperture d'una laminetla d'oro, le
quali del suo nome le prime 5 lettere com-
ponevano. Del segno della Croce o dello
spacco di questa, in luogo di firma, ne ri-
parlai a Scrittura: non solo i vescovi po-
sero e tuttora costumano l'ineffabile se-
gno avanti la loro soscrizione, jna ne'pri-
mi tempi ed anco non lontanissimi da noi
ciò praticarono eziandio i sacerdoti.! 1 Mu-
ratori nel t. 2 delle Dissertazioni, CI die-
de la dissert. 35.^ De' sigi Ili de' secoli bar-
hariy sulla quale qui in breve accennerò
il più interessante. Incomincia il grande
erudito dall'avvertire, che nel visitare gli
antichi archivi, non senza esame si deb-
bono accogliere i sigilli de' vecchi secoli,
e con quelle minuzie che vuole l'arte cri-
tica,poiché talvolta! sigilli di cera da'sin-
ceri diplomi si trovano trasportati negli
adulterini; che ciò sia succeduto piìi vol-
te egli l'osservò, come in quello del 3.°
diploma di Carlo Magno in favore della
chiesa di Reggio, e riportato da Ughelli,
nel quale sigillo di cera coU'efllgie di Car-
lo sono le lettere : Xpe protege Carolum
rcgc Franconim, menile già era divenuto
SIG
imperatore. Ed Innocenzo III avendo con
singoiar sagacilà scoperto vizioso il sigil-
lo d'un privilegio, prodotto dall'abbate
Scozulense, lo dichiarò apocrifo; né man-
cano altri esempi di simil frode. Tale è
quello del privilegiodiRatchis re de'lon-
gobardi, riportato neirtJghelli tra i vesco-
vi diChiusi, dove si dice fabbricato da quel
re il monastero di Monte Amiato, e ripro-
dotto da altri. Molta circospezione consi-
glia Muratori quanto ai diplomi antichi
pontificii e imperiali con bolle di piorobo,
rigettando la supposta da R.inaldi in A-
rezzo e attribuita a s. Silvestro I, e c]uel-
le de'ss. Leone I e Gregorio I nell'archi-
vio di Castel s. Angelo. De'sigilli di cera
si servirono quasi sempre Carlo Magno
e i suoi successori, e ben parecchi esisto-
no negli archivi d'Italia; talvolta li usa-
rono d'oro, e ne parlai in più luoghi : an-
che Carlo Magno e suo figlio Pipino si-
gillarono in oro, altrettanto fecero Gui-
do e Lamberto. Dopo iliooo comincia-
rono ad essere più frequenti gli aurei si-
gilli degl'imperatori, il che non è manca-
to anche negli ultimi secoli, ne' quali la
maggior parte è di cera e talvolta d'oro.
All'articolo Sicilia parlai d'un gran nu-
mero di diplomi di que're con sigilli d'o-
ro massicci e di minor valore, co'quali ri-
conobbero le investiture feudali che rice-
vevano dai Papi. Vedasi Bolla d'oro de-
gl'imperatori, e Bolla d'oro diCarloI V.
De'sigilli d'oro e d'argento mg.i" Marini
discorre nel suo Nuovo esame de' diplo-
mi di Lodovico I, Ottone I e Enrico II
sul dominio temporale de' romani Pon-
tefici, a p. 82 e seg., e da'quali prende-
vano nome i diplomi, chiamandosi bolle
d'oro e d'argento, pe'sigilli ch'eranvi ap.
pesi, come Sigilli furono dette le lettere
de'principi. L'uso dell'aureo sigillo lo di-
ce derivato dagli antichi ree imperatori
franchi, ma che forse si usò prima nelht
nuova Roma ossia Costantinopoli, anzi-
ché in Francia ed Alemagna: i diplomi
muniti di tali sigilli si dissero Oysohid-
lae e Argyrohullae, Non però a luili i di-
SIG
jìlorni fu ai^pesa la bolla d'oro, raa a quei
|>iinci[)alineiite che contenevano cose di
^ran luuniento, usandosi dd lutti gl'iiu-
pciatoi i non quando erano re de'ronia-
ni, ma dopo l'elezione loro io imperatori.
1/usarono anche altri principi, Leone re
degli armeni scrisse 3 lettere a Papa In-
nocenzo III, una ne scrisse Premislao II
re di ISoemia a Papa Onorio III, <S Bela
I V re d'Ungheria a diversiPontefici, mu-
nite tutte di gran sigilli d'oro. Federico
II re de'romani prima d'essere coronalo
iinpeialore autenticò con bolla d'oro le
donazioni temporali falle alla santa Seile.
^cl niedioevosi chiamarono bolle d'oro
quelle scatole di tal metallo e contenenti
.simili sigilli; queste scatole furono pure
d'argento, e con ripetervi sopra l'incisione
del sigillo, come suole praticarsi in «luci-
le di argento o metallo doralo che pen-
dono da'solenui atti sovrani, come i con-
cordali fra sovrani, e'fra questi e il Papa.
Racconta IMiiratori che le antiche bolle
d'oro portando fiera tentazione, [lochene
sono restate. Fra lecalamilà cui soggiac-
<Iiie il monastero di Farla nel secolo X,
rileva che i tuonaci immersi in ogni vi-
zili, rubali i sigilli d'oro a'diplomi, vene
poserodi piombo, il che i]i sospettare che
ulti i diplomi che hanno sigUli di piombo
un tempo gli avessero aurei. I principi lon-
gobardi e normanni che dominarono in
Uenevento, Salerno, Capua e altre città
ilei regno di Napoli, talora usarono i si-
gilli di cera e talvolta di piombo. Così i
dogi di Venezia lìn dagli antichi secoli co-
stumarono di confermare le loro carte col
sigilluih piombu.EmanueleCumnenoini-
peratoreile'greci privò ildoge veneto Se-
bastiano Zumi dell 17?. ilei privilegio ili
bollare col |)iombo,prerog.jli va a lui con-
ceduta dagli nitri imperatori. Anzi ad i-
initazionede'veneti, quasiché fosse un pri-
vilegio di gran rilievo, la repubblica di
ì.ncca (/'.) implorò ilal Papa .Vle!>sandru
11 la (acuità d'usare un pari sigilh), e l'ul-
tenne nel loiij. Nel voi \L\II,p ali
iiolai, che l'arcivcscuvo di Njpoli Sergio
SIG 85
III del 1 170 usò il sigillo di piombo ne'di-
plomi. A Primicerio DELLA s.Sede narrai
che usava ne'suoi alti il sigillo ili piom-
bo, rimarcando Galletti che non solo i Pa-
pi ei [)rincipi sovrani, ma anche i magnali
e i personaggi privali costituiti in gran-
diosi posti adoperarono i sigilli osieno bol-
le di piombo nelle loro carie; anzi aggiun-
ge che ne'lempi più rimoti gli abbati be-
ncdellini appesero piombi alle loro carte.
Galletti a p. 36 j del Pr/V/i/cero descrive
«juello grande quanto una piastra e bea
conservato in s. Pietro di Perugia, aven-
te nel diritto il Redentore con 7 figure
che intervengono olla sua trasiìgurazio-
ne, colla leggenda intorno ■»!♦■ Truus/igU'
ratio Domini Nri Ihe Xpi, e nel rovescio
un abbate sedente colla regola nella ma-
no destra, e il pastorale nella sinistra, e
inloi 110 -t^ Garinus Abbas Moiitis Tlia-
bor. Inoltre notai aGER0S0Li.\iiTA>0 ordi-
ne, che il suo gran maestro eziandio usa-
va la bollaosigillo di piombo. Si può ve-
dere Petra nel Conimenlario alle Costi-
tuziouiaposiolicke.'Sliivalon parlando dei
sigilli, de Monogra/nrni [l.) ede'copiosi
diplomi di Monte Cassino, dice che ili."
sigillo di cera è dell'Hjj dell'imperatore
Lotario I : intorno al suo volto si legge
Xpe A(ln'\'a II. Lolliariiini/liii^.nesciive
pure altri sigilli di cera de' re d'Italia, e
degl'imperatoriOltouel, Ottone II, S.En-
rico II, Lotario II. Siuiilmeute ivi si tro-
va una bolla di Papa Vittore II delio55
circa con sigillo plumbeo, leggendosi nel
con torno: Tu '|' .Xai'c Lù/dUli Suscipf CLi -
l'I'?; enei rovescio in mezzo Aurea Roma,
e nel contorno f'ictoris Pape II. Cousi-
gdlu di piombo e di cera sono vari di-
plomi de' suddetti principi longob^irdi e
normanni, di privilegi e donazioni. Vi è
un diploma di Ruggero 11 ducadi Puglia
e Calabria con bulla di piombo, e altro
con sigillo d'uro del 1 1 3o,od altro di piom-
bo già divenuto re ili .Sicilia. Inoltre in
Monte Cassino vi sono iluc don i/ioiii di
Uarisuiie re di Saidc;^na, munite col. m-
^illu di piuiiibo. L cj»a uuli^iuia clic uci
86 S I G
sigilli degli antichi re e imperatori, qua-
si sempre si vedala loro efllgie, coll'iscri-
zione esprimente il nome loro: fu questo
in uso ne' vecchi secoli anche presso le per-
sone nobili, che cogli anelli imprimeva-
no la loro immagine o qualche simbolo.
Descritti Muratori due anelli d'oro tro-
vati in Bagnorea nel i 727, goti o longo-
bardi,cheforsefuronosigilli, osserva sul-
la loro effigie, che fu prerogativa de'no-
bili, tanto romani, che goti e longobardi,
ed anco de'frauchi, non solo l'usaranelli,
ma eziandio di scolpir in essi la propria
effigie;) romani poi di bassa sfera in luo-
go del sigillo imprimevano il loro nome
in una tavolettadi legno o metallo, in una
stampiglia, e due anelli di bronzo co'no-
rai Forhinius e /^/tó//.? pubblicò Boldet-
ti. Le tavolette fatte a guisa d'anello fu-
rono di due sorte, cioè alcune erano ado-
perate per formar le sottoscrizioni, non
sapendo scriveie (come la ricordata del
goto Teodorico), ed altre perchè confer-
massero la fede delle carte come si fa coi
sigilli. E ciò praticarono talvolta i mede-
simi principi, inducendo inchiostro sopra
le lettere o scavate o di rilievo nella la-
mina. Dell'ira pera toreGiustinol del 5i 8
cos'i scrisse Procopio: Ligneaetahellaeper-
polilae fonnam qualuorlilerarum , quae
legi Ialine possenl, incidendani curante
eaque libello imposila, calamum colore
inibulum,qui scribere ìììos est imperalo-
ribus, huic principi Iradebanl in nianuni.
Vedendo Muratori i monogrammi de-
gl'imperatori e re, continuati da'tempi di
Carlo Magno per qualche secolo da'loro
successori (essendo per altro piùanticol'u-
sodi tali monogrammi), che servivano u-
iia volta per sottoscrizione, conlenendo in
compendio il nome di que'monarchi; mol-
ti ne osservò che sembravano di lor ma-
no, altri delineati con caratteri sì delicati
e linee sì ben tirale, che non li crede for-
mali con penna, ma colla stampiglia: for-
se furono un'imitazione esalta di loro so-
scrizione, per cui praticarono couie i ro-
mani le tavolcUc, e di vaiie superstiti ne
SIG
ragiona Muratori, ed anche di due spe-
cie, valea dire con lettere prominenti per
sottoscrivere, e delle cavale per sigillare
incera. Quindi passa a diredelle variespe-
cie di sigilli usali da'romani, in gemme e
anelli, in lamine o tabelle, alcune con let-
tere prominenti, altre con incavate, e ne
produce esempi e alcuni curiosi, comechè
d' un fornaio colla pala per infornare il
pane, e de'lavoratori de'mattoni e coppi
che imprimevanocol lorosigillo. Ne'seco-
li barbarici si costumarono sigilli, ne'quali
etano scolpite le testedegli uomini illustri,
distinguendosi i sigilli degli ecclesiastici da
quei de' secolari per la figura ordinaria-
mente ovale; ne riporta alcune descrizio-
ni. Dacchès'introdusserofra gl'italiani gli
stemmi earme gentilizie, al modo che de-
scrissi nel §r, Degli stemmi o arme genti-
lizie,'] prìncipi cominciarono a usarli nei
loro sigilli invece dell'effigieiper molli se-
coli i marchesi Estensi tennero per loro ar-
me l'aquila bianca, e questa comparisce
ne' loro sigilli antichi. I conti di Savoia
per gran tempo usarono ne'Ioro sigi Hi la fi-
gura d'un soldato armato conca vallocor-
renle. Degli stemmi e sigilli delle case so-
vrane, e di quelli de'Ioro stati, ai rispet-
ti vi articoli non manco di trattarne. Dopo
che le città d'Italia conseguirono la liber-
tà, presero anch'esse a sigillare i loro alti;
alcune di esse costumarono di far veliere
l'iinmagine del santo loro patrono, colla
giunta d'un verso leonino; altrettanto ili-
casi delle repubbliche e delle semplici co-
munità : di moltissimi sigilli ne feci la de-
scrizione in tali articoli, e noterò che an-
ticamente dalle comuni furonoadoltati si-
gilli come simbolo delle società libere e
indipendenti. Piaccontai a Roma, che nel
i4io i romani per segno d'essersi assog-
gettali ad Alessandro V gli mandarono le
chiavi delle porle, i sigilli e lo stendardo
del popolo. Qualcuno osservò che ordi-
nariamente le cillà libere ebbero per im-
presa nel sigillo una città o palazzo con 3
torri; altri che i sigilli de'patriarchi del-
l'elàdi mezzo erano di figura rotonda, pò-
SIG
chi (li forma ovale o .ncuta, dìstingueiKlo-
si clii cjiielli de' vescovi e iibbali ol>Itiiiu;lii,
ed ovati quelli degli altri ecclesiastici. La
repubblica ili Genova, aiicorcliè nelle sue
bandiere portasse la croce rossa in campo
d'argento, pure nel suo sigillo mostrava
un gall(j preso pel colio da ima volpe, e
un grilfu tenente sotto i piedi essa volpe
e gallo; e nel contorno si leggeva questo
verso: Grijfus ut has angit, sic fiosles Ja-
nna frangil. Prin)a anche delle città co-
stumarono alcuni vescovi di adopei are so-
miglianti sigilli. Angelo vescovo di Troia
delioSy nelle sue bolle usavano sigillo,
dove era l'edigie della B. Vergine col Sal-
vatore in braccio, e questo verso: P'ergi-
iieis nienibris genui(,qtieni gessiti/i tilnis.
Ad A.NELLo de'vescovi dissi che se ne ser-
virono per sigillo. Molle città e comuni
assunsero nei loro sigilli il sagro segno
della Croce, per memoria delle Crociale
a cui mandarono in gran copia crocesi-
guati contro i nemici del nome cristiano,
invasori de'Iuoghi santi della culla di no-
stra s. religione. Indi Muratoli rende ra-
gione d'una bella raccolta di sigdli, già fit-
ta dal celebre mg. "" Francesco Bianchini;
poscia tratta di f|uelli d'alcune città,cume
di Udine, ili Cividale, d'Antiochia; quindi
riparla delle bolle di piombo de'l'api, ma
di multe della stessa raccolta, lai. 'essen-
do di s. Zaccaria I*apa del 74., la "z.^di
s. Paolo I del 7^7, la piìi recente appar-
tenente a .Martino V, l'ultima poi congit-
tura che tosse usata dalla curia romana in
sede vacante. Nel dritto si vede il triregno
col l'iscrizione Bulla curie dai Ptipac, e
nel rovescio due chiavi colla croce, e le pa-
role Dai c;V/V^i</.s//i'tvi/o'/j>-.Rillelte Mu-
ratori, che non solo i Papi usarono i si-
gilli o bolle di piombo, ma ancora altri
vesco»iepiinci[)i, e magnati cospicui per
nobiltà, laonde sospetta la ficoltà data co-
me per privilegio alle repubbliche di Ve-
ne/.ia e di Lucca, le quali perciò potevanu
usarne senza speciale concessione. A Uri si -
gilli di piombo delta collezione Bianchini
souu quelli di Docibilc duca di Gaeta dcl-
S I G 87
r87 5, di alcuni esarchi di Ravenna, di due
primiceri della s. Sede, e di Teodoro no-
taro. liolledi piombo usarono per sigillo
i giudici eredi Sardegna, teriuinandoMu-
ratoricoQ encomiare l'opera di Ficoroni,
di cui parlerò, con una prodigiosa quan-
tità di antichi e antichissimi sigilli e mo-
nete di piombo, ^'el 1. 1 delle Disserl. ilei-
L'accad. roiaana d' archeologia, a p.3G5,
si pubblicò la Disserlaz. sopra i piombi
pontificii in genere, e due inediti recente-
mente scoperti di d. Giuseppe facili. >'el-
la biblioteca Vaticuia vi è una preziosa
raccolta di sigilli antichi, ma la più copio-
sa in Roma e del medio evo è quella del
principe !\L-»ssimo, grande amatore e cul-
to delle cose antiche. I re di Francia del-
la I .' dinastia, tranne Childerico 1 e Cini-
ileiico IlFj servi vansi per sigilli di anelli
di forma rotonda nel castone, detti orbi-
culari, ad imitazione forse d'antico costu-
me. Si pretende che Carlo Magno non si
servisse d'altro sigillo chedel pomodisua
spada, in cui era illci^a la figura del suo
sigillo. Sotto Filippo II .Augiislodel I 180
si credechei sigilli tenessero ancora il luo-
go di segnatura, e dispensassero dal sot-
toscrivere gli alti. Il Parisi iieir/!.7r/<:io-
ni per la >egreteria, tratta dell'uso, abu-
so ed alletto de'>igilli; da chi ȓ usano coii
l'arme, da chi con cifra; quanti, di qiial
forma e grandezza ne occorrono per una
segreteria di cardinale odi signori cui com-
pete il titolo di eccellenza, quanti nelle al-
tre segreterie inferiori, quanti per un illu-
strìssimo di 3." rango, ed altre analoghe
nozioni. .Vvvcrte che Cicerone scrivendo
aBriitu,gli notiikò che Labeoiie avea sti-
lli.ilasupposta una di lui Intiera, per nou
avervi veduto Ira le altre cu>e 1 impioii-
la del proprio sigillo *, e che nelle segre»
tene non si devono a>loperare sigilli con
monogrammi, ma soltanto quelli con ar-
me o impresa propria scolpita : il far uso
dei sigillo con cifra (se pure non voglia tar-
si in qualche caso per tener segreta l.i per-
sona che scrive) si lascia ai mercanti ed
ai privati. L'uso del torchio facilita i'iui-
88 SIG
pronto del sigillo compresso sulla cialda
o bullijio d'osila. Ver uuH Segreteria [F.)
di principe, di cardiaale,ed anche di qual-
che prelato in carica primaria, e vescovodi
vasta giurisdizione, ponnooccorrereG sor-
te di sigilli. Il I .°è il massimo da patenti e
da rescritti con lettereatlorno, contenen-
te il nomee le piìi cospicue dignità e or-
dini del personaggio. 11 2.° è il grande pa-
rimenti con lettere per inferiori e subor-
dinati, the sono trattati col titolo d'/Y/'t-
òtrissimo. il 3.° è il mezzano pur con let-
tere per gl'inferiori non subordinali, che
lianoo rillustrissimo di 2.° rango. Il 4-°
è il niezzanello, con l'iscrizione o senza ad
arbitrio, di cui i signori di eccellenza fan-
no uso cogl'illustrissin)! di i ." rango, ed
un cardinaleanchecon principi, duchi, vi-
ceré ec. Il 5.° è il piccolo senza lettere che
si usa con eguali e co'maggiori. 11 6.° poi
è il minimo per le lettere al Papa ed ai
sovrani. Ora non si usano pili tanti sigil-
li, essendostati simplicizzati i trattamenti
epistolari, e si ponno restringere al £.°e ai
due ultimi, meno alcune eccezioni. I si-
gilli sono stati incisi sopra qualunque sor-
te di materia, sopra i metalli, le pietre
preziose, il vetro, l'avorio, e persino sulla
lava vulcanica. Variarono egualmente le
materie destinale a ricevere l'impronta ;
si adoperarono la creta e la malta, cioè u-
iia mescolanza di pece, di cera, di gesso e
di grasso; ma una cera modificata o alte-
rala con qualche sostanza per colorirla e
renderla più dura, fu la materia più co-
munemente usata. Difatti ire francesi di-
colisi aver tolto da' romani l'uso de'sigilli
di cera; ma quella della cera punica oce-
ra di Spagna o ceralacca, eh' è una me-
scolanza di gomma lacca, di pece, di cre-
ta edi cinabro, è as^ai receutejquesla com-
posizione fu inventata soltanto da due se-
coli incirca in Parigi dal mercanteRous-
seau,e si riduce in bacchetti ne per uso di si-
gillare. Pare che non dall'oiiente,(na piut-
tosto dall'Italia egli ne abbia appresa la
preparazioiie, bensì la gomma lacca e non
lacmalucca si fabbricava tteiritidie uricu-
SIG
tali. Egli la chiamò cera di Spagna, per
distinguerla dalla gommalacca; rovinato
da un incendio, colia nuova industria ar-
ricchì: inseguitosi formarono diverse spe-
cie di ceralacca eccellente e con varietà di
colori. Dice il Parisi, che con sigillare le
lettere colla cialda o ostia o colla ceraspa-
gna, e con imprimervi bene sopra l'arme
o l'impresa scolpita sul sigillo, non solo
si rende dillicile la dolosa apertura delle
lettere, ma si viene ad autenticare o con-
fermare la persona di chi in esse ha ma-
nifestato isuoi sentimenti, poiché le firme
e il carattere si ponno falsificare, massi-
me dopo i progressi della paleografia, di
cui feci parola a Diploma, sulla quale da
ultimo il cav. Sdvestre pubblicò Paleo-
grafjkieuiiii'erselte, deWa quale opera re-
se ragione i' ab. D. Zauelli, nel t. g, p.
234 ócW^lbuni di Roma. Aggiunge Pa-
risi, che quantunque per sigillare le let-
tere si usi ordinariamentela cialda, ossia
ostia colorata o la ceraspagna, o piu'e in-
ternameute l'ostia, ed esternamente a
maggior cautela la ceraspagna, nullame-
no co'sovrani e co' signori oltramontani
suole adoperarsi la ceraspagna, poiché il
fare l'impronta del sigillo colla medesima
si reputa maggiore rispetto. I nobili in
tempo di Lullo (/^.) usano oltre la carta
orlata a bruno, l'ostia o ceraspagna ne-
ra, locché a' principi, cavalieri e prelati
suol permettersi anche co'cardinali, ma
non già co'sovrani, né co'principi del lo-
ro sangue. Avverte però Parisi, che nelle
lettere di condoglianza per morte d'un
sovrano si può usare carta orlata di nero,
massime dai dipendenti, ma non già nel
partecipare a lui ed a qualunque mag-
giore la morte de'propri attinenti, quasi
che si volesse invitare a condolersi : fra
eguali e con inferiori può da chi è in lut-
to usarsi la carta colla grossezza tinta a
bruno. Si costuma ancora sigillar le let-
tere con bollini impregnati di gomma, di
tutti i colori e con varie figure,ed eziandio
col pro[)rio stenuua che formasi col pul-
sune del sibilio, uuche eleganti e coloriti.
SIG SIG 89
Il colore de'sigilli e delle impronte variò corpi politici, giudiziari, araminislralivi,
grandemente al pari della loro materia; scientifici, artistici e benefici. Iconlro-si-
ipiii antichi sono di cera bianca, secondo gilli poi furono stabiliti per guarentire me-
alcuni, ma uou pare, poiché si trovarono glio la virtù de'sigilli; i piìi antichi sono
sigilli di cera mista e varieggata.L'iisodel- del secolo XIII. La carica di guarda-si"il-
ja cera gialla o della cera vergine non ri- li, che impoita la custodia del sigillo del
sale che al secolo XII, ma meglio è veder- regno, fu introdotta in Francia nel fine
si Lumi e Olio. La bellezza e lo splendo- delsecoloXV, e poscia in altre monarchie,
re della cera rossa o colorita col cinabro e perlopiù allidata al cancelliere della co-
porlòinappressoi sovrani a preferirla per rona. Enrico III re di Francia appose e-
l'impronto de'loro sigilli. Gl'imperatori gli stesso il sigillo alle lettere patenti, che
e i patriarchi d'oriente sigillavano col- il cancelliere di /?/r^£jo(/^.) avea ricusa-
la cera verde le lettere che scrivevano ai to di sigillare, ad istanza del re da Gre-
principi e altri illustri personaggijqiiesl'u- gorio XIII crealo cardinale; ed è perciò
so fu inlrodottoin Francia nel secolo XII, ch'egli dicevasi essere cancelliere senza si-
dopo Germania, e contemporaneamente gilli. Anche le casse che si ripongono nei
l'adottarono le città e altre comuni, e le sepolcri co'cadaveri ùq Servi di Dio, dei
corporazioni: si riguardanoperò rarissi- Papi, de'sovrani e di altri personaggi so-
nai i sigilli improntati in cera verde, non no sigillate. De'sigilli che si pongono in
perchè raro ne fosse l'uso, ma perchè la quelladel Papa parlai nel vol.XLI, p.2f)4,
mollezza della materia non permise che ed a Sede vacante: come si praticò col
si conservassero. In Inghilterra la ceia ver- cadavere di Pio VI, per non essersi potu-
decora riservata per le carte pubbliche, to usare i consueti sigilli, lo raccontai nel
0 piuttoslo pe'documenti più solenni, co- voi. LUI, p. 108. Per quanto dissi parlan-
me la magna caria contenente la costi- do degli iftemwn', nella cassa mortuaria del
luzione. 11 privilegio di sigillare con cera Papa non vi si pongono le chiavi suH'ar-
azzurra, accordalo nel 1 >24 dall'impera- me. A Sedia de'Papi narrai che nelle an-
tore Carlo V, prova che si è dalo talvolta tiche ceiemonie del loro Possesso si cin-
quel colore alla cera, ma non se ne ha for- gevano con una zona o cingolo da cui pea-
se che un solo esempio. Alcuni signori nei deva una borsa con 1 2 pietre preziose chia-
bassi tempi si appropriarono l'uso della mate sigilli, simbolo de' i 2 apostoli. Nei
cera nera; essa era stala altre volte ado- codici TeoJosianoe Giustinianeo piìivol-
perata da Geremia patriarca di Costan- le si parla dell'apposizione de'sigilli agli
linopoli, e poi dal gran maestro dell'or- elfelti mobiliari de'defunti, de'condanna-
dinc teutonico nella Prussia; in Francia liapenecapitaliede'falliti.QueU'atlocon-
senefecepurequalcheusonelsecoloXIII. servatorio fu Iraìmesso dagli antichi 10-
1 sigilli furono talvolta grandi, tal altra mani alle moderne n^izioni come salul.ire
piccoli;alcuna volta (juadrati,altraobluu- precauzione ne'casi in cui si vuole assicu-
ghi, altre volle ovali o a fiordi giglio, pre- rare qualche possedimento di oggetti mo-
valse la forma rotonda, l'oblunga e anco bili. Il marchio intamante è una pena au-
rottagona.Inprogressodilempoisigillisi tica cpiasi equivalente a un sigillo sulla
n)oltiplicaronoslraordinariamei\te,laon- carne. Gli abitanti di Sainos imprimeva-
de non solo i Papi, gl'inìperatori, i re, i no la figura il' una civetta sugli ateniesi
principi sovrani, ma le città ancora e al- fulti prigionieri; i romani imprimevano il
Ire comuni, i feudatari del 1 ."e 2.°ordine, marchio K sulla fronte de'calunniatori e
i vescovi, gli abbati, le chiese, 1 monaste- de'prcvaricatori, alllnchè quel segnale fos-
ri, i sodalizi, le curii di giustizia e i tribù- sepiìjappareiite, e[)iù grande ne risnll.i-!-
uali ebbero lutU i luru aiutili, uuu che 1 sci'i^uoujiuid;pcròCuslanliuuuidiuòclie
9°
SIG
ai rei dannali al marchio, questo s'impri-
messe sulla mano o sulla gamba. Ne'bas-
si tempi questa pena era inflitta in Italia
partioolurmcnte a'ladri,e poi fu adottata
da'iVancesi e anche pe' falsari. Di questo
vasto esvariato argomento de'sigilli, oltre
i citati scriltori, si poimo consultare i se-
guenti. Cristiano Schlegelli, De celia ve-
ieri, inonumentis aeri incisis, numinis ac
sigìUis iUustratiim, Dresdae. Agostini, Le
getniìie auliche con figure, Roma i 647.
Boot, Flisloria geiìiniarnni et lapidiun,
LugduniBatavorum i647Configure.For-
tunio Liceto, Hieroglyphica, sive antiqua
scheiiialagentmaruni annulariuin. Pala-
viiiG63 con figure. W\co\a\, De si gtis vele-
rum, Lugduni Batav. i 703. Abramo Gor-
leo, DaciyUolìiecae,seuaniiuloruin sigil-
la riunì quorum apudpriscos lamgraecos
guani roinanos usus, ex ferro, aere, ar-
genio et auro. Cuni expUcat. Jac. Grò-
«ot'//,LugduiiiBat. 1707 con belle incisio-
ni. DomenicoM. "Ma nni. Osservazioni sto-
ricele sopra i sigilli antichi de' secoli bassi,
Firenze I 739-84con figure. J. M. Heinec-
ci, Feterum gernianoruni el aliaruni na-
tionum sigillis^et corani usa et praestan-
ila, Francofurti et Lipsiae i 709 con figu-
re.Calogerà, t. 48, Osservazioni sopra un
sigillo della badessa del monastero che
fu già presso Treviso di s. Girolamo. D.
A. Bracci, lìlemorie degli antichi incisori
che scolpirono i loro nomi in gemme e
cammei lati no ilalianOfFìieaze i 784coa
figure. Cardinali, Osservazioni d'un an-
tico sigillo capitolare, V^om^n'Ò'ìS. Mg.^
Marino Marini, Di un anello e di un cani-
ìneo,dissertazioneepistolare,V\oma 1 832.
§ 3." De' sigilli pontificii.
I romaniPontefici ne'diversi tempi han-
no usalediverse specie di sigilli: i."la Bol-
la di piombo, 2.° l'Anello Pescatorio, 3.°
il privato sigillo collo stemma gentilizio,
in cui sopra lo scudo sovrastano le chia-
vi incrociate e il triregno. Più anticamen-
te usarono i Papi un sigillo inciso nel lo-
ro anello o^/ie//o del Papa {f'^.), ^ eh a-
malo sigualorio^ia cui eiavi espresso quai-
SIG
che simbolo o epigrafe, ovvero impresso
a caratteri, Signunt PP., cioè Signuni Pa-
pae, col di lui nome, che serviva tanto per
privato segno, che per autenticare ne'pub-
blici alfarileloro lettere in forma Brevis,
Questo costume si ravvisa da molti anti-
chi monumenti durato fino aEugenio IV
del 1 43 ' > che introdusse l'anello pescato-
rio,usato poi ne'bievi pontificii, aldiredel
già citato Lelli, vale a dire s'incominciò
d'allora a porre ue'brevi il sigillo dell'a-
nello pescatorio preesistente e antichissi-
mo, e fino allora erasi usato nelle lettere
private con qualche diversità. Leggo pu-
re nello Stellisco, sul sigillo piccolo e se-
gnatorio usato anticamente da'Papi, che
di questo se ne servivano non solamente
nelle loro lettere familiari e private, ma
ancora in alcune di quelle che scriveva-
no come Papi, onde fra le lettere di essi
dopo il I ooomoltese ne trovano collada-
ta o autentica sotto il parvo sigillo, che
altro non era se non l'anello, e questo co-
stume durò sino a Eugenio IVche intro-
dusse l'anello del pescatore. Le convali-
dazioni delle firme, rescritti, brevi, bolle
e costituzioni pontifìcie, sono autenticate
e firmate con sigilli, bolli e piombi apo-
stolici , i quali danno irrefragabile testi-
monianza delle concessioni apostoliche, e
dell'epoca de'suoi tempi in cui fi.uono mes-
se in uso, le quali mai incontrano oppo-
sizione veruna della loro validità per o-
gni luogo, tempo e circostanza, di cui ren-
de ragione la medesima apostolica tradi-
zione. Non pare che le Lettere apostoli-
che [f^.) chiamale Forniate[f''.) prendes-
sero questo nome dal loro sigillo, come
chiaramente dimostra il dotto mg."" Ma-
rini, Diplomatica pontifìcia ossieno os-
servazioni paleografiche ed erudite sulle
bolle de' Papi, che meritò una 1.^ edizio-
ne corretta e accresciuta. Le lettere^br-
mate così denominaronsi, sia che si scri-
vessero con certe e stabilite formole, sia
che fosse in esse inserita la formola,ovvero
simbolo della fede che si professava. Tut-
tavia nou si nega che anco le lettere ec-
SIG
clesiastiche sicnsi delle un lem])o forma-
te, suggelli j sfrdgidf.s in yreco, bolle j e
che tuie (lenoiniiiazioiie sia loro venula
Jair inipiessione del sigillo dalla bnlla
pendenle. L'apposizione però de'sij^illi fu
poslerioie di mollo airesistcìiza delle let-
tere formale; esse rimontano a'tempi a-
poslolici, ove si Vogliano considerare una
cosa slessa coWe Lettere comi/iendatizie e
colle Dirnissorie[F.): e certamente delle
formale si fa menzione fino da s. Sisto I
dell 32. Ma i sigilli nelle bolle de'Papi, i
quali certamente precedono quelli de've-
scovi, non risalgono al di là del III o IV
secolo, anche volendo credere vero quel-
lo di s. Stefano I del 257, sulla sincerità
però del quale cade non ingiusto sospet-
to; e volendosi pur credere sigillo, e non
piuttosto medaglia, come opina Baronio,
coniata a s. Leone I per la hberazionedi
Boma dal flagello di Attila re degli unni;
altri e per moneta l'attribuirono a s. Leo-
ne III, come rilevai nel vol.XLVl, p. i of).
E sebbene i Rlaurini nel nuovo l^ratlato
di diplomatica, facciano rimontar l'uso
de'sigilli nelle lettere pontillcie a tempi
più lontani degli accennati dal p. ALdjd-
lon nella sua Diplomatica, in cui scrive
di non a ver veduto si gii li de' Fa pi, che pre-
cedano i pontificati diGiovaimi V del 685
e di s. Sergio I del G87, tuttavia gli stes-
si Maurini non ne riportano l'usuai II se-
colo cristiano, al coniinciamentodel qua-
leappartengono le prime lettere formate.
Come i sovrani temporali hanno i Papi
talvolta muniti ì propri di|)lumi con un
bollo d'oro,e per ultimo Clcn)enle XI nel-
l'erezione del patriarcato di Lisbona, per
compiacereGiovanni V redi Portogallo,
come notai a Bolla d'oro DE'PoxTErif.i.
Ma per l'ordinario i Papi sigillarono sul-
la cera, e luio dai tempi di s. Gregorio I
in piombo, come vuole il Badosse, e poi
in ceralacca, oltre quella specie di cera ili
cui parlai a Breve apostolico. Il Zacca-
ria ne'commenlì alla Relazione della cor-
te di Roma del Lunadoro, parlando dei
sigilli di piombo con cui sigillavuusi già
SIG 91
i brevi e ora le sole bolle, ricorda la gran
questione diesi fece fra gli eruditi, chi
sia stato tra i Papi il i.^a u-are il sigillo
di piombo, rigettando s. Silvestro I,dice
chepnre fuori di dubbio averlo usalo O-
norio I del G2 j, e Deusdeditos. Adeoda-
to I del 61 5, imperocché assicura Ana-
stasio Bibliotecario di aver egli avuto in
mano il sigillo di piombo d'Onorio I; ed
il Gori nella prefazionealle I-crizioni del
Doni, p. 22, reca un sigillo di piombo di
Deusdedit colla leggenda Deusdedit Pa-
pa nel diritto, e col buon Pastore nel ro-
vescio in atto di accarezzar colle mani due
pecorelle, aggiuntevi le lettere A e il. Al-
tri vogliono che Adriano I «Jel 772 ab-
bia ordinato che le bolle pontificie,chepri-
ma si sigillavano con cera,fos>ero per l'av-
venire sigillale col piombo appesovi. Per
raccogliere in breve il moltoegregiamen-
te scritto da mg."^ Marini sui suggelli del-
le pontificie lettere, loro ir.i[)ressioiii, an-
tichità e uso, autorità competente come-
chè antico e peritissimo prefetto degli ar-
chivi segreti della s. Sede, i quali sono un
vero incomparabile e prezioso tesoro di
autentica erudizione ecclesiaslica riguar-
dante le relazioni delle nazioni co'Papi,
mi limiteròa'seguenli cenni, con qualche
lieve schiarimen.'o per adattarlo a quan-
to qui mi sono proposto di svolgere. Le
Bolle (^.) trassero il nome d.d sigillo o
bulla di piombo, di cui si munirono: no-
me di bolle fu datoa'pontifioii diplomi pel
sigillo di cera o di piombo che fu in uso
d'apporvi : già dissi di quelle di s. Gre-
gorio I del 5c)o , di Giovanni V e di s.
Sergio I. De'sigilli di cera ne'[)onlillt:ii di-
plomi, dicono anche i .Maiit ini che Gio-
vanni XV del C)S ) sigillasse cpialche volta
con cera e col suo anello. Crede Polido-
ro Virgilio, chei primi Papi sino e inclu-
sive a s. Agatone del G78, sigillassero con
anelli impressi sulla cera; con essa certa-
mente in tempi non così rimoli le leltere,o
hvev'isuhannitlopiscatons: la denomina-
r.ioneiliA'/rir viene parimenti dall'antico,
per titolo e iJuta,pcr coi to scritto, per ma-
92 SIG
lricoIa,per biglietto cVordine,per atto giu^
tliziale, per istrumento e per lettera, come
rilevasi da pii^unoaiinieuti benché d'in-
ferioreetà. Il Mabillon indica l'uso di det-
to anello fief[uente, sin dal pontificato di
Celestino 111 del i 191; ma se Clemente
IV del 1265 non fu ili .° a sigillare in ce-
ra coH'anello del pescatore, egli ne rese
certamente l'uso assai frequentejfrequen-
tissimo, anzi comune lo fu nel XV secolo,
e vi si adoperava cera rossa. Ma che che
ne sia del sigillare in cera, certissimo egli
è, che da tempi antichissimi sigillavano
i Pa|)i le lettere loro con bolle di piom-
bo. 11 Ficoroni (nella bell'opera, 7 p/o//i'
hi antichi, e de'sigilli antichi di piombo
d'imperatori e del governo imperiale, dei
sigilli di piombo latini e greci della ge-
rarchia ecclesiastica, de'sigilli di piombo
de'primi sommi Pontefici, con le piccole
crete figurate servite di sigilli agli anti-
chi, e colle figure di tutti i piombi da lui
illustrati), ne riferisce il piincipio ai pon-
tificali di s. Teodoro I del G42, di s. Vi-
taliano dei 0^7, di Adeodato li del 672
(seguendo la cronologia di Novaes, sosti-
tuisco lesuedate), vari anni prima di Gio-
vanni V, ed a quello di s. Zaccaria del
741 . Nondimeno il Vittorelli illustrò i si-
gilli di piombo di s. Stefano l del 257,
e di S.Giovanni Idei 324, e fanno parte
della collezione numismatica Va ticana(a[-
le depredazioni da essa patite e indicate
ne' voi. XLI V, p. 80 e 8 1, L, p. 3o3, de-
vosi deplorare una recente e grave rapi-
na d'un secolareche intendeva a illustrar-
la!): se però ih. "di tali sigilli appartenga
veramente a s. Stefano I, o piuttosto a
Stefano II del 752,0 a Stefano IH del 768,
è questione fra gli eruditi. 1 Maurini di-
cono che celebri autori (anno limonlar
l'uso de' sigilli nelle pontificie lettere al
IV secolo, e che i sigilli de'Papi sono più
antichi di quello gli abbia riputati la più
gran parte de'critici, e non aver essi dif-
licoltàdicredereches. GregorioI nemu-
iiisse le sue lettere : anche il d(jnienicano
inglese p.TominasoSlubbs, al diro di Ma-
SI G
billon, ne riporta l'uso a s. Gregorio I, e
mg.' Marini lo convalida con critica eru-
dizione. I papiri diplomatici olfrono l'im-
pronta della bolla in piombo di Giovan-
ni V,che Vittorelli ne'supplementi al Ciac-
conio attribuisce a s. Giovanni I, e il Bol-
lando a Giovanni Vili deir87 2; e di que-
sto sigillo parlano Mabillon, i Maurini e
l'Eineccio. Negli stessi papiri anche d'altri
Papi si scorgono i sigilli, che una volta
furono uniti alle loro bolle; uno di essi è
dis. Sergio l,ed ha scolpito il monogram-
ma di Cristo e il nome del Papa. Nel Ciac-
conio si osserva altro sigillo di questo Pa-
pa, colla Croce e in greco nella parte op-
posta Cepiioiiy cioè clamor Sergii; il che
potrebbe dare indizio che i sigilli antichi
fossero stati un giorno depositari de'mot-
ti o sentenze : ed in altro sigillo pur ri-
ferito da Ciacconio si leggono i nomi di
s. Pietro e di s. Sergio l , e sembra che
questo sia ili. "sigillo rimastoci, che offra
il nomedel principe degli apostoli. Ne'pa-
piri si vedono delineati anche i sigilli dei
Papi s. Zaccaria, Stefano II o IH, s. Leo-
ne IV dell'847, Benedetto IH dell'855,
s. Nicolò I deir858, e di Giovanni Vili.
Un sigillo di quest'ultimo presenta la sua
ellìgie, in una bolla trascritta da Ughelli,
di che fa menzione anche Garampi: i Mau-
rini parlano dell' efiìgie d'Alessandro li
impressa sopra una sua bolla, e dicono che
ciò basterebbe per convincere d' errore
Eckhart per aver stabilito qual regola ge-
nerale di non averci Papi mai effigiati se
stessi sulle bolle. Clemente VI deli342 fu
il I .°ad imprimervi il propriostemma gen-
tilizio. Ne'papiri dicesi bulla plumbea ma-
nitnm il privilegio di Benedetto VII del
973, accordato al monastero Bisuldense,
ed ecco una serie di pontificii sigilli che
precedono Alessandro II deh 061, prima
del cui pontificato Pietro Boerio vescovo
d'Orvietoafferma di non aver mai veduto
sigilli de'Papi. Clemente III del i 187 mu-
nì con sigillo di piombo la bolla concer-
nente la questione fra il clero di s. Trifo-
ne di Iluma e le monache di Campo Mar-
SIG
zo sui diritli parrocchiali Ja esse cnnJra-
slaligli : questo .sigillo e quello del [)ie-
cedenle Pasquale II deliogq, presenta le
Teste de' ss. Pietro e Paolo (/^.) separate
da una Croce, nel modo che anco al pre-
sente si usa. ]Ma il sigillo in piombo del-
la bolla di Paolo li deli 47 1 diretta all'ab-
bate di s. Salvatore di Colle e al preposto
di s. Gcminianodi Volterra, mostra i det-
ti principi degli apostoli in intera Ugni a,
assisi su due grandi scanni, avente s. Pao-
lo lunga spada nella destra e posando la
sinistra su d'un libro chiuso; e s. Pietro
tenendo lechiavi nella destra, il libronel-
la sinistra. Dall'altra pai le del sigi Ilo è non
meno elegantemente rappresentalo il Pa-
pa in abiti pontificali con triregno, sedu-
to su elevato seggio o piuttosto trono, a-
vendoa'la ti due cardinali, e prostrati a'pi e-
di gli oratori de'principi italiani ricevuti
da lui in pubblico concistoro, al glande
oggetto di collegarli contro i turchi nemi-
ci del nome cristiano (di cui a Pace); u-
nico sigillo così ben lavorato, che mg. rlNIa-
rini vide appeso alle bolle pontifìcie, mo-
numento di storia e di belle arti. Anche
in oro, egli aggiunge, comparvero sigilli
de'Papi, come quello della bolla di Cle-
mente VII del 1 53o,in cui si descrivono le
ceremonie della Coionazione dtlL'inipe-
ratoreCaì\o V, della quale riparlai in al-
tri articoli. I sigilli furono raccomandati
alle bolle con un fìlodi seta violacea, come
annunzia il notaro Ognissanti nell'auten-
tica del documento papiiaceo d'Agapito
li del 94'jj ora peiò lu rossa, ora gialla
e rossa, errando i INIaurini nel sospcllaie
che di sola seta gialla e rossa si servissero
i Papi all'uopo. Da questi sigilli si dedu-
ce l'antico uso d'autenticare le lettere lU i
Papi con bolla di piombo. Antichissimo
certamente presso i cristiani Cu l'uso de'si-
gilli,edel libro segnato con 7 sigilli ia men-
zione s. Giovanni nell' A pocalis.se, e di si-
gilli usati da'cristiani con simboli impri-
menti fa ricordo Clemente Alessontli ino
morto nel 2 i 7.I vescovi sigillavano le pio-
prie lettere^ ma qoo forse prima del IV o
SIC f)3
V secolo, prlnclp.'il mente s'erano pubbli-
che come ì'Iùicii lidie, e Katbodo vesco-
vo di Treveri sigillò la sua le Itera yòrmrt-
ta, liane epistolani grnecis liicris Itine in-
de munire dccrci'intus, et annido Ecclc'
iiae nostrae bidlare cen.uiiinìts : per tra-
lasciar altri esempi raccolti da IMabillon
e da Eineccio, basti ricordare il 2. sino-
do diChalons sur Saone del ^1^9, in cui si
stabilì col canone4'> che le lettere de've-
scovi avessero et Episcopi et civUatis nO'
mina plunibo impressa, il che forse in le-
se anche il i." sinodo di daga del 563,
nominando scripta signala. A s. Paolo l
scrivono i jMaui ini doversi l'uso ne'sigilli
delle immagini de'ss. Pietro e Paolo; ma
quellod'incidervi lesole tesie loro, a mg.r
Marini sembra incomincìatoavanti il poir'
tifìcato di Pasquale 11. L'essere poi mes*
sa la protome di s. Paolo alla destra di
quella di s. Pietro, ciò non avvenne per
dareali.°la precedenza sul pi incipe de-
gli apostoli: locchè spiegai, descrivendo la
lòrma di loro immagini, ne'vol. XLII, p.
I 87 e seg., LI, p.i I 3, LUI, p. 22 e 2 3.
Tali sigilli si vedono delineati nel Vetto-
ri, Il fiorino rfo/Ojp. i5i e seg. Sillalla
disposizione o provenuta dall'idiotaggine
degli artisti, o per essere anticamente da-
gli orientali, almeno nelle cose sagre, re-
putata più ilegna la parte siui.slia della
destra, ne'monumeiili non ècostantemeu-
te osservata, anzi ne'più vecchi presenta-
no s. Pietro alla desti a di s. Paolo : an-
che sul sigillo del gran concilio di Calali'
za si scorge s. Pielroalla diritta dis. Pao-
lo , ed in quello della bolla di ]\iolo ll[
sull'erezione del collegio de' militi di s.
Paolo, alla destra di questo è s. Pietro. Su
questo punto ancora belle erudizieni riu-
nì mg.r IVIaiini, per dimostrare non lesa
ne'sigilli la maggiore onoranza dovuta a
s. Pietro, né tralascia di rimarcare <juel-
la, che nelle epigrafi circolari delle bolle
il nome di s. Pietro è alla destra , come
dev'essere .secondo il coslumclalino.econ-
tempoianeamcnlc nel sigillo di piombo è
locato a sinistra, secondo l'uso orieulnic,
f)i SIG
Ibrse ppr essersi voltilo così simboleggia-
le rnnilìi tlelliiCliiesaclie emeige da'ti ne
1 ilifliveisi latino e gieco, ciò basando sul
canto ddVEpislola e (ìdV Evangelo (f ■)
in Ialino e greco nelle messe solenni del
Papa, oltre il Gloria in excelsis Deo, su
quello similmente anticamente praticalo
nelle Lezioni [E.), per significar l'unione
de'due popoli e delle due chiese. Perchè
poi ne'sigilli di piombo sia sempre scol-
pita la Croce (/'^.), ciò avvenne o perchè
i cristianisino dalla primitivaChiesa dap-
pertutto introdussero il glorioso vessillo,
come islromenlo in cui si operò la nostra
avventurosa redenzione, qual tessera e
trionfante testimonianza della religione
che professavano; ovveroper denotare il
martirio de'ss. Pietro e Paolo, a'quali co-
me agli altri martiri in alcuni monumen-
ti fu posta in mano la croce, conveniva
adunque che anco ne' pontificii sigilli vi
fosse scolpita. Finalmente dirò con rog.r
Marini, che allorquando non eravi l'uso
di apporre i sigilli alle pontifìcie lettere,
sembra cosluroasseroi Papi di fare appiè
di esse un circolo a tratti di penna, con
e[)igrofe all'inlorno ricavata da'salmi, o
da altro libro sagro, come : Ferhuvi Ca-
ro faclnm est; Chrislus regnai, Chrislns
imperai. Tiina\\a già esistevano i sigilli
pontificii, mentre Severino Papa del 6^0
usava il circolo nelle sue lettere quadri-
partito da una croce, ma privo di epigra-
fe e senza il suo nome; cos'i continuaro-
no i circoli a starsi nelle lettere aposto-
liche, benché fossero munite di sigillo e
sottoscritte col nome del Papa, sino al se-
colo XV 11. Di s. Nicolò I si vede un cir-
colo col monogramma del suo nome, ma
esso è di quellichea perpetua re la memo-
ria deir.-iutoie d'un edifizio si collocava-
no in qualche sua parte e principalmen-
te nelle apsidi. Adriano II deir867 pare
aver usato di scrivere ne'ciicoli alcune
■volte il solo monogramma di Cristo, altre
lasciarvi la croce colle solile due lettere
gì eche. Quando i Papi si avessero proprie
tli questi circoli le epigrafi, ossieno seu-
SIG
tcnze o molli , non è facile fissarne con
certezza l'epoca. WoAverio e altri ne fan-
no rimontar l'esistenza a'primisecoli del-
la Chiesa, altri però li credono posteriori
al pontificato di s. Leone IX e nel secolo
XI, ma questo Papa ancora si ebbe il suo
molto: MisericordiaDomini piena est ter-
rat. Vittore llatlornoalsuocircolo o con-
trosigillo pose : Ipse est pax nostra, nel
di cui centro quadri parlilo stavano A il,
Jesus Chrislus. Ma nel di lui sigillo di
piombo si vede s. Pietro in protome, a
cui una manodal cieloconsegna unachia-
ve, e nella di cui orbicolare epigrafe è
scritto: Tu prò me navctn liqnisli, susci'
pe claveni j aWuàe aWa vera nave, di cui
s. Pietrosi serviva a pescare, la quale ab-
bandonò per seguireGesùCrislo; ma que-
sto sigilloera forse una medaglia. Il molto
di Alessandro II fu: Exallavil me Deus
in virtule brachii sui. Nel sigillo, se pure
anch'esso non sia una medaglia, una ma-
no dalle nubi dà una chiave a s. Pietro,
che vi si scorge in protome, e coll'epigra-
fe : Qnod nectes neclam,quod sohes ipse
resoU'am. Scrivea s. Gregorio VII : Mi'
serationes tuae Domine super omnia o-
peraluaj Vittore III usava il molto: Do-
mine Deus meus in le speravi. Pasquale
li scrivea nel suo circolo; Eerho Domini
caelì firmati sunt, e fu il i .° a inserirvi i
nomi de'ss. Pietro e Paolo e il suo pro-
prio, collocando quello di s. Pietroa ma-
no diritta di s. Paolo. Per non dire di al-
tri, Sisto V v' inserì : De ventre matris
meae tu es Deus protector meus. Vari di
questi molli sono riportali nel Ciacconio,
FitaePonlifìcuniRomanorum. A Boll/i
ed a Canonizzazione parlai del timbro or-
bicolare, che in esse si usa oltre il sigillo
di piombo.
A Bolla ed a tutti i noolli relativi ar-
ticoli ho ragionalo di tulio quanto la ri-
guarda, inclusi vamente all'abusi vo/ifjnf/o
Exequalur {^l'.) , agli antichi Scriniari
( F.) custodi delle bolle,agli Scrillori apo-
stoli ci [V.) che le f^cv'wono, a Registrato-
vi delle lettere aposloliche{^F.) che le re-
S ÌCr SI r, c,5
gisfrano,(lii;eiul()piiicile'Regcsli,a Piom- t^Iiardi, 7/J5//7. Cnn. J.8, Imlonico cloii-
lio (/ .) e Presidi file del pioinho[I'.) dei f^olìurdico usalo fin <\.\ r|ijnn(loi l'npi se-
|)inii)I)al()ri o sigilhlori delle iiolle, ed il deiono in Avignone {f .), e l'ordigno o
Milizia, Le vile dcpiìi celebri architetti, punzone vìpik- gelosniucnte ciislorlilo dal
p. I 82, 1 ifiiiisce che Giidio li per limu- jìiesidenle del piombo giù prelato e ora
nerare il celebre architetto Bramante gli depositaiio secolare, e alla moi-le del Pa-
conferì l'oflicio del j)ioniho, per cui I3ra- pasubito viene rollo alla presenza de'car*
mante fece un ordigno d' improntar le dinnli nella i .^cnngregazionegcneraleclie
bolle con nna vite assai ingegnosa. INIen- celebiano in Sfde vacante {f ■). Ma di
tre gl'imperatori cominciarono a bollare lutto meglio è vedersi Colla, ed i ricor-
le loro lettere con sigilli o medaglie pre- dati articoli, sia per le particolarità, che
ziose d'oro con cordoncini di seta, giudi- per l'erudizioni. Sul carattere col quale
carono i Papi più decente sigillare le lo- ftu'onoscritli i diplomi pontificii, ne trat-
ro bolle col piomltoecon fiuiicelli di ca- la il lodalo mg.r Marini, nel ricordalo
nnjie,slimando più decoroso allaChiesn la ]\novo esame de' (linlonii i^.'j'j es('g.,di-
poverlà volontaria, coo^e osservò il Do- cendo che si sdissero in carattere corsi-
\io, La pietà trionfante egli uffìzi della \o romano, anche ne'secoli X e XI in cui
Cancelleria apostolica ,y>.'20Q,c\\L'\iì su- generalmente non si sapeva leggere clie
pcrba comparsa di secolare grandezza; da pochi; quindi nel XII si cominciò nel-
proposizione che non regge jiei" avere a- le bolle a inlrodnire il carattere per la
doperatoanchesigillid'oro,econtra(ldet- sua deformità dello gotico, perciò prese-
ta dallo Slellisco. Fero (|uanto al cordo- ro equivoco De Luca e Petra allennan-
ne, notai a Bolla ed altrove, chea quelle tlu che tal manieia di scrivere piincipiò
in forma gralia è inserito un cordone di (piando i Pa[>i dimoravano in Avignone,
seta o rosso o giallo, o misto di tulle e (he l'attuale scrittura comparve in Ila-
due le specie; alle bolle informa digniim, lia quando Adriano VI fece venire da U-
o di giustizia, un cordone di canape, e le Ireclit molli suoi concittadini, a diversi
due estremità di tali cordoni sono in^e de' quali affidò la scrittura delle bolle,
rile nella grossezza del piombo, il quale col caraltereche usavano tra loro; e quel-
in tal guisa annesso al diploma lo renrle la fu la vera 3. 'epoca, cioè il 1 ^rf.i in cui
autentico. Il bollo che apponesi (piando la Dataria vide cand)iare le sue (òrme di
il Papa non è ancora consagialo, ha da carattere. Avverte mg.r Marini che il ca-
nna parte l'enigie de'ss. Piclroe Paolo, ratiere beneventano, col qiialesono scril-
c inhiancodall'altra ove deve imprimer- te alcune bolle, cominciò nel secolo X o
si il nome del Papa, ed appellasi mezzo XI. non derivò dal longobardo, ma solo si
bollo, come descrive Badosse. In questo usò nel ducalf) beneventano indeltisecoli
caso e siccome l'anno del Pontificalo [f.) ene'XII e Xlll. ])i più rileva, chesiscris-
incomincia dal giorno della Coronazio- sero i diplomi con caratteri d'oroed'ar-
7j^ drl Papa (/ .), nella Data (/ .) si e- gento,massimedi piedimazioni e privilegi
sprime a die suscrpli ylposlnlaltts ofji- a'monasteri echi» se,comefeccro.\riperlo
cii. Il Lelli riporta gli esenqìi d'Innocen- re de'Iongobardi colla chiesa romana per
zo III ilei I I 98, di Gregorio X del 1 .». - 1 , le Alpi Cozie, ed Ottone I e altri impera-
di IN'icolò III del I 277, che spedu'ono boi- tori, confermandole i suoidominii tempo-
le innanzi la \oroCon^a{;razione{^/ '.). Per rali di Sovianità. Culla bolla di piombo i
ren(lercdinicilea'f.dsilicatori d'alleiare le Papi talvolta vi aulenticnrono le s. lieli-
bolle (de'quali parlai anche alìEscniTTn), tjuic {/'.); altre volte Io fecero col sigillo
non solo si scrivono in Pergamena {/.) privalo e in ceralacca. Merita particola-
con carattere non gallico, ma secondo Gn- re menzione il piombo di Clemente Velie
96 SIG
stabilì la stia residenza in Francia e nel
contado Fe.naissinoiJ'.) dominio della s.
Sede, che trovo nello Stellisco. Rappre-
senta la testa nuda di s. Pietio e le pa-
role intorno -t^ Sigillum Domini Pape.
Dall'altra parte vi sono le chiavi incro-
ciate, coll'epigrafe nella circonferenza -^
In Comitatu P^enaissini. IlLelli di sopra
ricordato, Dissert. sopra i piombi ponti-
ficii, diceche il sigillo più comune ne're-
nioli tempi usato da'Fapi per firmare i
loro Brevi e Diplomi [V.), tradotto fino
a'nostri giorni, è il sigillo volante nella bol-
la di piombo. Questo era in uso e serviva
di firma fin dal tempo de'greci, e anche
alle altre nazioni nelle loro leggi, costitu-
zioni e testamenti, al qual costume nel-
l'airollamento de'loro diplomi uniforma-
ronsi i Papi, i quali alle volte usarono la
bolla d'oro, come gli altri principi e po-
tentati, e principalmente nelle conferme
degl'imperatori romani, e in altre straor-
dinarie costi tuzioni.La bolla d'Eugenio] V
sull'unione della chiesa greca e latina nel
concilio fiorentino, ebbe due sigilli pen-
denti, uno d'oro e l'altro di piombo, nei
quali era impressa l'immagine del Salva-
tore e dell'imperatore d'oriente. 11 diplo-
ma di Clemente VII per l'imperatore Car-
lo V, ha pendente il sigillo d'oro simile a
quello di piombo. 11 Lelli rende ragione
de'sigilli di piombo di molti Papi, avver-
tendoche alcuni furonodi forma quadra-
ta; e parlando del rompimento della ma-
trice del conio de'bolli dopo la morte del
Papa, ne rileva l'esempio dal concilio di
Costanza, che fece spezzarci coniidi Gio-
vanni XXllI(perchèavendo rinunziato il
papato perfinire lo scisma poi fuggì, on-
de fu deposto a'29 maggio i4i 5), costu-
me esattamente osservato per evitare le
viziaturedelle false bolle, delle quali mol-
ti falsari per interesse si sono abusali, co-
me sotto Innocenzo III e il predecessore
Celestino Ili, non ostante le diligenze u-
sate nelle spedizioni delle bolle , per cui
furono severamente puniti gli autori del-
le stesse falsificazioni; e per dimostrarne
SIG
la variazione il Papa ne scrisse a vari ve-
scovi, a'quali furono rimesse diverse bol-
le segnate col legittimo ordinario sigillo,
indicando loro di verse specie di falsità, con
additale il modo di riconoscerle, espres-
so con opportuno formolario. Sotto i di-
versi scismi delia Chiesa vengono notati i
nomi de'pseudo pontefici chiamati /i//«i£-
papi(^F.): questi seguirono le vestigiedei
legittimi Papi, benché intrusi, anche nel-
le loro spedizioni di diplomi, brevi e altre
costituzioni, non trovandosi veruna difle-
renza nelle loro firme e piombi diploma-
tici, come si scorge da'pochi piombi e lo-
ro firmesuperstiti. Fra questi si riconosce
il piombo di Clemente III antipapa del
io84s nel cui contorno si legge: Jesus
Chri<itus Domimis Nosterj nell'area del
medesimo vi è la Croce col nome di Cle-
mentis Terlii, nel cui esergo è il molto:
Quodoperatuses in nobis Ferbo Domi-
ni, cori firma hoc Deus. L'allro dell'anti-
papa Pasquale III del i r 64) omeglio l'an-
tipapa Pasquale II del 687 intruso contro
l'allro (i\Uo Papa Teodoro, ed ambo de-
posti ; un altro dell'anlipapaClemen te VII
del iSyS; ed altro di Benedetto IX cioè
quando divenne intruso nel 1047: peiò lo
Stellisco alferma che possedeva i piombi
degli antipapi Pasquale III e Clemente
VII. Il 1° sigillo de' Papi è ['Anello Pe-
scatorio [F.) d'oro col nome del Ponte-
fice intorno, ed in cui viene rappresenta-
to s. Pietro dentro una navicella in atto
di tirar le reti da pescare, il quale anco-
ra nella suddetta congregazione di Sede
varante si spezza, e l'oroappartienea'due
primi lìJaestri delle ceremonie ( /^.),e già
si rompeva a tempo di Leone X del 1 5 1 3:
Cancellieri riportò vari Diari che narra-
noil successivo rompimenlodell'anellope-
scatorio, e dell'impressorio di piombo do-
po la morte del Papa. Custode dell'anel-
lo pescatorio è il Maestro di camera del
/'<7prt!(F.), dopo la morte del quale il pre-
lato, previo un rogito del notaro, lo con-
segna al cardinal camerlengo pel suo rom-
pimento. Notai in tale articolo, che nella
SIG
segrelerìnde'brevi v'\ è copia di tale sigil-
lo per sigillare i brevi, che egnalinenli;
si rompe nlla morie del l'apa; e perche':
GregorioXVInel i 84250811101 all'impres-
sione della cera rossa il colore simile in
vernice da un lato interno della pergame-
na, acciò si verifichi il dello nella data:
sotto l'Anello Pescatorio, mentre prima
il sigillo s'impiimeva nella parte esterna,
ma facilmente si liqiiefaceva erompeva,
col nuovo metodo il sigillo restando inte-
gro, si rende più difficile la falsificazione
del breve. Questo anello era prima usa-
to familiarmente dal Papa e Io teneva in
dito, e con esso si sigillavano anticamen-
te pure le bolle. Delladiversità che passa
fra il Breve e la Bolla, de'suoi Scrittori
apostolici, òt\ Segretario dt' Brevi, parlai
in tali articoli; distinguendosi principal-
mente le bolle pel titolo N.EpiscopusSer-
VHS Servorum Dei, con l'anno dell'Incar-
nazione; ne'brevi si usa l'anno della Na-
ti vil;i, e il semplice nomedel Pontefice col-
l'aggiunta di P^^rt (^.) uniformemente:
se poi non sono diretti a parlicolaii, e ri-
guardano affari pidìblici, la formola del
loro principio è : Ad perpetuarli rei o Ad
futnram rei memoriam. Inoltre dal 1 43 i
in poi si legge nelle bolle e ne'brevi: Pon-
ti fìcatu^ nostri anno, ì, 2, ec, quando tan-
te antiche bolle hanno la formola del can-
celliere o bibliotecario ; SS. D. N. anno
i,2,ec., varietà ristabilita da Eugenio IV,
e che indusse in errore non pochi distinti
eruditi. Sino dall'antichità fu tenuto in
tanto pregio l'anello pescatorio, che quan-
do Nicolò V ottenne la rinunzia dell'an-
liponlificato da Felice V di Savoia C'-),
nel concedergli alcune insegne pontificie
glielo negò,efu una delle prerogative che
espressamente si riservò. 1 brevi come le
bolle sono vere lettere apostoliche, simi-
lissitue nell'autorità, e diverse solo nel si-
gillo; ed è perciò che i Papi severamente
ne punirono i falsificatori, e a'divcrsie-
sempi riportati altrove, qui altro neng-
giungerò.Lcggo nelle Notizie storielle del-
la villa Massimo, p. 80, che Domenico
voi. IXVI.
SIG 97
Dellocchio di Fano coppiere di Sisto V,
il quale gli voleva grandissimo bene, per-
dette il fivore del Papa e la propria ri-
putazione, per avergli di nascosto tolto il
sigillo dell'anello pescatoriOjalfinedi sigil-
lare un fcdso breve, in vigore del quale
poteva fare un acquisto vantaggioso nA
suo paese; ma scopertasi la frode, Sisto V
sdegnato lo condannò a morte, e la sen-
tenza sarebbe stata eseguita in Tordino-
na senza l'intercessione de'cardiuali Sa-
velli e Castrucci,i quali ottennerodal Pa-
pa che gli fosse commutala colla galera
in vita, ove finì miseramente i suoi gior-
ni. Tullociò premesso, e che ad Anello
Pescatorio lo descrissi per sigillarci Bre-
vi apostolici, ed io questo articolo pure
narrai quanto lo riguarda, dicendo pure
del bellissimo anello pescatorio dell'an-
tipapa Clemente VII, da Gregorio XVI
donato alla Biblioteca Vaticana; non che
rammentando il notato aSEGRET.\RiODEi
BREVI a'pri.ncipi, che le lettere pontificie
scritte in pergamena e da lui sottoscritte
eziandiosisigillano coll'auello pescatorio;
qui poche parole aggiungerò con l'ab.
Gaetano Cenni.Oltreil detto con lui a Bre-
ve APOSTOLICO, dipendendo la validità dei
brevi dall' anello del pescatore. Antica-
mente i diplomi pontificii, che dividevaii-
si come oggi in bolle, brevi e lettere, non
erano propriamente distinti col nome di
bolle,cos'i chiamale poi dal sigillo di piom-
bo o bolla, e di brevi muniti del sigillo
dell'anello pescatorio. Questo sigillo nei
brevi è molto posteriore a quello della bol-
la, e molti diplomi diesi solevano sigilla-
re col piombo ammisero l'anello pescato-
rio. Cenni divisela dissertazione De Ami-
lo Piscatoris in 3 capi : parla neh. "del
titolo o iscrizione de'diplomi, e della loro
data. Alla formula o titolo, Scn'us Ser-
vorum Dei {/'.), s. Leone IV fu ili. "ad
anleporvi il suo nome col titolo di Papa,
aggiunta e formola che nel secolo XI di-
venne generale in tulle le lettere pouli-
ficir, e perseverò sino al secolo XV nelle
lettere pi ivate, e poi ne'brevi cocuiuciòlo
7
98 SIG
stile mocÌPino: Eugenius Papa IV. Le al-
tre formole: Saliilem ti Aposlolicam he-
nedictioncm {V.), di cui ragionai anche
a Benedizioni de'sommi Pontefici; e /^<i
futuraìiìyOperpetuani rei mernoriam, si
credono naie dopo il i eoo, però la sola in
perpetuam sembra di più antica origine.
Papa s.GiegorioVIIdel 107 Sripigliò col-
la data de'diplomi l'antico metodo del-
V Indizioni [F.) e delle Calende (/"'.), le
quali non furono più tralasciale da'suc-
cessori,benchè in luogo dell'indizioni s'in-
trodusse l'anno del pontificato. Questo
nuovo stile coll'allro òtW Anno ( F.) del-
l'Incarnazione che trovasi dopo il 1000,
specialmente la a.^'epoca.ingannaronocol
Mabilion molti eruditi, che Cenni corres-
se. Egli alFerma, che dopo Pasquale II
che enumerò gli anni del pontificalo, so-
lo Adriano IV del 1 1 54 e il successore A -
lessatulro HI l'imitarono qualche volta,
Clemente III deli 187 sempre, e questo
fu seguito costantemente dai successori :
conclude Cenni, che l'epoca giusta dell'e-
numerazione degli anni devesi prende-
re al più al più da Adriano IV; che Eu-
genio IV introdusse nelle bolle e rescritti
pontificii l'anno dell' Incarnazione per
consiglio del Diondo, uno de Segretari a-
posto/;W(l^.), escludendone S.Leone IX
contro l'asserto di Mabilion, errore de-
rivato per essersi presa la data del Can-
celliere di s. Chiesa (F.), o del BibliO'
tecario o deY Pro fo<:crinario(^F .) per quei-
la del Papa. Nel 2.° capo accennò Cenni
alcune cose sulla bolla di piombo. Ben-
ché si no dal secoloXV lui te le lettere pon-
tificie, anche le più minute, avessero la
bolla o sigillo di piombo, la cui raccolta
seguendofjuella del Baldini che l'incomin-
cia con Onorio I, convenendo sul preesi-
stenleDeusdedit,crede non trovarsene ve-
stigio prima del secolo VII; ma già di so-
pra dimostrai, che ne esistono anteriori
esempi, laonde non trovo qui da aggiun-
gere a Ilio, per non essere erudizioni espli-
citamente necessarie alle nozioni sui sigil-
li pontificii. Nel3.°capolratlòCennideira-
SIG
nello pescatorio. Tutti convengono che
questo era il sigillo segreto de'Papi, ma
non esservene memoria sicura, per quan-
to dissi ad Anello Pescatorio, più anti-
ca di Clemente IV del 1 265, ed il volgo
giudicò invece essersene servilo lo stesso
s. Pietro. La verità si è, che i Papi per
mantener viva la memoria d'essere suc-
cessori d'un povero pescatore, a cui die
GesùCristo la suprema potestà nellaChie-
sa, una volta introdotto non lo lasciaro-
no più. Nel 108 I s. Gregorio VII scriven-
do a Roberto duca di Puglia, dice infine:
Dubilainiis hic sigillnm plunihtum po-
nere, ne si illud inimici capcrenl, de eo
falsilateni aliquamfacerenl. In tempo di
Eugenio IV deli 43 i l'anello pescatorio
perseverò ad essere sigillo segreto, come
lo era a tempo di Clemente IV, e conti-
nuò fino a Calisto III, dal quale Papa s'in-
cominciò veramente ad usare ne' brevi,
ma con diversità in que'principii dall'u-
so posteriore. Inoltre avverte Cenni, che
sebbene con Calisto III il Mabilion fìssi
l'epoca dell'anello pescatorio de'brevi, e
che sebbene sotto il predecessore Nicolò
V e sino ali455 continuòadesseresigil-
losegretode'Papi,nondimeno sotto il me-
desimo pontificato si adoprò anche fuori
delle lettere segrete, e cominciò sotto il
successore Calisto HI ad appendersi (con
cordoncino di filo o seta bianca, uso che
poi fu trascuralo), come la bulla, a'brevi
apostolici, benché di rado. A tanta autori-
tà quindi salirono i brevi, e in tanta co-
pia si spedivano, che nel 1 497, come dis-
si altrove, Alessandro VI punì colla de-
gradazione, colla prigionia perpetua in-
vece della morte, e con altre pene il se-
gretario Florido arcivescovo di Cosenza,
perquelli falsificati. Imperocché giàsico-
slumava di scrivere i brevi 5;^/; Anulo Pi-
JCfl/or/Vspel tanti a materie di fede e del-
la repubblica, cioè ad reges , principeSj
respublicas, civitates, cardinales absen-
tes, episcopos, caelerosqiie magnates rO'
inani Ponti/ìcis nomine, come'iosegoaCo-
hellìo (le quali materie poi furono per lo ^
SIG
più tialtate (ia\Segretarìo de brevi a' prin-
cipi, con lettera informa di bieve, aven-
do detto a Dreve apostolico del suo im-
portante uso). Termina Cenni la sua dis-
sertazione con quella conclusione che ri-
portai in fine del § i dell'articolo Breve
APOSTOLICO, ma pererrore tipografico del
Novaes da cui lo ricavai allora (mentre
adesso ho studiato sul Cenni slesso), ad
Alessandro VI fu rivoltato il numero, e
ne fo emenda. Pretese ilLelIi che l'anel-
lo pescatorio non fu una nuova istituzio-
ne, ma piuttosto restituito all' uso della
Chiesa d;iEugenio IV (ma già esisteva sot-
to Clemente IV), essendo stato più volte
rinvenuto nell'antiche gemme, inciso nei
tempi della primitiva Chiesn; e che sotto
il pontificato di Gregorio XV^ (in quello
d'Urbano Vili si fecero scavi nella Cliìe-
sa di s. Caio) nel cimiterio di Calisto fu
scoperto il sepolcro di Papa s. Caio del
2q6, nella cui destra mano esisteva an-
cora l'anello pescatorio, con alcune me-
daglie d'oro di Domiziano, forse per in-
dicar l'epoca del martirio. Riportata qui
la notizia, io non intendo garantirla : chi
narra dice un fatto, e non conferma una
sentenza. Aggiunge Lelli, che il sigillo di
cui parla Clemente IV nel suo breve al
nipote, sembra un privato sigillo usato
da'Papi, essendo incerti se somigliasseal-
l'odierno anello pescatorio. Dissi anch'io
altrove, che dagli antichi cristiani veni-
■va Gesù Cristo rappresentato sotto la fi-
gura del pesce e di pescatore, intorno a
che il p. ab. Costadoni camaldolese pub-
blicò nel t. 4' degli Opuscoli del p. Ca-
logeri: Dissertazione sopra il pesce, co-
me simbolo di Geiìi Cristo presso gli anti-
chi cristiani. Nel cap. 7, della figura del
pesce scolpita dai cristiani nelle gemme
di aiiello,parlò d'alcune pietre anulari con
tale simbolo, fra le quali più delle altre
sembra pregievole quella posseduta da
Vallarsi e poi da mg"" Giustiniani vescovo
di Padova, degna certamente d'aver ser-
vito d'anello edi sigillo al più glande dei
Pontefici che abbia sulla cattedra di 5. Pie-
Si G gc)
tro seduto,dice Stellisco. Rappresenta poi
quella gemma, concui il p. Costadoni ter-
mina la dissertazione, un vescovo colla
mitra, e per piviale un pesce colle squam-
me. Innocenzo V 1 1 1 fece coniare scudi d'o-
ro nel 1484, coU'impronla della barchetta
del pescatore s. Pietro. Siccome la for-
mo.'a colla quale si terminano i brevi si-
gillati coll'anello ^e%c'!ì\o\\otSiib Anna-
lo Fisca toris,rte\ voi. XXIII, p. 2G4, ri-
portai quella diDonifacio IXdel 1 4o3iy«6
Annulo fluctuantis na^'iculae, per indi-
caie il disastroso tempo in cui era spe-
dito, turbolento per guerre, fazioni e pel
grande scisma d'occidente che divideva
l'unità della Chiesa. Finalmente il 3." si-
gillo de'Papi è quello privato collo stem-
ma gentilizio sovrastato dalle chiavi in-
crociate e dal triregno, di argento e di ac-
ciaio, con manichi d'avorio, di pietre fi-
ne, e di altra materia nobile. Desso si cu-
stodisce sempre presso il Papa, e ne tie-
ne copia chi fa da segretario particolare,
e vi sigilla le carte che spedisce d'ordine
pontificio. Con questo sigillo il Papa si-
gilla le lettere autografe e quelle che sot-
toscrive, massime quelle scritte dai pre-
lati Segretario de' brevi a' principi ( /'. ), d i -
verso dal Segretario de' brevi\^V \e(\ il Sc'
gretario delle lettere latine {^'.), talvolta
qualche rescritto autografo, alcuni Chi-
rografi {f^.) e Moto propri (T^.j, e qual-
che altro atto segreto, sulla ceralacca ros-
sa. Nelle lettere segrete nelle quali oggi
il Papa usa l'arme gentilizia per sigillar-
le, leggevasi sino al secolo XV l'iscrizio-
ne ch'è ora propria delle sole bolle e dei
brevi. Dice Cenni , che alle altre lettere
pontificie priva te e segrete cominciò ad an-
nettersi il sigillo dell'arme gentdizia, ma
l'origine è incerta. Alberto d'Argentina ri-
ferisce nella sua Cronaca all'anno i3-p,
di Clemente VI della nobilissima casa di
Beaufort tVancese del Limosino : Hic Pa-
pa quani arnia progeniei suae ìuiberent
(jHÌnfjuero<:as{iì\U\ diconoG), contranio-
reni antecessorum ,tolidem rosasponife-
(jfm tu///j.ClcmenteVlebbe qualche pas-
100 S I G
sionepeiloslemmagenlillzio,menlrenon
solo ne fece vedere nel piombo ornato il
suo nome, aia l'impresseancbe nelle Mo-
nete ponlifìcie [V.) d'argento, e le ripor-
ta Fioravanti, Ciòebbe peraltro pocosuc-
cesso, poiché non si legge che i successo-
ri lo imitassero, cioè nel senso di Cenni,
onde chi afferra questo esempio per dire
che Cleov^nte VI fu il i.° a usar l'arme
genliliziri ((juasi che da lui traesse l'origi-
ne talsigillo),s'ingauna;oltre diche aven-
dola egli posta nel piombo, nulla giova al-
l'origine del sigillo privato o segreto, suc-
ceduto all'anello pescatorio : gli successe
esso veramente dopo Calisto 111, o alme-
no circa que'tempi. Ma lo Stellisco osser-
vò, che oltre Clemente VI,anche altri Pa-
pi ornarono i loro piombi, come Clemen-
te Vili che vi espresse 6 delle stelle di sua
arme, e prima di lui Gregorio XII vi fe-
ce porre 3 occhi, ed essi non appartenne-
ro al suo stemma, come si può riscontra-
re nel Ciacconio : anche altri Papi posero
ne'piombi qualche indizio dello stemma
di loro famiglia, che si ponno vedere in
Stellisco , in uno ad altre dilferenze dei
piombi pontificii. Novaes trattando nel-
le sue Dissertazioni anche de' tre sigilli
pontifìcii, dichiara che quello esprimente
1' arme e lo stemma della propria fan)i-
giia e casato, i Papi lo adoperano nelle lo-
ro lettere private e famigliari, e crede che
probabilmente cominciò ad usarsi dopo
Calisto HI, in tempo del quale il sigillo
dell'anello pescatorio che i Papi mette-
vano nelle lettere private, cominciò d'al-
lora in poi costantemente a porsi ne'soli
brevi, e però a questo successe il sigillo
privato o segreto. Inoltre Novaes rilevò,
che Pio VI sigillò il contratto d'acquisto
della Mesola,pe'molivi che narrai nel voi.
XXI V,p.45,col sigillo come abbate diiSti-
i/aco,ov'era incisa l'epigrafe: Pius VIOr-
dinariusSublacensìs.k\t^KtVkào\xxo\\.\e.à^!ì.
Stellisco, che il più vecchio sigillo priva-
lo pontifìcio da lui veduto, è quello che
si conservava dal conte Daniele Concina
nel Friuli, già servilo a uno de'Papi del-
SIG
la casa Piccolomini (^.), e non dubitava
d'asserire che fu di Pio III deli 5o3. Uno
colle palle Medicee in uno scudo sopra or-
nato colle chiavi incrociate e il triregno,
del cav. Gaetano Antinori, lo pubblicò
Manni nelle Osservaz. sopra i sigilli ^che
lo crede di Pio IV deh Sdq. Questo però
non può aver servito ad uso delle lette-
re, come dimostra la grandezza, anzi ri-
lieoeStellisco che nousiaunsigillo,ma un
impronto usato già ad imprimere a ma-
no quello stemma in capo o nel frontespi-
zio di qualche bolla o altra sta mpa,com 'al-
tri egli ne a vea veduti di Papi pi il recen-
ti e d'altri prelati, ed in modo da potersi
imprimere non nella cera, ma nel futno.
Altro sigillo,ma incavato e più grande del
ricordato di Pio IV, dice Stellisco che lo
possedeva il suo zio, perciò non potè ser-
vire a sigillare lettere private. lu esso com-
parisce l'arme della famiglia Corraro o
Correr colle insegne ponlifìcie al di sopra,
ed è notabile ch'esse non sono sopra lo
scudo dello stemma, ma nello scudo me-
desimo in cui è lo stemma ( forse come
quelle de'parenti de'Papi che inseriscono,
siccomeuotai,nelle proprie insegne il pa-
diglione e le chiavi incrociate, taluni so-
pra lo scudo, altri dentro di questo); per
lo che dubita che abbia servito a Grego-
rio XII che rinunziò neli4i5il pontifi-
cato nel concilio di Costanza, né può es-
sere un suo sigillo privato, ma pubblico
e quale cardinal legato della Marca, co-
stituito con altre onorificenze dal conci-
lio, per cui non gli conveniva usar più il
sigillo di piombo, confermandosi nell'o-
pinione, poiché non pare che allora i Pa-
pi avessero introdotto ancora fusode'pri-
vati sigilli cogli stemmi delle loro famiglie.
A Recanati, ove descrissi il suo sepolcro,
rimarcai che fu rinvenuto il cadavere or-
nato degli abiti pontificali. Le Congrega-
zioni cardinalizie, di cui ritiene la pre-
fettura il Papa, usano il sigillo coll'arme
pontifìcia gentilizia del medesimo.Ta li so-
no al presente quella dell'universale In-
f^uisizione, della Fisita apostolica, della
SIG
Concistorialf; ed anche quelle che non
hanno il prefetto, come la Congregazione
degli affari ecclesiastici, e la congrega-
zionesullostato de'regolari,di cui feci cen-
noanche a Religioso. 1 u sede vacantejCon-
tinuando la congregazionedell'inquisizio-
nea procedere, nella targa dello stemma
vi è la sola iscrizione Sede vacante, es-
sendo sovrastato lo stemma, come quan-
do è vivente il Papa, dalle figure de' ss.
Pietro e Paolo. Oltre i riportati autori,
anche i seguenti trattarono de'sigilli pon-
tificii. Giuseppe ]M.^ Pacciaudi, Lettera
intorno agli anelli pontificii, presso il t.
I2,p. 22 delle Memorie per servire alla
storia letteraria d' Italia. Stellisco Am-
brecienze, Ve' piombi diplomatici ponti-
ficii Sintagonia , ovvero saggio d'una dis-
sertazione dell'uso di sigillare in piombo
ne'secoli di mezzo. Francesco Cancellie-
ri, Notizie sopra l' origine e l' uso dell'A-
nello Pescatorio e degli altri anelli eccle-
siastici,V^.onwn^iZ. DeBullis.etdeBre'
vioribus litteris apostolici!, dissertatio-
iiem historico-canonicam SS. D. N. Pio
FI Pliilippus Badasse romanus benefi-
ciatus pat. eccl. s. M. Majoris D. D. D,,
Rouiae i 793.
SIGIRÓNE, Cardinale Dell'ordine
dei pieli, e probab'lraenle del titolo di s.
Sisto, pel poco diesi conosce di lui, il Car-
della lo pose tra i cardinali di Calisto II
dell 12 3.
SIGISMONDO (s.), re di Borgogna,
martire. Figlio di Gondebaldo re de'bor-
gogiioni, sebbene suo padre professasse
l'arianesimo, ehbe la fortuna d'e<!sere i-
struito nella vera religione da s. Avito
vescovo di Vienna, e alla purezza della
fede accoppiò la pratica di tutte quelle vir-
tù che formano il vero discepolo di Ge-
sù Cristo. Nel 5i(') fondò il celebre mo-
nastero di s.Maurizioad Agnuno nel\ al-
lese, ove prima viveano in separate cel-
lette molti santi romiti. Successo al pa-
dre nell'anno seguente sul trono di bor-
gogna, fu suo pruno pcnsii ro di purgare
i suoi stali Uidl'ercsia e da'vizi, e bi ado-
SIG 101
però alla convocazione del concilio d'E-
paona, nel quale furono fatti savi rego-
lamenti sulla disciplina. Dopo la morte
di Amalberga, dalla qualeavevaavulo un
figlio nomato Sigerico, prese una seconda
moglie. Questa, essendo avversa al gio-
vine principe, lo accusò di aver macchi-
nato di torre al padrela vita e la corona,
per cui Sigismondo pronunziò sentenza
di morte contro il figlio, che fu tosto e-
seguita. Presto peròconobbech'era stalo
ingannato, quindi straziato dai più fieri
rimorsi, ritirossi nel monastero dis. IMau-
rizìo a piangere il suo delitto ed espiarlo
con austera penitenza. Avendogli poi i re
(li Francia Clodomiro d' Orleans, Chil-
cleberto I di Parigi e Clolario 1 di Soissons
mossa guerra, Sigismondo fu fallo pri-
gioniero colla moglie e co'figli; e Clodo-
miro, capo dell'impresa, li mandò a Oi--
leans, ove furono strettamente guardati.
Frattanto Godomaro, fratello di Sigi-
smondo, ricuperò la maggior parte della
Borgogna; e Clodomiro irritato per tale
inaspettalo rovescio, fece scannare tutti i
suoi prigionieri e gillaili in un pozzo nel
nel villaggiodi San Pere- A vy-la-Colom-
ba, a 4 leghe da Orleans, correndo l'an-
no 524- Molti miracoli resero celebri le
reliquie di S.Sigismondo: Dagoberto II
re d'Austrasia arricchì del di lui cranio
una badia da esso fondata in Ahazia; e
l'imperalore Carlo IV fece trasportare a
Praga le altre reliquie del santo re ch'e-
rano rimaste ad Agauno. Celebrasi la sua
festa il i.°di maggio, nel qual giorno è
menzionato nel martirologio romano.
SIGIZZONE, Cardinale. Dell'ordine
de'preti e del titolo di s. Sisto, fiorì tra i
cardinali diPasqualelIche morì nel I 1 18;
contribuì col suo voto alle elezioni di Ge-
lasio II e Calisto II, ad una bolla del qua-
le sotloscrisse nel 1 i 2 1, in favore dil ve-
scovo delle Tre Taverne,riporlata da C-
ghelli. Il Panvinio dice che morì avanti
il I I 3o, perciò none vero diesi nbell.is-
.se a Innocenzo II per seguire ranti[».ipa
.\uaclctu II, come alUi pretesero.
102 SIG
SIGNORE, Dominits. Titolo di mag-
gioranza e di riverenza, che ha signoria,
dominio e podestà sopra gU altri, per Pa-
drone [P^.).ì\ vocabolo Signore, in latino
Morcelli lo traduce £>o/7»j/i«^,Dem<2rc/m,v,
Dynasta , HtriiSj Toparcha. In greco,
Kyriosj in ebraico, Adoni o Adonai, od
Etohinif o Jehovah; gl'interpreti greci e
latini mettono il più delle volle Domimis
(/^), il Signore, come termine corrispon-
dente a tutti que'nomi. 11 Cancellieri nel-
la Lettera sopra le parole Dorninus, Do-
mniis e Don yà\cQf^e. la voce latina iS'efj/o-
re è pronunciala dalle nazioni in diverse
maniere, scrivendosi dagl'italiani Signo-
re, da (vance^'ì Seigneur, e dagli spagnuoii
iSenor. Negli arlicoliDoN, Messere, Sebo
Sere, li spiegai per sinonimi di Signore. II
Donj abbreviativo ò\Signore,(vk dato pri-
ma a're calle regine dellei^9^<7g'je e di Por-
togallo,]^oì a' \esco\\, indi a'nobili, quindi
a tutti ili luogo di Sigtiore,edagli spagnuo-
ii fu introdotto nelle due Sicilie quando
le signoreggiavano, ove ancora è comune.
Il can. Nardi osserva, che Signore è pa-
rola italiana che viene da Senior, e in al-
cuni casi è sinonimo di Senator. Seniore
veramente ne' tempi moderni ricevè un
significato assai diirerente da quello che
avea pressoi latini, sebbene tuttora dice-
si per vecchio, Senior, come Juniore o Iti-
niore o Giuniore il pivi giovane, e dicesi
per lo più parlando di fratelli, ovvero di
quello che avendo il medesimo cognome
della famiglia fiorì dopo del seniore. Il no-
me di Signore detto assolutamente con-
vieneaD/o(F,)pereccellenza,Z?fa^o/jf/-
miis viaximus; e più particolarmente a
Gesìi Cristo (/^.), che chiamasi pure No-
stro Signore[V.), come Signore de'signo-
ri, Eex regimi^ et Doniinus dominan-
tium. In questo senso il nome di Signore
non deve essere dato, come non è mai da-
to nella s. Scrittura, ad una creatura qua-
lunque. Talvolta si dà questo nome agli
angeli (de' quali a Coro degli angeli),
sia che rappresentino la persona di Dio,
sia che si considerino come suoi inviati.
SIG
Nostra Signora (V.) per eccellenza si dà
alla Madonna [V.) ossia a Maria T'ergi-
ne (/^.). Dicesi Donna (/'.) per signora,
per Dama{V.). Si usa del medesimo ter-
mine di Signore anche parlando a'grao-
di, cui si vuole testificare rispetto ed os-
sequio; Signore si chiama il principe so-
vrano, ed anche Nostro Signore, princi-
palmente il Pc7^rt(/^.).Legso nel De Bue,
Dell'origine dell'araldica, § IV, Del pre-
dicalo di Signore, che questa paiola, la
quale in latino suona Dorninus, procede
da Donius, casa, e propriamente dicesia
chi ha il comando della casa, e da tutta
la famiglia è ubbidito; per cui è venuto
che doniinus e servus sono relativi: si può
vedere Servo. Colla parola doniinus in-
tendiamo altresì il padrone di alcuna co-
sa, sia in proprietà, sia in usufrutto. Do-
mini in latino chiamavansi pur quelli ai
quali ubbidiva una moltitudineionde can-
tò Virgilio : Romanus veruni do mi no s ,
gentemque togatani. Notano alcuni auto-
ri come la parola signore nella legge pren-
de un significato equivoco, mentre or va-
le quel dominio che riguarda la proprie-
tà de'beni, ora non is[)iegachecerta emi-
nenza di condizione odignità, sebbenechi
l'usa siasi di quelli spogliato. Un tempo
a're davasi il predicalo di donini, e alle
regine quello di doninae. Dissi aDoM,ch'è
parola abbreviata di Dorninus, e fu dap-
prima peculiare del %o\o Dio, a\ quale ar-
ticolo riportai alcuna nozione sulla paro-
la Donine, e sul Jube Donine henedicere
{f^). In seguito il Donmus si die al Pa-
pa e ad altri, aia il Donmus Apo^toUcus
restò esclusivo del Papa. Nella repubbli-
ca romana non si ha contezza del predi-
cato di signore, tutto proprio soltanto di
Dio, per cui rimarcai a Roma che ne ri-
cusarono il titolo gl'imperatori Augusto e
Alessandro Severo. I romani d'allora, par-
lando o scrivendo, usavano il nome pro-
prio diquellocon cui comuni vano; inval-
se però sotto l'impero di Caligola, il pre-
dicato di signore, e qual titolo di digni-
tà e di eccellenza l'adottarono i successo-
SIG
ri; anzi (juegli orgogliosi principi accet-
tarono viventi dall'aiiulazìone il titolo di
Divo eòi DivinissimOy di cui parlai a Di-
\irf ITA, ricevendo a vanti la i5V^^o//Hrrt l'a-
poteosi, di che a quell'articolo dissi altre
parole, li p. Pauli nell'erudito Ragiona-
mento sopra il titolo di Divo datoagli an -
tichi imperatori, che puhblicù negli Opu-
scoli il p. Calogeri» 1. 15, dimostrò che il
titolo di D/Vo non da vasi per pubblica au-
torità se non a coloro,che essendo già mor-
ti, venivano consagrati e posti nell'ordine
degli Dii; esaminò le ragioni che mosse-
ro i gentili a sidatla deificazione, cercò in
qua! luogo del cielo e in qual ordine de-
gli Dii ponevano i deificati, l'incomincia-
mento del costume, le ceremonie e il cul-
to. Osserva l'anuiilista Rinaldi, an. i, n.°
5g, che i galilei a nessun uomo dicevano
convenirsi il titolo di signore, e amava-
no megliosostenerequalunque tormento,
che dii;hiararealcunOiS'/g''Jore;ed all'anno
58, n.° 33, dice che signore è il titolo soli-
to a darsi nel Saluto (/'.)sino dall'anti-
chità, il quale ora in Italia con leggera i*
milazionesi fa alla straniera; ed allo Siai'-
nuto (/^^.) non si augura più il maggior
de'beni, la sanità, ignorandosi l'origine
di tale opportuno augurio, ma si tace con
silenzio assai eloquente per chi con pena
medita sul progresso retrogrado disilFatti
incivilimenti! 11 Ruinarl,/i//t sinceri dei
primi martiri, l. 2, p. 4^7,diceche ne'pri-
nii tempi della Chiesa a' vescovi furono da-
ti i titoli di Signore, dì Santo e di Beatis-
simo (f^.). Nel V secolo si attribuì la qua-
lificazione non solamente agli uomini vi-
venti, ma ancora a'santi defunti, i quali
furono più volte onorati col titolo o pre-
dicato di signore; in appresso si accordò
pure ai Papi, ai principi, ai vescovi, agli
abbati, ai monaci; ma lutto questo è re-
lativamente alla parola dorninu^, che so-
lo in tempi posteriori si è tradotta comu-
nemente col vocabolo di signore. Poco do-
po i Papi per umiltà adottarono il tito-
lo di Scrvus Servorum Dei C^'.), ove di-
co chi altri l'usarono. L'.\niu)iialo, pai-
SIG io3
landò delle famiglie nobili napoletane, al
capitolo del messere e del ^/g/zo/e, attri-
buisce tal predicato alla dignità, e crede
che la voce dominus, stguove,s\a corrot-
ta dal latino 5efi/or^- perchè giuntala legge
longobarda, succedendo nel possesso dei
Feudi {^r.) il più vecchio, appellavasi se-
niore, il qual vocabolo agevolmente de-
generò in signore, che altro a sua senten-
za non significa tranne padrone del luo-
go, e di là poi in vece di dominns e do-
niinium, cominciossi a dire e scrivere si-
gnore e signoria, dominio cioè di uno o
più luoghi. llParadisi,neH\^/eA2eor/e//'</o-
mo nobile, pone fra i predicati compro-
vanti nobiltà per le scritture pubbliche,
anche quello di signore. Certamente tal
predicato risalir deve ad epoca remota, in
cui esso attribuiva all'insignitone una pre-
minenza ragguardevole. A prova di ciò
l'Aldimari, nelle sue Memorie storielle su
diverse famiglie nobili napoletane e fore-
stiere, foinisce molti esempi dedotti dal
secoloX II I, per dimostrare in quanto pre-
giosalisseil predicato di signore, che non
davasi in Francia chea'feudatari amplissi-
mi, imperocché il titolo di signore deno-
tava superiorità, preminenza e nobiltà. Il
predicato di signore, per quanto si rac-
coglie da non pochi alti notarili di nobi-
li personaggi, duròanche nel secolo XV,
qual distintivodiiVoi/V/àf^/'j, come l'at-
testa Crescenzi nel suo Anfiteatro romano
enei Trattato di nobiltà: laonde i domi-
natori di Milano, di Verona, di Padova
e di altre città se ne intitolarono signo-
ri. Gl'inglesi distinguonoqiielli della pri-
maria nobiltà col predicato di Lord[f'.),
parola desunta dalla sassone laford, che
equivale a Dominus. Col volgere dell'e-
tà, introdottesi quindi altre note onorifi-
che, il predic.ito di signoria restringeva -
si a quelle persone che viveano meramen-
te in costumanza civile, non deilile ad ar-
ti meccaniche e civili, eil in questi termi-
ni fu riguardato nel secolo passato iuLora-
bardia, ove ncliytn) fu derrctato cor) e-
dillo araldico: 'i Alle persone iaipicgile
io4 SIG
ìd abbietti esercizi non potrà darsi nean-
che il semplice predicato di signore, sotto
pena di 5o scudi , il qual predicalo sarà
permesso unicamente a chi vive civilmen-
te, oppure esercita qualche arte o impie-
go civile". Temo assai che tale disposizio-
ne abbia generale osservanza, poiché per
la degradazione quasi universale in cui so-
no i titoli onorifici profusi con stomache-
vole eccesso, il titolo di signore, almeno
scrivendo, si dà quasi a tutti. Questo ti-
tolo è soltanto handhooeWe Repubbliche
(f-), ove le ambizioni aspirano a ben al-
tre cose, come all'arricchire, al potere, al
dominare, al signoreggiare di fatto. Ar-
roge forse la sentenza con cui nell'ultima
repubblica francese, nel 1 849 il piesiden-
te dell'assemblea Dupin, chiuse in certo
modo la questione in essa insorta sulle pa-
ìo\eSignore eCilladino, e(ii questa: Cliia-
ìiiiarnoci pure signori e siamo ciltaduii.
Essa ci fa involontariamente tornar col
pensiero a cei ti repubblicani che dopo il
24 febbraio 184B in Parigi [F.) ebbero
iioprattulto il gusto di farsi condurre nel-
le carrozzedi cor te, banchettare al le men-
se di corte, assistere agli spettacoli nella
loggia della corte, insomma gettarsi co-
me affamati su tutti i residui del lusso di
corte. Essi aveano propriamente l'aria di
dire : Siamo signori e chiamiamoci cilla,'
{lini. Nelgennaio 185411 general Santan-
na presidente della repubblica del Mes-
sico ha decretato: Che il direttore dei
dipartimenti e i membri delle assemblee
municipali di Messico e di VeraCruz pren •
derebbero il titolo di Eccellenza; i pre-
fetti de' distretti e i capi politici de' ter-
ritorii quello di Signorej i membri del-
l'assemblee de'diparlimenti e de'terrilo-
rii quello d' Illustrissimo , e quelli del-
le città di minore importanza, di ///«•
sire. Il Parisi, Istruzioni per la segrete-
ria t. 3, de' titoli Signore e Signoria, ri-
ferisce che abbiamo in Marziale una ma-
iiieradi salutarsi costumata dagli antichi.
Sollicìtus doiias, Dominunij Hcgemque
salutasj'ìì qual complimento viene auto«
SIG
rizzato da Seneca. Obvios, si nomen non
succurrit,Dom\nQSsalulamus.S(i non fos-
se dubbia un'iscrizione greca che conser-
vava in Verona Malfei nel suo ricco mu-
seo, in un testamento di Epitetto si avreb-
be un antichissimo esempio del Signore
Signore due volte dato ad Iperide; ed al-
lora avrebbe torto Augusto, che noi volle
neppure una volta; ma il Dominus non
se l'ebbe a male. Indi fu poi ben accolto
da molti vescovi a'quali fu inviato, come
da Fiorenzo e da s. A tanasio a Lucifero di
Cagliari; da s. Paolino a s. Agostino, ed
anche a'cardinali. Si replica poi ordina-
riamente il signore colle persone prima-
rie, perchè solendo queste essere colloca-
te in siti molto alti, se non l'ascoltano al-
la prima, possano sentirlo la 2.' volta e
la 3.^ ancora aggiungendosi al Signore Si-
gnore il Padrone^ e poi il Colendissimo
(^.), quindi nuovamente Signore, dopo
aver cominciato coW Illustrissimo (/ .) ,
divenuto Irivialissimo a motivo della co-
munanza abusiva dell' Eccellenza (f^.)-
Non solo in Roma, ma in tutto il mondo
cattolico parlandosi del supremo Gerarca
^/^), come padre comune de'fedelisi dice
Nostro Signore: così scriveva Enrico IV
re di Francia nelle sue autografe lettere,
parlando di Clemente Vili. L'imperato-
re della Turchia^/'.) chiamasi Gran Si-
gnore. Aggiunge Parisi, che a suo tempo
esci in scena la voce Signoria, e si scrivea
non già Prostra Signoria^ Vna F^. S., ed
anche Vossignoria se^i\endof,\ Vannozzi,
uèpretendel'articolo di precedere il pos-
sessivo Prostra, neppure nel plurale, noo
dicendosi : la Fostra Signorìa, ma o Fo-
sire Signorie, o\e Signorie Vostre. Potrà
dirsi bene \diStgnoria Vostra anchequau-
do si parla di molti, poiché le Signorie Vo'
strc non significherebbe la qualità astratta
inerente all'animo, per lo quale vi deno-
minate Signori, ma i vostri beni ed ave-
ri; nel qual senso con minore spesa potre-
ste essere signori signorie, come ali 'op-
posto si hanno signorie senza signoria, che
nel latino Dominalio Qou piace a Parisi;
SI G
forse perchè Signoria, astratto di siano-
le, bignifìca dominio, podestà, giurisdizio-
ne, <fomjVmf/o, imperiuiii ,(ìoniiniuiii j Si-
gnoria pergo verno, reginien^eó anche pel
supremo magislratod'alcLina repul)hlica.
Tultavolla leggo rìt\Dizionario della lin-
gua italiana, Signoria, si usa parlando
o scrivendo a uomo di grande all'are, per
titolo di maggioranza. Trovo nel 1. 1 del
citalo Calogerà l'erudila Lettera di Tu-
balco Pa nidi io pastore arcade, in dife-
sa dell uso promiscuo del fostra Siguo-
ria, e del J ai. Conclude, che non è con-
tro le leggi d' un decoroso e ossequioso
tialtamento l'uso del f^oi a persone qua-
lificate, nèerroregramcnaticale adopi an-
dolo di concerto col l'astra Signor ia, con
T ostra Signoria Illustrissima, o con A^o-
stra Eccellenza. Quella lettera è di Do-
menico M.' Manui. De'lelteruti che con-
dannarono il termine di Signoria, parlò
pure il citato Canceilieii. Tra (|uelii che
lo difesero vi è ancora la Lettera di A-
lessandro Ciloliniin difesa della lingua
volgare, e i luoghi del medesimo, con una
lettera di Girolamo Ruscelli al Muzio, in
difesa dell' uso delle Signorie, Venezia
1 ,j5 I .All'articolo NosTRoSiG.voBE feci pa-
rola sul Noi e sul Nostro, costumato dal-
le persone costituite in dignità. Domicel-
lo, donzello, Domicellus, non è che il di-
minutivo di Dominus,ì>\'^vnjve. DilFerisce
dal signore, in quanto che questo è più
grande per ricchezze o per età. Questo ti-
tolo anticamente davasi in Francia a'ilgli
del re, ed a (juelli de'grandi signori. ÌNel
medio evo i haroni roinani si chianìava-
no/-?o«j/fe///,e ne parlai altrove.i\elt^/o5-
sarium di Du Gange si legge che Pomi-
ce llaefiìvouo chiamate le liglic nuhili dei
magnati baroni e militi, i cui genitori si
denominavano Dominus e Dominae. Sì
ri[)ortano diversi esempi che le (iglie di
re e altri prìncipi sovrani turouo dette Do-
inuelLie,e co.m pure furono ap[)ellate le
Canouichrs\e secolari, discendendo IJo-
ìnivella tla Domina. Finiìlmente il.i Si-
gnorc derivò uucura il lilulo auvtunu di
S I Lir loT
Sirc[r.'), non solo divenuto proprio dei
monarchi e tuttora in uso, ma un tem-
po fatto comune a'principi minori e ad
altri. Al presente parlandosi in pubblico
alle regine, si dà loro i titoli di Signora
e di Madama, oltre quello di Maestà
{/'.) e altri.
SIGNORI DELLA MISSIONE, r.
]Missio.\E, Congregazione di s. Vincenzo
dePaoli,eSoBELLE eSuop.E della Carità".
SIGO o SUGO. Sede vescovile della
Numidia nell'Africa occidentale, tra Ma-
codia e Cirta, e di questa suQraganea. Ne
furono vescovi Cresconiodonalista che nel
4i I fu alla conferenza di Cartagine, Vit-
tore cattolico esiliato nel 48-4- da Lnne-
rico re de' Vanda II, [)erchè negò solloscri-
veregli errori de'donatisti. Morceili,.,^yr.
chr. t. I.
Si GL'ENZA (iS'fgfm/m). Città con resi-
denza vescovile di Spagna nella Castiglia
nuova e provincia di Guad ilaxara,a q le-
ghe daBiihuega e SodaMadrid, presso al
limite di Calatayud o Soria, sul pendio di
una collina o monte Arienca, la cui som-
mità viene occupata da un vecchio ca-
stello,alla sinistra della sorgente dell'IIe-
nares, e cinta d' antiche mura e fortifi-
cata. Le strade basse sono larghe e bel-
le, ma le alte scoscese e strette, essendo
le case per lo più di antica costruzione:
le fonti sono alimentate da un acquedot-
to costruito a spese d'uno de'suoi vesco-
vi. La cattedrale di buono stile gotico, e
che contiene alcuni belli mausolei, è d'ot-
tima struttura, sotto l' invociizione di s.
Liberata vergine e martire, patrona del-
la città, il cui corpo quasi intiero si con-
serva tra le s. reliquie colla massima ve-
nerazione. Il capitolo anticamente rego-
lare e già più numeroso, secondo l'ulti-
ma proposizione concistoriale, si com[io-
neva du) dignità, la i .\lelletiualiern ilile-
canojdi 24 canonici comprese le preben-
de del teologo e tlel penitenziere, di S ra-
zionari, rationarios et tutidem medios, di
c)c<ipptlldm detti del coro, e ili altri [ite-
ti e chierici uddelli al scrviiiio divino. L)u-
io6 SIG
j)o il concordato ilei i 85 r Ira la Spagna
(/^.) e la s. Sede, il capitolo è uniforme
a quello d'altre chiese, al modo che ri-
porterò in tale articolo. Vi è il fonte bat-
tesimale e la parrocchia, la cura d' ani-
me essendoaflidala all'economo. Alquan-
to distante e in bellissima situazione tro-
■»'asi l'episcopio. Vi sonoaltrecliiese, due
delle quali parrocchiali col battisterio ,
cinque conventi, ei più belli sono quel-
li dei girolainini e de' francescani, dieci
monasteri di religiose, non che confrater-
nite, diversi ospedali, il seminario, un o-
«pizie, un collegio universitario nel con-
vento di S.Antonio, altri stabilimenti, l'ar-
senale e la caserma; ma l'università e-
retta nel i44i cessò col 1807. Possiede
fabbriche di cappelli, stoviglie di terra,
chiodi, ferri da cavallo, di chincaglieria
{•rossa, le cui officine sono stabilite nel-
l'ospizio. E" patria del teologo fr.Giusep-
pe da Siguenza e di altri illustri. Vi si
trovano varie antichità romane; ed i con-
torni amenissimie fertili, pe'rig;tgnoli che
■vi affluiscono, danno pure gesso e marmo
statuario. Siguenza ricorda una fimosa
battaglia fra' pompeiani ed i sertoriani.
Invasa da'mori saraceni, a loro la tolse
Alfonso VI re di Castiglia e di Leon nel
I 106. La sede vescovile fu istituita nel
V o VI secolo sulFraganea della metro-
politana di Toledo, e lo fu sino al ricor-
dato concordato, io virtìi del quale è
«ufh'aganea di Tarragona: il vescovo fu
un tempo signore temporale della città.
)l r.°suo vescovo fu s. Sacerdote o Sa-
cerdozio, morto nel Syo: fra' suoi suc-
cessori. Protogene intervenne al 3. "con-
cilio di Toledo, s, Gienderico arcidiaco-
no di Toledo morì nel 708, il cardinal
Pietro Gandisalvodel/e/i^oza (A^.)gran
cancellieredi Castiglia, fondatore del col-
legio di s. Croce di Vagliadolid morì nel
149^; il cardinal Garzia Loaisia (F.)
confessore di Carlo V; Ferdinando Niceo
de Guevara poi arcivescovo di Granata,
patriarca delle Indice presidente di Ca-
stiglia, morto nei i652; Feidioaado di
SIL
VaMez inquisitore e presidente di Casti-
glia, morto senza aver preso possesso del
vescovato; Pietro di Tapia domenicano,
ec. Nelle Notizie di Roma sono registra-
ti: fr. Giuseppe Garcia minore osservan-
te della diocesi di Valladolid nel 1726;
Francesco Diaz Sunlos Bullon della dio-
cesi di Palencia,lraslato da Barcellona nel
1750; Giuseppe de la Cuesta della dio-
cesi di Santander, trasferito da Ceuta nel
1761; il cardinal Francesco SaverioZ^eZ-
gaclo (^.), Iraslato da Canarie nel 1 76B;
Giovanni Diaz Guerra della diocesi di Si-
viglia, trasferito da Maiorica nel 1777;
Pietro Innocenzo Vexarano di Granata,
ti-asferitodaBuenos-Ayres nel 1 8oi;Em"
manueleFiayle della diocesi di Palencia
nel 18 rq. Essendo morto nel i838, dopo
lunga sede vacante il regnante Pio IX nel
concistoro de'4 ottobre 1847 preconizzò
l'odierno vescovo «ng.r Gioacchino Fer-
nandez Cortina di Pendneles diocesi d'O-
viedo, già canonico d' Ahneria e di To-
ledo, governatore di questa arcidiocesi, e
di Madrid vicario e visitatore. Ogni nuo-
vo vescovo era tassato in fiorini Sooo. La
diocesi è vasta, estendendosi oltre 80 leU'
cas e comprendendo molti luoghi.
SILANDA.Sede vescovile della Lidia,
nella diocesi d'Asia, sotto la metropoli di
Sardi, eretta nel IV secolo. La città de-
v'essere stata di considerazione, avendo-
ne pubblicato il medaglione, col novero
de' vescovi intervenuti a'concilii, il Buo-
narroti, ne' Medaglioni. Il p. Le Quien
neW Oriens chr. t. r , p. 48 1 , registrò i se-
guenti vescovi. Marco fu al concilio diNi-
cea,AlcimedeaquellodiCalcedonia,Aua-
tolio sottoscrisse la lettera del concilio di
Lidia all'imperatoreLeone, Andrea inter-
venne al VI concilio generale, Stefano al
VI l,Eustazioa quello di Fozio, N. al con-
cìlio che condannò Barlaam e Acindino
avversari di Paiamo, sotto il patriarca
Calisto.
SILBIO. Sede vescovile della Frigia
Pàcaziana, nella diocesi d'Asia, sotto la
metropoli di Laodicea, eretta nel V se»
SIL
coIo,fli cui furono vescoviiEulaliochclio-
vossi al concilio di Calcedonio; Giovanni
al VII generale; Nicefoio a quello di Fo-
rio. Oriens dir. t. l, p. 809.
S\LE^Z\ MWO, Siltntiarius.B\cesa%\
anticamente colui, al quale appai teneva
impone silenzio. Alcuni cliiamaiono si-
lenziaiio il segielario di stato nella corte
di Costantinopoli o di altre corti sovra*
uè, o almeno ilsegietariodi gabinetto im-
periale greco: forse così denominato per-
clièdovea osservare rigorosissimo Silen-
zio (^.) e profondissima segretezza. Di-
ce il Magri che in delta corte questo voca-
boloavea altra significazione,percliè5'/f/j-
tiari evano que'soldati, i quali custodiva-
no la porla del sagro concistoro imperia-
le, dove avevano l'incombenza di far os-
servare silenzio, e la loro compagnia era
chiamata ScìioLa silcnùarioruin. Proco-
pio riferisce, che quelli i quali militanilo
nel palazzo dell'imperatore intendevano
alla cura delle cose pertinenti alla (|uiete,
sì cliiamavanosilenziari. Da questa scuo-
la l'imperatrice Arianna nel 49' ele\ò
all'unpero Anastasio I, senza essere anco-
ra salito all'ordine senatorio , e ad onta
ch'essa fosse l'infima milizia palatina, on-
de dicesi che l'imperatrice erasi invaghi-
ta di lui. Pare che anche la s. Sede avesse i
silenziari, e fossero dignitari: trovasi nei
monumenti antichi Schola devotissimo-
rum silentiariortim,Silenli(7rius sacnPa-
latii,Primiceriiim silenliariorum. Meglio
è vedersi Du Cange, Glossarium. Sem-
bra the Ira'iomani fosse ufiìcio apparte-
nente agli schiavi ; anche Carlo Magno
avea nella corte il silenziaiio.
SILEÌNZIO, iy//e«fmni.Taciturnità,lo
star cheto, il non parlare. Questo voca-
bolo nella s. Scrittura esprime anche le
idee di liposo, quiete, rovina, morte. Gli
antichi ebbero l'ufllcio i\\ Silenziario^f ' .)
per imporre silenzio o parlare sotto vo-
ce nel palazzo imperiale, forse .indie nel
patriarchio pontificio, ne'monustei 1, nelle
scuole, nel refettorio, per cui in (juesli ul-
timi luoghi, dovendosi osservare il silcu-
SIL »07
zio, vi sono tabelle colla parola Silenliuni
in grandi caratteri. A Convito parlai del
silenzio e della lettura nella mensa : il p.
Menochio, nelle Stuore cent. 1 o, cap. 1 9
tratta: sr ne'corn'iti sia meglio lo stare in
silenzio o parlare. Conclude, che deve*
si come in tutte le cose recedere dagli e-
slreir.i,nè parlar troppo, né tacere alfat-
lo, per essere discreto convitalo. La mi-
tologia, fece del silenzio una divinità al.
legorica, rappresentandolo con un gio-
vane che tiene il dito alla bocca , e con
una mano fa cenno di t;icere; il suo at-
tributo è un ramo di pesca, albero le cui
foglie hanno forma di Lingua (f.) uma-
na,ch'è uno degli strumenti del parlare.
I persi adorarono il silenzio come un Dio,
gli egizi lo chiamarono Arpocrate,i greci
Sigalioue, i romani Angerona. Gli anti-
chi discepoli de'lìlosofì greci peno anni
gli udivano tacendo, poi istruiti parlava*
no: savio e bello è il conoscere il tempo
di tacere e quello di parlare. La parola
talvolta ferisce fieramente l'uomo piùche
il pugnale , rattrista persone e società ,
produce animosità e risentimenti eter-
ni. Il silenzio era comandalo nella cele-
brazione de'misteri pagani, ed un aral-
do l'imponeva colle formole : Hoc agej
faveto liiiguis pascilo linguam. Questa
parola nella lingua degli auguri signifi-
cava ciò ch'è senza difetto. Gli oratori e
lutti quelli che volevano parlare al po-
polo romano, imponevano silenzio avan-
zando la mano. Il silenzio presso gli an-
liclii indicava specialmente il lem[)0che
scorre dopo la mezzanotte, siccome il [)iìi
tranquillo. Gli eretici f^aUnliniani [f\)
osservavano ne'Ioro riti un silenzio per-
petuo: essi imitavano i segreti e gli arca-
ni degli eleusini, usando gran diligenza
in occultare (piel che [>iedicavano: lutti
i Settari^ f^.) ebbero grandemente a cuo-
re il segreto e l'arcano. Questo la Chiesa
osservò lincile credè necosaria tale disci-
plina, perchè i gentili ignora>sero i sa;;i i
misteri, e poi abbandonò il silenzio dei
sasri riti e delle ccclesiasliclie ceiemooic,
io8 SIL
e le rese cognite apertamente a tutti. I
santi per mortificazione e per la vita con-
templativa furono assai osservanti del si-
lenzio: ricorderò tra'primi s. Gregorio Na-
zianzeno, il quale col silenzio di 4o gior-
ni represse la tentazione della lofiuacilà;
tra 'secondi «.Romualdo istitutore de'ca-
rnaldolesi, onde i suoi discepoli di qua-
lunque parola oziosa chiedevano la pe-
nitenza: questo mirabile silenzio del san-
to celebrò nella sua vita s. Pier Damia-
ni. Molli ordini religiosi sono osservan-
ti del silenzio, e lo rimarco a' loro arti-
coli.
SILENZIO. Ordine di cavalieri. V.
Cipro ordine equestre.
sileo oSI \AJ^O^S\lvlum,Syllaeum.
Sede vescovile della 2.' Panfilia, sotto la
metropoli di Pirgi{f^.), eretta nel IV se-
colo,elevata a metropoli nelI'VIII, ed u-
nita a quella di Piigi. Si conoscono i se-
guenti vescovi di Sileo. Teodolo nel 38 i
fu al [ ."concilio generale di Costantino-
poli; Neone assistè a quello generale di
Calcedonia; Plusianoal VI generalejPao-
lo sottoscrisse i canoni in Trullo j Costan-
tino iconoclasta fu trasferito a Costanti-
nopoli; Antonio fu depostocome fautore
degl'iconoclasti nell'S 1 1 ; Pietro di cui è
menzione nella vita di s. Giovannicio;
Giovanni assistè all'VIIl concilio gene-
rale; altro Giovanni a quello del patriar-
ca Sisinnio 11 nel 997; IMichele trovossi
al conciliodiCerulario,nel quale sacrile-
gamente furono scomunicali i legati di s.
Leone IX; N. fu al concilio tenuto sotto
l'imperatore Isacco Angelo; N. occupava
la sede nell'impero d' Andronico I. O-
riens dir. 1. 1, p. lor 7.
SILICEO o PEDERNALES Gian-
martino, Cardinale. ^acc\\ie. inVillagar-
zia, diocesi di Badajox, di oscuri parenti,
e siccome dolalo di eccellente ingegno,
avanzatosi negli studi destinò recarsi in
Roma, ma passando per Valenza gli con-
venne per necessità dedi^^arsi per mae-
stro a'tigli d'un gentiluomo. Ivi strinse
amicizia con uu religioso, che aiumiran-
SIL
do in lui molto spirito e grande amore
per lo studio, lo consigliò a trasferirsi in
Parigi. Oltre il soccorso trovalo in quel-
la capitale per sussistere,venne fatto mae-
stro nelle scienze e poi reggente nell'u-
niversità. L'alletto patrio l'indusse a ri-
tornar nella Spagna, dove ottenne la cat-
tedra di filosofia morale, e poi di teolo-
gia nel collegio di s. Bartolomeo di Sa-
lamanca, ove avendo perseverato lunga-
mente, conseguila la giubilazione, si ri-
tirò nel suburbio a menar vita quieta ap-
plicata allo studio delle divine Scritture.
Frattanto dovendosi nella Spagna pren-
dere a risroroso esame la dollrina d' E-
o
rasmodi Rotterdam, fu compreso Ira'de-
potati, già divenuto canonico teologodel-
la cattedrale di Coirà, ov'erasi preparata
la tomba. Sorpreso Carlo Vdi sua pro-
bità e dottrina, l'assegnò a precettore di
Filippo II suo figlio, a cui piacque nomi-
narlo in suo elemosiniere e confessore; nel
qual geloso incarico avendo secondato a
mera viglia le mi re del l'imperatore, in pre-
mio di sua fedeltà lo nominò a vescovo
di Carlagena, e nel i 543 gli commise ri-
ceverea Badajox d. Maria infanta di Por-
togallo, destinata sposa di Filippo II. Fu
quindi trasferito all'arcivescovato di To-
ledo primate della Spagna. Collocato ia
grado sì sublime, raostrossi difensore in-
trepido della cattolica religione contro le
nascenti eresie, le quali si studiò di sof-
focare prima che avessero tempo e agio
di dilatarsi. Informato Paolo IV del suo
merito e zelo,a'2odicembrei 555, quan-
tunque assente da Roma, lo volle onora-
re del cardinalato, dichiarandolo prete dei
ss. IVereo ed Achilleo. Non mancò egli coi
fatti corrispondere alle obbligazioni del-
la conferitagli dignità, e dopo avere ri-
cuperato molte possessioni di sua chiesa
alienate da'predecessori, stabilì con per-
petuo decreto che ninno discendente da
mori o ebrei potesse giammai ottenere
nella metropolitana di Toledo canonica-
li, prebende o benefizi, o esercitarvi al-
cuna giurisdizione o qualsivoglia uflizio^
SIL
ed infilili ne escluse con pello forle tulli
i cattivi uodiini per mettervi invece sog-
getti idonei. Edificò una sontuosa cap-
pella alla B. Vergine nella detta chiesa,
e fondò un collegio per 4u fanciulli pel
servigio della medesima, un conservato-
rio per altrettante nobili vergini e orfa-
ne, per collocarsi in matrimonio a tem[)o
debito con assegno di sulliciente dote, e
stabili pure una casa perle femmine mon-
dane convertite. Pulsarci da' fondamenti
il celebre collegio di s. Bartolomeo che
minacciava rovina; nella carestia per un
anno alimentò i poveri del grande ospe-
dale di Toledo, e distribuì i ^,000 scudi
a' bisognosi della città e diocesi : finché
durò la guerra da Carlo V mossa a'pro-
testanti, contribu'i 4o,ooo scudi per le
spese di essa, e somministrògran somma
di denaro a Giulio 111 e ad altri Papi. Fu
chiamalo dal Signore, come cigiovaspe-
rare, a godere il premio di sue gloriose
azioni, in Valladolid o inToledo nel 1 57 7,
di 80 anni, e 3o mesi di porpora. Lasciò
erede di suesoslanze la pia casa delle no-
bili vergini, dove fusepoltocoa breve me-
moria,sebbene altri lo credono tumulato
nella metropolitana.
SILVA o SYLVA "SlicuELE.Cardina.
le. Venne alla luce in Evora di Porto-
gallo, dalla nobilissima famiglia de'conli
di Portallegre, avendo sortito dalla na-
tura un eccellente ingegno e grande in-
clinazione agli studi delle belle lettere, a
meglio coltivarli fu dal le d. Emanuele
mandalo all'università di Parigi, poi in
Siena, quindi a Bologna, e per ullimoa
Ruma, do ve contrasse stretta amicizia coi
più dotti. Trasferitosi a Venezia, percor-
se le piincipali provincie d'Europa, ri-
patriando pieno di cognizioni e insigne-
mente erudito cos'i nel verso come nella
prosa, massime nella lingua greca. Il re
contento de'suoi progressi e del suo ma-
turo senno lo ammise in corte, ove accpii-
slatosi pratica e sperienza nel maneggio
degli affari, lo destinò oratore a Leone X
e al concilio di Lateiauo V, couliuuau*
SIL 109
do nel ministero sotto Adriano VI e Cle-
mente VII. Pvitornato in Portogallo, fa
dal re Giovanni 111 fatto suo consigliere
e segretario particolare di corte, carica
splendida e autorevole per essere ammes-
so ue'segreli piìi gelosi del regno. Dive-
nuto vescovo di Viseu neh 539 o i54i
a' 12 settembre iSSg Paolo III lo creò
cardinale e pubblicò a'2 dicembre i 54 i
prete de'ss. Xll Apostoli, ad istanza del
cardinale Alessandro Farnese nipote del
Papa. Sdegnato il redellinipiovvisa pro-
mozione fatta senza sua intelligenza, gli
proibì d'accettarla e di recarsi in Roma.
Il cardinale però segretamente vi si con-
dusse con pochi intimi amici, né volle più
tornare in Portogallo ad onta delle pres-
santi lettere del re, percui lo spogliò del-
le rendite ecclesiastiche e lo snaturalizzò
a'3 gennaio i 54'2,proibendoa'portoglie-
si il commercio con lui anche epistolare.
Per consiglio di s. Ignazio rinunziò il ve-
scovato, la cui amministrazione assunse
il cardinal Farnese, che gli lasciò goder-
ne le rendite. Paolo III si prevalse del
cardinale, e lo spedì legiito a Carlo V per
pacificarlo col redi Francia, ma senza ef-
fetto per non essere gradito a quel mo-
narca genero di Giovanni III. Nel 1^49
fu fatto vescovo di INIassa e Populonia, le-
gato a Venezia, nella I\Iarca d'Ancona e
di Bologna, riuscendo dappertutto ama-
to e stimato. Dopo essere intervenuto a
due conclavi, poiché era assente in quello
di Giulio 111, assai avanzato in età morì
in Roma nel i 556, ed ebbe sepoltura nel-
la basilica di s. Maria in Trastevere di-
venuta suo titolo, pi-esso a cui fabbricò
un magnifico palazzo ov'era solito abita-
re, per porgergli sovente occasione di vi-
sitare la B. Vergine, di cui era teneramen-
te divoto, ma ivi il suo monumento se-
polcrale non esiste più. Fu autore di va-
rie opere singolarmente in verso, che re-
gistrò ilTorrigio, De scriplonbiis carili-
nalilitts. Olii e d'essere eccellente poeta,
fu insigne matematico, e compose un e-
pigromina iu lode del suddetto cardinal
Ilo SI L
Farnese, die il senato romano pose in
Campidoglio scolpito sul in:u'ino.
SILVA DE iMOTTA Giovanni, Car-
dinnle, iNobile poi loyliese, nacque da il-
Justii genitori, in Casteibranco nel di-
stretto diGuiniaraens, a'i4 agosto 1 685.
Fatti con successo gli slutli nell'univer-
sità diCoimbra, in cui più volte ne die
pubblico saggio e ne riportò la laurea di
dottore, fu da Giovanni V nominato ca-
nonico della palriarc.iledi Lisbona e suo
consigliere, indi per le di lui istanze Be-
nedetto XI 11 a'26 novembre 1 727 lo creò
cardinale prete, senza titolo per non es-
sersi recato in Roma, né a ricevere le in-
segne cardinalizie, uè a'due conclavi. Pei
suoi talenti il re lo scelse a suoi. "mini-
stro, eminentecarica cbe disimpegnò con
tanta pubblica soddisfazione, che fu uni-
versalmente compiantoc|uandoa'4 otto-
bre i 74? '"0>"J> d'anni 63 non compiti, in
Lisbona, venendo sepolto nella chiesa dei
carmelitani.
SILVA Patrizio, Cardinnle. tacque
nobilmente in Leiria di Portogallo ai 1 5
ottobre 1756, dopo filiti gli sludi abbrac-
ciò la vita religiosa nell'ordine eremita-
no di s. Agostino, e per la sua dottrina
e talento meritò che Pio VII nel conci -
storode'2 I febbraio 1 820 lo preconizzasse
arcivescovo d'P^vora.II reGiovanni VI che
lo amava lo fece segretario di stalo desìi
affari ecclesiastici e di giustizia, ed ottenne
da Leone XII che nel concistoro de'2 7 set-
tembre 1824 lo creasse cardinale dell'or-
dine de'preti; ma per non essersi mai re-
calo in Pvoma,neppu re a'due concia vi, non
ricevè il cappello, l'anello e il titolo car-
dinalizio. Il Papa spedi in Portogallo a
recargli la notizia di sua promozione e il
berrettino rosso, la guardia nobile e aiu-
tante di questo corpo cav. Michele Alva-
rez de Castro, che il re decorò dell'ordi-
ne di Cristo; fu pure incaricato di porta-
re la berretta cardinalizia per l'ablegato
apostolico che nominai nel voi. V, p. 1 62,
ove fui indotto in errore con dire che
gl'impose la berretta cardinalizia il re d.
SIL
Miclieie, mentre e veramente ciò fece'H
suo padre re Giovanni VI. Inoltreddelto
re supplicò Leone XII a tra>ferirlo alla
chiesa patriarcale di Lisbona, ciò che il
Papa etleltuò nel concistoro de' i 3 mar-
zo 1 826. 1 vi morì a'3 gf;nnaio 1 84», d'an-
ni 84 non compili, fu esposto in quella
chiesa patriarcale pe' solenni funerali, e
la sua spoglia mortale fu depositata nel-
lachiesa di s. Vincenzo de Fora. Questo
cardinale fu di dubbie opinioni politiche;
di più si fece appartenere alle società se-
grete. Mi duole l'animo in pronunziare
queste gravi e dolorose parole, ma pur
troppo è a deplorarsi che il settario mor-
bo pestifero infettò anche alcuni del ve-
nerandocelo ecclesiastico, cosa notissima.
SILVANA. Sede vescovile della provin-
cia d'isauria, sotto la metropoli di Séleu-
cia, nella diocesi d'Antiochia. Il suo ve-
scovoEulalio sottoscrisse i canoni m Trul-
lo. Oricns dir. t. 2. p. io34'
SILVANO (s.). Questo sanlo è patro-
no della piccola città di Levroux nel Ber-
ry, che l'onora a'22 di settembre. Una
tradizione popolare, non appoggiata ad
alcun solido fondamento, crede eh' esso
sia il pubblicano Zacheo sotto altro nome.
SILVERIO (s.),Papa LX. Nacque per
legittimo matrimonio da Papa s. Ormi-
sda (prima che fosse inizialo negli ordini
sagri, come attesta Baronio) di Frosino-
ne, che alcuni dissero di Troia nella Cara-
pania Felice, ma meglio nella Campagna
oCampaniaRomana nel rioneCampoTra-
iano di Ccccano, e perciò come il padre
campano e frosinate, per quanto rilevai
nel voi. XXVI l, p. 276 e 3o2, originari
ambedue di Prosinone, e che Ceccano o-
ve nacquero fu cinta di forti mura castel-
lane con porle d'ordine di s. Silverio, la
cui statua e quella del padre si venerano
nella chiesa principale diFrosinone,al mo-
do notato a p. 3 1 6. Alcuni dicono s. Sil-
verio cardinale dell'ordine de'pre ti, altri e
più probabilmente diacono o meglio sud-
diacono regionario. Essendo morloin Co-
staiiiinopuli s. Agapito 1 a'22 aprile 536,
SIL
(lopoarrivala tale notizia inRom3,fuciea-
to Fiipas. Silverio agli ti giugno SSj, se-
condo Novaes , naentre vi è chi sostiene
che gli successe 4ogio''n' dopo la morte
del predecessore, indi consagi-ato agli 8
giugno 536. Anastasio Bibliotecario scri-
ve che s. Silverio fosse stato eletto per o-
pera di Teodato re de'goti che signoreg-
giava Roma, e da lui corrotto con dena-
ro; maLiberalo,che in questo tempo scris-
se il Breviario della sua storia, non fa
menzione alcuna di questa pecuniaria su-
bornazione, né di violenza fatta da Teo-
dato al clero romano. Olire a ciò, come
riflette il Caronio negli /énnali ecclesia-
stici, all'anno 536,n.°i23, non avrebbe
s. Silverio accusalo dello stesso delitto di
simonia Vigilio (/'.), nella sua intrusio-
ne al trono pontificio, nel libello delia sen-
tenza, che scrisse della condanna di Vigi-
lio, s'egli slesso per questo mezzo fosse sa-
lito al trono medesimo. Trovandosi allo-
ra Vigilio nunzio di s. Agapito I in Co-
stantinopoli, bramoso di salire al ponti-
ficalo fino dal 53 1 in cui viveva s. Roni-
facio II, il quale con decreto l'avea desi-
gnato successore e poi rivocalo, promise
a Teodora imperatrice eretica eutichiana
e acefala, ch'egli annullerebbe il concilio
di Calcedonia (/^'.)in cui furono condan-
nati gli Eiuichiani (f.), e restituirebbe
alla chiesa di Costantinopoli Antimo, Se-
•vero a quello d* Antiochia , Teodosio a
quella d'Alessandria e gli altri, che quali
eutichianiacefuli n'erano stali deposti e
separati, qualora ella si adoperasse in far-
lo salire al soglio papale. Adescala l'au-
gusta con tal promessa, die a Vigilio 700
pezze d'oro, e commise al celebie Belisa-
rio questo all'are, nel recarsi con l'eserci-
to tl'ordine di Giustiniano I imperatore
a liberare Roma e l'Italia dal giogo dei
goti. Tornalo N'igilio in Roma colla spe-
ranza d'essere ci eato Papa, trovo già e-
lelto s. Silverio; ma non perdendosi d'a-
nimo, si portò in l^avennii a consegnare
a Belisario le lettere in suo favore, «Ile fpia-
li uggiuusela promessa di 200 libbre d'o-
SIL III
ro alla famosa Antonina deqna amica e
confidente di Teodora e indegna moglie
di Belisario, per meglio tirare al suo par-
tito quel capitano, il qualeciecamentede-
feriva alla consorte. Incamminatosi per-
tanto Belisario verso Roma, i romani gli
aprirono le porte, gli mandarono le chiavi
della cillà e ne cacciarono i goti, che re
Vilige, successore a Teodalo, a\ea racco-
mandali a s. Silverio. Il Pa[)a per impe-
dire un massacro e la depredazione del-
le chiese, si accorcìòcon Belisario, che en-
trò in Roma a' I o dicembre jSy, mentre
i goti Uscivano per altra porla. Ma Viti-
ge nel marzo538si presentò avanti A'o-
/;/rt(/'.)con I 5o,ooo goti e l'assediò; però
dopo un anno e 9 giorni avendo perduto
una liemenda battaglia si ritirò. Fu al-
lora che Belisario esserido stato in forse
se dovea ubbidire a Teodora, ebbe la de-
bolezza di compiacerla, sebbene dichia-
rasse che a lui non si dovesse imputare
la rovina delPapa,eche l'autore neavreb-
be reso conto a Dio. Pertanto e vedendo
che non cedeva alle pretensioni dell'im-
peralrice,iipugnanle prese occasione per
deporre s. Silverio, accusandolo d'intel-
ligenza segreta co'goti in tempo dell'asse-
dio per dar loro Roma, egli sostituì l'acji-
bizioso Vigilio. Il Papa innocente si riti-
rò nella chiesa di s. Sabina, ma Belisario
l'obbligò a vestirsi da monaco, poiché fat-
tolo trasportare nel suo palazzo della villa
Pinciana, lo privò di tutte le indegne pon-
tificie, e dopo i rimproveri di cui lo ri-
colmò .Antonina, l'esiliò a Patera o Pata-
ra cillà della Licia. Allora Belisario fece
pubblicare, che s. Silverio era deposto e
divenuto monaco; nel giorno seguente fe-
ce procedere all' elezione di Vigilio, che
entrò in possesso del ponlificatoa'22 no-
vembre 537 o 538, perchè alcuni croni-
sti aiilicipnnod'un anno l'ingresso in Ro-
ma di Belisario e l'assedio di Vilige. Il ve-
scovodi Patarafece onorevole accoglien-
za a s. Silverio, e ne prese la difesa : a t.i-
le elfello il vescovo si condusse dall'i mi-
peratore, gli pailò con libertà sacerdola-
112 S I L
le e lo minacciò de'giudizi di Dio, se non
riparava a Innlo scandalo. Gli disse: V'ha
molti re sulla terra, ma non vi è che un
Papa nella chiesa di tutto il mondo. Que-
ste parole in bocca d'un vescovo orientale,
sono un'ulteriore prova, ch'era ricono-
sciuta universalmente la supremazia dei-
la sede di Roma. Conosciutasi perciò da
Giustiniano I l'innocenza di s. Silverio, lo
rimandò a Roma; onde temendo Vigilio
di rimaner privo del tanto vagheggiato
pontificato, con Antonina impegnò Beli-
sario ad arrestarlo prima che giungesse
nella città, ed esiliarlo di nuovo nell'iso-
la Palmaria, nel mare della Liguria, se-
condo alcuni, ovvero e più certamente
nell'isola di Ponza incontro Terracina,
dove il Papa consumalo dalla fame, dal
freddo e da'disastri,come riferisce Libe-
ralo in Breviar. cap. 22, p. 776 (il qua-
le attribuisce a Vigilio la morte di s. Sil-
verio),otrafittocolferro,come narra Pro-
copio, in Hist. arcana, p. 4> '' fli^iale di-
ceche l'uccisoredi s. Silverio fu Eugenio
servo d'Antonina mogliedi Belisario, finì
di vivere a'20 giugno del 54o, su di che
sono a vedersi i Boliandisli die lojunii,
p. i3. Papa s. Silverio in un'ordinazione
nel dicembre avea crealo 19 vescovi, i3
preti, 5 diaconi, e visse nel pontificalo 4
anni ei2 giorni. Fu sepolto ove morì, e
si venerano le sue reliquie in Roma nel-
la basilica di s. Maria Maggiore,nella chie-
sa di s. Alessio, e pare auche a s. Sabina
ov'erasi rifugialo. Venneallameute loda-
to per apostolica costanza, per invitta sol-
lecitudine, zelo e fervore ne'travagli. Si
oppose all'empia Teodora per ripristina-
re Antimo nella sede di Costantinopoli,
deposto da s. Agapito l , benché avesse
preveduto che gli sarebbe costata la vi-
ta, e si ricusò perciò dal recarsi in Co-
stantinopoli a esaminar la causa dell'in-
truso.Essendo nell'isola di Ponza, scrisse
a un vescovo suo amico : Vengo alimen-
tato col pane della tribolazione, e coll'ac-
qua delle angustie, ma non perciò ho tra-
lusciuto d'esercitare il mio cilicio. 11 sud-
SIL
dello luogo del monte Piuclo, già abita-
loda Belisario, essendo venutoin proprie-
tà de'Medici granduchi di Toscana, que-
sti ampliatovi il palazzo per loro detto di
f^iUaI\Iedici,\n memov'ìa dell'avvenimen-
to vi fecero collocare quella lapide mar-
morea, che pubblicò Piazza neW Emero-
/og;/'o<f//ioma a'20 giugno.In questo gior-
no e nel 1667 essendo slato elevato alla
cattedra apostolica Clemente IX, per di-
vozione verso s. Silverio fece coniare due
medaglie, i cui coni tuttora si conserva-
no nella zecca pontificia. La i." esprime
l'effigie di Clemente 1 X con camauro, sto-
la e mozzelta, e l'iscrizione: Cleni. IX P.
M. creai, xxjun. 1 667; nel rovescio: Co/z-
slanlia Silverii adiniitan.proposila^e sot-
to Roniae, oltre lo stemma Rospigliosi:
allude all'elezione avvenuta nel dì della
beata morte e festa del predecessore s. Sil-
verio. La 2.' con iscrizione e ritratto co-
me nella precedente, nel rovescio è pure
ripetuta l'epigrafe di s. Silverio, con tipo
alquanto di verso. Notai a C uies \ di s. Ste-
fano DE'MoRr, che il rettore della mede-
sima d. Silverio Campana vi eresse un al-
tare in suo onore, disponendo che vi si
celebrasse la festa, e vi è l'indulgenza. Va-
cò la s- Sede 6 giorni, perchè tenuto Vi-
gilio dal clero romano per illegittimo, al-
lora lo confermò, e poi si mostrò degno
del pontificato.
SILVES, iS/A'^z. Città vescovile diPor-
togallo, provincia o reguo dell'Algarvia,
comarca a più che io leghe da Faro, ed
a più di 6 da Lagos, sulla sponda destra
del Porliraaò, che vi riceve il fìumicello
del suo nome e diventa navigabile, ed il
quale quivi si attraversa sopra un ponte
di pietra. Ha una bella chiesa parrocchia-
le, convento, scuola latina, spedale e o-
spizio. Il suo aspetto è regolare, ha voto
alle cortes, ed occupa il 3.°banco. I mori
saraceni l'invasero coirAlgarvia,ed il re
Saucio l neli 188 la ri prese e nel seguen-
te anno tolse loro qualche altro distretto,
per cui sin d'allora assunse il titolo di re
d'Algarvia, e come tale fu riconosciuto.
SIL
Altri riferiscono che l'Algarvia era una
semplice contea, dovesoggiornavanoi lu-
derlani o laiduii, e che re Dionigi 1 l'e-
saltò al grado di regno, su di che meglio
è vedere quanto dissi a Por. TOG ALLO. L'Al-
garvia anticamente era un paese più este-
so del presente, con titolo vescovile, ed il
■vescovo innanzi l'invasione de'mon del-
l'Africa faceva residenza in Ossonoba o
Ossonaba,ora vill;iggiod'Estoml)ar,e ciò
fin dal 3o8, città dell'esarcato ecclesiasti-
co di Spagna, considerabile del la Liisitania
secondo Pomponio Mela e Tolomeo; al-
tri dicono corrispondere all'odierna Faro
(^.). Fu già snlhaganeadi Siviglia, e poi
lo divenne d'Evora dopoché questa nel
secolo XVI fu dichiarata arcivescovato:
il vescovo d'Algarvia od'Ossonoba ^ in-
cenzo intervenne nel principiodel IV se-
colo al concilio d'Elvira, e Pietroa quel-
lo di Toledo del 4o6. Nel r i88 la sede
del vescovo di Algarvia o Ossonaba, da
questa città fu trasferita a Silves e vi re-
stò sino al 1590, in cui per l'aria malsa-
na partirono da Silves il vescovo d. Al-
fon*;o di Casleibranco ed i principali cit-
tadini,e si stabilirono in Faro, in esecu-
zione del disposto da l'aolo Ili fino dal
1 53r). Di diversi vescovi di Silvesedi Fa-
ro ho parlato in alcuni articoli, come di
Alvaro Pelagio vescovodiSilvesdel 1 3 16,
nel vol.XXI,p. 2-23, e per non dire d'al-
tri Jacopo de Souza vescovo di Silves dal
re Emanuele fu spedilo ambasciatore a
Giulio 11. Quanto a'vescovi di Faro i se-
guenti sono riportati nelle Notizie di Ro-
ma. Nel I 74o fr. Ignazio da s. Teresa, Ira-
slato dall'ai ci vescovato di Goa; nel 1 7^2
fr. Lorenzodi s. Maria di C!oirabra mino-
re os<ervante riformalo, Irasleiitoda Goa;
nel I 784 Andrea Teixeiia Pallia di Hi-ja,
succeduto percoadiuloria; nel i 787 Giu-
sep[>e M.^ de Mcllo ili Lisbona; nel 1 "89
Francesco Gonies (ìlippino, della diocesi
di Lisbona; nel 1 H i q (ÌMiaccbino da s. An-
na (^arvallio, della diocesi di Lisbona; nel
18 >4 Bernardo Antonio ile Fiqucrcido,
della diocesi di Coimbra; morto noli 833
SIL 1 1 3
restò la sede vacante sino ali 844'"'^"'
Gregorio XVI nel concistoro de'22 gen-
naio preconizzò l'attuale vescovo di I;aro
nig.r Antonio Bernardo da Fonseca Mo-
niz, daMoucorvo diocesi di Braga, già vi-
cario generale di quell'arcivescovo. Tan-
to il vescovo di Silves, comequellodi Fa-
ro, per tali traslazioni s'intitolarono anche
vescovi Ossobonpnsis, e /flgarbicnsis dal
nome del regno.InoltreaFarosi riunì an-
che la sede vescovile di Lagos o Lacobri'
g^,erella nel VI secolo, e poi una delle 4 re-
sidenze del vescovo d' Algarvia, laonde Fa-
ro diventò importanfee ragguardevole co-
me sede dell'unico vescovo del regno; tut-
tavia Lagos è ancora città considerevole.
Trovo ancora che il vescovo d'Algarbia
fece pure residenza in Tavira,città del rea-
me con porlo sulla foce del Sequa, difesa
dal castelloeda due baloardi, con super-
bo e solido ponte; però Castromarino è il
luogo più fortificato di tutta la provincia.
SILVESTRINE. Congregazione di mo-
nache benedettine. Dopo che s. Silvestro
Gozzolini abbate nel I 23 I istituì colla re-
gola di s. Benedetto l'ordine de'monaci per
lui detti Sili'e^lrini (f.), fabbricò il mo-
nastero di s. Beneilelto nel suburbio diPe-
rugia nel 1 2r)(), donde nel 1 2r)'7 i monaci
furono trasferiti in quello edificalo nella
cillà; dipoi il ven. Andrea di (iiacomo da
Fabriano 4-° generale dell'ordine invece
v'istituì le monache silvestrine, ed in es-
so le religiose per molt; anni vi perseve-
rarono : siccome alcuni fanno istitutore
delle monache il b. Bartolo 3." generale
dell'ordine, ne parlerò nel seguente arti-
colo, dicendo ancoraché pare originasse-
ro nel 12 33 per opera dello stesso s. Sil-
vestro abbate in Serra s. Quirico. INIa nel-
la guerra scoppiata nel pontificato d'Ur-
bano Vili nello slato ecclesiastico, e te-
mendosi la propotenz-anìilitare, furono le
monache traslocate dal subuil^io in allro
monastero dcnlio Perugia, già degli c-
remiti di s. Agostino e denominati della
congregazione di Perugia , canìbiandosi
il suo nome di s. Maria Novella in qucl-
VOL. LIVI.
8
a
bi'inrvaiw
, ru^.
I 1 4 S I L
lo di s. Beneclelto. Si formarono per le
monache particolari costituzioni, secondo
quelle dell'ordine sii vestii no,airosservan-
za dellequnli si obbligavanocon voto pai •
licolaie nella solenne professione. Nel co-
lore però delle vesti differirono dai mo-
naci, i quali allora non vestendo di color
ceruleo scuro, come alciuii scrivono, ma
sibbene di color tanè lionato (ed in fat-
ti il Compagnoni, Memorie d'Osimo, t.
2, p. 233, e t. 5, p. 72, nelle belle no-
tizie che riporta di s. Silvestro, dichiara
che il ven. Andrea di Giacomo scrittore
della di lui vita, notò che l'abito del san-
to e de' suoi primi monaci era ruvido e
aspro, senza dirne il colore; quindi con di-
verse autorità stabili>ce, che l'antico co-
lore dell'abito de'silveslrini Uì mustellino
o lionato, come quello da'^'allombrosani,
ossia color tanè lionato; indi parla delle
diverse variazioni e cambiamenti del co-
lore di questo abito), le monache adotta-
rono quello nero, come le altre benedet-
tine che vestono così. Convennero però
nella forma dell'abito, poiché lo stabiliro-
no composto di tonaca, di scapolare, e di
cocolla che assumevano nelle sagre fun-
zioni e in circostanze solenni. Sopra il ca-
pOjOltreil velo bianco, sovrapposero il ne-
ro comuneqiiasi a tutte le monache. Del-
le silvesfiine tratta il p. Conanni nel Ca-
talogo delle vergini a Dio dedicate, a p.
92, e ne riporta la figura, la quale fu ri-
prodotta dal Capparoni, nella Raccolta
degli ordini religiosi delle vergini a Dio
dedicate, a p. 34, insieme al narrato dal
p. Eonanni. Dice il p. Helyot che le sil-
vestrine ebbero parecchi monasteri, ed li-
tio anche a Serra s. Quirico, che rimonta
al 1233 poco dopo la fondazione dell'or-
dine, tutti sotto la direzione de'monacisil-
vestriiii; niacoll'andardel tempo riuscen-
do ad essi d'imbarazzo la lasciarono, rite-
nendola direzionesolodiquellodis.Bene-
detlo di Perugia. Anche in Firenze, non
già in Recanati, furono istituite queste
monache dal ven. Andrea s. Giacomo, e
collocate nel monastero di s. Giorgio. Al
SIL
presente non esistono più le monache sil-
vestri ne.
S IL VESTPilNI. Congregazione mona-
slica,chesegnendo la regola di s. Benedet-
to, vanta a fondatore s. iS'/Vt'e^^ro Guzzo-
lini o Gozzolini nobile d'Osimo,e da lui ne
prese il nome. Nacque esso nel 1 1 77 ed eb-
be perpadre Ghisliero,e prima cheinlui
rispleiidcsse il lume della ragione, e lino
dai piìi teneri anni mostrò di possedere
tutte le virtù, onde i suoi parenti conce-
pironosicura speranza dell'ottima sua riu-
scita, e dopo i primi studi fatti nella pa-
tria 0>imo, lo mandarono a Padova e a
Bologna acciò vi apprendesse la giurispi u-
denza. Conoscendo Sii vestio che quest'ap-
plicazione lo impegnava negli affari del
mondo, ne'quali avea risoluto di non in-
gerirsi, e propendendo per la vita chieri-
cale, si die tutto allo studio della teologia
e a quello delle divine Scritture, per pu'i
facilnjente conosceiee amare Dio che ciò
gl'ispiiava. Dividea il tempo in modo, che
impiegandolo alternativamente nello slu-
dioe nell'orazione, non gli restava neppu-
re un momento d'ozio, né per qualche le-
cito sollievo. Ritornato dopo il corso de-
gli studi in patria, incontrò la paterna in*
degnazione per non aver atteso alla giu-
risprudenza che reputava necessaria pei
giungere agli onori e luci i del mondo, per
cui non volle vederlo né parlargli per i o
anni. Sopportò Silvestro con paziente ras-
segnazione tale trattamento, ed intanto
di venne canonico onora rio del la cattedra-
le, e promosso al sacerdozio si applicò più
assiduamente all'orazione, alla contem-
plazione delle cose divine, e agli esercizi
delle più belle virtù. Acceso di zelo per
la salute delle anime, cominciò a predi-
care e riuscì mirabilmente nel ministero
apostolico, perla gran dottrina di cui era
adorno, e per la santità della vita con cui
confermava quanto diceva. Non istette in
sul forse di portar con la sua voce ammo-
nimenti salutari allo stesso pastore d'O-
Simo tralignato dalle sollecitudini di ve-
scovo, benché gliene venisse per tale uso
SIL
ili libertà evangelica travaglio d'ingiusta
persecuzione. Impugnò la spada de! Si-
gnore contini vizi, che cercava di rimuo-
vere dal cuore de'suoi concittadini, i qua-
li Io ammiravano avvampante di santo
zelo. Pensò poi di ritirarsi dalla patria e
di voltare alfatlo lespalleal mondo, esol-
lecitò la risolu/.ione per aver veduto il ca-
davere d'un suo parcnte,cli'erasi fatto am-
mirare per bellezza, in breve sfigurato e
contralTalto, coperto di vermini e putre-
dine. Pertanto nel i 2 i 7 (epoca la piìi ve-
rosimile, altri avendo scritto nel r 227) e
avendo ^o anni, parti segretamente da O-
simo, accompagnato da certo Andrea, la-
sciato il quale sì nascose in un deserto vi-
cino alla terra di cui era signore Corrai
do, ove vivendo in istraordinaria peniten-
za e mortificazione, non tollerando Cor-
rado,che lo riconobbe, che dimorasse in
luogo tanto orrido e alpestre, lo condus-
se in altro meno disagiato e gli sommi-
nistròogni giorno l'alimento, li santope-
rò passò ad altro sito più solitario chia-
mato Grotta Fucile, ove poi fondò un mo-
nastero, e qui cominciatasi a spargere la
fama di sua santità, molti a lui si porta-
rono per esserne discepoli e imitarlo nel
rigido tenore ili vita, poiché privo di tut-
to ordinariamente si cibava d'erbe cru-
de, bevea acqua pura e dormiva sulla nu-
da terra. Consii;liatoa determinare (|ual-
che regola di vivere, fece edificare un mo-
nastero a cui prescrisse un'estrema pover-
tà e la regola di s. benedetto, il quale di-
cesi che in un'apparizione gli mostrasse il
colore dcll'idiito de'suoi monaci, che han-
no lasciato dall' epoca dell'unione della
congregazione Sdvestrina colla Valloni-
brosana.inche vestirono e rilenneroquel-
lo di turchino blu in vece del primiero,
ch'era di color tanè, come neassicurano
alcune pittin-e, un dipinto del Veronese
rappresentante il fondatore, eijuiinto ri-
marcai nel [)recedente articolo delle Sil-
vFsTni.NE. Lo scrittore di sua vita nggiun
gp, che il santo pregando il Signore a ma-
nifestare 1.1 sua volonlii intorno alla re-
S I L I I ~
gr)la chedovea abbracciare, gli apparve-
ro tutti i fondatori degli ordini regolari,
ntostrandogli ognuno la siia.ech'egli scel-
se fpiella di s. lieiiedelto. Altri poi voglio-
no, ch'egli fabbricasse ili.°suo mnn;isle-
ro in ÌMonte Fano (di cui nel vol.XL, p.
278. ed a Recatati) nella diocesi d'Or/-
rno (/ .) e due miglia da Fabriano {f),
dedicandone la chiesa a s. Beneilelto, e
che neli23t quivi giltasse i fondamenti
del suo ordine, confermato poi con bolla
de'27 giugno 1247 da Innocenzo IV in
Lione. Quindi il s. abbate fondò altri mo-
nasteri, come di s. Bonfiglio di Cingoli,
di s. Marco di Ripalta, di s. Giovanni di
Sassoferrato, di s. Benedetto di Fabria-
no,di s. Bartolomeo di Serra s. Qnirico,di
s. Pietro di INIonle Ositno, di s. .Marcodi
Sambuco, di S.Tommaso di Jesi, e di al-
tri fino al numero di tredici. Dopo ave-
re il santo procuralo che i suoi discepoli
si avanzassero nella perfezione, pieno di
meriti e chiaio per molti miracoli, in età
di c)0 anni morì e restò sepolto in Mou-
teFanoa'26 novembre 1 2 ()-, per cui l'or-
dine fu anche detto di Monte Fano. Usuo
nome fu da Clemente Vili messo nel mar-
tirologio romano, e Paolo V Io canoniz-
zò perequipollenza colia hoWaSancloruni
i'irorum, data in Tusculo a'2 3 settembre
iG 1 7, Bull. fìom. t.4>pf»»'-4>P- 2 36. Nel
tempo che il dotto Lamberlini ei a pro-
motore della fede, dall'ordine fu fitta i-
stanza per l'estensione dell'uflizio del san-
to a tutta la Chiesa, ciò che facilmente si
concede pe'santi canonizzati e fondatori
di ordini approvati; ma si oppose rilevan-
do che i silveslriiii allor.i esistevano sol-
tanto nella Marca ov' erano cominciati,
nell'Umbria e nella Toscina, con 7. "•mo-
nasteri in cui vìveano circa 3oo tuonaci,
onde non convenivo estendete n tutta la
Chiesa l'ulllzio d un santo fondatore, l.i
cui religione era ricevuta in poche pro-
vincie d'Italia. Quando poi Lambertini
divenne cardinal vescovo d'.-Vnconn, uni-
to con gli arcivescovi d'I'rbino e di Fer-
mo, e con diversi vescovi della I\larca, co-
ii6 SIL
me dice nella sua opera, De Canon, ss.
lib. 4,pa>'- 2, cap. 6, n.°i r,ollentie a'3o
luglio 1729 da Benedetto XIII, die alla
Marca fosse esteso l'nfTizio di s. Silvestro,
che dipoi Clemente XIV concesse per tut-
to lo stato pontificio. La T^ita di s. Silve-
stro, %cv\\.\a dal ven. Andrea di Giacomo
o Giacobi monacosilvestrinodi Fabriano,
ov'è il monastero principale dell'ordine,
e contemporaneo del santo, fu pubblica-
ta in Venezia nel 1 5qq. Abbiamo pure di
Franceschiui, Fila di s. Silvestro abba-
te fondatore dell'ordine di s. Benedetto
di lìlonle Fano, Jesi 1772. NelisGS fu
nel capitolo generale di Monte Fano e-
lelto per successore del santo nel gover-
no dell'ordine, il b. Giuseppe di Serra s.
Quirico (di cui nel voi. XL, p. 274), il
quale fece delle nuove fondazioni, come
anche il b. Bartolo da Cingoli, clie quale
3.° generale dell'ordine dopo il preceden-
te lo governò sino al i 298, secondo alcu-
ni istituì le monache Silvestrine[F.), e fe-
ce seri vere la vita del fondatore dal ricor-
dato ven. Andrea da Fabriano poi an-
ch'esso generale dell'ordine. Sull'epoca
dell'istituzione delle mouache silveslrine,
e se il b. Bartolo o il ven. Andrea ne so-
no i fondatori, debbo qui dichiarare. Il
b. Bartolo 3.° generale dell'ordine cessò
di vivere nel 1 298, e ne fu immediato suc-
cessore il ricordato ven. Andrea nel gene-
ralato e nell'istesso anno. Le monache fu-
rono ospitate nel monastero di s. Benedet-
to di Perugia, pare alcjuanto prima del
1299. Inloino al b. Bartolo, non si rac-
conta formata un'associazione di sagre
vergini ; ma bensì al ven, Andrea si ri-
ferisce, e concorda col fatto cronologica-
mente considerato, perchè le datesi riu-
niscono nel suo generalato. Adunque, se
al ven. Andrea nonsidebba assolutamen-
te il nome d'istitutore, non gli si può cer-
tamente contrastare quello di propagato-
re, aggregando al monastico vessillo del
Guzzolinoaltre vergini, che sino dal i 233
ebbero origine pressoSerras. Quirico sot-
to la disciplina del fondatore dell'ordine,
SIL
ossia di s. Silvestro abbate. Sotto il go-
verno de'suddetti generali e de'loro suc-
cessori, i silvestrini si propagarono sino
a contare 56 monasteri di uomini e mol-
ti di donne, fondando eziandio un mona-
siero di monaci in Roma e altro in Na-
poli. I generali non meno che i priori dei
monasteri anticamente erano perpetui ,
ma Paolo III nei 1 543 li fece triennali. Fu
l'ordine neli662da Alessandro VII con
bolla del 29 marzo unito a quello de' P'al-
lontbrosani[F.), formando una sola con-
gregazione sotto il titolo di Fallonibrosa
e Silvestrina dell'ordine di s. Benedetto,
ordinando che i generali che doveano e-
sercitar l'uffizio per 4 anni, fossero alter-
nativamente eletti tra i silvestrini e i val-
lombrosani;che quando un silvestrino fos-
se generale avesse due vallombrosani per
visitatori generali, e reciprocamente due
silvestrini quando fosse vallombrosano; e
che si compilassero delle costituzioni le
quali fossero egualmente osservate dagli
uni e dagli altri; ma l'unione ebbe breve
durala e gli ordini furono divisi per de-
creto della congregazione de'vescovi e re-
golari neliG67 sotto Clemente IX, come
appiendo da mg.*' Compagnoni, Memo-
rie di OsiniOj t. 2, p. 232. Dopo questa
separazione i generali silvestrini contuiua-
rono nel governo di 4 anni, quindi nel ca-
pitolo generale del 1681, in cui fu eletto
generale il p. d. Giovanni Matteo Felicia-
ni, fecero alcuni regolamenti che furono
appiovati nel i(uS3 da Innocenzo XI, il
quale con breve del i G85 ordinò che mo-
rendo il generale ne fosse continuato il go-
verno da un vicario generale sino al ca-
pitolo. Avendo i silvestrini fino dal 1G78
composto delle nuove costituzioni, Ales-
sandro VI II le approvò colla bolla Pasto-
ris aeterni, (\e 1 5oltobre 1 6c)0,Bull.Roni.
t. 9,p. 48, ove sono riportate. A tenore
di esse debbono recitare l'uffizio divino
ne'giorni feriali, e nelle feste semplici ag-
giungono in coro quello della B. Vergine,
e dopo l'ora di I." dicono le litanie de'san-
ti. Finito il vespero fanno la conferenza
SIL
spirituale, dopo compieta un'ora tl'ora-
zioiie, e ogni giorno si adunano in capito-
lo. Non puiiuo mangiar carne se non in-
férmi, digiunano dall'Esaltazione delia
Croce sino a Pasqua, fuorché ne'giorni di
Natale e di s. Silvestro loro fondatore, la
cui festa è a'26 novembre, ed in altre so-
lennità, nelle quali può dispensarli il su-
periore, con questo che non cadano nei
tempi d'avvento o quaresima. Della stessa
dispensa hanno bisogno eziandio per non
digiunare, quando viaggiano, ne' giorni
stabiliti dalla regola. Il loro abito consi-
ste in una tonaca legata con una fascia,
ed in largo scapolare sciolto con cappuc»
ciò, tutto di color ceruleo scuro o turclii-
110 blìj, com'è ancora la cocolla che assu-
mono incoro e nelle processioni della fuc-
ina degli altri benedettini: portano percit-
là anche un lungo mantello della forma
di quello degli ecclesiastici, come è il cap-
pello. Il generale usa come gli nitri abba-
ti la maiitelletta e la inozzelta, colla cro-
ce pettoialejha l'usodegli ornamenti pon-
tificali, e può conferire gli ordini minori
a'siioi lelii'iosi. Gli altri abbati dell'ardi-
o
ne ponilo ullìziare pontificalmente ne'lo»
ro monasteri 3 volte all'anno, ed è pre-
rogativa forse non posseduta da altre con-
gregazioni monastiche, che la primaria lo-
ro chiesa di iMonteFano,oggi dal nome del
fondatore detta del s. Eremo di s. Sth-e-
Siro, abbia la facoltà d'innalzare la sedia
pontiiìcale, e di tenerla costantemente e-
relta sotto apposito baldicchino all'uso di
cattedrale. L'ordine de'silvestrini ha pro-
dotto molti soggetti illustri per dotlrma,
per virtù e per sinlità di vita, in cui si re-
sero celebri s. Buidìglio vescovo di Foli-
gno che rinunziò il vescovato per tornare
alla solitudine, il b. Giovanni del Casto-
necelebre per miracoli, il b. Ugoilegli .Vi-
ti discepolo ilei fondatore, e molti altri tra
i quali si contano 12 seguaci del «.abba-
te; e ne'tempi a noi più vicini ilp. d. Mau-
ro di Uccanali, possente contro gli ener-
gmnenijil p. d. Aiisovino Rosati di Came-
iiuo, esemplare di osservanza e carità rc>
SIL 117
ligiosa; il p. d. Giacomo Mercati da Sca-
pezzano diocesi di Sinigaglia, risplenden-
te di umiltà accoppiata con una profonda
dottrina nelle lingue greca ed ebraica; ilp.
d. Giulio Rinaldi di Fabriano, denomina-
to VA postolo di Gualdo Tndino, difeso
nella fiamma del suo zelo dalla purezza
e dal rigore della povertà, ed altri anco*
ra che meriterebbero di essere ricordati,
e proposti quali soggetti degni di tutta ve-
nerazione, se la brevità non me lo vietas-
se. Nondimeno è per me una compiacen-
za religiosa, un tributo di giustizi.! trarre
dall'oscurità dell'oblio le beneficenze e le
opere di sempre commendevole memoria,
ch'ebbero culla e sviluppo ue'chiostri, e
indi si riversarono sulla società, che am-
miratene le grandezze seppe giustamente
apprezzarle , e tributargliene doverosa-
mente stima e riconoscenza, come celebrai
in tanti articoli. La congregazione silve-
strina vanta pur essa un numero di per-
sonaggi che quali sperimentati nocchieri
furono promossi alla dignità vescovile, ed
in oggi n'è fregiato mg.rGiuseppe^L' da-
vi vescovo diTipasa inpartibus e coadiu-
toredel vicario apostolico del Ceylan nel-
l'Indie orientali, dove si recarono e sono
presentemente, come altri in epocheanoi
rimote, 3 operai evangelici silvestrini. E'
sempre celebre la rinomanza di mg. 'Gua-
rino Favorini vescovo di Vocerà (di cui
parlai in diversi luoghi e nel voi. IX, p.
ic)4)Come il I. "vescovo regolare ad usare
il Hocco verde al cappello, e questo del me-
desimo colore), maestro della cattedra di
Poliziano in Firenze, del quale senza ri-
cordare altre opere letterarie, abbiamo il
riputalis'iimo Lesùco qual capolavoro per
introdursi allo studio del greooe qual nor-
ma per giudicarne del significalo. Diver-
si silvestrini sostennero nel Piceno la rap-
presentanza di luogotenenti della <;. Sede.
Gli storici dell'oriline riferiscono, che l'or-
dine eijuestredi Cristo [1'.) nel Portogal-
lo fu istituito colla regola della congrega-
zione sii vestrina, portata in quel regno dal
p. d, FruucescodiGesù Maria poitoghe-
m8 SIL
se, il quale la trapiantò pure nell' Indie
occideiilali.equal uomo di Dio non isde-
guarono altre case monastiche di averlo
il provvido l'ifornialote. Lo stemma del-
l'ordine si forma in un campo azzurrOjCon
3 montagne verdi sormontate da un pa-
storale d'oro posto in mezzo a due rami
di rose adorni di fiori. Il p. Bonanni nel
Catalogo degli ordini religiosi, tratta dei
silvestiinia p. i33 e ne produce la figura,
e dice che Sisto V nel i 586 rinnovò l'an-
tica loro osservanza. Trattano dell'ordi-
ne, il p. Aimibali da Latera, Coinpeiidio
della storia degli ordini regolari, 1. 1, p.
1 44j FahriuijZ^/Ti'e cronica dcllacongre-
gazione de monaci sdveslrini j il p Helj'ot
tradollo dal p. Fontana, i5"tonVz degli or-
dinìnionaslici, t. 6, p. i 7 y, ove riporta gli
altri autori che ne parlarono. Dice Bail-
let che s, Silvestro fabbricò in Roma un
monastero in un sito datogli da'canonici
di s. Pietro, cedendogli pure la chiesa di
s.Giacomoalla Longaia presso Porla Set-
timiana (ora iStW^ Agostiniane converti-
te, delle quali e del monastero riparlai al-
trove), ch'era stata fabbricata da s. Leo-
ne lY e unita a detto capitolo da Inno-
cenzo III, di cui è ancora filiale; ma per-
chè i silveslrini nwn aveano sulla ciiiesa
assoluto dominio , nel i 568 accettarono
l'olierta della chiesa parrocchiale di s.Sle-
fano del Cacce om Crti'O nel rione Pigna,
come più ampia e più bella, onde lascia-
rono subilo l'allrache il capitolo Valica-
nodiè neli62oa'francescaui del 3.° ordi-
necoU'annuo canone di scudi 60, i quali
poi l'abbandonarono per averli Urbano
Vili neli63o trasferiti a s. Maria de'Mi-
i acoli già de'conventuali, ponendo in s.
Giacomo le suddette monache.
Chiesa di s. Stefano del Cacco , con
ampio monastero de'silveslrini cotiliguo
edaloro fabbricalo, e dove olirei monaci
sono di verse segreterie delle congregazio-
ni cardinalizie, essemlo vi la residenza del
p. ab. procuratore generale dell'ordine,
che ora è il p.d.llarioneSillani,ed il gè-
uerale il p. ab.d.Beuedetlo Maggi in quel-
SIL
lo di Fabriano. La volgare denominazio-
ne ^eZ C^rco sembra impropria, sarà me-
glio il dire di s. Stefano sopra Cacco, co-
me diciamo di s.Maria sopra Minerva la
chiesa di tal nome. Dice il Piazza nell'Zi-
merologio di Roma, che la chiesa occu*
pa l'area del tempio della dea Cerere, dai
romanierettoin memoria dell'astutoCac-
00, che rubati i bovi a Ercole, per la co-
da li trasse nella sua spelonca, ma il loro
muggito lo fece scuoprire e punire. Il Pan-
ciioli, ne' Tesori nascosti di Roma, rife-
risce che ivi era una statua di Cacco poi
trasportala in Campidoglio, la quale la-
sciò il nome alla piazza e contrada. Finse-
ro i gentili che Cacco fosse figlio di Vulca-
no.per le fiamme e fumo che usci va no dal le
sue grolle presso l'Aventino, che toccai nel
voi. LVI il, p. 1 78 e altrove, verso la ripa
del Tevere, da dove rubava i passeggieri
e i naviganti; quindi ucciso da Ercole per
avergli rapito i bovi, onde per memoria
i romani eressero a Cacco altra statua ples-
so la porta Trigemina. Il Vasi, nel Te-
soro sagro, narra che questa chiesa fu e-
relta sopra un antico tempio comunemen-
te credulo dell'egizia Iside 0 Serapide, e
fu atterrato dall'imperatore Claudio in
castigo a' sacerdoti che fece morire, per
aver in esso ingannata l'oqeslà di Pao-
lina matrona romana, ofiesa da un gio-
vine nobile che i sacerdoti gli fecero cre-
dere il loro dio Anubi. Dipoi lo riedificò
Settimio Severo e l'adornò di figniee sim-
boli egizi, parlicolarmenle del Cinocefa-
lo (scimmia con lunga coda, che gli egizi
nutrivano ne' loro templi per conoscere
il tempo della congiunzione del sole e della
luna, ed era lo slesso che Anubi) volgar-
mente dello Cacco, donde il luogo e poi
la chiesa presero la denominazione. La
chiesa fu edificala ne'bassi tempi, e per-
ciò si tiene antichissima, essendovi stali
in venerazione i corpi de'ss. Abdon eSeii-
nen che furono traslocali nella vicina C/i/e-
sa di s. Marco (nel quale articolo par-
lai dell'antico monastero che fu già in que-
sto luogo), e di cui fa memoria ]Marlinel-
SI L
li, Roma sacra p. 364 e 4o i , e detto di
s. Stefano in Baganda , mentre Pio IV
dalla porla ilelia chiesa di s. Slefuno tol-
se i due leoni eyizi di basalte che avran-
no appartenuto all'antico tempio, e li col-
locò al principio della cordonala di Cam-
pidoglio {f^.). Leggo nel citato Martinel-
li: S. Stcphanide Cacalo notainr ah au-
thore an. i5S'^ nane dicilur del Cacco.
Alile templuni aderant Anubis, et Sphyn-
glint statiiaeinarmoreae;ilern sepulclirum
antiquum, in quo expressa i-aria supplì-
eia sen'oruni. Dissi col p. Helyotchela
chiesa di s. Stefano del Cacco fu data ai
silvestriuinel i SGSjtna Venuti, Zioma mo-
derna,(ì\cei56i, altri nel 1 56 5. I monaci
la ristorarono nel 1 607, e la divisero nel-
linterno in 3 piccole navi con due oriii-
ni dii4 colonne antiche, probabilmente
appartenute al descritto tempio pagano:
nel 18 52 vi operarono al tri restauri, e qual-
che abbellimento nella tribuna e nella vol-
ta. Clemente XIV nel 1772 con suo breve
f.icoltizzò i monaci ad erigervi il t'unte bat-
tesimale, a comodo della parrocchia, che
LeoneXIIsoppresse nel 182 4- In ogni qua-
driennio, per la festa di s. Stetano Goz-
zolini abbate, il senatoromano fa alla chie-
sa l'otrerta d'un calice con patena d'argen-
to e 4 torcie di cera. In <juesta chiesa era
riniarcabile il Cristo morto in grembo al-
la B. Vergine, dipinto da Pierin del Va-
ga, nella parete sotto la nave a destra di
chi entra ; ma ora non vi è che una me-
diocre copia affresco : nullameno il volto
della Madonna è interessante. Le pitture
a fresco della tribuna sono di Cristoforo
Consolano, ili cui sono pine il s. Carlo e
la s. Francesca romana ne'Iati dell'altare
maggiore, non che dicesi il quadro di es-
so esprimente il martirio di s. Stefano prò-
tomiirlire,soltola cui invocazioneè la chie-
sa, ove si celebra la sua festa. Il s. Nico-
la nell'altare dopo quello ilei Crocefisso,
sotto l'altra navata, è diGiovanniOdazi: il
quadro di s. Slefino che prima slava ap-
presso il muro, fra questa e la cappella
seguculc,ei'a della scuola diGio.dcNecchi.
S I L I n^
Nell'ultima cappella edificata con buona
architettura e dedicata alla Madonna, nei
lati sonodue quadri del cav. Baglioni. Gli
altari sono f), e alcuni hanno paliotli di
musaico; nelle pareti e sul pavimento vi
sono iscrizioni e qualche bassorilievo se-
polcrale, rimarchevoli per la loro anti-
chità.
SILVESTRO (s.), vescovo di Chalons
sulla Saona. Successe nel vescovato verso
il 490 al b. Giovanni di Chalons, ed inter-
venne al concilio d'Epaona nel 5 17, tro-
vandosi soltoscriito dopo i metropolitani
s. Avito di Vienna es.VivenzioIodi Lione;
locchè fa CI edere ch'egli fosse il più anzia-
no de' vescovi. Mori in pace, secondo s.
Gregorio di Tours, dopo aver governato
la sua chiesa per 4^ anni. P>.iferi>ce il ci-
tato autore, che i malati ricuperarono la
sanità coricandosi sopra un tessuto di cor-
de ch'era stato usato da lui. Girboldo ve-
scovodi Chalons scoprii il di lui corpo verso
1 '8 7 8, con quel lo dis. Agricola nella chiesa
di s. Marcello, ed insieme con questo col-
locò una parte delle sue reliquie sull'alta-
re dis. Pietro, lasciando il rimanente nel
sepolcro di marmo ch'era stato trovato.
La festa di s. Sdveslro di Chalons è no-
tata a' 20 di novembre tanto nel marti-
rologio di Adone e di UsuardOjCome nel
tornano.
SILVESTRO (s.) GozzoLixi. r.Sii-
VESTRI.NF.
SIL\ESTRO(s.), ordine equestre. V.
Sperone d'oro.
SILVESTRO I(s.),PapaXXXIV.De-
stinato dalla provvidenza a governare la
Chiesa allorché essa cominciava a trion-
f ne dc'suoi persecutori, e ne'primi anni
della sua prosperità temporaIe,nacque in
Roma da Rufino e da s. Giusta nobilis-
simi. Pretendono alcuni ch'egli sia come
s. Siricio della nobile fiimiglia Onofri di
Foligno, dove passò nel 45 1 \';derio della
nobile stirpe Ruffia romana, e che perciò
in Foligno continuasse a chiamarsi col co-
gnome dell'antico roma no, finché da Ono-
iVio celebre vescovo della medesima pru-
120 S I L
sapia,datoa Foligno nell'870 da Adriano
II, lo cambiarono con quello degli Ono-
fii, come rileva Ughelli, Italia sacra t.
1, p. 738. Essendo morto di buon' ora
il padre.l'adeltuosa sua madre prese cura
speciale della di lui educazione, e lo mi-
se sotto la guida di Carizioo Carino prete
ragguardevole sì ppr santità che pe' talen-
ti, aflìnchè lo formasse egualmente alle
scienzeealla pietà. Taluni annoveranoSil-
vestro fra' canonici regolari, certo è che
fu ammesso nel clero della chiesa roma-
na e fu ordinato prete da Papa s. IMar-
Cellino, come attesta s. Agostino, De ha-
pLìst. cap, 1 6. La sua condotta e il suo sa-
pere in que'tempi di persecuzione Io fece
universalmente stimare. Egli fu testimo-
nio del meraviglioso trionfo che ottenne
la Croce sopra l'idolatria, allorquandoCo-
stantiuo i il Grande, vinse in Roma (/^.)
Massenzio nel 3 1 2; egli entrò nel gaudio
che rienìpl l'animo del suo predecessore
s. Melchiade, quando il vittorioso impe-
ratore ridonò la pace alla Chiesa, accor-
dò a' cristiani il libero esercizio del loro
culto, e pose il Papa io grado di sostene-
re con maestà la sublime sua dignità. Dopo
la morte di s. Meli hiaile, fu creato Papa
a'3i gennaio del 3 14, e pare consagrato
in giorno di festa o di domenica, per cui
Novaes osservò che da lui cominciò l'uso
di farsi la funzione in tal giorno. Le sue
grandi e gloriose gesta, mescolate con at-
ti ritenuti apocrifi da' critici, sono tali e
tante che le sparsi per lutto questo mio
Dizionario, nei quale feci l'analisi delle
azioni e iinprese de'Papi, le parziali bio-
grafie non essendo che i principali cenni
generici riguardanti i medesimi e indica-
tivi de'luoghi ove meglio ne trattai; laon-
de anche ad essi mi riporto quanto a s.
Silvestro I, il cui pontificato forma una
delle epoche più memorabili per la chiesa
ron)ana,segnatamente per losviluppo del-
le mira bili disposizioni della divina provvi-
denza sull'eterna Hoi/ia, come dichiarai
in quel grave articolo, nel clamoroso tras-
fciimealo della sede imperiale in Coslaii'
SIL
^mo^o/Zf'/^.), acciò primeggiasse e risplen-
desse unica mente quella che vi formò del-
la iS'ef/e<7po5to//crt(^.), fondata vi dal prin-
cipedegli apostoli ei.°Papas. P/efro^/^.),
ilcuicorpoequellodis. Paolo (^.) vuoisi
da s. Silvestro I divisi nelle loro patriar-
cali basiliche, quali propugnacoli del cen-
tro del cristianesimo. Il complesso dunque
del memorando pontificalo del gran Pon-
tefice qui tenterò tracciare, almeno nel
più importante, rimettendomi nel resto
ai moltissimi articoli incuilocelebrai. Nel
medesimo 3i4 s. Silvestro I nominò 4
legati, due preti e due diaconi, per rap-
piesentarlo al concilio che gli occidentali
tennero ad ^r/e5: altri credono che vi as-
sistesse personalmente. Visicondannò lo
scisma de'Z)o/m//.y^/(^.), come pure l'ere-
sia de'Q/<fZ/V0fZec//?/<7///(A'^)sulla celebra-
zione della Pasqua (^.), e vi si fecero mol-
ti cauonidi disciplina ecclesiastica. Il con-
cilio ancora adunato scrisse al Papa una
sinodale lettera rispettosa, e gl'indirizzo
le decisioni ch'esso a vea fatto, esprimendo
i padri ildispiaceredi nonesserestati pre-
sieduti da lui : s. Silvestro I le confermò,
e volle che fossero pubblicate per servire
di regola a tutta la Chiesa. A Lateravo
ea Palazzo Apostolico LATERANE>'sE,nar-
rai cosa vi fece il Papa, quando per in-
tiero l'ebbe da Costantino I; le leggi pro-
mulgate in Sardica[f".) sull'uso dell'a-
rus[>icine e di consultare gli auguri, onde
quelli diUotna incominciarono a insolen-
tire contro i cristiani, per cui il Papa giu-
dicò necessario di ritirarsi nel vicino mon-
te Soratte, detto pure di s. Oreste, di che
dubitano i critici ad onta delle memorie
storico ecclesiastiche che sono di s. Silve-
stro in quel celebre monte, che descrissi
nel voi. LVIII, p. i 29, e dal quale vuoisi
che passasse in Sabina {f'-), non ostante
l'allermato da Degli Elfetti nelle Memo-
rie di Soratte e Inoghi vicini, e da altri
scrittori; dissi pureche pare supposto sug-
gerimento degli aruspici a Costantino I
il bagno di sangue per guarire dalla leb-
bra, e se s. Silvestro 1 loballe£zasse,uvve-
SIL SIL 121
rociò ebbe luogo presso Niconiedia[F.), sotterraneo il generoso e pio Costammo
in quel luogo del palazzo Lateranense poi I ingrandì, ornò e arricchì di rendite. S.
dall'imperatore convertito nel ballisteiio cagione di sua vecchiezza e di sue infer-
o Chiesa di s. Giovanni in Fonte (F.). niità, non avendo potuto il Papa assiste-
Negli articoli Chiesa DI s. Giovanni IN La- re in persona ah, "concilio generale, che
TERANO, Chiesa di s. Pietro ix Vatica- ad istanza di Costantino I nel 32 5 fece
NO, Chiesa di s. Paolo nella via Osvien- celebrare a Nicea {^.), contro gli Aria'
SE (nel quale articolo rimarcai che pare /i/(/^.)che turbavano la pace della Chie-
consagrala da Papa s. Siricio), raccontai sa, vi mandò i suoi legati per rappresen-
qual parte vi ebbe il Papa nell' edifica- tarlo in quella i." adunanza della chiesa
zinne fattane da Costantino I, avendone universale. La verità trionfò e quegli e-
consagrato ledue prime e nella i. ^postovi retici vi furono condannati, si Jolsero le
l'altare di s. Pietro, ordinando che ninno dissensioni sul tempo pasquale, si formò
■vi celebrasse fuoridel Papa. Inoltreotten- il Simbolo della fede o Crer/o ( ^.), si pre-
nel'eiezionedella Chiesa patriarcale di s. sero altre determinazioni, massime sulla
Lorcnzofuori le mura ^chepiìie consacrò, disciplina ecclesiastica; il tutto dal Papa
determinando eziandio l'imperatore a confermato colla sua autorità. A Roma o
fabbricare ancora \a Chiesa di s . Marcelli- vol.LV II I, p. 2 29 e seg. ragionai di quanto
no e Pietro, la Chiesa di s. Agnese fuori riguarda s. Silvestro I e Costantino I, nel
le mura e altre. Per tutte il Papa ebbe dal trasferirsi che fece questi a Costautinopo-
magnanimoimperalorepinguienlratepel li, se il Papa fu il [."a usarela Tiara[P'.),
decorosoculto, e doni preziosi. A'Ioro Ino- perchè fu ili. "ad essere dipinto con essa
ghi parlai di altre chiese edificate da s. in capo; sePioma con altre provincie furo-
Sil vestro 1 0 da lui conSHgrate,come (piel- no donate \nSovranilà (/'.) dall'impeia-
la di s. Maria Liberatrice (di cui nel voi. tore alla chiesa romana, ed a s. Silvestro
XLVlIIj p. 20), o erette a sua istanza da le successori. Questi contribuì non poco
Costantino I, avendo notato nel voi. XJ, alle munificenze che praticò colla Chie-
p. 2 J2, che consagrò in onore di s. Pie- sa Costantino 1, il quale edificò il cristia-
tro il C^/cereMamertino(delqualeedel- nesimo cogli alti di venerazione e di af-
le sovrastanti chiese e della sottoposta fetto verso il capo supremo della Chiesa,
riparlai nel voi. LXIII, p.iog, e lo farò e vogliono alcuni che da lui incomincias-
ancora a Università' artisticue, dicendo se l'omaggio, poi praticato da altri iiii[)e-
di quella di s. Giuseppe de'falegnami, a laloi'i eSovrani {f'.),d\ iiMe da Pala fr enie-
cui appartiene), e ciò ad istanza di Co- re (/'.) al cavallo cavalcato dal Papa, il
stanlino 1 che lo visitò e ammirò divo- che rilevai ne'vol. X, p. 293, XI, p. 3 1 :
tamente. Fu s. Silvestro I che dedicò il se il Papa istituì l'ordineequestre col pro-
celeberrimo oratorio e santuario di Az«- prio nome e ne fregiò l'imperatore, ne
da Sanctorum, Ola Ululo aWa Scala san- tratto a Si'erone d'oro. Inoltre s. Silve-
ùi. Sì vuole pure che in onore di Sisto li stro I fu zelantissimo della propagazione
consagrasse la Chiesa di s. Sisto, come del cristianesimo e nell'adempimento dei
rilevai pure nel voi. LV, p.ioj. Sembra suoi doveri; si distinse per somma libe-
indubitato che il Pa[)a abitasse un tem- ralilà e mansuetuiline versoi poveri; egli
pò presso il luogo ove tu poi da s. Sim- ebbe la consolazione di vedere i persecu-
niaco fabbricata la Chiesa de'ss. lìJarlino lori della religione cristiana deporre lear-
c Sdvcstro[F.), ove egli eresse un oralo- mi, sottomettersi al soave giogo della fu-
rio che ora ne torma il sotterraneo, ed in de, e cessare lo spargimento del sangue
cui celebrò due concdii, che pure ram- cristiano ne'diversi paesi del mondo, ver-
iuculdiucl voi. LlX,p. 68; e tale urutunu Sdlucuu ugni sorla di crudeltà dalla furia
Ili S I L
<lel paganesimo: vide dunque il trionfo
della vera religione, sopra la falsa e iui-
niorale idolatria; ma il suo pontificato che
doveva essere tranquillo e felice, fu ama-
reggiato dagli errori e dallo scisma de'do-
natisti e degli ariani. Nondimeno non gli
mancarono grandi consolazioni, una delle
quali certamente fu la venuta in Roma
di s. Gregorio Illuminatore apostolo de-
gli armeni, il quale col re Tiridate 1 1, ed
il principe di Siunia (^.), si recarono a
prestare ubbidienza alla suprema sede,as
soggettandosi alla medesima. Il Papa li
accolse afiett uosa mente,e con fermò S.Gre-
gorio nella dignità patriarcale, al modo
»;lie narrai a Patriarcato armeno. Dice-
si nc\ Libro pontificale, a\eiiis. Silvestro
1 ordinato che V Olio pel crisma fosse fat-
to solamente dal vescovo, che il s. Sa-
gri/izios'i celebrasse con panni di lino, che
il capo del battezzato fosse unto col cri-
sma dal sacerdote,ciieniun chierico si pro-
nioves'^e agli Ordini maggiori prima d'a-
vere ricevuto i minori, die i diaconi u-
sassero la Tonicella e il Manipolo, che
niun laico potesse accusare gli ecclesiasti-
ci nel giudizio secolare, che i giorni della
Scdifiianajiiiiane il sabato e la domeni-
ca, fossero chiamali ferie. Non è certo clic
tlisponesseche gli /t//^ari fossero di pietra^
e che istituisse i gradi della Ger/zrc/t/a ec-
clesiastica, come altri decreti che gli si
attribuiscono o furono falsificati, in sei
ordinazioni nel dicembre creò 62 o 63
ovvero 65 vescovi, ^1 preti e 26 diaco-
ni. Governò 2 i anni ei imesi, morendo
in Roma a'3 1 dicembre 335,giorno in cui
se ne celebra la fesla,daGregorio IX ordi-
nata, come atrermaNovaes,e poi soppres-
sa, quanto al precetto della messa e del-
l'astenersi dalle opere servili; nel maggio
J798 da Pio VI; per cui fu l'unico Pa-
pa, tranne s. Pietro, che ebbe la festa di
pi ecetto per (juasi 5 secoli e mezzo : i gre-
ci l'onorano a'2 gennaio. Fu sepolto nel
cimiterio di Priscilla nella via Salara, e
quindi trasferito non già da Sergio II nella
cinesa de'ss. Marlioo e Silvestro, come ab
SIL
cuni scrissero col p. Giacobbe, Bill. Pont.
p. 2i3, né donato da s. Stefano II nel
753 a! rinomato monastero di Nonanlo-
la (/^.); ma beni»! da s. Paolo I fu tra-
sportato nel 762 nella Chiesa di s. Sil-
vestro in Capite (P^.),i\a lui edificata. In
Roma vi sono altre chiese in cui è vene-
rato li santo, non che ora torli, come quello
propinquo alla Chiesa de'ss. Qaattro^che
ricordai ulteriormente nel voi. LXIII, p.
5i. Abbiamo di Francesco Combefis, f^i-
tae s. Stli-estri PP.grecae et latinae, Pa-
risiisi 660. Vacò la s. Sede 17 giorni.
SILVESTRO II,PapaCXLVII. Ger-
berto nacque da oscura famiglia inBelliac,
povero e ucnile villaggio in una valle pro-
fonda in mezzo alle montagne dell'alta
AuvergneneldipartimentodiCautal pres-
so di Aurillac città di Francia, perciò di
questa è comunemente creduto nativo,
la «juale però fu patria del cardinal Noail-
les, del maresciallo di tal nome, del ce-
lebre Guglielmo vescovo di Parigi, diGio-
vanni Cinqu- Arbres, del poeta Maynard,
di Pigiiaiol de la Force autore d'una de-
scrizione della Francia, e di altri illustri,
tra'quali considera suo ({uesto famoso Pa-
[»a,che fu il 1 ."francese che salì sulla cat-
tetlra di s. Pietro. Egli però è propria-
mente di Belliac, che significa 5e/ /«oijo
perlafreschezzadellesueombre, per l'ab-
bondanza delle acque, per l'amenità del
sito. La casa in cui visse da fanciullo ri-
mane tuttora in piedi, e la venerazione
de' popoli la designa col nome di Casa
del Papa. Il complesso delle sue gesta, l'u-
niversalità delle sue cognizioni in un se-
colo di generale ignoranza, rese il suo no-
me celebre, ma (u segno ad alti encomii
eda biasimi. Essendo orfano in tenera età,
venne con particolare cura allevato dai
monaci di s. Gerando o Geraud dell'ab-
bazia cluniacense di s. Benedetto in Au-
rillac diocesi di s. Flour, ed ove in età
assai giovanile si fece monaco secondo il
barone Henrion, e al dire di Novaes lo fu
pure del monastero di Fleury nella Bor-
gogna, il quale ancora lu crede di bassa
SIL
nascita, seguendo i JuUi benedettini di s.
Mauro, che nel t. G delia Storia leUera-
ria (li Francia luiigametite trattano di
Cerljeito.come il maggior letterato del se-
colo X. Altri peròcoll'autore dtW'IIisloi-
re (Ics ConiliiveSy Colonia 1624,1. 2, p.
3gr), e col l'zovio, the nella fila di SU-
i'tslro //diirusainenle ne descrive la ge-
nealogia, lo fanno della nobilissima ro-
mana fuaiiglia CesH^f'.). Di venne pel suo
meraviglioso ingegno e profondo studio
istruito nelle lingue latina e greca, insi-
gne filosofo, egregio uialen)alico, e ver-
salis»'imo nella grammatica, nella retto-
ricci, nella meccauica, nell' astrononiin,
nella medicina, nella musica, onde fu de-
nominato il 3/iisico ed il Filosofo, e in
altre scienze: poco però versato nella teo-
logia, e mollo merjo uePe opere de'ss.-Pa-
dri e nelle ss. Scritture. Questa spropor-
zione fra lesuecognizioni profane e la sua
scienza ecclesiastica, presso una credula
posterità valse per avventura ad accie-
ditare la storiella^ inventata dall' altrui
malignila, che lo spacciò per un mago.
L'Andres, Dell'origine, progresso e sla-
to d'ogni letteratura l.r, p. 1 74, lo dice
ilr.Tdosofo che si conosca dopo il risor-
giu)ento delle lettere, cioè dopo il ferreo
e oscuro secolo X, e degno d'eterna me-
moria nefasti letterari per l'ardente zelo
nel rintiacciare le scienze e nel promuo-
verne in Francia e in Italia la collina. l't-r
opera di Ottone II, che avea conosciuto
in Roma, diventò abbate del monastero
di Uobbio nel Milanese verso il ()70, e fu
maeslrodiOltone 111 imper.itore,[)el cpia-
le fece un singolare Orologio (^ ). liiti-
ratosiin Reinis presso l'arcivescovo Adal-
berto suo amico, e incaricato della cele-
bre scuola, ov'ebbe per discepolo Robei lo
Il re di Francia, ivi accpiislò grande au-
torità, diresse le azioni dell'arcivescovo
e ne ricevè ricchezze e signorie. Indi nel
solenne concilio del qr) uleposlo l'arcive-
-scovo Arnolfo o Arnoldo figlio naturale
di re Lotario, di che parl.ii nel voi. LVII,
p. 7G e 78 (ma iiivkice di da Giovanni
SIL ia3
XVI, deve dire sotto), nel giugno e come
accetto al re gli fu sostituitoCieiberto. Ar-
nolfo pentitosi di essersi ritirato, e istiga-
to da'suoi partigiani, cominciò a quere-
larsi, essere stato dimesso a torto, non po-
tersi lui vivente eleggere altro arcivesco-
vo, e tutto essersi tatto all' insaputa del
Papa Giovanni X\' detto XVI a cui s[iet-
tava la degradazione de'vescovi se colpe-
voli. Di fatti ne fece a lui formale richia-
mo; e il Papa inviò a Ileims per esami-
nare la questione Leone abbate di s. Bo-
nifacio di Roma per legato a /<;/r/v'. Que-
sti adunato un sinodo nel 994 ^99^ '"
HJousson {^' ), Gerberto |)erorò in suo fa-
vore con eloquente e ardila orazione. Il
legalo lo sospese dall'esercizio pastorale
e dalla comunione de'fedeli, (Incliè non
venisse la risposta del re Lgo, al quale
uvea spedito un suo invialo. Allora Ger-
berto abbandonò le sue pretensioni con-
tro le pontificie disposizioni, ma ritenen-
do indebitamente il titolo arcivescovile,
allontanandosi dalla sede si ritirò in Ger-
mania da Ottono III, cheascrivea ad ono-
re di averlo avuto a precettore. Col ft-
voie di questo princi[ie, il di lui parente
(iregorio V nell'aprile del ly^H lo dichia-
lò arcivescovo di /i^i'^/JAir; (/''.), e cardi-
nale, al riferire di Cardella. Per morte di
Gregorio V^, dopo i o giorni.a'^ 8 febbraio
del 999, per raccomandazione di Ottone
1 1 Ijdal clero romano fu eletto Papa Ger-
berto, prese il nome di Silvestro 11 (non
per quanto erroneamente scrisse Iluck,
confondendo s. Silvestro I con s. Silve-
rio) e fu consagralo nella domenica delle
palme a'2 astrile. Nel Golilaslot. i, p. aat»,
Constitutionuni i/nperialiiim,iì legge ima
costituzione in cui Ottone IH dicedi aver
egli eletto Silvestro 11, ma è (pie>ta sup-
posta e piena di tante falsità (juaiile pa-
role conliene, come dimostra Pagi all'an-
no 999, § 3, e prima di lui l'aveano di-
mostrato Raronio all'anno i 191, K 4"»
e Gretsero /// .-ipologia Daro'iii ca[ì. 2 1 ,
p. 217, mi lib. 2, ro'itra lirplicalorrm
cap. i (),c ucW .4 ppvndijL' 2 .' ad Comtnent.
I -ìi S I L
i/e Principimi in Sedein apostoUcarn mu-
ni/icenlia, t. G, p. 6G7. Che Ollone III
poleiUemeiile contribuisse all'esaltazione
<li Silvestro II, 1' alFerma ancora il cav.
Ferrucci nelle liwesligazioni sopra Bo-
nifacio FII,^. 25 e 4'J', chiamando Ger-
beilo usurpatore della cattedra (li Rei in se
negroinaiite, irnputatore orribile di Bo-
nifazio VII, e che di questo non si è detto
tanto bene a'nostri giorni, quanto se ne
disse male per 7 secoli. Ma Silvestro II
cippeiia divenne l'a|)a si mostrò giusto e
moderato, ntui usando de'suoi diritti se
iionconsaviczza. Riconoscendo i suoi pre-
«;edenti torti colla s. Sede, con dignitoso
breve apostolico riparando al suo ante-
rioie avverso conle£5no, subito confermò
nell'arcivescovato l'aulico suo rivuleAr-
noifu, che un sinodo di Reiins o meglio
Gregorio V avendolo ristabilito, egli se-
condo alcuni gli avea rimandato il pal-
lio.Inviòal corpoepiscopale una bella en-
ciclica, contenente molte fervide ammo-
nizioni, o sermone De informalione E-
piscoporiini. Essendosi il l^apa ila privalo
scaglialo contro i ricorsi alla s.Sede,come
Sii vesti o II die luminoso esempio di que-
sto diritto medesimo vendicato ed eserci-
tato da lui nel suo pontificato. Eletto arci-
vescovo di Seiis (/'.) Leoterico suo antico
tliscepoloji competitori gliene impedirono
il possesso. Recatosi in Roma, il Papa ac-
colse il suo ricorso, lo confermò nella se-
de, e lo dichiarò primate di tutta la chie-
sa Gallicana; trovando Leoterico nuovi
ostacoli, nuovamente si portò all'appello
di Silvestro II, che lo rimandò con let-
tere a'vescovi suliraganei acciò lo consa-
grassero, e fu ubbidito. Così il Papa pra-
ticò, (piale intrepido difensore di sue pre-
rogative, nell'alfare di Adalberone vesco-
vo di Laon, e nel difendere i diritti di s.
Bernardo vescovo d' Uildesheim, contro
gli attentali del suo metropolitano di Ma-
gonza. In mezzo alle turbolenze del suo
tempo e sotto il peso d'innumerabili oc-
cupazioni, Silvestro li compose de'can-
lici spirituali, alcuni Ue'quali per la bel-
SIL
lezza loro si conservano Ira'monumenli
della liturgia. Una tradizione attribuisce
a questo Papa l'istituzione della Com-
memorazione dc'fecìeli defunti {V-)- Ad
onta che Silvestro II salì al ponlincalo in
un'epoca da tutti lamentata e temuta per
la popolare credenza della fine del mon-
do nell'anno i 000, e che dovea essere pie-
ceduta da guerre, da ribellioni e da re-
ligiose discordie; nondimeno inviò per tut-
ta la cristianità un'enciclica piena di re-
ligioso ardore, per eccitare principi e na-
zioni alla guerra sociale per liberare dal
giogo de'maomettani la Terrasanta ed i
ciisliani d'oriente; e fu uno de'primi im-
pulsi alla CrociViffl, e alla possanza tute-
lare de' Papi sull'universo. Pel suo zelo
procurò la riforma de'monasteridi R.oma
che ne aveano bisogno, e promosse nella
città l(j studio delle lettere, come si legge
nel p. Caraffa, DeGyninasio romano. Sil-
vestro II soleva ricordare le sue 3 promo-
zioni alle primarie sedi vescovili di Reims,
Ravenna e Roma, scherzando colle let-
tere iniziali delle sedi e con questo verso
ripoitatodal contemporaneoElg.ddo Fio-
riacense, in f^ita Roberti H francoruni
re^is : Scandii ab R, Gerbertns ad R, post
Pcipa K'iget R. Inoltre Silvestro li di fre-
quente ripeteva : Eit enini Pelro ea suin-
maficuUas, ad qnam nulla niorlaliuni
acquiparari valeat felicilas. Il Papa ve-
gliò con attento occhio sopra la purità del-
la dottrina, e quando Wilgardo dottore
scolastico in Ravenna, trasportato oltre i
debiti limiti da un troppo acceso studio
dell'antichità, piegava versogli errori del
gentilesimo, gì' intimò di comparire in-
nanzi a lui. 1 beni di parecchie chiese e
monasteri furono aumentati o conforma-
ti dal Papa, e la religione cattolica nel
suo pontificato si dilFuse. Una parte della
Prussia e della Polonia rinunziò all'ido-
latria; e per avere s. Stefano I duca di
ZJ/i^lieria {f^) ricevuto il battesimo col-
la pili gran parte de'suoi sudditi e con-
vertita tutta l'Ungheria al cristianesimo,
il Papa gli die la corona e le inscjjne di
re, lo dichiarò re JposioUco, e concesse
n lui e successori il faisi precedere alalia
Croce astata, ed il privilegio di nomina-
re i vescovi del suo sialo qual suo vica-
rio, onde riunire alia podestà regia l'at-
tività d'nn apostolo. Ad istanza del re si-
slemò le cose ecclesiastiche del regno un-
garico, confermando la sede arcivescovile
di Gnf^/jrt, dichiarando metropoli iV/r/^o-
72/Vz,ed istituendo le sedi vescovili di Cho-
nad{^\ cui articolo in vecedi lOoSfu stam-
pato io3o) o Csnad,(\\ Gia^'arino, e pa-
re ancora quelle di Cingile Chiese, f^acia
e Vespiim, almeno le riconobbe in uno
a Colocza che pi esto divenne arcivesco-
vato. Questo grande avvenimenlo ebbe
luogo nel loco, quando Stefano! inviò
ai Papa Aslrico Anastasio i. "vescovo di
Colocza percliiedergli la conferma de've-
scovali,e la corona refle onde con tale di-
gnità compiere l'opera de'suoi grandi di-
segni più facilmente, e per offrire a s. Pie-
tro il regno, la sua persona e la nazione
ungarica. Silvestro li in lullo esaudì il
santo principe e gli mandò quella preziosa
corona che avea preparala pel convertito
» sovrano di Polonia, e la quale ancora ge-
losamente si conserva come un inestima-
bile lesoro,a segno che gli ungheresi giam-
mai fecero conto de' piincipi che li do-
minarono, prima che fossero con essa in-
coronati. Il Papa con bellissima letleia
ricevè sotto la prolezione della chiesa ro-
mana Stefano I, il reqno im^arico e la
nazione, e ne afìidò per la s. Sede il go-
verno al principe da lui fatto i e, ed a'suc-
cessori con patto che fossero sempre ub-
bidienti e sottomessi ai l'api e alla s. Se-
de, di perseverale nella feile cattolica, e
di adoprarsi a propagarla. Dura ancora
ne're d'Lngheria il bel titolo di re yìpo-
stoUco,t:V\ì>^o^\\ farsi precedere della Cro-
ce, coiue i legati pontifìcii. Pero al redi
Polonia (/ •) INlicislao I, mandò il Papa
altra ricca corona reale colla sua bene-
dizione, e confermò il titolo di re the a-
vea assunto. Silvestro 11 portatosi in Na-
poli coosagrò la cliiesa dì s. Marcellino,
SIL ni
la quale riraT)bricala nel i G4? con<;a!2rò di
nuovo l'arcivescovo di Soi lento. Il Papa si
recò in Sabina, e visitò la celebre abbazi.i
di Farfa. A Porte sante notai che si vuole
avere Silvestro II celebrato il \ ." siubileo
dell'anno santo; ed il Zaccaria, Dell'au'
no santo, tra le notizie bibliografiche ri-
porta questo libro, De' giubilei di Sih'e-
stro II e di Urbano l III, e dì quello
d' Innocenzo .V, Roma i6jo. Sii vesti o II
conservò tulle le sue antiche reIa7Ìoni di
amicizia coirimperalore,e gli prestò assi-
stenza ne'tumulli che disturbarono la pa-
ce dell'impero. Sotto il predecessore Gre-
gorio \ , per le preghiere di questi e di s.
Romualdo, l'inìperatore Ottone III si a-
stenne dallo sterminare Tivoli ch'eiasi
ribellalo; ma essa insorse ancora contro
Sil\ estro II, per cui Ottone III comepro-
teitore della Chiesa ne assunse la difesa
colle armi. Indi avendo Ottone 111 cinto
d'assedio Tivoli, il Papa mosso a com-
passione vi entrò in compagnia di Ber-
nardo vescovo di Hildesheim, e colla sua
as>islenza gli venne fallo d impedire le-
slienio suo eccidio, di pacificare i tibiir-
lini e di ridurli a pentimento, interpo-
nendo<; pel perdono con Io sdegnato im-
peratore. Più tardi Ottone 1 1 1 fu costret-
to col Papa a fuggire da Roma, e mentre
egli si accingeva a combattere i ribelli ,
fu sorpreso da grave infermità, ed il Pa-
pa lo assistè alla sua morte, avvenuta ai
17 gennaio 1002 in Paterno di Cillà di
Castelloo nella Campagna romana (su di
che può vedersi il voi. XIII, p. ?.3q), e
forse pel veleno propina'.o da Slefinia ve-
dova diCrescenzio da lui decapitalo (e di
tutto questo parlai ne'vnl. XIII, p. 'sSq,
XXI\, p.i33, XLMII,p. 2G?). Ritor-
nato Silvestro II in Roma, mori in età
assai avanzata a'i 1 maggio i oo3, forse di
veleno per opera della suddetta Stelnnia,
come riporta rileni iou, dopo il governo
di 4 anni, un mese e «1 giorni, contando
il suo ponlifirato dal giorno di sua con-
sagrazione, giusta il costume di quel tem-
po. 11 Cardella registra nel suo papato il
ì-iG SIL
solo cardinale Federico sassone, proba-
bilmente (la lui creato. Fu sepolto nella
l)asilica Laleratiense, ed al suo sepolcro
il virtuoso Sergio IV Papa del looq pose
un lungo e onorevole epilaftio in versi che
ancor oggi si legge, e riprodotto da No-
vaes. Allorquando Innocenzo X nel 1 6^8
ricostruì la basilica, fu aperto il suo de-
posilo e fu trovato il cadavere coperto de-
gli abiti pontificali, che esalava un grato
odore, ma pel contatto dell'aria tutto si
disciolse in polvere. Silvestro II governò
con santità e prudenza, conie si ha dal
Gretsero, inMyslnSolniuriensi seit exn-
tììine wysteni Plesseani, t. 7, cap. 43, p.
3o5. I Maurini ne dipinsero il carattere
con questi termini. Avea un ingegno fi-
no, sottile, astuto; un Zelo amante della
giustizia e della verità: nemico dell'alte-
rigia e della doppiezza; la massima ch'e-
gli avea intorno a'ministri del vangelo e-
ra che bisogna va esser provveduto di gran-
de moderazione, allorché trattavasi del-
la salute delle anime; protestava di evser
pronto a dar la vita per difesa dell'uni-
tà della Chiesa. Fra le utili invenzioni che
furono il frutto de'suoi studi prima che
salisseal pontificato, la principaicè quella
dell'orologio a bilanciere, che fu in uso
fino al 1 640, quando al bilanciere suben-
trò il pendido; e l'introduzione delle ci-
fre numeriche, le quali cambiano valore
secondo la posizione, quali oggi le usia-
mo :antichissimamen te conosciute nell'In-
dia, di là passarono agli arabi che a noi le
trasmisero, portentoso agevolamento dei
calcoli. Osserva l'Henrion, che la cono-
scenza di Gerberlo delle scienze piìi astru-
se lo fece accusare di secreto commercio
cogli spiriti, tanto era crassa l'ignoranza
d'allora, che notai in tanti lunghi ; solo
tra il clero, i monaci,! canonici regolari
si trovavano persone applicate alle lette-
re, ciò che rilevai anche a Scuola ed a Se-
minario. Dice Novaes, che gli si rimpro-
vera soltanto d'aver troppoadulafoi gran-
di, né forse si può difendere dalla taccia
d'ambizione. Prima del pontificato quel-
Sì L
l'affezionarsi al servigio de'principi,e se-
guirli sempre tra lo strepito delle corti e
i peiicoli delle armi con assidua divozio-
ne, gli procacciò alquanta censura. Tutto
allora deditoall'imperatore in Italia, sep-
pe egualmente inFrancia rendersi accetto
al re, e (|uando abbandonò la parte dei
Carlovingi decaduti, noi feceche per rivol-
gersi all'astro nascente de'Capeti. I prin-
cipi dal loro canto gli si mostrarono as-
sai benevoli, perchè Ottone II il provvide
dell'abbazia di Bobbio, Adelaide e Teo-
fania gli confidarono l'educazione di Ot-
tone 1 1 f nel le lettere, ed Ugo Capeto quel-
la del figliolloberlo II, e gli ottenne l'ar-
civescovato di Reims, come Ottone III
gli procacciò quello di Ravenna e per la
sua influenza il pontificato.Nel rimanente
è fuor di dubbio, che la sua grande pe-
rizia nelle scienze e la prodigiosa e rapi-
da fortuna che l'innalzò a tanti onori e
al maggioie de'troni, furono i motivi che
dierono luogo di accusarlo di sortilegio,
sopra la quale cosa fu egli stesso costret-
to dalla propria riputazione a formare
seriamente la sua apologia. L'accusò di
magia il pseudo cardinal Cennone scisma-
tico, il quale pubblicò che Silvestro II a-
vesse in Siviglia imparata l'aite magica
e la negromanzia, per virtù della «pia-
le aveva un demonio familiare, il quale
consultò anche dopo Papa , per sapere
la durata di sua vita, e che da esso a-
vesse in risposta che non morirebbe pri-
ma di celebrar la messa in Gerusaleru-
me;onde il Papa non essendosi di ciòav-
veduto, e recatosi un giorno a dirla nel-
la chiesa di s. Croce in Gerusalemme di
Roma, il demonio che ivi appunto l'at-
tendeva, gli fu addosso e tosto l'uccise; e
così altre simili imposture, le quali pas-
sarono dagli scritti di Bennone, che pel
suo astio contro s. Gregorio VII sfugò la
sua bile anche contro i predecessori colle
più ributtanti falsilà,a quelli di Sigeberto
monaco Gemblacense nella Cronica, co-
me altro nemico di s. Gregorio VII, seb-
bene alquanto ne dubiti lasciando le par ti-
SFL
colarilìi caluiinin^arnenle nair;ilei1o rcii-
noiie e da altri malevoli, circa le arti ne-
grcimaiiliclie colle quali fu spaccialo es-
sersi Gei beilo procarcialo il pnnlificalOjC
quelle intorno alla eli lui nioile, confes-
sando la scienza ihe i esc cliiaro Silveslio
lI.]Ma il monaco Galdido, nelle sue giunte
alla Cronica di Si"cberlo, incannato o dal-
la sua ignoranza, ovvei oda malignità, v'in-
tromise tutte le insulse favole intorno al-
la magia di Silvestro II, ed in questa gui-
sa antivenne a Martino Polono ed al Pla-
tina nel tristo aringo di tessere caliumie
contro i Papi, i quali calunniosi iterici fa-
lalmenle per bonarietà o per tristo fine
furono copiati ila non pochi scrittori, im-
perocché il male è sempre più facdmente
creduto del bene. E vaglia il vero, di tut-
te queste fole lanciate contro l'ili ustie Sil-
vestro II, non si trova alcun moto in al-
tri scrittori del medesimo secolo XI, co-
me Ditoiaro,tlgaldo, Glaber, Lamberto
ed Hermannojed il ricordato epilaflio del
degnissimo Sergio IV e di santa vita per
consentimento di tulli gli scrittori, ba-
sterebbe a smentire siir<itte calunnie, che
anzi come Papa Silvestro 11 fu colmato
di nìerilale lodi, ed esaltati isuoi metili in-
signi dagli stessi Dilmaio vescovodiMers-
biug, Elgaldo monaco di Fleury e da al-
tri, principalmente dal pio ed erudito do-
r menicano Àbramo Bzomo, che vulie pur-
gare la di lui memoria di si nere impu-
tazionij pubblicando in Roma nel i G-jc)
co'tipi Vaticani e intitolata a'iigli di Si-
gismondo III re di Polonia: Syh'ester II
Caesì'nt Aquitaiiius Pont, fliax. /4(I/itn-
cta est rUu s. ÀdaWerti marti ris, ab eo-
(leni S'yli'c^lro erfilnj sliidinej'ii'iflt'nì/jzo-
yii nitclori suo sirìduala ti iiolis illustra-
ta. Ma questa storia l\\ ri[)utata imi pa-
negirico di Gerberto e di Silvestro II, per
non aver fatto la ilebita dislin/ione del
1." dal ?..^; fu giudicala parziale e poco
critica, rigellando gli ulti che qualilicn-
no Gei bei lo oppositore alle decisioni di
Giovanni XV detto X\ I nell'uHare del-
Inicivescovalo di I\eim%pcr esser ricorso
SIL 177
rd contraddittorio solici fugio della disi in-
zione tra'canoni e i decreti de'Papi, con-
tendendo alla s. Sede il diritto d'appel-
lare ad essa nelle cause maggiori, con n-
cerbe paiole; al che solennemente riparò
col contenuto del breve diretto ad Arnol-
fo, cos'i giustificando la condolla de'suoi
predecessori in questo affare, che incau-
tamente da pi ivalo avea combattuto. In
tal modo egli imitò lodevolmente la con-
dotta di r igilio e di Pio //dopo l'as-
sunzione alla cattedra apostolica, la quale
trasporta per dir cos\ l'uomo che vi si as-
side in una sfera più elevata, dove senza
sentire piìi alcun influsso dai pregiudizi
o errori di prima, egli vede tutte le cose
checoncern(mo la religione nel lume del-
la k(]e, e non trae d'altronde i molivi di
qiiegliatti solenni che la riguardano se non
dagl' interessi eterni della Chiesa. Ber-
nardo Pez ne pubblicò la Geometria in
Thesauro anecdolorum t. 3, par. 7, p.T,
e di tulle \eOpere <li Silvestro II f.iiino
menzione i Maiuini nel citato f. G della
Stor. letteraria di /'m/^r/»?. A 'nostri gior-
ni il d.r C. F. Hock_, professore di filo-
sofia, politica e diritto canonico, che ap-
partiene alla scuola cattolica di filosofia
eretta in \ ienna, e già nolo al pubblico
per un'opera filosofica intitolata Carte-
sio ed ì suoi avversari, pubblicò la vita
di Silvestro 11 in tedesco, a Vienna nel
I 837. Fu tradotta in francese estainpal;»
in Parigi con qne-lo titolo: Ilisloire da
Pape Silvestre II et de sou sircle, en-
ricliie de notes et de documeni inedits. In
Milano poi nel 1 8.^6 fu volta in italiano
dal ledesio: Gerberto, ovvero il Papa Sii
ventro II e il suo secolo,: opera del d.'' C.
F.noch.^vì voi. r I ,|).3 {.h'^W.fnuiilidrllr
scienze religiose si legge una breve analisi
della Rivista di Dublino j e del merito
dell'autore del libro, opera che si qua-
lifica non senza ommisMcni e scorrezio-
ni, massime intorno allo stalo ili Romn
durante il pontificalo ili Silvestro II. Al-
le succinte notizie della /i/V/.c/^, segue un»
jlppendice o ai ùcoìo del dolio oijj.'Anlo-
128 SIL
nino de Liicn, ora aici vescovo di Tai'so e
nunzio di iMonaco,clie meglio dichiara al-
cuni falli particolari, che potrebbero da-
re appicco ad enori e a calunnie, e pre-
cipuamente chiarì la favola dell'arte ma-
gica che si prelese esercitala da Gerber-
lo, e le parlicolarilà avvenute nella de-
posizione dall'arcivescovato di Reims, per
giudizio del legato apostolico. Nel i84i
l'alemanno mg.r Giovanni Teodoro Lau-
rent vescovo di Chersona , da Gregorio
XVI fatto vicario apostolico di Lussem-
burgo (di che nel voi. L, p.177) e con-
sultore della s. congregazionedell'indice,
presentò e lesse all'accademia di religione
cattolica di P>.oma de' i 2 agosto, in un ciot-
to e applaudito ragionamento, variegra vi
Biflessioni sidlareceiìleopera tedesca del
dj' C. F. Hock iiililolata : Gerberto ov-
vero Papa Slli'eslro II e d suo secolo.
Esso fu pubblicalo nel t.i3 di detti An-
nalisa p. 348. 11 zelante e sapiente pre-
lato, dopo aver commendati i nobili sfor-
zi di que'valorosi, che sialfaticanoa'gior-
ni nostri per ristaurare la storia nel senso
della cattolica verità, onde non piìi leslo-
rie di s. Gregorio VII, d'Innocenzo III
e di Bonifacio Vili sono deturpate, guaste
e sfigurate dalle calunnie, invitato dal-
l'accademia prese ad analizzare la vita
di Gerberto sotto il triplice aspetto della
scienza, dello stato e della Chiesa, sicco-
mece la presenta l'altro scrittorealeman-
no. Riguardo alla i ." parte gli consentì di
buon grado, che Gerberto in se riunisse
tutta la scienza della sua età; ma ponen-
do fra le chimere la gratuita asserzione
del d.i" Hock, che Gerberto stimasse ed
amasse la filosofìa come un dono divino
eguale alla fede, ne mostrò tutta l'incon-
gruenza, e fece vedere che di silFatti er-
ronei principii non vi è il minimo sen-
tore negli scritti di quell'uomo dotto del
X secolo, ma che sono essi un parlo mo-
struoso del razionalismo del secolo XIX.
Nella 2.^ parte, in cui si tratta della vita
politica di Gerberto, l'encomiato prelato
si vide costretto a dissentire più volte dal*
SIL
lo storico,!! quale invece di scusare il mo-
do improprio tenuto dal monaco Gerber-
to nelle sue vertenze con Papa Giovanni
XV detto XVI, glielo reca a merito, co-
me se egli non avesse fallo altro che di-
fendere il suo giusto diritto, e in maniera
al tutto legittima. E qui colse il destro di
combattere vittoriosamente certe propo-
sizioni dell'autore o false o troppo avan-
zate intorno all'autorità pontifìcia. Pas-
sando poscia alla 3.^ parte, che viene coa-
sagrala al pontificato di Gerberto sotto
il nome di Silvestro II, si dolse a ragio-
ne mg.'' Laurent del soverchio laconismo
con cui se ne parla, abbracciandoappena
I opagine del suo libro, tutto il rimanen-
te di esso essendo dedicato alla storia let-
teraria del secolo X, alla critica delle ope-
re di Gerberto, alla vita anteriore di lui
al pontificalo; quindi àidditò con brevi
elocpienlissimi tratti le nobilissime azioni
di Sdvestro li a gloria della Chiesa e a
vantaggio della società, le quali furono
o in parte dimenticale, o appena accen-
nate, o malamente inlerpretatedall'isto-
riografo. jXè lasciò punto trascorrere sen-
za gli opportuni riflessi varie inesatte e-
spressioni qua e là disseminate nel libro,
le quali non vanno pienamente d'accordo
col vero linguaggiodella teologia. Da que-
sto ragguaglio critico e gagliardo del ve-
scovodi Chersona, nel quale si espongono
oltre alle principali notizie di Silvestro II,
eziandio le dottrine del suo biografo d.'
Hock, di guisa che il di lui hbro viene con-
siderato sotto un nuovo aspetto, ne viene
che tale opera debba anzi riguardarsi co-
me un'od'esa che come un elogio del la s. Se-
de, dolendo al prelato di non poterne ren-
dere favorevole testirnonianza. Dichiarò
il prelato di avere proceduto con impar-
zialità per una giusta censura, distinguen-
do altiesì la vita di Gerberto da quella
di Silvestro li, perocché egli dice, in al-
cuni rispetti sono essi due personaggi mo-
ralmente diversi, anzi opposti fra loro ;
talché la critica di Gerberto è l'elogio di
Silvestro H, e l'elogio di Silvestro II è
SIL
una giusta critica di Gerberlo: tutt<')ciù
il vescovo ofTi'i in tenue trihuto all'uno
re e decoro della s. Sede, alla «juale ap-
partiene il cuore e la vita sua, e ben egli
Jo dimostrò col suo magnifico, veridico e
logico ragionamento, pieno di giusta cri-
tica e di saggia erudizione. Ed è per lui
che rettanjente si può giudicare di Ger-
berto e di Silvestro II, avendo egregia-
mente corrisposto al suo grave proponi-
mento, riuscendo benemerito a un tem-
po della memoria di quel Papa e della
s. Sede. I concittadini di Silvestro li, suoi
ardenti ammiratori ed abitanti d'Auril-
lac, nel I 8 1 9 ne collocarono il ritratto iu
una delle sale del comune, e nel i 841 in-
titolarono col suo nome la piazza della
città ov'era l'abbazia di s. Cerando; quin-
di nel 1 844 concepiiono l'idea onde per-
petuarne la memoria di erigergli sulla me-
desima piazza una statua in bronzo a lo-
ro spese col soccorso delle obblazioni del-
l'universo cattolico. Con tale nobile in-
tendimento formarono unacoinmissione
composta del vescovo di s. Flour, del pre-
fetto di Cantal, del maire d' Aurillac e
di altri, perchè fosse portalo a compimen-
to. La cominissione sottomise il progetto
a Gregorio XVI e ne implorò il patio-
cinio,equel l^apa, oltre altri larghi beni-
gni incoraggiamenti, delsuopeculiosom-
miniblrò scudi i ooi^Giornalcdi Rotna del
iH"i, p, 963); il conte e generale ÌMa-
nliès d' Aurillac contribuì pel monumen-
to juo franchi, ed il regnante Pio IX del
suo 53o franchi (^Giornale di [ionia del
i8')o,p. I II): l'interoepiscopato, il clero
e altri francesi concorsero a questa na-
zionale diujostrazionc, ed il celebre scul-
tore David d'Angers fu incaricato di for-
mare la statua. Questa compita ed eretta
con piedistallo a capotici viale del Gra-
vicr, a'iG ottobre I 8 j ine fu fattala so-
lenne inaugurazione, il programma del-
la (piale diceva, che il consiglio munici-
paleirAinillacavea decretalo 'Tooo fran-
chi per la solenne ceremonia, 1200 ilei
quali a favore depoveri; che innanzi la
\UL. i,x\ I.
S I M 1 29
statua il cardinal Du Pont arcivescovo di
IJourgesavrebbecelebratouna gran mes-
sa, in presenza d'altro cardinale e di 8
vescovi. Dopo la morte di Silvestro li va-
cò la s. Sti\e 33 giorni.
SILVESTRO III, Antipapa. T.Anti-
rAi'A XX, ed il voi. LX, p. 84.
SILVESTRO IV, Antipapa. F. A.v-
TiPAPA XXVI, già monaco e abbate di
Farfa.
SILVESTRO, Cardinale. Monaco e
abbate di Subiaco, da alcuni viene an-
noverato tra'cardioali di Eugenio III del
1 i5o.
SILVIXO D'Aucnv(s.), vescovo regio-
nario. Sorti i natali nel territorio di To-
losa,o secondo alcuni autori a Daest presso
Bruges in Fiandra, ovvero a Doesbourg
nel Crabante. Passati isuoi primi anni alla
corte dei re Childerico II e Teoilorico IN,
e mentre sta fa per incontrare matrimo-
nio, si ritirò con meraviglia di tutti, per
dedicarsi al divino servizio. Ricevette gli
ordini sagri a R.oma, ov'erasi portato per
divozione, e fu consagra lo vescovo per pre-
dicare il vangelo :igi'infedeli. La diocesi
di Terouane, piena a quel tempo di pa-
gani, fu il teatro principale del suo zelo
apostolico; ecolle solitle sue istruzioni, rat-
forzate dall'esempio di una santa vita, ri-
dusse un gran numero d' anime a Ge«ii
Cristo. Compii la mortale carriera iu .Au-
chynell'Artois, a'i5febbraio7 18. 11 mar-
tirologio romano, come quelli di Fiandra
e d'Usuardo ne f inno menzione a' I ideilo
stesso mese, giorno in cui fu seppellito.
La maggior piirtetlellesue reli<|uie venne
trasportala nel9')i,a cagione delle scor-
rerie de'normanni, all'abbazia di s. Der-
lino in 8. Aiidoinnro.
SI.MCOLO,iV^/7i/»o/«?. Regola e com-
pendio degli articoli delia Fede {^V !\ che
ogni Cr/.t/M«o (/'.) deve sapere ecreil»?-
re, [lerciòdelto volgarmente ilCriv/o(/ .).
La voce Simbolo significa ancora la riu-
nione di piìi cose in comune, ed anche un
segno col (juale si accenna una cosa e si
distingue dalle aiive.DiCi^^iSindiolooòiin-
i3o SIM
holica cristiana {T.),tnonur^eìi\d\Q o fi
gurata, documentale o scritta del crislia-
nesimOjil segno figuralo d'idee religiose
e morali; chiamasi Simbolica il comples-
so de'libri simbolici che contengono le pro-
fessioni e confessioni di fede delia chiesa
cattolica e delle set te protestai) li. Con que-
sto vocabolo Simbolo convenientetnenle
si esprime la formola delia cattolica fede,
e perchè in essa tutte le verità della fede
sommariamente sono rinnite,e perchè per
essa si distinguono i Fedeli àa^Vlnfcde-
li {f^)- Dice il Riagri che il Credo con vo-
ce greca viene chiamato Symòolum, che
significa segno, poiché è il vero contras-
segno per distinguere il cattolico dal falso
cristiano: fu anco c\ì\^n\nlo Hymiiologia
Calliolicc , et Hierarchica Eucharisliadu
s.Dionigio. Altri pretendono che siccome
la parola 6"/mio/o vuole anche dire la quo-
ta parte che ciascuno deve per una cosa
fatta in comune, così il sommario della
Dottrina Cristiana (/^.)edi nostra s. Re-
ligione (/^.) è chiamato Sitnbolo pevchè
ciascuno degli Apostoli (F,) vi ha contri-
buito da sua parte, e messo per cosi dire
del suo e fornito il suo articolo. Quattro
sono i simboli de'quali usa la Cìiiesa ro-
maua:\.''\'JposlolicOj,'2.''\\Niceno, 3.° il
Costantinopolitano chediversi chiamano
aggiunta al precedente (per cui forman-
done uno dicono che 3 sono i simboli rico-
nosciuti dalla chiesa cattolica), il 4-" l'at-
tribuito a s. /Atanasio: sono distinti nel
rome, ma non già nella dottrina, perchè
la lede è sempre la stessa, e dopo il tem-
po degli apostoli non è stata fatta da Dio
alcuna rivelazione in ordine alla medesi
ma j pei che ad essi furono dallo Spirito
santo insegnate tulle le verità. La Chie-
sa colle sue definizioni non pronunzia
mai un nuovo Dogma (''.), ma dichia-
ra, espone e spiega quelle verità, che sem-
pre sono sfate per lei ch-arissime, e per
conseguenza da lei conosciute e credu-
te, e che almeno implicitamente si ten-
nero ancora da tutti i fedeli. In questo
ella è infallibile, perchè sicura dell'assi-
SIM
slenza immediata dello Spirito santo, per
non potere errare giammai. 1 nominati
Simboli adunque non sono una diversa
dottrina; lutti contengono la dottrina me-
desima, e solamente l'uno serve alla mag-
giore intelligenza dell'altro. Se la Chiesa
non avesse avuto che tiranni persecutori
crudeli de'cristiaui, forse non avremmo
che un solo simbolo, quello cioè degli a-
posloli; ma poiché ebbe ancora gli £"re-
tici e Scismatici (F.) oppugnatori osti-
nati de'dogmi, ella affine di assicurare i
suoi figli dal non restar presi dagli eri ori
subdoli e cavillosi di costoro, ha dovulo
di mano a mano mettere in unostalo pi i
deciso e più luminoso le dottrine dagli e-
relici e scismatici combattute. Di qui la
diversità de'simboli più lunghi e più dif-
fusi, ma sempre eguali nella sostanza e
nell'autorità. Tanto apprendo daWlsti-
tuzioni cattoliche del vescovo Bronzuoli,
sez. 2: De^diven^i Simboli e specialmente
di quello degli yjpostoli, che spiega nei
suoi 12 articoli cou dottrina e chiarezza.
Dicesi Confessione di Fede (F.), la di-
chiarazione pubblica e in iscritto di quel-
lo che credesi, nel quale articolo parlai
delle diverse confessioni di fede, pzi;ui-
dio erronee come Y Aitgnstana (F.), V In-
terim [F.), e altre, e meglio a'iuoghi lo-
ro de Protestanti (F.). In che consiste la
diversità della Professione di fede (/'.)
e di quale specie, sebbene anch'essa è una
dichiarazione pubblica e in iscritto sulla
credenza della fede, colle aniiloghe eru-
dizioni, lo riportai a quell'articolo.
DelSimbolo Apostolico. Si appella co-
sì non perchè contenga la dottrina de-
gli apostoli, da altri ridotta alta maniera
di foimolario, ma perchè veramente fu
da essi composto, e non già in iscritto,nia
a voce trasmesso, e al cuore e alla me-
moria de'fedeli raccomandato. La più an-
ticae costante tradizione nefa sicuri; e se
in alcune chiese, d'oriente specia Imeule,
per le sopra esposte ragioni si trovasse in
qualche parola diverso dal nostro, qua-
lora fosse stato da Ila chiesa universale ap-
SIM
provato, sarebbe quello pine una regola
di fede, ma non potrebbe però dirsi prò
priaraente il simbolo Apostolico, L'Apo-
stolico per testimonianza di s. Ambro-
gio, ntW'Epist. 8 r , lib. i o, è quello solo,
che la chiesa romana ha sempre custo-
ditoeserbatointattoed inlero.Cheil sim-
bolo Apostolico fu fatto dagli apostoli ,
lo dimostra eziandio Natale Alessandro,
Ilist. eccl. saec.i,dissert. 1 2, tuttoché non
fosse scritto, come avvertono s. Girola-
mo Epist. 61 od Panviiach. cap. c) , e
Rulìino in Praef. exposit. Synih. A posi.,
aflìnchè non giungesse alle mani degl'in-
fedeli, ma detto a voce e in tal guisa pro-
pagato ne'fedeli per tradizione dagli uni
agli altri. Dice Mortene, che questo sim-
bolo si consegnava ne'primi teu^.pi a quei
cristiani chiamati eletti o competenti, o
Catecumeni (/^'.), cioè si spiegava in uno
a'misleri che contiene, i quali diligente-
mente si nascondevano agi' infedeli per
la disciplina dell'y^rcrt/20, della quale ri-
parlai a Setta. Questa consegna o spie
gazione si faceva loro avanti il ricevimen-
to del 5^/^e5///Jo(^'.) e comunemente nel-
la domenica delle Palme, ma nella chie-
sa romana ciò avea luogo nella 4-' feria
della 4 'settimana di Quaresima, insie-
me all'orazione Pater noiter {/'.), nel so-
lennissimo Scrutinio (/^.) detto in ape-
ritiene auriumj e nell'africana il sabato
avanti la 4-^ domenica di quaresima. Si
pensa a ragione che gli apostoli compo-
nessero il simbolo dopo l'Ascensione di
Gesìi Cristo, quando già ripieni ilei lo Spi-
rito santo, erano per tlividersi nelle di-
verse parti del mondoad annunziare V E-
vangelo (/ .), appunto perchè ciascuno
non solamente insegnasse la stessa dot-
trina, ma la insegnasse con pari termini,
e perchè riuscisse piìi facile ai fedeli l'up
prenderla e ritenerla compilata e ristret-
ta in brevissimo sommario. Dall'essere
piecisamcntei2 gli articoli di questo sim-
bolo, alcuni opinarono die ciascun apo-
stolo ne componesse uno : ma la opinio-
ne più probabile è che insieme e in un
SIM I 3 I
accordo siano stali tulli da essi compo-
sti, come fu solidamente provato anche
dai l)enedeltini di s. Vannes nelle loro
Osser\'azioni alla Bihliulcca del Dupin.
E' una verità di fede per altro che gli
apostoli nel comporre il simbolo hanno
parlato come persone divinamente ispi-
rate, come si dichiara nel Catechismo ro-
mano [r.)paH. I, cap. i,§ 2 : ea tutta
prova di ciò basti il ricordare, che que-
sto simbolo è sfato sempre riconosciuto
come il I .°capo della Tradizione (f.) di-
vina, ossia della parola di Dio non scrit-
ta. 11 simbolo degli apostoli dice cos'i: Io
credo in Dio, Padre onnipotente. Crea
tore del cielo e della terra, ec. cb'è quello
che quotidiana mente recitiamo nelle no-
stre Preghiere [^'.y Anche l'annalista Ri-
naldi all'anno 44> o.°i5 e seg. all'erma
che questo simbolo in Roma si conser-
vò sempre senza variazione, e la chiesa
cattolica l'ebbe sempre in tanta venera-
zione, che nei concila universali resiti-
vasi per lai.' cosa; ed all'anno 60, 0. "7,
narra che recitando il simbolo i cristiani, al-
le ultime parole rar/2/5 resurrectionem,so-
levano farsi il segno della croce sulla fron-
te. Vedasi Mamachi, De'cosUimi dcpri-
initK'i cristiani 1. 1 , p. 1 56 e seg., che ogni
articolo o sentenza del simbolo è stato in-
segnato dagli apostoli. Riporta il Seve-
rano, Memorie sagre p. 1 r 5 e 3q3, ed
io ne parlai a' luoghi loro, che s. Leone
111 per eccitare la divozione de' [)ellegri-
ni e dar loro comodila di fare la profes-
sione di fede sulle tombe dc'ss. Pietro e
Paolo, pose nella chiesa di s. Pietro due
tavole d'argento di libbre q \,\u una delle
quali era il .simbolo degli apostoli senza
l'aggiunta F/Z/o/yr/c, in latino, e nell'altra
in greco; e nell'ingresso della confessione
nella chiesa di s. Paolo collocò uno scu-
do d'ai genio, nel quale era sci ilio lo slesso
simbolo, ma questo non si ammetteda Ki-
na'.di. Il S^mcìU, flettere eccl. t. 5, leti. 3 1 ;
Perchè si dice nel simbolo: Credo s. Er-
cleiiam Catholica'n, non /';, e se vi è dif-
ferenza tra cattolica e universale; lelt. 3 a:
,32 SIM
Che vogliono dire nel Simbolo degli npo-
sloli f]nelle pnrole: Inde i'eniiiruf; esijti-
dicare vii'os, ci mortuof! j l. 7, lelt. iy\:
Che vuol dire : Credo Sanctavi Ecrlc-
sìam CatlioÌiccim,Sanctoruìn communio-
nevi. Inoltre abbiamo: G. Enrico Tenzel,
Dissert.de Symholo Apostolico, Witte-
bcrgae 1 683. Egidio Stianch, Hist. Syiu-
boli Apostolici, ibid.1668. J. Sei". Neu-
mann, De condilorihus Syniboli Apost.,
Lipsiae 1706. Job. Pearson^ Expositio
SymholiApo'!t.^Fvarìcofurù i 7 1 i .Herm.
Witsii, Exercit. in Syinholuin Aposto-
lorum, et Orationcm Dominicani, Her-
bor. 1712. Joh. Rod. Rielsling, De usu
Symbolorum,polissìmum A postolico,Ni-
caeno, Costaiilinopolitnno, elAthanasia-
Hom*^cm,Lipsiaei 753. Nel i 845inGer-
mania si pubblicò: Libri Symbolici Ec-
clesiae catholicae conj aneli alque ìiotis,
prolegomenis,indicibus(jue instntcìi ope-
ra et studio Frid. Guil. Streitwolfct Rad.
E. Klcner. Vi si contengono i 3 simboli
ecumenici, i decreti e i canoni del Tri-
dentino, la confessione di fede di Pio IV,
e il catechismo romano : questa collezio-
ne meritò grandi encomii dagli Annali
delle scienze religiose ■?. .'serie,!. 4, p-47 ' •
Neli85o a Parigi fu stampato: Simbo-
lica, o esposizione apologetica del sim-
bolo degli apostoli, per l' ab. Costantino
Clero : nel t. 9, p. 4^^7 <^b ^^^^^ Annali
se ne rende ragione.
Del Simbolo Niceno. Fu com posto nel
3^5 nel I. "concilio ecinnenico di Nicea
{^V.) da lutti i vescovi dell'orbe cattoli-
co, coi legali di Papa s. Silvestro I, per
conquidere l'eresia degli Ariani ( /^.)cbe
negavano la divinità del Verbo, nel quale
sindjolo è più didusamente spiegato l'ar-
ticolo 2.°di quello Apostolico: Ed in Ge-
sù Cristo suo figliuolo unico, Signornò-
stroj e con la parola Consustanziale al
Padre^ data al Figlio di Dio, viene sta-
bilita perfettamente 1' unità indivisibile
della natura di queste Personcdivine, on-
de si recita nel siuìbolo, Gcnituin,non fa-
ctìini^consnbsiantialcììi Patri. Dice s. A-
SIIM
fanasio, Fpist. ad Jovin., che Osio vesco-
vo di Cordova, presidente del concilio co-
me legato (iel Papa, ne ridusse gli arti-
coli, e ch'egli slesso fu uno de'principali
autori ; lo scrisse Ermogene vescovo di
Cesareadi Cappadocia, comesi legge nel-
r epistola di Basilio a Innocenzo III. A.
Siviglia dico che il suo vesccvos. Lean-
dro morto nel 596, l'introdusse nella li-
turgia di Spagna nella messa, donde passò
nella chiesa romana e nelle altre d'oc-
cidente.
Del Simbolo Costantinopolitano. Ad
istanza dell'imperatore Teodosio I il Pa-
pa s. Damaso I nel 38 1 fece celebrare il
2. "concilio ecumenico er.°di Costantino-
poli [f^.). Quivi si compilò un altro sim-
bolo, o a meglio dire si confermò la dot-
trina di quello di iVicea, e si aggiunse spie-
gazione all'articolo riguardante il mistero
dell'Incarnazione contro gli errori degli
Apollinaristi(^V.), all'articolo dello Spi-
rito santo e per la sua divinità conti 0 gli
errori dei Macedoniani, come dimostra
Fleury, Hisl. eccl. Iib. 1 8, n."6, sopra gli
articoli contrastali da tali eretici, cioè al
3. "articolo: Il quale fu concepito di Spi-
rito santo, nac<pie da Maria Fergine.
E vi si fl)rmò l'articolo della Chiesa cor-
rispondente al 9. "in questi termini : Noi
crediamo Una, Santa, Cattolica e Apo-
stolica Chiesa. Questo è quel simbolo che
si recita nella Messa {F.), cioè dopo V E-
vangelo della Messa {f .), per essa scelto
come quello in cui si esprimono più chia-
ramente i dogmi della fede e si confutano
l'eresie insorte fino a quel tempo, secon-
do il sentimento del cardinal Bona, Rer,
liturgicarum lib. 2, cap. 7. Precedente-
mente nella messa reci lavasi il simbolo
Niceno. Siccome fu compilatoalloichèera
già manifesta la fede, e godeva pace la
Chiesa, per questo lo cantiamo solenne-
mente e pubblicamente alla messa : lad-
dove il simbolo Apostolico fatto in tem-
po di persecuzione, e quando la fede non
era ancor pubblicata, segretamente si re-
cila^iù \ olle iìgW Uffìzio dii'ìno {F .^^ co-
1
SIM
me insegna s, Tommaso 2, 2 Qiinesl.i,
art. g, ad b. Questo simbolo in poche co-
se diflerisce dal Niceno, e vuoisi compo-
sto da s. Gregorio Nazianzeno, come Mar-
co d'Efeso attestò nel 1 439 al coocilio ge-
nerale di Firenze, riportando l'autorità
di tutti i padri greci. Esso è ben diverso
dal simbolo Gerosolimitano, secoiidocliè
contro rOudino dimostra il p. Zaccaria
nella Dissert. de Inventione s. Crucis^nA
t. c) delle Siinbole Goriane, ristampata
in Firenze nel 17 52. F'. Liturgia. Cir-
ca all'introduzione del simbolo nella mes-
sa per recitarsi dopo 1' ^vangelo, si con-
troverte se debbasi attribuire a s. Marco
Papa del 336, come vuole Rivo, De Ca-
non, ohserv. prop. 23, ovvero a s. Dam-
niasol,come vuole Innocenzo \\\,DeJ\ly-
st. Missae lib. 2, e. 49- H citato Sarnelli
t. 9, lelt. 60 : Perchè nel simbolo della
messa si sieno tralasciate quelle parole
del simbolo Apostolico, Descendìt ad in-
ftros, riporta i testi dei simboli Niceno e
Costantinopolitano, che appella dichia-
razioni del simbolo Apostolico fatte per
abbattere l'eresie, e siccome circa a que-
sto articolo non fu mai dubitalo, né an-
co tla verun eretico, non ebbe bisogno di
confei rnazione o dichiarazione in alcuno
de'concilii, come gli altri articoli, cosi fu-
rono om messe le parole Descendit ad in-
feros. Però gli eretici moderni hanno det-
to, che descendit ad in feros vuol dire es-
sere seppellito; ma è di fedi; che l'anima
di (iesù Cristo discese aW Inferno, cioè
al Limbo (A'.) de'ss. Padri, come defiui
il concilio di Laterano e. /ìrniiter, per li-
berare le loro anime ivi detenute,che bea-
lilìcate per la presenza di Cristo, cos\ il
limbo diventò P<z/'a(//iO,e verificò il det-
to al buon ladrone: hodie niecuni tris in
P<7/'rtr//vo. E' proba bile che discendesse nel
Pnrgatorio, e che ne liberasse tulle lo a-
nime; noei mai essendo stalo liberalo al-
cuno dall'inferno, ove nulla esl rcdeni-
^jf/o, onde son favole le liberazioni ili Tra-
iano e di Falconilla dall'inferno. Al sim-
bolo Coslanlinopolitano furono >iijj^iimle
SIM i33
le voci Qui a Patre Filioque procediti
c)ie significa la processione dello Spirilo
santo [f^.) dal l'adre e dal Figliuolo, co-
me 3.' persona della ss. Trinità, per me-
glio dichiarare l'S. "articolo del simbolo :
Credo nello Spìrito santo. Quest'addi-
zione, approvata poi dall'uso di tutta la
chiesa latina e sanzionata da piti ecume-
nici concilii, pretendono alcuni come più
probabile attribuirla a s. Damaso I nel
concilio di Roma del Sjo, secondo Ales-
sio Aristeno cartofilace della chiesa diCo-
stantinopoli nel secoloXII, cos'i altri greci
riportati dairAlIacci,eDuraiidolib.2,cap.
2 4; ma lo dimostra falso il p. de Rubeis
nella sua Dissertalo. Ad un generale si-
nodo delle*Spagne, tenuto d'ordine di s.
Leone I per condannar gli errori de'Pn-
sàllanisti^V.) nel 447>^ P^'' '"J' piesie-
duto da s. Turribio vescovo d'Asturia,
appartiene una regola di fede, che ah."
concilio di Toledo malamente viene at-
tribuita, e in essa dicesi lo Spirilo santo :
A Patre Filioque procedens, decretan-
dosi insieme che niuno si ammettesse al-
la fede se prima non ne facesse la pro-
fessione recitando il simbolo con tale ag-
giunta, o meglio: Credo et in Spirituni
Sanetuni Dondnuni et K'ivifìcantein, ex
Patre Fdioque procedcntem. Di qua pro-
babilmente i padri del 6. "concilio di To-
ledo de! 589, come riporta Aguirre, De
sacr. Trin. niyst. traet. \,c. 54, disp. 92,
sect. 3, t. 2, p. G3qj aggiunsero o me-
glio riconobbero quella voce Filioque al
si mboloCostanlinopoli la no,e prescrissero
che questo nella liturgia si recitasse in-
nanzi l'orazione domenicale o Pater no-
ster, con quella giunta, la quale poi fu da
altri posteriori concilii di Toledo e altri
delleSpagneritenuta, e propagata ancora
ad altri paesi, ond'c che trovasi ancora
nella forinola di tin\c stabilita nel con-
cilio llaelfedense d'Inghilterra, rammcn-
liito da Beda. La .stessa ns;"iuiita Fdio-
CO
quo prcredit nel simbolo di Costantino-
poli,fu ammessa nelsecoloVlllnella chie-
sa di Francia, seconilo Paroiiio e Natalo
1 34 SI M
Alessandro, e più bene liconosciula nel
yGynelconciliodi GenUli{F.);ne\\aGeV'
mania pare stabilila e ricevuta nel con-
cilio à' Aquisgrana {f^-), per la contro-
versiia nata intorno alla processione dello
Spirito santo, ossia sul canto del simbolo
con l'aggiunta Filioque, convocato nel-
r8og d'ordine di Carlo Magno, il quale
per impulso de' padri del concilio spedì
a s. Leone Ili due vescovi, affinchè con-
fermasse l'addizione eia facesse ricevere
all.i chiesa romana. 11 Papa approvò il
dogma della processionedelloSpii itosan-
lo dal Padre e dal Figliuolo, permise il
canto del simbolo a'germani,come lo era
slato permesso a'francesi, ma tenace del-
l'antichità si ricusò d'inserire nel simbo-
lo l'aggiunto, anzi senza questa fece co-
me dissi scolpire il simbolo di Costantino-
poli in due tavole d'argento e l'affisse al-
le porte della basilica Vaticana, al rife-
rire di Novaes, poiché il Magri e altri di-
cono nella Confessione della medesima.
Osserva Piinaldi all'anno 8o9,n.°53, che
s. Leone III in Roma non permise il can-
to del simbolo colla paiola Filioque, poi-
ché quantunque è di fede che lo Spirito
santo procede dal Figlio come dal Padre,
pure non era necessaiio esprimerlo nel
simbolo, siccome ci sono molti altri mi-
steri della fede, i quali non si contengono
in esso. Aggiunge R.inaldi, con Valfrido
Slrabone scrittore di quel tempo, che il
frequente uso di cantare il simbolo ori-
ginò dopo la condanna di Felice d' t-r-
ge/, e che si cantò piuttosto il Costanti-
nopolitano the il iSiceno, perchè ili. "pa-
reva più accomodalo alla musica, o più
veramente come più pieno e più espres-
sivo della divinità dello Spirito santo. Da
questo fallo dell'introduzione ilella pa-
rola Filioque viene più comprovata l'in-
.sussistenza della ricordata anteriore in-
troduzione attribuita a s. DainasoI,ed
in falli Teodoreto che riferisce la sino-
dica di questo Papa e gli atti del sinodo
del Syo, non fa parola dell'addizione al
simbolo; come pure resta esclusa l'all'er-
SIM
maliva di quelli che fauno autore della
slessa aggiunta il concilio generale di TVi-
cea II {f'^-)i fallo celebrare nel 787 da
Adriano!, secoodochè rileva ?sovaes e seb-
bene la riporti nella Storia d' Adriano
Jy ed io ancora in detto concilio per se-
guirlo; forse si aggiunse (j variò qualche
parola, poiché trovasi in diversi modi. jF/>
lioqne; De Patre, Filioque j A Patre, Fi-
lioque pi occdens ; Qui a Paire, Filio-
que procedit : nel simbolo che recitiamo
dicesi Qui ex Patre, Filioque procedit.
Non può dirsi di certo quando la chiesa
romana finaln^ente adottò 1' addizione,
bensì a'tempi di s. Nicolò I deir858 la
giunta trovasi ricevuta dalla medesima,
affermandolo il contemporaneo lialramo
monaco di Corbeia, e rimproverandolo
a s. Nicolò I loscismaticoFozio patriarca
di Costantinopolijchenegava la processio-
ne dello Spirito santo, e forse appunto per
confutare tale errore 1' avrà finalmente
adottata s. Nicolò I; donde par chiaro l'er-
rore di quelli che ne attribuiscono l'intio-
duzione all'antipapa Cristoforo del 90 4,
e quelli che col \'ossio ne fanno autore
il successore Sergio III del 90 5; ma tut-
ta volta il p.deRubeis sostiene, chela vera
epoca della giù 11 la F/V/ofjrue ammesso da Ila
chiesa romana, almeno nella messa, deb-
ba riferirsi a'tempi di Benedetto Vili, di
cui vado a parlare. Imperocché recan-
dosi in Roma s. Enrico II, nel io i4 coro-
nato imperatore da Benedetto Vili, per-
suaseli Papachesi cantasse in Roma nelle
messe dopo 1' evangelo il simbolo della
fede Costantinopolitano, il quale non so-
leva cantarsi^ma fin dal IK secolo sola-
mente si recitava nella messa, come pro-
va il Mabillon, Comnient. in Ord. Rem.
art. 6, n.°3, con buone testimonianze; e
il Marlene, De antiq. eccl. ritib, lib. i,
cap. 4j ^^^- 5j n-" 1 1> colle parole di s.
Leone HI nella conferenza avuta co'le-
gali del suddetto concilio d'Aquisgrana,
riferita puredaBaronio all'anno 809, n.°
G,edaLabbé,Co/jCi/. t. 7, p. 1 197. Questo
sentimento èabbracciato e rinforzato dal
1
SI M
p. Merafi, e dal p. Le Briin che riporta
i documenli che provano recitarvisi oì;,
fin dal secolo IX, come hen avverte Lani-
bcrtini, Del sagrifìzio della Messa. Nar-
ra il contemporaneo e testimonio oculare
Bernone abbate A.U2,\ense, De guibusdam
rilibus adMissae officiuin pertinent. cap.
2, nella Blbliot. PP. t, i8, pag. Sy, che
meravigliandosi l'imperatore che non si
cantasse il simbolo dopo l'evangelo nella
messa come altrove si costumava, gli fu
risposto dal clero : Che non si era ciò m;ii
praticato, perchè la chiesa romana non
era slata mai macchiala da veruna eresia,
macrasi mantenuta sempre costantenella
fede cattolica secondo la dottrina di s. Pie-
tro; eche perciò conveniva piuttosto che il
cantassero coloro 1 quali talvolta conta-
miuaronsi d'eresia. Tuttavia s. Enrico \\
persuase DeneJetlo Vili di far cantare
il simbolo eziandio nella chiesa romana.
Ma il Baronie all'anno io il so^^iunse.
A noi sarebbe piuttosto piaciuto, che in
ciò si fosseavnto più riguardoalla venera-
bile antichi là di looo anni, e si fosse man-
tenutocon gelosia ecclesiastica questo no-
bile vanto alla chiesa romana, che passa-
re alla novità. Passò dunque questo rito
ilei canto del simbolo nelle messe d;il!a
chiesa greca a molle della Ialina, e poi
alla romana, come dimostra Fleury ci-
tato nel t. lò, p. 4o6- Chi poi sia stato
veramente l'autore di tale rito nell'orien-
te, non è affatto deciso. Teodoro Letto-
re, Hisl. eccl. lib. 2, p. jG5, e Nicolò Ca-
listo, Hisl. eccl. lib. i6, cap. 35, l'attri-
buiscono a Timoteo vescovo di Costanti-
nopoli nel 5 IO, per rintuzzar gli errori
di IMacetloiiio. Altri vogliono, che Pietro
Gnafeo, falso vescovo d'Antiochia, fosse
ili.°a stabilire nel 4? 'la recita del sim-
bolo nella sagra liturgia, ciò che non sem-
bra inverosimile a Renaudof, Lilurg. o-
rient. 1. 1, p. 22 i. Il ricordato Bona con-
cilia le due sentenze, dicendo che Pietro
introdusse questo rito nella chiesa Antio-
chena, e Timoteo nella Custanlinopolita-
na. Alessandro IV l'apa del 1 2 j^;^»^'' olle-
SIM ,3ì
nere l'unione della chiesa greca colla lati-
na.dispensò i greci dal recitare nel simbolo
la parolaF/Z/o<7f<e, purché nel dogma sen-
tissero co'Iatini.ciò che loro avea già per-
messo il predecessore Innocenzo IV. Di
pni nel concilio generale di Lione II [r.)
deli2 74>a cui intervenneGregorioXper
la riunione de'greci alla chiesa cattolica,
i quali convinti nella credenza sulla pro-
cessione dello Spirilo sauto, per ciò in-
sieme ai latini cantarono nella messa il
simbolo e 3 volte le parole: Qui ex Pa-
tre Filioque procedit, quol solenne pro-
fessione di fede. Fiuidmente nell'altra u-
nione della chiesa di Grecia [F.) colla Ia-
lina, eseguita nel 1 439 dal concilio gene-
rale di Firenze (/^.) celebrato da Euge-
nio IV, in cui si tornò a questionare sul-
la processione dello S[)irilo santo, ed i gre-
ci rimasti convinti cantarono il simbo-
lo con l'aggiunta FUioqiie^ e confessaro-
no i ! dogma sottoscri vendo il decreto. Che
tale aggiunta sia stata falla sino dal G.°
concilio generale, celebrato nel 680 sotto
s. Agatone in Costantinopoli, fu sentimen-
to di Caleca scrittore del secolo XIV, ed
il Baronio avverte che nel concilio di Fi-
renze si riconobbe la frode de'greci, i quali
dalla professione di fede del 6. ^concilio
nveano scaltramente lolla la parola Fi-
lio(/uej ma il p. de Rubeis corresse Ba-
ronio, perchè i padri del concilio di Fi-
renze parlarono non del G. "bensì del 7.**
concilio generale, e con buone ragioni di-
mostra che a'tempi di s. IMassimo non è
verosimile quest'aggiunta, benché confor-
me a'seii li menti della chiesa romana. L'er-
rore di Baronio fu adottalo dal p. Gar-
p.icr,nellenoteal libro Diurno de' Romani
Po'itt/ìcij ma provando egli con plausi-
bile congetlura che la 3."' professione di
fede in quel libro inserita, sia del memo-
rato s. Agatone, ci dà almeno a conosce-
re qual fosse in qiie'tempi la credenza del-
li chiesa romana stilla processione deilo
Sprilo santo, che in questa professione di-
cesi procedente r/c Palre,FiliP(jiie.O'>>ev-
vano sapicntemeule i greci Caleca, Ces-
i36 SIM
sarione cardinale, e Allacci, che la chiesa
romana polè esprimere colle parole ag-
giunte al simbolo una veri là; e cliese non
si trovano materialmente nelle formole
scritturali, sotto altri vocaboli ella lav-
visava nelle dottrine precisamente con-
tenute nelle s. Scritture. La chiesa roma-
na col credere che il procedere fosse si-
nonimo dell'essere invialo, colla giunta
Filioq ne \u%e^uo a'fedeli ciò clie signifi-
ca in Dio la missione, della quale parla
il vangelo : Quando verrà il consolatore
che io vi manderò, spirilo di ver ila che
procede dal Padre, Così la chiesa roma-
na interpretò i votcaboli , non foggiò gli
articoli; accertò la fede, non cambiò i mi-
steri; e procede in ciò con franchezza da
maestra, qual ella è realmente, di verità;
ben sapendo di esprimere con quel vo-
cabolo una dottrina tradizionale che tut-
te le chiese, almeno implicitamente, am-
uiellevano. Iliconobl)e la saviezza in que-
sto della chiesa cattolica l'arcivescovo di
Twer prelato russo, il quale non solo a
tulta la Chiesa, mapersiuoaciascuno dei
vescovi concedeva il diritto di far nuovi
simboli per la propria diocesi, e però giu-
stilìcava la chiesa cattolica appellando
stoltezza l'accusa contro i cattolici avven-
tata dui greco-iaisso autore delle Parole
de l' orlhodoxic calholique au calholi-
cìsme romain, dottamente confutata dal-
l'altro anonimo ma egregio scrittore col-
la Parola di un callolico romano in ri-
sposta alla Parola dell'ortodossia greco-
russa, e pubblicata dalla Civiltà catto-
lica,ue\\a 2. 'serie, t. 5, p. 1 67 e seg. Inol-
tre l'arcivescovo di Twer recò appunto
in biasimo de'suoi l'esempio della stessa
chiesa greca, la quale contro Macedonio
non ebbe difllcoltà d'inserire nel simbolo
4interiverselti,e lo fece senza che la chiesa
latina vi opponesse la menoma difllcoltà.
Su questo punto si ponno consultare oltre
i nominati, Petavio, Theotog.l. 2,lib. 7,
cap. 2; Bellarmiuo, De Chrislo, lib. 2,
cap. 2 1 ; Natale Alessandro, Hisl. saec.
4, dissert. 87; Angelo della Noce, presso
SIM
Muratori, Script, t. 4? p. 584 i Jneiiin,
Insili, theol. t. 3, dissert. 5 ; Le Quien^,
Dissert. 1 in Damascenuni § 26 ; Leo-
ne Allacci, Vindiciae synodi Ephesinae,
et s. Cyrillì de Processione ex Pqtre et
Filio,Spiritus sancii, Romaei66i. Lo-
dovico Andruzzi, Consensu luni graeco-
rum, tuni latinorum Palruni deProces-
sioneSpirilus sancii ex Filìo contraDosy-
iheuni palriarchani Flierosolyniilanum,
Piomaei7 iG.Gio. Francesco Madrisio,£>e
Symbolo fidei, tra le Opere di s. Paolino
d'Aquileia. Gio. Francesco Bernardo iti."
DeB.uheifi,Fitae GregoriiCypriiC P. Dis-
sert.-2. Qiìanloa\v\lo sui s\mbo\o o Credo
dirò con l'ab. Diclich, Diz. sacro- litnr-
gico, che si dice dopo l'evangelo in tutte
le domeniche fra l'anno, ancorché in esse
8Ì faccia di qualche festa, nella quale non
si direbbe. Si dice pure nelle 3 n)esse di
Natale e indi sino al giorno 8. °di s. Gio-
vanniEvangelista inclusive. Nell'Epifania
(e nella vigilia se cade di domenica) e in
tutta la sua 8." Nella feria V in Coena
Domini, ne'giorni di Pasqua, dell'Ascen-
sione, della i'entecoste, del Corpus Do-
mini e per tutte le loro B.'^ Nelle feste dei
XII Apostoli e degli Evangelisti, e in tutte
le loio B.'^Iu ambe le cattedre di s. Pie-
tro, e nella di lui festa ad l'incula. Nelle
feste della Conversione e Commemora-
zione di s. Paolo, nel giorno di s. Gio. ante
Portani Latinani, nella festa di s. Bar-
Uiiba apostolo, nelle feste dell invenzio-
ne e Esaltazione della Croce, nella Tra*
sfigurazione del Signore, nelle festività de-
gli Angeli, nel giorno di s. M.^ Madda-
lena. Nelle feste de' ss. dottori Gregorio
I, Ambrogio, Agostino e Girolamo, ag-
giuntevi quelle de'ss. Tommaso d'Aqui-
no e Bon.tventura. Similmente si dice il
simbolo nelle feste de'ss. dottori Atanasio,
Basilio, Gregorio Nazianzeno, Gio. Cri-
sostomo, Leone I, Anselmo, Isidoro, Pier
Grisologo, Bernardo, Ilario (i cassinesi re-
citano il simbolo nelle feste de'ss. Idelfon-
so, Leandro e Heda, perchè da essi si ve-
neruuo come dottori dellaChicsa con rito
doppio, a'quali le rubriche accordano il
Credo). Cos'i pure nel giorno 8.°dis.Gio.
Battista e di s. Loienzo levita martire ,
nella festa d'Ognissanti e in tutta la lo-
ro 8. 'Nella dedicazione delle basiliche del
ss. Salvatore, e de'ss. Pietro e Paolo, nel-
l'anniversario della cousagrazione della
propria chiesa o d'un altare, nelle feste
dei santi ai quali è dedicata una chiesa,
e dove si ha il corpo o una reliquia in-
signe di quel sanlo di cui si fa la festa.
INel giorno della creazione e coronazione
del Papa, e nel l'anniversario di detto gior-
no. Nel giorno dell'anniversario dell'ele-
zione e consagrazione del vescovo. Pari-
menti nella festa del patrono principale
d'un luogo o del titolare d'una chiesa (ai
quali conviene il Credo, non perchè sia-
no di Lodasse, percliè si direbbe allora
anche nella festa di s. Gio. Battista; ma
perchè divenendo il luogo piìi celebje, e
concorrendo il popolo alla ftsta del pro-
tettore principale^ o del litolare d' una
chiesa, è di convenienza che ivi il popo-
lo col clero professi la s. fede), non però
di qualche cappella o altare, e nelle fe-
ste principali degli ordini, e per tutte le
loro iif, nelle chiese però dell'ordine sol-
tanto. Non si dice il Credo per la Nati-
vità di s. Gio. Battista, meno quando ca-
de la festa in domenica, ed invece si dice
nell'S.', perchè è santo dell'antico Te-
slamento, come s. Giuseppe, s. Gioacchi-
no, s. Anna; quando però tali santi so-
no litolari d'una chiesa o patroni d'alcun
luogo, o che il giorno festivo d'essi cada
in giorno di domenica, si dice il Credo.
Fmalmente si dice il Credo nelle messe
votive, che si celebrano solennemente /?ro
n- gravi, o per una causa pubblica della
Chiesa, ancorché si dicano in paramenti
paonazzi e in domenica. Leggo nel Ma-
gri, che il simbolo si canta nella messa
ad alta voce,perdenotareIa pubblica [)re-
dica/ionc della s. fede. Nelle ore di prima
e ili compieta si dice segretamente [)er-
che nella primitiva Chiesa non si predi-
cava palesemente la nostra fede. Non si
SlxM j37
diceva nella messa del giovedì sanlo, per-
chè gli apostoli titubavano nella (ètie;
questo rito si osservava a tenipo di Du-
rando, poiché come riportai ora si dice,
e ilDa vanirla assegnò per ragione alla sua
introduzione, perchè in lai giorno si C(ju-
sagra solennemente il Crisnia^r.). Nel
seguente articolo dirò del simbolo di s.
Atanasio, quando si dice o si ommette.
A Ge.nuflessione dissi chi genuflette al-
l' Et incarnatus est, e tulli nelle messe
della ss. Annunziata e nelle 3 di Natale.
Cantandosi il Credo, alle parole Et in-
carnatus est de Spirita sanato ex Ma-
ria P'irginc: Et homo factus est, nella cap-
pella pontifìcia genuflettono i notali nel
t.\ Jll,p. 248, e tutti nelle altre suddette
messe, e lo rimarcai ne' voi. Vlll,p. i49j
IX, p.i i3 ei I 7.
Del Simbolo di s. Atanasio.^ coùch'ia-
malo perchè si attribuisce al dottore s.
/Atanasio [F.) patriarca d' Ale>sandria,
delle cui preclare gesta in tanti luoghi par-
lai. Quando altri ne sia 1' autore, come
più comunemente si opina, è cerli>sÌQiO
che contiene tutta la dottrina che s. A-
tanasio nel concilic Niceno viltoriosacnen-
te difese contro gli ariani. In esso piìi dif-
fusamenle si spiegano i due grandi mi-
steri dell'Unità e Trinila di Dio, e del-
l'Incarnazione. Questo sinìbolo che co-
mmcia Quicumgue vult sah'tis esse, lo at-
tribuiscono alcuni a s. Atanasio, come il
Baronio, Annal. eccl. an. 34o, n.°i 1, il
quale dice che lo scrisse in latino men-
tre si trovava in Ronìa nel 340, e lo re-
citò innanzi al Papa s. Giulio 1 e gli al-
tri che lo assistevano, onde comunicare
colla chiesa romana, dopo le calunnie da-
gli ariani latriate contro di lui, onde nel
concilio di Roma il Papa lo assolse : che
questa professione tli fede fu considera-
la e accettata, e poi riposta cogli atti si-
nodali nell'auq^lissìmu archivio della s.
Sede, e tlopo mollo tempo ritrovatasi co-
minciò a pubblicar^i, e per memoria di
SI gran santo venne posta neirunizio di-
vino, recitandosi dalla chiesa cattolica ài
1 38 SI M
cui era sialo sominamenle benemerilo,
per cui il simbolo fu slahilito recitarlo
all'ora di i.*e in certi giorni assegnati,
da chi è tenuto all'ufllzio divino. 11 Ba-
ronio ciò sostenne con altri fondati nel-
r.'iulorità d'alcuni antichi scrittoli, che
ponno vedersi nel t. 2, p. 7 19 delle O-
pere di s. Atanasio dell'edizione de'Mau-
riui,e in Nata! Alessandro, Saec.^°,ciì[).
6, art. 8 e g, de'quali scrittori tuttavia
il più antico è del secolo VII, poiché di-
cesi che niuno prima del precedente lo
avea attribuito a s. Atanasio. Ma i men-
tovati monaci di s. Mauro, e Natale A-
lessandro ne' citati luoghij il Quesnello,
Dis!,erC.\i^ in Oper. s, Leonisj il Tille-
mont, Jnuol. 34 a s. Atanasio; il Mu-
ratori, De synih. Quicumtjne, Anecdot.
t. 2; il Sòni\\m,dissert. 1 4 De symb. Qui-
ennuple j il p. Speroni conventuale, nella
Disperi, de syinholo vnlgo s. Àlhnnnsiiy
Padova 1 yDojil Papcbrochio,ilLeQuien,
il Mubillon, il Ceillier, il Dupin, Bene-
detto XIV e molli altri, dimostrano che
l'autoie di questo simbolo non fu s. A-
tanasio, dappoiché fra le ragioni che ad-
ducono, osservano ch'egli non avrebbe
onimesso in esso la parola Consostanzia-
le, ch'eia il fulmine più formidabile con-
tro gli ariani, come disse s. Ambrogio,
De Fide lib. 3, cap. i5, e la tessera più
preziosa pe' cattolici di que' tempi. Non
sì conobbe dunque questo simbolo fino
al secolo VI, e Teoduifo d'Orleans fu il
i.°i;he lo allegò sotto il nome di s. Ata-
nasio, ciò che fa credere che in Francia
cominciasse l'errore d'attribuirlo a quel
santo. Il p. Zaccaria, Storia letteraria d' !•
lalia t. 2, cap. 4» p- ^36 dice: » Famo-
sa è la controversia se il Simbolo Qui'
cunique, couìunemente dello di s. Àta-
nasio, sia di questo gran difensore della
fede cattolica; ma non sembra ornai ne-
cessario di muovere lale questione, per-
ciocché quanti v'ha mediocremente al-
zati dal basso voigo,sanno che quel simbo-
lo né è, né potè essere di s. Atanasio. In-
numerabili sono gli scrittori, i qu<^li l'haa
SIM
dimostrato,echianssimeIe ragioni loro."
Ciò però non ostante vi fu un dottore della
Sorbona, il quale colla Dissertation tou-
chant l'autenr de Synibole Qnicumque,
Lyon 1 7 3 o, propugna non senza lode, che
s. Atanasio ne sia l'autore; ma gli argo-
menti, che più sembrano a lui favorevoli,
più sono al suo fine contrari, come av-
vertì il p. Lazzari nella Disserl. de an-
tiquis Formulis Fideij earumqiie uxu
cj:(?rc;7(7;/o, Piomae 17 56, e difesa nel col-
legio romano. Dopo l'accennato anoni-
mo, sostenne che s. Atanasio fosse vera-
mente l'autore del simbolo Qnicunnjuc,
il p. Paolo M.' Cardi servita, nelle Cri-
tiche osservazioni sopra la difesa dell' au -
tore della 3." parte delle Memorie stori-
che del monastero de' ss. Pietro e Pro-
spero di Reggio, d'Ipomenetico Filopa-
trido reggiano, Lucca 1 7^4. Non conven-
gono però questi numerosi scrittori nel
vero autore del simbolo.PietroPitteo, De
ProcessnSpirit. sancii, eoa Gerardo Gio.
Vossio, Dissert. 1.^ de Tribus symbol! s,
l'attribuiscono a un francese. Quesnello
nel citato luogo, a Vigilio di Tapso ve-
scovo nell'Africa. Giuseppe A ntelmi,Z?/.y-
sert. pubblicala nel 1693, a Vincenzo Le-
rinense. Le Quien, Disserti ex Dania-
scen.^vò. ricordala, a s. Anastasio I Papa
del 3g8. Fabrizio, fi/'^/. Graeca\o\.i i,
p. 3o I , a'[)adri nel concilio Niceno. ^Mu-
ratori loc. ci t. a Venanzio Fortuna lo. Sar-
nelli, Leit. eccl. t. io, leti. 9: Se il Sim-
bolo che diciamo di s. Atanasio sia dello
stesso santo, riferisce che alcuni lo ascri-
vono a s. Ilario di Poitiers, altri a s. Eu-
sebio vescovo di Vercelli, ad Anastasio
Sinaita, ed al detto Leriniense; ma egli
sostiene con diversi argomenti e prove,
che il simbolo uscì dalla penna di s. A-
tanasio. Altri in fine l'attribuiscono ad
Atanasio di Spira. Siccome lo stile e le
voci fanno conoscere che il simbolo é di
autore latino e non greco, così trovasi il
greco diverso dal latino; ma il beato car-
dinalTommasi fu di parere che nella pri-
ma sua orìgine il testo latino derivò dal
Sl.M
greco, cl>e qualeCommoniloi io della fede
jN iceiia fu scritto in yreco e in Ialino a i-
slruzione de'catlolici, e promulgato da
s. Atanasio nel concilio d'Alessandria del
3G2, alla presenza de' latini Eusebio di
Vercelli, e di due diaconi di Lucifero me-
tropolita di Sardegna. Però dice Magri,
the s. Eusebio aiutò s. Atanasio a tra-
durre il suo simbolo Dell'idioma Ialino.
A bbiamo 6 di verse forni oledi questo sim-
bolo, le quali dilTeriscono tra loro non solo
ne'termini, ma spesso anche nell'intiere
frasi; L'Usserio scrisse un'erudita disser-
tazione sul simbolodegli apostoli, esulle
altre formole di professione di fede che
furono usale nelle chiese d'oi iente e di
occidente. Quanto alla recita del simbo-
lo Q(ti('iirìì/jue, v'ipoila l'ab. Diclich, che
non si dice nelle domeniche fra 1*8.^ di
Natale, dell'Epifania, dell'Ascensione, e
del Corpus Domini j né nelle domeniche
di P.isqua e di Pentecoste, perchè i loro
uflizi non sono propriamente domenicali;
e per la stessa ragione non si deve dire
nelle domeniche, nelle quali si fa una festa
di rito doppio. Si dice poi nella festa della
ss. Trinità, perchè questo simbolo con-
tiene tutta la dottrina deH'AusrustisNima
o
Triade; non però si deve dire quotidia-
namente dove si celebra la sua 8." per-
chè sembra assegnato alla domenica sol-
tanto; per la qual cosa si dovrà dire nel
giorno 8.° soltanto, ma non ne'giorni fra
r8.' Nel di lui fine si dice il Gloria Pa-
tri (^'.), come si fa na' Salmi, e perchè si
canta all'uso di salmo, e perchè è dichiara-
to in esso il mistero della ss. Trinità, e
perciò è di dovere che lesi renda onore
e gloria.
Sl.MBOLOcSI.MBOLICA CRISTI A-
IS'A. il CI istianesimo ebbe ctl ha i suoi
simboli e la sua simbolica, e nella storia
cristiani) questa ha diversi significati, trat-
ti non meno dall' antico, che dal nuovo
Testa mento.Chian)asuS'/////'o//Vrt eziandio
il complesso de'libri simbolici contenenti
le pubbliche Confessioni di fviìr (/'.) o
/'/o/o5/o«/<///cr/c(/''.) tanto della chiesa
S 1 M I 39
cattolica, quanto quelle ammesse dalle di-
verse coni unioni de'prolestanli. Per gran-
de che fosse l'avversione de'priini cristiani
per tuttociò che rassomigliava al Po/iVei-
5//J0 (/'.), e sebbene abbiano avuto cura di
sbandire dalle loroassemblee tuttociò che
ne richiamava la memoria, siccome non
era in loro potere di creare un nuovo lin-
guaggio, così conservarono necessaria-
mente la parola simbolo [)er espi imere al-
cune delle loro idee religiose e morali. Con
diverse figure significarono gii affetti loro
verso Dio , le virtù proprie de' fedeli, e
vari capi della vera credenza. Ne'primi
tempi del loro insegnamento, aventlo ad
espone delle dottrine precise, ed a com-
battere errori formali, stabilirono pochi
simboli. Gesù Cristo medesimo principiò
la sua carriera di redenzione con un'a-
zione simbolica, il Ballesinio (^ .); per-
petuò la sua morte con un'azione sim-
bolica, la Cena (^ .), ed innalzossi al cielo
dopo un'ultima azione simbolica, l'im-
posizione delle Dlani (^.). Avea egli u-
suto d'altri simboli e avea approvato l'ef-
fusione sopra i suoi piedi d'un vaso pie-
no di profiimij ceremonia comuiovenle
da cui trasse origine il precetto di s. Gia-
como %\.\\\' Estrema unzione (f.) d'i tutti
i fedeli, dopo che Gesù Cristo ne avea i-
stituito il sagramento. A fianco delle sue
istituzioni dirette il divino autore della
felle cristiana avea collocato incessante-
mente i suoi insegnamenti allegorici, i suoi
apologhi e le sue parabole: li prim;> pro-
posizione che fece ai discepoli che dovea-
no propagar la sua gianil'opera, con pa-
rola simbolica loro ilisse: Io vi farò pesca-
lori d'uomini. Usciti dal [>agnne>>imo e dal
giuilaismo, camminando sidle tracce di
Gesù Cristo e de'suoi apostoli, i cristia-
ni ebbero per tempo una simbolica as-
sai ricca. Nelle loro ap(»logie, coniene'lo-
ro templi e altri luoghi ili cult<i, opposero
es<ii simboli a sind)oli, misteri a misteri,
iniziazioni ad iniziazioni. Distinsero i fe-
deli in molte classi, de'sacerdoli e ile'Iaici,
gli tini e gli allri con suddivisioni. Cliia-
1 4o
SIM
niaiono simboli i Sagrnrncntì (f^.), che
n'ioio occhi eriino altiettaiili segrìi visi-
bili di doni invisibili, della redenzione e
della grazia. E siccome tutti i Riti [f^.)
della Chiesa erano altrettante espressio-
ui e forme visibili d'idee invisibili, il Cul-
to {f^-) intiero non fu altra cosa che nna
grande simbolica. In fatti tutti i riti della
Liturgia [V.) hanno per iscopo di dare
un corpo al pensiero, di smibolizzare la
Dottrina Cristiana {f'.). Partecipare ai
sagramenli e assistere a certe ceremonie,
eia un privilegio riservalo a'fedeli bastan-
temente istruiti e sperimentati, secondo
la disciplina AeW Arcano (^ •), di cui ri-
parlai a Setta. Que'fedeli, comegl'inizia-
li al politeismo, aveano de'segni speciali,
come il segno della Croce [l^.) per rico-
noscersi tra loro. Que' segni riceverono
il nome di simboli e di Misteri (/^.), e la
loro spiegazione si disse Mistngogia (^.),
procedendo il misticismo (di cui a Litur-
gia) del pari col simbolismo. La vita e la
morte di Cristo, la vita eia moite della
B. Vergine, il martirio e l'insegnamento
degli apostoli, dierono occasione ad una
serie speciale di rappresentazioni simbo-
liche e mistiche, ricavate dall'antico e dal
nuovo Testamento. I simboli passarono
ai monumenti primitivi, de'quali poi par-
lerò, nella pietra, nella pittura, ne' vetri,
ne'metalli, ec: gli studi simbolici sono in-
trinsecamente necessari agli artisti. Data
da Costantino ! la p;tce alla Chiesa, i sim-
boli sui sagri edifizi presero un gronde
sviluppo^, nelle Chiese {l^-), nelle Cap-
pelle, ne Santuari (^.), nelle Ca/fitcom-
Z>e(/^.), ornati e decorati con semplici bel-
lezze, come dalle sagre fniniagini {f^.).
CoU'andar de'secoli tutte le istituzioni e
tutti i maestosi riti del culto divino pre-
sero un carattere simbolico,conlribuendo
il significato delle sagre Ceremonie (Z^'.)
a mirabilmente sollevarci dalle cose sen-
sibili alle s[)irituali e celesti. Altari, vasi
sagli, reliquiari, templi, cimiteri, orna-
menti poiililicali, lumi, campane, in una
parola quasi ciascun oggetto ricevè la sua
SIM
Benedizione [F .) e la sua Consagrazione
(^.). Va distinta la simbolica monumen-
tale o figurata dalla simbolica documen-
tale o scritta. Questa consiste in un com-
plesso di documenti, nella scienza che gli
spiega, scienza stoiica e dogmatica che con
critica esamina i simboli, quindi gli uni
ammette, gli altri esclude. IVelpiìiampio
significato questa scienza abbraccia tutto
il circolo de'simboli, e per conseguenza
si occupa altresì de'riti e delle ceremo-
nie, ne ricerca l'origine, ne spiega il si-
gnificato. Ma il più delle volte intendasi
per simbolica la scienza che ha solo per
iscopo i libri simbolici. Chiamansi così gli
attici documenti che contengono in com-
pendio, o che espongono in una maniera
estesa ladottrinadellaChiesa Ih. "dique-
sti simboli è quello che porta il nome di
Simbolo degli Apostoli [F .),\\ 2.°èil Sim-
bolo Niceno (^.), il 3.° il Simbolo di Co-
stantinopoli [r.) , il 4-° il Simbolo di s.
Atanasio (F.), di cui si contrasta il vero
autore. A'nostri giorni il celebre alemanno
di Tubinga, dottore in teologia e profes-
sore nell'università di Monaco, Gio. A-
damo Moehler, ci die nella sua lingua,
dalla quale fu tradotta in italiano, fran-
cese, inglese e altri idiomi: La simboli-
ca, ossia esposizione delle contrarie dot-
trine dogmatiche tra' cattolici e protesta zi-
ti, dietro le loro pubbliche professioni di
fede. Il eh. autore volendo d' un colpo
rovesciare la gran macchinadel protestan-
tismo, già impugnalo da tanti campioni
del catlolicismo, abbracciò sotto un sol
punto di vista il complesso delle nuove
dottrine colle sue di verse ramificazioni, le
quali contengonsi nelle puhhWche profes-
sioni di fede ammesse dalle diverse comu-
nioni de'protestanti,edaessi chiamate li-
bri simbolici; al complesso di tali confes-
sioni di fede o libri simbolici,contrappose
egli la dottrina cattolica quale venne espo-
sta e definita dal Tridentino in contiaddi -
zione al novello insegnamento, e che per
unanime consenso de'caltolici contiene la
professione di fede contraria agli errori del
i.1 AI
proteslantismo. Di qui il nome di Sim-
/'o//r(7(l;ito(lMlAIo('!)lerairopeiasua,piM-
chè i libri simbolici ossia pir^fessioni ili
fede della chiesa cattolica e delle set te pro-
testanti servono di base al >iio lavoro. Que-
sta segnalalissimn opera, la quale viene
reputala per la più ampia esposizione del-
la jFff/<'(/'.) cai lolica cori Irò gli errori dei
Pro/ef^^«^»(^.)chesiaap[)arsadopo Dos-
suet, neir Inghilterra medesima si pro-
cacciò SI grande estimazione, che i teo-
logi protestanti della nuova scuola de Pn-
seisti (/'.) d'Oxford, non mancarono ili
citarla e encomiarla, comeqneHiche pro-
fessanti dottrine semi catlolichc, median-
te lo studio della /?p/';,';'of?c(/.) cattolica,
della simbolica e delle antichità cristia-
ne, si peisuadono delle verità eterne, e
delle sagre e simboliche costumanze che
si professano dalla chiesa romana, e mol-
tissimi per convinzione tornarono al ma-
terno grembo della fede apostolica; dopo
avere essi puseisti già ripristinato molte
ceremonie e liturgie della chiesa roma-
na, che servirono a ravvicinarli al rat-
tolicismo, fuori del quale non vi è salute,
nel senso che dichiarai al citato articolo
SETTA.Faccialddio che quest'opera schia-
risca le tenebre in cui sono miseramen-
te avvolti griulelletli di molti pi'olestan-
ti, segnatamente in America, intorno ni
punti ne'quali le novelle sette discorda-
no dalla cliiesa cattolica, unica maestra
di verità eterne. Cattolici e protestanti re-
sero un giusto tributo di lode all' enco-
mialo professore, ma al tempo stesso ven-
ne più che mai a rincrudirsi la lotta da
oltre a 3 secoli impegnata tra' fedeli se-
guaci dell'antico insegnamento cattolico,
e i seguaci delle novità introdotte dai fon-
datori delle recenti teorie. Fero ri poterò
la sentenza: Nelle lotte a prò tifila fede,
t; la vittoria della Chiesa. Si cnltolici che
protestanti videro nella Sifiìhotica del
Moehier agitata nel suo fondo lagrahcnn-
trovcrsia clu> tiene da si gran tempo in
materia di credenza divisi i popoli dai [io-
poli, clic pur vanlansi di avere ed ;ulo-
S I M 1 5 (
raro il medesimo Cristo. Videro dal rav-
vicinamcnto ed antagonismo delle con-
trarie dottrine sorgere e risaltar più che
mai come la figura dall'ombia tutta la
belle?za, la essenziale connessione e coe-
renza delle parti singole col gran tutto, le
conseguenze, gli elTetti del cattolico inse-
gnamento per una parte; la turpitudine,
l'orrore, gli aberramenli, le conseguenze
funesleacui trasse nell'insegnamento pro-
testante il sistema dello spirito privato per
r altra. Quindi ebbeio origine i molti
scritti dell' una e dell'altra comunione,
o a difesa o ad impugnazione della sim-
bolica ; ne ebbe difiìcoltà un gran re di
scendereanch'esso ad aizzare la lizza, (ino
a propone un premio a chi meglio tra 'suoi
fosse riuscito nella tenzone. Ma indarno,
che l'opera di Moehier osi consideri nel
suo piano enei suo sviluppo, o si consi-
deri infine ne' suoi risultamenti, è tale
a non poter giammai essere con esilo fe-
lice combattuta. A' 17 agosto 1 887 scese
nella nobilissima arena della benemeri-
ta e cospicua accademia di religione cat-
tolica di Roma, forte e dolio campione
il sommo teologo gesuita p. Giovannil'er-
rone, e vi lesse il suo grave e interessan-
tissimo ragionamento che gli piacque di
intitolare: Ancilisi e considerazioni del-
ta Sirnholicn di recente pid>l>U cala al prof.
Moelder ntsiioi rapporti col protealaii-
tisnìO e coli' insegnamento caftotico. Fatti
pochi cenni sulla $toria,suirorigineesulle
vicende della Simbolica, fece una chiara,
ragionata ed clo(piente analisi de'due li-
bri in cui si divide: e di^coircmlopai tila-
mente ogni capo, addilo l'unilà ilei pen-
siero che domina in tutta l'opera, le pro-
fonde viste originali delle quali ridonda,
e il contiiuio e luminoso ti ionio che la dot-
trina cattolica vi riporta sopra i mosliunsi
sisteuìi de'novatori; correilò a quando a
quando di opportune giu^lisNiine osser-
vazioni il suo lavoro, e venne con tutta
grazia reltilìcaiidoque'pothi nei,chclbrse
inav vertentemente caddcio dalla penna
del liuomato scnlturt-; uè maucò d'uii*
)4?. SIM
(lilare magistralmente gl'immensi van-
taggi clic il teologo cattolico può ricavar-
ne, in che egli è valoroso e dolio giudice
competente; giacché con queslo libro al-
la mano gli è facile di dimostrare che l'in-
segnamento protestante è essenzialmente
empio, stranamente assurdo, e compiu-
tamente incoerente. Meritamente coro-
nata la bellissima dissertazione dall'ap-
provazione universale de'ragguardevoli
e colli uditori, ad appagare il desiderio co-
mune,nell'istesso anno fu puljhlicata non
meno nel t. 5, p. 383 degli Annali delle
scienze religiose^ che. da'tipi Salviucoi di
Roma: Analisi della Simbolica del prof.
Moehler, intorno all'insegnamento cai
tolico e protestante. 1 medesimi Annali
nel t.i2, p. i46j annunziano la pubbli-
cazione, con qualche prudente avverten-
za, della Simbolica del culto fllo^aico,
opera di Carlo Cr. Gii gì. Fel. Biihr d.''
di teologia, e parroco evangelico prote-
stante ^ lleidelbergai83c). In vece nel t.
ic), p. 474> nell'annunziare la Simboli-
ca popolare, ossia sposizicne comparata
delle contrarietà di fede fra' cattolici e i
protestanti, secondo le loro confessioni,
per G. D iichin a nn ,ì>\r\^onza 1 843, ripor-
tano l'elogio che fa dell'opera il Catto-
lico di Spiraj perchè avendo il professor
IMoehler esaurito in certo modoquanlosi
richiedeva da un teologo per conoscere
i diversi principii di fede, le opposte cre-
denze de'catlolici e de'prolestanti, il d/
Buchmann volse l'animo ad arrecare il
Diedesimo vantaggio a que'che non sono
teologi. Pertanto egli scrisse una Simbo-
lica sul disegno di quella che lo ha pre-
ceduto , adattandola però alla capacità
comune, e riuscì utile a tutti, e special-
mente agli ecclesiastici, i quali si occu-
pano dell' istruzione de' convertendi al
catlolicismo.
Quanto ai simboli e antichi segni mo-
numentali del cristianesimo, de'quali nei
suoi numerosi articoli ragionai, vale a di-
re de'simboli e figure che usavano i pri-
iuilivi cristiani per tener presenti le veri-
SIM
là della religione, alcun» di questi simbo-
li presero dal vecchir Testamento {f^-},
altri dal nuovo, nei quali esprimesi il
confronto tra la figura e il figurato, co-
me fecero gli artisti rappresentando la vi-
ta di lìlose (^.)e quella di Gesii Cristo
{^.)j altri simboli presero dagli anima-
li, altri dagli alberi, altri per significare
la speranza. Il p. Ma m adii [F.)^ De' co-
stumi de'primitii'i cristiani t.i, cap.i, § „
IV, coll'autorità de'ss. Padri e di altri an
liclii scrittori, de' posteriori eruditi nella
archeologia sagra, con qiiella degli anti-
chi monumenti, e precipuamente colla
classica sua opera, Origines et antiquita-
tes Chrislianae, con incisioni, tratta dot-
tamente come i nostri maggiori per tener-
si sempre presenti davanti agli occhi le
verità della cristiana religione, simbolica-
mente delineavano, o scolpivano rozza-
mente varie immagini, e per diverse lo-
ro figure r esprimevano nelle Sepolture
(/^'.), nelle Catacombe [F.), ne Cimiteri
{F.), e ne'Iuoghi dedicati al divin cullo,
laonde con lui procederò a'seguenti cen-
ni. Alfiiichè s'imprimessero nella memo-
ria e si tenessero presente nella mente ciò
che o udì vano da'loro maestri in divinità,
o leggevano nelle sagre scritture, procu-
ravano i priuìitivi cristiani di scriverle e
di rappresentarle con varie figure o sim-
boli che in delti luoghi scolpivano, deli-
neavano e colorivano. Usavano ancora di
far incidere ne'loro Anelli( F .^■io\mg\\i\\\-
ti immagini, le quali contemplando si con-
fermavano nella religione,einfiammavan-
si maggiormente all'amore delle divine
cose, servendosi di tali figure e simboli per
significare i misteri di nostra fede. Se nel-
l'anello scolpivano l'immagine del pesca-
tore, ricordavano quelli che sono per l'ac-
qua rigenerati. ^eWe Iscrizioni {^T.) e-
spriraevano con lettere, figure e simboli i
dognù dell'Unità e Trinità di Dio,e di Cri-
sto che siede alla destra del Padre, e del-
la Pace[F.) e unionecolla Chiesa, e del-
la requie in Dio (\e Defunti [f^.), e òe\ìa
vita eterna. 1 libri dell'antico e nuovo Te-
SIM
slamenlo furono scritti per divina ispira-
zione, e nel i .° olire i dogmi e i fatti chia-
ramente descritti, per varie figure eiano
slate predelle le cose che doveano avve-
nire nel nuovo. Ora qiiesle medesime fi-
gure colla Scultura (r.) e colla Pillura
(/'.), ne' marmi sepolcrali e nelle pareti
de'sagri edifizi in bassorilievi o in pitture
rappresentavano, afìinchè vedendoli si ri-
cordassero del loro significato, e confer-
mandosi nella vera credenza, si animas-
seio ancora a ben operare : ciò pratica-
vano ancora sugli L tensili sagri {^f'.^^%n\
f 'etri (f.), e sopra altre cose d'uso sagro
o civile. E primieramente per lammen-
tar la loro origine, e pensare che i nostri
corpi essendo di terra composti dovran-
no in essa di nuovo convertirsi, incideva-
no nelle Gemme [F.) e nelle Pietre [f.)
fine, e dipingevano nelle mura la crea-
zione iV Adamo e la formazione da una
sua costa d'Eva nostri piogenitori: se A-
damo eia figura di Cristo, il sonno suo
rappresentava la morte di Cristo medesi-
mo, il quale dovea per la morte dormi-
re, acciocché ancora per lui si figurasse
la Cliiesn[f'.) vera madre de'vi venti, ^e-
dendosi inoltre tal figura, sovveniva che
avendo Dio creato 1' uomo, deve questi
procurare di tendere colle buone opere a
DiOjlecui opere sono tutte perfette. Ilisve-
glia va nneoia tale imnìagine nelle men-
ti de' fedeli la memoria della creazione e
della sorgente dell'umane disavventure,
che fu il peccalo del nostro i ."parente A-
damo, e della redenzione e salute peria-
ta da Ge»ù Cristo, perciò appelhito il ?..''
Adamo. Unppiesentavano eziandio ino-
stri antichi nelle sculture e pitture le fi-
gure d'Adamo e Eva, l'albero della vita
e il sei pente che l' ingannò e li mosse a
trasgredire il ili vino pi ecello e mangiare
il pomo fatale; alllnchè potessero aver in-
nanzi agli occhi i principii della disgra-
zia e della schiavitìi dell'uomo, e ricor-
darsi poi della clcnìcnza e virtù di Cristo,
per cui abbiauioavulo la libericela spe-
laoza di giungere al Paradiso ^f). Né
SIM 143
irala^Sciarono di scolpi re e di dipingere m^i
cimiteri e ne'Iuoghi dedicali al divin cul-
lo le immagini d'Adamoe Eva coll'albe-
ro, e cacciati dal paradiso lerieslre e pen-
titi del loro fallo, affinchè sovente si ram-
mentassero che per l'albero della Croce,
in cui Cristo volle morire per s.ilvnr l'uo-
mo, i peccatoli convertendosi e facendo
penitenza delle loro colpe, ponno ricupe
rai" la grazia di Dio, e perseverando nel
benearrivare a quella beatitudine per cui
fummo creati. jVe'cimiteri de'ciistiani Irò
vasi simbolic.'imenlerappresentato Abele
ucciso dal fratello Caino, ÌNoè iiell'arca e
la colomba con l'ulivo segno di pace, A-
bramo in alto di sacrificare il fi-'Iio Isac-
co, Giuseppe venduto da' propri fratelli,
Mosè in allo di cavar l'acqua dilla pie-
Ira o di ricevere da Dio la legge. Faraone
sommerso nel marRoS"io, l'Arca del vec-
chio Testamento, il Candelabro, Sanso-
ne,Giobbe, Davide,Elia, Tobia, i 3 giova-
ni Sidrac, Misace Alidenago nella fornace
illesi, Daniele, Giona, Ezechiele. Imperoc-
ché per lai. 'figura erano i cristiani am-
mollili a fuggir l'invidia che fu cagione
ilei fratricidio, e a imitar la pa7Ìenza, la
f irlezza d'animo e l'innocenza d'Abele,
il quale essendo stalo figura di Cristo e
della Chiesa, polca muoverei riguardan
li a pensarCj per qiial sagrifizioe perqual
sangue abbiano gli uomini ricuperata l.i
libertà e la salve7za, e quali esempi deb-
bano imitare per conservare la fede e l'in-
nocenza propria di chi vive nel grembo
del caltolicismo. Leimmagini diNoé, del-
l'arca e della colomba col ramo d'ulivo,
davano a'nostii maggiori motivo di con-
siderare, che la Chiesa figiuata nell'ar-
ca, sebbene agitata dalle persecuzioni e
da'lravagli, de'quali erano figurcTacque
del diluvio, arriverà finalmente a godere
1.1 celeste |)acc, che non avrà mai fine.
Quanto al sagrifizio d'Abramo, fu figu-
r.i di (jucilo di Cristo sulla croce, che si
olTiì all'eterno suo Padre. Né sol.imcnlc
hacco, ma il di lui nipote Giuseppe lì
glii) di Giacobbe fu figuia di Cristo,<'come
i/i\ Sì Sì
quello fu venduto. Rapprcsenlarono an-
cora IMosè vicino al roveto per denota-
le che il Verbo divino comparve a' Pro-
feti (A .) assai prima che assumesse l'u-
mana natura; e siccome quel gran legi-
slatore si sciolse i calzari per averlo Dio
avvisatoche il luogo ove stava era santo,
cosnn tale atteggiamento fu espresso affin-
chè s'intendesse da'iiguardauti con qua!
rispello e venerazione dovessero stare nei
luoghi dedicati al divin cullo. Esprime-
vano gli antichi cristiani Mosèpure in at-
to di ricevere le tavole della legge da una
inanoj che compariva dall'alto, per si-
gnificare che come dopo rotte le prime ta-
\ole date a lui daDio, ne furono fatte al-
tre due, così data la nuova legge, dovesse
cessare l'antica: e Dio essendo invisibile
e naturalmente conosciuto dagli uomini
per le opere create dalla sua onnipotenza,
questa virtù soleva indicarsi per la mano
dipinta e scolpila inailo. Perla verga con
cui Mosè percosse la pietra e fece scatu-
rire l'acqua in abbondanza, denotavano
la virtù di Cristo, per cui le genti ch'e-
rano nell'aridità e nelle tenebre dell'igno-
ranza, acquistarono la cognizione del ve-
ro Dio o la croce. Coll'albero della vita
e colla verga data da Dio a Mosè legisla-
tore e profeta, il quale fu mandato con es-
sa a liberare il suo popolo ti' Israele (^ .),
e per essa prima divise il mare Rovso e
poi fece scaturire l'accpia, acciocché s'in-
tendesse la 2.^ venuta di Gesù Cristo. Con
Faraone sommerso colla sua armata, i
nostri maggiori erano ammoniti di non
temere le persecuzioni e le calunnie e le
insidie ch'erano loro lese dal nemico, e
di sperare che superati gli sforzi delle po-
deslù inCernali sarebbero giunti alla pa-
tria de' beati, per essere perpetuamente
felici. Nel voi. Vili, p. 128 e scg. descri-
vendo la celebre cappella Sistina del Va-
ticano, ove il Papa celebra o assiste alle
sagre funzioni, rimarcai che nelle pareti
laterali vi furono dipinte quelle varie sto-
rie del vecchio e nuovo Testamento che
spiegai, riguardanti la vita di Mosè e di
SIM
Gesù Cristo, acciò si osservasse il con-
fronto tra la figura e il figuralo simbo-
licamente. L'arca del Teslamentoegual-
mente dipinta nelle cappelle de'cimiteri,
rappresenta la dottrina di Cristo figurata
nella manna che in essa si conserva va. Tro-
vasi eziandio nelle Lucerne [f^.), ne'se- j
polcri e nelle gemme inciso o scolpilo o
delinealo il candelabro, per denotare con
esso il Piedentore che collo splendore del-
la sua celeste dottrina illuminava i fedeli.
Nel rappresentarsi Sansone in allodi le-
var le porte di Gaza, fu significalo Cri-
sto che ruppe colla sua morte i claustri
deir7/?/è/7io ( /^.) e aprì a'morlali la stra-
da del paradiso; Giobbe nello sterquili-
nio, per animarci a soffrire i travagli con
pazienza e fortezza d'animo;Elia nel coc-
chio di fuoco, per denotare la gloria che
riceveremo in cielo dopo le disavventure
e gl'incomodi in questa vita sofferti con
rassegnazione; Davidecollafionda in ma-
no in alto di ferire Goliat,e liberare dal-
l'i mminenteser vii ù filistea il popolo israe-
litico, per significare Cristo che vinse l'in-
ferno e rese la libertà a'morlali; Tobia,
perchè in virtù del pesce ricuperò la vi-
sta, e vide libera la moglie del suo figlio
dal demonio, e fu in questa guisa figura
di Cristo, il quale illumina ogni uomo
che viene al mondo, e ha raffrenalo l'an-
tico serpente, cioè il demonio che sedu-
ceva r universo; i tre giovani nella for-
nacCjdonde uscirono illesi, pcrsindjoleg-
giare che senza venni danno avrebbero
i cristiani superale tutte le calamità che
loro avvenivano, e sarebbero slati alzati
al regno de'cieli; Daniele nel lago senza
essere assalito dai leoni, per muovere con
l'esempio di lui i nostri a solfrire qua-
lunque avversità, poiché Dio sarebbesi
ricordato di loro egli avrebbe premiati;
Giona nel ventre del pesce in forma di
dragone, acciò i fedeli pensassero al Yxe-
dentore,chedopolasua morte rimase sot-
terrato 3 giorni e vinse il dragone cioè
il demonio, e die la vera libertà all'uo-
n)o; e lo slesso Giona sotto l'ombra del-
l'ellera o della zucca, per simboleggiare
che dopo i travagli saremmo pervenuti al
luogo della pace e del riposo; Ezechiele,
per aver quel profeta chifiramenle par-
lato della resiurezionede'/?/or//(^.),uno
de'primi articoli di nostra credenza. Che
se i nostri maggiori nelle pitture e scul-
ture esprimevano le figure tratte dal vec-
chio Testamento, mollo più doveano ser-
virsi delle immagini, che rappresentas-
sero gii avvenimenti e i dogmi desciitti
nel nuovo. Quindi è che in varie manie-
re dipingevano, o in marmo scolpite rap-
presentavano le imniagini del Redento-
re, anche in /17«.?rt/ro (A'.). Orlo esprime-
vano come se stasse '^opra un monte, dal
qual monte scaturissero i 4 lìumi del pa-
radiso terrestre, pe'quali sono figurati i
4 Evangeli (/^.); ora con un bastone in
mano, per simbolo di sua potenza nel-
r operare miracoli ; ora con in mano la
Croce, trofeo della salvezza del genere u-
mano, e se tempestata di gioie, come an-
cora si vede negli antichi musaici, perdi-
mostrareil prezzo e valore di lei; ora sotto
la figura del buon Pastore (/^ .), per a ver
egli detto di esserlo; ora sotto l'immagi-
ne d'un agnello (di cui oltre al versetto
Agnus Deiy ad Agnus Dei di cera bene-
detti, a Pallio, a Pasoua, parlai in tan-
ti altri luoghi, come nel voi, LXIF, p. 83)
per denotare la mansuetudine e l'inno-
cenza immacolata (li lui. A veano parimen-
ti in grandissima vetierazioue il Nome di
Gcsìi (^ •), laonde l'esprimevano in va-
rie fornìe, e sino dalla primitiva Chiesa
appena uscita dall'oriente, colle due let-
tere greche \ P e corrispondenti alle due
prime della voce Cristo (A.), vale a di-
re a\ C e R, le quali lettere unite assie-
me, sicché il X colle sue aste decusasse
il P,e formasse una figura simile alla croce,
con Monogramma (/.) indicavano la vit-
toria anche da lui riportata con quel sa-
lutifero segno sopra rim[)lacabde nemi-
co dell'umano genere. Egli i pure anti-
chissimo l'uso di porre ne'monumenti le
due lettere k il, la prima e l'ultima del-
VOL. LXVI.
SIM i4)
l'ai fabef o greco, per espri mere essere Cri-
sto il principio e il fine, l'Alfa e l'Ome-
ga. Talvolta si servivano della voce gre-
ca \QY1 per significare il pesce, del quale
simbolo ragionai a Sigillo. Se tali let-
tere dividevano, vi formavano l'iniziali
delle parolegreche: Gesìi Cristo, Figliuo-
lo di Dio, Salvatore, forse per accennare
i versi sibillini delle Sibille (/^.). Figu-
rarono Cristo sotto la figura di Orfeo e
della sua lira, non perchè credessero alle
Superstizioni [V.) de'gentili, ma perchè
fìngendo la favola che Orfeo colla sua li-
ra ammansì le fiere, Gesù colla sua dot-
trina e colla soavità del giogo di sua di-
vina legge tolse la fierezza alle più bar-
bare nazioni e le indusse con abbracciare
il cristianesimo all'unione e alla pace. Ol-
tre leimmaginidiCristo oSalvatore[f-\),
e quella delia B. Vergine dipinta nelleca-
tacombe (come rilevai a PittiTra), si ve-
dono nelle lapidi e nelle pitture de' ci-
miteri, ne' vetri e ne!le lucerne degli an-
tichi cristiani, le figure de'ss.P/V^'-o e P^o-
lo (^.), che a' romani e ad altri popoli
annunziarono la fede cristiana, quelle di
diversi santi e sante coronate del ì\Iar-
tirio {y.)- Usavano inoltre i nostri mag-
giori simbolicamente scolpire o dipinge-
re varie figure d'animali e altre cose, per
denotare gli alfelti loro verso Dio, o un
qualohemisterodellas. fede. Pel cervo si-
gnificavano la timidità chedoveano schi-
vare se presi da'nemici del cristianesimo,
ola celerità nel fuggire i pericoli per non
cadere temerariamente nelle mani de'per-
seculori, o il desiderio e la sete che ave-
vano di pervenire alla patria de'beati e
unirsi eternamente con Dio: come sim-
boleggiano nei musaici delle tribune la
vocazione de'fedeli, colle [)ecorelle espri-
menti gli ebrei convertiti, lo accennai nel
voi. XXI, p. 28. Pel Crti'^//o(r.) indi-
cavano la velocità con cui dovevano cor-
rere ad abbracciar l'evangclo. Pe' LcO'
ni [V .) denotavano la tortezza con cui do-
vevano sopportare (pialunque patimento
pel Salvatore, o la vigilanza per non ca-
i46 SIM
deie in peccalo. Per il lepre siiuboleggia-
vano forse i pericoli ne'quali di conliuiio
si trovavano per amore di Gesìl,e per non
essere superbi e astuti come quell' ani-
male. Per le colombe indicavano la sem-
plicità predicata da Cristo (ed dCbistia-
m dicendo con quali nomi furono appel-
lali, notai quelli di colombi, agnelli, vi-
telli, pulcini, e riportai pure i nomi igno-
miniosi con cui furono chiamati da'Ioio
nemici); pel pavone e perla pernice, la ri-
surrezione ; pel gallo la vigilanza, onde
si pose sui Campanili (/'.): pel pesce Cri-
sto, e i cristiani rinati nell'acqua batte-
simale, ed i gentili ne'sepoicri forse vi ac-
cennarono i pescatori; pel serpente accen-
navano la prudenza, second(j l'insegna-
mento di Cristo, siale semplici come le
colombe e prudenti come il seipenle; per
le formiche la provvidenza e l'avversione
alla pigrizia. Si vedono ancora degli albe-
ri espressi nelle pitture e sculture cimile
riali, i quali simboleggiano gli uomini che
si conoscono dalleopereloro,comelepian
le da' frulli. Pel cipresso indicavano la
morte cui dobbiamo soggiacere, cos'i il pi
no (a Sepoltura ne riparlai, anco per ri-
guardo a'genlili); [)er la Palma (/^.) la
viltotia,cbe riporteremo osservando la di ■
vina legge, esod'rendo con pazienza e for
Iczza d'animo i tra vagli;per l'idi vo il fini-
to delle buone opere, lo splendore delle
virtù, la pace,ilcandorde'costumi, la mi
sericordia, e ne ragionai a Olio; per la
vile l'unione de' fedeli con Cristo, a cui
siamo congiunti come i tralci alla vite, e
il mistero deir£'MCflm//tìi(/'.)soUo le spe-
cie sagramentali del J^iiio^f'.). Per le ca-
se che facevano dipingere o scolpire nei
monumenti, esprimevano i sepolcri, o il
corpo nostro , o la patria celeste; per la
nave simboleggiavano laChiesa, fuori del-
la quale chiunque rimane sarà sommer-
so nel mare burrascoso di questo mon-
do e perirà eternamente: nocchiero di es-
sa e capo dopo Cristo è s. Pietro, e della
navicella in allodi trarre la rete riparlai
a Sigilli pontificii; l'ancora è simbolo
S I M
della speranza, della intrepidezza, costan-
za e fortezza ; ragionando poi Mamachi
de' simboli che usavano i primi fedeli a
sperare in Dio, aggiunge che imponeva-
no a'fìgli i Nomi [V.) di Sperato, e alle
figlie di Speranza, per denotare la con-
fidenza che aveano riposta nella bontà
e clemenza divina, anzi con iscrizioni se-
polcrali ancora esprimevano la loro fer-
ma speranza in Dio. Finalmente olire de-
gli altri simboli, di cui tenni proposilo in
molli articoli, trovansi nelle pitture dei
nostri maggiori le figure delle bolli, per
significar la concordia, perchè si forala-
no con vari pezzi di legno commessi in-
sieme, che l'uno accostandosi all'altro vi-
cendevolmente si sostengono; si vedono
[)ure le 4 stagioni dell'anno, quantunque
furono simbolo de'genlili, ma i cristiani
per l'inverno significarono la presente vi-
ta , per la primavera il ristabilimento e
risurrezione dt^'coi pi, per l'estate l'amor
verso Dio, e per l'autunno il martirio. Il
Marangoni tratta de'simboli profani nel-
le cose sagre, di piante e d'animali, usa-
ti diversamente da'gentili e da'cristiani,
nell'opera : Delle cose gentilesche e pro-
fane trasportale ad uso e ornamento del-
le chiese, principalmente nelcap. ^2 ove
ripete il provato nel cap. 24. Che dai li-
bri della s. Scriltiua i gentili rubarono
molte istorie, dottrine e riti, e con favo-
lose invenzioni IcditToi mai'ono, applican-
dole alla loro falsa e sognata teologia. Lo
stessoappùnto si devedire intorno a'sim-
boli di piante, uccelli e quadrupedi ap-
plicali da essi ad onore delle loro imma-
ginariedeilà mitologiche. Laonde con tut-
ta ragione si dovt'anori[)igliar dalla Chie-
sa, e appropriarsi a significare le verità
cristiane, tulle conformi a'misleri rivela-
ti sotto tali si mboli nel vecchioTestamen •
lo, ed in gran parte sotto gli stessi sim-
l)oli espressi nel nuovo. Pei cui nel ve-
dersi talisimboli scolpili, delineali, dipin-
ti anche in musaico ne'cimiteri,quanlun-
que fossero in uso anche de'genlili, non
deve recare a veruno punto meraviglia,
SIM
e.tsendo stati usati e da'genlili e dai cri-
stiani in divei>e maiiieie, e da'piimia-
busivamenle rubati dalla s. Scrittura, e
da'secondi ereditali [)er legittima succes-
sione dalla chiesa giudaica. Riportano al-
tre erudizioni, il Sarnelli, Leti. tcclA.Z,
leti. 6: Delle Jìgu re simboliche usale nel-
la Chiesa, e se sia lecito esporle sugli ai-
tati alla pubblica venerazione; e pe'sim-
boli del martirio, Cancellieri, Disserta'
zione sopra due iscrizioni di s. Sinipli-
eia madre di Orsa e di un altra Orsa.
Nicola Caussino,i9^//jZ'o//ffl acgyplioruni
sapientia, Parisiis 1647. Dirò per ulti-
mo, che il Magri, Notizia dei vocaboli ec-
clesiastici, al vocabolo Symbolum, dice
che questa voce anlicamenle significava
anche un Iegiio,co!lo strepilo del quale si
convocavano i fedeli a'divini uffizi, lenipus
vesperi.
SIMEONE o SIMONE (O, apostolo,
soprannominalo il Cananeo tW Zelante
per distinguerlo da s. Pietro, e da s. Si-
meone che successe sulla sede di Geru-
salemme a s. Giacomo il Ulinore suo fra-
tello. Dal I ."di questi soprannomi, che pe-
rò in sire-caldaico ha la stessa significa-
zione che la parola Zelotes in greco, al
cuni scrittori conchiusero che il santo a-
postolo fosse nato a Cana nella Galilea,
e certamente i greci moderni aggiungo-
no, eh' egli fo8>e lo sposo delle nozze di
Cana, in cui il Salvatore cambiò l'acqua
in vino. Non può almeno dubitarsi che non
sia slato galileo; e Teodoreto dice ch'e-
ra della tribù di Zàbulon o di Neflali. Se-
condo Niceforo Callisto, questo sopran-
nome non fu dato a s. Simeone, che do-
po essere slato chiamato all' apostolato,
pel suo zelo e amore al divino maestro.
Hamniond e Grozio opinano che gli fosse
dato il soprannome ò\ Zelante anchepri-
ma che si unisse a Gesù Cristo, perchè
era della setta di quelli che si chiauia va-
no Zelanti fra i giudei, dallo zelo con cui
facevano professione di seguire la legge
in tutta la sua purità. S. Simeone dopo
convertilo fu molto zelante per la gloria
SIM 147
del suo maestro, e mostrò una santa io-
ilignazione contro quelli che disonorava-
no' colla loro condotta la fede che profes
savano. Tuttociò che il vangelo dice di
lui, è che il Salvatore lo ammise nel nu-
mero de'suoi apostoli. Egli ricevette con
essi i doni dello Spirilo santo, e fu sem-
pre fedelissimo alla sua vocazione. Si leg-
ge in alcuni greci moderni, ciie dopo a-
ver predicato nella [Mauritania ed m al-
tre contrade dell'Africa, si recò a spar-
gete la luce del vangelo nella Bretagna,
e che ivi fu crocefisso dagl'infedeli; ma
questo viaggio non ha per fondamento
veruna prova. Se il santo apostolo pre-
dicò in Egitto e nella Mauritania, ritor-
nò in oriente , perciocché i martirologi
di s. Girolamo, di Beda, di Adone e di
Usuardo collocano il di lui martirio in
Persia, in una città chiamala Suanir,ch'e-
ra probabilmente nel paese dei suai.'i, po-
polo confederato allora coi parti di Per-
sia. Del resto ciò si può conciliare con un
passo degli atti di s. Andrea, il quale di-
ce che vi avea a Bosforo Cimmerio una
tomba in una grotta, con una iscrizione
la quale indicava che s. Simeone il Ze-
lante era stato seppellito in quel luogo. I
martirologi attribuiscono la di lui morte
al furore de'sacerdoti idolatri; ed è co-
mune opinione ch'egli sia stato crocefis-
so. Vuoisi che la basilica Vaticana a Roma
e la cattedrale di Tolosa posseggano la
maggior parte delle reliquie di s. Simeo-
ne e di s. Giuda, anzi la 1 .' ritiene tli ave-
re i corpi d'ambo gli ap(jsloli, la festa dei
([imli si celebra il 28 di ottobre.
SIMEONE (s.), vescovo diGerusalem-
me. Ebbe a padre Cleofas,<la allri chia-
mato Alfco, fratello di s. Giuseppe, e a
madre INInria sorella della B. Vergine. I
più dotti interpreti sono d'opinione, ch'e-
gli sia Io stesso che vSimeone fratello di s.
Giacomo il Minore, di s. Giuda e di Giu-
seppe, di CUI si parla nell' evangelo. Nac-
que 8 o qanni prima del Salvatore, e non
può dubitarsi che non lo seguisse contem-
poraneainenlc a' suoi genitori e fratelli,
i48 SIM
come pure che ricevesse lo Spirilo santo
nel Cenacolo insieme cogli apostoli. Egli
ebbe il coraggio di rimproverare ai giu-
dei la morte di s. Giacomo il Minore, i°
vescovo di Gerusalemme, da essi barba-
lamente trucidato l'anno 62j e non mollo
dopo fu scelto a di lui successore. Prima
della rovina di Gerusalemme, i cristiani
avvertiti niiracolosameote da Dio, si li-
liraronocol loro vescovonella piccolaciltà
di Pella, posta al di là del Giordano; e
poscia tornarono ad abitare fra gli avan-
zi della distrulla città, ove ben presto s.
Simeone vide moltiplicarsi i seguaci di Ge-
sù Cristo. La sua letizia però venne in-
torbidata dalle eresie de'Nazareni e de-
gli Ebionili. Tuttavia finché visse il santo
vescovo, tali eretici non ardirono divulga-
re pubblicamente i loro errori; ma appena
egli mori una moltitudine di empie dot-
trine assalirono la purità della fede. Volle
la provvidenza che s, Simeone sfuggisse
alle ricerche, che Vespasiano e Domiziano
fecero fare di tutti quelli ch'erano della
stirpe di Davide; ma avendo Traiano or-
dinato le stesse indagini, gli eretici ed i
giudei lodenunziaronoalgovernatoreAt-
lieo e qual cristiano e qual discendente di
Davide. Egli sofferse per parecchi giorni
i più crudeli tormenti con una pazienza
che ricolmò di stupore gli stessi suoi per-
secutori; e finalmente fu condannato al
supplizio della croce, col quale compì il
corso di sua vita. Avvenne il di lui mar-
tirio l'anno i 06, avendo l'età di 1 20 anni,
de'quali ne avca consumato 44 nell'epi-
scopato. La sua festa si celebra il 18 di
febbraio.
SIMEONE (s.), vescovo di Seleucia e
di Ctesifonfe, martire. Era soprannomi-
nato Barsaboe, cioè figlio del Follone,
dall'arte di suo padre, come si costumava
dagli orientali, e fu discepolo di Papa ve-
scovo di Seleucia e di Ctesifonle, che nel-
l'anno 3i4 lo fece suo coadiutore. Suc-
cesse poi al medesimo, e compreso il tem-
po che governò con esso,resse l'episcopato
per 26 anni. Nell'anno 34o Sapore li re
SI M
di Pèrsia, fiero persecutoie del cristiane-
sinio, pubblicò un edillo, il quale proi-
biva di abbracciare la religione di Gesii
Cristo sotto pena della schiavitù, e ordinò
eziandio che i fedeli fossero aggravali d'im-
poste. Simeone con apostolico coraggio
scrisse fianca mente al re su questo pro-
posito, e poi con pari fermezza rispose alle
minaccie ch'egli fece sì a lui, che al suo
popolo. Adirato il re, ordinò che si met-
tessero a morte i preti e i diaconi, che si
demolissero le chiese, e che si convertisse
ad uso profano lutto ciò che serviva al
cullo del Dio de'cristiani. Fece poi con-
durre dinanzi a se Simeone carico di ca-
tene, e volle obbligarlo ad adorare il sole;
ma tiovatolo inflessibile, lo condannò ad
essere decapitato. Nello stesso tempo fu-
rono tratti dalla prigione cento altri cri-
stiani, per condurli al supplizio, fra'quali
erano 5 vescovi, alcuni preti e diaconi, e
gli altri servivano nella chiesa in qualità
di chierici inferiori. Poiché furono lutti
decapitati, a nche Simeone ricevette la co-
rona del martirio insieme co' preti Ab-
daicla e Anania, il giorno i 7 d'aprile 34 1 .
S. Maruta fece il trasporlo delle sue re-
liquie, e le depose nella chiesa della sua
città vescovile, che prese da ciò il nome
di Martyropolis. Il martirologio romano
fa menzione di s. Simeone e de suoi com-
pagni a'2 1 d'aprile.
SIMEONE(s.),martire.KSAPORE(s.).
SIMEONE STILITA (s.),cosìsopran-
Dominalo dalla parola greca i^/Z/oj, che si-
gnifica colonna, per essere vissuto a Iqua u-
lo tempo sopra delle colonne. Nacque da
poveri genitori nel villaggio di Sisan sui
confini della Cilicia e della Siria, e il suo
primo njestierefuquellodi pascer le greg-
gie. In età di i 3 anni risolvette di ritirarsi
nella solitudine, per menare vita peniten-
te. Andò quindi a presentarsi alla porla
d'un monastero vicinogovernato dal san-
to abbate Timoteo, e vi stette più giorni
senza mangiare, né bere, chiedendo d'es-
servi ammesso in qualità di famiglio. Ac-
colto nel numero di quelli ch'erano posti
S I M
alla prova, cominciò a iujp.iraie il Sal-
terio a nienle,e praticare le aiislerilà pre-
scritte dalle regole;esi procacciòin breve
r amore ili lutti i fratelli, che ammira-
vano la sua umiltà e carità. Dopo due
anni passò in altro monastero, ove tene-
Tasi una vita ancoia più austera. Quivi
sotto la condotta dell' abbate Eliodoro
fece Simeone rapidissimi progressi, ag-
giungendo alle austerità che vi si prati-
cavano allre volontarie asprezze, fino a
ridursi a mangiare una sola volta alla set-
timana, per cui bisognò che i superiori
rattemperassero il di lui zelo. Egli ob-
bedì, ma dopo avere ottenuto la libertà
di praticare segrete mortificazioni. Cin-
tosi i fianchi con una corda intrecciata di
foglie di palma, e tenendola strettamente
serrata, gli entrò nella carne e vi produsse
un ulcere, il cui puzzo tradì il suo segreto.
Fu tl'uopo che i medici gli facessero dei
tagli profondi per strappamela, locchè gli
cagionò dolori così acuti, che Io si diede
per morto. Tosto che fu guarito, l'abbate
lo licenziò dal monastero per timore che
tale singolarità nuocesse all' uniformità
della disciplina monastica. Simeone si ri-
trasse allora in un romitaggio a pie del
monte Telanisso , ove per imitare per-
fettamente il digiuno di Gesìi Cristo, ri-
solvette di passare tutta la quaresima sen-
za pigliare nessun cibo. Egli comunicò
questa risoluzione al sacerdote Basso, che
dirigeva la sua coscienza, il quale volle
lasciargli IO pani ed un secchio d'acqua
per ristorarsene in caso che la natura ve-
nisse a soccombere ; ma tornatovi dopo
i .\o giorni trovò gli stessi pani e la stes-^a
acqua, e vide Simeone steso sul suolo, sen-
za quasi alcun segnale di vita. Tosto gli
bagnò la bocca con una spugna per dargli
la s. Eucaristia, e Simeone ripresa lena
per questo divino nutrimento si alzò, e
mangiò alcune fogliceli lattuga. In cpiesta
maniera egli passò poi tutte le quaresime,
e ne avea già corse 26 quando Teodoreto
ne scrisse la relazione. In capo n 3 anni
ahbaudonò il romitaggio per andar a vi-
SIM 14.3
vere sulla sommità della montagna, che
per il grido di sue virtù rese ben presto
ri noma la, accorrendo vi moltissime perso-
ne fino da'più remoti paesi, per ricevere
la benedizione del sant'uomo, che avea
la virtù di guarire le malattie. Per to-
gliersi alle distrazioni pensò di darsi ad
una maniera di vita, di cui non si aveva
lino allora avuto altro esempio. L'anno
4^ 3 egli fecefare una colonna alta 6 brac-
cia, sulla quale visse 4 anni. Poi ne fece
innalzare un'altra di 12 braccia, ed una
terza di 24, dimorando i 3 anni orsull'una
or sull'altra. Gli ultimi 12 anni di sua
•vita li passò sopra una quarta colonna al-
la 4o braccia. La cima di queste colonne,
ch'erano cinte d'una balaustrata, non avea
che 3 piedi di diametro; il perchè il santo
né si poteva coricare, né porvisiasedere,e
soltanto si piegava sulla balaustrata quan-
do aveva bisogno di riposare. Due volte
al giorno egli faceva delle esortazioni a
quelli che lo visitavano; ma le donne non
potevano entrare nel recinto in cui era
la colonna. Co'suoi discorsi, che Dio av-
valorava col dono de'miracoli, convertì
un gran numero di gente di diverse na-
zioni. I principi eie principessed'Arabia
venivano a ricevere la sua benedizione.
Teodosio il giovine e Leone imperatori
romani lo consultavano spesso, e si rac-
comandavano alle di lui orazioni. Si nar-
ra che Donno patriarca d'Antiochia, es-
sendosi recato a visitarlo, gli ammini>lrò
la santa Comunione sopra la colonna, ed
è a credersi che altri sacerdoti gli ammi-
nist lasserò so venie questo augusto Sagra-
merito. Einalmente l'impareggiabile pe-
nitente sentì avvicinarsi il su<» fine. Egli
si piegò per orare, com'era uso, iuì non
si rialzò più, perchè si addormentò nel Si-
gnore; e nessuno si avvide di sua morte,
che in capo a 3 giorni. Ciò avvenne, se-
conilo Cosmas, in un mercoledì 1 di set-
tendere dell'aimo 4^t),c 6r)."di sua vita.
Il suo corpo fu portato ad Antiochia, e
gli abitanti di (picUe contrade con molli
vescovi accompagnarono il suo funerale.
,5o SIM
Celebrossi in appresso la sua festa per tutto
l'oriente con grande solennità, ed è se-
gnata a'5 di gennaio.
SIMEONE STILITA (s.), detto il G/o-
vme. Nato in Antiochia nel 5 i 2, entrò in
tenera età nei monastero appellato Thaii-
mf75/oro5 0 Montagna am mi rabile,situato
nel deserto della Siria presso Antiochia.
Ebbe per direttore un religioso che chia-
mavasi Giovanni lo Stilila, perchè dimo-
rava ordinariamente sopra una colonna
posta iielrecintodel monastero, edivenne
fedele imitatore delle sue virtù. Stettean-
ch'egli successivamente sopra due colonne
pel tratto di68annijaccoppiando l'eserci-
zio d' una continua contemplazione alle
austerità della più rigida penitenza. Iddio
manifestò la santità del suo servo con assai
miracoli, massime con guarigioni di molti
ammalati. 1 romani e i barbari ricorre-
vano premurosamente a lui nei loro bi
sogni; egli era ovunqueonoralo,ein parti-
colar modo dall'imperatore Maurizio. A-
vendo i samaritani distrutto le sante im-
magini, Simeone scrisse all' imperatore
Giustino in favore della venerazione ch'e-
ra loro dovuta; e questa sua lettera è ci-
tata da s. Giovanni Damasceno, e dal 2.
concilio di ìNicea. Caduto ammalato circa
l'anno 5q2, s. Gregorio patriarca di Co-
stantinopoli partì senza indugio per as-
sisterlo; ma non viveva più quando egli
■vi giunse.! greci ronoranoai24di maggio,
e i latini ai 3 di settembre.
SIMEONE (s ), soprannominato Sa-
ìfts. Nacque in Egitto nell'anno 522, e
jecalosi nel 552 in pellegrinaggio a Ge-
rusalemme, si ritirò in un deserto vicino
al mar Rosso, ove passò 29 anni nella più
austera penitenza. L'umile servo di Dio,
amando le umiliazioni, si gloriava di es-
sere dispregiato dagli uomini, e passato
in Emesa, procui ò di essere spacciato per
un mentecatto, per cui gli derivò il sopran-
nome di Sahis, che in siriaco significa in-
sensato. Egli aveva allora 60 anni, e ne
passò 6 o 7 in quella città, ivi trovandosi
quando fu affatto rovi nata da un treni unto
SIM
nel 588. Il suo amore per l'umiltà non
restò senza guiderdone, avvegnaché Dio
gli concesse grazie straordinarie, non che
il dono de'miracoli. Ignorasi l'anno della
sua morte; ma è onoralo ih.^di luglio.
SIMEONE (s.), solitario. Nacque a Si-
racusa in Sicilia, da padre greco di na-
zione, e fece i suoi studi a Costantino-
poli, ove fu condotto in età di 7 anni. Di-
staccatosi dalle cose del mondo, si recò
io Terrasanta, e dopo essere vissuto al-
cun tempo sotto la direzione d'un soli-
tario che dimorava verso il Giordano, an-
dò a passare due anni in un monastero
(li Betlemme, in cui ricevette il diacona-
to; poscia fermossi fra i monaci che abi-
tavano alle falde del monte Sina in A-
rabia, ove edificò i fratelli coli' esem-
pio de'suoi continui digiuni e col rigore
delle sue macerazioni. Fu deputato dai
superiori a recarsi da Riccardo II duca
di Normandia, per ricevere l'elemosine
che quel principe era solito di fare al mo-
nastero;ma giunto aRouen, udita la morte
di esso, prese la via di Verdun per an-
dare dall'abbate di s. Vannes, e dipoi ri-
tirossi nell'abbazia di s. Martino di Tre-
veri. R.ipassò in oriente coiraroivescovo
s. Poppone, il quale poi l'obbligò a ri-
tornare seco a Tre ve ri, promettendogli
che lo lascierebbe in libertà di vivere nel
modo che avesse desiderato. Quindi Si-
meone si rinchiuse in una torre presso una
delle porte della città, dove consagrò il
resto di sua vita alla penitenza, alla pre-
ghiera ed alla contemplazione, e morì il
i.°di giugno I o35jO 1 087 come vuoleNo*
vaes. Benedetto IX lo canonizzò il gior-
no 8 settembre 1042, colla bolla Divinae
Ma/estati':, presso il Bull. Bom. 1. 1, p.
349, nel Fontaniui p. 4; '^ Tua' ceremo-
nia fu fatta solennemente a Treveri il 1 7
novembre dell'anno stesso.
SIMEONE STOCK (s.), generale dei
carmelitani. Nacque da onesta famiglia
nel paese di Rent, ed avendo (in dalla
fanciullezza rivolli a Dio tutti i suoi pen-
sieri e i suoi affetti, in età di r2 anni si
^ I M
lilirò in un decerlo. Scello per suo sog-
gioiao il cavo d'uua grossa quercia, loc-
che gli fece dare il soprannome di Stock,
che in quella lingua sif^nifìca tronco, egli
viveva colà iu uua continua orazione, nou
cibandosi che di erbe, radici e fruiti sel-
vaggi. Dopo 20 anni passò in un con vento
degli eremili del Monte Carmelo, ch'e-
ra stato fond.ito nel Losco di Aylesdorf,
nella contea di Reni, e fattavi la sua pro-
fessione,fu mandalo a studiare a Oifoid,
donde turno al suo convento, ove fece ri •
splendere la sua virtù, e nel 121 5 fu e-
letto vicario generale. Nel i 226 si recò a
Roma per gli alfarideirordiuejiilcun tem-
po dopo andò a visitare i suoi fratelli sul
Monte Carmelo, e stelle sei anni in Pa-
lestina. Tornalo iu Inghilterra, nel i 243
divenne il 6.° generale dell'ordne, e fece
confermare di nuovo da Innocenzo IV la
regola de'carmelitani. Egli mostrò gran-
de saviezza e somma santità ne'20 anni
che duiò il suo generalato, nel quale l'or-
dine mollo si estese. Istituì la confrater-
nita e divozione celebralissima dello^crt-
polare {^■), e fu onorato del dono dei
miracoli e delle profezie. Compose mol-
ti inni, e pulibìicò saggi regolamenti pei
suoi fratelli. Essendo stato invitato a
passare io Francia, s'imbarcò per Bor-
deaux; ma morì in questa città a' 16 lu-
glio I 265, in età di I 00 anni, e fu sepolto
nella cattedrale, venendo tosto onorato
come santo. Papa Nicolò II I permise che
si facesse la sua festa a Bordeaux il 1 6 di
maggio, e Paolo V estese questa permis-
sione a tulio l'ordine dei carmelitani.
SIMEONE (s), fanciullo immolato a
Trento dagli ebrei. Neil' anno 1472 ra-
dunatisi gli ebrei di Trento nella loro si-
nagoga,per deliberare sui preparativi del-
la Pasqua, fecero il crudele disegno d'im-
molare un fanciullo cristiano, per sfoga-
re il loro odio conico Gesù Cristo e con-
tro i suoi discepoli. Un loro medico s'in-
caricò di procacciare la vittima, e trovato
sulla porta d'una casa soletto un t'anciul-
loooinaloSimeonc, in dadi ? anni circa,
S 1 M 1 5 .
solleticatolo con perfide lusinghe, lo con-
dusse seco la sera del mercoledì santo,
mentre i cristiani celebravano i mattu-
tini, llgiovedìsera in cui cadde la Pasqua
degli ebrei, i primari tra essi si raccol-
sero in una camera vicina alla sinasosa.
e dopo aver posto un fazzoletto alla boc-
ca del fanciullo, lo martoriarono spieta-
tamente, ficeodo soldi lui corpo varie in-
cisioni, e forandolo con lesine e puntali,
finché spirò. Quindi per isfuggire le per-
quisizioni de'magistrali nascosero il cor-
picciuolo in un fenile, poi in una canti-
na, finalmente lo gettarono nel fiume. Ma
sì atroce delitto non rimase occulto: i rei
furono convinti e condannati a morte, e
la loro sinagoga fu distrutta, fabbrican-
dosi una cappella nel luogo ove fu im
molata (juesta vittima innocente, che Dio
glorificò con molti miracoli. Le sue reli-
quie sono a Trento nella chiesa di s. Pie-
tro, e il martirologio romano ne fa men-
zione il 24 di marzo. Di questo santo ri-
parlai altrove, enei voi. VII, p. 3i2 ra-
gionai del suo culto e sulla caiiouizzazio*
ne de bambini.
SIMEONE nVLACCHI (b.), fìgliodi
Rodolfo conte di s. Arcangelo, città pres-
so l'umini, nacque circa la metà del se-
colo XIII, ed in età di 27 anni abbrac-
ciò Tislituto de'domenicaoì. Vestì l'abito
religiosoìn Rimini, in qualilàdi frale lai-
co, e benché di famiglia ragguardevole
e nipote del vescovo, non volle mai per
la sua umiltà acconsentire di essere col-
locato in grado più elevato, preferendo
di restare sommesso e di esercitale i più
bassi servigi. Egli praticava in altissimo
grado le virtù di astinenza e di mortifi-
cazione,tacendo raccapricciare il raccon-
to delle sue austerità. Era sì graode il suo
zelo per la salute delle anime, che spes-
so scorreva la città con una croce in ma-
uo, insegnando il catechismo gì fanciulli,
e riprendendo i peccatori con lai forza che
olU'Oeva quasi sempre i più felici succe<-
si. Il) silfatia guisa passò gli anni della sua
Vile, che chiuse saulamenlc neli 3 uj. Do-
i5i SIM
pò essersi fatte varie traslazioni delle sue
reliquie, finalmente gli abitanti di s. Ar-
cangelo le trasportarono neliSiy nella
chiesa collegiata con grande solennità; e
Papa Pio VII permise nel 182 i all'ordine
di s. Domenico ed al clero della diocesi
diRimini di celebrarne la fesla,thefu sta-
bilita a' 3 di novembre.
SIMEONE DA LiPNiKA (b.). Nato iu
Polonia nella città di cui porla il nome,
faceva i suoi studi a Cracovia, quando i
francescani dell'osservanza ivi furono sta-
biliti per le cure di s. Giovanni da Ca-
pistrano. La buona fama che quest'or-
dine spargeva lo indusse ad entrarvi, e
ne divenne uno de'principali ornamenti.
Egli aveva non comune abilità per la pre-
dicazione, che rendeva piti e/licace colla
purezza e santità della sua vita. Il desi-
derio di procurare la salvezza degl'infe-
deli, e di meritare la corona del marti-
rio lo condusse nella Palestina; ma non
avendo potuto ottenere ciò che cercava,
tornò a Cracovia, dove essendosi mani-
festata la peste, dedicossi colla più ardente
carità alla cura degli ammalali. Mori in
questosanlo esercizio nel 1482 ih 8 di lu-
glio, nel qual giorno celebrasi la sua fe-
sta, avendo la s. Sede approvato il di lui
culto.
SIMEONE DI RoxAs(b.), dell'ordine
della Trinità pel riscatto degli schiavi.
Nacque a Valladolid neh 552, da Gre-
gorio Ruiz e Costanza di Roxas. Corri-
spose perfelUiinente alle cure de'suoi ge-
nitori, che lo formarono alla pietàj ed en-
tralo giovinello nell'ordine della Trini-
la pel riscatto degli schiavi, si diede con
ardore allo studio della teologia, in cui
fece rapidi avanzamenti. Pel suo profon-
do sa pere e per la sua incomparabile pie-
tà fu elevalo alle prime cariche dell'or-
dine, e vi si condusse con tanta pruden-
za e discrezione che si procacciò la stima
generale. Scello dalla regina Elisabetta
sposa di Fdippo II re di Spagna per suo
confessore, non rinunziò egli perciò alle
làliche che avea mlrapreso per la gloria
SIM
di Dio, e coivtinuò ad annunziare la di-
vina parola, colla quale produceva frutti
abbondevoli di salute; unendo le opere
della vita attiva agli esercizi della con-
templativa.Per accrescere la divozione al-
la B. Vergine, egli fondò una confrater-
nita di persone,lequali vivendo nel mondo
si obbligavano alla recita di alcune ora-
zioni e di certe pratiche di pietà inono-
redi lei. Filippo II quandoandòa prende-
re possesso del trono di Portogallo, com-
mise alle cure del p. Simeone i suoi due
figli d. Carlo ed. Ferdinando. In una ma-
lattia epidemica, essendosi Simeone de-
dicato al servigio degli ammalati, il re
temendo che portasse il contagio nel pa-
lazzo, gli proibì di visitare gli spedali e
le carceri; ma egli rispose che preferiva
il servigio de'poveri a quello della corte,
e continuò la sua opera di misericordia.
L'ordine gli fu debitore della fondazio-
ne di .un nuovo convento ch'egli stabilì
a Madrid. Conoscendo per una luce so-
prannaturale essere vicino il suo fine, lo
annunziò dicenilo che doveva intrapren-
dere un lungo viaggio senza tardare, e
dispostovisi santamente, rese l'anima al
suo Creatore il 28 settembre 1 62^, in età
di 72 anni. Tutti gliordini religiosi di Ma-
drid concorsero a'suoi funerali, e tosto la
pidjblica voce proclamò la di lui santi-
tà. Il processo di sua canonizzazione co-
minciò poco dopo la sua morte : più di
I 00 testimoni furono ascoltati,e deposero
delle vii tu e de'miracoli del servo diDio,
quindi PapaClemeuteXIIl a'i 3 maggio
1766 l'inscrisse nel catalogo dei beali.
SIMEONI. r. Simone (de).
SIMM ACO(s.),PapaLI 11. Nacque inSi.
magia diocesi d'Oristano nella Sardegna,
daFoi lunato, e pe'suoi meriti fu fatto car-
dinale diacono das. Felice I II, odalsucces*
soie S.Gelasio 1 come vuoleCardella,chelo
chiama Celio Simmaco: altri lo dicono ar-
cidiacono della chiesa romana sotto il pre-
decessore s. Anastasio li. A'22 novembie
4()8 fu eletto Papa, ma nello slesso gior-
no insorse per opera di alcuni il4''auU-
SIM
papa Lorenzo (/^.) a contrastargli il seg-
gio apostolico, e mentre s. Simmaco si con
sagrava nella basilica Lateianense, allret-
tiinto fece l'iolruso nella Liberiana, soste-
nuto dal senatore Festo coiiolto con de-
naro e colla promessa di sottoscrivere \'E-
notico[y.)à\ Zenone, siccome guadagna-
to eziandio dall' imperatole Anastasio I
gran proteltoredegli eretici euticbianijon-
de nacquero gravi turbolenze fra il sena-
Io e clero romano, e ne seguirono non po-
chi omicidii. 11 Papa e il falso competito-
re fui ono costretti di recarsi in Ilav'enna
(f^-), dal goto Teodoiico red'ltalia che si-
gnoreggiava Roma, il quale ivi perciò or-
dinò che un concilio giudicasse le loro ra-
gioni, e s. Simmaco trionfo del pretenden-
te, venendo liconosciulo dal re benché a-
riano, con discapitodella libertà ecclesia-
stica, per l'intrusione delia podestà laica
neW Elezione del Papa {P^.).Olleuula da
6. Simmaco la tranquìllitù del suo mini-
stero apostolico, tornato in Roma, tutto
si applicò a renderlo illustre colle sante leg-
gi die ivi promulgò ne'G coucilii che de-
scrissi nel voi. L V 111, p. 91 ega. Nel pre-
cedente a p.- 240 notai, che recatosi in Ro-
n)a Teodorico, il Papa col cleio lo accol-
se con grande onore. Ordinò s. Simma-
co che nelle domeniche e feste de'marti-
ri si dicesse nella messa il Gloriain excel'
sii,- Dea (^.). Proibì a'secolari, ancorché
costituiti in regia dignità, d'intrudersi nel-
la libera elezionede'romaiii Pontefici, con
qucldecretoe particolarità che riportai nel
voi. XXI, p. 200 e 202. Con \'e/jist. 5 ad
Caesariurn cpisc.^ presso Graziano, cap.
1 jquaest. I ,cap. Posscssioneni 6 i , dichia-
rò che potevano da'vescovi darsi ai chie-
rici (luche vivessero per loro sostentamen-
to le possessioni del le chiese, che dicevau-
si Dcnefizi (^.), purché si conferissero ai
soli chierici benemeriti, per cui dice Ba-
l'onio ebbero origine i bcnelìzi ecclesiasti-
ci. Scomunicò l'imperatore Anastasio le
sciolse i sudditi dal Giurutncnto [f^.) di
lèileltà, perché favoriva la iiieinoriii dello
kcisLualicu Acaclo i^iu vescovo di Custuu-
SIM i53
linopoIi,come afferma con molti altri sto-
rici il Sandini, /7tóe Poni. 1. 1 , p. i yojnon-
diineno il Sangallo, Gesta de' Poni. t. 4.
p. 53o, stima che solamente gli abbia mi-
nacciato la scomunica. L'imperatore per
vendicarsene accusò il Papa di manichei-
smo, benché tutti sapessero aver egli cac-
ciutodiRoraa quelli che professavano (|ue-
sta eresia, ed avea fatto bruciare i loro li-
bri: egli coglieva tutte le occasioni di met-
tere intoppi as. Simmaco, pel timore che
avea del suo zelo contro gli /^c<^rt//(/^),
de'quali erasi dichiarato patrocinatore. Il
Papa fece la sua apologia, nella quale par-
lò con tutta (|uella dignità che si convie-
ne a supremo Gerarca. Scrisse nel mede-
simo tempo a'vescovi d'oriente per esor-
tarli a solfrire il bando ed ostni sorta di
o
persecuzioni, piuttosto che tradire la ve-
rità. Alcuni pretendono mettere in forse
a s. Simmaco la gloria di avere edificato
la Chiesa de' ss. Jlartino e Sih'estro[y.),
sopra l'oratorio di Papa s. Silvestro 1, del
quale portandoneil titolo uncardinalFe-
lice fiorilo sotto s. Gelasio I, credono che
lo fosse della chiesa preesistente, ma io col
p. Filippini priore del propinquo conven-
to e storico della medesima, dirò che s.
Simmaco l'edificò dai fondamenti sulle
terme di Traiano e nel sito più alto con-
tigua e sopra quella di s. Silvestro I, sot-
to l'invocazione di s. Martino tli Tours,
ed ora si vede con 24 colonne di marmo
e a 3 navi. Più le donò un tabernacolo
d'argento massiccio di libbre i 2o,e i 2 ar-
chi d'argento pesanti ognuno IO libbre, e
vi fece pure la confessione d'argento. Al-
tri Papi la restaurarono e ampliarono: s.
Simmaco fu tanto munifico colle basiliche
e altre chiese di Roma, che per il loro
ornamento impiegò! 4(^0 libbre d'argen-
to, ollrelo speso per le fittine, per le mol-
te gemme, [)er l'oro, pe'inariui preziosi,
come ttslilìca Anastasio Bibliotecario. An-
che Ciacconio, / itae Pont. 1. 1 , p. 34 ' > f^
menzione di tuli magnìfici abbellimenti e
delle chiese labbriciile dal Piipa, ed oltre
ad alcuni musaici co'quali ornò la basih-
1 54 SI M
« a Ji s. Pietro, abbellì ancora di piltiMC
(juclla di s. Paolo, come si legge iii Mu-
ratori, Script. Ital.i. 3, p. 124. Dopo due
.inni di tranquillità risorto lo scisma di
Lorenzo, il PapanelSooradunò un nuovo
concilio, per trovar la maniera di conser-
var la pace alla Chiesa. In questo fu cre-
dulo da'padri buon mezzodì tener con-
tento il già esiliato antipapa, perchè non
macchinasse nuovi disturbi, di promuo-
verlo al vescovato di Nocera, come fu e*
seguito : ma Lorenzo, naturalmente por-
lato alle sedizioni, prima del5o3 tentò u-
gni mezzo per usurpare il governo del le-
gitlimos. Simmaco, contro il decreto del
sinodo e contro ii comando di re Teodo-
rico, al qual fine lo scismatico accusò il
Papa piesso il re medesimo di gravi de-
litti, subornando con lusinghe e doni pa-
recchi falsi testimoni, alla testa de'quali
erano i due senatori Festo e Probino, che
a veano richiamalo in Pioma Lorenzo, on-
de nacque nuova discordia tra il clero ro-
mano, e fu tratto in inganno il cardinal
Pascasio {T\). Teodorico intrigandosi in
principio nelle cose ilella Chiesa, prepo-
lenlemente mandò in Roma per visita-
tore Pietro vescovo d'Aitino, il quale u-
nendosi agli scismatici, sturbò lutti gli af-
fari ecclesiastici ; ma poi Teodorico di-
chiarò a'seguaci dell'antipapa accusatori
di s. Simmaco, ed a'vescovi di non voler
entrare nelle cose della Chiesa ; per lo
che volendo il re dar fine a tanti tumul-
ti, col consenso di s. Simmaco convocò iu
Pioma il celebre sinodo Palmare, che de-
scrissi nel citato luogo, anzi leggesi nel li-
bro Pontificale che il concilio fu convo-
calo dal Papa slesso. Questi non a farsi
giudicare, ma a solennemente purgarsi,
convocò il sinodo di tutti i vescovi d'I-
talia. Spontaneamente s. Simmaco si as-
soggettò al giudizio di I 2 5 vescovi, i quali
riconosciuta la sua irmocenza, protestaro-
no solennemente: Che il i'escoi'o della ro-
mana sede non deve soggiacere all'esa-
me de' \'escoi>i minori. Non vollero esa-
minare le accuse proferite contro il Pa-
S I !M
pa, lasciando a solo sue arbitrio rispon-
dere a'richia mi degli avversari. Reso con-
sapevole del fatloTeodorico, e approvan-
dolo pienamente, proferì la celebre sen-
tenza, che avrebbe a scolpirsi sulla corona
di tutti i re : Nuli' altro toccargli degli
ecclesiastici negozi che la riverenza! Lo-
renzo fu scomunicato, deposto e caccialo.
Gli alti di questo memorabile concilio si
vedono pressoLabbé, Co«c/7. t. 4,p- 1 324,
e nell'Arduino, t. 2, p.969. Ennodio ve-
scovo di Pavia lo difese con apologia ri-
portata da Labbé, dove sostiene col con-
cilio la dignità e autorità pontifìcia, la qua-
lescioccamente impugnata dal Launojo, è
bravamente propugnata da Natale Ales-
sandro, Hist. Eccl. t. 7,dissert. i . Quando
il decreto del concilio fu portalo nelle Gal •
lie, i vescovi ne furono sgomentali, e in-
caricarono s. Avito vescovo di Vienna di
seri vere a Roma in nome di tulli a Fau-
sto e a Simmaco senatori, lagnandosi che
essendo il Papa slato accusato avanti il
re, i vescovi in luogo di opporsi a tale in-
giustizia si erano tolti a giudicarlo. Per-
tanto dichiarò s. Avito: »>Non si può age-
volmente comprendere, con«e un superio-
re, e a più forte ragione il capo della Chie-
sa, possa essere giudicato da'suoi inferio-
ri". Lodò tuttavia il concilio di avere re-
so onorata testimonianza all'innocenza di
S.Simmaco, con proscioglierlo daogni im-
putazione; e pregò il senato romano di
mantenere l'onore della Chiesa, e di non
permettere che le pecoresi rivolganocon-
Iro il pastore. Questo grave concitamen-
to de'vescovi di Francia, trasecolati dal-
la voce sparsa che il concilio avesse giu-
dicalo un Papa; le loro alle rimostranze
domandando in forza di qual legge il su-
periore venisse giudicato da'suoi iuferio-
ri, protestando non appartenere al greg-
ge di domandar conto del suo pastore,
ma bensì al giudice supremo Cristo; è un
fatto celebre della chiesa Gallicana, del-
l'equità, dottrina e saggezza de'suoi ve-
seovi. Tale avvenimento mostra aperto
quanto falsamente e calunuiosameule al-
SI M
cuni anche tnoJeini si ostinino a chia-
mare coDsuetui'.ini e tisi antichissimi del-
la chiesa Gallicana alcune erronee opi-
nioni e sentenze, nate ne'lempi in cui il
potere civile voleva prepotentemente so-
vrastare a' vescovi di Francia in vece del
P<»pa,per pui governar quella chiesa in ve-
cede' vescovi. Inoltre, anelici vescovi della
Liguria, dell'Emilia e della Venezia, nel
recarsial sinodo Paln)arc, e passando per
Ravenna, rappresentarono fortemenle a
Teodorico che apparteneva al Papa con-
vocarlo; che questo era un diritto della
sua sede, derivato da s. Pietro, e confer-
mato dall'autorità de' concilii. Aggiun-
sero essere cosa non mai più inlesa, die
un superiore dovesse essere sottomesso
al giudizio de'suoi inferiori, protestando
contro una tale violazione delle leggi fon-
damentali delia Chiesa, con mirabile co-
laggio. Ma il re mostrò loro le lettere
di s. Simmaco, nelle quali avea accon-
.«mentito alla convocazione del concilio. La
sua carità non era [)Unto inferiore alla
sua generosa costanza d'animo: con de-
naro riscattò gli schiavi che dimorava-
no nella Liguria, in Milano ed in altre
Provincie. Avendo il re de' vandali Tra-
simondo esilialo in Sardegna molti ve-
scovi ortodossi dell'Africa, i quali giun-
gevano al numero di 2^5, il Papa s'in-
caricò di provvedere a'Ioro bisogni, man-
dando loro ogni anno vesti e denaro. Ab-
biamo tra le opere d'Ennodio una lettera
che scrisse ad essi per consolarli, e vi unì
per douo le reliquie de'ss. Romano e Na-
zarìo martiri. In 4 ordinazioni, nel dicem-
bre e febbraio, creòi i 7 vescovi, c)2 preti
eiG diaconi: Cardella registra due car-
dinali, Marciano, e Bonifaciopoi Papis.
Bonifacio U. Oovernò s Simmaco 1 5 an-
ni, 7 mesi e 27 giorni, e morì a' 1 f) luglio
5 14, nel qual giorno se ne ce'ebra la fe-
sta Fu sepolto nel portico della basilica
di s. Pietro. Si hanno di Ini 1 2 lettele; due
altre che gli si attribuiscono, sembrano
apocrife. Su (piesto Papa 1' Amori fece
lina Dissfrliizionc, che stampò a Rulo
SIM i5'>
gna nel i ySS. Vacò la santa Sede sei
giorni.
SI^LMACO, Cardinale. V. Simmaco
0-), Papa.
SI. M ISO. Sede vescovile dell'EIenopon-
to nell'esarcato di Ponto, eretta nel V se-
colo e fatta suilraganea d'Amasia, alcuni
chiamandola Ainiso(^f.)^Ainisio, Amin-
sus, e che fu arcivescovato onorario for-
se quando con Amasia iu mclro[)oli civi-
le (lell'Elenoponto. La città fu fabbrica-
ta da que'di .Mileto, riedificata dal prin-
cipe di Cappadocia. Vi si conservavano
de'corpi di uiaitiri della fede, che patiro-
no sotto Antonino, ed a'20 marzo se ne
celebra la festa. Simisoo Amiso,/^//i/5e//,
è ora un titolo vescovWe in partibus, sot-
to l'arcivescovato simile d'Amasia.
SI MONCELLI Girolamo, Cardinale.
Nac(pie nobilmente in Orvieto, e lino da
fanciullo die manifesti indizi d'indole vir-
tuosa, e di talenti atti a cose non comu-
ni. Come pronipote di Giulio III, [)erchè
la madre Ciistofora era figlia di Daldo-
vino fratello del Papa, questi in età an-
cor giovanile a'22 dicembre I 553 lo creò
cardinale diacono de'ss. Cosma e Damia-
no; passato all'ordine de'preti ebbe [)ri-
ma il titolo di s. Prassede, indi (piellodi
s. Maria in Trastevere e i." di detto or-
diiie.LostessoGiuliollIa'a5giugnoi 554
lo fece vescovo di Orvieto sua patria, di
cui ne resse la chiesa con fama di vigile,
retto e zelante pastore fino ah 5(3?., nel
quale tempo dimessala si restituì in Ro-
ma. Morto il vescovo V^anzi neh 570, il
(juale eragli slato sostituito con regresso,
il cardinale ne iii)rese ilgovernocon tito-
lo di amministratore, e lo ritenne lino al-
la morte. A' io settembre I 5()a convocò il
sinodo diocesano, le disposizioni del qua-
le sono ih. "corpo di leggi diocesane che
Siasi stampato per la chiesa d'Orvieto. Nel
febbraio Kìoo divenne % escovo «lei vc<.co-
valo subui bicario d'Albano, donile nel-
l'aprileiGoi fu traslalo a quello di Fra-
scati, da cui passò all'altro di Porlo e <.
lìullina nel giugno 1 Go 3. Alieno come e-
I 56 S I M
gli era da qualunque sorte d'ambizione,
liiosliò sempre nella sua condotta quel-
la prudente libertà qualesi conviene a un
pi incipe della romana chiesa; laonde né
il timore, ne gli umani riguardi, né la cu-
pidigia di avanzarsi a maggiori dignità,
giammai potè rimuoverlo dalla sua co-
stanteequilà egiustizia. Nondimeno Can-
cellieri nel Mercato a p. i 27 e 285 par-
lando de'6o anni del suo cardinalato, ri-
ferisce una sua bizzarria, cioè die faceva
filtaccar fuoco di nascosto ai carri di fie-
no, per impaurire i villani, e poi ne pa-
gava il danno. De gnstibus non est dispu-
tandiiin! Morì in Roma a' 22 febbraio
i6o5, d'anni 81, dopo aver indossata la
porpora 60 anni, come rioaarcano Car-
della, Novaes e altri. Ma scegli fu creato
cardinale neh 553, è chiaro che appena
ebbe 52 anni di cardinalato, al quale fu
sollevalo in età di circa 29 anni. Bensì
convengo, che in tale tempo e con raro
esempio intervenne a' io conclavi perle
elezioni di Marcello 11 (che visse 22 gior-
ni), Paolo IV, Pio IV, s. Pio V, Gregorio
Xin, Sisto V,Urbano VlI,GregorioXlV,
Innocenzo IX e Clemente Vili. JN'oterò
che dalla morte di Sisto V all'elezione di
Clemente Vili trascorsero appena i 7 me-
si e 3 giorni, dentro il cui breve spazio
di tempo fuiono creati 4 Papi; anzi es-
sendo morto Clemente Vili 9 giorni do-
po il cardinale, questi per poco non sitro-
TÒ all' I I ." conclave. Nel voi. 1 X, p. 292
feci un elenco de'cardinali creati in gio-
vanile età, e nel voi. XV, p. 290, un e-
lenco de'cardinali che vissero assai ein-
tervenneroa molti conclavi,rilevando che
soltanto il cardinal Orsini, neli 191 di-
venutoCelestinoIlI,èil 2.° esempio d'un
cardinale intervenuto a io conclavi. A
quello per l'elezione di Gregorio XIV, il
conclavista e i partigiani del cardinal Si-
nioncelli tentarono di farlo sublimare al
triregno, con fabbricare e pubblicare le
famose Profezie de' Pontefici (Z^-), attri-
buendole falsamente a s.Malachia, con de-
signare il cardinale col mollo : De anti-
SIM
(]uitale Urbis, alludendo alla sua patria
Orvieto, che dicesi in Ialino Urbs f^elus,
nella vana speranza d' indicare con tal
supposta profezia il porporato. Il cardinal
Sinioncelliessendostatosepolto senza al-
cuna funebre memoria, è incerto ove ri-
posano le sue ossa. L'Ughelli nella serie
de' vescovi d'Orvieto lo dichiarò tumula-
to in s. Pietro in Montorio, in quella dei
vescovi di Porto nella chiesa di s. Maria
del Popolo, onde il Ciacconio non potè
stabilire il luogo del suosepolcro, così Car*
della: Novaes lo tace allatto. Opino per
la Chiesa di s. Pietro in Montorio (^.),
perleseguenti ragioni e monumenti. L'at-
tuale titolare di questa chiesa cardinal
Antonio Tosti, oltre gli anteriori restau-
ri eabbellimenti operativi dalla sua mu-
nificenza, nel 1 85 1 zelando le riparazioni
alle rovinecagionate nel i 849 dai conflit-
li tra i repubblicani di /io/«<7(/^.) e l'ar-
mata francese per occupar la città, e non
essendogli riuscito di conoscere: i.° Chi
rappresentano i due ritratti scolpiti sulla
balaustra della magnifica cappella di Giu-
lio IIJ[r^.), sotto l'invocazione di s. Pao-
loapostolo;2.'' Chi rappresenta e racchiu-
de il nobile monuxnenlo a corna episto-
lue, senza iscrizione, tranne quella di re-
cente epoca fattavi scolpireda mg. 'Nardi
Valentini, qualificandola cappella di sua
famiglia; si degnò onorare la mia medio-
crità a esternarne un parere. Pertanto,
dopo aveie studiato tutti gli scrittori che
parlano della chiesa di s. Pietro in ìMon-
torio, e degli artisti che lavorarono nel-
la della cappella (fra i quali il gran .Mi-
c)ielangelo, Vasari e l'Ammanoali), po-
tei dichiarare con erudite prove quanto
qui laconicamente indicherò in sostegno
dell'esternata opinione sul luogo ove ri-
posano le spoglie mollali del cardinal Si-
moncelli. Che Giulio llledificòla cappel-
la e^piessamente pel sepolcro del suo zio
cardinal Antonio Ciocchi del Monte, t del
suo avo Fabiano Ciocchi del Monte che
die principio alla grandezza di sua casa,
e pare ancora colla mira che poi potesse
SIM
pni- servire pegli altri parenti, come i fal-
li lo dimoslrarjo. Che i due ritraili della
balaustia ricordano con qualche proba-
bililà i genitori del Papa, ad onta della
patita alterazione, per motivi chequi non
occorre ripetere. Cheil nobilemonumen-
to certamente contiene leceneri e rappre-
senta l'avo Fabiano, o forse anche il pa-
dre Vincenzo. Che nella medesima cappel-
la, oltre il cardinal Antonio, vi furono al-
tres'j deposti i nipoti di Giulio III, i car-
dinali Corniaj e Nobili (i cui precordi so-
no in s. Bernardo); il cardinal Innocenzo
Ciocchi del Monte, spurio e figlio adot-
tivo del suddetto Baldovino fratello del
Papa , ma senza monumento. Di conse-
guenza sembrami indubitato, che ezian-
dio vi ricevè la tomba il cardinal Simon-
celli pronipotedi (iiidiolll, tanto più che
negli storici della Cliiesa di s. Maria chi
Popolo won trovai alcun motto di lui, né
vestigio di sua tumulazione in c^sa, e che
anco il p. Valle nella Storia del Dunnio
d' Orvieto, asserisce che fu sepolto in s.
Pietro in Montorio.
SIMONE (s.). F. Simeone (s.).
SIMONE MAGO, eresiarca. Nacque
in Gilton borgo di Samaria, discepolo del
mago Dositeo e seguace de'principii del-
la diabolica Magia [P' .)\fìse'^r\a\a da Zo-
roastro, la quale ivi dichiarai, dicendoclie
s. Epifanio lo chiamò principe e autore
degli ereticij scelleratissimo ingannatore
che per le sue cnormissioie malvagità fu
detto da s. Ignazio vescovo, primogenito
di Satanasso. AlTermando Dositeo tl'es-
sere il Messia, anche Simone si circondò
di prestigi, e fu considerato come un es-
sere di una natura superiore da'samari-
lani che Io nominavano la grande vii tìi
di Dio. La f.ima de'miracoli degli aposto-
li fece stupire Simone, il quale dclcrnii-
nò di farsi battezzare, sperando d'inipn-
rare da essi de'segreli che superassero di
molto i suoi. Di fatti ricevette d battesimo
i\'A diacono s. Filippo che avea convertila
laSamaria,il (juale deluso dalle apparen-
ze, tenne per sincera la di lui conversio-
SIM ì'ij
ne. Poco tempo dopo recandosi s. Pietro
con s. Giovanni nella Samaria, per am-
ministrare a'fedeli la confermazione con
l'impor loro le mani, nel qual aitosi vi-
de scendere dal cielo una luce sui cresi-
mati ; Simone persuaso che per magico
artifizio facessero i ss. Pietro e Giovanni
scendere loSpirito santo, offrì loro dena-
ro per ottenere il medesimo potere. Gli
rispose l'apostolo s. Pietro: Possa peiir le-
co il tuo denaro, giacché tu pretendi di
comprare con esso il dono di Dio. Formò
indi s. Pietro il canone contro la simonia:
Si qitis Episcopus per pecunias hanc sii
dignitateni consequutus^\.elpreshyter,i'rl
diaconus, deponatur et ipse, etqideuni
ordina\'it, et a conimnnione oninino ex-
cidantur, ut Simon magus a me Peter).
Ecco l'origine della parola Simonia [f'.),
che applicossi al traffico delle cose sante.
Rimarcai a ScoMU?fiCA, che questa fu la
I. 'fulminata da s. Pietro, e fu l'esempla-
re di quella che i Papi di lui successori
lanciano contro gli eretici e i scismatici.
Iu3pparcn7asi umiliòSimone, perchète-
meva, ma il suo cuore non fu tocco. Ben
lontano dal seguire i consigli di s. Pietro,
che lo avea esortato alla penitenza, do-
po la sua pai-tenza dedicossi più che mai
alla magia. Iiritalosi l'eretico piultnsto
dalla repulsa.che dalla scomunica, traboc-
cò in eseci alide bestemmie, e pei- sparc;e-
re in più parli nello stesso tempo i suoi
errori, con>pose un libro di contraddillo-
rii. Aderiva in esso a'caldei circa la ma-
teria ingenita ed eterna; impugnava co-
me i sadiicei la risurrezione della carne;
negava il liberoarbiliio; diceva bastar la
sola fede per seguir la salute; imitò Zo-
roastro nella dislinzi<>ne de'due principii,
dicendo il principio vizioso essere il Dio
adoratodasli ebrei, ed ilbuono il Dio che
hi Padre di Gesù Crist<i, e creatore delle
nostre anime. Al i.°alliibuì la generazio-
ne tlclla carne, chiamandola prima amsa
di lutti i mali : bestemmia, eli è al parer
ili s. ìienco,piusqatim liacrcsts.Sop,s,n>iì-
i^cva il verclno Testamento dettato ila Dio
k58
SIM
cattivo per inganno degli uomini; e con-
forme ngli ebrei venerava il giorno del sa-
l)nlo, in cui Dio compi l'opera del mon-
dojegliinodio del Dio cattivo ordinò che
in rpiel giorno si digiunasse. Quindi de-
rivarono in alcune chiese cattoliche del -
l'oriente quelle costituzioni, in cui si proi-
bisce il digiuno del Sabato (f^.). 11 prin-
cipio buono lo chiamò Padre d'un figlio
fìnto, mandalo in terra per distruggere
l'operedel principiocattivocon patimen-
ti ideali e morte fittizia; e perciò diceva
che il ss. Sagramento fosse figiu'adel cor
pò, e non il corpo reale di Cristo. Insinua-
va inoltre una comunicazione d' uomi-
ni e donne, Ex quorum menstruo et se-
mine si componesse l'ostia, per purifica -
reconquesti la materia viziosa del Sagra-
mento. Affermava infine, potersi rineg-ir
la fede con atti esterni per fuggire la mor-
ie, dicendo che gli alti esterni erano ci-
vili, o indifferenti, o semplici movimen-
ti. Alla quale proposizione il cardinal Pal-
lavicino si oppone, colla prova di tanti
martiri, che per nonfarealcun atto, ben-
ché esterno, vollero piuttosto morire. Co-
sì il Dernino,nell'/.y/onV2 di tutte l'eresie.
Invidioso Simonede'progressi del cristia-
nesimOjabbandonòSamaria e visitò le Pro-
vincie in cui non era stato ancora predi-
cato il vangelo, col disegno di suscitarvi
de'nemici contro gli apostoli. Egli com-
prò in Tiro la cortigiana Elena o Selc-
ila, con quello stesso denaro con cui vo-
leva comprare loSpirito santo. Tale fem-
mina divenne complicede'suoi disordini,
e lo strumento principale ch'egli impie-
gò per stabilire la sua setta de Simonia-
«/, eretici del I secolo della Chiesa attac-
cati al partito di Simone e seguaci de'suoi
errori, non chead accrescerne il numero:
uno de'suoi empi discepoli fu Menandro,
che di vennecapo della setta eretica de' /l/e-
naiidriani{P'.).JLs9,a donna era oraMiner-
va, o la famosa Elena che cagionò la ro-
vina di Troia; ora la produceva come l'in-
telligenza prima, la madre di tutte le co-
se, lo slesso Spirito santo. Scorse ch'ebbe
SI.M
molte provincie,ingannando molti co'suoi
prestigi, il furbo e malvagio Simone andò
a Roma verso ranno4' di nostra era, ove
per consenso de'più illustri e più antichi
autori ecclesiastici, qui vi fu adorato come
unDio dallo stesso senato,e furono erette
nell'isola del Tevere, a lui ed alla sua E»
lena, due statue co'nouii di Giove e di Mi-
nerva. Molti dotti critici negano questo
fatto, e affermano che la statua trovata
nel silo in cui dicesi ch'eravi quella diSi-
raone, non portava il suo nome, ma quel-
\od\SemoSnncus divinità romana. Del-
la statua eretta in Trastevere da Claudio,
che pervenne all'impero m detto anno, al
medesimo Simone Mago, parlano s. Giu-
stino, ^^^o/og. 2,s. Ireneo, e con altri più
Tertulliano, e s. Cirillo Gerosolimitano
nella Catechesi 6 co^i dicendo: Romano-
rum e l<^> itale m u<;que adeo decepit [S\mo-
iìe),utClaudius ejus staluam erigerei cuoi
hac subscripiione Snioyi Deo Sascto.
Si ponno vedere la Dissert. de statua Si-
moni Mago creata, qua occasione agi tur
de Chresto Si'elonii, di Antonio Van Da-
le che sta nelle sue Dissert. de Oraculis,
Amstelodami 1700. Giorgio Wona, De
cultu Simonis Magi apud romanos , Je-
naei663, WittebergaeiGy t. Ma essen-
dosi scavala nel 1574 01 583 una lapide
con questa iscrizione che può anche ve-
dersi in Grutero a p. q6 : Semosi Sj?!-
GO Deo Fidio, entrò in pensiero a Pie-
tro Ciacconio, che quegli antichi padri si
fossero ingannati nella somiglianza del
nome, e non esservi mai stata né statua,
né iscrizionea fivore di Simon Mago, ma
la creduta dedicata a lui essere la dedi-
cala a Simoneantichissimadeitàdella Sa-
bina (^.), c\\\ama{o SangOy a Sanciendis
ybcf/enii/Sj cui presiedeva, e Fidius,a/ì-
^e,che assai richiedesi negli stessi patti. In -
contro tal congettura approvazione pres-
so il Valesio, il Pelavio, il Piigalzio e al-
tri molti. A ragione però, dice Novaes nel-
l'erudite note a\h Storia di S.Pietro, \\e-
ne rigettata dal Baronio, da Tillemont,
da datale Alessandro,da'BoIlandisli a'^c)
SIM
ciiigno, dai LencùctlinilMassuet e Ceillier,
dal p. Orsi, Travasa, Berli e da altri as-
siti, non polendo sembrai' credibile, ches.
Giustino ei uditissimo nella storia de'gcn-
lili, ben informato di Simon Mago, con
cui ebbe comune la patria, ne punto i-
giiarodi Roma, ove ebbestanza e Scuola
(f^.) per lungo tempo, prender potesseab-
baglio e inserir volesse nella sua apolo-
gia un avvenimento, se certo stato non
fosse presso d'ognuno e divulgato. Diceva
il p. Laubrussel gesuita, Traila to dell' a-
liiso della critica, \..i,^.\ 07., a\ dotti in-
glesi Hammond e Spcncero, convien di
rneltersi seriamente a provare contro tan-
ti valenti critici, che s. Giustino non ha sa-
puto leggere, achei Padri i quali gli han-
no prestalo fede, non sono stati che tan-
ti ciechi d'altro cieco seguitalori; percioc-
ché questo è quanto bisogna per vendi-
care con buone ragioni s. Giustino dal-
rallentato commesso dal Ciacconio e dai
suoi copiatori. Il quale aigomento vale a
pioporzione anche pegli altri Padri. Ciò
non ostante il marchese . Malici nella Let-
tera al p. Ànsaldi domenicano, slampa-
la in Verona neli749-5o col titolo Ar-
te magica dileguata, dice che la suddet-
ta iscrizione con grande equivoco fu da
s. Giustino riportala aSinion Mago, e del-
lo slesso sentimento pare che sia il gesui-
ta Zaccaria, Storia letteraria d'Jtalia t.
2,p. 7 5. Ria in favore della narrazione
di s. Giustino si dichiarano ancora con
(orti ragioni un p. filippinodi Verona nel
le Osservazioni sopra l'opuscolo che ha
per titolo: Arte magica ddeguata , Vene-
ria lySo, e ilp. Mamachi, Origin. et an-
liquit. Christian, t.2, p. 227, il quale do-
po Mosemio e Fabricio, fa il novero de-
gli autori dell'una e dell'olirà sentenza.
Sdegnali pe'progressi che l'impostore e pa-
triarca degli eresiartlii Simone faceva in
Roma, i ss. Pietro e l'aolo colle loro pre-
dicazioni conlutarono quel falso aposto-
lo, i suoi errori, le sue millanterie, spac-
ciando che com'era la virtù di Dio signo-
reggiava gli angeli, onde godeva il favo-
S ni I 7(,
re dell'imperatore Nerone ch'era fanati-
co per le superstizioni della magia. Quin-
di volendo dar Simone una sti.iordina-
ria prova del suo potere, s'impcgnòdi sol-
levarsi in aria in un carro ili fuoco, o co-
me dissi nella biografia di s. Pietro e aì-
trove,avend(j [)iomesso Simone all'impe-
ratore e al popolo, che saiehbcsi iiuial-
zato nell'aria per mezzode'suoiangeli, os-
sia demonii,pretendendo d'imitar l'ascen-
sione di Cristo; mentre nel Foro romano
(altri dissero nel foro del palazzo impe-
riale propinquo al romano, ed altri nel
teatro, ma Pilisco spiegò che amo il foro
imperiale chiamavasi teatro) a vea luogo
il volo alla presenza di Neroneed'immeu-
sa moltitudine concorsa allo spettacolo, i
ss. Pietro e Paolo o meglio s. i'ietro sol-
tanto (imperocché sebbene vi sia discre-
panza fra gli scrittori, dimostrò l'ab.Cuc-
cagni nella dotta f'itadis. Pietrol. 3,cap.
r),che s. Paolo non er.» presenteal conflilto,
ma consapevole di esso oravo perchè il Si-
gnore confondesse 1' ipocrita e rendesse
vittorioso il suo collega, cos'i armonizzan-
dosi le due sentenze, perchè s. Paolo col-
le >uepreghiere coadiuvò la vittoria) s'in-
ginocchiò per fare orazioneacciòiddio ma-
nifestasse pubblicanjente gl'inganni del-
l'eresiarca e mago. Simone dopo essersi
elevalo in alto fu abbandonato dai demo-
iiii, pi eci[)itosameiitc cadde stramazzone
in terra e si fracassò le membra con istu-
pore e terrore di tutti, presso il luogo o-
ve fu poi eretta la Chiesa de' ss, Cosma
e Damiano, e nella propinqua Chiesa di
s. Francesca ro'/zrt///? (/'.)si conserva una
pietra su cui è tradizione che s'inginoc-
chiasse in quella solenne occasione s. Pie-
tro e v'imprimesse le sue sante vestigia,
che si osservano in due fossette, come ri-
levarono s. Gregorio diTours, iMiraculor.
Iib. I, cap. 27, e Lancellolli, ///.?ror. O-
li\-etan. Iib. 2, cap. 7. Narrano alcuni che
Simone si ruppe soltanto lo gambe, ma
non potendo sopravvivere al dolore e al-
la vergogna, si giltò dalla lìneslra della
casa in cui l'avcaDo trasportalo i suoi di-
i6o SIM
scepoli Marcello e Apuleio, perciò conver-
titi e poi martiri, e morì disperato ver-
so l'anno 64 secondo Arnobio. L'evange-
lica carità di s. Pietro avea pregato Dio,
che non facesse morireil mago sui colpo;
tua gli dasse un qualche spazio al penti-
mento, di cui non profittò a tremendo e-
senipiodegli eretici suoisuccessori. Nel voi.
LVII, p. 196 raccontai l'opinione d'alcu-
ni scrittori, che volendo i seguaci di Si-
mone portarlo a Brindisi, passando per
V Arìccia, ivi infelicemente morì e fu se-
polto, e che gli aricini cristiani per ricor-
daie il memorabile trionfo di s. Pietro a
questi eressero un tempio. Del volo e del-
la caduta di Simon Mago parlano Arno-
bio, Ad\'. gentil, lib. 2; s. Cirillo Gero-
.solimitano, Calerli. Sjiss. Epifanio, Am-
I )rogio, A goslino,e Massimo tori neset9erm.
Sin Natili. Apost. ;covtìQ pures. Filastrio,
Severo Sulpizio, Teodoreto,ed altri rife-
liti djil Colelerio, in Const. Apost, Gae-
tano Golt, Dissert. sul volo e cadala di
Simone Mago: si legge nel t. 2, p. 187 e
iqi del Giornale ecclesiastico di Roma.
Aless. Simmaco Mazzocchi, De Simonis
volata, ac mina velevum leslimonia, nel
t. 3 Kale.nd., Neapoli \'j55. L'odio che
Nerone portava a'ss. Pietro e Paolo si au-
mentò per l'avvenimento tragico di Simo-
ne, e die motivo cheincrudelisse nella per-
secuzione contro i cristiani da loro con-
vertiti. La morte dell'impostore Simone
non pose termine alla sua setta di ereti-
ci, la quale sussistè fino al principio del
IV secolo, ed anche fino al X, al dire di
Mosè Barcefa, ma a quell'epoca non era
composta che d'un piccolissimo numero
di persone. De' diversi ricordati discorsi
di Simone, da lui intitolati Contraddillo-
rii, perchè sforzavasi di contraddire alle
verità del vangelo, non se ne conoscono
che pochi frammenti raccolti daGrabe nel-
lo Spicilegiam ss. Palruni. In sostanza, ol-
tre il già detto con Bernino, l'erronea dot-
Irina di Simone era un misto confuso d'i-
dee platoniche e di stravaganze mostruo-
se. Egli diceva, che Dio non ha protlotto
SIM
il mondo immediatamente; se creato aves-
se l'uomo, prescritte gli avrebbe leggi da
cui non avrebbe deviato, e evitata avreb-
be la sua caduta; l'universo, quale noi lo
vediamo,opera è dunqued'un'intelligen-
za secondaria, limitala ne'suoi mezzi e che
non ha potuto dare alla sua opera la per-
fezione ch'essa non avea. Tocco dallo sla-
to d'avvilimento e d'umiliazione in cui il
genere umano languiva inconseguenza di
sua ignoranza, Dioavea risoluto alla fine
di renderlo libero illuminandolo, e scelse
Simone per tale disegno, ovvero per par-
lare col suo linguaggio, egli era tuttociò
ch'è in Dio.Compiuta egli avea la sua mis-
sione, traendo da un luogo di corruzione
la sua meretrice Elena, cioè l'inlelligen-
za 0 l'anima. Rigettando egualmente la
legge di Mosèeqiiella recentissima di Cri-
sto, egli avea conservato qualche precetto
del vangelo, come il battesuno, ma l'ani-
ministiava coU'acqua e col fuoco; inoltre
lutti i suoi principii erano in opposizione
con quelli del cristianesimo, di cui erasi
dichiarato il più ostinatoavversario, e che
non cessava mai di combattere. Sostene-
va che tutte le azioni erano indilferenti,
echegli uomini erano salvi perla sua gra-
zia e non pe'loro meriti; per essere salvi
bastare credere in lui e in Elenasua con-
cubina, perciò non volea che i suoi disce-
poli spargessero sangue per stabilirne la
dottrina. Nega va che GesùCrislo fossesta-
to crocefisso nel vero. Isuoi discepoli com-
posero diversi scritti, fra i quali uno in-
titolato la Predicazione di s. Paolo, ed
un Evangelo che chiamarono Libro r/e'4
angeli del mondo, perchè di viso in 4 pai'-
ti. Si ponno leggere per maggiori notizie
sopra questo! ."eresiarca e capo degli£'re-
tici (^•), il p. GaelanoìNL' Travasa, del-
la patria edella vita di Simon ]Mago,iS"<o-
ria critica degli eresiar chi dell secolo del-
la C/i.'e.v<7, Venezia i r^a.CheSimoneMa-
go fosse diverso da Simoneeresiarca, pre-
tese di provarloVitringa,OZ'.v('n'rt^ Sacr.
lib. 5,cap. 12, p.159; ma fu confutalo da
Moshemio nella DisserlatiodeunoSimo-
SI M
'ne Mago, llelmsladii i 734. Michele Sili-
cio già avea seri Ilo, /9e Simone /llago har
iclicoruni onininni p^j^/v, Geissae iG()|.
Tuinmasolllig, De haeresiarchis atvi a-
poslolici, Lipsiae 1690. Rinaldi, Annali
eccl. an. 68,11." 1 6escg.; Foggiiii,^f/io//j.
ci. Pttri itinere, Exerc. 1 2, p.247, disser-
tazioiietutla impiegala a difendere il con-
fililo di s. Pietro e di Simon Mago, e la
narrazione di s. Giustino, avendo scritto
s. Girolamo, De viris illusLr.c.i , essere
a Roma andato s. Pietro ad cxpiignan-
cluni Sitnoiieni AJaguin, ed ove appena
giunto cessò la stolta potenza deli. "ere-
siarca, ed ebbe luogo la strepitosa vittoria
del capo delia Chiesa; Calmet, Coinnient.
in. Bihl. l. 'j ^Dissert. de Simone Mago j
Giannandrea lleiwigio, Disserl.de Simo-
ne Mago, Wiltebergae i6q3; Agostino
\'avtii\o,DeSimonefl[iìgo,uc\Trìfol.hisC.
sacr., Rostochii i655.
j S1M0>E, Cardinale. Francese e mo-
f naco di Cluny, priore del celebre mona-
stero cluniacense della Carità sulla Loì-
ra, melilo che s. Celestino V nel settem-
brei2q4 lo creasse cardinale prete di s.
Biilbina. Intervenne al conclave per l'e-
lezione di Bonifacio \ Ili, celebrato in con-
seguenza della rinunzia di Celestino V,e
moiù in Roma nel 1 'iC)6,dopo 24 niesi di
cardinalato. Fu sepolto in mezzo al coro
della chiesa de'ss. Martino e Silvestro ai
Monti, con un epitafllo in versi barbari.
SlMOiNE ( DE ) Gennaro Antomo,
Cardinale. Naccjue nobilmente dai mar-
chesi di tal nome, antica famiglia di Be-
nevento, in Ginestra fendodi sua casa ma-
terna,a' 1 7 settembre 1 7 i 4- Ricevè l'cdu-
caziune e l'istruzione quale si conveniva
alla sua illu>tie condì/ione, e tra gli studi
si distinse in (|ucIlodella giurisprudenza.
Recatosi in Roma, sotto Benedetto XIV
si detlicò al servigio della s. Sede, onde
lo fece uditore civile dell'A. C, ed inol-
tre r ammise il Papa li a 1 prelati della
rev. fabbrica di s. Pietro, ilclla ijuale ba-
silica lo fece canonico Clemente \IIi e poi
nel 1707 suo uditore. In nuesla carica
VuL. 1 XVI.
S 1 M 1 G i
uierilòchelocoiifermasseClemenleXIV;
il quale in premio delle sue belle doti e
della diligenza colla quale avea esercita-
to il suo importante udizio, a'i5 marzo
1778 locieò cardinale dell'ordine de'pre-
li, e per titolo gli conferì la chiesa di s.
Bernardo alle Terme. Dopo essere inter-
venuto al conclave per Pio VI, questo Pa-
pa nel concistoro de' 1 3 marzo 1 7 75 lo di-
chiarò vescovo di Pesaro, dignità che poi
rinunziò nel i 7 79, lasciandovi diversi mo-
uuoienti di liberale munificenza, ed ebbe
a vicario generale il dotto mg."^ Saverio
Marini poi vescovo di Rieti, che ne fece
elogio nelle Memorie di s. Barbara. Inol-
tre Pio VI lo nominò prefetto della con-
gregazione dell' immunità ecclesiastica ,
appartenendo pure a quelle del concilio,
de'rili, della concistoriale, dell'esame dei
vescovi,edella disciplina regolare.Fu pro-
tettore di Benevento, di iMoriovalle, e del
monastero di s. Chiara di Montei.upo-
ne. Essendosi pel male che lo affliggeva
recalo a Terni, dopo lunga e penosa iii-
fermilàivi morìa' iGdicembrei 780, nel-
l'clà d'anni GG e circa 3 mesi. I funera-
li furono celebrati nella chiesa dis. Fran-
cesco di tale città, ed in essa restò sepol-
to, lasciando di se lodevole memoria, per
probità e valore dimOitrati ne'piìi gelo-
si ministeri.
SIMO.NE {pz)C\-!A\Lho, Cardinale. Dei
marchesi di tal casato, nacque in Bene-
vento a' 1 3 dicembre 1737, e venne edu-
calosollola dilezione del precedente zio,
riuscendo pel suo grande ingegno egre-
giamente negli studi ecclesiastici, segnala •
mente dotto ne'sagricanoni;pe'quali e per
aver dato saggio di sua condotta, Pio VI
lo credè degno dcirepisco[)ale ilignità.e
con raro esempio, che riuiaicai nel voi.
XV, p. ?.22, sebbene semplice chierico,
nel concistoro de' 1 Gdici-mbre 1 782lopre-
COIII2ZÒ vescovo di Nepi e Stttn, ad on-
ta eziandio di sua virtuosa ripugnanza,
/danle pastore, liformalc e |)ac.lìcalc le
due diocesi colla dolcezza del suo carat-
tere .cclcbiò il sinodo diocesano, in cui sia-
.G2 SIM
))iri molle cose ouiulucenli alla si via Ji
sciplina dt'l cleio e popolo alTidato alle
pateine sue cure. Fedele a'suoiclo veri, per
non alterarli, d'ordine del goveino del-
l'intpeialorede'fianccsi Napoleone! sog-
giacqiie a 4 an'i' di penoso esilio, soste-
nuto con eroica costanza. Restituitala pa-
ce alla Chiesa,e Fio VII a Pioma sua sede,
agli 8 marzo (81 6 ne premiò le virlia e
le benemerenze, creandolo cardinale del-
l'ordijiede'preti epubblicandoloa'22 lu-
glio, indi gli assegnò per titolo la chiesa
di s. Giovanni a l'orla Latina, e lo ani-
misea diverse congregazioni cardinalizie.
Encomialo pastore, continuò a governa-
re con sollecitudine le due diocesi, riful-
gendo tra le sue virtù l'umiltà e la cari-
tà. A'3 I dicembre 18 1 7 fusorpresoin Su-
tri da un colpo apopletico,ea'2 gennaio
1818 passò agli eterni riposi tra le lagri-
me de'suoi diocesani, nell'età di anni 80
e giorni 20. Nella cattedrale di Suti i gli
furono resi gli onori funebri, e poscia tu-
mulato prope sacrarii januani con o-
norevole iscrizione. Colla sua testamen-
taria disposizione chiamò erede de' beni
paterni il nipote marchese Onofrio, ed il
resto del suo patrimonio, tranne alcuni
piccoli legati, dispose a favore de'poveri
d'ambo le diocesi, come riporta il n °2
del Diario di Roma 1818, con molli elo-
gi. Questi e maggiori si leggono nella se-
rie de'vescovi di Sulri e iSepi, pubblica-
ta da d. l'aohjBondi, nelle y1/fmo/7e .$/£>-
fiche di Sabazia, Trti'ignano e Sulri.
SIMONE (de) Domenico, Cardinale.
Dal marchese Filippo e dalla marchesa
\incenza Ca pece Secondi lo, a'aq novem-
bre 1768 sorti i natali in Benevento. In
Napoli nel nobilecollegiodis.CajloaMor-
tella apprese i primi letterari rudimenti,
quindi lo zio paterno cardinal Camillo,
vedendolo dotato d'ottima indole, lo po-
se in Roma nel cospicuo collegio Nazare-
no, ove attese alle amene lettere e alla
filosofìa, e da dove passò nella nobile ac-
cademia ecclesiastica per acquistare le co-
gnizioni della civileesagiagiurisprudeu-
SIM
za. In età ancor verde Pio VI lo nomi-
nò prelato domestico e referendario delle
due segnature, e già era per iniziarsi nei
pubblici alfiirij quando ne'prirni del 1 yc^S
invasa Roma e detronizzalo il Papa dai
repubblicani francesi, collo zio parti per
Benevento e Napoli. Eletto nel 1800 Pio
Vile ricuperato lo stato pontificio, lo fe-
ce ponente di consulta e inviò successi va-
ni ente per governai ore in di verse ci Uà del
medesimo, e lo eradi Montalto quando
occupalo nuovamente lo slato dagl'impe-
riali francesi e deportato nel i8oq il Pa-
pa, gli riuscì vivere privalissima vita in
Orvieto.Resliluito nel 1 8 1 4 Pio VII aRo -
ma, vi fece ritorno anche il prelato, e non
andò guari che fu eletto delegato di va-
rie [Provincie, nelle quali, couic nelle cit-
tà al cui reggimento avea presieduto, la-
sciò documenti della sua abilità, vigilanza
e prudenza. Da quella di Perugia lo stes-
.so Pio VII Io promosse a chierico di ca-
mera, e Leone X II lo dichiarò prima pre-
fetto dell'annona, poi presidente dell'ar-
mi, e nel dicembrei828 suo fllaeslro di
camera {f''-), nel quale onorevole uffizio
loconferuiò ilsuccessore PioVIII. Alqua-
le essendo assai caro, nel concistoio dei
I 5 marzo 1 83o lo creò cardinale diacono,
con quell'elogio che si apprende nel n,"
24 del Diario di Roma di tale anno, in
cui dicliia ròdi aver eccellentemente e fe-
licemente nello spazio di 38 anni percor-
sa la carriera di tanti impieghi, per cui
gli sembrava aver meritalo il premio del
cardinalato. Per diaconia gli conferì l'an-
tichissima chiesa di s. Angelo in Pesche-
ria, lo annoverò subilo alle congregazio-
ni dell'indulgenze e s reliquie, del buon
goveino,deil'economica,della speciale per
la riedificazione della basilica di s. Paolo,
e del censo, inviandolo tosto in Ferrara
per legalo apostolico. Breve |)erò fu qui-
vi la sua dimora, poiché perla mortedel
Papa nel diceuibre si recò al conclave mi
cui fu esaltato Gregorio XVI, e poscia re-
stò in Roma protettore della suddetta cit-
tà vescovile di Moutalto, e della coufra-
SIM
temila di s. Giovenaledi Benevento. Col-
pito ivi alla fine da lunga e penosa ma-
lattia, in cui die prove di edificante pie-
tà e di cristiana rassegnazione, a' g no-
vembre iSSy esalò l'auima nel bacio del
Signore, contando 69 anni d' età meno
20 giorni (e non 69 anni, mesi i 1 e gior-
ni IO, come vuole il Diario), lasciando
la memoria d'animo integro, ingenuo e
fianco, come leggo nella bella necrolo-
gia, presso il n.° 94 del Diario di Ro-
ma di tale anno. ìVei fiuierali celebrati
nella basilica di s. Lorenzo in Damaso,
\' intervenne giusta il costume il sagro
collegio e la prelatura, e nella seguen-
te mattina fu il suo cadavere tumulato
innanzi l'altare masiaiore della sua chiesa
diaconale, com'erasi espresso di volere nel
suo testamento, col quale fi-a le altre cose
dispose, che venisse stal)ilita una prelatu-
ra per dai e un attestato di costante attac-
camento alla s. Sede, e di sinceio alletto
a'suoi congiunti. Entro la cassa poi che
racchiudeva la sua spoglia , fu posto un
Ialino elogio, che indicava la vita e le ca-
riche dal cardinale sostenute, e sul sepol-
cro si legge onorevole epitaffio scolpito iu
marmo.
SIMOx\ETTA Jacopo, Cardinale. D\
nobile e ragguardevole stirpe milanese,
fin dall'adolescenza trovava tutto il suo
piacere nella conversazione de'dutli ed e-
ruditi, onde dopo aver con questo eflica-
ce mezzo fatto non ordinari progressi nel-
le scienze, potè scrivere fin da giovane un
assai giudizioso e ben inteso trattato so-
pra le riserve de'benefizi.slampalo in Ro-
ma nel I 588, che poi fu accresciuto da
Paolo Granuzio. Aiunentalo cos'i il suo
credito, nel I 5o5Giulio II lo ammise tra
gli avvocati concistoriali e poi lo pioinos-
se a uditore di rota, e con (]uesto carat-
tere inlervenne al concilio di Laterano V.
Leone X lo inviò a Firenze per quietare
le sedizioni insorte fra que'cittadini, loc-
chè a gran fatica gli venne fatto d'otte-
nere con molla sua riputazione. Clemen-
te VII iifli "»?. 7 Io fece vescovo di Pesa-
SIM i63
ro, e sostiliù all'assente Paolo Capizuc-
chi nella cognizione della causa del divor-
zio di Enrico Vili. A compensarne i me-
riti Paolo III a'^o maggior 53 j lo creò
cardinale prete e pubblicò nel dì seguen-
te, concedendogli per titolo la chiesa di
s. Ciriaco, e trasferendolo alla sede di Pe-
rugia. Lo deputò prefetto di segnatura di
grazia,insiemea8 cardinali per stendere le
materie da trattarsi nel concilio intimato a
Vicenza. Neh 536 gli afHdò l'amministra-
zione della chiesa di Lodi, che dopo 1 2 me-
si, al dir d'alcuni, rinunziò al seguente ni-
pote Lodovico, e nel I 538 quella diSutri e
Nepi: altri lo pretendono anche arci vesco-
vo di Conza. Inoltre pel suo raro talen-
to e profondo sapere venne destinato in-
sieme col cardinal Campeggi legato « la-
tere al concilio di Trento, ma allora non
ebbe più luogo. Come da prelato, fu uno
de' cardiiiaU più contrari al divorzio di
Enrico VII I. Colla sua prudenza e saviez.
za qualeaibitrocomposele differenze na-
te tra' fiorentini e senesi pel dominio di
Monte Pulciano, con soddisfazione delle
parti. Finì gloriosamente i suoi giorni iu
P(.oma nel I 539, assai reputato, e massi-
me da' cardinali Sadoleto e Polo che lo
chiamarono lume del sagro senato, e ri-
mase sepolto senza funebre memoria nel-
la chiesa della ss. Trinità al Monte Pin-
olo, dove sin dal 1 024 aveva fondato una
cappella magnifica.
SIMONETTA Lodovico, Cardinale.
Patrizio milanese, celebre per la profon-
da scienza in ambe le leggi, non meno che
per la probità d'integerrimi costumi, nel
I 536 per rassegna del precedente suo zio,
Paolo III lo fece vescovo di Pesaro, ma
non lo fu di Lodi, come molti erronea-
mente alVerinarono. Nel i 546 intervenne
al concdiodi Trento,cd esercitò con son»-
ma integrità diversi ministeri affidatigli
da'Papi. Pio IV, che di lui avea altocoii-
cetto, lo elesse a suo datario, a'26 febbra-
io I 56 1 lo creò cardin.de prete di s. Ci-
riaco e legato a Intere a detto concilio ,
<]uale IcrmiiiatOjiusicme col cardinal Mo-
i64 SIM
roni, a nome e per commissione de'pa-
tiri, supplicò il Papa e degnarsi confer-
marlo colla sua suprema autorità, come
eseguì. Indi fu fallo prefotlo della segna •
tura di giustizia e deputato delle congi e-
gazioni del s. oHizio e del concilio. Inter-
venne al conclave per s. Pio V, e morì in
Iioma nel I 568, sepolto in s. Maria degli
Angeli senza alcuna memoria, a tenore di
sua testamentaria disposizione.L'Aigela-
ti nella Biblioteca degli scrittori milanesi,
la il catalogo di sue opere. IN'arraiio Pie-
Ira niellai a, Fieury e multi altri, chea tem-
po di questo cardinale vi fu un giovane
di bassa nascila simile a lui nelle sembian-
ze die si die a fare rassassiiio,e per la sua
audacia e temerità si acquistò rinomanza
e seguaci. Con questi e per rubare finse
la persona del cardinale, e come lui ve-
stito con titolo di legalo rt /«/^Tf pei cor-
rendo una parie d'Italia, accordò dispen-
se ne'grndi proibiti del matrimonio, am-
mise rinunziedi benefizi, assolvèda censu-
re,conc:esse indulgenze e fece (pianto so-
gliono fare tali legati. Venne in tanto cre-
di lo che molli signori lo tiatlarono a lauto
convito, lo riceverono con magnificenza
nc'Ioro palazzi,e splendidamente lo rega-
larono, laondecumulò tanto oro e argen-
to che potè incedere da principe. Capi-
talo nel territorio di Bologna mentre n'e-
ra legato il cardinal Cesi, e scopertasi la
fi odo, lo lece carcerare, e trovalo reo di
gra\issimiilelitli da luisiiiceramentecon-
fessatijio fece sospendere alla forca. Ad on-
ta che parecchiscrillori ripeterono il nar-
rato fatto, alcuno dice che non sembra
molto attendibile.
SIMO^ETTI Ramerò, Crtr^/m^Zf'.No-
bile di Osimo e Cingoli ove nacque a' 1 1
dicembre I b75,appresa la scienza del di-
ritto civile nell' università di Macerata,
ne ri|)Oitò la laurea e si Irasferì inPioma
per la pratica. Quivi ottenne da Clemen-
te XI l'incarico di uditore nella nunzia-
tura di Parigi e poi di Napoli, doncje e
quale internunzio passò a Tonno, e poi
alla carica di governatore di /IJasscrano
SI M
( y.), principato della s. Seòe nel Piemon-
te. Eletto in seguilo canonico di s. Pie-
tro e votante di segnatura, BenedeltoXil i
nel I ^28 loronsagrò arcivescovo di Nico-
sia in parlil>ns,e l'annoverò tra'consullo
ri del s. offizio. Deputato nel i 7 3 i da Cle-
mente XII nunzio a Napoli, senza sua col-
pa dovè nel 1736 allontanarsene e riti-
rarsi a Nola a cagione della solleva/ione
insorta inRoma controglispagnuoli,eclic
narrai a Sicilia; ma poco dopo richiama-
toadempì perfettamente le parti di fedele
edegno ministro pontificio. Nel voi. LIX,
p. i4i ricordai che in Napoli battezzò la
I .'' prole del re Carlo di Borbone, per cui
Benedetto XIV donò alla regina la Rosa
r/"o/o con raro esempioappositamentebe
nedelta. Quel l'apa neli743 lo ele\ò a
Governatore di Roma, e avendo anche
in quello grave ullicio dato saggi di pru-
denza, a' IO aprile 174? lo creò cardina-
le prete di s. Susanna, e nel maggio 1 748
vescovo di Vileibo. Preso appena il pos-
sesso die principio alla visita della dioce-
si, e si mostrò sempre proluso co poveri
e munifico verso le chiese. Mentre a van-
taggio di essa andava divisando cose mag-
giori, rapito dalla morte consumò i sudi
giorni in Viterbo nel 1749 a'20 agosto,
nell'età di 74 anni non compiti, e fu se-
polto in quella cattedrale con onorevole
iscrizione. Il conte Federico suo fiatello
eresse in Roma nella chiesa di s. Salva-
tore in Lauro alla di lui memoria un no-
bile ed elegante monumento, al destro la-
to della cappella di s. Emidio, con bella
iscrizione. Il dotto p. d. Mauro Sarti in
un'accademia di belle lettere in Cingoli ai
1" aprile 1747 recitò un'orazione C(jlle
lodi del cardinale, stampata in Pesaro dal
Gavelli, e giudicala dal Lami bella, pu-
lita ed elegante, arricchita di molte eru-
dite note riguardanti le prerogative del-
la nobilissima famiglia Simonelti di Cin-
goli.
SIMONETTI Giuseppe, Cardinale.
De'marchesi del suo nome, nobile roma-
no, nacque a'aS settembrei 70C) in Ca-
SIM
sk-luuovo, diocesi ullura dell'abbazia /;/</•
Uus di Faifu nella Sabina {f.), ove la la-
iiiij^lia possedeva signorie, feudi e palaz-
zo ili dello luogo, liicevè la sua educa-
zione morale e scienlidca ijuale si coiive-
uiva alla sua nascila, e lece progressi nel-
le discipline ecclesiasliclie e nella giuris-
prudenza. Sentendosi inclinalo alla vo-
cazione clericale, si olfri al servigio della
s. Sede, onile Uenedelto \W lo amujise
Ira la romana prelalura e lo fece luogote-
nente civile del InbunaledeirA. C. Il suc-
cessoreClemenle Xlll nel i yoc) lo dichia-
rò volante della congregazione della s. vi-
sita apostolica, e nel sellenibre lo promos-
Sea segi etano di cjuella de'vescovi e rego-
lari, e poi lo nominò arcivescovo di Petra
iìipai libus, ed a' 1 6 luglio i 76 lassislenle
al soglio pontificio. Esercitali con lode i
commessi incariclii,il l^apa per premiarne
i meriti, nel concistoro de* 2G settembre
I 766 lo creò cardinale dell'ordine de'pre-
ti, dipoi gli assegnò per titolo la chiesa di
s. iMarcello, annoverandolo alle congre-
gazioni de'vescovi e regol<iri,del concilio,
dell'esame de'vescovi, e dell'indice.. Men-
tre di lui eransi concepite le piìi belle spe-
ranze, pel suo sapere e per le virtù che
lo fregia v;ino, fu c(dtoda violenta iufìain -
inazione di petto. Munito di tulti i sagra-
menti della Chiesa, da lui con gran divo-
zione richiesti e ricevuti, ed avuta la pon-
tificia beneilizione in arlunlo nioiLis da
Clemente Xlll, resi mutili tutti i piìi \a-
lidi rimedi dell'arte, piaccjue a Diodi chia-
marloa sea'4genuaio 1 7G7,neirimmalu-
ra età d' anni 07, mesi 3 e giorni i 2, e di
cardinalato appena mesi 3 e giorni q, co-
me si riporta daln." 7728 del Diario ili
liui/ia di dello anno, ncWc y^oUzit ili Ilo-
ma, e nella Storia di Clciittnle XIII dì
Nuvaes, il (|uale aggiunge che fu da tulli
compiciiilo. 1 funerali furono celebrati nel-
la sua chiesa titolare ili s. Marcello, rim-
pollo al [)ro[)riu palazzo, ora de' principi
di l'iombino, eil ivi leslò sepolto.
SI AU)i\ ì\, Simonia. Tialllcodellc co-
se saulc o spuiluali, sacrilegio dclcalabi-
SIM itì5
le e delitto gravissimo, volontà delibera-
la di vendere o di comprare le cose spi-
rituali o annesse alle spirituali, non po-
tendosi alcuna cosa esigere né promette-
re per l'acijuislo delle cose »|}iriluali. Per
trallico, per vendila o compia, inlcndesi
ogni convenzione e contratto non gratuito,
come sarebbe quello con cui un beneficia-
to convenisse con un altroeleggere a una
dignità, allineile quegli lo facesse elegge-
re ad altra. Per cosa santi o spirituale
inteudesi tultociò ch'è soprannaturale o
che si riferisce al cullo di Dio o alla sa-
lute dell'anima, come i doni dello Spìrito
santo, le preghiere, i sagramenti, che ap-
partengono al diritto divina; le funzioni
ecclesiastiche, i sermoni, e le dottrine che
si fanno nelle chiese,ec. che "pellano al di-
ritto ecclesiastico. Per ie cose annesse allo
spirituale inlendonsi le cose leni[)orali che
sono taliiieiiie legale collo spiriluale che
non si ponno vendere le une senza ven-
dere le altre, come i benefìzi. La simonia
cosi detta da Simone Mu^o (/ .), che tu
il I .^a coinmeltere questo vìzio che si op-
[)onealla fede, perchè voleva coiii[)rarda-
gli apostoli i doni deilo Spirito santo, è uu
grandissimo delitto contrario tanto ai ili-
rillo naturale che al diritto divino, ali'a«
mano, airecclesiaslicu e alla religione, un
delitto mixlifori. E contrario al diruto
naturale che vieta di vendere le cose che
non sono in commercio, e i ili cui vendi-
tori non ne sono i [tedroni, quali sono le
cose spirituali, come lo comprova la na-
tura loro. E contrai io al diritto di vino,
il quale ordina di dare gi'atuilameiile le
cose spirituali : Gratis accepislix, i^raln
date, si legge in s. M.ilteo e. i o. E coiilra-
110 al diritto uinaiuj, all'ecclesiastico, ed
i canoni de conciln e le leggi civili lo cou-
daunaao come delitto esecrabile e mag-
giore di tutti i delitti. È contrario alia re-
ligione per essere un sacrilegio col quale
vengono profanate le cose sagre. 11 vesco-
vo bruiiiuoli nelle Isliluzioni catloltclu-,
sez. I della l'ede, dice che il vizio della m-
mouia pel quanto oia dacllautculL uppu-
i66 SIM SIM
slo alla virlù della religione, i sagii ca- vanno assai lungi dal vero coloroclicslol-
noni però lo riguardano contro la fede, tamente credono il padronato essere un
e lo pongono coll'eresia, perchè verameu necessario effetto della fondazione, qnan
te nel suo formale si o|)potie alla verità do esso non è che un gratuito heiiefizio
rivelala, e che i doni di Dio non ponno della sedeapostolica. La fondazicjue o do-
stimarsi a prezzo di cosa temporale. Egli tazione enumero doiiochesi fi» allaChie-
defiuisce la simonia, in una volontà deli- sa; il diritto di padronato è un mero pri-
berata di comprare ovendere,cioè di com \ilegio che la Chiesa gratuitamente con-
niutareo in denaro, o iu commodità del- cede, mossa da gratitudine verso il dona-
la vita, oin servi/Jo temporale, o in qual- tore. Se fosse altrioienti s'incorrerebbe si-
si voglia altra cosa stimata di prezzo tciu- monia; esseudosimouiail baratlareocon-
porale, le cose o le azioni sagre, ordina- trattare non solo cosa spirituale, ma an-
te alla salute dell'anima e al culto di Dio. cora ciò che colla cosa spirituale è connes-
La simonia può avvenire pi ìi frequente so. Qualunque persona, a qualunque clas-
niente nella collazione de'Z>e«c/?Si ecrZe- scappai tenga, èca[)ace di commettere si-
siasUci (/^ .), nouìinando a questo taluno mrjnia,esi lende effettivamentecolpevo-
oadintuitodiqualchecosa temporale che le di un tale delitto ogni qualvolta pro-
si riceve da lui, e allora si dice simonia mette, dào riceve una cosa temporale per
convenzionale; o per la pron)essa d'una una cosa spirituale, o questa per quella,
pensione che venga fatta dal nominato La materiadella simonia èprossimaolon-
nìedesimo, e si chiama all(jra simonia di tana. La materia prossima è il contratto
confidenza. La simonia consumata solo nel stesso di vendita o di acquisto d'una co-
cuoreeche dicesi mentale, è sempre pec- sa spirituale per una cosa temporale. La
cato grave, poiché è quella con cui si dà niateiia lontana è il prezzo col quale si
alcun che di spirituale o di annesso allo acquista una cosa spirituale, o la cosa spi-
spirituale, con l'intenzione di ricevere al- rituale che si acquista, o l.i cosa annessa
CUI! che di temporale, o quella con cui si allo spiiituale.il prezzo o donosimonia-
da alcunché di temporale, nell'intenzione co è di 3 sorta : il denaro o l'equi valen-
di «icevere alcunché di spirituale o dian- te; le raccomandazioni, le adulazioni, non
nesso allo Spirituali; ma senza manifestar però se uno domanda per se o per altri
la propria intenzione, senza paltò, come di coprire un beneficio qualora ne sia ca-
per esempio se un vescovo dasse un be- pace e degno; il servizio temporale che si
neficioadun ecclesiastico colla segreta in- presta con intenzione d'otteneie una co-
tenzione che gli servisse dì segretario o sa spirituale. Essendo il delitto di siino-
di cappellano, o che un ecclesiastico ser- nia enormissimo, paragonandosi i simo-
visse di segretario o di cappellano ad un niaci agli £/r//W(^.) e agli /t^/o/rti/n (/'.),
vescovo cull'intelligenza segreta d'aver da per conseguenza sono soggetti a gra vissi -
lui un benefìcio. La simonia reale poi ri- me pene, e varie secondo l'enormità del
guardo a'benefizi ecclesiaslicieadaltreco- delitto medesimo. 11 diritlocanonicopro-
se sagre, va ancora soggetta a molte gra- uuncia 3 sorta di pene contro i simonia-
vissime pene, secondo le regole stabilite ci : cioè la scomunica maggiore e le altre
dalla legge dellaCliiesa. Il diritto canoni- censure, la nullità degli atti simoniaci, e
et) stabilisce pure i diritti e i doveri del l'obbligo di restituire le cose acquistale a
Padionalo (/'.), ed assegna le cause per mezzo della simonia. Vi sono de'litoli che
cui il patrono può talvolta decadere non scusano o che liberano dal delitto di .si-
solo per sentenza, ma eziandio di per se dal monia, anche quando si dà osi riceve al -
suo padronato in quanto manca agli ob- cun che di temporale per una cosa spi-
blighi che assunse nel conseguirlo. Perciò rituale; ciuèlahberlùo il duuopuramcu-
siM s I :\i 167
le gratuito; l'onororio legittimo pel ne- clic por clennro pose in venclita il Salv.i-
ces<ario manteiiirneiilo; il travaglio o il tore ilei mondo, ed un tal delitto viene
lavoro del ministroclieaccompagna lesa- paiagonalo al ver/ne die rode, calla ti-
gre funzioni; la perdita d' un vantaggio guola die consuma, come scrive uu au-
tem[)oiale di cui egli si [iriva facendo u- tore a un simoniaco ".
na funzione spirituale; la costumanza Io- L'eleggere i sacerdoti per prezzo era
devole delle ohMazioni volontarie de'fe- vietato anche Ira i gentili, e lo rifensceDio-
deli;e la necessilèi di far cessare uii'mgiu- nisio d'Alicarnasso. Autore del delitto di
sta vessazioneper ia quale è permesso dar simonia nel vecchio Teslnmento si rac-
denarooaltra cosa temporale per sollrar- coglie essere slato Gezi domestico di Eli-
sene, non però dare una cosa spirituale o seo, il quale avendo guarito dalla lebhra
annessaallospirituale.Quantoalledispen- Naam siro,Gezi tratto da cupidigia senza
se, assoluzioni e permissioni degli atti si- sapula del padrone percepì mercede, per
moniaci, il Papa può permetterli soltau- cui fu punito colla slessa schifosa infer-
to di diritto ecclesiastico, poiché da quc- mila. Nel nuovo Testamento, pel 1 ."fu Si-
sto può dispensare essendo superiore alla moniaco Simone lìfago^ che volendo col
legge; ma non atti simoniaci di diritto na- denaro comprare e negoziare la podestà
turale o divino. Quando si è ottenuto un di dare i iloni e grazie die dillo Spirilo
benefìcio per simonia, se questa eoceni- santo si conferivano ni cresimati dagli a-
ta e che sia stala commessa all'insaputa postoli, fu da s. Pietro pel t. "scomunica-
del provveduto, il vescovo può dispensar- lo, e condannalo lui eia simonia con quel-
lo e riabilitarlo a possedere quel benefi- le gl'avi parole e rimprovero, che ripor-
ciò, però dopo la sua dimissione pui'a e lai nella biografia del dello empio ear-
semplice nelle mani del vescovo. !Ma se la dito 1 ."eresiarca e i ."simoniaco. Fudun-
simonia era nota al provveduto senza che qne il delitto di simonia superiore a tul-
egli vi si sia opposto, oppure se l'ha com- ti i delitti, la i ."e principale eresia che si
messa egli slesso, solo il Papa puòassol- manifestò, e dagli apostoli slessi fu con-
vello e riabilitarlo dopo una dimissione dannala, quindi in odio di Simone fu de-
pura esemplicenellesue mani.Ladispen- nominalo simoiiia,e sinioniart (inM che
sa della simonia volontaria ed occulta de- lo commettono. Ne'canoni apostolici del
Teesseredomandalaalla Penitenzieri a a- IH secolo, il 28 dice.>»Se alcuno ha otte-
^)os/o//r(7 (/'.), e quella della simonia no- nulo per denaro il vescovato, oil presbi-
toria iilla Dataria npostolica[f'.). Il Ver- teralo, o il diaconato, quegli che lo avrà
roiglioli, Lezioni di diritto ranoiiieo, lib. ordinato incorra con esso lui la scomuni-
5,\ei. 3, Della simonia, edelnonpoter al- ca piìi rigorosa, quale un tempo s. Pie-
cnna cosa esigere hi' promettere per l'ac- Irò fulminò contro Simon M.jgo". Dipoi
ffiii'!fodiro.<!e.spiriftiali,pev cv'iÌTwcì^igin- s'invigoiì la simonia, quando l'eresia de-
vila di questo delitto, onde non incorre- gli ariani divise in fazioni i vescovi del •
re l'indegmzione di Dio e la riprovnzio- l'oiiente, laonde fu d'uopo si decretasse-
ne della Chiesa, poiché è permesso a lui- 10 contro i simoniaci fi equenti sospensio-
ti accusarlo, lo che non avviene in nitri ni, deposizioni, sconiunicheeconiìsche di
delitti, che ad alcune persone in diversi beni. llconcilioi^encralcdiCalcedoniadel
«lelitli e; violato, energicamente esclama: \'it, col cin /\.v mitl/is.ì ^ (j 3, impose
••Odano, treni ino e. si pentiinri i seguaci «li a quelli di 'enti ino in un benelì<io per tic-
Simone INI.igo, se alcuno per <Iisgrazia ca naro, la sless.i pena ch'è fulminala a co
«lesse in simile nefando delitto, median- loro che comprano 1' imposizione delle
te il quale si acipiista l'eterna maledizio- mani, collii quale si conferisce lo Spirit<»
ne, e sono seguaci di («inda il li.uliloic, .>aiilo, coiulantiandoli tulli con aulcuit 1
i6S SIM
suprema, gli uni a rinunziare i loin be
iiefìzi, gli altri alla deposizione clell'oidi-
ne che hanno ricevuto, come riferisce A-
lessandro II. Questi inoltre aggiunge, per
questo Io stesso Redentore del genere u-
mano cacciò tulli i venditori e compra-
lori dal tempio, dichiarando loio che non
si deve convertire la casa del Padre suo
in casa di Iralfico. » Che però, se alcuno
obliando il divino precetto,e l'eterna salu-
te dell'anima sua, indotto da tuia rea cu-
pidigia, vende un beneficio, noi lo degra-
dianiodalpostoche tiene, sicché non pos-
sa servire alla chiesa, eh' egli ha voluto
render vendibile a prezzo d'oro, e inoltre
lofulmlniainod'un anatema formidabile,
volendo ch'egli sia separato dalla Chiesa
da lui tanto offesa col suo peccato, se non
arriva a pentirsi del suo fallo,eafar lutto-
ciò ch'è necessario per reprimernelo".Pa-
j)a s. Giovanni II del 501 dichiarato ne-
mico della sifnonia,che in que'tempi am-
morbava l'elezione de'vescovi e de'Papi,
iiell'insorgere degli À ni ipn p i SMaotùaca-
mente eletti, ottenne da Atalarico re d'I-
talia , che punisse colla regia autorità e
colle pene secolari i simoniaci, che le pene
ecclesiastiche non giungessero a correg-
gere;e l'istessore volle che inciso in mar-
mo il regio editto contro i simoniaci, si
ponc-se nel portico di s. Pietro, come ri-
porta Baronio, an. 533, n.° Sq. Mollo si
adoprò s, Gregorio I per estirpare la si-
monia, facendo all'uopo celebra re de'con-
cilii. Da undecretoche siatlrilHiiscea s.
Adeodato I P;tpa del Gì 5, si vuole che
permise agl'infami e alle donne pubbli-
che di poter accusare e fare da testinioni
contro i simoniaci. Il concilio di Toledo
del 65Gcol canone 3 proibì a' vescovi sot-
to pena d'un anno di scomunica, di dare
a' loro parenti o amici le parrocchie o i
monasteri per trarne la rendita. Nel fa -
taleedeplorabile secolo X, la simonia do-
minola maggior parte del corpo ecclesia-
stico, e le leggi per frenarla furono gene-
ralmente disprezzate. Nel secolo seguente
questo vizio divenne gigante, e Gregorio
SI M
/'/ (T'',) sali al pontificato con palese si-
monia; altri lo discolpano. Contempora-
neamente a lui per l'incremento enorme
dell'eresia de'simoniaci, altri due Papi c-
ranoinlrusi purecon simonia eabilavano
Roma, cioè mentre Gregorio VI risiedeva
a s.M.^ Maggiore. Benedetto IX stava nel
Laterano, e Silvestro Illa s. Pietro, i quali
divise tra loro le rendite, menavano /la-
gUiosain^ et Inrpeni j'iVrtw, e concedendo
ciascuno le giazie o giuste o ingiuste che
fossero, onde non è meraviglia sei simo-
niaci e i IVicolaici (/^.) incontinenti, col
loro mal esempio si resero tanto baldan-
zosi e temerari , sino ad arn)arsi contro
GregorioVlquando li scomunicò,equindi
egli iniliU'x j et tquiles arlonirunt. Ed iu
tal guisa discacciò i malvagi, ricuperò le
usurpalecitlà e terredella Chiesa, erido-
nò la sioiuezza di praticare per lo slato
ecclesiastico e per R.oma,le cui simonie,
concubinati e depravalo lusso lagrime-
volmente si descrivono dal contempora-
neo s. Pietro Damiano. A terminare lo
scisma nelio46 fu eletto Clemente II, il
quale nel i o^y adunò un concilio segna-
tamente contro i sioìoniaci, che in quegli
infelicissimi tempi agitavano la Chiesa di
Dio, onde a provvedere a s'i scandiiìosi di-
sordini,vi formò il canone: Ul (jiiicunirpic.
a siiììoiiiaco consccralus essel in ipso or-
dinalionis siiae tempore non ignoranssi-
moniacuni esse,cui se obtiileritpronwven-
(liirn, quùdraginla tunc dieruin poeni len-
ti ani ageret, et sic in accepli ordini s of-
ficio mi nislrarct. Ad estirpare dal mondo
le simonie, l'imperatore Enrico III ritor-
nato in Germania con Clemente II, alla
presenza di questi fece celebrare un con-
cilio da tulli i vescovi dell'impero. Il Pa-
pa dopo aver falla un invettiva contro
i simoniaci, fece fue il decreto, che chi
avesse dato o ricevuto prezzo alcuno per
le cose ecclesiastiche, fosse spoglialo d'o-
gni onore e scomunicato : l'impeialorc
comprovò co' falli l'avversione che si de
ve non solo alla peste della simonia, u>a
ad ogni sua ombra, e si può vederlo iu
S 1 M
Ibernino ncMue singoliiii falliche rnccon-
tu. In lecnpi sì calamitosi, ne'cjuali ogni
cosa sngra veniva messa sossopra (lairr.Mii-
pirla (l(;lla simonia, fu nel i o ^q innalzato
al ponlificato s. Leone 1\*, e con lui Dio
suscitò il gran lldebianrio, poi s. Grego-
rio FIf [f^.), die divenne l'anima dell i
s.Sede e del governo della Chiesa, laon-
de s. Leone IX e i suoi 4 successori uid-
la inlrapieseio senza lldehiando, che per
restaurare la disciplina ecclesiastica fece
guerra implacabile alla simonia, all'incon-
linenza de'chieiici, a tulli i vizi. Intftuò
.s. Leone IX un concdio in Roma per sop-
primere i tanti disordini cagionali dalia si -
iiionia, la quale per inconcepibile perver-
sila neppure ormai si teneva più a pecca-
lo, e parve miracolo die s. Adalberto ve-
scovo di Metz nou fosse imbranato da si-
mile pece. E perchè mai si erano veduti
tanti simoniaci ecclesiastici, cpiantodal se-
colo X in poi, s. Leone IX peusò di lutti
deporre dal'e dignilà, aia per essere essi
in gran numero e per la confusione che
ne na.sceva nellechiese,si contentò nel con-
cilio roaiano di rinnovare il decreto di
Clemente ll,e^ praecipit omnes clcricos
ah ìiatrclicis vcii'enlcs, in liisqiiulcin qnos
adepti sitnt ordinibus recipi^ad alliores
aiilent gradiis prohiltiil promo\>tri , e de •
pose alcuni veicov'i^gitos praedicta hae-
resis nevo siine nequitiae inncnlavcrat,e
tra questi quello diSnlii. IN'cl concilioche
celebrò in Keims, obbligò tutti a giura-
re se erano o no macchiali di simonia, e
benché fossero raolti gli ecclesiastici fran-
cesi inlervenuli,e in età sì corrotta da quel-
l'eresia, solamente i vescovi di Laugrcs,
^l'evels, Coiilaiices e Nantes si accusaro-
no di essere ordinali simouiacnuuMite; e
stabin molti cononi contro i iiiculaiti e i
simoniaci , che confirmò nel concilio di
IVlrii^on/a. Quindi dalla siuioiiia, ilivcuii-
ta obbndxio'^a col nom<; e ne'falti, deri •
vò l'eresia de'ri(;r(hniiiili, che hir<ino al-
cuni troppo zelanti, i (piali non solo con-
dannavano i vescovi simoniaci, mn vole-
vano che iilioidiuali loro di UUOVObi t ioi
S I M iG.)
dinassero come invalidamente ordinali ,
il cheavea impugnalol^lemente ll,dispen-
satoriamenle ammettendo 1' esecuzione
dell'ordine, ed a quelli che scienlemenle
e non simoniacauìentesi «otlopfjseio al ii-
moniaco, impose la penitenza dì 4o gior-
ni, dividendo i simoniaci in ordinati sì-
moniacamente da'simouiaci, ue'simonia-
ci simoniacamenleda'non simouiaci,e nei
non simoniaci non sinioniacamenle ordi-
nali da'siraoniaci, i (piali anche si distin-
sero: Qids imindtis per ignoranliani ^qiian-
doque vidi conscius pernii ni l se a simo-
nia'O ordinari ^nWincUècMìscwuo riceves-
se ddrerenle pena, conforme fu slabililo
dagli antichi padri co'caduli nell'idola-
tria, che divisero in varie classi. Da pri-
mas. Leone IX fu di diverga opinione del
predecessore, ma poi persistè nel di lui
sentimento, e questo con tal forza di ra-
gioni si espresse da s. Pietro Damiano a
Enrico arcivescovo di Ravenna nel libio
Grad'uinio, così iiifilolato perchè i\\ mol-
lo gradito dagli ecclesiaslici,o perchè trat-
tava di quelli gratuitamente ordinati dai
simoniaci, per l'avvenire nullns aniplins
sit reperliis,quì eideni fueril pnlrocinnlits
errori. Le diverse opinioni sulle riordi-
nazioni si ponno vedere in Beinino, ìli-
sloria dell'eresie, nel pontificalo di s. Leo-
ne IX, ed i miei articoli Eretici, Ordi-
nazione, OnDIN\Z10MUE'l'oNTEFlCI, ORDI-
NE, e gli altri relativi, come Sconsagra-
zioNE. I riordinanti diftindt^vano la loro
sentenza, dicendo cliei simoniaci non po-
tevano conferire lo Spirito santo ch'essi
non aveano, poiché non est tihi pars in
sermone islo, disse s. Pietro a Simon Ma-
go loro autore, e [)erciò le loro ordina*
zioni erano nulle e reilerabili. Questa di-
veisilà di |)areri durò sino a Innocenzo
IV del I ?. 43, sotto il (pialeda s. Tomma-
so si dilucidò simile errore, the allora
Pietro Lombanlo e altri dottori e sc<jI.i-
siici Iiivoi ivano. Opina Uerniiio, ch<* per
la riordinnzione intendasi la nbenediziu-
ne, conferita agli ordinali illt cilaiueiilo,
Dju nou iiullautculc da vescovi >iuiomaci,
lyo SIM
avendo essi ricevulo il oaraltere, qiioacl
siihslanlianì, e solamenle essendo sospesi
qnondcxerciliuni. Viilore II del i o ^5 e-
sigette l'osserviinza de'decreli di s. Leone
IX contro i simoniaci e i nicolaiti, che
tentarono avvelenarlo. Per sopprimere la
simonia in Francia, vi spedi legato il car-
dinal Ildebrando, che molto operò col suo
ardente zelo contro i numerosi simoniaci
e i nicolaiti. Nel sinodoconvocato in Lio-
ne, ove a vveime quanto di mirabile nar-
rai ne'vol. XXXII, p.igi.XXXVlII, p.
288, che riemp"! d'orrore i simoniaci, 4^
vescovi confessandosi per tali rinunziaro-
no. Nel concilio di Tolosa del i o)G fu de-
cretalo col can. 5:" Se un chierico si fa
monaco iiTun monastero, con intenzione
di diventarne abbate,resterà monaco, sen-
za poter essere abbate sotto pena di sco-
munica". Nicolò II nelsinodo romano del
io5c), vi fece questa leggeconlroi simo-
niaci che difendevano il proibito cominer-
ciodcllecose sagre. "I simoniaci saranno
deposti senza misericordia.Quanto a quel-
li che sono stati ordinati gratuitamente
da'simoniaci, noi decidiamo la questione
agitata da lungo lempo,permeltendo loro
perindtdgenza di starsene negli ordì ni che
hanno ricevulo, perchè la n)()ltiludine di
quelli che sono stati cos'i ordinati è gran-
dissima; n)a in avvenire se alcuno si la-
scia ordinare da chi egli sa essere sitno-
niaco, l'uno e l'altro sarà deposto ", Si
celebrò ncIroGo il concilio di Vienna in
Fi ancia, e si h'gge nel can. 1: » Se un ve-
scovo conferisce per simonia qualche mi-
nistero ecclesiastico, ovvero la prebenda,
vale a dire la pensioneche vi è annessa,
è permesso al chierico d'opporvisi, ed'a-
ver ricorso ai vescovi vicini, eoccorrendo
anche alla s. Sede". Lo stesso canone lu
fatto nel concilio di Roma celebrato nel
lo63 da Alessandro II, contro il quale
insorto l'antipapa Onorio II, gran festa
fecero i siiTioniaci e concubinari di Lom-
l)ardia. Alessandro II confermò i decreti
di s, Leone IX e di Nicolò II, sospese al-
cuni vescovi simoniaci, e cilòa comparire
SIM
in Roma il famoso imperatore Enrico IV
nem ico del la s. Sede e fautore del lo scisma,
od salisfacietidum prosimoniacaliaere-
si. Condannata dappertutto la simonia,
da questa si diramò una nuova eresia.
Teudetchino di nazione barbaro, e Gio-
vanni veneziano, ambedue cappellani di
GolFredoduca di Lorena, asserirono lecito
il comprar vescovati e abbazie da'princi-
pi laici, ed anche da' vescovi per quello
riguarda il possessode'campi,la riscossio-
ne delle decime e la percezione de'frutli,
malamente distinguendo il/fi? minislran-
di in Ecclesia, e Wjas fructus pe.rcipiendi
in Ecclesia j poiché donum Dei est res
ipsa Ecclesia e oliata, e sono due cose in
unaeindivisibili,enonsi può venderl'una
senza l'altrajConforrae dottamente con va-
rie ragioni e dottrina prova s. Pietro Da-
miano nella sua lettera di relazione e con-
futazione di tal dogma scritta a Alessan-
dro lì, che perciò con una decretale di-
retta dal Papaa'Iucchesi, proibii non solo
di comprare i vescovati e le abbazie, ma
niun beneficio ecclesiastico in qualunque
maniera;decieto confermato poi da S.Gre-
gorio VII, Urbano II, Pasquale II e Ales-
sandro VII. V. Rendita ecclesiastic*.
Mentre la Chiesa trovavasi abbattuta da
pubblichesimonieeda esecrande lascivie,
per sua ventura fu assunto al pontificalo
il magnanimos. Gregorio f^//, acerrimo
propugnatore della libertà ecclesiastica, e
restauratore insigne della disciplina dei
chierici. Subito scrisse a diversi principi
d'Europa acciò punissero i simoniaci e i
nicolaiti, che poco conto facevano delle
censure, e convocato in Roma im concilio
condannò gli imi egli altri. Tutta la stia
mirabile vita fu impiegata con invincibi-
le costanza per estirpar la simonia, e con-
dannare V Investiture ecclesiastiche [T'.),
sostenute fieramente dalla prepotenza di
E urico IV, che scandalosa mente per prez-
zo in vesti va vescovati, abbazie e altre di-
gnità ecclesiastiche; onde il Papa lo depo-
se e scomunicò piti volte. Nel sinodo ro-
mano del 1074 decretò: " Quelli che sa-
S I M
ranno enUali negli ordini sagri per simo-
nia,saranno in avvenire priva li d'ogni (un-
zione. Quelli che avranno dati denari per
ottenere la chiesa, la perderanno". Lo stes-
so canonedipoi rinnovò ilconciliodi Lon-
dra del 1126. Senza più, meglio è vedere
la sua dilFusa e impoilaute biogralia , e
Salerno che possiede il tesoro del suo cor-
po, innuiuerabili essendo i simoniaci de-
posti da s. Gregorio VII, inclusivamente
a' vescovi e abbati potenti; avendo pur l<jt-
tato coll'antipapa Cernente III, gran fan
tore de'simoniaci e de'concubinari, tulli
protetti da Enrico IV. Vittore III Papa
iielioSG condannò l'investiture ecclesia-
stiche, e i chieiici simoniaci di Germania.
] succe-iSuri limilarono, e Urbano II de-
cretò doversi perdonare i simoniaci igno-
ranti, imitando la costituzione di s. Inno-
cenzo I che stabilisce, che gli ordinali da-
gli eretici non sieno tali, mentre quelli non
ponno dare (juel che non hanno, nia de-
vono nuovamente ordinarsi, lo che non è
/ iterare il sagramento, n)a integralmente e
perfettamente dai lo,dice Vermiglioli, con
altre spiegazioni. La grave verlenzalra il
sacerdozio e l'impero, conlinuala da En-
rico V, e di cui parlai anche a Regalia e
Pare(/^'.), fu terminala da Calisto lì nel
1 123 e nel concilio generale di Laterano
1, ove permise che l'elezioni de'vescovi e
abbati di Germania senza simonia si po-
tessero fare innanzi l'imperatore, e rinno-
vò le scooiuniche control simoniaci. In-
nocenzo II neh I 3c) celebrò il concilio ge-
nerale di Lateiano II, vi condannò le si-
monie e i nicolaiti, non che gli arnaldisti
insorti contro i Beni di Chieda (A^.) e le
regalie possedute da'chierici. INel concilio
di Tours del 1 i(j3 fu statuito col can. G:
» l'roibizionedi venderei prioraliole cap-
pelle de'monaci o de'chierici, di nun do-
mandar nulla per l'ingresso nella religio-
ne, di non esiger niente per la sepultura,
l'unzione degli inferni i, o il s. crisma, nem-
njcno sotto [)reteslo di consuetudine, poi-
ché la lunghezza dell'iibuso lo rende sem-
pre più reo ". /'. Religiusu, IIeligioìa.
S I M 171
Nel concilio generale di Laterano III ce-
lebrato neh lyryda Alessandro III fu de-
ci etato: » a proibito, come un orribile a-
buso, di non esiger nulla per l'intronizza-
zione de'vescovi o degli abbati, per l'istal'
lazione degli altri ecclesiastici, o per la pre-
sa del possesso de'curali, per le sepolture,
i matrimoni ogli allri sngramenti, in gui-
.sa che si neghino a coloro, che non han-
no che dare; e non occorre allegare il lun-
go costume, il quale altro non fi che ren-
dere l'abuso più reo ". Lo slesso canone
trovasi nel concilio di Tours del i 289. Di-
chiarò quellogenerale diLaleranolVjCon-
vocatoda Innocenzo III nel i 2 i 5, col can.
Quoniar?i dtSimonia: »> La corruttela del-
la simonia ■d è talmente sparsa tra l.i mag-
gior parte delle religiose, che appena ne
ricevono alcuna nel numero delle suore,
senza trattar di denaro, e si studiano di
coprire questo disordine col pieteslo del-
la povertà. Noi proibiamo, checiònonsiic-
ceda piii in avvenire; e di più ordiniamo,
che se qualche religiosa cade in avvenire
in questo disordine, tanto quella che avrà
ricevuta, quanto quella che sarà stata così
ricevuta, sia superiora o inferioia, venga
scacciala dal monastero, senza speranza di
ristabilimento, e che sia chiusa in un luo-
go dove la regola sia con più rigore osser-
vata, per farci peipelua penitenza. Equau-
to a quelle che sono stale cosi ricevute a-
vanti il deci eludi questo concilio, noi ab-
biamo giudicato, che fosse d'uopo provve-
derci in questa maniera, che sieno collo-
cate in altre case dello stesso ordine quelle
dieci entrarono malamente. Che se fosse
impossdjilecollocarlecomodamente in al-
tre case a motivo del troppo numero di
esse, allìnchè non si perdano nel secolo,
menandoci una vita errante e vagabonda,
sieno accettate comedi nuovo per ilispen-
sa nello stesso monastero, cambiando i pri-
mi posli, che ci occupavano e dando loro
gli ul ti mi. Noi oidi nianio altresì, che la stes-
sa cota sarà osservata riguardo a'uionaci
e agli altri religiosi. Ed allineile non si pus •
sanoscusarCjOa titolo di semplicità od 1-
172 SIM SIM
giioraiiza,noi ordiniarao,(:he i vescovi dio- essere o suo amico o familiare o parente,
cesani facciano pubblicare ogni anno que- e per (jiieslo si elice confidenziale; la qua-
sla ordinanza nelle loro diocesi". Dal che le altro non celie la speranza fondata nel-
ne segue e secondo la disciplina d'allora, la fede di quello che ottiene il benelìcio,
essere simonia il ricevere qualche cosa da sperando che d beneficalo gli sarà grato,
quelli ch'entrano religiosi in un motiaste- e che poi gli darà o il beneficio stesso o
ro,quando il monastero ha il uiododi man- parte de' frutti, o pure lo darà ad altro
tenere chi ci entra. Il concilio di Cognac che gli piacerebbe. Il concilio di Trento,
del 1228 dispose:" Non si esigerà nulla [)er sess. 24 de Rfforin. e. 18 decretò:» Gli e-
l'ingresso in religione, né si farà nessun saminatori di quelli che devono essere
pattoin tal proposito ".Quello diBordeaux provveduti d'un benefizio, devono guar-
0161125^, col can. sGstabilì:» Proibizio- darsi di nulla ricevere per occasione di
ne di niente esigere per l'amuìinistrazio- quesl'esatue,iiè avanti nèdopo;impercioc-
ne de'sagramenli, o collazione de'benefi- che se ciò facciano, saranno colpevoli di
zi; ma dopo fatta la cosa, si potrà esige- simonia, dalla quale non potranno esser
re quel ch'è dovuto secondo il costume", assolti, se non lasciando i benefizi che pos-
All'arlicolo Conclave riportai le leggi fat- seggono, e saranno per quest'azione ina-
le da Gregorio X nel 1274 nel concilio di bili a giammai possederne*'. 11 medesimo
Lione 11, tra le quali anche controia si- concilio condannò il Regresso [F.), o re-
moniaca elezione del Papa. Martino V del vocadella/ì//J««sia (/'.) fatta ad un bene-
1417 pubblicò una costituzione contro i fizio ecclesiastico. Papa s. Pio V del i )G()
simoniaci pubblici ed occulti di «jualuu- pubblicò rigorose pene contro i simoniu-
(jue stato, grado e dignità ancorché epi- ci, i quali se ricadessero più d'una volta
soopalee cardinalizia, e contro i negllgen- in così enorme delitto, volle che si conse-
li nel denunciarli. Con pena in piii luo- gnassero al braccio secolare, per essere pu-
gili deplorai l'elezione seguila nel 1492 di nilicon pene corporali. Colla bolla Jnlol-
Alessandro VI, da'cardinali che ui (larte lerahilis dichiarò s. Pio V, che lasiino-
10 fecero corrotti con 01 o, e parte allettati uia di confidenza è quella che si commel-
con promesse di benefizi e ullui; ma qua- le quando alcuno ha ottenuto un bene-
si lutti trovarono poi ingratitudine, punì- fizio, per rassegnazione, cessione o colla-
zione, esilio e prigionia! Il perchè Giulio zione, colla condizione tacila oespressa di
11 nel concilio di Lalerano V fece pub- restituirloa quellocheloha datooaqual-
blicare la bolla contro la simoniaca eie- che altro, odi dare alni unapartede'lrut-
zione del Papa, e contro i simoniaci elei- ti; come pure quando il collalore confe-
lori, dichiarando nulla la i .\ l'eletto reo nsce un benefizio vacante, colla condizio-
/ìrte/e^is simoniaca, liberando i romani dal ne tacita o espressa, che quegli a cui l'ha
giuramento, e comminando severissime conferito se ne dimetterà in grazia di chi
pene ai piomotori e fautori; ne riportai gli sarà indicato dal collatore, o data u-
il sunto nel voi. XV, p. 2GG, diceiidodel- na porzione de'l'rulli di quel benefizio al-
la bolla confermatoria, e di quella di Pao- le persone che il collatore nominerà, il
lo IV. Neli564 Pio IV condannò colla concilio provinciale di Roueu chiama i
bolla Roinanuin Ponlijìcein /iheuefvà di confidenziari asini che portano basto, e
confidenza, ossia con simonia. Dichiara prescrisse che fossero denunzi.iti ogni do-
Vermiglioli, che la simonia confidenzia- menica alla predica come scomunicali ,
le ossia fiduciaria avviene quando alcu- lutti coloro che liaimo parte in queste con-
no confida che un altro provveduto di fìdenze perniciose al laChiesa, e che si pub-
benefizio gli ceda a lui o ad altro lo stes- blicasse che non solamente sono tutti ob-
so benefizio, e per parte de'suoi fruiti per bliguli a rcsliunrei frulli pcrcelli, ma che
S I M
anco gli ercfli loro linnno In stesso ohMi-
gazioi)e,srcon(l() la l)olln di s. l'io V.A chi
conferisce sinioniacaraente anclie la sola
tonsura, ciuflilfa la pena della deposizio-
ne. VM è pure la pena slraordinaria della
' sospensione delia collazione degli ordini,
e dell'esercizio de'ponfificali, come la re-
mozionedairainministrazione della chie-
sa.Quelloclie ha ricevuto sioioniacamen-
te gli ordini, pel di>i[)osfo della bolla di
Sisto V, oltre la scomunica resta sospeso
dall'esercizio dell'ordine tutto, tanto quel-
lo ottennio con simonia, che quello avu-
to legittimamente, la qual sospensione è
riservata alia s. Sede. Finalmente, il (K;-
littodi simonia non solo si commette dan-
do cosa temporale come prezzo di cosa
spirituale, ma si commette pure quando
si dona per motivo principale a conseguir-
la, ancorché si dia coH'uitenzione di gra-
tuita compensazione, essendo riprovata e
condannata ro[)iiiione contraria da Inno-
cenzo XI. Su questo gravissimo e vasto
argomento si pnnno inoltre vedere: Giha-
bilini, De Simonia ^\>v\^f\v\\\\ \^'^C).W\' -
ravh,Bibl. Canonica, veihoSiir.onin.haiì-
nay, Trallalo della simonia , nel quale
dimostra come si ehhe sempre in orrore
la simonia nella chiesa romana, e quanto
ingiustamente gli eietici accusino il Papa
di favorire questo vizio. Thesaurus novus
anecdoloruniy t. 5, pe'trattati contro i si-
moniaci.
SIMONIACI, r. Simone Mago e Si-
monia.
SIMONIANI. F. Simone Mago e Si-
monia.
SIMPLICIO (s.), vescovo d'Autun. U-
scitodi nobile e ricca famiglia, sposò una
genlildonna,la quale come lui accoppiava
nd illustre nascita specchiata virtù. Vis-
sero ambedue in perfetta continenza, ze-
lantissimi pei diversi esercizi della pietà
cristiana, e pieni di carità verso i pove-
ri. Eletto vescovo di .'\utun, non av(<ndo
sua moglie voluto separai si ila lui, come
praticavasi in simili occasioni, il popolo
ne rimase scandulezzalo ; ma Idilio llece
SIM 1-3
conoscere mediante un miracolo che i due
sposi vivevano insieme come fratello e
sorella. Simplicio procurò con tutte le sue
forze di estirpare il restante dell' idola-
tria nella città di Autun, e condusse un
gran numero di pagani ad abbandonare
il culto di Cibele, ch'era fra essi in sin-
golare venerazione, avvalorando Iddio il
di lui zelo co'prodigi. S. Simplicio fiorì
nel IV secolo; ma ignorasi l'anno della
sua morte. La sua festa è segnata oe'piìi
antichi martirologi a'a 4 di giugno, che
credesi il giorno in cui mori.
SIIMPLÌCIO (s.), martire./'. DEATni-
CE (S.).
SIMPLICIO (s.), Papa XLIX. Di Ti-
voli e figlio di Caslino, dopo essere stato
l'ornamento del chiericatodi Roma, sotto
i Papi s. Leone I es. llaro, meritò di suc-
cederli, creato Papaa'20 settembre 467.
Dio senza didjbio losuscitò in questo tetii-
pò procelloso per confortare la sua Chie-
sa, la fede della quale trovos«i esposta
a fieri assalti. I barbari eransi impadro-
niti di tutte le Provincie dell'impero d'oc-
cidente, e per la maggior parte bruttate-
le o colle superstizioni del [)aganesimo o
cogli errori ariani, i quali erano profes-
sati dagli eruli in Italia, dai borgognoni
nelle Gallie, dai goti in più parti come
nella Spagna insieme a'svevi, e nell'Africa
dai vandali ; i fianchi ed i sassoni della
Bretagna erano ancor gentili ; quimli si
potrà comprendere qual fosse allora lo
slato della cristiana repubblica, e qual do-
vesse esserne il capo per sostenerla e ac-
crescerla. I popoli d'Italia ormai stanchi
delle gravose e arbitrarie tasse ond'erano
oppressi, e gemendo sotto il giogo tiran-
nico de'goveinalorij amarono meglio di
rifuggire tia i barbari, che rimanere sot-
to il dominio dt:'romani, i quali tratta-
vanii con inaudita crudeltà. Quindi l'I-
talia divenne presto un vasto deserto; gli
svevi, alani, eruli, goti che servivano di
truppe ausiliarie nell'armata del cadente
impero, tlisprezzandola disr,i|)lina detta-
rono la legge a'Ioro padroni. 11 pHpa cui-
174
SIM
la slessa costanza de'nominati predeces-
sori, resistè alle preghieie (leirimpeialo-
re Leone I,ilquale mosso (lall'ambizioso
Acazio vescovoili OjstatititKipoli, lo pregò
ad approvare il caii. 28 del concilio di
Calcedonia, nel quale si accordava aliase-
deCostantinopolilanail primo luogo dopo
quella di Roma, ciò die avea riprovato
s. Leone I che fece cassare dal concilio
quel canone. Cos^ aticuia si oppose alla
restituzione di Pietro Mongo nella sede
Alessandrina, e di Pietro Fullonein quel-
la d'Antiochia. Proibii s. Simplicio che am-
ministrasse le rendite ecclesiastiche quel
vescovo che le dissipasse, e che gli eccle-
siastici riconoscessero i benefizi da'seco-
lari. Comandò che le olìerte de'feileli, os-
siano la Rendila ecclcsiaslica e i Beni di
Chiesa (^^), fossero divise in 4 pa» ti, pel
vescovo, pel clero, per la chiesa e la sua
fabbrica, per i pellegrinici poveri. Es-
sendo solitoche le Ordinazioni de^ Ponte-
fici (f^-) si facessero nel dicembre, s. Sim-
plicio pel I." resegiJi"i nel febbraio, nelle
Quattro lenipora (/'^.)di quaresima, seb-
benealtri sostengono chegià avanti di lui
le ordinazioni talvolta si facevano in altri
mesi. Il tristo stato della chiesa d'oriente
non recòminorsollecituditieas.Simplicio,
ove prima Basilisco e poi Zenone favori-
vano gli eutichiani, onde il tiu'bamento
e la confusione regnavano dappertutto.
Sulle espressioni ilella lettera scritta da s.
Simplicio a Leone 1 abusarono i novato-
ri: difeseilPapa anche il venerando p.Cap-
pellaii poi Gregorio XVI, nel suo Trionfo
della s. Sede, cap.'2.'i,n, 5, sulla scomu-
nica esuo vincolo, e sulla difesa della let-
tera di s. Leone 1, per l'espressioni che
non può scioglieisi neppure in cielo chi
in terra è legato da colui, a cui fu com-
messa la cura di lutto l'ovile di Cristo.
Con coraggioso zelo si oppose s. Simpli-
cio agli eretici macedoniani, protetti da
Antcmio imperatored'occi(lente,e li com-
battè fortemente. Notai a Penitenziere
MAGGIORE, cheas. Simpliciosi attribuisce
loslabilioicnto de'sacerdoti ebdomadari,
SIM
per amministrare il battesimo e la peni-
tenza,nelle basiliche di s. Pietro, di s. Pao-
lo e di s. Lorenzo. Fu testimonio s. Sim-
plicio dello strepitoso avvenimento del-
l'estinzione dell'impero d'occidente, per o-
pera di Odoacreredegli Zirf///(F.), il qua-
le entrato in Ravenna {F.), a'4 settem-
bre depose l'ultimo imperatore Romolo
Momillo A iigustolo, dicendo bastare il so-
loZenone imperatore d'oriente a capo del-
l'impero romano. Odoacrenell'istesso an-
no occu[)ò Roma da sovrano, e obbligò
il senato a impetrargli da Zenone la di-
gnità di Patrizio di Roma {f^ •)'■ in tre re-
gioni della città volle che liberamente si
esercitasse l'arianesimo, e vi alzò la sina-
goga pegli ebrei samaritani. A vendo S.Sim-
plicio richiesto Odoacre di sedar qualun-
que briga che fosse per insorgere alla sua
morte per l'elezione del successore, il re
ne abusò e arbitrariamente pubblicò quel-
la legge di cui parlai nel voi. XXI, p. 20 l
e 202, lesiva alla libera elezione del Pa-
pa, rettificando quanto si pretese attribui-
re a s. Simplicio. Frattanto l'eretico Ze-
none pubblicò il famoso Enotico (/'.) nel
482, in cui fece trionfare gli errori euti-
chiani, che riprovato dal Papa, per l'in-
costanza eempietà diedi videva gli scisma-
tici,Giovanni diTalaia posto sidia sede di
Alessandria si recò in Roma e fu benigna-
mente accollo dal Papa. In detto anno».
Simplicio dichiarò primate della Spagna
il vescovo di Siviglia, sempre dimostran-
do ima prudenza singolare nel governar
la Chiesa in tempi tanto dillìcili. Zelante
dell'apostolico ministero e del cullo divi-
no, in Roma edificò e consagrò quelle 4
chiese che registrai nel voi. XI, p. 2 52, ed
in Tivoli quella di s. Andrea tuttora esi-
stente e appartenente a'camalilolesi. In a
ordinazioni nel dicembre e nel febbraio
creò 36 vescovi, 58 preti ei i diaconi. Go-
vernò 1 5 anni, 5 mesi e 8 giorni, che Ra-
ronio aumenta di 2 giorni, Papebrochio
in Propylaeo nta/i, 6 mesi meno 4 g''^'"*
ni; il Pagi nella ci ilicaalBaronio,Z>ft*'iVir.
Rem. Pont.j e il p. Daude, fiisl. uniw t.
SIN
2. par. 1, p. 4^7» g'' danno solamente i j
anni e 6 giorni di pontificato. Mori il i ."
inuizo 4^3, fu sepolto nella basilica \'a-
ticana, sotto il portico; ma riferisce l*iaz-
za witW Emer elogio di Roma a'2 marzo,
giorno in cui se ne celebra la festa, igno-
rarsi ove si conservino le sue ceneri, men-
treaggiunge sapersi che il siiocorpo si ve-
nera in Tivoli sua patria, e le reliquie a
s. Carlo a' Catinari, ed in s. Stefano ro-
tondo; ma nel Diario /?o//irtnoo almanac-
co annuale ecclesiastico leggo che in s Pie-
tro vi è il corpo di s. Simplicio, e se ne
celebia la festa a'2 marzo. Ci restano di lui
18 lettere. La s. Sede vacò 7 giorni.
SINA (s.), martire. F. Miìles (s.).
SINA. r. Sis.Ai.
SINAGOGA, iSy«rtgogrtf. Assemblea o
luogo dell'assemblea, congregazioneo ra-
dunanza, luogo ove gli Ebrei (/'.)si ra-
dunano a fare orazione, ad esercitarvi gli
uffizi della loro religione, a predicare e
spiegare la legge Rlosaica, oggi comune-
mente chiamata Scuola. Dice il Magri,
che Paraxynaf^oga fu detta la congre-
gazione illegittima, ed è sinonimo di
Conciliabolo. 11 gran consiglio o prima-
rio tribunale degli ebrei chiamavasi Si-
nedrio (/'.), e sovrastava pure alle sina-
goghe. Alcune volte questo vocabolo di
Sinagoga ùev'wiiio d-d.\ greco, significa tut-
ta la repubblica ebrea, come il nome di
Chiesa denota tutta la radunanza de'cri-
sliani cattolici, ed in questo senso, dice il
Magri, s'intendono le parole del libro dei
Numeri, e. 16: Ducenti quinquaginta i'/-
n proceres Synngogaej aggiunge che si-
gnifica qualunque compagnia di persone
ancorcliè viziose, come ì\ìì\\' Ecclesiaste e.
3: Synagogac superbo/ uni non crii sani-
tas. Altri dicono che il termine di Sina-
goga significa o un'assemblea, o il luogo
del^as^eud)lea: nel 1 .'caso s'intende ordi-
nariamente della chiesa degli ebrei para-
gonata o opposta a (|uella dc'cristiani; co-
sì dicesi, che la sinagoga è schiavii, ch'es-
sa è iiprovata, che rivale della chiesa cri-
stiana.Neli'//^}0tv///4ie di S. Giovanni, l'us-
SIN I 7 >
semblea degli eretici si chiama sinagoga.
11 p.I\Ienochio,»5'/«ore^ centuria 5,cap. 12:
Delle sinagoghe degli ebrei, e dell'uso e
origine loro, spiega i significati del voca-
bolo sinagoga eruditamente, che nella s.
Scrittura diceaverne tre, [lerchè primie-
icimente si piglia per tutta la repubblica
dfgli ebrei, e siccome i cristiani chiamano
Chiesa l'università de'fedelijCosj la molti-
tuiliue degli ebrei che professano la leg-
ge mosaica si chiama Sinagoga. Nota con
s. Agostino, che gli a[)ostoli ciiiamarono
la congiega7Ìone degli ebrei anche chiesa,
ma alla chiesa crislinna non diedero mai
il nome di sinagoga, forse per maggioi di-
stinzione dell'una dall'altra, tuttoché tan-
to sinagoga quanto chiesa significhino
congregazione. Secondariamente hi paro-
la sinagoga si piglia indilferentemente per
qualunque congregazione, ancorché fosse
di persone viziose, peccatrici, infedeli. In
3.° luogo, la voce sinagoga si piglia [ler
il luoso ove s\\ ebrei si iulunanoa farvi
orazione e altre spirituali (unzioni. Lai.
di queste era [ler udir la pi edica, il ser-
mone o la spiegazione della s. Scrittura
che facevasi dagli set ibi o dottori della leg-
ge nel Sabato {f ■)■ ^ i facevano orazio-
ne e da un passo del libro di Giuditta la
sinagoga è chiamata frcc/e-v/V?//! orai'crnnt,
così in s. Matteo si legge cap. 6, qui a-
niant in Synagoga orare. Che forma di
orazione si usasse e quali preci dicessero,
o salmi recilasseto non si ha dalla Scrit-
tura. Finita l'orazione si leggeva qualche
passodella Scrittura, e si faceva il sermo-
ne o dichiarazione, e se vi era qualche fo-
restiere isti Ulto s' invitava ad assistervi.
Nelle sinagoghe si punivano alcuni delitti
spettanti alla materia della religionee del-
la legge. Il vocabolo Proseuca deriva dal
greco proseuiìie, e significa la pieghiera,
e prendesi [)ureper il luogo delle preghie-
re degli ebrei. Le antiche proseuche cor-
rÌNpundevano presso a poco alle moderne
sinagoghe; se non che queste sono nelle
città e in luoghi coperti, mentre le pro-
sL-uche erano fuuii di città e auile rive dei
176 SIN
fiumi, scnz'ullro Icllo fuorché l'umbra di
qiialclie albero, o tulio al piìi in qualche
f^alleiiu co[)erla. JVclle sinagoghe lepre-
ghiere si fiiiiiio il) comune, n»a nelle prò-
seuche ciascuno faceva la ^ua particola-
re, nel modo ch'egli credeva più accon-
cio. Se ne trova «iieuzione negli Atlioip.
16, 12,1 3,della proseuca diFilippi inMa-
cedonia,la qua le era fuori della città. IMai-
iitonide dice che le proseuche dovevano
essere costruite in maniera, che quelli i
quali vi entravano avessero la faccia vol-
tala verso il tempio di Gerusalemme, avu-
to riguardo alla situazione del luogo ni cui
trovavasi. L'autore del 3." libro de Mac-
cabei parla di una proseuca degli ebrei di
Egitto, fabbricala essa pure fuori di cit-
tà,e s.lipif mio ne rammenta un'altra fab-
bricala da'samarilaniad imitazione degli
ebrei. Lo storico Giuseppe e Filone con-
fondono quasi sempre le proseuche colle
sinagoghe, mettendo anche le prime nel-
l'interno delleciltà. I princi[). di ebrei che
aveano rango nelle asseudjlee del popolo
nel deserto, sono detti principi della sina-
goga ne'libn dell'Esodo e dn'Numcri. Si
avevano degl'indizi di sinagoga comciuo-
godi preghiera fino a'tempi di Eliseo, co-
me si ha dal libro de'/?e. Il Sigonio, De
rcpubiica hfbracoruiii, lib. 2, cap. 8, sli-
ma che si cominciassero a introdurre al
tempo della cattività di Babilonia, (|uan-
do gli ebrei si trovavano lontani dal tem-
pio; ma senza dubbio huono assai piìi au-
liche. Infatti non è probabile che ima na-
zione numerosissima come quella degli e-
brei, sparsa per tanti castelli e città, per
diversi secoli fosse stata senza qualche luo-
go destinalo e assegnalo per le funzioni
religiose, il che si accenna nel salmo 25,
ove dice David : In Ecclesiis bencdicain
te Domine j e nel Gj: In Ecclesiis beiie-
dicile Dtoj nel cap. ao del librode'G;<f-
dici si diteche il popolo si radunò m Ec-
clesiain Dei Maspha, dove pare che fos-
se una mollo celebre sinagoga, e avanti
che fosse lìdìbricato il Tempio (/'.)di Sa-
lomone ìiìCci uòalcinuie ( / ,), il che si ruc-
S 1 N
coglie do vari luoghi della Scriltura, do-
ve si fa menzione di questo luogo di IMa-
sfa e come anticamente destinalo [ler l'o-
razione. Dopo i Maccabei si moltiplicaro-
no le sinagoghe io modo, che nella sola
Gerusalemme se uecontarono 480 all'è-
|)oca del suo estremo eccidio, cioè parte
pe'citladini gerosolimitani epartepe'fu-
raslieri , per cui nel cap. 6 degli jltii si
fa menzione delle sinagoghe de' libai li o
libertini, cirenesi, alessandrini, cilicii ec.
Questi luoghi di preghiera erano edifici
pubblici più alti delle case particolari, e
ordinariamente coperti. La sinagoga dei
liberti era secondo multi interpreti quella
degli ebrei, che essendo slati condotti co-
me schiavi in Italia da Pompeo e da So-
cio, riacquistala poi la libertà e ritornati
a Gerusalemme, ivi eransi slubiliti. Tut-
tavolta il benetlettino Liron prelese [no-
vale in una dissertazione non esservi mai
stale sinagoghe in Gerusalemme, cioè e-
difici espressamente fabbricali per farvi
letture, islruziuni e preghiere, confutan-
do i rabbini che sostengono il contrai io.
Ripeto però, ch'è indubitalo che gli ebrei
a vesserò molte sinagoghe nelle città e luo-
ghi, alfeiinandolo ancora s.Giacoino negli
Atli: Dloyses eniin a teinporibus antiqnis
habet insingulis civilalibns,qui euin pie-
dicenl in sinagogis, ubi per oinne sabba-
luin legilur. Da ciò rilevasi ancora , che
presso i giudei vi erano almeno tanti e-
semplari de'sagri volumi quante erano le
sinagoghe, laonde ad unlade'bruciali nel-
la rovin.i del tempio, moltissimi ne rima-
sero ne'Iuoghi ov'erano lesinagoghe, cioè
per tutto il mondo ov'eransi sparsi gli e-
brei. In mezzo della sinagoga eravi una
tribuna o leggio sul quale si leggeva so-
lennemente da quello chedovea parlare
al popolo, il libro o volume della legge, il
quale si custodiva in un armadio involto
con velo prezioso : le donne erano divise
dagli uomini. Osserva ramialista Rinal-
di,che ivi i dottori costumavano tli dichi.i-
lare la legge e sopra essa ragionarvi, i lò
che facevano pure nel Icmpio, ove conio-
SIN
IO disputò Gesù Cristo di anni i 2, e poi
nel sabato costumò d'intervenire alla si-
nagoga.In queste pubbliche radunanze os-
servavano rordinedescrilto da s. Ambro-
gio, cioè dispulavano sedendo, e i più an-
ziani perla dignità sedevano nelle catte-
dre, onde disse il Signore: Amantprimas
calhedras in Syungogisj gli altri ili gra-
do inferiore sedevano più i)asso, e gli ul-
timi nel pavimento sopra le stuoie, a cui
ancora si dava comodità di dire ciò che
fosse stato loro rivelalo, le quali cose tut-
te erano da'maggiori giudicate. Questa u-
sanza molto lodevole s' ingegnò s. l^aolo
d'introdurre nella chiesa, col nome di Si-
nassi {f^.): s. Paolo predicò in diverse si-
nagoghe.Questoapostoloera stato il prin-
cipale della sinagoga de'cilicii, e fu uno
de'più ardenti a provocare la lapidazione
di s. Stefano, principalnjenle operata dai
discepoli delle Scuole o collegi di Geru-
salemme, alla quale' concorrevano i gio-
vani da varie provincie per imparare la
divina legge. Ciascuna sinagoga avea il ca-
po, che i giudei ellenisti chiamavano jér-
chisinagogo, ed a Predica notai che nel-
le sinagoghe nel sabato si leggevano e in-
lerpretavanodai Rabbini {^ì^.) alcuni luo-
ghi della Scrittura; e che questo costume
consagrato dall'esempio del di vinMaestro
e dagli apostoli, passò alla chiesa cattoli-
ca. Questa prese pure altre lodevoli usan-
ze dalla sinagoga, che riportai a'ioro luo-
ghi. La primitiva comunità de' beni dei
primi cristiani eie collette e distribuzione
delle limosine.doud'ebbero origine le ren-
dite ecclesiastiche, gli apostoli, siccome e-
brei convertiti, l'appi esero dalle siniigo-
ghe: la colletta facevasi ne'gioini delle lo-
roadunanzead imitazione de'giudei, ecia-
scuno accumulava nella settimana quan-
to più poteva, per darlo a quelli che a-
veanocura di raccogliere le oblazioni. In
questi luoghi di radiuianze crisliane,come
rileva Tertulliano, i/i/^^o/og'.jeran vi ar-
madi come nelle sinagoghe, per ricevere
le limosìne de' pailicolari, e distribuirle
ai poveri, agli oifani,alle vedove, agl'io-
VOL. LXVI.
SIN 177
fermi. Siccome nelle sinagoghe eranvi al-
cuni ministri che aveano tale incomben-
za, così gli apostoli istituirono i diaconi.
Tuttora gli ebrei più facoltosi raccolgono
limosine nelle sinagoghe o scuole , e le
mandano alle più bisognose,secondo l'an-
tica usanza de'Ioro padri, oltre i soccorsi
che somministrano agli ebrei locali e ai
forestieri. Nell'origine de' ministri della
Chiesa ancora, questa imitò la sinagoga,
poiché la sinagoga era composta del capo
della sinagoga che denominavasi archisi-
nagogo, di anziani e di altri ministri, on-
de con altri nomi furono istituiti. Taluni
sostengono, che gli arcisin.igoghi fossero
principi delle provincie ed Esarchi [f^.);
ma gli arcisinagoghi delle provincie so-
no ignoti del pari che i patriarchi delle
Provincie. Dispersi gli ebrei dopo la ro-
vina di Gerusalemme, in moltis^imi luo-
ghi ove stabilironsi istituirono sinago-
ghe; in altri già esistevano, come in A-
lessandria, ove gli ebrei ricusando di a-
dorare l' iinpeiatore Caligola, si videro
innalzare nelle loro sinagoghe le sue sta-
tue, come trovo in Rinaldi all'anno 4o»
n.° 12. Essendosi gli ebrei poi sparsi per
tutto l'impero romano, ovunque ebbero
sinagoghe, a coprii- le (piali dagl'insuili,
incenili e distruzioni de' cristiani, molle
leggi fecero gl'imperatori anche cristia-
ni, le quali si ponno vedere nel codice Teo-
dosiano: De Judaeix et Caelicolif. Da esse
si apprende quanto fossero facili e pronti
i cristiani in que'tempi a sollevarsi contro
gli ebrei, ed a correre a bruciare e distrug-
gere le loro sinagoghe. In Roma {f'^-)\a.
sinagoga certamente vi fu istituita dopo
lo stabilimento degli ebrei, ed i samarita-
ni ve la stabilirono nel V secolosollo O-
doacre. Rinaldi all'anno 4» 8,n.° 43 e seg.
racconta la meravigliosa conversione dei
giudei dtill'isula ili Minorca,in virtù ilelle
reliquie di s. Stefano protomartire, eia si-
nagoga fu incendiala. La sinagoga di Poz-
zuoli, come derivata dall'Alessandrina,
n'era quasi un'appendice o colonia. Il Zi-
iM\\\uì, Degli tiiiLchitdifìzi ili Rtnennafa
i a
178 SIN
p. 2o5, traila delle sinagoghe giudaiche,
stabilile in quella ciltù da tempo anlìchis
sinio, narrandocome in tempo diTeodoii
co re d'llalia,sdegnali i cristiani ravennati
contro gli ebrei,a motivo die più volte get-
talo a veano nel fiume le Ol>late[F.), oslie
da consagrarsi e qualche volta anco consa-
grale, sdegnati corseroa bruciar le sinago-
ghe ch'erano molte. Teodorico seguendo
le leggi romane avea vietato di fabbricar
agli ebrei nuove sinagoghe, permettendo
l'esistenti e la loro conservazione , come
avea dimostratocon quelle di Genova e di
Milano, nonché difendendole dalle usur-
pazioni e dalle violenze, come avea fatto
punire in Roma quelli che aveano incen-
diato una sinagoga, così da Verona ove
si trovava ordinò al Suo genero Eutarico
Cillica, ed a Pietro vescovo di Ravenna,
che in pena i ravennati contribuissero u-
na somma per rifabbricare le sinagoghe
incendiate, e chi non poteva pagare fosse
pubblicamente frustato. Narra S.Gregorio
di Tours, che nel Syg nella città Aver-
nense 5oo e piìi ebrei abbracciarono il cri-
stianesimo, ed il popolo ne abbattè la si-
nagoga. Papa s. Gregorio I del Sgo non
approvava che si distruggessero le sinago-
ghe degli ebrei, contribuì amorevolmen-
te alla conversione d'alcuni ebrei di Sici-
lia, scrisse a Gianuario vescovo di Caglia-
ri che nonsidoveano forzare al battesimo,
né molestare per tal cagione gli ebrei, e
negli stessi termini scrisse al vescovo diPa-
lerrao. Un ebreo neofllo entralo con vio-
lenza in una sinagoga, per convertirla in
chiesa vi pose la Croce e l'immagine del-
la B. Vergine; ma s. Gregorio 1 fece to-
gliere l'una e l'altra, e volle che si lascias-
se libera agli ebrei 'a loro sinagoga. Egli
scrisse lìeW'EpisL g, 6 1 : » Le pietre sparse
della sinagoga e del tempio pagano bea
possono fornire le volte del santuario cat-
tolico, cangiarsi in casa d'orazione e di gra-
zia ad accogliere Colui a cuideveognigi-
nocchio incurvarsi, e cui deve confessare
ogni lingua". Molli esempi di sinagoghe
aljbtucìate nelle città dal popolo , allor-
SIN
quando s'infuriava conlrogliebrei,ci som-
ministrano in ogni tempo le storie , che
lungo sarebbe il riferire, talvolta per l'in-
tollera nza de'crisliani,tale altra per la con-
dotta biasimevole degli ebrei. Degli ebrei
e delle loro sinagoghe, massime delle prin-
cipali, ne feci ricordo a'ioro luoghi, ed a
Samaria notai che esiste quella de'sama-
ritani; celebri sono quelledi Fitnna^ Lon-
dra, Livorno, Amsterdam di cui parlai
nel voi. L, p. i64- Nello stalo pontificio
Eugenio IV neli442 proibì agli ebi-ei di
fabbricare nuove sinagoghe; Paolo IV nel
I 555 ordinò che non potessero avere piìi
d'una sinagoga ne'paesi ove dimoravano,
e Sisto V nel 1 586 permise loro scuole e
sinagoghe, e pacificamente le posseggono :
quelle di Roma le descrissi al citato arti-
colo Ebrei. R.iferisce il Magri, che al suo
tempo nello slato ecclesiastico ogni sina-
goga o scuola pagava io scudi d'oro all'an-
no alla pia casa de Neofiti {L^.) di Roma.
Paolo Medici ebreo convertilo, nel suo li-
bro : Riti e costumi degli ebrei confuta'
ti, nel cap. 8 tratta, Delle sinagoghe, o-
ratorii privati , e delle case degli ebrei.
Egli dice, che hanno gli ebrei alcuni luo-
ghi determinati per fare orazione, i quali
sono chiamali Sinagoga dalla voce greca
Sinagoghi , che vale congregazione eadu-
nanza, ma tali luoghi comunemente si de-
nominanovycwo/e. Sono le sinagoghe cei le
stanze, nelle quali alla parte d'oriente vi
è un' arca o un armadio chiamato Echal
ovvero //ro//, dove gli ebrei tengono con
molta venerazione il Pentateuco, cioè i 5
libri di Mosè (che sono la Genesi, V Eso-
do, il Levitico, i Numeri e il Deulerono-
mio: nella Genesi si contiene la storia del-
la creazione del mondo, le generazioni da
Adamo in poi,4ino alla morie di Giusep-
pe; l'f'^o^^o coJnpiende la storia dell'usci-
ta degli ebrei dall'Egitto, fino all'erezio-
ne del Tabernacolo alle falde del Sinai; il
Levitico traila principalmente di tullociò
che riguarda le funzioni de Leviti e dei
Sacerdoti j i Numeri comprendono l'enu-
merazione degli ehi eie leviti dopo la con-
SIN
sngiazione(lelTal)einacolo,cIa sloiia del-
la dimora nel deserto e successive guer-
re; il Deittcrononiio contiene la legge, e
la storia dell'avvenuto nel deserto e la
morte di iMosc), scritti però con molte su-
perstizioni in pergamene coperti di seta,
sovrastali da corona d'argento con cam-
pa
nelli. Oi-ni sabato ne lc"£;ono un trat-
tato, e terminano al (ine dell'anno tutto
il Pentateuco. iNel mezzo della sinagoga
vi è un pulpito di legno ove si appoggia
il libro, ed in esso leggono, predicano e
pubblicano gli edilli die stabiliscono per
l'osservanza d'alcune leggi. JNelle pareli
vi scrivono alcuni versetti cavati dal 3.°
librode'Re,edal i ."de'Paralipomeni, trat-
tanti della fabbrica del tempio di Salo-
mone. IVon permettono die vi sia alcuna
immagine o pittura, percliè vietalo dalla
legge. Molte lampade si accendono e il-
lumiuano tutta la stanza; siedono in mol-
ti banchi, con intorno cassette ove tengo-
no libii d'orazione: nelle porte sono al-
cune cassette per raccogliere l'elemosine
pe'poveri. Le donne sono in luogo sepa-
l'ato dagli uomini, o sopra la sinagoga o
da una parle,con alcune grate di legno per
le quali vedono gli uomini e non sono ve*
dute: d'ordinario le mogli siedono rim-
petto ai mariti. Si dice, che per l'irrive-
renze che ivi si commettono, pel disordi-
ne e pel modo tumultuoso come alcune
volte procedono, è proverbio fra i cristia-
ni di chiamar iSV/m^of'rt un'adunanza sen •
za ordine, come afferma Medici. 1 ricchi
e benestanti poi, hanno nelle proprie ca-
se alcune piccole sinagoghe, delle /«c/i/-
hùl, nelle quali orano, ma non tengono il
libro della legge, e se l'hanno non l'espon-
gono, né leggono. Nell'ingresso delle case
n destra tengono oflissa una canna, den-
tro la quale e su pergamena sono scritte
le parole del Deuteronomio: Audi Isvaely
sino al verso c), Scrihes ea super posles
lionms lune: intorno vi è %cv\\.\.o,Sciadaiy
cioè onnipotente. Lo canna è detta Me-
ziizàby che viene toccata e baciata nell'cn-
trurce ndl'uscire. («li osservanti ddlu le"-
SIN ,-9
ce non tengono nelle case immagini, ma
tpuidri co Coniaiidanicnli di Dio in ma-
iusi:ole,con bori er.ibeschi intorno. In cia-
scuna sinagoga vi è il cantore detto c/ia-
zan, che ordina e intuona le pregiiiere,
uncustodeche tiene le chiavi è chiamato
sciamar , il capo o principe è appellato
chacam o archisinagogo che presiede alle
assemblee e ai giudizi che vi si pronun-
ziano. De'rabbini, de'cacham, de'dottori
degli ebrei riparlai all'articolo Dotto-
re. Dissi a Sa>ti, che la loro invocazio-
ne fu ammessa dalla sinago^a. Sulle si-
nagoghe si possono consultale: J. Dot-
torilo, Patris Synagoga jiidaica de jn-
daeorum fìdeij ritibus, caeremoniis tant
publicis et sacris, quani pra'atis in do-
meslica ^'ii'enili rationejUnsWeae 1712.
Giuseppe Recco, Discorso sulla ripro^ui-
zione della sinagoga, e sulla vocazione
delle genti. Se ne legge un cenno nel Gior-
naie ecclesiastico diRoma 1. 1 i ,p.48.l?ao-
loDrack rabbino convertito, De l'hai mo-
niede i Eglise et la Suiagogue, cioè Del-
l'artnoniadellaChiesa e della Sinagoga,
ossia perpetuità e cattolicità della religio-
ne cristiana j Parigi 18.4.5. In essa ripro-
dusse quanto egli già avea scritto nelle
Lettres d'unRabbin converti, Vavxi 1 82 5»
27,6 Roma 1 833, a'suoi antichi correli-
gionari israeliti; perfezionando il suo la-
voro, l'ampliò in ogni sua parte, trattan-
do pure del Talmude e della Cibala, che
racchiudono le giudaiche tradizioni, mi-
ste peròa'vaneggiamenti rabbinici. Ne re-
se contoilt. i,p.47odegli Annali di scien-
ze religiose, 2.* serie. Come il Drach e
il Lombreso, da ultimo Isacco Jarac gii
rabbino d'Ivrea, come tra tanti altri fra
gli ebrei doti issi mi, conobbe far moni a del
vecchio col nuovo patto, l'armonia della
Sinagoga coli aChiesa, conobbe e conchiu-
se col suo prolunclo sapere, dopo un ac-
curato studio di più che 25 anni, che il
Cristianesimo è la perfezione ilei Mosoi-
smo,ccherisraclitnche si fa cristiano non
muta alti imenti sua credenza, sì la com-
piee perleziuua. Sincera dumpie fu U sua
i8o SIN
conversione, preceduta dn tanto sottile e
minuto esame deirantico col nuovo Te-
sta mento.
SINAI o SINA. Sede vescovile del ce-
lebre Monte Sinai dell'Arabia Petrea nel-
la Siria, il quale sorge nella penisola che
sporge tra i golfi di Akaba e di Suez, al-
l'oriente del monte Oreb, ed o mezzodì
del monte MosèoGebel Musa. Sul Mon-
te Sinai Dio diede la sua legge q^V Israe-
liti (F.) dopo la loro soi-tita dall'Egitto.
Si legge nell'Esodo, che in quella circo-
stanza tutto il Sinai fu ricoperto d'una fol-
tissima nebbia, chesfolgoreggia vano i lam-
pi e senti vasi il tuono, e rimbombava for-
temente losquillantesuono della tromba,
per cui il popolo ch'era negli alloggiamen-
ti s'intimorì: che avendolo /l7oiè(/'^.) con-
dotto fuori degli alloggiamenti incontio
a Dio si fermò alle falde del monte, sen-
za osare di avvicinarsi, perchè Diomede-
simopronunziò i Comanda menti dei De-
calogo (^.), e tutto il popolo r ascoltò.
Alcuni eretici Z755/^/(^.) presero il nome
di Orchiti, per vantarsi d'aver ricevuto la
legge come Mosè in una montagna che
chiamarono Oreb. 11 Terzi nella Siriasa-
cra chiama sacratissimo questo monte ,
hingi da Gerusalemme 200 miglia, no-
tando che nella s. Scrittura alternamente
si IcggeOreb eSinai, perchè radicalmen-
te è un sol monte, ma con due vertici o
cime disgiunte a metà di sua altezza da
una pianura, delle quali quella chiamata
s. Caterina, eh' è la maggiore, s'innalza
H452 piedi circa sopra il Mare Rosso e trae
ilsuonomeda un celebre monastero gre-
co che vi si trova sul pendio a 54oo pie-
di d'altezza, dappoiché molti santi uonii-
ni lo frequentarono e vi menarono vita
contemplativa. Le sue sagre memorie de-
stò la generosità de'principi e d'altri pie-
tosi a fabbricarvi templi, chiostri e ora-
torii. Piincipalissimo fra tutti è il tempio
del Salvatore o della Trasfigurazione alle
radici del Sinai, aggiuntovi un gran mo-
nastero pe'basiliani, i quali da più secoli
Io tengono in custodia sotto il governo di
SIN
un arci vescovo, esercitando secondo l'uso
della chiesa orientale anche l'ufficiod'ab-
bate. Il monastero fu fondato sotto Giu-
stiniano I del 527, e d'ogni intorno mu-
nito di bastioni e mura per assicurarsi dai
nemici insulti, dimorandovi da 200 mo-
naci di rito cattolico e scismatico, alme-
no a tempo del Terzi, che asserisce som-
ministrargli copiosi sussidii i principi cri-
stiani,e 1000 talleri lo czar de'russi. Nella
magnifica chiesa con 3 navi e due ordini
di colonne, singolare pel suo stile e orua-
toe pel gran musaico che adorna la volta
dell'abside, in questa parte racchiude il
corpo di s. Caterina (/'.) vergine e mar-
tire, già collocato sulla cima del monte
pel ministero degli angeli. Attesta Baldan-
sel, che in altri secoli scaturiva dalle sue
ossa un mirabile liquore, ma poi fatto ve-
nale dagli scismatici cessò. Furono abbati
di questo monastero s. Giovanni Clima-
co (F.), che pe' monaci del Sinai scrisse
l'aureo libro intitolato Climaco, e Scala
Paradisi: sAnaslaiw poi patriarca d'An-
tiochia, ed altro Anastasio dell'imperiale
famiglia Comnena abbate e arcivescovo
neli6g4- Questa chiesa celebra il natale
di 38 santi monaci, i quali sotto l'impero
d'Anastasio li del 7 i3 furono ivi decollati
da'saraceni in odio della cristiana religio-
ne, enescrisse le vite e il martirio s. Nilo
abbate. Già nel voi. XLIII, p. 192, parlai
de* Martiri di Raita e del Sinai, marti-
rizzati nel 373 e onorati a' i4 gennaio.
Recenti scrittori affermano che i\ Sinai è
sede d'un arcivescovato, il cui titolare di-
mora ordinariamente nel Cairo; che tut-
tora il monastero è cinto di forti mura,
né la sua porta si apre che per accogliere
l'arcivescovo, mentre tutte le altre persone
che vogliono entrare nel monastero ou-
scirne, vengono introdotti in una specie
di paniere,che le solle va e la cala giù. DA
monastero si ascende alla vetta del monte
per mezzo di scaglioni tagliati nella viva
roccia, o forma ti digrossi massi di pietra.
Ne'dintorni del monastero di s. Caterina
vi sono pure altri luoghi resi celebri da
SIN
una pia ti'adi/ione,eche souo visitali dai
crisliaui, dagli ebrei, e sino da'oiaomet-
taiii : tali sono il luogo in cui d'oi'dine di
Mosè fu innalzato il serpente di bronzo,
acciò ricuperassero la sanità quelli ch'e-
rano stati morsi da'serpi; il sepolcro di^Mo»
sé e di Aronne, la grotta in cui visse s. A-
uastasio, la pietra dalla quale Mosè fece
scaturire l'acqua, e altri. Narra Terzi a p.
429, che neh 655 in una valle deliziosa
per la varietà delle piante e de'Hori, e tut-
ta esalante fragrantissimo odore, fu tro-
vato un antro con sepolcro nel mezzo di
vivo sasso e di remota struttura, con i-
scrizione paarmorea: Moises servus Do-
mini. Perciò insorse grave contesa tra le
nazioni cristiane orientali per la custodia
del sepolcro, ma il pascià di Gerusalem-
me con rigoroso divieto impedì l'accesso
al luogo. Inoltre il Terzi riporta, che nel-
la sua epoca tra le falde del Sinai eranvi
altri 7 monasteri diruti : ili. "dove la C.
Vergine apparve a confortare i religiosi
fiiggiti dall'insolenze degli arabi; il 2. "ove
il profeta Elia si ritirò dall'ira di Jezabel,
e vi ebbe da Dio molte visioni; il 3.° nel
fianco australe del monte Oreb, ove s.
IMaria Egiziaca visse due anni penitente;
il 4-° nella sommità del monte Oreb con
oratorio e 1 altari, uno a destra ove IMosè
ricevè da Dio le tavole della legge, altro
a sinistra in cui egli attonito si nascose,
non potendo solfrire la gloria splendente
di Dio; il 5." nelle radici del monte, cou-
sagratoa'Quaranta martiri di Nicomedia;
il G. è l'oratorio nella sommità del Sinai,
ove dagli angeli fu trasferito il corpo di
s. Caterina e vi giacque 3oo anni; il 7.°
ove s. Onofrio eremita menò vita peni-
tente. Visitandoi pellegrini i santi luoghi
del Sinai, partecipano molte indulgenze,
di cui trattò il p. Qtiaresmio, Elucidatio
Tenne Sanctae. Neì secolo \I fu istitui-
to l'ordine equestre di s. Caterina o del
Sinai o di Gerusalemme (/'•), a di fesa del •
la chiesa callolica e del corpo delia san-
ta, non che por difendeie e alloggiare i
pellegrini the rccavansi a'iuo^hi sauli di
SIN 181
Palestina{F.). UCommanville, Histoire
de. tous les archeveschez, parla della ce-
lebrità del Sinai, lo dice 60 miglia lungi
dal Mare Rosso, col famoso monastero il
cui abbate è arcivesiiovo onorario di rito
greco fin dal secolo XII, e sotto la metro-
poli di Petra, e che pure i latini vi ebbe-
ro un vescovo a tempo delle Crociale. Al-
l'articolo Faran, non solo riparlai con al-
tri autori del Sinai, ma notai che la sede
vescovile di Farau fu trasferita al Sinai, ed
è perciò che trovaiisi de' vescovi sotto il
titolo di Faran o del Monte Sinai. Al pre-
sente Sinai o Sina, Sionnen, è un titolo
vescovile in partibus, sotto il simile arci-
vescovodi Petra,che conferisce las. Sede.
SINAI, Synaus. Sede vescovile della
Frigia Pacaziana sotto la metropoli diGe-
rapoli, nella diocesi d'Asia, eretta nel V
secolo. Ne furono vescovi: Arabie, pel qua-
le Numechio di Laodicea nel 4^' sotto-
scrisse il concilio di Calcedonia; Fronimo
intervenne al 5.° generale; Stefano fu al
7.°;Coslantinoair8.''; Sisinno sottoscrisse
il concilio di Fozio, e così pure fece il suc-
cessore Eusebio; Isacco sedeva nel 1 35 f e
si recò al concilio del patriarca Calisto nel
quale fu approvala l'eresia de' palamiti.
Oricns chr. t. ij p. 8i3.
SIN ASSI, Synaxis. Adunanza, assem-
blea, poiché i greci così chiamarono par-
licolArmente le adunanze cristiane in tem-
po della Persecuzione (^.), nelle Cata-
combe o Cimiteri (^.), ovvero segreta-
mente nelle case private, nelle quali si ce-
lebrava il Sen'izio divino {^'.), non che
consagra vasi I' Eucaristia (f .), o canta-
vansi i Salmi ( /^.), o si faceva la Preghiera
(/'.) in comune, onde si dissero le sagre
sinassi. Ivi si perseverava sino all'ora di
nona nel salmeggiare e nel cantar le lodi
a Dio. Queste sagre sinassi aveano luogo
principalmente presso ilsepolcro de'mar-
tiri,esi chiamarono 3inc\\it Stazioni {^F.).
Il IMagri nella Notizia de'vocaboU eccle-
siastici, dice che questa voce greca signi-
(icii <|uello sagre radunanze e pie conferen-
ze che iaccvuuQ i ss. Padri : alcune volle
i82 SIN
siguifica l'Eucarislia, perchè i ciisliani nel
tempo della persecuzione si radunavano
Belle case private a celebrare \a3Icssa ( F,)
e a ricevere la comunione comesi fa og-
gi nella chiesa; denota pure l'orazione e
la celebrazione del s. Sagriftzio {F.), vo-
cabolo mollo frequente presso gli antichi
scrittori ecclesiastici e de'concilii, perchè
per l'orazione e messa si adunavano i fe-
deli. Laonde la stessa messa fu chiamata
sinassi, perchè i fedeli per assistervi si a-
dunavano in un medesimo luogo; e si-
nassi fu delta la colletta o adunanza di
tulli i Sacerdoti (F.J. Le Congregazio-
ni dii'ole (F.), come pie riunioni e as-
semblee, sono in certo modo figura del-
le sinassi dei primi tempi della Chiesa.
Il p. Zaccaria, Ononiasticon Rilualcy de-
finisce la Synoxis: Collalio apud PP.
idem significat, quod tnissa, quia haec
nos in Christo adunai, et in iis, qui ea-
deni mensa fruuntur,div inani efficil ma-
rum similitudinem , animuni colligens in
unum, ac Deo conjungens. Il Rinaldi ne-
gli Annali ecclesiastici ibi'ìì'ìsce le seguen-
ti erudizieni sulle sagre sinassi. Le adu-
nanzeo congregazioni sagre insegnale dal-
l'apostolo s. Paolo a'corinli, e da lui fatte a
Troade : dall'adunanze de'giudei traspor-
tò quest'uso nella chiesa. Perciò insegnò
a'corinli il modo; Cunicon\>enilis,unus-
quisqne vcstrum psalmuni hahel, doclri-
nani fiabet, npocaljpsim liabet, linguani
liahet. A Troade s. Paolo radunati i fede-
\\ a spezzale il pane, egli disputò: s. A-
goslinoegli altri scrittori dicono che que-
sto radiaiamenlo fu la sagrasinassi, e che
si fece in giorno di domenica, secondo le
parole di s. Luca : Una auleni sabbati
cnm con\'enisscmus adfrangendum pa-
min. Di tal sorte era quella che lo stesso
evangelista racconta: Intravil Jisu sccun- '
duni consueludinem suani die sabbati in
Synagogam, et surrexil legcre, et iradi
tns estilUUberlsaiae proplwtae. In que-
ste adunanze s. Paolo sermoneggiava, fa-
ceva la Predica {f'.); e di questo e delle
altre consuetudini delle sinassi ne sono ri-
SIN
masle le memorie nella Chiesa, come nel-
l'uffizio divino al mattutino. Traiano vie-
tò queste sinassi, e Settimio Severo pure
le proibì. Ed è perciò, che per queste e
altre proibizioni di pubblici edilli, i pri-
mitivi cristiani non lasciavano tuttavia dal
riunirsi ove meglio potevano alla messa
e agli altri esercizi spirituali, come tesli-
ficaDionigi d'Alessandria. Clie si facessero
le sagre sinassi anche nelle Prigioni [F.),
ne fa testimonianza s. Cipriano, e si legge
pure negli atti de' Martiri (/^.) special-
mente proconsolari, che sono fedelissimi
per essere stati scrini da'iiotari, e ne ri-
parlai nel voi. LVI,p. 36. Altrettanto fa-
cevano i cristiani di Roma nelle grotte a-
renarie o catacombe, benché la. persecu-
zione talora fosse si fiera, che quivi anco-
ra venivano esclusi. I vescovi procurava-
no con ogni diligenza che vi si convenisse,
e con un istromento di legno si serviva-
no per convocar la sinassi, del quale se-
condoalcunice ne rimane la memoria nel-
la Settimana santa, ove tornai a ragionar-
ne; ma Rinaldi vi ripugna che col suunu
de'Iegnisi provocasse il radunamento, do-
vendo eseguirsi segretissimamente. Nel
monastero di s. Paola si chiamavano le
monache alla sinassi, col cantar pììialto
dell'ordinario V Allelnja. Dice inoltre Ri-
naldi, che nel tempo della persecuzione,
non polendosi raccogliere il popolo con
pubblico segno, né in luogo determinalo,
veniva ciascuno perordine del vescovo o
del prete privatamente avvisato da un mi-
nistro della chiesa detto Cursore[F.): al-
l'istessa opera ancora attendeva il diaco-
no, e scrivendo s. Ignazio adHerone dia-
cono d'Antiochia, gli disse: Synaxim ne
negligas, onines nominatini inquire. Non
trovando Rinaldi memoria piopriamen-
te con qual segno si radunassero i fedeli
alle sinassi, forse sarà stato quello spino
di cui tenni parola a Cursori apostoli-
ci. Donata la pace alla Chiesa, si chiamò il
popolocristianoco'tinlinnabuli,e indi de-
rivarono le Campane (/ .). Col vocabolo
Synaxaria furouo delti i libri contenenti
SIN
le vite de'sanli. 1 greci cliinraano Sinas-
sano, Synaxarion, il libro ecclesiastico
in cui sono raccolle in compendio le vite
de'Ioro santi , ed in cui leggasi in poche
parole il soggetto di ciascuna festa : Ni-
ceforo Calisto è considerato come uno dei
principali autori di questa raccolta. In al-
cuni esemplari greci mss. del nuovo Te-
stamento vi sono vari indici o cataloghi
chiamati pure Sinassari/i quali rappre-
sentano gli Ei>angeU, che Sì leggono nel-
le chiese iu ciascun giorno dell'anno, ed
anche i Leggendari.
SINCELLO, i.9^/ice//«y. Compagno©
abitatore,colui il quale dimora nello stes-
so appartamento, o nella medesima came-
ra o Cella [f^.) e perciò detto Syncellita.
IVe'primi secoli i vescovi, secondo la legge
diPapas.LucioI,per prevenire qualunque
sospetto svantaggioso sulla loro condotta,
tennero seco loro un ecclesiastico che gli
accompagnava dappertutto, ch'era testi-
monio di tutte le loro azioni, che dormi-
va nella medesima stanza éeW Eijiscopio
(Z'.); per questo motivo si chiamò sincel-
lo del vescovo, che convivea cioè col ve-
scovo. Il patriarca di Costantinopoli ne a-
vea molti che succedevansi l'un l'altro, ed
il i.°di tutti chiama vasi Prolosincello [f^ .).
La confidenza che il patriarca avea in es«
si, la parte che loro dava nel governo, il
credito che acquistarono alla corte, rese-
ro ben tosto la carica di protosincello as-
sai considerevole, diventò anzi un titolo
per giugnere al patriarcato, come in Ro-
ma fu ragguardevolissima la dignil;i di
arcidiacono della chiesa romana (^'.),
poi P/vorc( 7^^^.) de'cardinali diaconi, il qua-
le fu paragonatoal greco protosincello.Per
(juesta ragione talvolta i figli o fratelli
degl'imperatori greci occuparono la cari-
ca di protosincello, particolarmente dopo
il secolo IX; i vescovi medesimi ed i me-
tropolitani ebbero ad onore di essere di-
stinti con tale titolo. A poco a poco i prò-
tosincelli furono considerati: come il pri-
mo personaggio dopo il patriarca, si cre-
dettero aiizi superiori a' vescovi e a'me-
SIN ,63
tropolitani, e collocaronsi sopra di essi
nelle ceremonie ecclesiastiche. Le loro
prerogative, benché assai ristrette, era-
no ancora nel secolo XVI grandissime:
nel sinodo tenuto in Costantinopoli cou-
tro il patriarca Lucar, che voleva intro-
durre nella chiesa greca gli errori di Cal-
vino, il protosincello figurò come la 2.*
dignità della chiesa di Costantinopoli. II
Magri dice che il protosincello era con-
fessore del patriarca eletto dal capito-
lo, e designa vasi dall'imperatore per suc-
cederlo ; altri lo dissero come vicario
del patriarca. I sincelli nella chiesa d'oc-
cidente furono da Ennodio nel V secolo
chiamati Cellulari jevano preti e diaconi,
che notte e giornoabitavanocol vescovo,
come fanno oggidì i Cappellani a Segre-
tari de'vescovi. Diversi canoni de'conci-
lii stabilirono che i vescovi non riceves-
sero all'udienza donne senza la presenza
d'alcuni preti e diaconi : allora i vescovi
più che al presente, ogni giorno, ogni mo-
mento bisognava che ascoltassero uomini
e donne. II libro pontificale di s. Damaso
I nella vita del suddetto s. Lucio Idei 255,
ci mostra come due preti e 3 diaconi non
potevano mai dipartirsi dai fianchi del ve-
scovo, in (|ualunque luogo ch'egli si tro-
vasse; ed in oriente pure la disciplina di
dover avere i vescovi i sincelli era rigo-
rosa. I sincelli erano membri del Presbi-
terio {^".), tanto nella chiesa latina che
nella greca. Esercitarono anche l'uflìzio
di Apocrisario ( F.), di Arcidiacono ( F.)^
e si chiamarono anco col nome delle chie-
se, come il sincello della chiesa d'Antio-
chia, il sincello della chiesa Gerosolimi-
tana; diversi concilii prescrissero i sincelli
a'vescovi, quali testimoni della loro con-
dotta privata e pubblica. I sincelli non più
esistono nella chiesa d'occidente, e nella
chiesa greca il protosincello è il vicario
generale del vescovo, avendo i vescovi o-
rienlnli tutfoia i loro sincelli, secomlochè
alferma iVardi, che nella sua opera Dei
pa rrochi divevsc nozioni ripoila de' sin-
celli e protosincclli.
i84 SIN
SL\CLETICA(s.),vergiue.Nacquead
A lessandria in Egitto di nobili e ricchi gè-
jiilori oriundi dalla ^lacedonia, e spiegò
fino da'piìi teneri anni un amore deciso
per la virtù e per gli esercizi della reli-
gione. Risoluta di vivere in perpetua ver-
ginità, ella rifiutò costantemente tutti i
partiti di matrimonio, che essendoador-
»ia di rara bellezza e assai doviziosa, lesi
ollersero a gara, e praticò ogni sorta di
inortifìcazione per sottomettere la car-
ne allo spirito. Dopo la morte de'suoi ge-
nitori, e provveduta una sorella inferma
che le rimaneva, dispensò tutti i suoi be-
iii a'poveri,e si ritiiò in un sepolcro, onde
applicarsi unicamente alle cose del cielo
e alle austerità della penitenza. Non tar-
dò mollo a trapelare fuori del suo ritiro
il buon odore delle sue virtù, per cui raol
te femmine cristiane si recavano a con-
sultarla sopra argomenti di pietà. All'età
di 24 anni fu colta da una febbre vio-
lenta e continua, che la struggeva a po-
co a poco; quindi le si formò una poste-
ma al polmone, ed un cancro rodendole
Je gengive e la bocca, le tolse infine l'u-
so della parola. Rassegnata al volere di
Dio, Sindetica sopportò con eroica pa-
zienza per tutta la sua vita gli acerbi do-
lori che le cagionarono queste infermità,
giungendo anzi a bramare che crescesse-
ro le sue solFerenze, e temeva che i me-
dici gliele alleggerissero. Tre giorni pri-
ma di sua morte ella predisse il momen-
lo in cui la sua anima si sarebbe sciol-
ta dal carcere corporeo. Giunta quest'o-
ra, ella paive circondata da una luce ab-
bagliante, e rimise il suo spirito nelle ma-
ni del Creatore, essendo nell' età di 84
anni. Sembra che fiorisse nel IV secolo.
] gieci celebrano la sua festa a'4di gen-
naio, e il martirologio romano ne fa ri-
cordanza il giorno dopo,
SlNCRETlSTi.Conciliatori,nomeche
sidièa'fìlosohche si affaticarono per con-
ciliare le did'erenli scuole e i diversi siste-
mi di filosofia, ed ai teologi che si sono
applicati ud unire la credenza delle di Ife*
SIN
renli coraunioDi cristiane. Importando di
più il sapere i diversi tentativi che si fe-
cero per accordare insieme iZ/«^ermH'(/^^'.)
e i Calvinisti {f^.),ì Proteslanli [f^.), os-
sìa per unire gli uni e gli altri alla chiesa
romana, de'cui sforzi è piena tutta quan-
ta questa mia opera. Basti però qui il di-
re,chei sincretisti di qualunque SeUa[V.)
sieno stati, dovettero conoscere che fati-
cavano invano e che i loro sforzi doveano
necessariamente essere infruttuosi. Gli e-
logi che i protestanti sono prodighi a dar
loroa'gioini nostri,nientesignifìcano;il ri-
sultato della tolleranza che si vanta come
l'eroismo della carità, è che in materia di
Eeligione[f^ .)àa'n:nn privato,ciascun dot-
tore deve pensare solo alla sua fede e non
ingerirsi neir altrui. Questo certamente
non è lo spirito di Gesù Cristo, né quello
del cristianesimo, come prova Bergier nel
Dizionario enciclopedico, ch.Q fa la storia
de'sincretisli.
SINDACO, SyndicHs. Magistrato di
città, comunità, repubblica o principe. Vi
sono pure i sindaci apostolici de'religiosi
mendicanti, sia degli ordini, sia de'con-
venti e monasteri, altri avendo il Depu-
tato (^•), che trattano i loro affari e ten-
gono in deposito il loro denaro; i sindaci
del clero, delle diocesi, delle università,
delle confraternife, di altre corporazioni,
comelo hanno molli05f)e<^/rt//(/^.),echia-
mali anco Spedalinghi. In qualche modo
i sindaci degli ecclesiastici e delle istitu-
zioni pie si ponno paragonare agli anti-
chi Difensori [f'.). Vi è ancora il sinda-
co che rivede i conti, minutamente con
sindacatura accurata, repetundaruni ra-
f/o,/a^/cmm; sindacare vale eziandio cen-
surare, biasimare, criminari. Il Vermi-
glioli tratta del Sindaco,ne\\Q Lezioni del
diritto canonico, lez. 3q. Dice che il sin-
daco agisce e difende gì' interessi, cause
e liti di una università, di un collegio o
capitolo. Il sindacoèil Procuratore (F^.)
costituito ad una legale corporazione o
congregazione per difenderle in cause al-
le medesime spettanti. Dicesi poi sindaco
SIN
de'singoli quegli die tratta le cause che
derivano dalla interpretazione del nome,
e di questo intende trattare Veroiiglioli,
onde da lui ricaverò un sunto. In quali-
la di sindaco può costituirsi anche un e-
slraneo, né importa che sia del corpo. 11
sindaco si distingue dal procuratore, che
questo si costituisce dal padrone, il sinda-
co dalla università, dal collegio o dallaco-
munita, ed anche da corpo religioso, trat-
tando i loro aHari,e segnatamente le cau-
se e le liti in giudizio; mentre Slndico è
parola greca che vuol dire causa che si
agita In giudizio, secondo il diritto cano-
nico nel titolo Syndico. Diversifica il sin-
dac(i dairaltore,dall'amministratore del-
l'università, dall'economo, dal curatore
di città o comunità, poiché il sindaco ge-
licrahnente si costituisce dall'università,
collegio, congregazione, corporazione, e
si estende a tutte lecause,comprese le cri-
minali, tanto presenti che future da trat-
tarsi senza alcun decreto. K di necessità
che l'università, corporazione, città, co-
Diimità religiosa ahhia il sindaco, poiché
senza questo non può agire, nèaltivamen-
te, né passivamente, né può stare in giu-
dizio. Per destinar questo sindaco devo-
no tutti i componenti l'univei sita, il colle-
gio, la comunità, ec. convocarsi per emet-
tere il voto se sono abili secondo il cobtu-
Die consueto, e tutti quelli intervenuti e
presenti secóndo le costituzioni de'ri'^pet-
tivi corpi eleggere il sindaco, purché sie-
no due parti, o la maggior parte favore-
vole per l'elezione del sindaco. Può eleg-
geisi il sindaco dallo stesso corpo se siavi
idoneo, o anche un estraneo, ed essendo
iiloneo deve ()refer irsi l'inlividuo dell'u-
niversità o corpo, dovendosi creilere in
questo maggior \'e>\{.\ diligenza, allivilà e
premura nel disim[)egno dell'ulìlcio. Ciò
iionostanteGregurio IX consiglia l'elezio-
ne del sindaco in estranea persona, costi-
tuendogli uii'adeqiiata mercede, essendo
espediente, trattandosi di corporazi(»iie re-
ligiosa, che i religiosi tutti si ap[>licliino
ul servizio di Dio e della chiesa, e ;>liduo
SIN i8t;
hmgi dallo strepito delle cose mondane, e
dal tljro contenzioso. ]N'é può essere d'im-
pedimento, che i monaci possano colla li-
cenza del superiore essere procuratori,
mentre ciò si elfettua quante volle o la ne-
cessità o la pietà lo esiga, o che attesa la
miserabilità dell'università o collegio ec.
non possa pagarla mercede al sindaco del-
la chiesa ancorché laico per trattare gli af-
fari non solo laici,ma anche spirituali, per-
ché veramente non esercita azione alcuna
spirituale, e così non é di alcun ostacolo
se non è chierico, lo che necessita nell'fi-
cononio (A-^.) e nell'amministratore delle
cose ecclesiastiche, non tanto secolari, ma
anche spirituali, ed appunto per tale unio-
ne non può ammettersi un secolare. V.
Rendita ecclesiastica e Procuratori ge-
nerali degli ORDi>'ip,ELir,iosi. Il sindaco es-
sendo cQstituito da pubblica autorità qual
è l'univeisilà, il collegio, così non è tenu-
to nelle cause dar cauzione di pagare il
giudicato, ma soltanto resta obbligato di
stare in giudizio. Essendo il sindaco per-
sona pubblica, che fa le veci dell'univer-
sità che si presume sempre sia solvibile,
meno il caso che probabilmente e con fon-
damento si dubitasse del contrario , pel
qual effetto il sindaco deve inanima pro-
pria non del collegio o università costituen-
te giurare di calunnia. Il sindaco presso i
greci era un oratore scelto e deputato per
difendere e sostenere le prerogative d'una
città, d'una provincia, o d'una nazione in-
tera, ed era commissionato con un altro
di diléndere le cause ad esse spettanti. Si
legge in Plutarco, che Aristide dagli ate-
niesi fu creato sindaco acciò difendesse le
cause de'suoi cittadini; ed uiche in Demo-
stene si trova sovente fatta menzione del
sindiico, ofììcio che riferiva alla pubblica
utilità e difesa, ed ecco come alcuni tan-
no desumere l'origine del sindaco. I sin-
daci del clero e delle iliocesi particolari fu-
rono stabiliti per sollecitare e tratiare gli
nlfiri che interessano la diocesi ne'di versi
tribunali : generalmente parlando, i sin-
daci diucciJui sono canonici nella diocc-
i86 SIN
si, e partecipano de'dirilti del loro bene-
fìcio come gli altri canonici. In Roma e
ne'bassi tempi, tra i magistrati municipa-
li furono istituiti anche i sindaci, ed era-
no scelti dui popolo. A Roma, a Senato
ROMANO, a Carnevale di Roma, nel par-
lare dell'antiche pompe del magistrato ci-
vico, e delle feste de'romani, dissi dell'in-
tervento de'loro sindaci. Nel voi. XVII,
p. 218, narrai che lo scismatico impera-
tore Lodovico V nel 1 328 fu coronato in
Roma da'4 sindaci; e nel voi. Ili, p. 187,
che il famoso Cola di R.ienzo tribuno di
Roma (^.), neh 54? si fece creare cava-
liere dal sindaco del popolo romanOjil qua-
le per tal funzione lo elesse, indi corona-
re con quelle 7 corone misteriose che ivi
riportai. Abbiamo da Vitale, Storia dei
senatori di Roma,p. 115, che già avanti
la coronazione di Lodovico V erasi intro-
dotto il costume di scegliersi tra i nobili
romani 3 sindaci, che furono poi chiiima-
tì Conservatori, del qual costume il Cur-
zio, lib 7, cap. q, § 223, ne spiega così il
motivo. Ciiminos invaluissetcreandi Se-
natores alienigenas, ignaros romanaruni
legiini, et consnetndinuvì,eumquedome-
sliciim coninienti sunt romani, quijuri-
bus, et libertati reipnblicae prospiceretj
Scnaloremque nimis imperiosuni coerce-
rei. Il senatore Giacomo Savelli fu rimos-
so da'sindaci e mandato fuori di Campi-
doglio, come partigiano di Lodovico V
scomunicato dal Papa GiovanniXXlljal-
tii dicono che il Savelli era soltanto vi-
cario per Roberto re di Sicilia e senato-
re di Roma. Tali sindaci furono Stelano
Colonna signore di Pales trina, Poncello
e Napoleone d'Orso. I due sindaci del po-
polo romano nelle comparse pubbliche del
senatore incedevano dopo i Maestri di
strada [F.); cavalcavano con fornimenti
di velluto rosso, con gualdrappa di panno
rosso, con rnbbone alla senatoria di da-
masco paonazzo foderato di raso creme-
sino, con sottana di scarlatto: eranose-
guiti da due segretari. 1 due sindaci del
popolo romano iuterveuDero nel 1 53G e
SIN
poi nel 1 57 1 ntW Ingresso solenne di Ro-
ni^{^.),chefecepriraa l'impera tore Car-
lo V, e dipoi Marc' Antonio Colonna vin-
citore di Lepanto, vestili con veste lunga
di velluto lionato, a cavallocon gualdrap-
pa di panno nero con liste di velluto li-
scio, eduestaflieri per uno. Intervenne-
ro pure nel Possesso de' Papi (/^.), e ne
trovo due nel 1 5go in quello di Gregorio
XIV, vestibus talaribus kolosericis puni-
cei coloris indilli. I magistrati municipa-
li chiamati sindaci furono introdotti an-
che in a Itre parti d'Europa,come inFran-
eia, Germania, e particolarmentein Ita-
lia, e l'ebbero qnasi tutte le città italia-
ne : riferisce l'Orsato, che Padova ebbe
il sindaco del territorio del suo stato, che
imponeva le contribuzioni e trattava i
suoi affari. In Recanati nel r2oo il sinda-
co godeva il titolo di Dominus. A Sini-
GAGLiA parlo del suo sindaco deli 25o, il
quale contrasse alleanza per mezzo de'ri-
spettivi sindaci delle città di Pesaro, di Fa-
no, di Fossombrone, di Cagli, di Jesi, di
A ncona; laonde a quell'epoca questo ma-
gistrato erasi già introdotto quasi dapper-
tutto lo stato papale. Di parecchi sindaci
delle città o terre italiane, ne parlai a'Io-
ro articoli. Tuttora vi sono sindaci ne'di-
versi stali d'Italia, come in quelli del re-
gno di Sardegna in terraferma, nel regno
delle due Sicilie, ove sono chiamati gli e-
letti,ed in altri. Leggo in Corsignani, Reg-
gia Alarsicana, che il vocabolo Sindaco
ha origine greca, e significa difensore del-
la patria, secondo l'Alciato, Rer. Pairiae,
della qual cosasi deve ricordar colui che
in tal carico elettosi trova. Attualmente
per sindaco intendesi quello eh' è scelto
per prendere cura delle cose d'una comu-
nità od'un corpo, di cui egli è pur mem-
bro. Il sindaco è incaricato di rispondere
della condotta del corpo di cui è capo, e
di occuparsi di tutti gl'interessi della co-
munità, di cui in qualche modo è l'agen-
te e il censore. Anticamente i sindaci a-
veano maggiore autorità, e lo aveanopure
le grandi città, quale capo ovvero faceu-
SIN
te parte della magislrutura municipale-
gl'egli articoli Gontalomere, Podestà' e
Priore parlo delle magistrature munici-
pali, loro origine, prerogative e attribu-
zioni che hanno nelle Coiniinilà o Comu-
ni (^.) : di quelle parziali de' luoghi, in
moltissimi ne ragiouai. Al presente essen-
dovi nello stato pontifìcio ì\ Gonfalonie-
re, il Priore, il Sindaco, questo si elegge
dairispettivi presidi delle provincie, di che
meglio dico a Priore, ove riportai notizie
anche riguardanti le rispettive magistra-
ture comunali, ed i sindaci, loro attribu-
zioni, come del rispetto che si deve loro
come capi della pubblica rappresentanza
de'Iuoghi e del popolo; non che dell'ono-
re che ne proviene alla persona e alla fa-
miglia dell'eletto. Ivi ancora feci la distin-
zione tra le Città e le Terre, sul quale vo-
cabolo tenni proposito, insieme al titolo
di ZVbi/7e proprio de'ca pi del le civiche ma-
gistrature. Pio VII col moto-proprio de'6
luglio 1 8 1 6, sull'organizzazione dell'am-
ministrazione pubblica, dispose:» Ne'luo-
ghi appodiati \\ sarà un siudaco dipen-
dente dal gonfaloniere della comimità
principale, col quale questo terrà corri-
spondenza per tutti i bisogni, che possono
occorrere relativamente all'amministra-
zione.I consigli comunitalivi appena istal-
lati, trasmetteranno al delega'.o una no-
ta in triplo delle persone designate, per
iscegliere tra esse il gonfaloniere, gli an-
ziani ed i sindaci II delegato sceglierà nel-
la terna trasmessa gli anziani ed i sinda-
ci, ed invierà la terna pel gonfaloniere al
cardinal segretario di stato, a cui ne ap-
parterrà la scella... Nella fined'ogni bien-
nio si piocederà parimenti alla nomina
de'imovisindaci... Gli altri non polraniio
essere riconfermati. "Questa prescrizione
non avrà luogo ne'sindaci, i quali potran-
no essere rieletti immcdialanienle allo spi-
rare tiel biennio". A Gonfaloniere ripor-
tai la disposizione di Gregorio XVI sulle
inngistrntnrc comunali, e ilei loro abito.
A Priore, nel riprodurle il nuovo orili-
uamcnto dello stalo e claMÌiiuiziuuc dcl-
SliN 187
le comuni, e del numero proporzionato
de'consiglieri per ciascuna, notai che fu
pure stabilito che il sindaco avesse due ag-
giunti, ed egli con essi uniti rappreseutas-
sero gli appodiati; eche i sindaci, come gli
alili capi delle magistrature, fossero ogni
liiennio eletti nel giorno di s. Lucia dal
delegato apostolico della provincia, insie-
me agli aggiunti.
SINDARDO(s.), monaco di Fonlenel-
le. E' uno di quei santi che diede in grau
numero la celebre abbazia di Fonteneile
in Normandia. Fu mandalo da s.V^andre-
gesilo fondatore della medesima, a Dor-
deaux. per domandare al vescovo di quella
città alcune reliquie di s. Saturnino ve-
scovo di Tolosa e martire. Egli ne por-
li) anche di s. Amando di Rodez, e al suo
ritorno s. Audoeno le collocò nella chiesa
fabbricala in onore di questi santi. Sin-
dardo mori nel 662 nel monastero di s.
Amando di Golii ville, ove dimorava, di-
pendente dall'abbazia di Fonteneile. E
onorato a' 1 8 di settembre.
SINDOLFO (s.), prete. Nato in Aqui-
tania, lasciò la patria, ove viveva nell'e-
sercizio di tutte le virtù, ed acceso dal de-
siderio di giungere a maggior perfezio-
ne, andò a cercare un ritiro nella diocesi
ili Reims. Ciò fu circa il principio del se-
colo \U, e credesi comunemenle ch'egli
allora fosse prete. Fermata la sua dimo-
ra nel villaggio di Aussonce, posto a 4
leghe da Reims verso oriente, visse nella
pili austera penitenza, e colla sua umil-
tà accoppiata a una continua orazione
trionfò delle tenlazioni onde fu provato.
Dava salutari istruzioni a (pielli the an-
davano a visitarlo, e siccome avea un do-
no particolare per intendere la s. Scrit-
tura, ne faceva le più felici applicazioni,
s'i per usosuo che per gli altri. Moi'i prima
dflla mela ilei VII secolo, a'ao ottobre,
giorno in cui è registrato nel mailirolo-
gio romano. Restò sepolto nel luogo della
sua penitenza; ma nel secolo I X il suo cor-
po venne portato all'abbazia di IlaiitviU
licrs, pan inculi diilanlc 4 Icj^he da Ucims.
I
i88 SIN
SINDONE (ss.) DI GESÙ" CRISTO.
Bfliquia insigne che si venera in Torino
nel niagnifìcosantiiaiio o regia cappella
flella melropolitana, cioè il lenzuolo di
lino nel quale fu involto il Salvatore dei
mondo quando fu posto nel s. Sepolcro
(Z-^.); monumento sagro e celebratissimo,
cui rende testimonianza la s. Scrittura, la
storia, la tradizione di più miracoli, l'au-
torità de' Papi, quella de'personaggi più
rispettabili. Questo prezioso tesoro della
cristiana divozione, pervenuto nelle mani
de'monarchi di Savoia {^^■), con gelosia
e venerazione lo custodirono alla tenera
pietà del cattolicismo. l ss. Giuseppe d' A-
riniatea e Nicodenio (/^.), dopo deposto
Gesù Cristo [f^.) dalla Croce (^^.), lo im-
balsamarono ed involsero in uno stretto
e lungo lenzuolo di lino, chiamato a quei
tempi Sindone, e tale avventuroso panno
rimase tinto del divino Sangue (^.)del
medesimo Redentore, la di cui sagratissi-
ma salma tenne durante 3 giorni invilup-
pata, colla figura del suo ss. Corpo espies-
sa. Come il Corpo d*l Signore fu collo-
cato, Io notai nel voi. LXIV, p. i5i. Il
Corporale (/^.) è cos'i chiamato in me-
moria del Corpo di Cristo che fu sepol-
to in una sindone monda, onde nella
messa si pone sopra di esso il medesimo
Corpo del Signore, come osserva il p. San-
gdlo. Sia nel nascimento della religione
cristiana, ch'ebbe culla in Gerusalemme,
ove mori, fu sepolto e risorse il suo fon-
datore e maestro, e durante i primi seco-
li perseguitatadagPimperatori roaianijsia
dopoché protetta in occidente da Costan-
tino I in poi da' medesimi, la cristianità
in oriente avea tuttavia a soffrire perle
continue scorrerie de'persiani, poi de'sa-
raceiii, non ebbesi mai notizia se rinve-
nuta fosse e dove si conservasse la ss. Sin-
done, la quale solo cominciò a compari-
re a'tempi delle prime Croc/<2fó. A così pre-
ziosa reliquiagiàrivolgevasi allora l'ado-
razione de'fedeli: bentosto le vicende guer-
resche costrinsero per vari secoli i posses-
sori di questo iuesliuiabile tesoro a Ira-
SIN
sporlarlo soventi volte in varie parti del-
l'oriente, poi dell' occidente, e non mai
furono perciò alla s. reliquia con perfet-
ta sicurtà, e per non interrotto lungo cor-
so di anni tributatele adorazioni e il so-
lennecultoche le era bendovuto, se non
che dopo che venne in possesso della re-
ligiosa e regia stirpeSabauda.Que'Ienzuo-
li ne' quali s'involgevano i cadaveri nel
tempo in cui venne al mondo il Salvato-
re, chiamavansiiym^Ott/, e qualsiasi altro
pannolino destinato a nettare i cadaveri
dalle lordure, o asciugarne il sudore, co-
me il Volto santo (^.), portava il nome
di Sudario (^^.). Solevano gli ebrei sep-
pellire i corpi de'defunti involli in un len-
zuolo e legarli con fascia, come si appren-
de dalla narrazione storica di s. Lazzaro
(/ .). Nel libro de' Gm<^;ci prendesi lasiu-
done per la Tunica {^V.) o la sottoveste,
che col mantello formava un abito com-
pleto. Quanto al giovanetto di cui parla
il vangelo, raccontando 1' arresto di Ge-
sù, si può intendere una specie di veste
da camera o altro abito facile da metter-
si o cavarsi. La reliquia della ss. Sindo-
ne è un vero lenzuolo, e il nome di sindo-
ne è quello che propriamente le si con-
viene; ma sul medesimo avendo il sangue
e il sudore dell'adorabile corpo di Gesù
lasciate alquante tracciechene raffigura-
no la forma, venire perciò chiamato Su-
dario. Ed in fatti la chiesa nazionale che
hanno in Roma i savoiardi, e di cui par-
lai nel voi. LXII, p. 7, è sotto l'invoca-
zione del ss. Sudario, con sodalizio pe'sa-
voiardi e piemontesi. La tela di questo len-
zuolo è formata di lino finissimo, ed iu-
gegnosameiìte lavorata, ma non di coto-
ne o di lana, oppure come credettero al-
cuni d'amianto (del quale all'articolo Se-
POLTURV, e nel voi. LXIV, p. 121), per-
chè in mezzo ad un grande incendio non
restò consumata (come noi fu 1' asciuga-
toio di cui si servi Cristo nella Lavan-
da de piedi, f^,). Certo è che la conser-
vazione della ss. Sindone non può esse-
re che relfello della speciale prov videa-
SIIV
za (liDioa suo riguardo. Ha !a formn d'un
parallelogrammo lungo Spiedi lipi;iiidi,
2 onde e 6 linee, largo 2 piedi e 9 on-
de, qual misura trascurando le frazioni
corrisponde in lunghezza a 4 metri e io
centimetri, ed in larghezza ad un meli o e
40 centimetri. E' formato da un sol pez-
zo di tela, e vedesi orlato con un nastro
di color celeste, optale operazione fu ese-
guita mentre regnava Vittorio Amedeo
li, al fine di preservarlo dalle sfìlaccialu-
re. In esso, a seconda del luogo da cui si
osserva, più o meno si scorgono leggiere
tinte di color bruno rossastro raflìguranli
le parli anteriore e posteriore del corpo
di Gesù, lasciatevi dal sudore e dalle pla-
gile delle Spine [V.) nel capo, dalle feri-
te nel costato della Lancia [F.)^ nelle ma-
ui e ne'piedi iW Chiodi (^^.), le prime di
queste però non nella palma della mano,
come erroneamente si vedono in genera-
le dipinte nelle immagini di Gesù Cro-
cefisso (^ .), ma vicine al carpo, ossia alla
giuntura della mano col braccio, e quelle
de'piedi prossime al tarso, vale a due sul
volgarmente chiamato collo del piede; ed
in generale dall'orribile e crudele slato in
cui era stato posto Gesù durante la Fla-
fucilazione [V .)a\\a^ Colonna [f\)^\a Pas-
sione [F-). Pi etesero alcimi che le traccia
del divin Sangue sulla ss. Sindone e altri
sudarli di Gesù Cristo, si formino piutto-
sto colla mistura di mìf'ra e aloe, e quan-
to alla ss. Sindone col balsamo di cui fu
unto il sagralissimo Corpo, perchè il Re-
dentore nel risorgere riassunse tutto il suo
àSangue, onde nulla ve ne rimase in ter-
ra. Di questa questione parlai a Sangue
l'HEZiosissiMO , e può vedersi anche il [>.
Piano, Coinuicntnrii f. 9., commentario ",
che ricoida la bolla di l'io II, nella «pia-
le dichiarò, non essere contrario alla (eile
il credere che in terra ve ne sia rimasta
«pialche particella. » Che Gesù Cristo in
memoria della sua passione abbia Liscia-
lo sulla terra (pialche parte del suo San-
gue". Di j»iù riproduce queste parole (Iel-
la bolla di GiulioII. >• Sembra cerlamen-
SIN iSr,
te degno, e di ragione dovuto, che sia n-
dorata e venerata essa ss. Sindone, nella
quale, comesi dice,manifestamentesi veg-
gono le reliquie dell'umanità diCristo,che
la divinità si avea unito, cioè del vero di
lui Sangue". Spiega infine ilp. Piano l'o-
pinione del dottore s. Tommaso. iS'on tro-
vandosi documenti anteriori alsecoloXIlI
che abbiano relazione colla ss. Sindone,
dal I secolo di nostra era fino a tale epo-
ca, volendo parlare con severa critica, la
storia di lei si poggia su congetture, per
altro plausibili. I\Ioltissime pertanto sono
le opinioni degli storici circa i siti ove si
conservasse e fosse trasportata la ss. Sin-
done, durante il lungo corso de'prinii X II
secoli; ma quelle che più probabili sem-
brano, e che maggiormente ponno andar
d'accordo colle storie generali della Chie-
sa e de'vari popoli, e colla tradizione sol-
tanto, qui brevissimamente vado ad ;ic-
cennare, le prove polendosi ampiamente
leggere nel p. Piano. Risorto Gesìi, ere-
desi cheNicotlemo principede'giudei oca-
po de'seniori o giudici Ae\ Sinedrio [f .\
abbia raccolto il s. Lenzuolo e molte al-
tre preziose reliquie della passione di Ge-
sù medesimo, del quale egli occultamente
seguiva la dottrina. Scoperto e cercato a
morte da'suoi nemici, fu da s. Gamalie-
le (/ .) suo zio tenuto iiascosloin sua vil-
la, alcune miglia distante da Gerusalem-
me, ove seco avea portate le più prezio-
se di quellereliquie. Iiiquella villa essen-
do stato, dopo alcuni anni, scoperto e uc-
ciso, la ss. Sindone probiibilmente lù rac-
colta e nascosta da'ci i>liani. Sia poi che
essi seco la trasportassero allorché si riti-
rarono in Fella (/ .), città del dominio
(Iti re Agiippa.edi nuovo la Irasferisse-
10 a Gei n.salemme (piando vi (ecero ri-
torno l'anno 1 00 di nostra era, oppure che
sempre rimasta sia in delta città , e che
quivi nascosta venisse per salvarla dalle
rovino e dalle peisicuzioui; o siasi inlinc
che passasse di mano in mano, come iii
deposito a pi ivate persone, e da esse sem-
pre eoo diligenza e sollcciludine occuUa-
igo SIN
mente custodila, vedendo i medesimi non
essere allora, a motivo delle persecuzioni
ede'continui sconvolgimenti politici, an-
cor giunto il tempo di poter con libertà
epubblicamenteadorarecos'i preziosa me-
moria dell'umana rigenerazione, atten-
dendo momenti più opportuni a render-
le il dovuto omaggio, nulla si seppe del-
l'esistenza della ss. Sindone. E nonsolo nei
primi secoli i cristiani ebbero gran cura
in nasconderla, che maggior diligenza do-
vettero adoprare in occultarla, e nel VI
e VII secolo quando i califfi invadevano
e devastavano con fanatismo maometta-
no la Siria, e nell' Vili secolo allorché
sorse la persecuzione contro le ss. Imma-
gini[f^ .), mossa e sostenuta dagl'impera-
tori greci ne'primi del secolo Ville con-
tinuata sino quasi per un secolo. Goffre-
do di Buglione nel 1099, entrato co'Cro-
cesignnti \\lioi\oso ìnGeriisaler/ime (^ •),
fu incontrato da'cristiani di quella città
portanti reliquie e cantando inni e salmi;
allora appunto si crede che la ss. Sindo-
ne, traila di dove tenevasi occulta, a lut-
ti resa palese, per lai.^ volta si esponesse
alla pubblica adorazione. Sebbene Fili-
berto Pì^tìOTìe, Sindon Evangelica, ó\ca
essere rimasta la ss. Sindone in Gerusa-
lemme,finchèSaladiuo impadronitosi del-
la città nel 1 187, i cristiani costretti ad
abbandonare i luoghi santi in mano de-
gl'infedeli, consegnarono la ss. Sindone
alla casa de' Lusignani, la quale poscia
regnò in Cipro {f •); con maggior fonda-
mento si può credere che la s. reliquia
non sia rimasta in Gerusalemme, che sot-
to il regno de'primi successori di Goffrè-
do,cioèdi Baldo vi noi, Bai do vi no II, Folco
e Baldovino III, imperocché a'tempi del-
ìaT..^ Crociata, \medeo III conte di Savo-
ia ricevette la ss. Sindone in dono dal gran
maestro degli Ospedalieri; e mentre face-
va ritorno in Europa, fermatosi in Cipro,
vi morì neh 148 o 1 149, ed ivi la lasciò
in potere de'greci e quindi de'Lusignani,
a'quali fu poi consegnato lo scettro di quel
regno. In Cipro ricuasela ss. Sindouequa-
SIN
si un secolo. Errarono vari scrittori nel-
l'affermare esserne stati possessori gl'im-
peratori greci, e a ver costumato portarla
qual vessillo alla testa di loro armate; er-
rarono pur quelli che pretesero la ss. Sin-
done pervenuta alla casa diSavoiàda Car-
lotta regina di Cipro, ultima della stirpe
de'Lusignani, la quale avrebbe secondo
essi sposato il figlio del duca Lodovico,
avente anche nome Lodovico, perchè un
secolo prima che la regina Carlotta vives-
se, la ss. Sindone era già stata portata in
Francia dal cav. Giotìredo di Charny; e
sono parimenti favole i racconti di quei
che narrarono essere stata la ss. Sindone
portata in Europa da una gentildonna e-
giziana, e lasciata a'duchi di Savoia pel
riscatto del suo marito prigioniero di guer-
ra. Il cav. Gioffredo,valorosoe nobile guer-
riero francese, originario della Borgogna,
guerreggiando in oriente contro gl'infe-
deli, verso il I 33 I acquistò la ss. Sindone,
e la portò in Francia. Raccontasi che il
cav. Gioffredo, dopo il suo ritorno in Eu-
ropa, mentre stava nel 1 348 all'assedio
di Calais contro gl'inglesi, fu preso pri-
gioniero; siccome esso agl'inglesi duran-
te l'assedio a vea fatto tutto quel male che
avea potuto pel bene di sua patria, i ne-
mici rifiutarono perciò il riscatto proposto
per liberarlo, e trovandosi egli anche fuo-
ri di speranza d'essere da' suoi liberato,
ebbe ricorso alla B. Vergine, facendo vo-
to che se gli venivano sciolte le catene, a-
vrebbe innalzato in suo onore una chie-
sa a Lirey suo feudo 7 miglia lungi da
Troyes nella Sciampagna. Fatto il volo,
gli comparvero due angeli in figura uma-
na, i quali spezzali i di lui ferri, lo arma-
rono da capo a piedi, ed aperte le porle
del carcere, salir lo fecero su veloce ca-
vallo, insegnandogli la via per dove si po-
teasalvare. Diede tosto Gioffredo compi-
mento al suo voto edificando la chiesa in
Lirey, ed erigendola altresì in collegiata
nel 1 353, vi depose la ss. Sindone che cu-
stodiva e privatamente venerava nel suo
palazzo. Gioffredo diCharuydallesueno^-
SIN
ze con Giovanna di Vergy el)l)e in suc-
cessore Gioffredo ll.eniiico fiutlodi que-
sto con Margherita di Poitiers si fu Mar-
j^herita di Charny signora di ÌMonfoif, di
Savois e di Liiey, e (jiiesta fu la yeiilil-
donna che fece dono del sagro pegno del
ss. Sudario alla casa di Savoia. Deve per-
tanto sapersi, che il vescovo diTroyes non
vedeva di buon occhio che presso la sua
cattedrale enei piccolo paese di Lirey si
trovasse una collegiata, che per la concor-
renza straordinaria de' divoti adoratori
della ss. Sindone avea acquistata gran fa-
ma. Era pure la Sciampagna in quel tem-
po desolata dalle guerre, e tanto per l'u-
no quanto per l'altro di questi motivi,
Giolfredo II s'indusse neh 355 a ritirare
presso di se la ss. Sindone ed a venerar-
la in privalo. Morto il vescovo, cessata la
guerra, fu la ss, Smdone restituita alla col-
legiata di Lirey, ove si esponeva solenne-
mente alla pubblica venerazione; [)er tuli
esposizioni nacquerocontesecol nuovo ve-
scovo, si rinnovaiono pure i disastri del-
la guerra, ed i canonici di Lirey volendo
porre in salvo la ss. Sindone, versoli i4i8
con diversi arredi sagri la consegnarono
al conte Umberto de la Roche signore di
^ illar-Seyssel ed i Lirey, marito della con-
tessa Margherita, llconte Umberto portò
la ss. Sindone in Borgogna, e la conservò
nel suo forte castello di s. l[)polito, ove. la
faceva con ognisolennitàmostrareal pub-
blico. Morto Umberto nel i 438, Marghe-
rita restituì alla collegiata di Lirey i sa-
gri utensili, ma negò di rendere la ss. Sin-
done (|ual tesoro di sua famiglia, e la ri-
tenne sin verso il i45i, nel (jual tempo
per una gueira ferocemente insorta nella
Borgogna, fuggì in Savoia presso d <luca
Lodovico. Frattanto due ladri avendo al-
la contessa Margherita invohitu la ss. Sin-
done, e portatisi in sito appartato per di-
videtsela, uno di essi prese le forbici per
tagliarla e rimase colle n)ani storpio; l'al-
tro cerc.uido di lavarla per toglierle le
mncchiedel divin sangucc venderei! Imo,
vide uscir da esse uu vivo splenilore, che
Sl\ ir)i
Ioabbagliòe privò di vista. A questo pro-
digio si convertirono i due ladri, e resti-
tuita la reliquia alla contessa guarirono.
Il romore di questo miracolo fece nascere
nel duca il desiderio di possedetela ss.Sin-
done, ne pregò la contessa, la quale per
un nuovo miracolosi determinò a farglie-
ne dono. Ecco come procedette il prodi-
gio.Cessato il pericolo della guerra, la con-
tessa Margherita preparandosi alla par-
tenza, nel i 453 mandò avanti i muli ca-
richi del suo bagaglio; ma quando essi
giunsero alla porta Maché, confinante col
giardino del ducalecastello di Chambeiy,
il mulo che portava la ss. Sindone restò
immobile, ed inutilmente si battèe slimo-
lò a camminine. Pensò allora la contessa,
che fosse volontà di Dio che la ss. Sindo-
ne restasse in Chambery, come rimarcò
anche l'annalista Rinaldi, e volentieri la
regalò al duca Lodovico. Questi lieto del
prezioso dono che vagheggiava, la fece de-
[jositare nella chiesa de' francescani, ora
metropolitana; quindi in onore del s. Len-
zuolo lece coniar medaglie in oro, aigento
e rame, e pose in corso la moneta duca-
ne coll'immagine del ss. Sudario: altret-
tanto fecero! successori Carlo 1, Emanue-
le Filiberto, e Carlo Emanuele I. 11 suo
figlio b. Amedeo I X tosto che seppe il p;i -
dre Lodovico possessore di tanto tesoro,
da Vercelli pellegrinando j)el disastroxo
Moncenisio si recò a venerarlo in Cham-
bery, e assunto al trono si [)Ose in pensie
ro d'ampliar la cappella ilei regio castel-
lo per la conservazione della ss. Sindone,
non vedendola abbastanza sicura e con
corrispondente decoro nella chiesa dei
francescani, e clie si chiamasse la Sanf<:
Cappella, per concessione di Papa Paol<)
II. Questa era stata edificata dal conte Ai-
mone, e riedificata sotto l'invocazione di
s. Stefano da Amedeo Vili. ìVon potè e
seguire il b. Aniedco I .\ il suo pioponi-
inento, clic fu solo compito da Filiberto
II. che nel d"i i i giugnoi5oa vi trasferì
solennemente la ss. Sindone, ri posta in ma-
gnilìca cassa d'argento dorato, donoiKI-
192 SIN
lamoglieMargherita crAustila figlia del-
l'imperatore Massimiliano I.La s. reliquia
per maggior sicurezza fu collocata nella
torre attigua alla Santa Cappella, entro
un forziere a 4 chiavi, due delle quali si
ritennero dal sovrano, la 3/ fu consegna-
ta al capitolo, la 4-^ al presidente della r.
camera de'Conli. La duchessa Claudia ve-
dova di Filippo II e madre di Carlo III,
divolissima della ss. Sindone, la portò nei
castello di Billiac nel Bugey ov'erasi riti-
rata, ad istanza poi del figlio e per sod-
disfarea'voti del popolo diChambery, nel
i5o6 la restituì alla s. cappella. Un nuo-
■ve strepitoso prodigio aumentò la som-
ma venerazione che tutti professavano al-
la s. reliquia. A'4dicembre 1 532 si accese
nella s. cappella un grande incendio, che
fuso il metallo che racchiudeva la ss.Sindo-
ne, questa restò illesa, e solo tocca alquan-
to e affumicata in 1 2 punti, come illesi tra
le fiamme restarono anche nelle vesti quel-
li che vi si erano lanciati per sai vare que-
sto sagro tesoro. Carlol Ile il clero d iCham-
berysupplica rono Clemente VII acciòde-
legasse alcuno per la ricognizione della s.
reliquia, e.con bolla de' i4 aprile 1 533
•vi destinò il cardinal Gorro vedo piemon-
tese, il quale con tutte le solenni forma-
lità dichiarò la ss. Sindone essere l'identi-
fica e realmente salvata dall'incendio; ed
anche il Papa e il sagro collegio la rico-
nobbero per vera. I pellegrinaggi alla ss.
Sindone si moltiplicarono, anche di so-
vrani, come di Francesco I pel voto fatto
se vinceva la battaglia di Marignano con-
tro gli svizzeri, onde daLione vi si recò do-
po la vittoria qual pellegrino. Indi Carlo
III per salvarla dalla profanazione delle
guerre, neh 536 la trasportò in Vercelli
e poi a Nizza di Provenza, e nuovamente
in Vercelli. Leggo ne\l' F/istorico discor-
so di Cambiano, Monuin. hisl. palriae
t. 3, che nel novembre 1 553 avendo il ma-
resciallo di Brisacco preso e saccheggia-
toilcaslellodi Vercelli, volendo por mano
anche sulla ss. Sindone, fu preso da tanto
timore che niuDo ardì toccarla. Laonde
SIN
sembra monifesto che Dio volle conser-
vareallacasa di Savoia questa s. reliquia.
B-istabilita la pace,EmanueleFiliberto nel
1 56 ila fece restituire solennemente alla
s. cappella e vi restò fino al 1578. Con-
siderando quel duca, che perla vicinanza
de'furiosi eretici non era sicura in Gham-
bery, la fece portare presso a Torino nel
suo castello di Lucenlo , avvisandone il
cardinal s. Carlo Borromeo ch'erasi pro-
posto fare il pellegrinaggio alla s. cappel-
la. Allora s. Carlo fece a piedi quello pei*
Torino, in quel modo edificante che de-
scrive il p. Menochio, Stnore t. r, cent. 4>
cap. 43: Del Lenzuolo nel rateale fu in-
volto il corpo di Cristo prima di ripor-
lo nel sepolcro. Al santo cardinale e nel-
la cattedrale di s. Giovanni gli fu mostra-
ta da g vescovi, indi il duca per appa-
gare la divota moltitudine la fece espor-
re al balcone del castello delle 4 torri, og-
gi palazzo Madama. Alla morte del du-
ca, questi vietò al successore Carlo Ema-
nuele I di fargli i consueti dispendiosi fu-
nerali, e col denaro risparmiato e altre
somme si cominciasse una magnifica chie-
sa in onore del ss. Sudario. Le continue
guerre ne impedirono l'elìettuazioneaCar-
lo Emanuele I, e solo ne preparò i ma-
teriali di marmo scoperto presso Mondo-
vi. Carlo Emanuele 11 edificò presso il pa-
lazzo regio e la cattedrale il sontuoso tem-
pio, e Vittorio Amedeo lì vi die compi-
mento, e con gran solennità neli." giu-
gno i6q4 vi fece depositare la ss. Sindo-
ne. La cappella fu edificata con bizzarro
e meraviglioso disegno del celebre Gua-
rino Guarini, sulle mura del real palaz-
zo, per cui la corte vi ha accesso da una
galleria adiacente al salone degli svizzeri.
Alle estremità delle navate laterali della
cattedrale di Torino, due facciate in mar-
mo nero danno ingresso a due spaziose
gradinate, per le quali si sale alla cappel-
la, il cui pavimento è a livello con quello
dell'appartamento reale. Una di tali por-
te è aperta a tutti, l'altra ^i schiude sol-
tanto allorché il re di Sardegna vestito
SIN
alla reale, vi entra per accompagiinrc le
|MOCCSSioni solile farsi quando solenne-
mente si mostra la ss. Sindone. La c;ip-
pella o santuario consiste in un'elevatis-
sima rotonda divisa in 3 ordini distinti
l'uno all'altro sovrapposti, e le cui pareti
sono rivestite di marmo nero. Hi. "ordi-
ne è composto di olii e a 3o colonne mar-
moree di dilFercnti grandezze, co'capilel-
li di bronzo dorato. Un grand'arco uni-
sce la cappella culla cattedrale,che da que-
sta venne separata ultimamente sotto il
legno di Carlo Felice, da un' invetriata
sostenuta da travicelli dorati. Sopra il cor-
nicione del I ." ordine ha base il 2.°, che
comincia a restringersi ; esso consiste in
3 grandissimi archi, tra 'quali .sono 6 fìue-
slroni; si erge quindi perpendicolarmen-
te il 3. "ordine, nel quale sono 6 nicchie
con ai chi sostenuti ciascuno da 4 colon-
ne, nel vuoto de'(|uali si aprono altret-
tanti fineslroni. Sopra di quell'ordine si
appoggia la cupola d' una struttura af-
fatto singolare, consistente in G esagoni
decrescenti sovrapposti gli uni agli altri
in modo, che gli angoli di uno rimango
no collocati sulla metà dc'Iati degli altri.
Ouoli lati sono alquanto arcati, e dan-
no comodamente luogo ad un gran nu-
mero di finestre che sommano a piìi di
1 oo.rioisceneirinternolacupola una stel-
la posta con tal arte, che sembra sosle-
Mer>i da per se stessa in aria, e lascia tra-
vedere al di sopra l'interno d'una guglia
illuminata da altre fiueslre, ed all'ester-
no terminata con una croce poi tante gli
sii umenli della Passione. Nei mezzo 'del-
la cajipella, sopra ampia base, è situato
un altare ideato dall'ingegnere Berlola;
cs'io ha due facciate, un,» verso la catte-
drale, l'altra verso il reale palazzo, e vi si
possono comodamente celebrare nel tem-
po stesso due messe. Nel centro dell' al-
iare s'innalza un avello di marmo, chiu-
so da 5 inferiate dorale; l'uvello contie-
ne l'urna entro cui sta l'arca preziosis-
sima che chiude la ss. Sindone; al di so-
pra dcH'uvcllo vfdtsi a soig<re su mar
VOL LX\I.
SIN ic,3
morea base un gruppo d' angeli in atto
di sostenere unacrocedi cristallocirconda-
la da raggi dorati. Gli ornamenti io mar-
mo e bronzo doralo vi sono sfoggiati; so-
pra ledueporlechedannoacccssoalla sca-
linata, e su (juella che meltea'reali appar-
tamenti stanno 3 tribune alquanto spor-
genti in fuori ; sopra la balaustra della
grande base dell'altare posano ad eguale
distanza in vari atteggiamenti i o angeli,
destinati a tener doppieri che si accendono
secondo le occasioni. Finalmente il pavi-
mento di marmo bianco e celeste, è lutto
con vaghezza seminato di stelle in bron-
zo dorato. Dopoché la metropolitana di
Torino gode questa preziosissima reliqiiìa
non fu rimossa che nel 1706, quando la
reale famiglia si rifugiò in Genova, ove
la portò, siccome il Piemonte venne in-
vaso da'fiancesi : nel ileclinar del pas^^a-
to secolo i repubblicani francesi si con-
tentarono di rapire alla magnifica cap-
pella del ss. Sudario gli ori^ gli argenti
e le gemme di cui era assai allora ricca.
Avendo Giulio li nel 1 5o6 con bolla de-
gli 8 gennaio approvata la confraternita
istituita in Chambery della ss. Sindone
e per l'onore speciale col quale venera -
vasi la s. reliquia nel sabato santo enei
seguenti duegiorni, perciò cunccsseindid-
genze, e con bolla del 2 5 aprile stabilita
la festa della ss. Sindone a'4 niaggin, in
quel giorno si continuarono a Aire le sue
pubbliche esposizioni, che prima aveano
luogo nel sabato santo. Leone X confer-
mò tale festa nel 1 5 1 4 non solo per Cham-
bery, ma per tutta la Savoia, ed il simile
fece neli53o Clemente \ Il che conces-
*9e indulgenze nel venerdì santo. Final-
mente Gregorio XIII neh 78 j eslese I.1
festa della sn. Sindone a lutti gli stati della
reale casa di Savoia, di qua e di là dai
molili. Trasportata a Tonno, la 1 .'osten-
sione fu fatta da s. Carlo Borromeo, 0 si
continuò l'annua esposizione a'.f maggio;
nia da due secoli in poi per coniervare
maggior venerazione alla s. reliquia , o
pel tiuiorc che il frequente maneggio del
i3
'94
SIN
s. Lenniolo lo potesse logorare, o per ri-
spainiio (li spesa nella splend'ula pompa,
resposizione soltanto ha luogo nelle più
solenni occHsioni , e di queste le princi-
pali 0 per la magnificenza e pompa con
cui succedellero, o pe'peisonaggi di mol-
la fama che vi assisterono, seguirono nel
J722 per la peste, indi nel lySS e nel
lySo; ma sontuosissima fu l'esposizione
del I 787 per le nozze di Carlo Emanuele
III, e nel 1775 pel matrimonio di Carlo
Emanuele IV colla vcn. M." Clotilde di
Francia. Ritornato ne'suoi stali Vittorio
Emanuele I nel i8i4, ordinò l'esposizio-
ne della ss. Sindone in ringraziamento a
Dio; e nel seguente i8i5 la espose Pio
VII con l'assistenza di vari vescovi: vi
appose i suoi sigilli, insieme a quelli del
re, come rileva il cardinal Pacca, Bela-
zione del viaggio di Pio VII a Genova.
Privatamente la videro prima l'impera-
toreNapoleone l,epoi nel i 822 il re Carlo
Felice. Per le nozze del regnante Vitto-
rio Emanuele II, a'4 maggio 1842 ebbe
luogo la solenne ostensione della ss. Sin-
«lone. I Papi in onore della ss. Sindone
accordarono non poche indulgenze e al-
tri segnalati favori, dopo di averne ac-
cresciuto e propagalo il culto. Col per-
metterne la festa dierono pure la facoltà
di celebrare la messa propria e di reci-
tarne l'uffizio, cioè Giulio II colla bolla
del 25 aprile, e Sisto Y accordò la fa-
coltà ni clero e diocesi di Torino di re-
citare l'uffizio proprio; mentre Clemente
\'III neh 5c)5approvò alcune lezioni dei
ss. Padri pel 2.°e 3.°nol turno da recitar-
si fra VÒ." della ftsta, indi si cambiarono
varie antifone, e per autorità apostolica*
si approvarono gl'inni e si ftcerode'cam-
bvamentkaU'anticoulUzio.lnnocenzoXllI
permise al capitolo della cattedrale di To-
rino di recitarlo una volta al mese, e Be-
nedetto XIII concesse di recitarlo ne' ve-
nerdì non impediti da rito doppio, agii
ecclesiastici degli stali del re di Sardegna,
tnoltre i Papi per vieppiù infiammare i
fedeli alla divozione della ss. Sindone, iu
SIN
tulli i lempi accordarono loro indulgenze
si plenarie che parziali. Giulio II la con-
cesse plenaria a' confessati e comunicati
che avessero visitata la Santa Cappella
di Chambery il sabato santo e i due se-
guenti giorni. Leone X accordò altrettan*
lo, ed a chiunque 1' avesse visitata a' 4
maggio, o si fosse trovato presente alla
pubblica esposizione della s. reliquia, o
non potendovi intervenire avesse recitato
5 Palei' e Ave secondo la sua intenzio-
ne, e per la prosperità della real casa di
Savoia. Clemente VII estese l'indulgen-
za ai visitatori AqWsl Santa Cappella nel
venerdì santo. GregorioXI II rinnovò l'in-
dulgenza plenaria de'4 maggio a favore
di chi avesse visitato la chiesa nella qua-
le allora si venerava la ss. Sindone, o si
fosse trovato all'esposizione. Clemente XI
estese l'indulgenza stessa per 2 j aimi, pei
duegiorniconsecutivi alla festa. Benedet-
to XIII concedè indulgenza plenaria a chi
avessevisitatola regia cappella del ss. Su-
dario ne' venerdì di marzo, ed in perpe-
tuo 7 anni d' indulgenza al re e princi-
pi reali per ogni visita. Benedetto XIV
dopo avere rinnovato l' indulgenza ple-
naria non solo nel giorno della festa e due
seguenti giorni, la compartì in perpetuo
per le pubbliche estensioni della s. reli-
quia, di 7 anni e altrettante quarantene
in lutti i venerdì di marzo, ed inoltre con-
cesse a tulli i fedeli, mediante semplice
visita della regia cappella, l' indulgenza
plenaria una volta l'anno ad arbitrio, e di
più agli abitanti di Toi ino e suoi sobbor-
ghi *4 altre volte da assegnarsi dal cardi-
nal delle Lanze, il che non si conosce. Fi-
nalmente acciò fosse .sen\pre più onorata
la ss. Sindone, i Papi concessero, chel'iu-
dulgenza plenaria de'4 "i^'&o**^ ''i l>"a>fe-
lisse nel giorno in cui si sarebbe celebra-
ta la sua festa, allorquando non polevasi
celebrare nel dello suo giorno proprio per
la concorrenza della festa dell' Ascensio-
ne. Altredetlagliate notizie si ponno tro-
vare ne'seguenti. Cardinal GabiielePa-
ìtoilo, Esplicazione della sagra Sindo-
SI \
ile o Lenzuolo ove fu irwolfo il S.gnore,
e delie piaghe in esso impresse col suo
prezioso Sangue, Bologua i538. (iio.
Giacomo Chifflel, De Linteis sepulchra-
lihus C/im/? etc, AntuerpiaeiG24; Jero-
tonta di Gesù Cristo, o discorso dei san-
ti Sudari di Nostro Signore, Parigi i G3 r .
Francesco Avondo, Dissertazione per la
ss. Sindone esposta al pubblico cullo ai
ì5 ottobre \'j'/5 in occasione delle fui-
sfissinie nozze di Carlo Emanuele prin-
cipe di Piemonte, e HI.' /Adelaide Clotil-
de di Francia, Torino i 775. I\I. A . Vas-
sallij Discorso sopra la sagra Sindone
di Cesie Cristo, Parma i 787. P. Lazza-
ro Giuseppe Piano de' minimi, Conien-
tarii critico archeologici sopra la ss. Si'i-
donc di N. S. Gesii Cristo venerala in
Torino, ivi 1 833. Mg.rFilippo Artico ve-
scovo d' Asli, Due discorsi del quaresi-
male recitato davanti le LL. i\J M.nelii
metropolitana chiesa di s. Giovanni in
Torino l'anno 18^0, Torino 1840. Cenni
sulla ss.Sindone,sulle principali sue pub-
bliche astensioni, e su quella che lia luo-
go addi 4 maggio di qtiest' anno 1842,
Torino con 4o intagli.
Sl.XE o SliN'ITA.\Sede vescoviiedel-
l'Armenìa minore sotto la metropoli di
Melilene. Commanville riporta Sinitu o
Sinitense, sede vescovile di Nuinidin nel-
l'Africa occidentale, snlTragnnca dell'ar-
civescovo di Cirta Giulia. Sine, Siniten,
di presente è un titolo vescovile w/j^r-
tibus che conferisce il }*apa, sotto l'arci-
vescovo pure m^/ir^/7>«y di fiditene. Gì e-
gorio XVI nei I 838 nominò vcscuvo di
Sinila e coadiutoi-e del vicaiio apostoli-
co di Sut-Cliuen, mg. ""Pietro Antonio Pa-
pin alimno del seminario delle missioni
straniere di Parigi.
S I M:d I\ l (),S A N F 1 ED U I N o S A M 1 E-
DIIIA, Synedrio. Gran consiglio o con-
cilio, o senato degli antichi ehrei, ovvero
principale tribunale o adunanza di otti-
mati, seniori e giuristi, com[)oslo di 70
individui che avcano l' autorità di trat-
tare i più grivi alfiui, di ainmiinstrare
SIN 197
la giustizia al popolo, d* interpretare lei
leggi civili e di nssarne il senso, mentre
nella Sinagoga [F.) si spiegava la legge
di Dio e las.Scriltina;il definire poi spet-
tava al Sommo Sacerdote (/^'.). Noterò,
che anco altre nazioiìi ebbero il sine-
drio, come Siracusa, composto di 5oo
cittadini per temperare la democrazia ,
e ne parlai all'articolo Sicilia. Il voca-
bolo è parola corrotta e formata sul greco
Synerlrion, che significa assemblea. Gli e-
brei chiamano Sanhedrin 0 Dcth-din, ca-
sa del giudizio, una compagnia di 70 se-
natori, i quali aveano alla testa un pre-
sidente, non che il luogotenente e il sot-
toluogotenente dello sfesso. Esso radu-
navasi in una sala sfciica, la metà della
quale era situata fuori del tempio di Ge-
rusalemme (al cui articolo parlai del luo-
go e come si dividevano i componenti),
e r altra metà nel tempio. [ giudici se-
devano nella i .'metà, e nella 2. Stavano
in piedi le parli, non essendo permesso di
sedersi in quel Iuogoreputatosauto.il ca-
po del tribunale o assemblea era chiama-
to iYfZS/o/^rmc/^fjil suo luogotenente. ^A-
Belhdin, padre della casa del giudizio, ed
il sottoluogotenente Chachani , saggio ,
del quale riparlai aDorroREed a Si:tago-
GA. Essi decidevano intorno agli adari più
importanti della nazione con un'autori-
tà totalmente su[)eriore a tutti gli altri
tribunali, che il re stesso e il sommo s;i-
cerdote vi erano in certi casi sottoposti. Il
sinedrio fu istituito, secondo diversi «crit-
torijda .'1/0.^?' (/'.) per cornando di Dio,
come rimarcai a Concilio. 1 rabbini an-
cora pretendono di rinvenire l'origine d.-l
sinedrio neir/ì"90(7o e ne'TVi/mer/, per l'or •
dine che Mosè riceveltedal Signoredi ra-
dunare 70 o 7?. degli anziani iV Israelr
(/'.), aHinchr seco soNtenessero il peso ilrl
popolo, e dicono che egli ha sempre esi-
stito anche dopo la distruzione del tem-
pio fatta da'romani; ma i dotti non soni
d'accordo nù sull'oiigine, né sulla distru-
rionc ili questo tribunale, laonde può ve-
dersi il p. Calmct i-cl Dizionario della
ì()G SIN
Bibbia, e nella s,uaDissertnzìone^ìì\h iva-
iiieia (li amministrare la giustizia presso
gli ebrei, e in particolare sn\ Sanliedrin.
Vorst, nella sua Disseriazione sul San-
hcdriìi degli ebrei, dice che i rabbini ne
tlistinguono di 3 soita : il gran consiglio
jf'//«//t'//v7/r composto di 7 i giudici, i qua-
li traila vano glialFari più importanti del-
la nazione; il piccolo consiglio, composto
di 23 giudici, venlitrevirale, i quali trat-
tavano gli affari pecuniari, oltre i siaedii
rn»mi'//Y7//. Inoltre Vorst e altri preten-
dono clic il gian Saiihredin non abbia ri-
cevuto la sua forma se non sotto i Macca-
bei: intorno al Sardiredin trattarono pu-
re Wits, Giovanni LeClerc ed altri con
dissertazioni. Reynier nella sua Econo-
mia pubblica e rurale degli arabi e de-
gli ebrei, sostiene che la i ." creazione del
gran sinedrio è dovuta a Mosè. Comu-
nemente si conviene che questo supremo
consiglio o corte di giustizia avesse un'au-
torità assoluta, comechè gli si contrasti di
presente l'infallibilità in materia di reli-
gione, e la facoltà di giudicare i monar-
chi. Esso avea il diritto di vita e di mor-
te, interpretava le leggi, e a lui spettava il
giudizio di tutte le cause ecclesiastiche; ri-
ceveva le appellazioni de' piccoli sinedri
sparsi nelle città della G»/f/c<7(/'.) e altro-
ve.L'annalislaRinaldi all'anno 3 i,n." 10,
osserva che il sinedrio era compostodiyx
anziani e maestri, eletti da ÌMosè d'ordi-
ne di Dio quando volle che per suo aiuto
si prendesse 70 compagni, a'quali furo-
no aggiunti due altri, rappresentando le
persone d'fleldad e Medad, i quali non
essendosi trovati co'Ioro colleghi nell'as-
semblea, perdile erano nel campo fra la
moltitudine, pure furono come gli altri
riempiti da Dio dello spirito di consiglio
e di profezia, per aiutare Mosè nella di-
rezione del suo popolo, e profetarono in
mezzo al campo. Per la loro suprema au-
torità appartenendo a loro il giudizio an-
che del re, perchè Erode fu citato dal si-
nedrio, infiammato d'ira e di l'uria con-
tro di loro infeilom;levò il principato del
SIN
sinedrio dalla casa di Davide, vi sostituì
certo A nanelo o Anna, e lo fece venire da
Babilonia. Imperocché ili." del sinedrio
si chiamava principe de'sacerdoti, tenen-
dovi per altro il i.° luogo il sommo sa-
cerdote, e l'uffizio d'ambedue era come
la prefettura di Mosè e Aronne. Ed è per-
ciò che quando Gesù Cristo fu calunnia-
to venne portato prima da Anna e poi
da Caifa. Inoltre Erode surrogò a molti
del sinedrio gente a lui divota ed inde-
gna, uccidendo o esiliando i deposti. Di-
ce il Magri al vocabolo Sanhredini, che
così chiamavano gli ebrei il sagro senato
o consesso de'70 savi o consiglieri, i quali
definivano o risolvevano le questioni ap-
partenenti alla legge, a similitudine del
quale nella chiesa cattolica successe il Sa-
grò Collegio [V.) de'cardinali. Aggiuu-
gCj che il Sanhiedim fu il consiglio ra-
.duuato contro Gesù Cristo ^>^.^ per ri-
conoscere la di lui causa, e condannarlo
per essere stala l'accusa in materia di re-
ligione; e che oltre i 70 consiglieri in-
terveniva il sommo sacerdote acciò mai
si venisse alla parità de' voti. V'interven-
neCaifa, come sommo sacerdote e princi-
pedel sinedrio, e facendosi barbaramen-
te accusatore e giudice, pronunziò la fa-
tale sentenza: Reus eslniortisj e l'iniqua
turba de'consiglieri del sinedrio già de-
gradato, all'empie parole di Caifa fece
pienamente eco: Egli e degno di morie.
Un solo de'giudici, Giuseppe d' Arima-
tea (^'^.),non consenti all'ingiusta e cru-
dele sentenza ; e lo aderma s. Luca nel
cap. 23: Hic non consenserat Consilio^
etactibuseorum. Il rispettabile mg.r Ga-
spare Grassellininel Discorso accademi-
co sul giudizio avuto di Gesù Cristo in-
nanzi a Cai/asso einnanzi a Pilato, letto
nel 1844 uella nostra Arcadia e pubbli-
cato nel 1. 18 degli Annali delle scienze
religiose, ecco come ragiona del sinedrio.
--' Il Sinedrio, quell'antico e venerabile
tribunale della Giudea, ch'era stato al-
meno da'tempi de'Maccabei, se pur non
vogliasi più anticamente (che non inlcn-
SIN
diamo noi qui, come in luogo non oppor-
tuno, intranielteici tra le varie opinìurii
che variametite proferirouo suH'aiilichi-
là di esso), il consigliere de're, il proiet-
tore de'popoli, il vindice dell'innocenza
ed il giudice de'piìi gravi aweninieuli,
esisteva tuttora sotto il governo de' ro-
mani; nel Vangelo slesso lo troviamo so-
vente ricordato sotto la voce di concilio,
e fu innanzi ad esso che Gesù Ciislo (u
giudicato. Sebbene digradalo anch'esso
nella generale opinione, e perchè la ven-
detta di Erode ne avea fatto o sbandire
o trucidare i più venerabili, ed in vece
intromessivi degli abbietti e sconosciubi,
e perchè la corruzione e la licenza delle
selle e delle loro false e rivali dottrine vi
otteneano ampio seggio, e'perchè i fa-
risei, superstiziosa, arrogante e larva la ge-
nia lo signoreggiavano tra le allre. Spo-
gliato del diritto di giudicare della vita e
della niorle, esso conserva va ancora quel-
lo di esaminare e correggere i delitti che
avessero relazione alla religione, o a quel-
le antiche costumanze e discipline, che
formavano del popolo giudaico una co-
munità singolare tra tulli i popoli della
terra, non solo nella Palestina, ma in mez-
zo ancora alle grandi nazioni dell' Asia
e dell'Africa, tra le quali erasi mescola-
la, ed awa stanza e sinagoga. Ad esso an-
cora pare potersi altrd>uire il conoscere
di tullociò che il trun(|uillo ordine e il go-
verno riguarilasse delle città e delle catn-
pagne, del commercio, dell'agricoltura,
delle scuole, del tempio, delle sinagoghe,
e i disturbatori punire del carcere, del-
l'ammenila, delle verghe. E se |)er più
gravi delitti non era al sinedrio permesso
di giudicare, non fu insolilo che dui me-
desimo si raccogliessero ipieTalti e que-
gli argomenti (Il che si giovasse il presule
romano ad urdiiiaine innanzi il suo tri-
bunale i giudizi .... Ma sebbene sceuialo
delle sue facoltà, non lasciò il incdesiujo,
lino che cadile l'ebrea repubblica, di oi -
dinari- i suoi giudi/i c«jn quelle fi-rine i-
slcssirthc pCi lo pasSitto lece, e d«,lU: quu-
SliN 197
li fu sempre ragionevolmente glorioso. E
veramente clie alcun tribunale tra quan-
ti gli uomini necrearono primacheil Van-
gelo non sorgesse a mansuefare gli ani-
mi, e temperare il rigore della giustizia
colla dolcezza della compassione, alcun
tribunale neppure tra'greci stessi, oè tra'
romani non ci oilVe tanta gravità di giu-
dizio, tanta diligenza di ricerche, tanta
sottigliezza di argomenti, tante guaret»-
tigie all'innocenza, quanto le leggi e le
costumanze de'giudaici tribunali ne pre-
.scrissero a'ioro magistrati ....Fu duiKjue
il sinedrio o gran concilio di Gerusalem-
me il tribunale supremo della nazione e-
biea, cui da ogni inferiore tribunale ri-
correvano i giudici d'ogni sorta, che solo
menava sentenza de'più gravi e solenni,
che solo discuteva la legge e la tradizio-
ne,e nepromulgava il vero intendimento
ad ogni altro magistrato. Sua stanza era
il tempio, suo capo il sommo sagrillca-
tore, suoi giudici i 70 elelli parie Ira'sa-
cerdoli, parte tra* più gravi o più dotti
ile'principi di Giuda, suoi assessori gli scri-
bi o dottori della legge, suoi ministri ed
esecutori i leviti. Vulcvaosi uomini tulli
altem[)ali, maturi disemioedi esperien-
za, addultrinati non solo nelle leggi, ma
nella più parie delle umane discipline ;
si ribulla vano coloro la cui fama non fosse
immaculala, la cui vita non fosse scevra
non che di colpa, ma del sospetto di col-
pa; si circondavano della comune vene-
razione, si sceglievano con solennilà, ti
annoiavano colla imposizione delle ma-
ni ; se ne studiavano l'indole, il tempe-
ramento, le abitudini; volevasi che lino
la bellezza e la maestà della persona con-
ciliasse loro venerazione. " Ma pel giu-
di/io dcU'innocenle Gesù Cristo i savi or-
dinauKMiti altia volta praticali dal siiic-
di io, furono colla più atroce violenza lut-
ti intieramente calpestali; e con sacrile-
gio il piti nefando, culla più infame ingiù*
sti/i.i, i depravati membri del sinediio,
per vilissiuiu consentiuionto airingi(i><la
0 rabbiosa csclama^iuiiL di Ciiia, scntcn-
.q8 sin
alarono la gravissima sentenza di mor-
te, e si ricoprirono per sempre d' igno-
U)iiiia,pel più iniquo e più irregolare Ira
i giudizi. 11 sinedrio fu anche detto colle-
giogrande appresso i giudei, come di som-
n)a autorità, e s. Luca lo chiamò oniiif.
Concilium ; ed Erode spogliò il sommo
sacerdote delle prerogative che vi gode-
va in presiedei lo. li siiiedriosi adunò con-
tro i ss. PielrOy Giovanili e Paolo (/.),
uon potendo sulTiire cheammaeslrassero
il popolo nella dottrina di Gesù Cristo,
ed annunziassero la di lui risurrezione;
vietarono i componenti il sinedrio a'due
primi d'insegnare tal dottrina; es. Paolo
venne percosso in bocca, il quale li rim-
proverò come della setta de'farisei e sad
ducei, tutta volta non fu condannalo. Pel
sinedrio s. Stefano (/^.) fu protomartire.
11 gran sinedrio fu detto pure pontefice
e profeta per la sua polen/a. 1 re giudei
discussero gli affari e le cause avanti di
esso, non solo in civile, ma eziandio in
criminale, e dipenderono da'sinedri. Ne-
gli ultimi tempi delia repubblica giudai-
ca, le sette serpeggiarono nel sinedrio,
tia'sacerdoti e i farisei. II gran sinedrio,
come dissi, godeva potere giudiziale am-
plissimo, con diritto di vita e di morte,
dal quale diritto decadde dopo il ricor-
dato falso giudizio proferito contro Gesù
Cristo, secondo molti ; altri sostenendo
che ne fu sospeso l'esercizio, o almeno
cessò l'autorità sui giudizi criminali. Tut-
tavolta non pochi opinano, che il sine-
drio continuasse a giudicare le materie
criminali sino all'eccidio del tempio, e
che la sospensione fu volontaria, quando
cioè i componenti del sinedrio emigra-
rono. Il grande e magno sinedrio avea il
primato sui sinedri a^inori veiitilrevirali
e Iriumvirali, che si componevano dai
singoli che fossero ordinati du'tre con po-
tere anche criminale, eziandio fuori della
terra d'Israele. Alcuni però ebbero limi-
tata giurisdizione al solo civile, altri al
solo criminale, o alle sole cereinonie le-
gali, o con altre lituitazioui adatte a'tera-
SIN
pi, a'iuogi e alle circostanze, e se esisten-
ti in paesi stranieri, a seconda dell'indul-
genza de'principi locali. In tutte le città
d' Israele sederono sinedri venlitrevirali
o triumvirali in proporzione della popo-
lazione; poiché a stabilire il i ."si ricerca-
vano 120 capide'giudei,al 2. "tanti quan-
ti bastassero a prestare le cose ch'erano
necessarie a far lecitamente dimorare il
discepolo del sa|)ienle. Fuori della terra
d'Israele, ne' luoghi ove i giudici erano
soggetti a'gentili,non in tutte le città, ma
solo nelle singole provincie giudicavano
i sinedri ventilrevirali o Irinnivirali. I
rapporti de'sinedri minori col gran sine-
drio maggiore e capo sedente in Gerusa-
lemme e nel tempio, si eseguivano per e-
pistole e per Jegazioni. I principi o pri-
mati del gran sinedrio, erano i didascali
0 rabban o rabbini, de' quali riparlai a
Sinagoga. Di essi non furono decorati i
sinedri provinciali, i quali erano sovra-
stati da un altro genere di primati o rab»
bini, ai cisinagoghi minori, ed erano co-
me patriarchi delle provincie. In queste
il sinedrio era uno solo, le sinagoghe e le
proseuche erano varie. In Egitto il nome
di senato si confuse col sinedrio provin-
ciale egiziano, ed i capi si dissero etnar-
chi, mentre quelli stabiliti in Babilonia
nella cattività, si chiamarono eci/ialotar-
chi. Dopo la vocazione delle genti, in cui
i gentili proseliti furono ammessi in folla
al bene della grazia, come i proseliti giu-
dei, le chiese si fondarono ne'luoghi dei
sinedri anche fuori della terra d'Israele;
e fu allora che il gius del gran sinedrio
passò da Gerusalemme ad Antiochia, o-
ve s. Pietro avea fondato la cattedra ape-
stoIica,e della quale meglio trattai a Siria,
Quindi la Gerarchia ecclesiastica (/^'.)
in certo modo si modellò sulla giudaica,
ed anche sulle romane magistrature, cos'i
\eDiocesie i /^V5coiv/^/(F.) Questa famo-
sa corte di giustizia del sinedrio, non pò -
tè sopravvivere al soqquadro di Gerusa-
lemme, e non si trova nelle storie n;o-
derne nulla che vi abbia relazione, ad ec-
SI N
cezione tl'un concilio die gli ebrei tenne-
ro nel secolo XV II, elicili Basniige ci con-
servò alcune parlicolurilù nella sua i5ìro//<i
degli ebrei lib. 9, cap. 35. Quell'assem-
blea ebbe luogo nella pianura di Ageda,
3o miglia lungi da Buda, per esamiua-
le tulio i|uel!o che concerneva il Messia
(/^.), e per decidere se era o 00 venuto
al niondo. Alcuni rabbini opioarooo per
la credenza che fosse venuto, ma la vit-
toria riuscì per l'opinione contiaria, per
cui si concluse the abbisognava allribui-
re airiuìpenilenza e a'peccali le vere ca-
gioni di ri lardo s'i funesto. Alcuni trova-
rono i caralteii del Messia in Elia, altri
in Gesù disio, ma i dottori deliberaro-
no che d Messia coniparirù da conqui-
stalo! e, e che nascerà da una vergine. Nel
voi. XXI, p. I I , ricordai il gran sineilrio
degli ebrei, fallo rinascere m Parigi nel
1 BoGdaNapoleone I.SuH'aulicosi ponno
consuItnierSeideiMi, De Synedriisj Giu-
seppe Ebreo e Filone, De Judiciis; Sal-
vador, Hisloire dcs instilulions de Mai'-
se, e nel trattato de Sjnedriis. CenedcUo
]]acchini cassinese, De ecclesiaslicae Ilie-
rarchiae orininibits dissertatio, Modena
I 703, contro la (piale scrisse Dupin nel-
la sua Biblioteca degli scrillori ecclesia-
stici, ma anch'egli aidde in molti errori
e lo confcssò.
SLNFORIANO (s.), martire. Nacque
ad Aulun nelle Gallie di famiglia nobi-
le e cristiana, fu battezzato da s. Ceni-
gno , venne istruito con diligenza nelle
scienze divine ed umane, e per le sue belle
prerogative si meritò la slima universa-
le. Un giorno in cui portavasi per le vie
di Autun, sopra un carro magnificanieu-
te ornalo, il simulacro di Cibele, ch'era
ivi onorata di un culto speciale, avendo
Sinfoiiano ricusato di prender porle n
questa festa pngaiKi, fu preso dal popolo,
e condotto al tribunale tli Eraclio gover-
natore della provincia. Inlciiog.ilo per-
chè negava di adorare l'immagine della
tundre di gli dei, rispose che essendo ri i-
stiuuu non adorava che il .wro Dio, per-
SIN 199
ciò fu crudelmente battuto e mandato in
piigione. Due giorni appresso Eraclio lo
fecedi nuovocompaiire al suotribunale,
e lasciate le minacce gli promise una ri-
munerazione dal pubblico tesoro ed un
grado onorevole nella milizia, purché of-
(risse r incenso ai numi. Sinfoiiano di-
sprezzò tali ollerte, ed Eraclio nuii po-
tendo vincere la sua costanza lo condan-
nò ad essere decipitato. Mentre i carne-
fici lo conducevano fuori della città per
eseguire la sentenza, sua madre che lo
vide passare, lo esortò ad alta voce a ri-
cordarsi del Dio vivente, e mostrarsi co-
ra^sioso sino alla fine, noa temendo la
morte, la quale lo conduceva alla vita e-
terna. Sinfoiiano consumò il suo sat'ri-
fìcio circa l'annoi'-S, essendo nel fiore
dell'età. Alcune persone pie sotterraro-
no segretamente il suo corpo presso una
fjnte, ed Eufronio prete, poscia vescovo
d'AutuM.fece edificare nel V secolo una
chiesa sulla sua tomba, ch'era divenuta
celebre per diversi miracoli. Questo san-
to è nominato nei più antichi martiro-
logi; celebrasi la sua festa ai 2 a di ago-
sto, e la cattedrale di Reims possiede por-
zione delle sue reliquie.
SINFOROSA (s.), soffri con sette [\-
gli il martirio sotto rimperatore.\driano,
verso l'annoi 20. Viveva a Tivoli co'suoi
figli, impiegando le sue rendite, ch'cra-
noconsiderabili, a sollevare i poveri, e so-
praltullo i cristiani che sulìrivano per la
lede. 11 suo sposo Getulio o Zotico, e suo
fratello Amanzio avevano già ricevuta la
corona del martirio. Sinforosa nuU'altro
più bramando che di riunirsi a loro coi
suoi figli ili cielo, si preparava ;i seguirli
colla pratica delle buone opere. Avendo
Adriano ordinalo che si celebrasse la de-
dicazione del in.ignifico [)alazzo cheave.i
latto costruire a Tivoli, s'incominciò dd-
r olirne sagrillci per indurre gì' idoli a
rendere oracoli; ma i detnonii risposero :
» La vedova Sinforosa e i suoi selle lì-
gli ci torinenlano tutto di iuvocando il
loro Dio . se voi li recale a sagi ificarc, vi
200 SIN
promettiamo di ascoltare favorevolmente
i vostri voti. "Adriano, superstizioso co-
m'era, si fece condurre innanzi Siiiforo-
saco'suoi figli, e li esortò pressantemente
a sagrificare, ma invano. Fattala quindi
condurre nel tempio d'Ercole, le fu pesta
la faccia co'pugni, poi venne appesa pei
capelli, e rimanendosi irremovibile fu get-
tata nel fiume con una pietra al collo. Suo
fratello Eugenio, eh' era uno dei primi
magistrati di Tivoli, ne trasse il suo cor-
po, e lo sotterrò sulla strada vicino alla
città. Il giorno dopo Adriano ordinò che
i sette figli di Sinforosa gli fossero con-
dotti innanzi, e dopo avere tentato ogni
mezzo per vincerli, li fece torturare con
tanta violenza, che le loro ossa rimase-
ro infrante e slogate. Siccome s'incorag-
giavano a vicenda in mezzo a'tormenli,
r imperatore comandò che fossero tutti
morti nel luogo.Grescente, il maggiore di
tutti, fu scannato; il 2.° nomato Giulia-
no ebbe una pugnalata nel petto; a Ne-
mesio fu trapassato il cuore con una lan-
cia; Primitivo fu trafitto nell'ombelico;
Giustino fu per di dietro traforato da una
spada ; Stateo fu ferito nel fianco; Eu-
genio il più giovine fu sbarrato da cima
a tondo. All'indomane Adriano fece get-
tare i corpi di cpiesti martiri in una fos-
sa profonda scavata vicino al tempio di
Ercole; e i sacerdoti pagani appellarono
il luogo i sette Biolanalì, cioè i sette giu-
stiziati. Cessata la persecuzione, i cristia-
ni diedero alle loro reliquie onorevole se-
poltura sulla viaTiburtina,a mezza stra-
da tra Roma e Tivoli. Veggonsi ancora
alcuni rottami di una chiesa che fu fab-
bricata in loro onore nel luogo chiamato
iSeWe/^rrt^/.Essendo poi i loro corpi,in uno
a quello della madre, stati portati a Ro-
ma nella chiesa di s. Angelo in Pescheria,
quivi furono trovati sotto il pontificato
di Pio IV con una iscrizione nella quale
si parla di tale traslazione. Altre reliquie
si venerano in altre chiese di Roma, a Ti-
voli e altrove, sì della madre che de' fi-
gli. Il martirologio romano fa menzione
SI N
di s. Sinforosa e de'suoi sette figli ai 1 8 di
luglio.
SlNGARA.Sede vescovile della Me-
sopotamia, fra il Tigri e l'Eufrate, pri-
ma fu suffraganea di Nisibi, poi d'Ami-
da. Fu colonia romana di Settimio Se-
vero, ed i persiani la tolsero a' rom;ini,
che ricuperatala, nuovamente la perde-
rono sotto l'imperatore Costanzo. Gli a-
rabi rhetavi avendo passato l'Eufrate, ed
essendosi impadroniti d'una parte della
Mesopolamia, scelsero Singara per loro
capitale. Eccola ragione per cui Ebdjesu
Dar-Dricha, di cui parlerò, si qualifica
vescovodi Singaraed'Arabia. Alcuni suoi
vescovi furono caldei,al tri giacobiti. Gior-
gio fu il r ."vescovo caldeo e assistè al con-
cilio di ^ficea, Giovanni sedeva sotto il
cattolico Timoteo I, Subcalmarano fu or-
dinato da tal cattolico, Giacomo dicesi au-
tore della vita di s. Giorgio e altri san-
ti, Simeone fu ordinato dal cattolico Ma-
ris I nel 988, Mosè fu alla consagrazio-
ne del cattolico Machicha I,Maris assisto
alla consagrazione di Machicha II, Ebd-
jesu BarCricha vescovo di Singara e di
Arabia fiorì sul finir de! secolo XIII, poi
trasferito alla metropoli di Nisibi , ed a
lui fu attribuita una raccolta di canoni
e concilii, e un catalogo d'autori siriaci;
Giovanni fu al concilio del patriarca Ti-
moteo li neli3i8. Il I. "vescovo giacobi-
ta di Singara fu Giorgio che intervenne
all'ordinazione di Marulha mafriano d'o-
riente nel 629 circa, indi Elia pio e dot-
to del ']5q, cacciato dalla sede da Ata-
nasioSandalense vescovo diMaipheracta;
Giosuè successe a Elia, Giovanni fu or-
dinato dal mafriano Gregorio Bar- Ebreo
nel 1272, N. ordinato nel i343- Orìens
c/^^/5^ t. 2, p.i 333 e 1596. A p. 1007 si
fa menzione del vescovo Ma res cacciato
dall'imperatore Giustino I, perchè favo-
riva l'eresia de'monofisiti.
SlNGEDONoSEGEDlN,^/«gf/V/««MOi.
Sede vescovile di Panuonia, nell'esarcato
dell' llliria occidentale secondo Couìcìian •
ville, e orientale al dire del p. Le Quieu.
SI N
Fu islituila nel IV secolo^ sotto la ine-
IrojiolitliColocza. Ursazio famoso awer-
saiio di s. Atanasio, eia vescovo ili Sin-
gedon nel 335. Il inailirulogio romano
fa menzione di questa città a' i 3 genna-
io pc'ssKrmiloeStialonico martiri, get-
tali nel Danubio dopo aver sdllerlo molli
tormenti, in tempo dell'imperatore Li-
cinio, Orlen^ clirist. t. 2, p. 3 1 4. <j1' abi-
tanti del paese dicesi die la cliiauiano Zen-
deron,Zenderim,Sigedin),Scgedin,cill;i
libera e regia d'Ungheria, capoluogo del
comitato di Csongrand, sulla S[)oiida de-
stra del Tlieiss al confluente del Maros.
Residenza d'un protopapa greco, ben for-
tillcala e ben fabbiicala, con (i subbor-
gbi, varie chiese cattoliche, pretese rifor-
male, e greche scismalichej con diversi
conventi religiosi, ginnasio cattolico, tea-
tro, e parecchi ospedali. Ha fabbriche, e
manifallure importanti di tabacco, e co-
strtiisce gran quantità di battelli. Gli a-
bitanli ordinariamente parlano lutino, e
veslonocon abiti che hanno relazione alle
foggie de'lartari e de'persiani. Quest'an-
ticiiissima città devei'odierno suo nome
a'iurchi, e sotto il regno di Mattia Cor-
vino era una delle più ragguardevoli di
Ungheria. La pianura nel i G86 a'20 ot-
tobre fu can)po d'una battaglia tra gl'im-
penali e i ttuchi.
SINI ANDA. Sede vescovile di Pisidia
nell'esarcato d'Asia, sotto la metropoli
d'Antiochia, eretta nel V secolo. Ne fu-
rono vescovi: Ciro che fu al concilio di
Calcedonia, Eugenio S(jtloscrisse la Icl-
lera all'imperalore Leone del concilio di
l'isiilia sulla moi te di s. Protero, Coito-
ne firmò ì canoni in Trullo, Uasiliu as-
sistè al concilio di Fozio. Oiitns clirlsl.
t. I , p. I o76.
SI MCA e. LI A 0 SEN IGA LLI A o SE-
1\()-G A LLI A [Scno^(ìllicit). Città con re-
sidenza vescovile del Piceno, con gover-
no distrettiiide della legazione apostolica
ilUrbinoe IVsaio, una delle legazioni del-
le ìMartlu", ^ià facente parte della .Mar-
ca A neon itunti,edcllu Sia lo e ducuto dUr-
SIN 20 t
bino, giace nell' amenissima riviera del
mare Adriatico, in aperta e deliziosa pia-
nura, in mezzo al corNO della strada Ro-
mana, sulla foce del fiume. Misa(erroiiea-
inenle già dello Sena o Senna dal Gian-
nini e dal Colucci che poi si disdisse, poi-
ché il Sena o Senna è il Cesano lungi 4
miglia circa da Sinigaglia) che per mezzo
dicanaleonde vienealli a versala neforiiiu
il Porlo Canale da pai te di trainonlanii,
il quale fu stabilito parte dalla natura e
parte fabbricato dall'arte. Questa fiorente
città iorge maestosa fra quelle d'Ancon;i
all'oriente e di Fano all'uccidente; dalla
i.'è distante circa 20 miglia, dal la 2. 'qua-
si iG, da l'esaro più di 21, e da Roma
poste 28 secondoCalindrijtyag^/of/t/Po't-
ti/icio stalo, e il quale chiama .Sinigagli<i
città dcW Umbria (/^.). A sinistra del ca-
nale è la parte meno abbellita, ove abi-
tano per lo più i marinari, ed ha pros-
simo un comodo cantiere e la porla Lam-
bertiiia rivolta a Fano, cosi detta per es-
sere inaugurala a Benedetto XIV, di e-
legante prospetto. Un ponte levatoio che
da non molli anni con facile meccanismo
apre il passaggio alle barche, serve di co-
municazione colla parte destra, in cui per
tutta la lunghezza del canale si vedono
innalzale modernecase,ed una conlinua-
zione di grandiose loggie o porlicali bel-
lissimi, i quali servono di passeggio co-
perto, che all'amenità congiunge la co-
modità. Sono nel numero di 82 gli ar-
chi di tali portici com[)u>li ili arcate e pi-
lastri di ordine toscano, che insieme dan-
no palmi lineari romani 14G0. Lateral-
mente al grandio'«o palazzo già INliccia-
relli, ed ora del conte Clemente Lovatli,
che continuò e ne compì le p^irti di cui
niancavii ricoprendolo, ma non secondo
l'originale disegno, esistono altri 28 ar-
chi, e piìi altri 4 sulla facciata principale
verso la piazza con 4 colonne doriche, i
quali loiinano p.dmi G3o. I delti portici
.sono di eguale dimcu>ioue in lulte le lo-
ro |)ai ti, e costruiti ili marmo t>ì. meo d'I-
sti ia. Quelli a lìiiiico del canale sono di
202 SIN
disegno del bolognese Rossi. Nel 1. 1 1 del-
y Albitta di Roma, a p. 1 62, si riporta un
eiudilQai ticolo sopra Senigaglia, coli a ve-
duta de'desci'illi porlicali o loggie. Tulle
le vie interne della città, nella parte ag-
giunta da BenedettoXl VjSonoaaipie,pia-
ne, rettilinee, ben compartite e lastrica-
te,con convenienti abitazioni. Dalla prin-
cipale, che termina nella porta Braschi
oPia rivolta ad Ancona, e cos'i delta per-
chè eretta da Pio VI, si partono le tra-
versali, che si vanno incrociando spesso
iiell'interno dell'area pressoché quadra-
ta, nel circuito di due miglia precise, di-
ce Marocco, /lio//ft«/e/ifi<^/c'//o sialo Pon-
tifìcio t.i3, p. 147; iwa lo storico patrio
il p. Siena filippino, seguito dal Reposa-
ti, dichiara che Sinigaglia è cinta di gros-
se mura tenapienate, e ristretta per re-
gola di fortificazione nel giro di quasi un
miglio e mezzo, con sua fossa e conlia-
njine fiancheggiale da 4 baioardi reali,
ed un fortino che la rendono tutta for-
tezza in forma pentagona (forma però che
perdette nell' ampliazione di Benedetto
XIV), già della necessaria artiglieria ben
fornita, colla locca piantata nel recinto
delle mura in faccia del mitre, abbrac-
ciata da 4 gian torrioni in foi'ma circo-
laredi buonaslruttura. Siena riferisceche
quella fortezza assai ben intesa fu nel 1480
fabbricata da Giovanni della Rovere si-
gnore di Sinigaglia, che il suo castellano
era anche governatore dell'armi e capi-
tano del porto, benché prima le due ul-
time cariche fjssero separate dalla castel-
lania, e disimpegnate da un altro distinto
udìziale, ch'era governatore della piazza
e capitano del porto. Quando però, co-
me apprendo da Reposati, Giiid'Ubaldo
11 duca d'Urbino verso il i 555 intrapre-
se il restauro, abbellimento e fortificazio-
ne di Sinigaglia, colla dilezione del pe-
sarese Gio. Giacomo conte di Monlelab-
ljate,prelende che riedificasse pure la for-
tezza, e per memoria facesse incideredue
medaglie, che riporta lo stesso Reposati
nel t. 3, p. 1 68, Della zecca dì Gubbio
SIN
e delle gesta de signori della Rovere dii'
chi d'Urlano. Nella i. 'si rappresenta l'ef-
figie del duca con 1* iscrizione : Gnìdus
Ubaldus II Urbini dux UH. Dall'al-
tra l'epigrafe: Sane. Ro. Eccles. Dux
Ge/z.^'xercj., cioè intorno alla pianta del-
la fortezza L*i Sinigaglia in tal guisa da lui
riedificata, che da ogni lato possa difen-
dersi dagli assalti de'nemici, enei piano
della fortezza vi sono le parole : Reaedi-
Jìcalor Senogalliae.^tWa 2.' medaglia si-
mile alla piecedente, varia l'iscrizione del
rovescio, poiché si legge : Sane. Ro. Ec-
desi. Genera. Exerci. E nel piano della
pianta: Cui Nova surgitSenogal. Un'altra
medaglia coniata per tale occasione nel
I 555,probabilmenledopolarinunziadeI-
la carica di Generale di s. Chiesa [r^.)dì ni-
pote di Paolo IV contedi Montorio, per
cui fu fatto Prefetto di Roma (^.), poi-
ché nel glrodel rovescio invece della sud-
detta leggenda vi sono le parole: Aqui.
Favo. Ausi. Eur., cioè Jquilo Favonius
y/«^;<'r£'«n/.v,similmenle in giroalla pian-
ta della fortezza, nel cui piano si ripete
il motto: Reacdi/ìcaior Senogalliae.Tale
motto fu adulazione, solo dovendosi ce-
lebrare per Ristoratore. Guid' Ubaldo II
non riedificò la fortezza, ma la lasciòquale
fu edificata da Giovanni della Rovere e
come oggi si vede; egli bensì cinse le mu-
ra dalla parte del porto che n'era priva,
e fece alcuni rivellini in altre parti del-
la città. I duchi d' Urbino fortificarono
Sinigaglia secondo le teorie de'loro tem-
pi, come loro piazza di frontiera, e quin-
di nella di lei ampliazione vi sono con-
tinuale le circonvallazioni collo slesso me-
todo. Che prima della rovina del 1264
Suiii'aa'lia avesse una minore estensione
e ampiezza di sito, ma altre singolari pre-
rogative, rilevasi dai fondamenti e dalle
rovine dell'antiche sue mura, e si racco-
glie da vari antichi monumenti ch'essa
fusse cinta eguardata da 6 gran porte co-
me quelle di oggi, provveduta e abbel-
lita di nobili e sontuosi edifizi, di cui più
volte e in diversi luoghi si scuoprirono
SIN
le vestigia. Il Siena che pubblicò la sua
storia nel declinar della i .■" mela del se-
colo passato, nana che 3 erano le porte
principali, cioè Porta iVuuva verso An-
cona, l^orta Vecchia che già condnceva
al porto e allora serrata, la 3/ Porta Ur-
l)ana verso la montagna e situata nel re-
cinto del porlo. Eianvi altre 3 porte mi-
nori, vale a dire della Marina per cui si
andava al molo ilidlu parie d' Ancona,
l'orla Salara o Clementina dall'altra par-
te del molo verso Fano, e la 3.* che con-
duceva alla posta de'cavalli. Attualmen-
te le porle sono 6 e si denominano, Cap-
puccina, Urbana, Lamberlina, Clemen-
tina, Braschi, e Colonna perchè fatta co-
struire dal cardinale di tal cognome. La
maggior piazza è quella del Duomo o cat-
tedrale di figura quadrilunga, veraujen-
te imponente [)rl complesso degli edifizi
che contiene, come l'inirresso dell'odier-
no ginnasio, il suddetto vasto palazzo già
Ricciarelli, ora Lovalli. Propinquo alla
caltedrale,erimpet(oalla chiesa di s. Roc-
co, vi è il grandioso palazzo vescovile di
ollimaslrullura;equesto non è l'aulico e-
piscopiochesi edificò dopo ratterramento
del primitivo verso di 493 dal vescovo Vi-
geiio il seniore poi cardinale, indi accre-
sci uto, ampi iato e orna lo dal vescovoDan-
dini, poscia verso Ialine del secolo decor-
so rifabbricato nel modo che trovasi e in
altro silo. iVell'opposta fronte della piaz-
za dislinguesi fra' modei'ui fabbricali il
sontuoso palazzo della dogana, il quale
non solo serve nella famosa lìera, ma ne-
gli altii tempi dell' anno è stabilito co-
me luogo di deposito alle merci doganali,
re' suoi ampi n)agazzini, formando due
f icciate,cioè dalla parte della piazza e dal
lato opposto, dove ha un bel portico. .Al-
tri edilizi all'intorDodella piazza del Duo-
mo n (|uesto fanno decoro,e rendono grato
\edula due lunghe e larghe strade ila cui
è intersecala, ognuna delle (}uali costitui-
sce al suo termine iu)a elegante pro>>[»et-
liva, per le due porte cui corrÌNpondono,
la Cappuccina e la Colonna detta puro
S I N io3
della Maddalena. Nell'altra piazza che di-
cesi .Maggiore e dell'Erbe, si vede di fron-
te il palazzo inunici[)ale con antiche e in-
teressanti iscrizioni e di nobile prospetto,
edificalo circa nel 1610, con loggie ma-
gnifiche, ed archi abbelliti con conci ('|ue-
sta voce usala dal Siena non l'ho trovata
neppure nel Du Cange, né nel J^ocaho-
lai io (Ielle urti del clLsei^noyh marmod'or-
dine dorico, sopra uno de'quali s'innal-
za vaghissiina torre fregiala parimenti tli
marmo. E' disegno del V ignola,erettosol-
tanto per metà dopo la sua morle^ ed in-
completo negli ornali e ne' fregi. Il pa-
lazzo è fornito d'un' ampia e belli>>sima
sala con istucchi ben lavorati, e con di-
verse pitture di buona mano, che la ren-
dono nobile e allegra, oltre vari camero-
ni grandi e decorosi per comodo de'no-
bili patrizi che vi si adunano, e quelli per
la segreteria pubblica e per gli uUìziali,
come pure prima per il luogotenente e
il podestà. Contiene inoltre la chiesa del
magistrato, in cui il quadro de'ss. Pro-
tettori e la Beata Vetgine dipinse Dome-
nico Corvi scolaro del Mancini ; eranvi
già le scuole pubbliche, e vi esiste l'ar-
chivio del comune; non vi è più il monte
di pietà estinto da moltissimi anni, né le
cancellerie, né le prigioni che furono tra-
sferite nella fortezza. In fronte all'arco di
mezzo del palazzo si vede in una nicchia
il semibusto di bronzo rappresentante Ur-
bano Vili, eretto dal comune neh 63 i
con iscrizioncdi marmocheriportaSiena,
in memoria d'essersi devoluta la città al
diretlodominiodellas.Sede. Oinamento
singolaie del palazzo, prima che fosse
mutilata dalla plebe, era la statua di Net-
tuno di fino marmo, riposta sopra la va-
sca della fonie di piazza in uno degli ar-
chi minori del [)orlico , lavoro di eccel-
lente scalpello che espi ime al vivo il nu-
me, come graziosi sono i delfini che so»
stengono la vasca. Dietro al palazzo mu-
nicipale vie l'antico palazzo de'conti Ma-
stai- l'eri etti, cioè nella via del Sagro Mon-
te. La piazza ^(aggiore è oblunga e ba»
2o4 SIN
slautemente estesa; da un Iato vi è il pa-
lazzo Faguaui di bellissimo disegno che
restò incompleto, ed altre fabbriche nio-
derne ne aumentano l'abbellimento. La
chiesa che trovasi in fondo alla via del-
le Carceri vecchie, che mette in detta piaz-
za, è della compagnia del ss. Sagrameu-
to e Croce , soggetta alla congregazione
del 8. offizio e che godeva la nomina di
alcuni canonici seniori della cuttediale,ed
ora unsolocanonicatoed un mansionara-
to; è disegno del Vignola, ricca per inta-
gli di legno e dorature nell'interno, e nel-
r altare maggiore si ammira la deposi-
zione dalla croce di Gesù, stupendo qua-
dro tiel Laroccio. In questa chiesa eravi
pure la confraternita del suffragio pe'de-
funti, la quale fu trasferita sotto il car-
dinal Testaferrata nella chiesa di s. Roc-
co. La piazza chiamata del Duca, per es-
servi l'antico palazzo de'duchi d'Urbino
e detto laCorte del Duca, il quale è grande
e maestoso; nel mezzo della piazza sorge
graziosa e nobile fonte pregievole per la
vasca e mascheroni di fini marmi, ove si
posano 4 anitre di metallo che gettano
acqua unitamente co'mascheroni mino-
ri. L'eresse il comune nel 1 5c)6 con spesa
considerabile pel comodo del pubblico:
il p. Civalli attesta che con molta spesa
per canali di pietra sotterranei, da due
miglia lungi dalla città vi fu condotta l'ac-
qua. Accresce l'ornamento della piazza
il palazzo già de'Iloborei, poi degli Al-
bani, in oggi Castelbarco. Vedesi dirim-
petto la suddescritta fortezza non più mu-
nita (essendo stata anche privala de'due
cannoni di feiro d'assedio lasciativi dai
francesi nel i 797, dopo di aver essi por-
tato via 28 cannoni di bronzo, i 8 de'quali
guarnivano la fortezza, gli altri 10 la cit-
tà), i di cui principali bastioni sono ri-
volti al mare, e proseguono la linea trac-
ciala dalle mura castellane. L'anteriore
e pur moderno teatro avendolo distrut-
to I incendio nell'ullima recita in tempo
della fiera deli 838, ne fu commessa la
riedificazione al vulen te couciltadiuo Via
SIN
cenzo Ghintlii nipote di Pietro architet-
to del precedente, il quale prontamente
con perizia vi corrispose, costruendolo iu
nuova e più ampia area, acciò non pa-
tisse il confronto degli altri bellissimi tea-
tri da lui edificali in vari luoghi dell'Um-
bria e della Marca. Nel seguente anno il
teatro potè usarsi, e poi vi fece le con-
venienti decorazioni, riuscendo il lutto di
comune soddisfazione.
La chiesa cattedrale o duomo, è otti-
mo, vasto e moderno edifizio, sotto l'iu-
vocazione di s. Pietro principe degli a-
postoli, che fu costruito circa il declinar
del secolo passalo dal vescovo cardinale
rionorati dai fondamenti, insieme al ma-
gnifico e annesso episcopio dove già era
incominciato un collegio pe' gesuiti che
non ebbe etFetto per le vicende di quel-
l'ordine benemerito. Fra le leliquie, ora
vanta il braccio di s. Paolino vescovo di
Nola, principale protettore di Sinigaglia
e titolare dell'aulica e primitiva cattedra-
le, recente e insigne donativo del vene-
rando concittadino , il regnante sommo
Pontefice Pio IX : nel 1846 la città nel
ricevere il magnifico reliquiario fece feste
solenni. L'antica e precedente cattedrale
era composta d'una spaziosa navata, con
due ordini di cappelle ai fianchi, abbel-
lita da vaga facciata con conci di marmo
d'ordine dorico e corintio, fatta costruire
dal vescovo Antaldi. L'odierna cattedra-
le è dignitosa, disposta a 3 navi, e sovra-
stata da elegante cupola, ma il suo pro-
spetto esterno è ancora rustico. Il bene-
merito vescovo cardinal Testaferrata la
rese più maestosa e più ornata, restau-
randola a sue spese j e corredandola di
drappi ricchissimi, di nobili paramenti e
di utensili sagri: fece elevare d' un gra-
dino il presbiterio, e lastricò il pavimen-
to con lastre di marmo. In essa primeg-
giano la cappella dellaB. Vergi nc,e quella
del patrono s. Paolino, come situate nel-
lanavecrociera. Lacappelladella D. Ver-
gine detta del Duomo e miracolosissima,
è coperta di fini marmi, ornata e arric-
(liiln (li vnri ntgenti l.ivornti con l)iion
gusto. Il cardinal Teslaferrata conaiclii-
tcttuia di Giu<.c|ipe Ferioni, degno di-
scepolo di l'ietio Gliinclli d;i Siiiignj^lia
I ainmentalo, iicclifZ7a di marmi es()lcn-
dorè di preziosi metalli, fece coslruii e la
detta cappella in onore della B. Vergine
e del s. ljaod)ino.Leanticlie memorie par-
lano della s. immagine (in d:d i 53 i, e la
dicono di| ita in tela con t"orn)e greche,
ristorata nel i 778 da Ercole Ramazza-
no di Rocca Contrada. Eliltica è la ^gn-
ra della cappella, ed eliltica pure è la ior-
nia del s<^)lIìtto e del lanternino: ne lece
la 'descrizione d prof. Montanari, Orrve
(oniiiieiUano delle co^e oberale in Seni-
filili a dal cardinal Teslajerrata ec, l'è-
iiiro I H4i.Celel>ròla munificenza del car-
dinale anche il n.° 2 i del Diario di Ro-
r/jrtdel 1840, qualificando la cappella ma-
gnifica e sontuosa, il cardinale Testafcr-
ruta facendo 01 nare di coronala B. Ver-
gine coldivin Figlio, e le formò collo spo-
gliarsi delle preziose sue gemme. La co-
ronazinne l'esegui il cardinal Tommaso
Riario-Sforza legalo d Urbino e Fesaro.
Le altre cappelle hanno buone pitture,
e nella 1 .' a destra il quadro di s. Andrea
Avellino è del suddetto Corvi, pregievo-
le è pur quello di s. Francesco. Il capi-
tolo ha l'uso della cappa magna e della
mozzetta paonazza di seta e di saia, e si
compone di 3 dignità, la i .^ è l'arciprete,
le altre il preposto e l'arcidiacono; di 1 7
canonici comprese le prebende del teolo-
go e del pcniltnzieiie, di 1 3 mansionari,
e di ;illri pieli e chierici addetti al sex-
\izio divino. La cura delle anime è alti-
data a 8 canonici seniori, i quali eleggo-
no un curato col titolo di virai io perpe-
tuo a[)piovato «lai vescovo, e tlue aippel-
laui curali per c(>udiu>arlo nella catte-
drale alle funzioni parrocchiali, ed ove e
l'unico buttislcriu della città. Leone XII
col breve lionianoruni tndidf;rutia, ilei
3o gennaio 1 ^2.\, Bull. lìoni. coni. t. i<J,
p. 21, coi consenso de canonici, concesse
ui uiaDsiuuaii ; 1 .'^ Coppa Oioj^na di saia
S I N 2o5
paonazza, e sopra per l'estate con saia ce*
neiina, per l'inverno col pelo dell'aluur
ria, e fiocchi di colore cenerino non <li
seta. 2." Mozzetta di saia violacea ed n-
soledi simile colore da portarci quando i
canonici vestono mozzetta di seta. 3. "'Moz-
zetta di saia nera con bottoni ed asole di
color violaceo da portarsi dai medesimi
quando i canonici si vestono con mezzetta
di saia. 4." Rocchetto senza maniche. Del
capitolo ecco le notizie che Ifggo nel Sie-
na. Questi canonici sono divisi in 3 riassi,
cioè 8 compongono un capitolo partico-
lare,detto antiquiore o seniore e parrfic-
chiale, 7 de'quali elegge il Papa o il ve-
scovo secondo il turno de' mesi, ed uno
la compagnia del ss. Sagramento e Cro-
ce. Sono canonici curati, ed eleggono il
detto vicario; per pii legati conferiscono
la cappellania per confessare nel duerno
e celebrare la messa nelle feste all' au-
rora; ed hanno facoltà di nominare per
Natale 8 zitelle povere per la dote di scudi
2 5. Due altri canonici sono nomine di [)a-
dronato con rendite particolari; gli altri
I o sono nominali dalla magistratura, per
disposizione del fondatore Liicalelli,di cui
parlerò. Ma il padronato de' 10 emoni-
cati e di 6 niansionari o cantori Luca*
telli, quello d'altro canonicato e di alcu-
ni benefizi semplici che si godeva dal co-
n)une, fu con voto del pubblico consii^lio
«ilici lo neh 85 I al Papa Fio IX, il (pia-
le dimostrando con onorevolissimo breve
ni municipio il suo gradimento, ne cedei le
l'eNcrcizio ni vescovo ^ro /r////>orf. Olire
la calleilrale, due altre chiese ciano p:ir-
rocchiali, ma trovo nella Ci\'dià mito-
lira dell'aprile 1 857, t. 9, p. 4<^4> che il
l'apa Pio IX am.Tudo di verace amore la
SUI! iena iial<de, ha iondato di recente in
Sinigngli.i,cdel suo proprio peculio cnn-
vcncvoUuente (lutalo 3 nuovepoiioccluc.
Nel n." I 02 del Giornale di Roma di dello
anno, nel raccontarsi le varie puìiblicho
beneliienze di Pio IX |>el vnnln.;gio in-
lellettnnic, civile e leligifxo della pitn;»,
SI iiniia come Todicrno vescovo cardui.d
2o6 SIN
Liicciaidi, che quale novello benefizio fu
largito ad essa dalla pontificia amorevo-
lezza, a'24 aprile fece la solenne pubbli-
cazione della bolla di erezione delle 3 par-
rocchie e die il possesso a' 3 nuovi par-
lochi. La funzione si fece nella chiesa di
s. Martino colla maggior pompa, perchè
a' religiosi serviti che l'hanno in cura fu
aflìdata quella di porzione delle anime del-
la città, ed i quali per grato animo verso
il Fontefice,cbeper essi ricomprò l'ampio
antico convento Ioro,addobbarono splen-
didamente il tempio, ove posero le due
analoghe iscrizioni dell'illustre epigrafi-
sta bolognese mg.'" Arcangelo Gamberi-
ni, che si leggono nel detto Giornale, una
delle quali fu incisa sul mai mo a perpe-
tua memoria. Noterò che una di dette par-
rocchie fu stabilita nel borgo Pace fuori
di Porta Cappuccina , nella chiesa di s.
Maria della Pace edificata dal medesimo
Pontefice. La 3.' nuova parrocchia venne
eretta nella chiesa di s. Maria delle Gra-
xie, appaitenente ai minori osservanti ri-
formati. Nella città vi sono i conventi coi
religiosi carmelitani, conventuali, e servi
di Maria, e nel suburbio i minori osser-
vanti riformati ed i cappuccini: le mona-
che benedettine hanno il monastero di s.
Cristina nella città. Dal noverodelle chie-
se che fa il Siena, si apprende quali sono
quelleincurade'regnlari'.eccolo.Lachie^a
piìirimarchevoledopolacatledraleèqnel-
la di s. Martino, edificala nel secolo pas-
sato, con 3 bellissime e grandi navi, con
pitture assai buone e drenano eccellen-
te, con maestoso e magnifico con vento an-
nesso ; ivi essendo già stato lo studio, e
il vicariato del s. oflizio, non più esisten-
do da molti anni né l'uno uè l'altro. La
cliiesa de'carmelilani, riedificata in detto
secolo con buono stile. La chiesn de'con-
\entnali,chegià fu de'filippini, eretta nel
1695, tra^léiiti nel 1700 in quella della
confraternita de'ss. Rocco e Sebastiano,
finché per la pietà generosa dell'avv. Al-
beri co Arsii li fabbrica ronopiìi ampia chie-
sa e casa, ed ove fu eretta la conijrcga-
SIN
zione delle dame sotto l'invocazione del
Transito di Maria Vergine. Dal tempo
del regno italico non piLx esiste la chiesa
di s. Maria della Misericordia delta dello
Spedale, per riceversi nell'adiacente edi-
fizio gl'infermi, orfani, esposti e altri mi-
serabili, filiale della basilica Lateranen-
sedi Roma e i.' chiesa del mondo: l'o-
spedale fu traslocato nel con vento de'ini-
nori conventuali, ove oggi trovasi colla
chiesa annessa di s. Maria Maddalena. E-
sistono ancora la chiesa della comp;ignia
del ss. Sagramento e Croce , di cui già
parlai; quella di s. Giuseppe e Carità o
confraternita de' nobili, eretta dal pub-
blico nel I 56o e aggregala a quella di s.
Girolamo della Carità di Roma, Però mi
istruisco nel Bull. Roni. coni. 1. 1 i,p.328,
che Pio VII col breve Nihil sane, de'c)
aprile 1802, soppresse il sodalizio, e ne
incorporò i beni a II orfanotrofio del le don-
zelle peiicolanli della città. Debbo inol-
tre notare che la detta chiesa di s. Giu-
seppe,ri fabbricata da'nobili e lasciata in-
completa,fu terminata dalla confraternita
della ss. Assunta e Rosario, e fu accordata
dal Papa Pio IX ai gesuiti pel ginnasio
di cui vado a parlare, dopo di averla am-
pliata e nobilmente decorala, trasferen-
do la confraternita nella chiesa di s.Rocco.
Non più esiste la chiesa di s. Antonio ab-
bate e Morte, con confrati aggregali a
quelli di s. Giovanni Decollato ili Pioma,
il quale sodalizio appoggiato nella chie-
sa di s. Rocco dopo la distruzione della
chiesa, oggi trovaisi in quella dì s. Maria
Maddalena. La chiesa della B. Vergine
Assunta e Rosario, con sodalizio aggre-
gato alla chiesa di s. Maria sopra Miner-
va di Roma, ora del Ginnasio, per cui il so-
dalizio fu trasportalo nella seguente chie-
sa. La chiesa de' ss. Rocco e Sebastiano
edificata dal comune nel i 573, e già dcl-
In congregazione aggregala all'arcicon-
fiaternita di s. Rocco di Uoma, trasferi-
ta prima dalla chiesa dell'ospedale, poi
a quella della confraternita della discipli-
na o battuti, indi all'antica de'filippini,
SIN
insieme alla confialernita di s. Anfonio:
non esistendo più tali Ire sodalizi, di re-
cente vi fu collocata la suddetta della ss.
Assunta e Rosario, che vi ha portato un
bel quadro di Federico Barocci. La chiesa
delle monache benedettine di s. Cristina,
con comodo e bel monastero edificali nel
1573 dal comune. Il cardinal Teslafer-
rata in un edifìzio annesso nel 1 8 1 9 apri
pubbliche scuole per le zitelle della cit-
tà, e ne incaricò dell' istruzione le mo-
nache con eccellenti risultati. La chiesa
parrocchiale dis. Maria del Fontetiituata
nel porto, ove ebbero ospizio i domeni-
cani, e si fondò il sodalizio di s. Andiea
apostolo. La chiesa di s. Maria nel bor-
go del Portone, colla compagnia del ri-
scatto degli schiavi, sotto l'invocazione
della ss. Trinità, nel 1628 come la pre-
cedente eretta in parrocchia dal vescovo
cardinal Barberini. Il p. Civalli nella Fi-
sita triennale della Illarca Anconitana,
presso Colucci , Antichità picene t. 25,
a p. 121, nel riportare alcune notizie su
Sinignglia, riferisce che poco lungi vi è
il bellissimo convento de' minori osser-
vanti e chiesa e santuario di s. Maria del-
le Grazie, fondato per voto di Giovanni
della Rovere nipote di Sisto I V nel 1 49 ' =
ilCalindri aggiunge che è de'riformati,
che è magnifica la fabbrica e vi contri-
bui la consorte Giovanna di ÌMoiiliifeltro,
e che ambedue vi sono sepolti, ma ve-
ramente il solo marito, perchè essa mori
in Roma. In questa chiesa di s. Mai ia delle
Grazie e>iste un supeibo quadro di l'ie-
Irò Perugino, ed altro piccolo quadro as-
sai bello credulo di Dt- Ila Francesca che
rappresenta i due coniugi Giovanni del-
la Uoveree Giovanna di Monlefellro fon-
datori in allodi venerare la li. Veigine.
Incontro a questa chiesa esiste In graziosa
villetta già Erculani,oru acquistaladalla
nobile famiglia Mastai, il cui palazzo è
stato magnificamente ristoralo e abbel-
lito. Inoltre il p. Civalli diihiara, che pa-
rimenti fuori delia città in luogo bello vi
era il convento de'suoi conventuali sotto
SIN 207
il titolo di s. Maria Maddalena, avendo-
ne già avuto al Irò nell'i n ter DO diessa(pu re
di s. Maria Maddalena, ora ospedale e già
ricordato); e che il subuibano a richie-
sta del vescovo di Sinigaglia fu dato al-
l'ordine nel i4o'5 '"di nel 1 535 vi fu te-
tiuto un capitolo provinciale. Inseguito
i conventuali ritornarono in città ^ ove
hanno convento e chiesa, cioè la suddetta
dei filippini. I cappuccini furono intro-
dotti in Sinigaglia neh 5-0 nel conven-
to di s. Cristina, donde furono trasferiti
in ameno colle e migliore silo nel 1 653,
e la loro chiesa è sotto l'invocazione di
s. Antonio. Sinigaglia è ben fornita di sta-
bilimenti scientilici e benefici. Il semina-
rio dei chierici fiorisce, e vi furono già
unite le scuole comunali elementari: ivi
inoltre s'insegnano la rettoi ica, la filoso-
fia, la matematica, la fìsica, la teologia
ed altre ecclesiastiche discipline; ed il ve-
scovo Isolani l'avea aflìdato al governo e
insegnamento degli scolopi,ed oltre a'se-
minaristi, vi sono pure de'conviltori. Il
Siena pai la de'due conservatorii, l'uno
per le povere don7elIe 01 fané e pericolan-
ti, l'altro per le convertite, eretto dalla
pietà del cardinale Lodovico Pico quan-
do lodevolmente governava la città e dio-
cesi da amorevole pastore, e che ambe-
due erano diretti dai filippini. Però il con-
servatorio delle convertile ebbe brevissi-
ma durata. A benefizio delle orfane e del-
l'esposte, il mirabile trio del cardinal Te-
sla(errala chiamò in Sinigaglia le suore
«Iella carità, dette le bigie, accii) ne pren-
dessero il governo e avessero cura della
istruzione: nel 183" le collocì) nell'or-
fanotrofio, e neh 838 nel conservatorio
dell'esposte annesso all'ospedale; ne re-
sti inse sol tanto alle al 11 une il beneficio del-
i'islrnzinne, ma volle che le sorelle mode-
ratrici dell' 01 fìuiotrofio aprissero scuola
pubblica, per le oneste e civili fanciulle
della città. Essendo state espulse le reli-
giose ne' deplorabili disorilini del i8ìH,
ratinale vescovo cardinal Liicciaidì vi so-
stituì le figlie o suore della carità di s.
7o8 S I N
Vincenzo de Paoli, allequaliinoUre com-
jiiise l'ainininislrazione e direzione del
fiiddello ospedale degl'infermi. L'oiTano-
liofìo SceberrasTestaferiata fu fondato
in alcuni locali appai feneiili all'episco-
pio, e aperto a'i6 febbraio i 84o dall' i-
iiesauribile beneficenza del cardinal Te-
slaferiala, pe'poveri orfani abbandonali,
e con provvido consiglio gli aHidò a'be-
nemeriti religiosi delle scuole cristiane,sia
pel governo, sia per l'istruzione morale
«religiosa. Acconcialo un edifìzio, vi as-
segnò rendile pel mantenimento di 5o or-
fanelli, e ne celebrarono con giusti elo-
gi la generosa fondazione e la solennità
commovente dcH'apertura, non meno il
prof. IMontanari con l'encomiato Coni-
ine.ntario, che il già citalo Diario di Ro
ma. Vi erano due monti frumentaii, uno
istituito dal vescovo cardinal Barberini,
l'altro dalla comunità, ma non più esi-
stono.Fino dal I 833 il cardinal Testafer-
rata istituì il pio monte di pietà, e lo dotò
(li scudi 4ooo, pe'poveri particolarmen-
te agricoltori, della città, de'borgbi e del
contado di Sinigaglia. Non contento il Pa-
pa Pio IX di avere giustamente e per pri-
vilegioconcessoaSinigagliadue posti gra-
tuiti nel Seminario Pio (f^.), dalla sua
munificenza eretto in Ptoma (traendone
e le spese di fondazione e la dote da quel
denaro, clie la pietà del mondo cattoli-
co in lutinosi gicini gli venne offerendo,
come si esprime il n.° 3f) del t. 20 del-
V Album di Ptoma celebrando l'istituzio-
ne, ed altrettanto si legge nella bolla Cuin
Romani Ponti fìces,ò\ fondationedel me-
desimo), volendo daie un attestalo di af-
fetto,e recare un solido e perenne van-
taggio alla avventurosa sua patria, badi
recente fondalo in Sinigaglia un ginna-
sio,acfjuistando con pontificia splendidez-
za un decoroso edifizio con la suddetta
chiesa di s. Giuseppe e oratorio attigui,
perchè all'istruzione della gioventù po-
tessero accoppiarsi gli apostolici ministe-
ri. Comesoblennc le primespese, così dotò
eziandio del piivalo suo peculio il ginna-
SIN
8Ìosle?soper mantenervi professori di let-
tere umane, di grammatica italiana e la-
tina, di umanità e rettorica, di filosofia
razionale e naturale, di matematiche, di
s. Scrittura, di teologia dogmatica e mo-
rale, di diritto canonico, di storia eccle-
siastica, di diritto civile e criminale. A
richiesta poi del municipio,chenesostei rà
il dispendio, vi saranno aggiunte scuole
di nautica, agraria e disegno lineare. A
corona e perfezione dell'insigne opera, il
Papa si degnò commettere la direzione,
l'amministrazicwie e l'insegnamento, me-
no delle 5 ultime scuole, olla beneme-
rita compagnia di Gesù, e ne eflettuò la
concessione con bolla de'3o agosto 18 53,
Nel fìirlo poi pronunziò tali concetti di
commendazione per quest'ordine religio-
so e veramente venerando, che per esse-
re del capo supremo della Chiesa fa con-
forto e consolazione leggerli nella Civiltà
ca//o/fr(7,t.4,pio4,2.'serie.Egualmeiite
con isplendide parole pubblicò il magna-
nimo provvedimento il n.° 248 del Gior'
naie di Roma, con altre interessanti par-
ticolarità, imperocché ivi si dice, che a
tuttesue spese fondò il gran ginnasio, scio-
gliendo così il patrio municipio dall' o-
nere di sostenere le scuole di pubblico in-
segnamento. Che sulla piazza del duomo
fece innalzare un vasto e ben ideato lo-
cale per tutte le scuole, pe' maestri, pel
convitto, ed anche per gli spirituali e-
sercizi dichiunqueciltadino, facendoam-
pliare l'attigua chiesa della B. Vergine
Assunta e Prosarlo (cioè ov' era la ram-
mentata confraternita sotto tale titolo),
perchè fosse a totale uso degli scolari e dei
loro moderatori. Che il Papa accoglien-
do le preghiere del gonfaloniere e della
magistratura della città, univa al nuovo
ginnasio la biblioteca colla dote annessa
che il cardinal Nicolò Antonelli avea la-
sciala al municipio; e nello stesso tempo
ordinò che dessa due volte la settimana
fosse aperta al pubblico, rimanendone la
proprietà presso il medesimo municipio.
E che siccome il grande beneficio non sa-
rebhe sfato compililo, se il ginnnsio non
veniva allidiito a inaestii disttnli e per le-
lij^ioneepertlollnna,ilsapieulissimo l'oii-
tcfice vide che non poteva meglio sceglie-
re, che aflidandoloai pp. della compai^nia
di Gesù, colanlo benenierili dovnnrpie
della religiosa e lelteiaiia educazione del-
la gioventù. A questi aflldava inoltre la
amministrazione de'beni slabili pel man-
tenimento del ginnasio e delia chiesa, ed
il magisteiodi tnttele scuole, tranne quel-
le di diritto civile e criminale, di agra-
ria, di nautica e disegno. Le prime due
eccettuate devono aHldarsi a maestri non
appartenenti alla compagnia, de''quali la
nomina dipende dal vescovo e dal retto-
re del ginnasio; e le 3 altre sono pj'ovve-
duteaspese ed a scelta del municipio, con
pieno assenso dell'ordinario e del retto-
re. Ver l'apertura del ginnasio partiio-
nodaRonìa per Sinigaglis i 8 gesuiti, quin-
fli \e""0 nel u.^iG ideila Gazzella di Bo-
lognu del 1 853. Che a' i 3 novembre, sa-
gro al Patrocinio della Beata Vergine e al
gesuita s. Stanislao Roslka, ebl)e luogo
la solenne inaugurazione e apertiua dello
splendido edilìzio del ginnasio, ove puie
dovrà esservi un convitto di giovani, e
l'abitazione per quelli che ivi si volesse-
ro raccogliere per gli esercizi spirituali.
Pertanto dopo averne il cardinal vesco-
vo notificata al popolo l'apei tura, si con-
dussero nella cattedrale i padri della com-
pagnia di Gesù e i professori e maestri
«lei ginnasio, essendo il tempio ornato a
festa e pieno di popolo. Indi v'interven-
ne il vescovo cardinal Lucciardi, prece-
duto dagli alunni del seminario, dai par*
rochi e dal capitolo, e seguito dal prela-
to delegato con parte di sua congregazio-
ne governativa venuti appositamente da
Pesaro, dalla magistratura della città in
gran treno, dagl' impiegali governativi ,
da'consoli delle nazioni estere, dal conìan-
danteeultÌ2Ìali della guarnigioneaustria-
ca. Vi assisterono pine i superiori degli
ordini regolali, e molta nobiltà. Asceso il
cardinale il trono, incominciò la messa so-
VCL. LXVI.
SIN inc)
lenne; finita la quale elettasi dal cancel-
liere vescovile la lettera colla quale il Pa-
pa l*io IX istituisce il ginnasio e lo com-
mette a'gesuiti, la rassegnò poi al cardi-
nale, il quale la consegnò al p. reltoretlel
collegio, con discorso pieno di sapienza
ed adetto, llispose il p. rettore analoga-
mente e alle concepite speranze nell' o-
pera sua e de'propri correligiosi. Questi
due discorsi commossero l'animo di tutti,
e a più di uno provocarono le lagrime.
Indi tutti i professori e maestri del gin-
nasio fecero la professione di fede, e la giu-
rarono nelle mani del cardinale. Asceso
poi il pulpito un gesuita, con eloquente
discorso esaltò l'opera del Papa concit-
tadino a vantaggio della patria, e riscos-
se la geneiale ammirazione. Intuonatosi
il reni crenior Spirilus, terminò la fun-
zione colla benedizione del ss. Sagrameli-
to. \olIe quindi il cardinale condursi prò-
cessionalmente al ginnasio per benedirlo,
ove già erasi elevato lo stemma del Pa-
pa fondatore, e neiram[)io atrio scoige-
vasi il suo busto con relativa iscrizione.
Il cardinale nell'elegantissimo oratorio
destinato agli esercizi di pietà della sco-
laresca, assunta la stola, e recitando le
preci della Chiesa, benedì da un capo al-
l' altro tutta la casa, dopo di che si ri-
condusse all'episcopio.
Sinigaglia ebbe la sua zecca, leggendo
nel Ileposati t. 2, p. i48 : Delle inonele
coniate in Sinigaglia sotto il duca Fran-
cesco !\1.^ I, che questi nella città come
luogo di sua giurisdizione volle fdr bat-
tere moneta per dimostrare ch'era signo-
re di Sinigaglia, e cheavea podestà di bat-
terne, ed eziandio per onorarla di tale il-
lustre prerogativa. \ cognizione di Re-
posati però vi è una sola moneta che e-
spressamente porta il suo nome, cioè di
rame con pochissima porzione d'argen-
to, di peso grani i4, già pubblicata dal
Bellini weWa i!* Dissertazione (De mone-
tir Scnogalliae, :iell.i sua opera De ino-
iietiM Iliiliae), ed era |trobal)ilincntc il
quattrino. Occupa il primo campo una
2 10 SIN
rovere, slemma della nobile famiglia del
duca, colle lettere -^ F. M. Scnogalu
DNS,c\oc Francisciis Mariae Senogal-
line Domlmis. L'opposlo campo ci dà a
vedere un vescovo vestito cogli abili pon-
tificali, col nimbo in capo e la destra al
zata in atto di benedire (e nella sinistra
reggendo il pastorale), e all' intorno iV.
PauUniis, ch'è come dissi il principal pa-
trono della città: di questa e delle altre
seguenti Reposati ne pubblicò il disegno.
Egli osserva, cbe se Francesco M.'^ 1 fa-
cesse coniare cpnesta moneta prima che
divenisse <luca d'Urbino, vale a dire nel
novembrei5oi in cui divenne signore di
Sinigaglia per la morte del padre, sino al
3 aprile i5o8, non ha alcun fondamento
d'asserirlo; ma è ciò probabile, poiché se
fosse stata battuta dopo che n'era dive-
nulo duca, lo avrebbe probabilmente in-
dicalo nell'iscrizione, come titolo più o-
norevole. Due monete simili possedeva il
Zanetti, le quali per non aver il nome di
Francesco M." I non è facile il decidere
se appartengano ad esso oppure a Gio-
vanni della Rovere suo padie, a cui nel
i475i fu dallo zioSisto IV conferito il do-
minio di Sinigaglia col titolo di vicaria-
lo, aggiuntavi la bella terra e distretto
di Mondavio. Non è facile dmique il de-
terminare a chi appartengono, poiché il
Carli, Delle zecche ci' Italia, dichiara non
poter dire quando incominciasse la zec-
ca di Sinigaglia. In una di tali ujonetesi
leggeva all'intorno della rovere: D. Si-
nigalie. Neil' altra ha : Civitas Sinigali.
Quest'ultima è riferita dal Bellini nella
1." Dissertazione, colla sola dilferenza ,
che nella sommità del margine sopra la
rovere si vede una piccola croce, che in
questa si trova una rosetta. Tre altre mo-
nete vide Reposali appartenenti alla zec-
ca di Sinigaglia, senza nomeo argomen-
to di alcun principe. Una di esse, eh' è
la 4\ '" riportata dal Rluralori (cioè la
descrizione) nella l'j ." Dissertazione^Dcl-
la zecca e del diritto o privilegio di bat-
tere moneta), nella quale moneta da una
SIN
parte entro ad una ghirlanda di festoni
vi è un animale che sembra volpe o lu-
po (veramente dice Muratori non potei
qualificare il quadrupede, e che la mo-
neta gliela avea somministrata il museo
romano del cav. Vettori); e dall'altra
la mezza figura d'un vescovo, colle let-
tere: S. Paulinus Senoga. Le altre due
monete segnate nella tavola di Reposati
co'numeri V e VI, e già presso di lui e-
sistenti, sono simili alla precedente, ma
di conio diverso, come rilevasi dal dise-
gno. Queste sono di argento con porzio-
ne di lega, e di peso .solamente grani 7.
Per avere queste 3 monete l' istesso ani-
male, che si vede in ima delleriferite mo-
nete di Francesco M.^ I, sembra che ad
esso si possano attribuire, benché lo sles-
so tipo usasse Guid' Ubaldo II, poiché q ne
sii non si sa che facesse battere moneta
che in Pesaro. Parlando Siena della me-
daglia descritta da Muratori, dice che il
quadrupede figurava un lioncorno, for-
se primitivo stemma del la città o del piin-
cipe che la governava in quel tempo in
cui fu incisa e coniata. INIa il primitivo
stemma della città fu sempre un pino con
due leopardi. Lo stemma di Sinigaglia
il Siena lo descrive forniato da un pino
con pinocchi d' oro e piantato in verilti
campo, nel cui tronco o fusto sono inca-
tenati due leopardi rampanti e metallati
d'oro, e pardali di nero colle teste rivolle
ai fianchi dello scudo blasonico. Il me-
desimo storico pollando dell'antico go-
verno di Sinigaglia, dice che il governo
politico e consiglio della città era coni-
[)Oslo di tulli i nobili, e perciò arislucia-
lieo da tempo immemorabile, onde lite-
neva il titolo di consiglio de'nobili, l'ag-
gregazione de'quali spettava al medesi-
mo consiglio, ch'era quello che distin-
gueva la nobiltà dagli altri ordini del po-
polo. Il magistrato consisteva in 3 pub-
Ijlici rappresentanti che governa vano per
un bimestre, facendosene l'estrazione per
bossolo, il quale si rinnovava ogni bien-
nio, e porlavauo il nome di confoicnie-
SIN
ri, tulli essendo nobili. La citlà dopo di
essere riloinala al pieno dominio della
chiesa romana, eia iella dal cardinal le-
dalo a Intere d'Urbino, e per esso da due
giudici dottori e residenziali; il i ." col gra-
do di luogolenente che soprintendeva al
governo politico ed economico,e conosce-
va in grado di appellazione non solo le
cause dell'altro 2. "giudice chianìato po-
destà, ma di tutto il vicariato di IMonda-
vio;al podestà si appartenevano poi tut-
te le cause criminali, ed era anco giudi-
ce di I ." istanza nelle civili. Che il magi-
strato vestiva l'abito di lucco nero (ve-
ste di cittadino fiorentino, usala poscia
solamente ne' magistrali, in latino (ogn,
e lo apprendo nel Dizionario della lin-
gua italiana), come i signori della repub-
blica di Lucca, l'inverno di velluto, nel-
l'estate di damasco, ed avea la residen-
za nel pubblico palazzo. Per indulto di
Benedetto XIV, nelle pubbliche funzio-
ni gii fu concesso l'uso della mazza d'ar-
gento, ad interposizione di lug.r Nicolò
Antonelli poi cardinale, benemerito della
patria. Il consiglio de'nobili, aggiunge il
Siena, godeva il diritto di eleggerei o ca-
nonici e 6 mansionari del duomo per di-
sposizione di Lucatelli (delle quali nomi-
ne fece la rinunzia riportata di sopra), il
parroco di s. Maria del Vallone, il cop-
pellano delle monache di s. Cristina, ol-
irei maestri, i medici e altri ufiiziali prov-
visionali dal comune. Attualmente Sini-
gaglia pel cardinal legato d'Urbino e Pe-
saro è governata da un governatore di-
strettuale, al modo detto a Delegazioni
APOSTOLICHE ed a Governatore; la comu-
nale magistratura si compone del Gon-
faloniere e di que'magistrati che descris-
si in tale arlicfìlo, ed a Priore per le ul-
time modilicazioiii, ove pure ne dichia-
rai il vestiario. La città ha un cardinale
per protettore, e Gregorio XVI vi nomi-
nò l'odierno cardinale Mario Maltei. De-
gli uomini illustri e degli eccellenti in-
gegni che fiorirono in Sinigaglia e ono-
rarono Ki pallia colla pietà, cullo digni-
SIN 211
là ecclesiastiche, civili e militai i, e colla
dottrina, ne fecero encomio vari scritto-
li, come il Colucci nelle Anlichilà pice-
ne, ed il patrio storico Siena, con ripor-
tare di quasi tutti quelli che nominerò i
meriti, i pregi e le loro prerogative; es-
sendo lodati i cittadini di Sinigaglia per
pronto e sottile ingegno, e per costumi
schietti e gentili. In santità di vita fiori-
rono : Sergio duca di Sinigaglia, Giulio
Candiotti arcidiacono di Loreto, Serafì-
na Palombi Arsiili. Servia Belardi Bis-
conti fondò nel 16 1 5il convento del Car-
mine, e una cappellania nella cattedrale.
Maria Giovanna Cavalli eresse nel 1 60 T
a'filippini la casa dell'oratorio. Mg, ^Tom-
maso Struzieri, uno de'più ferventi com-
pagni del b. Paolo della Croce fondato-
le de'passionisli, vescovo di Tiene inpar-
tihiis e vicario apostolico in Corsica, poi
vescovo d'Amelia, indi di Todi. Nelle di-
gnità ecclesiastiche primeggia il regnan-
te sommo Pontefice Pio IX {^■), nato in
Sinigaglia a' i 3 maggio (e non marzo co-
n!e per abbaglio è stampato in tale ar-
ticolo)i 79'2, dall'illustre e nobile fami
glia de'conti IMastai, che nel secolo XVI
espatriando dalla città di Crema si slabi-
lì in Sinigaglia, come ricavo dal giorna-
le L'irnpar'ziale di Faenza de'3i agosto
1846, che dice. " D'allora in poi si tro-
vano molti membri della medesima co-
me preposti della municipalità di Sini-
galli«. Sotto Urbano Vili un Mastai co-
mandava nella città durante il bombar-
damento eseguito dalla flotta veneziana,
nella qual circostanza l'ammiraglio della
medesima perdette la vita, ed il suo va-
scello ammiraglio fu disarmato. Verso la
fine del XVII secolo i Mastai furono e-
levati al grado di conti dal principe Far
nesc duca di Parma e Piacenza, eciòiu
ricompensa de'prestati servigi. I Mastai
aggiunsero il nome Ferretti (nobilissima
fimiglia (V Ancona a cui accresce lustro
il vivente cardinal Gabriele commenda-
tario perpetuo dell'abbazia delle Tre Fon-
tane, dal P.ipa suo parente latto succcn-
2 12 SIN
sivamenle segrelario de'memorlali, lega-
to d'Urbino e Pesaro, Kegietario di sta-
to, neli852 penilenzieie maggiore e nel
1 853 vescovo suburbicario di Sabina, do-
po avere appena eletto Papa concesso a
lui e nobile famiglia Ferretti di potere
inquarlare nello stemma gentilizio il pa-
diglione e \echiavì incrociate, insegne del-
la chiesa romana e solile ad usarsi dalle
famiglie da cui uscì un Papa), in segui-
to di una stipulazione di matrimonio col-
l'ultimo ramo di questa famiglia, e la li-
nea primogenita porta d'allora in poi ara-
bo i cognomi. Girolamo, il padre del so. n-
mo Pontefice, soggiacque come gonfalo-
niere a molte peripezie nel tempo delle
rivoluzioni italiane e nella repubblica (del
I 7C)8). Un di lui fratello Andrea fu ve-
scovo di Pesaro, e si rese celebre quale
scrittore, per l'opera : Gli Evangelisti le-
niti, tradotti e commentati". Prima del
cardinal Gio. Maria Maslai-Ferretli, ora
Papa Pio IX, Sinigaglia avea avuto i se-
guenti cardinali. Cinzio Passeri Aldo-
brandini, figlio di Elisabetta sorella di
Clemente VII I. Francesco Cherubini, no-
bile di Montalboddo, la cui famiglia sta-
bilita in Sinigaglia fu ascritta al consiglio
de'nobili (seguendo Cardella, non mi av-
vidi del suoabbaglio, che lo chiama Cha-
tillon Cherubini, laonde in tal modo lo
riportai, e qui mi correggo). Nicolò An-
tonelli di famiglia di Pergola e ivi nato.
Leonardo Anlonelli,c\\emovi decano del
sagro collegio. Di questi due ultimi car-
dinali ne riparlai in tanti luoghi, per la
loro celebi'itàjC ili. "come autore di ope-
re dotte. Il cardinal Luigi Ercolani era
di nobile famiglia di Sinigaglia, ma nac-
que a Foligno, ed il cardinal Gio. Anto-
nio Benvenuti nacque in Belvedere dio-
cesi di Sinigaglia. Nella dignità episcopale
furono elevali Bernardino Buratti arci-
vescovo di Manfredonia, già vescovo di
Voi turara,sede che occupò ilfralelloFran-
cesco Maria. Federico fu prevosto e ve-
.scovo della patria. Latino Beiiardi fu ve-
scovo m/?ari/^M,ydiCoslanzaesuffraganeo
SIN
di Parma. All'articolo Pesaro celebrai il
vescovo Andrea de'coiiti Rlastai- Ferret-
ti. Nelle prelature sono a nominarsi i se-
guenti referendari delle due segnature,
e governatori delle primarie città dello
stato pontificio. Francesco M." Baviera,
Gio. Giuseppe Baviera seniore, Gio. Giu-
seppe Baviera giuniore e di molto inge-
gno, Giuseppe Ercolani e dotto autore
d'opere, Gio. Ballista Baldassini, Paolino
de'conti Mastai-Ferrelti altro zio delPa-
pa che regna, di cui parlai ne'vol. XLl V,
p. 187, LUI, p. iSg, per le cariche che
funse, ed in moltissimi altri luoghi per
essermi giovalo della sua bella opera de-
dicata a Pio VI : Notizie storiche dell'ac-
cademie d' Europa, con una nlnzione
pili diffusa dell'accademia nobile eccle-
siastica di Roma, ivi i 792. Sono viventi
e di liete speranze alla patria, i rispet-
tabili prelati mg.r Gaetano Bedini arci-
vescovo di Tebe e nunzio apostolico al
Brasile, il quale avendo ricevuto ezian-
dio la missione pontificia di fare una vi-
sita pastorale agli Stali Uniti per esami-
nare lo stato della religione in que'pae-
si, perciò è ili. "nunzio della s. Sede re-
catosi colà; e mg.r Domenico Cousolini
prolonotario apostolico e vice presidente
del consiglio di stato. Furono religiosi il-
lustri: Bernardino de'conti Antonelli con-
ventuale, Bernardo Baldassini procura-
tore generale de'tealini, Gio. Maria Zaz-
zera, e Filippo M." de'conti Cassi, de'ser-
vi di iMaria; Antonio Solazzi procurato-
re e visitatore generale de'girolaminidel
b. Pietro da Pisa, vicario generale de'cou-
venli nel regno di Napoli, ed a riguardo
de'suoi meriti fu insignito da Clemente
XI dei privilegi degli ex generali; Giu-
seppe de'conti Augusti, procuratore ge-
nerale de'gesuili. Tra'ragguardevoli ec-
clesiastici rammenterò Camillo Lucalel*
li dottore di leggi e canonista, vicario di
più vescovi, celebre per generosa pietà,
poiché in morte del suo ricco capitale la-
sciò nel 1628 erede fiduciaria la comu-
nità di Sinigaglia, coil'ingiuuzione di fon-
SIN
tiare nella caltedraleso canonici, e 1 2 mu-
sici [)er hi cap[)ella della medesima, e che
il t;ius dell'eiezione in peipetiio spellasse
ai luaj^istialo pubblico. Però Alessandro
\l[ neliGjS ridusse i canonicati aio, i
musici a 6, per le diminuite rendite, e di
recente il magistrato linunziò al suo di-
ritto, come dissi. Il comune per eterna-
re la memoria di si insigne benefattore,
gli eresse una lapide sotto le loggie del
palazzo n)agistrale, e nella cattedrale di
Ileggio di Modena ove fu sepolto, come vi-
' CJirio del vescovo cardinal d'Esle, un no-
bile deposito con onorevole iscrizione. Si
distinsero tra'consiglieii di stalo, amba-
sciatori, e residenti di principi e sovrani:
Nicolò Tigbetti canonico valicano, e con-
sigliere di stato del re di Francia. Gia-
como Arsilli consigliere di stato, e resi-
dente in Venezia per Francesco INI.' II;
lo furono ancora Marc'Antonio Daviera,
e Sigi.<mondo Stretti Quarlari. Cav. Li-
vio Passari ambasciatore di Guitl'Ubal-
do II a Massimiliano II imperatore. Gian
Jacopo Baviera fu deputato da Sisto IV
a prendere possesso della rocca di Sini-
gaglia pel nipote. Conte Uernardino An-
tonelli esercitò vaiie ambascerie, ^'ell'ar-
ujì si resero per valore e perizia milita-
re commeudevoli: ["""rancesco M.' II della
Rovere duca d'Urbino, celebralissimo ca-
pitano; i conti Antonello, Piermnlteo e
Filippo Antonelli; Gio. Francesco DaUIas-
sini, conte Alessandro Baldassini, Asca-
nio Alberlini seniore e Alessandro giu-
niore,I\licIielangeloljeliardi,Eusebio,Ga-
spare e Gio. Battista Cavalli; Francesco
M. "Baviera, Franceschi no^Iarcliet li, Pier-
gentile de Novis, Ventura Aquilini, cav.
Ascanio Passari, Gio. Bartolomeo Fagna-
iii. Fra'giureconsulli si resero più cele-
bri: Gio. Francescu Albertini,GaspareTe-
sini, Prospero Bisconti, Tranquillo Ain-
brosini, Domenico Benedetti, Gio. Bat-
tista Pas<(uini seniore, e Gio. Battista giu-
• iiìore. Si distinsero fra' poeti e niusofi :
Fiancesco Arsilli, anche insigne medico;
Girolamo GabiicllijGiuscppcTiiaboschi,
SIN 2 I 3
1)1 uno Ti rabeschi. Furono egregi inge-
gneri e archilelti militari: Giulio Burat-
ti e Giuseppe Capocaccia. Di altri illustri
andrò nominandoli in progresso dell' ar-
tic(jlù, qui però farò memoria degli ul-
timi fiorili dopo Io storico Siena. Il conte
Giacomo Beliardi poeta e letterato, co-
me lo fu il conte e cav. Giovanni Mar-
chetti; Paolo Maierini matematico, Vito
Procaccini Pucci naturalista, eil il ricor-
dato Pietro Ghinelli. Vanta inoltre Si-
nigaglia un gran numero di cavalieri di
molti incigni oidini, ed anche alcuna ca-
valieressa. Il cospicuo ordine gerosolimi-
tano vi possedè 3 commende, una nella
città e con chiesa chiamata di s. Giovan-
ni di Sinigagliaj l'altra nel suo territo-
rio denominala s. Maria di Filetto e u-
nila alia precedente, e ambedue incor-
porale alla commenda di s. Marco di Fa-
no che sussiste; la 3.' di s. Anastasio nella
terra di Scapezzano, le quali tulle si cre-
dono antica fondazione de' cavalieri ge-
rosolimitani di Sinigaglia. Si può vede-
re il breve di s. Leone XII, ExposiUini
Nobis^ de'4 giugno I S2^, Bull. lìOf/i. coni.
t.iG, p. G3 : Confìrmado deliberationis
captile a fratribus niiliùbus hospitalis s.
Joannis Hierosoliniyiani .luper unione
honorum convntnclac Fani et St-nogai-
liae alteri (juae a s. Petrignano de Sa-
xoferrato inprioralu romano nomen ac-
ccpit.
Il governo distrettuale di Sinigaglia
comprende oltre il governo di Sinigaglia,
pure quello di Mundaviu che ha il pro-
prio governatore, e delle comuni e luo-
ghi che contengono i due governi ne trat-
to a Urbino, descrivendo la lega/ione a-
poslolica d'Urbino e Pesaro. Intorno al-
la citlà vi sono 4 borghi grossi e mollo
popolati, cioè il borgo Pace, il borgo Sque-
ro, il borgo Portone o s. Sebastiano, e il
borgo Penna. ^ ivono gli ebrei in sepa-
rato recinto chiamalo ghetto, ed hanno
una sinagoga di moderna struttura e ricca
(li ornamenti. Il clima è benignissimo, l'a-
I ia buona, teui perula e gradevole Aulica-
2 I 4
SIK
snenle eia alquanto nociva a cagione del
le saliuee paludi che esistevano dalla parte
di levante escirocco presso il borgo Penna
e versoAncona,le quali portavanoalla cit-
tàpregiudizievoli vaporijmaessendo slate
diseccate da Guid'Ubaldo 11 verso il i 070,
Sinigaglia ricuperò la salubre e piacevo-
lecondizione in cui l'avea costituita la na-
tura. Secondo il riparto territoriale pub-
blicato nel 1836, la popolazione di Sini-
gaglia ascendeva compreso il contado a
1 1,932 abitanti, il distretto 25,986jquel-
lo di Mondavio 13,178, ma di molto si
è la popolazione accresciuta: la sola città
co'borgliieil porto ne conta più di 1 2,000.
Nana il Siena, che Sinigaglia è assai po-
polata e abbondante di viveri: si esten-
de il suo territorio 5 miglia in lunghez-
za verso Ancona, 3 dalla parte di Fano,
e 7 verso la montagna, perciò esuberan-
te al mantenimento della popolazione, an-
che per la fertilità del terreno e sua buo-
na coltivazione. Fra i saporitissimi erbag-
gi e legumi, si ha in molto pregio la len-
ticchia e se ne fa esportazione. 11 pesce ec-
cellente e abbondante, si spaccia nella pe=
scheria nel Foro annonario e di cui for-
ma il prospetto. I dintorni presentano a-
raenissime campagne solcale da feconda-
trici acque, che le scorrono per mille di-
rezioni : i bei colli sono qua e là seminali
di biancheggianti casini, e non pochi di
que'Iuoghi fermano lo sguardo del viag-
giatore e per Tincantevole posizione, e per
le sloriche rimembranze. Apprendo dal
Siena che nel medesimo territorio vi so-
no sei pievi ripartile per le sue ville, cioè
s. Giovanni in ]Monlignano, s. Silvestro
nella villa omonima, s. Maria del Filet-
to, s. Angelo nella villa di tal nome, s.
Maria del Vallone, e s. Michele del Bru-
gnetto, oltre la celebre abbazia commen-
dataria di s. Gaudenzo, risarcita da Cle-
mente XI quaudo n'era abbate il nipote
cardinal Annibale Albani^ che v' intro-
dusse in ogni festa la celebrazione della
messa. Sotto la giurisdizione di Siniga-
{j;lia a tempo del Siena erano i castelli di
S I i\
Scapezzano e Roncitelli, ma prima mol-
te erano le terre soggette, e fra queslePiipe,
Tomba e Monte Rado, le quali si gover-
navano da'genliluomini di Sinigaglia con
titolo di capitani ; ma poi Monte Rado fu
donata dal comune di Sinigaglia alla du-
chessa Eleonora Gonzaga vedova di Fran-
cesco M.'^ \, per pubblico consiglio del
1539, in cui dicesi che prima fosse nel-
lo slesso modo ceduta dal comune anche
R.ipe. Possedeva eziandio Sinigaglia al-
tre terre e castelli, come Monte s. Vito,
IMorro e Albarello poi distrutto, le qua-
li nel 1 2 I 3 furono cedute a Jesi. Soggiac-
(juero inoltre alla giurisdizione di Sini-
gaglia tutte le terre e castelli del vicariato
di Mondavio, finche durò nella signoria
della cillàGiovanni della Rovere infeuda-
to da Sisto IV s"i di Sinigaglia che del vi-
carialo, per cui il luogotenente residente
nella città era giudice d'appello del vi-
cariato, per legge dello statuto. Un ameno
luogo della città per passeggiare è il molo,
che s'interna in mare, formalo di traver-
tini d'Istria, e presenta il punto di vista
il pili pilloresco: la via esterna che vi con-
duce è fiancheggiala dalle mura castel-
lane, e prima del suo termine era Porla
Marina, donde si procede al delizioso pas-
seggio, e pochi passi fuori di tal i)orta si
trova non il lazzaretto, come lo chiama-
rono alcuui,cheSinigaglia non l'ebbe mai,
ma un camerotto limitrofo all'uHlcio sa-
nitario e che serve in qualche rarissitna
circostanza a tale scopo, quindi a fianco
del canale è il detto ulllcio di sanità. La
porta Marina fu atterrata nel i836 per
erigervi la barriera, che per le beneficen-
ze di Gregorio XVI fu della Barriera Gre-
^^oriVz«(7, che poi descriverò co'molivi che
indussero tale costruzione. Chi si reca al
molo sul cader della sera, vede di fron-
te l'ampiezza del mare, oltre le monta-
gne di Schiavonia, tutto pur godendosi
dalle finestre della città : dalla parte o-
rienlale si scorge il promontorio d'An-
cona, e dalle altre parti la città. Quivi è
il porlo propriamente dove sbocca il pie-
SIi\
colo fiume Misa, clic nelle catte Jel me-
dio evo cliiamasi Nevola, seconclocliè pie-
tende affermare il p. Brandimarte, Pli-
nio illustralo nella descriziont del rice-
no p. io3j il quale aggiunge che interse-
ca la cillà e forma il canale e porlo, che
si riempie di legni mercantili in tempo
delle fiere che sono le più celebri di tutta
r Italia. Tultavolta è da avvertirsi, che
il Nevola è un fiume disliuto dal Misa,
di cui è confluente. Sebbenesia molto pro-
lungalo il molo, la spiaggia sottile non
permette chele grandi navi mercantili vi
entrino, a motivo delle scarse acque del
canale l'ormalo dal fiume più basso del
niare,e tuttavia per lungo tratto ne ri-
ceve le sue abbondanti acque, the sup-
pliscono alla scarsezza dell'alveo. E già
si è molto tentato per rimediare a tanto
inconveniente, ma nulla si è felicemen-
te conseguito. Non è mollo tempo che lo
zelo e le cognizioni nautiche di Secondo
Boidi di Sinigaglia, capitano di marina al
lungo corso e custode del Porlo Canale
di sua patria, propose un nuovo piano,
intendendo di spurgar le rive mediante
le correnti del mare. Egli progettò con
mezzi speciali di riunire tali correnti, di re-
stringerle e aumentarne il volume, e ri-
slrella la corrente con tale violenza crede
che si riproduca reffetto dello spurgo di
quelle materie depositale dalle piene del
fiume. Questa corrente ntarina spinta al-
la [)rofondilà determinala, secondo le sue
dimostrazioni, toglie tutti i ba!>si fondi e
ripurga la spiaggia, fissandola a quel de-
tet minato proporzionale alle desiderate
altezze. IMolti applaudirono il Boidi, che
confidava poter felicemente riuscire nel
suo proposto, e così meglio provvedere
al comodo di sua amata patria,e immenso
vantaggio del commercio sì interno che
esterno; non n)eno di stabilire un meto-
do inverso all'usalo, applicabile a'Porli
Canali di tutte le nazioni. A tale elfello
egli stampò di verse descrizioni con tavole,
e il risultato delle sue meditazioni. Pri-
ma e nel 1 8 \i un opuscolo o JJunifcslo di
SIN ai5
associazione col progetto, intitolato; T'or-
zo Canale di Sinigaglia, sua situazione,
UiK'ori ideali eseguili, e quali di questi
sia dapresciegliersi per Usuo stahilinien-
lo, Memoria. Poi nel i 8.^ pe'medesimi
tipi Lazzarini di Sinigaglia : Progetto di
lavori al Porto Canale di Sinigaglia a
stabilimento anche ad altri simili porti,
presentato da Secondo Z>o/V//. Questo por-
to non è mai stato gran cosa, ed esso col
canale e il fiume incanalato sono una stes-
sa cosa, e gli antichi si servivano del let-
to del fiume a ricovero de'le^ni. Ma le
arene e le breccie, che il fiume traspor-
ta nelle piene, le arene de' fiumi supe-
riorij che il mare vi conduce, e che col
moto ondulatorio ributta vicino la foce,
l'hanno sempre ostruita, e doveano ren-
dere indeterminalo il luogo di entrata nel
letto, come succede ne'limitrofi fiumi Ce-
sano ed Esino. Non è vero che a deter-
minare il luogo permanente di questa fo-
ce gli antichi (ecero delle costruzioni mu-
rate, ed incominciarono i moli di que-
sto porto, siccome scrisse alcuno. Nel i G7 o
il vescovo Marazzani curò ad onta delle
opposizioni della nobiltà ili Sinigaglia, che
le sponde che allora erano sotto le mu-
ra castellane dividenti il borgo dal por-
to similmente circonvallato, fossero uuar-
iiite di muro; onde le barche vi avesse-
ro un più como<lo posteggio. La foce pe-
rò di questo Porlo Canale s'interri va con-
tinuamente, e il comune Gace eseguii e dei
moli in mare, onde ricercare un fondale
d'acque più sufìiciente e migliore, senza
osservare che toglie vasi al marcia sua for-
za cogli ostacoli murati, e proilusse innal-
zamento pregiudizievule al letto del ma-
le. Dice il Siena, che avendo il porto molto
palilo, Alessandro Vili del 1689 ne or-
dinò il risarcimento e riparo, laonde la
magistratura gli eresse cpiella marmorea
isciizione ch'egli riporta colle iniziali iV.
/*. Q. S. ^Sinigaglia per la propria postura
e per antico costume de'ciltadiui, è città
liitladata al commercio, ed il suo com-
mercio è tale clic ha in se molta di ver-
2.6 SIN
sita dal comune; che non istà iu un traf-
iico, in una permulazione di merci an-
nuale, tranne quello suo allivo e parti-
colare di cereali, fruita, formaggio ec. ;
ina nell'introdurre in 20 giorni dell'an
110 tanta ricchezza, quanto basti alle spese
dell'annata. La qual cosa avviene nel tem-
po dellafiera volgarmente delta della Mad-
dalena, perchè incomincia a'20 loglio an-
tivigiliadella fesladi talesanta,eperquan-
lo dirò, forse la più rinomala e pili ric-
ca di liilla l'Italia, poiché ivi e per la fa-
cilità che le oOre 1' Adriatico, e la vici-
nanza del porto libero d' Ancona^ con-
vengono mercanti di tutte le nazioni, tal-
ché Sinigaglia in que'giorni polè un tetn-
pò dirsi l'emporio del commercio euro-
peo. Diversi sovrani tengono in Siniga-
glia i loro vice-consoli residenziali, e vi
sono quelli d'Austria, Danimarca, Prus-
sia, Svezia, Belgio, Francia, Inghilterra,
]Napoli,Sardegr.a e Toscana. La (ìcra fran-
ca di Sinigaglia servì a dare alla città un
nomecelebie ne'fasti del commercio: tutti
i popoli vi mandano le loro merci, e nel-
lo scorso secolo era fioritissima pel con-
corso de'Ievanlini, ed era una scala per
mantenere ([uel conimercio coU'Europa.
Presentemente conservando parie di quel
commercio, distrailo altrove pe'cambia-
nienli politici e commerciali, si mantie-
ne la fiera con l'accesso delle merci e ma-
nifaltuiedi lullciEuro[ìa,e più particolar-
mente sono ubbondanlissime quelle che
col poco prezzo allettano gli abitanti degli
stati che ne hau no bisogno. Su questa gran
fiera più particolari notizie ci die il cav.
IMunti dircllore generale delle fiere, nel-
le Notizie islor ielle sull'origine delle fie-
re dello italo eeelcsiaslico, Roma 1828.
Di quella di Sinigaglia tratta a p. 67 nel
niodoseguenle,a cui faròaggiuateeschia-
rimenli per altre mie studiose ricerche.
La celebralissinia fiera di Sinigaglia egli
la dichiaia per lai ."d'Italia, e la cui o-
liginerisale al 12 00, in occasione che Ser-
gio conte di Sinigaglia sposò la figlia del
principe di Marsiglia, la quale ebbe in do-
SIN
no da suo padre un braccio e altre ossa
dis. Maria Maddalena, unitamenlea mol-
te reliquie dei suo fratello s. Lazzaro, le
quali poi si collocarono nella chiesa eretta
alla santa dichiarata protettrice della cit-
tà, la quale fu posta fuori di essa per le
fortificazioni di Guid'Ubaldo II, indi per
la narrata ainpliazione della città vi fu
di nuovo compresa; ma le reliquie, come
dirò,furono portate nel Bergamasco. Si co-
minciò allora a solennizzar eoo gran pom-
pa la festa della santa a'22lugliocon inter-
vento di numeroso popolo, anche de'vi-
cini e lontani luoghi, e la fiera avea prin-
cipio 3 giorni innanzi la festa, e termi-
nava altri 3 giorni dopo. Saccheggiala e
quasi disimi taSiuìgaglia dai saraceni con-
dotti da'capitani di .Manfredi usurpatore
del regno di Sicilia [f^.) nel i 264, i suoi
abitanti si rifugiarono ne' vicini castelli,
finché cessato ogni timore cominciò di
nuovo a ripopolarsi, ed a celebrarsi la so-
lita fiera, principalmente di poi sotto gli
auspicii di Sigismondo Malatesta signore
di /i///n/ii (/^'.).A' i4 ottobre 1 464 l'tornò
Sinigaglia sotto l'immediato e soave domi-
nio de'Papi,e nel capitolalo fu guarentita
alla città la stabile conservazione de'privi-
legi che nel signoreggiarla le avea con-
cesso il Malatesta, e precipuamente l'an-
tichissima fiera della IVJaddalena. Quindi
per atto solenne nel giorno seguente mg.'
Giovanni Vaiinucci vescovo di Perugia
e governatore di Fano e della Romagna,
il) nome del Papa Paolo li annuì alle ilo-
mande de'siuigagliesi sulla conservazio-
ne della fiera fianca con questo articolo.
» Ilein se addìmanda secondo le nostre
consuetudini in questa nostra cillà,olto
dì innanzi, etolto dì da poi s. Maria Mad-
dalena solemo fare la fiera salva e segu-
ra in detta cittàj e possa venire d' ogni
rason di inercantie,e senza pagnre alcun
dalio et gabella, et ogni possa stare sal-
vo e seguro per debito, et per ogni ma-
lefilio j eccello non fosse ribello della s.
romana Chiesa, et de nostra Comuni là.
Placet excepia rcbellione,cl ìiomicidntiii
SIN
(sotlosciisse il prelato). " Alessandro VI
(sebbene già Sinigaglia era infeudala ai
lioveiesclii, i (|iiali pure concessero pri-
vilegi alia (iera, allora era occupata dal
famoso Cesare Borgia ex cardinale) o me-
glio Cesare Borgia suo fjglio,con chirogra-
fo de' io giugno i5o3 confi^iiiiò lutti i pri-
vilegi della città, com[)reiisivameule (jnol-
lo della liera. Leone X a'3 novendjre i 5 1 g
stabili la fiera dal giorno di S.Francesco
il 4 ottobre a lulto il mese, ed alcuni vo-
gliono che due fiei-e annue si celebrasse-
ro; ma dichiara Monti che non è vero-
simile che si potessero eseguire due fie-
re, una tanto d'a[)[)re8so vicina all'altra,
bensì può credersi che fosse stata per qual-
che cagione trasportata quella della Mad-
dalena; tanto più che Benedetto XI V (col-
la bolla Palernae chariuilis,(ie' 24 '^o'-''
sloi 744>^"^^- flJf'S'i- 1. 16, p. 220), nel
confermare e ampliare di privilegi la fìe-
la tla celebrarsi per la festa di s. diaria
Maddalena, riporta di essere questa stata
sanzionata da' suoi antecessori, special-
mente da Urbano \ HI, sotto il cui pon-
tificalo si efifelluò la devoluzione del du-
calo d'Urbino, e in conseguenza di Sini-
gaglia che ne faceva parte. ÌL siccome nel
tempo della fiera restavano incluse le fe-
ste della domenica, di s. Giacomo apo-
stolo e di s. Anna, nelle quali i mercanti
facevano esercitare le opere servili, come
fcelali giorni non fossero festivi, Benedetto
XIV colla medesima bolla, per togliere
questo scandaloso abuso, proibì ogni sor-
ta d'opera servile in detti giorni, colla mi-
uaccia delle censure ecclesiastiche a'con-
travventori dell'osservanza dellefesle che
ricorrono in tempo di fiera. iNou volendo
poi recare alcun danno alla mercatura,
prolungò la fiera ad altri 5 giornij per
compensare i festivi intermedi; e nel 1 743
con quella disposizione che riportai a FiE-
HA, Benedetto XIV pubblicò utili dispo-
sizioni sulle altre fiere che si celebrava-
no nello stato pontifìcio ne'giorni teslivi.
Di^pose pertanto Benedetto \i\ : »' I*er-
thè ucSaUU daUUu Icujjjoiulc awcn^aal-
SIN 2.7
la città, ed a'Iuoghi a noi soggetti, nes-
sun danno al popolo, e nessun detrimen-
to al pubblico commercio; e perchè di
questo avvenga la piena libertà, prolun-
ghiamo il tempo della fiera a 5 giorni di
più del solito, cioè in (juesto modo, che
la (leia di Sinigaglia abbia luogo, secon-
do il costume, 8 gioini prima della fe-
sta di s. Maria Maddalena, e che conti-
nui fino a 9 giorni dopo. E aflinchè du-
rante detta fiera si accresca il commer-
cio tra'noslri sudditi e gli stranieri mer-
canti, che da diverse legioni per tei la e
per mare con varie merci utili al vitto,
e all'uso comune della vita necessarie, vi
si recano con gran numero di navi e di
cavalli, e il concorso ogni giorno possa au-
mentare, confermiamo tutte le grazie, iin-
n\unilà e privilegi, e concediamo sicuro
accesso e libera usci la. "Le successi ve 2 uer-
o
re e rivoluzioni incominciate nel decli-
nar del secolo passalo, e proseguile nei
primi aimi del corrente, avendo intera-
mente sconvolto il commercio, l'epoca pre-
scritta non erasi più osservata, o veniva
anticijtata la fiera a richiesta della città
e de'comuìercianli, e così davansi proro-
ghe al termine della medesima,con grave
pregiudizio de' negozianti di ragione, di
quelli cioè che formano la parte più im-
portante e migliore della fiera, e che non
ispacciandoal minuto le merci prolunga-
vano la loro dimora con grave dispendio.
Pio VII mal solfrendo tal disordine, coi
molo proprio La variazione della darala
(Iella rinomala fiera di Sinigaglia , dei
22 luglio i8i8, Bull. Rom. coni. 1. 1 5^
p. 74, stabilì che la fiera nel futuro 18 ig
e in progresso avesse principio a'20 lu-
glio, per terminare dopo 20 giorni inclu-
sive senza proroga di sorte alcima, sotto
qualunque titolo 0 pretesto, come tutto-
ra con precisione si osserva, e perciò ai
9 di agosto dovesse infallantemente ter-
minarsi, e compreso l'imballaggio. Pro-
pria(nenlela fiera termina alla mezza not-
te del dì 8 agosto, dopo essere slate chiu-
se le dogane al tiauiuular del sole^ e lo
2 I « SIN
sparo doi cannone alla mezza nolle an-
nunzia il termine della fiera e della fran-
chigia, come ne avvisa il suo principio.
In seguilo si accordarono due giorni di
proroga, cioè il q e i o agosto, per ultimare
l'imballaggio, ed altri 3 al solo elFetto di
eseguire le spedizioni e rimbarchi, o il de-
posito alle dogane. Nel tempo della fie-
j-n risiede in Sinigaglia il cardinal legato
d'Urbino ePesaro,ed in sua vece il preiato
delegato apostolico. Ogni anno si pubbli-
ca la notificazione sulla celebrazione della
fiera di Sinigaglia, nel nome sovrano, pri-
ma dai tesoiieri generali, e ora dal mi-
nistro delle finanze, e tiene luogo anche
ili regolamento, dichiarandosi: che tutti
<jueili che concorrono alla fiera e gli a-
bilanli di Sinigaglia godono nel perio-
do della medesima di tutti qua' vantag-
gi, privilegi e franchigie, che sono stati
accordati ne'precedenti anni in conformi-
tà dell'editto iG febbraio 1787, in quanto
chenon si oppongano alla nolificazione.Si
ponno leggere le norme nella Raccolta
delle leggi e disposizioni di jjiLbhlica ani •
rninistrazione,e\\s\ tioveraimo: ledispo-
sizionie regolamenti per la fiera, la proi-
bizione della proroga oltre il io agosto,
le norme sulla pesa facoltativa, quelle sui
generi di pri .ati va, sulle visite personali;
la concessione a' sinigagliesi di acquistar
senza dazio i generi necessari per l'inte-
ro anno e non piìi, perciò soggetti a ve-
rifica e approvazione del gonfaloniere; le
disposizioni sui contrabbandi; l'istituzio-
ne d'un tribunale temporaneo pe'giudi-
zi relativi alle frodi durante il tempo della
fiera franca, e da chi composto, e che fi-
nita la fiera le dette cause passano al tri-
bunale ci vile e criminale di Pesaro;, le di-
scipline doganali pe'magazzinijie denun-
zie che devono fare i negozianti diSiui-
gaglia prima della fiera, il dazio de' ge-
neri gieggi e prodotti nostrali, e dispo-
sizioni a essi relative; le concessioni a'con-
tadini e poveri abitanti di Sinigaglia, e
agli altri della slessa città e suo territorio,
meno i negozianti; (juaulo riguarda l'uf-
SIN
fizio del bollo, per le manifatture d'oro
e d'argento; le pene per le contravven-
zioni,ealtri regolamenti. Durante la fiera
si aprono le doganedeirAmpliazione,del
Porto, di Porla Colonna, di Porta Bra-
schi, delle Assegne, per le diverse specie
di dazi e operazioni doganali: nell'ulti-
ma dogana, che si apre dieci giorni pri'
ma, e si chiude dieci giorni dopo la fie-
ra, si danno le assegne delle merci sog-
gette a questo vincolo. Terminata la fie-
ra, restano aperte la dogana di Porta Co-
lonna per la spedizione delle merci che
ancora si trovassero nella città, e la do-
gana dell'Ampliazione per la bollazione
degli equipaggi, e per l'ullimazione de-
gli atti relativi a'cootrabbandi. Alcuni cal-
colando il commercio che si fa durante
questa fiera, presentano una cifra di io
milioni di scudi; ma nulla si può stabi-
lire di positivo, COSI del prodotto delia do-
gana. Grande e copioso è il concorso di
questa rinomatissima fiera, sia di statisti,
diedi tutte le nazioni, provenienti da tut-
te le contrade e specialmente dal levante,
olire il fiore della mercatiu'a italiana; in-
concepibile è il commercio che d'ogni sor-
ta di generi esteri e nazionali si fa nel ri-
stretto spazio di 1 5 giorni, nel quale i su-
perbi portici sono occupati da'negozianli,
convertiti in fondachi e olllcine. Altret-
tanlebotleghedi legnos'innalzanodi fron-
te sul bordo del canale, e dovunque le
piazze e le vie olFiono un largo. Le mo-
bili tende sono artificiosamente tirate in
guisa, che temperano i raggi del sole, e
si aprono dopo l'occaso, onde sollevarsi
Colla fresca aura marina.Le numerose bot-
teghe da cade nella crociera del Taglio, a
dovizia fornite di rinfreschi, ornate con
eleganza, aflluenti sempre da nuova mol-
titudine,presentano il più gradevole spet-
tacolo, specialmente (juando alla luce del
giorno su[)[)liscono ilunii nollurni. Ivi co-
me ne'fondachi si odono parlare diverse
favelle, e si atnmiranoinnumerabili esva-
riaticoitumi. Questa cillà,ovesi gode pia-
cevole quiete e lran(juillilà ucl resto del-
SIN
l'anno.perlafieiain un istante si converte
in un indescrivibile nnoviuicnto, clie si e-
stentle per liitla ipianta Sinigaglia. La co-
mune si occupa ogni anno ili far eseguire
nel teatro eccellenti produzioni musicali,
chìamandoda ogni parte i migliori virtuo-
si si di canto che di ballo, oltre gl'infinili
oggetti di cuiiosilà clie sono portali nel
tempo di fiera per divertiregli accorrenti.
L'avv.° Castellano, Lo stalo Pontificio,
descrivendo Sinigaglia e la sua clamoro-
sa fiera, parla ancora dell'altra fiera che
ha luogo a'22 luglio, di bestiame d'ogni
specie, e vi si vedono mandrie numerose
di cavailidi Dalmazia, che diconsi schiavi
oschiavoni,noti perla piccolezza e agilità,
le quali passano poi alla fiera che si tiene
presso Asisi in occasione deli' indulgen-
za del perdono o Porzìuncola (^.). In-
oltre aggiunge che al terminar della fie-
ra grande dispare in un attimo la mol-
titudine, e dà luogo agli abitanti alle or-
dinarie occupazioni. Che per un tempo
Sinigaglia godè i vantaggi permanenti di
porto fianco, ed ebbe pur stabile il tri-
bunale di commercio, ma dipoi tali fran-
chigie, e le sessioni del tribunale torna-
rono sull'antico piede, e ristrette ai sum-
inentovati giorni di luglio e agosto. Pe-
rò non è più vero die finita la fiera cessi
il tribunale commerciale, il quale è per-
manente. Vi si tiene poscia a'28 agosto
allrn ricca fiera di bestian^e e di merci
iniligene. Rimarca Callndrij che prima
dcli82Q in Smigaglia fu eretta una fab-
brica di candele di sevo, il qual gì asso era
ridotto a tal perfezione, che nella forma,
aspetto e condjustioue eguagliava quasi
le candele lormatecolla cera, aia la fab-
brica durò poco. Ilecentcmente una so-
cietà di azionisti per cura del magistra-
to ha formato uno stabilimento assai co-
modo e ileccnle per bagni marini fissi e
natanti, e bagni di acqua dolce, che già
furono assai freipientati.
Sinigaglia, Scno' Gtdlica oScuogallia,
poi comunemente delta Sin libagli ti, ha la
sua origine couttu versa al pari delle al
SIN 219
t re,benchè l'a v v. Castellano dice clie si pre •
già tli avere l'origine la meno controversa
ilellc; eillà marchiane; bensì ha la singu-
larilìi,che sebbene piìi volle distrutta, ha
sempre occupato la medesima superficie,
come provò l'anonimo autore della Lei'
lem Parenelica, ossìa d. Gio.BatlislaTon-
dini di Brisighella, contro il Colucci,chc
nella Disseriazione de i'ari popoli die
hanno abitato il Piceno, avea detto (ma
poi si corresse) che Sinigaglia è situata
sulle foci del Cesano, asserzione falsa che
Lcjnfutò il Tondini, rivendicindo a Sini-
gaglia il suo bel vanto che si tentò toglier-
le, llicendo vedere che dessa è fondata so-
pra lestesse sue vetuste rovine, il che chia-
laineute confermano i monumenti trova-
li negli scavi della città e dal medesimo e-
numerali e descrilli. Inoltre Suii"ai»lia si
pregia, che i pili celebri e rinomati scrit-
tori sì greci che latini, tanto antichi che
ii.oderni (che si ponno leggere cilati nel
patrio istorico Siena, i quali mi dis[)ens(j
dal ricordare, perla brevità a cui con pe-
na sono costretto dalla condizione com-
pendiosa di questo mio Dizionario) , ne
hanno celebrato l'antichità e le segnalale
prerogative che la distinguono nel Pice-
no Annonario, eia fanno primeggiare tra
le piìi ragguardevoli città della Marca An-
conitana. Il suo primitivo nome fu Sena,
ch'ebbe dai galli senoni che l'edificarono,
cioè da que'galli venuti ad occupare per
la 2.'^ volta la nobilissinia Italiawx mag-
gior numero, sotto il comando «.lei famo-
so Crenno loro duce, che calati dall'.Alpi
Cozie si estesero per la via Emilia dal fiu-
me V'iti o Utente, oggi Montone che scor-
re presso Forlì (/ .), dalla parte d' occi-
dente ove confinavano i galli boi, sino a
Ravenna, che restò in potere de'galii se-
noni insieme con /ì////m'(/^ .)_.ed inoltran-
dosi per la spiaggia dell'-Adriatico occiipa-
rono il paese sino alla foce del fiume E-
sino, che scorre fra Sinigaglia e Ancona,
allora termine de'piceni e dell'aulica Ita-
lia, l'er larghezza poi si dilalaruno dal
mare fino alle città di Jc»i, 0»tracSua-
2'>.o SIN
bit, occii{)nte pfuinienti da'senoni ilopo a-
vt;rne caccialo gli iimbii, che ritiratisi ver-
so i^li A pennini nelle loro città montane,
ga^liartlamenle vi si fortificarono. Già a
iVc//^ e altrove ragionai de seiioni, popo-
lo [KAeiìteótWa Gallla[P'.)Ce\ùca oLio-
iiese, e come scesero in Italia, delle loro
conquiste naì Piceno {^f^ .) Annonario ,pev
loro detto Gallici Senonia/i quali ebbero
per capitale Sena po'iSiuigagliajtWas'ì del-
le loro guerre co' romani, come furono
sconfìtti, come i romani fecero la colonia
di Rimini per un tempo capo della Gal-
jia Senonia o Togata, ciò che altri nega*
no, cicilai gliarlicoli ove trattai di tali po-
poli celebri e valorosi. Seguì il passaggio
de'galli senoni in questa contrada l'anno
appunto in cui da'popoli di Toscana o e-
truschi fu tenuta l'assemblea al Fano o
tempio di Voltunna presso Viterbo, nel
quale fu risposto agli anìbasciatoride'ca-
penatiede'l'aliscijChegli etruschi non pò-
tevanodar soccorsoa f^^eio (T.) da'roina-
ni assediata, vale a dire l'anno diPionia
356 o 358, ossia SyG o 398 avanti la na-
scita di Gesù Cristo. La fondazione poi di
Sena, in oggi Sinigaglia, il Siena la sta-
bilisce in tale anno, o secondo altri al 38 i
primadi lalefeliceavvenimento; ma sem-
bra a Muratori più probabile 444 3""'
innanzi l'incarnazione dello stesso divin
Verbo, seguendo gravi scrittori. La città
da'senoni fu appellata Sena, nomechedie-
rono al fiume sulla cui foce l'edificarono,
il quale in seguilo fu detto Misa, col qua-
le si chiatna, e fatta loro capo e metro-
poli, non che del tratto di paese da loro
tlctto Gallia Senonia, ossia dal fiume U-
tenteall'Esi, divenendo la città altresì ba-
se del famoso triangolo, che formarono i
gran campi della Gallia (/^.) Cisalpina
fra l'Apeunino e il seno del mare Adria-
tico : altra prova che Sena fu fabbricata
nel medesimo silo in cui giace Sinigaglia,
e conforme a' suoi avanzi in vari tempi
scavali ne'fondamenti delle fabbriche an-
licUe, sìdentrochc fuori delia città, e siu-
golarmeute nel [nalo di s. M.' JMaddale-
S 1 N
na già detto Terra vecchia. I galli seno-
ni preferirono la loro Sena alle città tol-
te agli umbri per principale loro sede, e-
ziandio perchè collocata sulle frontiere
dellaGalliaCisalpiua. Il Compagnoni nel-
la Reggia Picena riferisce che la regione
di Sinigaglia fu anche delta Gallia Pi-
cena,ma pih tardi. Anche Baldassini nel-
le Memorie isloriche di Jesi conviene che
i galli senoni appellarono Gallia Senonia
tutto il paese occupato agli umbri nel Pi-
ceno, e ne fecero capo Sinigaglia. Del vo-
cabolo Sena e di Sena Galli, come la no-
minarono vari scrittori, perchè fu la ca-
pitale de'galli, e per distinguerla da Sena
di Etruria, oggi chiamata iS'/e/?a(/^^.), ne
tratta il p. AntonioBrandimarte, Piceno
Annonario ossia GalliaSenonia illuslra-
ta, Romai825. L'avv. Castellano riferi-
sce, che i galli senoni, quando ebbero in
parte il tratto circoscritto dall'Apennino,
dall'Adriatico, dall'Esi e dall'Isauro ora
Foglia, misero a ferro e fuoco le murate
città uudjro-etrusche che vi trovarono,
ma stanchi poi della vita vagante che me-
navano per le campagne, qui convenne-
ro,edi(ìcaronola città sulle marittime are-
ne, e Sena la chiamarono, costituendola
metropoli loro, e ciò dice essere avvenuto
presso a Gsecoli innanzi la nostra eraona-
scita di Gesù Cristo. Maggiore poi e più
antica è l'origine che dà a Sinigaglia il d.'^
Olivi, imperocché dichiara che i galli se-
noni la fabbricarono nell'anno i 57 dell'e-
dificazione di Roma. Dominando i seno-
ni la regione, Sena divenne assai celebre
e rinomata pel valore de'senoni stessi, che
eransi resi più formidabili de'galli cisal-
pini, e il grido del loro nome suonava te-
muto in Italia. Per quanto narrai ne'ci-
tati articoli, avendo i senoni assunto le di-
fese del l'ol t raggia toAr unte oArunce, mar-
ciarono per punire il lucumone di Chiu-
si capitanati da Brenne, ove rotta guerra
co'romani arditamente si recarono all'as-
sedio di Roma (^.), l'abbatterono e in-
cendiarono verso l'anno 365 di tal città.
Slavano per espugnare il Campidoglio
S I i\
(/'.), quando vennero ad acroi di, che per
|j loro soveicliia prepotenza, il «opra we-
nuto Camillo ruppe, e poi costrinse i galli
a ritirarsi, e anche sconfìsse lolalmenle,
8 miglia lungi da Pioma nella via Cabi-
na, al dire di Tito Livio, ovvero in Gub-
bio come opina il p. Biandimarle che pro-
trae la presa di Iloma al Spo. Altri vo-
i^lioiiOjche i galli abbandonarono Pioma,
perchè i confinanti veneti profittando di
loro assenza, come rimarcai a Rimici, ga-
gliardamente infestarono i loro paesi, ed
accorsero a difendei li come narra Polibio.
Ripalriati i senooi e respinti gli agi^resso-
ri, poco dopo furono costretti a sostene-
re vari fieri combattimenti con altri gal-
li. Alcuni alTcrmano, che i galli senoni in
Sinigaglia vi alìorzaiono il loro potere, e
resero potenle, doviziosa e gioì io>.'i tale
loro sede,e signoreggiarono la regione con
imprese valorose per3oo anni, al dire dei
nominati avv. Castellano e d.r Olivi. Al-
tri peròrifleltono, che i galli senom ama-
rono l'agricoltura solo qiiantobasta va per
Sopperire ai primi bisogni, perciò non po-
terono rendere doviziosa la loro sede. Es-
si signoreggiarono nella contrada appena
loo anni. Infatti narra il p. Erandimar-
le, die i galli furono assai inquieti e reca-
rono mollemolestiea'romani ne' 97 anni
chedimorarono in questi territorii; laon-
desi oppone all'opinionedi quelli che tri-
plicano il periodo del loro dominio, e si
avvicina aquellodel Siena che sembraes-
sere di poco piìi di i 06 anni. Che tenta-
rono nuovamente la conquista di Roma,
ed a slento e con istrage delle due parti
furono respinti poco distante dalla porla
Collina nel 399 di Roma. Nuovamente
sconfitti nel 4 > 1 da Camillo, fecero quin-
di pace e alleanza co'romani, nella (piale
durarono per circa So anni. Quindi si u-
nirono cogli etruschi e co'galli cisalpini,
e saccheggiarono le campagne romane.
Dopo altri .\o unni essendosi collegati coi
snnnili,cogli etruschi e cogli umbri, mos-
•seio disastrosa guerra a'ioniani, e furono
da ts^i iuLici auiculc \ ititi nell'agro di Sen-
S I N 27. r
tino (^.), con memorabile ballaglia nel
41''S di Roma: dice il Siena, che i romani
ingelositi delle prodezze e fama de'seiio-
ni, a meglio difendersi da gente si artlita
e bellicosa, eransi precedeiiteiiiente con-
federati co'piceni loroconfinanli al fiume
Esino. Per tale terribile rotta non par-
tirono i galli dalle loro terre, névi ammi-
sero il dominio de'romani. Ristorali dal-
le peidite della guerra, dopo i oanni uni-
lisi co'Iucani, co'bruzi, co'saonili e cogli
etruschi di nuovo mossero guerra a'roma-
ni. Fratlanloassediando i galli senoni A-
rezzo, questa implorò l'aiuto de'romani
e l'ottenne. Abbiamo da Polibio, che i ro-
mani combatterono i galli non lontano
dalle mura della città, ma essendo supe-
lali e ucciso Lucio console, ed i galli a-
vendo fallo gran preda e prigioni tornan-
do lieti e gloriosi alle loro case, surroga-
rono al defunto duce Manio Curio Den-
talo. Questi inviòsubilo legati a'galli per
redimere i [Jiigionieri, i quali contro il di-
ritto delle "enti furono barbaramente uc-
cisi. Esacerbati i rooiani da tale scellera-
tezza, scelte nuove lrnppe,si apparecchia-
vano a penetrare nella Gallia Senonia ,
quandoper la via d'Arcevia essendosi per
poco avanzali furono incontrali da'seno-
ni. Altaccata la zuffa i romani li supera-
rono, ne uccisero gran parte, fugarono il
rimanente nelle loro lerre,e s'impadroni-
rono della loro regione. Condussero in Se-
na una nuova colonia, e col nome aulico
la chiamarono, perchè fu abitata da'galli
prima d'ogniallro;così furonointeramen-
te disti ulti coloro che avcano incendiala
Roma. Il Siena dice che i romanicaccia-
rono i galli al di là del fiume Rubicone
verso Ravenna, e che la nobile colonia
da loro dedotta _ser vi di freno a'piceni con -
finanli al fiume Esino. Osserva l'avv.Ca-
slellano, die i romani fecero in Senaaspio
macello de'galli, e forse per vendetta l'a-
vrebbero inleramenle distrutta, se allet-
tati i vincitori dall'incantevole situazione
e coniodità del mare, non avessero sli-
mato mej^lio di concederla a una colonia
0.1.1 SIN
niarittiina, che bastò per 7 secoli a par-
tecipare della romana grande/zaj esente
anche dal contribuire soldati fino alla 2.'
guerra co'cartaginesi. In tal modo i roma-
ni dilatarono i confini dell'antica Italia
di là dal fiume Esino, ed allora la provin-
cia restò compresa nell'Italia, e dalla Gal*
lia Cisalpina separata. Quantunque però
la contrada cadesse in potere de'romani,
non però cambiò sì presto il precedente
rome di Gallio Senonia,poichèsottoi me-
desimi romani perGallia o Campo Gal-
lico venne ancor denominala, ed in pro-
gresso di tempoebbeancheil nomed'Um-
bria, come nota il Siena. Invece dichiara
il p. Brandimarte, che cacciati i galli dal-
le loro terre, queste divennero del popo-
lo romano, amico e confederato co'pice-
ni, e per la loro fedeltà furono avvertiti
delle istigazioni e trame de'sanniti. I ro-
mani,a'quali il nome de'galli era divenu-
to odioso, chiamarono col nome di Pice-
no quel tratto posseduto da'gallije cosi
laGallia Senonia mutò nome, ed assunse
quello di Piceno. Ne riporta le prove, an-
che del 522 di Roma, e dice che a torlo
l'Amiani nelle Memorie isteriche di Fa-
no, calorosamente volle sostenere, che fu-
gati i senoiii la sua regione non si chiamò
Piceno, ma Umbria, e che Fano non fu
mai compreso nell'agro Piceno. Passata
Sinigaglia sotto il felice dominio e gover-
nodella repubblica romana, venneda que-
sta come colonia de'suoi cittadini non so-
lo guernita e cinta di mura, ma adorna-
ta di fabbriche, di templi, di terme , di
fontane, d'acquedotti pubblici, di piazze,
di foro e di altri importanti edifìci, che
nelle colonie costumava erigere e slabi-
lire. Venne altresì decorata d'amplissimi
privilegi, della facoltà e diritto di ottene-
re tulli i gradi, onori e dignità nella me-
desima repubblica, e di concorrere in Ro-
ma col sulfi agio a'comizi.Di tante illustri
antiche memorie pochissime ne restano,
o perchè sepolte ne'diroccamenti e nelle
rovincallequalisoggiacqueSinigagliapcr
le molle guerre, per le gravi pestilenze e
S I N
perle varie incursioni de'barbari che l'in-
festarono crudelmente e abbatterono, ov-
vero perchè gli antichi non ebbero modi
di custodirle dalle ingiurie prodotte dai
politici avvenimenti che per lungo tempo
afflisserolacitla.il Siena fa memoria del-
le anticheiscrizionisuperstiti, e indica gli
autori che lepubblicarono,e quali in mar-
mo si conservano nella città e nel suo ter-
ritorio. Continuando la città sotto il go-
verno e divozione della repubblica roma-
na, reggendosi colle sue leggi e godendo
quieto e riposato vivere, fu involta nella
2.^ guerra punica che tanto afilisse la re-
pubblica pe'disastri patiti, per la calata in
Italia de' cartaginesi capitanati da Anni-
balechedivenneil terrore de'romani. Nel-
Tanno 546 venne a raggiungerlo il fra-
tello Asdrubale, per cui quantunque Si-
nigaglia come colonia marittima fosse e-
sente dal servizio militare, per le strepi-
tose perdite fatteda'romani dovè contri-
buire al loro soccorso, inviando la gioven-
tù alla guerra. Asdrubale che sospirava
di riunirsi al fratello che trovavasi nella
Lucania, lasciata l'impresa di Piacenza,
volle spingersi coli' esercito sull' Umbria
con l'ardilo disegno di marciare per Ro-
ma,onde sterminarla e dominar l'Italia,
e si fermò nel Campo Gallico, cioè nella
provincia dell'Umbria Senonia, come la
chiama Siena, e nelle pianure che ora di -
consi Marotla, forse dalla mala rotta del
suo funesto eccidio, oggi stazione postale
che una marmorea iscrizione ricorda la
gran battaglia, in quel tempo campagne
di Sinigaglia, e da essa 5 miglia lontana.
Collocò l'esercito sotto Mondolfo in fac-
cia al mare, mentre il console INIario Li-
vio Salinatore si accampò piìi di 5oo passi
da Sinigaglia, ed il pretore Licinio pres-
so il fiume Cesano, che si frapponeva Ira
i due eserciti, piantando le trincee e ter-
rapieni, di cui si vedono ancora le vesti-
gie, fra il maree la collina sotto Scapez-
zano, occupando con 60,000 combatten-
ti tutta la pianura che si dilata dal Cesa-
no a Sini"n2;lia. L'altro console Claudio
SIN SIV -ìi-y
Nerone mentre in Venosa era a fronte di do vi perde lavila. Oltenula da'romiim
Annibale, per buona ventura di Roma in- si decisiva vittoria, tagliata la testa di A-
tercctlnte le iellere del fiotello che l'invi- sdrubale, la maiid-ìrono a Venosa e get-
tava a seco congiungersi per l'occupnzio- tarono nel campo del fialello Annibale,
ne di Roma, inaiciò subito rapidau)enle il quale restatone indicibilmente abbat-
con 6000 fanti e 1000 cavalli per riunir- tute, con sommo dolore abbandonò Ti-
si al collega Salinalore, e in 6 giorni al- talia e accorse a Cartagine minacciata da-
l'insaputa d'Asdrubale giunse in di lui a- gl'iniperluibabili romani. Crede il p. Ci-
iulo iiiSuiigaglia, fermandosi in faccia del- valli che il corpo d'Asdrubale fosse tumu-
la città dalla parte d'Ancona ne'pianio- lato nel monte che ne porta il nome. Vuol-
ra delti delle Saline, e segretamente l'av- si che nel tremendo conQillo i Cartagine-
viso del suo arrivo; indi di notte per la via si ebbero 5o, 000 uccisi, 5,4oo prigionie-
Scab.adonna sopra gli attuali cappuccini, ri; i romani perderono soltnnlo 8000 uo-
enliò nelle trinciere romane e vi fissò i mini, Iiberando4ooo concittadini prigio-
suoi allo"iiiamenti. Convenuti i due con- nieri de'vinli. Per >ì memorabile trionfo
OC?
soli col [)retore Licinio al pianodi loro o- gli abitanti di Sena con altri coloni ausi-
perazioni, valicarono il Cesano e si schie- liari ne appesero le spoglie e i trofei nel
rarono nelle pianure di iMaiotla in oidi- Campidoglio di Roma; e M. Livio Sali-
ne di battaglia avanti a'cartagiiiesi.Inso- natore si obbligò con voto solenne di ce-
spetlitosi A.sdiiibale dell'aumentate forze lebrare in Roma i giuochi lutali in ono-
nemiche, con esplorazioni conobbe la riu- re della dea della gioventù, a cui innalzò
nione de' due consoli , laonde intimorito un tempio, come si ha da Cicerone che
nella notte levò il carapo,e pel fiume Me- chiama la battaglia Scnense o Sciionensc,
tauro si propose piombar su Roma per la come avvenuta non molto distante da Se-
via Flaminia del Furio. Ma le guide pre- nain oggiSinigaglia,ciòcheattestanopu-
se da timor panico, abbandonati i carta- re altri gravissimi scrittori, riportati dal-
ginesi nel buio delia notte, valicarono il l'accurato Siena, fra i quali Orosio la pa-
Mtlauro e si posero in salvo. L'esercito rngonò a quelle egualmente strepitose di
piivo di condottieri cominciò a sbandar- Trasimeno e di Canne, ma vinleda'car-
si per la campagna, equantuiique Asdru- taginesi. l^rogrciliva Sinigaglia a maule-
Ijale ordinasse che l'insegne camminasse- nersi con reputazione e decoro , e tanta
ro lungo la riva del fiume finché il gior- fedeli;! sei l):i va a Roma, che nelle guerre
no insegnasse sicura via, nondimeno per civili fra .ARario e Siila, inferocite verso il
le tortuose rivolle del fiume errarono in 67 i di Ron)a, non avendo voluto ailen-
niodo che quanto più si avanzavano ver- re a'nemici della repubblica, segui le par-
so i monti dilungandosi dal mare, tanto tidel suoconsoleG. I^apinoCarbone. Nel-
pili la ripa del liutne innalzavasi, e con- la primavera sulle spomle tlell'Esino sue-
sumaronoil tempoquasi inutilmente. Ver cesse fiero combattimento tra Q. Metello
cui i romani ebbero tutto l'agio d'inse- seguace di Siila e il pretore Carinna ca-
gmrli e incalzarli sulle sponde del fiume pitano del console, in cui reslò superiore
dalla parte d'oriente sino alla cima d'un INletello perciò inseguito da Carbone; ma
poggio, ove si attaccò sanguinosa zulla, e questi intesa la disfatta del collega C. Ma-
si combattè o>linalamenle sino al me7zo- rio presso Palestrina [I .), si portò in Ri-
di con cgual valore e prodezza. Finalmen- mini, ove assalito da Pompeo, altro capi-
te i roniani prevalendo in forze e corag- tanodiSilla, perde infelicemente una por-
gio, Asdrubale tratto dalla disperazione 7Ìone dell'armata, e l'altra fu vinta poi da
SI lancii) arditamente nel centro del cnm- ."MetrlloRelrocedendol'umpco battè ean-
po romano, e vaiolosamente couiballeii* imnlò Marzio capitano di Cai bone pi r^-
524 s I N
so Sinignglia,onde la devastò e. sacclirg-
£»iò. Riavuti gli abitanti da si deplorabi-
le disastro, rinvigoritigli animi sursero a
novella difesa della repubblica, le quasi
distrutte mura restaurarono, ed a poco a
poco ritornarono la città nel suo florido
stato. Narrai a Rimini e a Roma, che Giu-
lio Cesare as[)irando al governo assoluto,
verso il 704 audacemente passò il Rubi-
cone, termine allora della Gallia Cisalpi-
na e perciò di sua giurisdizione, incomin-
ciando dall'occupareR-imini, Pesaro, Fa-
no, Ancona e Sinigaglia; e se questa nei
suoi Commenlarl non vedesi descritta tra
le città invasedaliesuecoorti, sembra più
probabile per ommissione de'copisti, che
per fiera difesa degli abitanti con tenere
lontano l'eroe, secondo quelli che sosten-
gono che Cesare non penetrò o non po-
tè superare le sue mura. Mal si appon-
gono però gli sciittòri moderni creden-
do che Sinigaglia, che può essere assa-
lita da tutti i lati, abbia tenuto lonta-
no dalle sue mura un genio militare
qual fu Cesare, perchè nei suoi Coni-
menlari egli non la nomina, sebbene al-
tri vogliano che in vece di Fano si debba
leggereSinigaglia. Pare che Cesare abbia
nominate quelle sole che gli costarono
qualche fcUica,o che perla loro posizio-
ne merita vano di esserlo. Spento ([uel gran
dominatore, il nipote Cesare Ottaviano
ne raccolse il retaggio, e unito a M. An-
tonio nel 7 r I vinti a Filippi BrutoeCas-
sio uccisori di Giulio, Ottaviano ritorna-
to in Italia divise fra i suoi veterani 18 del-
le migliori città, fra le quali Sinigaglia,
che secondo le leggi agrarie de'triumvi-
ri,il territorio fu ripartito trai soldati, e
la città di venne colonia militare per quella
che vi fu dedotta. Ottaviano di venuto im-
peratore e Augusto cambiò lo stato poli-
tico dell'impero romano e fece un nuovo
riparto geografico iìaW Italia (r.), divi-
dendola in XI regioni. Secondo tale dispo-
sizione, sostiene il p. Brandimarle, chela
Gallia perde il nome di Piceno e assunse
quello di Gallia Togata, cos"i detta dal-
SI iV
la toga, veste propria de'romani e da loro
concessa agli abitatori come associali alla
romana cilladinanza; e ciò perchè la con-
trada fu compresa nella vi regione com-
posta dall'Umbria e dall'Agro Gallico. E
vero che Gallia Togata fu pur chiamata
quella Gallia che i romani tolsero in ap-
presso a'galli boi, ma la Gallia Seiionia fu
lai.^ad averlo, perchè prima dell'aUrn ri-
cevè i cittadini e i costumi de'romani con
l'uso della toga. 11 di lei nome fu comu-
nicato in appresso a quelle terre, che i ro-
mani tolsero a'galli boi, e che confinava-
nocon quelle de'senoni. Anche Siena rac-
conta che il Piceno erasi disteso dall'E-
sino fino al Rubicone di là da Rimini, e
l'Umbria trapassata di quadagli Apenni-
ni sino alla spiaggia dell'Adriatico, e dal
fiume Esino sino a Ravenna; nondimeno
la memoria de'gallisenoni non mai alTit-
to si estinse, poiché il nome di Gallia Se-
nonia lo conservò Sena sua ca[)itale, che
non pili soltanto Sena, ma Seno Gallia
o Senogallia chiamossi, quasi Seiionunt
Galliate COSI venne denominala sotto A u-
gusto nel 724 nella memorala divisione
d'Italia e ne'seguenti tempi, finché vol-
garmente si disse Sinigaglia. Le variazio-
ni succedute al riparto d'Angusto le ri-
portai a Piceno; tultavolta qui solo dirò,
che avendo l'imperatore Adriano cambia-
ta la forma del governo in tutta l'Italia,
dividendola in 4 parti e aflldaiulociascu-
na alcomando de'consolari, allora o poco
dopo la Gallia Togata perde allatto tal
nome e ripigliòquello di Piceuo,fcome ri-
levasi dalla legge diretta nel 3 i 3 di no-
stra era al correttore del Piceno che ri-
siedeva in Alba qual sua metropoli, cioè
dell'Annonario montano, che descrive il
p. Brandimarle e pone presso il colle di
Civita Alba, propinqua ad Arcevia, la qua-
le da essa e da Pitulo trasse la sua ori-
gine. Non debbo tacere, che leopinioni del
p. Brandimarle su Civita Alba, su Alba
e su altri luoghi, non sono abbracciateda
tutti i critici, imperocché l'origine pure
d'Arcevia è dubbia, ed alcuni la credono
SIN
una coloiiin siiiigaglicse. Quanto alla me-
tropoli del Piceno Annonario marillinio,
il p. FjraiKlinjni le sollanlo dice: sarà sia-
la Pesaro, Fano o altra cillà. Siniga-
glia appartenne a questo l'iceno, il cpiale
comprendeva quel tratto di paese die (u
già primaabitalo dagli umbri, poi da'gal-
li senoni , che sotto i rotnani si appellò
Campo Gallico o Umbria Senonia, che
(lall'Esino al Rubicone si estendeva. Per
liistinguere poi ledue parti oprovincie del
Piceno, fu chiamata Piceno Suhurbicario
la parte e provincia più prossima esubur-
baiia a Uoma; e Piceno /fnnonario l'al-
tra, e cos'i detto forse perchè dovea con-
tribuire vettovaglie all'annona di Roma,
e dalla copia e abbondanza d'ogni sorte
di cose, sia d'arnienli, sia di vettovaglie.
a vantaggio pure d'altre legioni d'Italia :
ili." era soggetto al vicario di Roma, il
2.° al correttore, a'giuridici e altri simili
incaricati. Come nel V secolo Ravenna
f/'.J divenne metropoli del Piceno Anno-
nario, lo spiega Giuseppe Culucci, /^/j//-
rhifd picene, l. i: Delle i-arie metropoli
(lei Piceno, dissert. 6, p. 206. Nella pre-
cedente, De'vari nomi dati al Piceno, vi
soni) analoghe notizie a questo articolo.
Nella stessa dissert. G, p. ir)() tratta : Sini-
gn glia fu metropoli dtlV Agro Gallico
quando Ascolterà delPtceno. Il Col ucci
nel medesimo t.i pubblicò la sua 4-'' Dis-
sertazione, de' vari popoli chi' fiatino abi-
tato il Piceno. Nell'articolo G.° tenne pro-
posito, De' Galli Senoni. i. Anclie i galli
senoni occuparono parte della provincia :
loro emigrazione; si distinguono dagli al-
tri galli. 2. Epoca deir.urivodi que>li gal-
li nelle tene contigue al Piceno. 3. Loro
fuga dalla provincia. Perciò e per quanto
indicai in principio, nel 1790 in Siniga-
gliacu'tipìdiDumcnicoLazzarini fustiim-
pato : Lettera Parcnetica tl'un cittadino
sinignglicse al sig. ah. Gmstppe (.oluc-
ci (Idilli Penna s. Giovanni , autore di
una dissertazione /{.* intitolata: De'vari
popoli che hanno abitalo il Piceno. Il Co-
lucci nel t. 7, p. 243 delle Antichità pi-
\OL. LXVI.
SIN 227
re/icriprodussela^e/^fri.fjuindiap. 277
v'mser"i i 3 sue Lettere fa'niliari al sig.
d. Giambattista Tondini di Drisighella,
in risposta alla di lui Parenelica. 1 n que •
ste lettere il Colucci mostrò l'ingiuria a
lui fatta dal Tondini colla Lettera Pare-
netica, e lo scusa mostrando che questo
è proprio del suo costume. Quindi ragio-
nò sul nomeP^re/ze/Zc^, sulla sua patria,
sulla dedica della Lettera a' gonfalonieri
di Sinigaglia. Vendica la dedica fatta al
nobile senato e al popolo diSinigaglia,del •
la Dis seriazione de' vari popoli che hanno
abitato il P/ce/Jo. Confessa l'errore ripre-
so dall'avversario, già da lui richiamalo
nel l. 6 delle Antichità picene a p. 3g, pri-
ma che uscisse la Lettera Parenetica. Di-
scorre sopra i primi abitatori pretesi ilal
Tondinijsull'etimologiadi Cesena, Cesa-
ìio,i\lisa, Catria, Pedaso ed £'/e.Rimai •
ca due anacronismi del censore, dice dei
molivi del tenore usalo nelle lettere, e sul
manifesto prodotto a nome del Lfiz/tii i-
ni, che egualmente confutò. Nel 1. 1 3 del-
le Antichità picene, il Colucci pubblicò
la sua Dissertazione di Sena o sia Seno-
GalUa oggi SinigagUa^ nella quale svi-
hq)[)ò i seguenti argomenti. Il primitivo
e vero nome della città fu Sena: si spie-
ga come si dicesse Scno-Gallia. Discie-
panza degli autori nello stabilimento del-
l'epoca della colonia. A ninno de' citati
scrittori si può dar fede per assegnar l'e-
poca. L'epoca della deduzione si deve ri-
petere dalla vittoria di Manio Curio Den-
tato, l'er questa deduzione acquistò Sena
la forma di città. A ntiche iscrizioni appar-
tenenti a Sena-Gallia. Indi pubblicò: Si-
ni gn glia colonia de romani , lettera apo-
loaelica di Sintonia accademico disimi-
to (ossia mg.'' Filippo Montani)} ed inol-
tre la dissert. i, Concernente l'antichità
di Seniguglia, dell' ab. .-Judrea L<izzari
iC Ut binojt:Ì3nì\si*iit.'.r, Sopra vari pun-
ti critici attinenti all'aulica storia di Si-
n'gnglia dell' ab. Andrea Lazzari urbi-
nate, lo rri debbo contentare dia vtreqiii
ricorddtti principalmente pe'critici le nc-
1 5
1-xG SIN
cennale tli<:seita7Ìoni rignardanli la sto-
ria primilìva di Sinigaglia, giacché ilraio
inetodo conciso e la condizione d'un ar-
liccio di Dizionario , e non istoria, non
ini permettono discussioni su di esse; tan-
lopiù che mi sembrano sufficienti gli scrit-
tori co' quali finora procedei e seguirò,
aggiungendovionco l'autorità di alili, ed
infine ripoiterò il titolo di diverse opere
che si ponno pel di pii^i consultare.
Questa città seguii destini dell'impero
romano, e ricevè il salutifero lume della
fede ne'primi tempi del cristianesimo, il
quale per quanto vi fiorì meritò l'erezio-
ne della cattedra vescovile, con incremen-
to di lustro per Sinigaglia per le sue be-
nefiche conseguenze, di che parlerò poi
nel riprodurre la serie de' suoi vescovi;
non che da tempo immemorabile vanta
il bel nome di Pia. Registra la storia, che
la città fu onorata dalla presenza dell'im-
peratore Valentiniano I del 364- Poco
dopo la fatale divisione dell'impero ro-
mano, in impero d'oriente con residenza
imperiale a Costantinopoli, e di occidente
con residenza inRavenna, i barbari popoli
•vieppiù inferocirono alla sua distruzione,
e qual rovinoso torrente nel 409 inondò
l'Italia co'God (F.) Alarico loro re per
marciare a danno di Roma, scorrendo e
devastando lecittà delTEmilia, della Fla-
minia e del Piceno; incendiò ecrudelmen-
le distrusse colle altre città in riva all'A-
driatico anche Sinigaglia il dì 8 agosto,
e per essersi gagliardamente opposta fu
piesa d'ussallo, saccheggiala e arsa. Gli
abitanti si sparsero ne'vicini campi e nelle
selve, e la più parte riparò ncli' interne
colline , per fuggire dalla desolazione e
dall'esteiminio. Estinto l'impero d'occi-
dente dagli eruli,igoli ne raccolsero poi
le reliquie, finché Giustiniano I impera-
tore d'oriente,a liberar l'Italia dal giogo
goto e riconquistarla all'impero, inviò il
celebre Belisario. Portandosi nel 55 1 To-
fila rede'goti all'assedio d'Ancona, Va-
leriano presidente imperiale in Ravenna
uniti i suoi legni con quelli di Giovanni
SIN
di Vllalinno che per l'imperatore trova'
vasi colla flotta a Salona in Dalmazia, ve-
leggiarono per soccorrerla con 5o navi
lunghe,approdando in Sinigaglia, e invi-
tando a ripopolarla gli antichi e dispersi
suoi abitatori, i quali di mano in mano
riedificarono la città sulle antiche rovine
di Sena. Continuando la guerra gotica,
riuscì al valoroso Narsete, altro capitano
di Giuslin-ano l,di estinguerne il dominio
nel 553 colla morte e disfatta di Teia ul-
timo re de'goti; quindi fu preposto al go-
vernod'ltalia, fìssola sua residenza in Ro-
ma,edestinò i presidi alle provincie. L'im-
peratore Giustino II sostituì a Narsete il
patrizio Longino, il quale venuto in Ita-
lia stabilì un nuovo modo di governarla,
prese il nome di Esarca e die quello di
Esarcato alle regioni da lui comandale,
fissando la sua sede in I\a\.'enna nel 566
o 568 o pritna, che dichiarò metropoli
dell'esarcato. Quindi abolì i presidi, cor-
rettori e consolari che go verna vano le pio -
vincie d'Italia, costituendo in ogni città
un governatore con titolo di duca e vari
giudici. Indi la provincia della Flaminia,
oggi parte di Romagna, venne denomi-
nata esarcalo, ed una parte del Piceno da
Rimini fino ad Ancona la PentapoU [F.)
marittima, o provincia composta di 5 cit-
tà compresaviSinigaglia.il p. lirandimar-
fe osserva, che costituita Ravenna capi-
tale dell'esarcato, nuovamente mutò no-
me il Piceno Annonario, la parte marit-
tima fu chiamata Penlapoli, la montana
provincia de'Castelli, e fu diviso in due
Provincie, corrispondenti lai," alla Gal-
lia marittima, la 2. 'alia Galiia montana.
Nel 567i)enetralasida Longino la minac-
ciata venula ée Loiìgobardi [f.) chiama-
tivi dallo sdegnalo Narsete, volendo prov-
vedere le ciltà dell'impelo di opportuni
presidii e principalmente le piìi esposte, a
Diogene e Aristeo già capilani greci di Be-
lisario commise la restaurazione e foiti-
ficazione di Sinigaglia, la quale a cagione
de' saccheggi e devastazioni de' goti gia-
ceva debole e suianlellala. Elfctluata tiai
SIN
longobardi l'invasione d'Italia, furononb-
baltiile diverse provincia e rovinale mol-
te città, ma per allora Sinigagiia non sog-
giaccpie al loro doniinio. Nella peste clic
alìlisse Roma nel [lontificalo di s. Grego-
rio I del 5if)0, anclie Sinigaglia ne fu fla-
gellata, e cessò la strage per le orazioni del
vescovo Sigismondo. Mantenendosi Sini-
gaglia fedele agl'imperatori greci, pe'qiia»
li veniva liberamente governala dagli e-
sarclii di Ravenna e a mezzo de'suoi du-
cbi,rimperatoreGinstinianolI non poten-
do olteneie da Papa s, Sergio 1 l'appro-
vazionedelconciliochiamalo Trullo^ spe-
dì le sue guardie accioccbè imprigiona-
tolo lo conducessero a Costantinopoli. Lo
clic penetratosi da'roraani, ne fecero tosto
consapevoli i ravennati e i popoli della
Penlapoli, i quali sorpresi e commossi da
tanta empietà, togliendosi dall'ubbidien-
za che prestavano agli esarcbi, coraggio-
si si portarono in Roma armali nel 698
alla difesa del vicario di Gesù Cristo. At-
territi gl'imperiali si gettarono a'piedi di
s. Sergio I per la propria salvezza, ed e-
gli s'interpose co'suoi difensori, chealfol-
lali intorno al Lalerano erano impazienti
Idi vederlo salvo, e potè ottenere the to-
sto partissero; quindi i ravennati e pen-
(apolitani, compresi i sinigngliesi, tornaro-
no alle patrie loro. Avendo rini([uo im-
peratore Leone III l'/.?^»nfo dichiarata
^ guerra crudele alle s. Immagini {f ■), e
cospirandoalla vita di Papa S.Gregorio li,
i ravennati e i pentapolilani lutti d'accor-
do nel 72Gscossero il duro giogo degli e-
.sarchi, ed al Papa giurarono omaggio e
fedeltà. Altrettanto facendo i romani, coi
ducato di Roma spontaneamente si sot-
tomisero alla sovranità de'Papi, la quale
perciò ebbe principio lon s. Gregorio II.
Dissi già a Uavknma, che i greci veden-
dosi odiali e deboli, si collegarono co'Ion-
goliardi, le armi dc'(|uali vessarono i po-
poli dell'Esarcato e ilella Penlapoli, per
cuis. (ircgorioll ne prese la difesa. Pro-
fittando Liiitprando re de lf)ngobai «li del-
la turbolenza dc'ten)pi, nel 7'>7sotlonii-
SIN -x-y.-j
se al suo potere Bologna, ciò che gli age-
volò di soggiogare la piovincia della l'en-
lapoli. Quindi audace e vittorioso, lascia-
ta addietro la Flaminia o Esarcato di Ra-
venna, da Rimini sino a Osinio furiosa-
mente scorrendo, cadde la città di Sini-
gaglia colle altre della Penfapoli per la i /
volta sotto il dominio longobaidico. Ne'
780 recatosi Luitprando in Provenza per
difenderla da'saraceni, l'esarca Eutìcli'O
ricuperò Sinignglia e altre città penlapo-
litane (tranne Ancona, Umana e Osimo),
il patrmionio delle quali, al diredi Sigo-
nio riporlatodal Siena, nel74'2 fu da Luit-
prando donato a Papa s. Zaccaria, a cui
perciò ricorsero premurosamente i popo-
li del la Peni a poli e dell'Esarcato di Pia ven-
na nel 743, allineile inducesse Luitpran-
do che ne rivoleva il possesso, a desisfeie
dal molestarli colle lriip[)e, poiché vinta
Cesena, minacciava Ravenna e leciUà del-
la Penlapoli. Il Papa tutto propenso per
que'popoli li prese sotto la sua protezio-
ne e difesa della s. Sede, e gli esaudì re-
candosi dal re in Pavia, dal quale otten-
ne il richiamo deH'esei'cilo che stava per
piombaresui nominati lunghi. Proceden-
do vSinigaglia sotto il governo degli esar-
chi vide in pericolo la sua quiete, quamlo
asceso al trono longobardo il re llachis,
questi ambizioso di estenderei confini del
suo regno, mosse cruda guerra alla Pen-
lapoli, e nel 'j \c\ occupò Rimini, Pesaro
e Fano; indi passò all'impresa diPerugiii.
Subito s. Zaccaria si portò al campo del
re, e colla sua energica peiorazione non
solo l'indusse a levare l'assedio, ed a re-
stituire all'esarca l'occupalo, (na dalle hm
esortazioni riconoscendo Itachis la vanità
delle grandezze umane, rinunziò la coro-
na ni fialello A'>lolfo e si fece monaco. A •
stolfo però fu peggioi e ile'predeccssori p r
genio feroce, per axidilà di concpiiste, e
[)er le gravi molestie che recò olla roma-
na chiesa, non valutando i preiedeiili ac-
cordi co'Pa[)i, ne !a protezione che di s.
Pictiogodevano diverse città e sta li, coinè
rimarca l'AniianijCol quale notai a Pesa-
0 28 SIN
Ro comò il Papa già esercitava la sovra-
TiiCà sull'Esarcato e laPenfapoli,asscgnan-
do alle cillìi i giudici. Astolfo occupò Ba
\enna, pose in fuga Eulichio, e nel ']^^1
colle armi s'impadronì ancora delle città
dell'Esarcato e della Pentapoli, inclusiva-
mente a Si nigaglia, soggiogando pari aleu-
ti tutto il Piceno. Mosso il Papa Stefano
li dalle angustie che pativano tante pro-
vincie pel barbaro e violento dominio di
Astolfo, e temendole minacce d'uisigno-
rirsi anche di Roma, nel y^S partì per
Francia per implorare il potente soccorso
di re Pipino. Probabilmente il Papa pas-
sò per Sinigaglia, perchè in Fano vi fu
certamente, onoralo dai popoli e dai ve-
scovi del Piceno e della Pentapoli. Narra
Siena, che Pipino superò e vinse Astol-
fo, e lo costrinsea restituire alla chiesa ro-
mana l'Esarciito e la Pentapoli, in uno a
Sinigaglia, Fano e Pesaro nel ySS. Altri
storici egualmente alTermano presso No-
vaes, nella Storia di Stefano II, che Pi-
pino diede alla chiesa romana le ricupe-
rate terre, colle quali ampliò il principa-
to temporale del Papa, e mandò lechia-
■vi in Roma sul sepolcro di s. Pietro in si-
giiuni veri et perpetui clominiì. Tra le re-
stituite città noverate dall' Anastasio, si
legge ancora Sinigaglia, Senogalllas, ri-
portando gli atti della donazione e resti-
tuzione il Borgia nelle Memorie di Be-
uevento, t. i,p. i8. Altrettanto ripete il
Compagnoni, col giuramento che in pre-
cedenza avea fiitto Pipino al l'apa. Ego
sì vie DeusLongohardiaecompoleni vieto-
riae feceril, polliceor me prò remissione
peccatorum meorum impetranda, Exar-
catitm, et Pentapolim veipublicaeroma-
voe adempia b. Petro, et successoribus
ejiis Iraditurum perpetuo possidenda. E
per non riportare altre testimonianze, il
E.eposati racconta che Fuirado d'ordine
del re Pipino, co'deputati del re Astolfo
andarono in tutte le città dell'Esarcato
e della Pentapoli compresa Sinigaglia, e
ricevendone le chiavi e gli ostaggi passò
in Roma, ove pose le chiavi col diploma
SIN
di donazione di Pipino sopra l'altare di
s. Pietro, come alto possessorio su h\\\ do-
minii di s. Pietro esuccessori. Inutilmen-
te gli ambasciatori dell' imperatore Co-
stantino IV strepitarono con Pipino, per
essere reintegrato l'imperodel toltoa'lon-
gobardi: il pio principe restòcostatite nel
suo operato a favore della Chiesa. Sebbe-
ne colla pontificia cooperazione nel ySS
fosse fatto re de'longobardi Desiderio,que-
sti travagliò molto e afflisse nel pontifica-
to di s. Paolo 1 le città della s, StAe, fra
le quali Sinigaglia distintamente col suo
territorio fu posta a ferro e a fuoco, e de-
predata con l'uccisione di molti cittadini
dal barbaro principe nel 764, come leg-
gesi nel còdice Carolino, in cui dal Papa
si raccontano al re Pipino le crudeli o-
stilità di Desiderio in Sinigaglia, c/V//rtf^;
nostra iSe/20g(7/ik'/?s/. Più fieramente De-
siderio nel 772 replicò gl'insulti e le ro-
vine non solo al territorio di Sinigaglia,
ma con eguali barbarie e crudeltà diede
il guasto e portò la desolazione a Urbino,
Monte Feltro e Gubbio, ch'erano altre
città passate in dominio della Chiesa, es-
sendo alloi a governatore diSinigaglia con
titolo di duca Arioldo longobardo, la cui
moglie eia figlia del principe di Durazzo,
confermato già dal Papa per la s. Sede nei
governo 5 e poi nella 2.' invasione di re
Desiderio vi perde la vita. L'eccidio di Si-
nigaglia l'Amiani lo anticipa al 759, di-
cendo chead onta degli ambasciatori spe-
dili poi da Pipino a Desiderio, questi col
pretesto di non sapersi bene i confini dei
patrimoni dellaChiesa, ritenne Sinigaglia
e gli altri luoghi occupati, lusingando s.
Paolo 1, che in un parlamento da tenersi
in Roma, coll'intervenlode'depu la ti delle
citlàdeirEsarcaloedella Pentapoli,si sa-
rebbero appianate le controversie. Adon-
ta di tali racconti, le crudeli ostilità di De-
siderio, l'eccidiodi Sinigaglia, furono più
devastazioni di campi che uccisioni, oltre
una gran depredazione. Racconta inoltre
Amiauijche l'imperatore greco tenendo
sempre le sue mire suH' Italia, nel 764
SIN
inviò in uja^gìo nii'utniutu n.tvale tiell'A-
iJriaticu, cbe iitliiitui ì i po[j(jli luatiKiuii
dell'Esarcalu edcllii Penla[Kili,clie ricur-
seroal Papa per sollecilar l'aiulodi Fran-
cia; e siccome s. Paolo I credè oppoi limo
di auiicai->i Desiderio in lauta angustia,
luccouiandòa Pipino [)ercl)è impeguasse
i loll^obal'di a rinforzare con linppeucoii
piesidii le città mariltiaie dell'Adriatico.
Desiderio prcjniise di difenderle, a coudi-
zione die l'ipmo gli rendesse gli ostaggi,
e dispose le milizie alla ddesa di Fano,
Sinigugliu edelle altre città, ilappoiclic la
guena contro i greci riguardava la causa
comune della Chiesa e de'loiig<jbaidi. Lu
greca lìolla st- mpre piìi tenemlo in coster-
nazione le Provincie deH'Fsarcuto edella
i'entapoli,il l'apasi recòa consolarle colla
sua presenza, incontrato e fesleggiatudai
popoli, quindi in Ravenna per abboccarsi
con Desiderio e trattare gl'interessi del-
la guerra per la loro salvezza. In quel con-
gresso fu risoluto, che alla difesa d Italia
do vesserò concorrere le duoee di Cene ven-
to, di Spoleto e di Toscana come causa
comune e per togliere il Sos[)t-tto cbedesse
non fossero in segreta relazione co'greci,
e col iàvore dì Pipino lo si ottenne per
difendere princii>alaieute la spiaggia del-
l'Adriatico, ciocché molto contribuì a fare
ritornale in oriente l'armata navate del-
l'impero, che per più anni non ritentò
l'impresa d'Italia. ConlinuandoDetidei io
a tenere occupate le città della Peiilapu-
li e Sinigaglia, ne fu poi costretto a re-
stituirle da l'ipino nel rGi) [)er le r(;[>li-
• ale istanze di t'apa Steratiolll, il qua-
le vivamente raccoaiandòa Cai lo .Magno
succeduto al padre l'ipino, le città della
Peiitapoii, dell lìsarcatu e deg'i altri stati
della Chiesa. I greci non cessanihi di re-
cltiniare al P<ipa le proviucie gi.i dol un-
pero, ea^[lirllndoul dominio di Uoina stes-
sa, ed a <piesta agognando lo lìlesso De*
siderio.consinmiazione teso insidie al Pa*
pa Adii-ino I, il qiule per assicurar me-
glio la pace d llalia oidinò a tulle le cit-
ta cutdinanli co'loiigubardi diprcuiimit-
SIN 221J
sì di soldati e munizioni perciiè fossero
pronte aresisterealle aggressioni di qurl-
la Utizione. Questa (.hllJdenza dispiacque
a Desiderio, e la prese per prelesto di rom-
peie la pace col Papa per occuj)are con
tormidabile esercito nel 7-2 molle tei re
ecospicue citlàdell'Esarcato e della Peu-
lapoli,comu)ettendo saccheggi edevasta*
zioni,ficendo eziandio il comjuislo di Sì-
nignglia, Fano, Jesi, Ancona e Recanati,
coiueallerma r.Amiani, ed eccitando i lon-
gobardi di Toscana e Spoleto a prender
l'ai mi controia Chiesa. Adriano I si vide
costretto spedire in Pavia a domandale
la [)ace e la cessazione deirarmì a Desi-
derio,chegonfio di avere ridotto sue tri-
butarie le citlàdell'Esarcato, tranne Ra-
venna, e quelle della Penlapoli, del Pi-
ceno e dell'Umbria, già l'assediodi Roma
designava, quando giunto a Terni fu av-
visato, che Carlo Magnoco'fi anchi a istan-
za de'romani e del l'apa era disceso in l-
talia per difenderli, e assediava la sua ca-
pitale Pavia. Pertanto si trovò costretto
di ritirarsi in Lombjidia, dopo avere ro-
vinato gli stati della Chiesa con tributi e
saccheggi. Carlo .Magno dopo aver occu-
pato a'iongobardi molli stali, si recò nel
7730 774 in Roma u ossequiare Adria-
no I, CUI coulermò le donazioni e restitu-
zioni di Pipino e allre ne aggiunse. Vio-
lo poi Desiderio e imprigionatolo die ler-
luiue al regno de' longobardi, restituen-
do all'Italia la sospirata pace, ed al Papa
tulio il tolto. L' Esarcato prese allora il
nome di provìncia Romana, Romania e
poi Ilonijgiiii (/.), ma la Pentapoli ma-
1 ittìina, quanto laL'entapoli terreslre,pio-
seguìronoa ritenere il loro nome: dice Sie-
na che .'Vdriano 1 e Carlo Magno vollero
decorare con tal nome l'tsarcalo per e-«-
seisi distinto nella fedeltà edivozioiie del
romano impc.o e degli esarclii. Dopo V-
rioldo duca di Sinigaglia, nel 773 per la
■X.' invasione di De>iderio gli successe nel
govciiM il duca Sergio suo Tiglio, il ip.iaie
rssciido guai ilo dab'iiicuiabilc lebbia a
ittUi LCkSluUc V.I1 i. .Miche. e aicangclo, clic
23o SIN
apparendogli in sogno gli ordinò die si
portasse a visitar ia chiesa del suo nume
nelle lagune venete iiell'isoletla di Dron •
dolo, disprezzando le grandezze umane
ubbidì, dispensò buona pniiedi suesostan-
ze a' poveri, e rassegnando il governo di
Sinigaglia nelle mani di Papa S.Leone III,
rieirSùo si ritirò a Brondulo a menarvi
\ita solitariaesanta. Margherita sua con>
sorte e figlia del duca d'Albania, mossa
da s'i virtuoso esempio, non avendo prole,
abbandonaloogni bene terieno,si die tut-
ta all' acquisto del cielo, recandosi nella
stessa isoletta separata dal marito, a vi-
\ervi nell'esercizio delle virtù. Per me-
moria fu rappresentatolo unquadroepo-
sto presso la sagrestia.delia chiesa di Bron-
dolo, lo sbarco di Sergio e della moglie.
In Carlo Magno e nel detto anno 800, s.
Leone 111 rinnovò l'impero d'occidente:
il suo figlio Lodovico 1 il PlOy con diplo-
ma deirS 1 7 confermò a s. Pasquale 1 le
citlàeluoghicompresi nelledouazioni del
padre e avo, nominandovi pure la cillà
di Sinigaglia. Neir84o penetrato il navilt;
de'saraceni dell'Africa nel porto d'Anco-
na,comandato da Sabba, la città pali cru-
dele saccheggio, e pare che Sinigaglia non
partecipassedi tal disaslro,sedevecreder-
si al Siena; però i'Amiani, oltreché ritar-
da l'aggressione all'84B, dichiara che i sa-
raceni saccheggiarono prima d'Ancona,
Rimiai, Pesaro, Fano e Sinigaglia. L'O-
livi poi con minore probabilità di molto
anticipa il disastro all'S 1 2, raccontando
che per mare fu sorpresa, posta a sacco e
distrutta , onde i sinigagliesi ripararono
nelle ville del territorio, e per piìi sicuiez-
za nel vicino itionte e vi fondarono Mon-
te Alboddo, cos'i detto perchè ivi erano
i campi d'un Bodiù romano : su di che
meglio è vedere Jesi, ove descrivendo il
distretto di Jesi e perciò i luoghi spettan-
ti alla diocesi di Sinigaglia, parlai ancora
di Montalboddo e di sua origine. Anche
l'avv. Castellano conviene sulla scorreria
saracena che riui^cì disti uttiva,e sull'edi-
(icazioue di Montalboddo, o meslio sarà
SIN
il dire ingrandimento a quanto già i si-
nigagliesi vi aveano costrutto. Resto sor-
preso come il Siena ignprò si grande ec-
cidio, o almeno dagli altri fu esagerato.
Certameulenedeveaversollertoaltionel-
r896 per r imperatore Arnolfo, quando
bruciò e manomise anche la Pentapoli, co-
me trovoinCompagnoni.Neir895 la con-
tessa Ingenrada figlia d'Apaldo conte del
sagro palazzo d'Italia, donò a Pietro dia-
conodi Havenna parecchi beni, fra i(|ua-
11 le case che dicevansi di Sinigaglia e po-
ste dentro P\.aveuna e colla sua corte, sul-
lequalicome proprie avea finoa quel tem-
po goduto giurisdizione e dominio Sini-
gaglia. Dopo cheOltonel liberò Papa Gio-
vanni XII dalle vessazioni e usurpazioni
di Berengario li, a' i3 febbraio 962 fu
coronato in Roma imperatore, e nel diplo-
ma che rilasciò alla chiesa romana rico-
nobbe e confermò la sua sovranità, in uno
sulla Pentapoli e inclusi vamenle a Siniga-
glia , dov'egli passando fu ricevuto eoa
pompa solenne,é dimoratovi al(|uanto ri-
cevè dai cittadini le maggiori dimostra-
zioni d'ossequio. L'imperatore Enrico III
confermò il diploma d'Ottone 1 m quello
che spedì a Enrico arcivescovo di Raven-
na, nel riconoscere quanto possedeva la
sua chiesa anchein Sinigaglia nella Massa
Merolanadenominata Senogallietise, che
poi col casale Mauro passò in potere del
monastero di Classe. Narra Siena, che es-
sendosi fino al 1076 chiamata sempre la
Pentapoli con questo nome, le fu com-
mutato inquello di iUar ca ^f"^.) Aiwoiii'
tana, i cui termini si restrinsero dall'oc-
cidente sino al Foglia fiume di Pesaro, ove
la Romagna o Flaminia si estese, sebbe-
ne molto tempo prima col nome di Mar-
ca si qualificasse l'altra parte del Piceno
Suburbicario,lMarca di Camerino e Mar-
ca Fermana (cosìdetta da'norraanni fino
dai 1 008, o anche prima) appellandosi, le
quali poi in detto anno e insieme colla
Pentapolipreseroil nome di Marca An-
conitana. Avverte pure Siena, che le prò-
vincie denomiuate iUarche non derivano
li 1 N
tla'Ioiigobardi, sibbene da Carlo Magno,
chea vendoli vinli «iivise l'Italia in Duca-
ti, iM.uvIit: e Coiilce, e clic i. ui.uoliese
di Cacneriiio fu Vineciso legato deilusles-
so Carlo e generale dell'esercito coiilro i
greci e i beiievenl.ini. Però il [>. Brandi-
luarle lasciò scritto, die la Marca Anco-
nitana cuMiinciò nel I iq^$, come dimostra
Peruzzi, Diss. AnconU., p. 2G ), e con»-
prese Jesi, Sinigaglia, Fano, ec.
Fino air loG aveauo i sinigagliesi per-
severdlo nella fedele ubbidienza ai sovra-
ni Pontefici, nia pretendendo l'imperato-
re Enrico IV di signoreggiar l'Italia, ed
essendo sempre in fiera guerra co'l'api [)er
V Inveslilure ecclesiintiilw [r \S'n\\'j^n'^\\\x
e le al tre ci Ita con vennero fra loro di scuo-
tere ogni governo, e ili liberamente reg-
gei"si colle proprie leggi, sotto il governa-
mento di magistrati e Consoli da loro e-
ietti. Circa questi tempi lia molto del ere-
tlibde die cominciiissei o in .Sinigaglia dai
nubili e piii putenti a fabbricarsi ilelle tor-
ri sull'esempio delle altre città d' Italia,
ullìnedi potersi con più sicurezza difeiule-
le e sostenere dalle ostinate e crudeli fa-
zioni ile Curi fi ti GhibtUiiii (^'.), cbe già
incouiinciavjno a lacerare l'Italia. Di sif-
fatte torri 7 ne rimasei o in piedi nella cit-
tà, fìndiè neli4>G furono abbattute da
Sigismondo .Malutesta, per impiegarne i
materiali alla sua f jrlificazioiie. L'iinpe-
r.itore Corrado HI perle sue violente pre-
tensioni, ad onta delie rimostranze di Pa-
pa limocenzo il, nel 1 i3(j destinò mar-
ciiesi della Marca Anconitana Federico e
Ouarniero, i (piali avendo già in possesso
alcuni beni nel contado di Sinigaglia, //t
fundo (le Monte Cmcis, mussi da impul-o
di pietà ne fecero dono al munasteiodi
s. Maria in Porlo di Ravenna, poi passati
u quello ilella Carità ili Venezia nel 1 j() j,
e liii.diiU'iit(-aC(pnstati nel 1 (173 dal conte
Corrado .M<iiazzaiii, fialillo del vescovo,
onde prisc il nome di Maiazziina il lo-
ro complesso. Nel I i4o Sinigaglia man-
tenendosi in forzo, in libertà e vigore, con-
federata co'pcsaicsi e lav^niiali, con c>àì
SIN a3i
assediò Fano; ma que'cilladini vedendo
il io via>t.intepericolo,invocarono e otten-
nero l'aiuto de' veneziani, onde il dogePie-
tio Polano colla flotta induS'*e i collegati
a paci'ìcarsi co'fanesi. Dopo il 1 1 5 > Sini-
gaglia col restodella .Mann soggiacqueal-
l'imperatore Federico I e l'ebbe lia le sue
mura; quindi a vendo cs>o ni:\i i(>J!{ creato
niardiese della .Marca d'.Vncona lo svevo
Corrado Luzelinbai l, cbe per ^cempiaggi •
ne fu detto Moscanccrvello, i popoli no
patirono le conseguenze. Sebbene tra Si-
nigaglia e Jesi quasi sempre eravi stata
buona amicizia earinonia,nondimenoiii-
sorte tra loro discord e pe'conlini, con vi-
cendevole soddisfazione si composero nel
I 197, ponendoci i termini Ira i due ter-
ritori! e roi'andosenesolenne i>trumeiilo.
IVel seguente anno la Marca fu in giavis-
sima agitazione per le poderose armi te-
descliecbe vi poi lo Marcualdo, cbeespul-
sù dal regno di Sicilia (/^) quii pertur-
batore nella minorità di Federico II, visi
ritirò come mai cliese di prepotenza eletto
contro i diritti dell.i Cbiesa dal defunto
imperatore Enrico VI padre di detto pu-
|)illo. Marcualdo, come deplorai in tanti
luogbi e nella biografia d'Innocenzo III,
coinmise nella Marca ogni eccesso di mal-
vagità, per cui costi in>ediverse città e luo-
gbi ad unirsi in lega per reciproca difesa,
cbe nomina Siena perdiè vi si uiù Sini-
gaglia, col coii-.enso dei ispettivi consoli
e rettori. Verso (piesl'epoca fiorì (piel Ser-
gio conte di .Sinigaglia, di cui parlai pei*
aver dato origine alta fiera le reliquie du
lui ricevute e delle (|uali loriierò a ragio-
nare. Frattanto contrastandosi 1 impero
Filippo di Svevia e Ottone I V, le città e
luogbi della Marca neseguiruno divisi le
parti, per cui nel 1 aoo insorti notabili in-
contri Ira' sinigagliesi, fauesi e pesaresi ;
tra' cameriiasi, m itelicani e gli uomini
di s. An.itoglia, ti a'iciMi ini, anconitani 0
osimani; innocenzo Ili temendone lecoii-
seguenzf, e pe'fumcnti praticali dai lUi-
ligno Marcualdo, per siuoriaie a tempo
quelle lumultuubc scintille cbe polcrju.)
i32 SIN
prodin regrave incendio, spedi nella Mar-
ca per legalo apostolico il parente cardinal
Ottaviano Conti, per pacificarne i popoli
e sopire le turbolenze, il che non si ellettuò
se non dopo la morte diMarcualdOjla qua-
le avvenuta nel 1202, indi nel seguente
annoseguì in Poi verigi la famosa pace tra
i nominati e altri popoli, che celebrano
tutti gli storici della Marca, riportandone
l'islromeiilo; sebbene come nota il p.Bran-
dimarte nel Plinio illustralo, noverando
i popoli che guerreggiavano tra loro , e
perciò quelli controSiuigaglia e i suoi con-
federali, alcuni riportano l'alto al 1202,
altrial 1 2o3. Già però, come si ha da Cai-
dassini, Innocenzo III avea ricuperato i
douiinii occupali da Enrico Yl e tutta la
Marca, ad eccezione d'Ascoli e Camerino
clie si mantennero nell' ubbidienza del-
I impero;SinigagIia,Fano e Pesaro anco-
ra rientrarono nella soggezione pontificia
con Jesi. Intanto abbianjodal iSiena che
la città di Sinigaglia erasi posta intorno
a questi tempi sotto il governo de'Conti
(/ .), che istituiti da Carlo Magno a reg-
gere le città italiane, estendevano la giu-
risilizionesinoa'confini del lerritoriodel-
la città da loro governata, la quale deno-
minossi Coniitatus e Co/^/rtf/o. Quindi es-
sendo conte di Sinigaglia Gollebaldo, nel
1200 avea fatto pace col comune d'Osi -
n<o, e gli condonò l'offesa ricevuta nella
distruzione de'castelli di Rupoli e Allia-
no, posti nel contado di Sinigaglia : l'i-
stromento lo riporta il Siena iìqW Appetì-
ilice u.° I. Veramente i comuni d'Italia
nel medio evo, gelosissimi della loro liber-
tà, non si ponevano sotto il governo d'un
conte o altro tirannello, ma piegavano il
collo costretti dal prepotente duiltodel
più forte. Aumentandosi tuttavia la pos-
sanzadellecitlàitaliane,in vecede'consoli
e de'conli si cominciarono a eleggere per
pioprio regolamento e governo i Podestà
(/^^^),chediconsi istituiti neh 162 da Fe-
derico I in persona di nobilissimi cava-
lieri, a'quali erano subordinati vari giu-
dici ecollaterali,poichèavtano il gius del
Sì:;
mero e misto impero. L'ingrato Ottone
IV dopo essere slato protetto e coronato
da Innocenzo III, usinpò diversi domini»
della Chiesa, fra'tjuali Sinigaglia, Pesaro
Fano e altre città, di cui a' 20 gennaio
I 2 [ o investi il suo parente Azzo VI mar-
chese d'Este, dispoticamente dichiaran-
dolo marchese della Marca Anconitana.
Mail marchese, alOllne di goderne legitti-
mamente il possesso, riconobbe ilPapa per
supremo signore, anzi Baldassini e altri
dicono che l'investitura d'Innocenzo 111
è anteriore all'atto imperiale. Grata Si-
nigaglia a Jesi per avere ricevuto in di-
verse guerre validi e pronti soccorsi, nel
12 I 3 gli donòi già ricordati Monte s. V'i-
to, IMorroe Albarello, restando però nello
spirituale nella diocesi di Sinigaglia , e
INIonte s. Vito vi restò ancora dopo che
non Gregorio XI nel 1 878 lo concesse ad
Ancona, come scrisse il Siena, ma bensì
correggendo loBaldassinijglielodonòGiu-
lio 11 nel i5i2. Per diverse circostanze
pregiudizievoli strettamente si collegaro-
no i rirainesi co' fanesi per combattere
chiunque a riserva della s. Sede, dell'im-
pero, de'sinigagliesi, de' veneti e di Fos-
sombrone allora soggetta a Fano. Indi si
confederarono i jesini, fanesi, osimanì e
sinigagliesi, contro Ancona e per vari in-
contri tra l(?ro avvenuti. Avendo poi i ri-
minesi guerra co'pesaresi, Sinigaglia ch'e-
ra collegata con Fano e Pcimini, accettò
insieme con queste la lega che loro of-
frirono Recanati, Osimo, Umana e altri
amici con diversi putii e condizioni, donde
può congetturarsi qual forza e potenza a-
vesserò allora tali città. Aldobrandino di
Este, che nell'investitura pontifìcia della
Marca era succeduto al padre Azzo IV,
nel I 2 14 si vide costretto d'armarsi, im-
perocché Gualtiero conte di Celano con
poderose forze, assislitoe incitato dai fciu-
tori d'Ottone IV nemico del Papa, erasi
gagliardamente opposto al possesso della
medesima: dopo vari sanguinosi combat-
timenti Gualtiero vi limase ucciso, e così
riuscì al marchese di soltometlere uUa sua
SIN SliV li'j
ulil)i(1i<;ti7,a tulle le ciltà e Cui loro lieo contado Ji Sinigaglia e ili Cagli, e la con-
noscere la siipiema sovranità della s. Se- trada di Massa, co'castelli di Monlesecco
de. Vedendosi i conti di Celano inipotenli edi Nidiastore, in data dagli allogniamen-
diabbatteieAldobiandirìOjgli tolseroeni- ti dell'assedio di Vitcìho 0011-243. A p.
piamentela vita col veleno, sollentrando lyi vi è un altro diploma di l^eicivalle
nel domìnio della Alarca il fi'atello Azzo vicaiio di Manfredi, di conferma pel cu-
VII, o IX secondo altri, per conferma e stello di Farneto del contado di Smiga-
investilura di Papa Onoriolllde'28 niag glia. Divenendu Fedei icu 11 sempre più
«101217. I niarchegiani però erano poco peggiore, fu nuova luenle scomunicato Coi
coutenti del governo degli Estensi, sem- suoi fautori , e ileposto dall'impero uel
brando loro di non essere soggetti alla 1243 da InnocenzolV nelconciliodiLio-
Cliiesa,beucliè in suo nome ne a vesserò il ne I. Nella Marca il conte Uoberto da Ca-
dominiojCome rilevanoCompagnonie A - stiglione vicario imperiale, nel 1^47 usc\
iniani; onde i popoli viveano in continua in campocontro igueld capitanali da.Mar-
discordie.gli eiigubinico'perugini,gliau- Cellino Pelo anconitano e vescovo d'A-
conitani co' recanatesi, i jesiui co'^iniga- rezzo, essendo con)poslo il suo esercito di
g!ie«i,e così tante altre tei re del'a Marca tedeschi, saraceni, maceratesi, sinigaglie-
parteggianli oper laChiesappciciògnelfì, ti, je>iui, osimani, matelicani e altri gbi-
o per Ottone) \^ come ghibellini. Onorio bellini, oo'quali sotto Osimo ruppe le uii-
III scrisse a'niagistrati e giudici di tutta lizie papali con nutabileslrage, imprigio-
ja [irò vincia, che fussero ubbidienti al mar- nandoii vescovo e prendendo il carroccio
chese, e minacciò le scomuniche e altre d' Ancona; come meglio può vedersi in
pene n'ghibcllini. Altro ingrato edemi- Compagnoni, p. r 07, ed mColuccijZ/e/Vz,
nentementc ribelle alla s. Sede fu l'impe- p. 85, insieuie all'.illra sconfitta ch'ebbe-
rntore Federico II, violandone i diritti e ro i guelfi presso Civilanova, ibjuale Co-
le giurisdizioni, per cui Gregorio IX lo lucci limita il numero de'morli e prij^io-
scomunicb nel i-zic); ma egli iniperver- ni a 2000, e dice che il crudelissimo Pe-
sando nellesue notissimeiniquità, inondò derico II fece pubblicamente impiccare
le terre dellaChiesa di armale,e spedì nella il vescovo Marcellino. Il Siena nel laccoii-
Marca con forte esercito neh aSc) Eiizio tare quesli sconvolgimenti fa ascendere la
suo naturale e re di Sardegna, il quale mortede'guelfi a4ooo, la maggior parte
concedendogiurisdizioni e pierogaliveal- anconitani, camerinesi, recanatesi e mou-
le città che lo rii:onoscevano, molte della lecchiesi fautori dellaChiesa. Fi a laute a-
provinciaa lui si dierono con Oiimo, Jesi gitazionidi tempi sì calamitosi e lagrime-
e Sinigaglia, la quale già avendo parteg- voli, diverse terre e luoghi considei^bili
giato per Federico II era slata co'faoesi della iMarca, vinti dal timore, ricorsero ai-
scomunicata, al dire d'Amianì. Questi af- la protezione di Jesi, la quale più d'ogni
Itrma, che nel 1240 ancora i sinigagliesi altra godeva il f.ivore ili Fctlcrico II |>er
Co'je>ini inclinavanoal partito ghibellino, esseivi nato, con [)alli di rcci[)roca difesa,
per fiaccare il quale e opporsi agl'impe- JMa neli24<) avendo il legalo cardinale
riali Gregorio IX avea inviato nella Mar- Capocci ricuperala la Marca colle milizie
ca per legato il cardinal Fieschi poi In- dellaChiesa, i iletti luoghi si rilir.uono ili
iiocenzo IV. Trovo nell' opera intitolata Jesi e ritornarono in loro libertà. Nel lu-
lìoi'.onitìcUaSeilf apostolica xnpid il(fu- glioi 2 ìoilsindaco di Sinigaglia in nome
calo (il l\ìi lìKit Pia(('HZ(i,\ìiìv.G.^,p i(">8, del comune >trinsc lega co'sindaci di Pe-
li diploma d'un privilegio di P'edcrico II, saio, Fano, Fossombronc,Jesi, Cigli e An-
col (piale concesse a Corradnccio Slcr- cona, per serbarsi così unite piii costanti
Iclo, fiulio di Currado di (jultcbaldu, il nell'ubbidiciua e fede alla chicca romaaa,
234 SIN
avellilo già abbantlonalo le parti di Fede-
rico II, che nell'istesso anno morì. Il man-
dato di procura della ciltìi di Sitiigaglia
per coiicliideie la delta lega e alleanza si
può vedeieap. 143 dcWe Ragioni su Par'
ma e Piactnza, ove sono anche i seguen-
ti documenti. Istroniento di sindacato o
iMuiidalo di procura a Cristoforo notaro
per ricevere nel 12 54 da' jesiui le robe
spettanti al comiuie e a'parlicolari di Si-
nigaglia tolte nella presa di Monte Albod-
do. istruniento di sindacato o plenipoten-
za della comunità di Sinigaglia in perso-
na di Pietro Manlini e di Boiifiglio IBa-
stucci, a contrarre società e unione colla
coQfiunitàepopolodi Jesi neh 256. Islro-
mcnto di diverse concessioni fatte nel
1258 tra il comune di Jesi e (|uello di Si-
nigaglia, colla riforma d'alcuni patti già
convenuti. 11 Siena pure parla della re-
stituzione di tuttociò che i siuigagliesi a-
veano contribuito a'jesini allorché occu-
parono Monta lboddo;e del la nuova e stret-
ta anioneche nel 12 56 Sinigaglia contras-
se con Jesi allora molto possente, che tut-
to un corpo ne formarono, cosicché cia-
scuna fosse a'ciltadini dell'una e l'altra co-
mune, come conìuni fossero le pubbliche
rendile e le spese, documento che ripro-
dusse ììtW yà'ppendice i\.°:2,. Baldassini al-
l'anno 1254 riporta, che essendo cessate
le sanguinose guerre fra la sua patria Je-
si e Sinigaglia, a cui aveanodiito i jesini
imiti co'slalFolani il guasto, si fece la pace
e la quietanza delle cose contribuite per
l'occupazioneili Montalbodtlo.Diceanco-
riijcbe nel i 255 l' ano essendo stretta d'as-
sedio da'ravennati, pesaresi e siuigaglie-
si, senza dubbio sarebbe caduta in loro
potere, se i ji;sini non gli avessero obbliga-
li ad allontanarsi, restituendo a Fano la
suatjuielee libertà. Celebrò altresì la se-
guita leale e strettissima unione tra Si-
nigiiglia e Jesi nelsuddelto 1 256. Amiaiii
discorre delle fazioni che continuarono
anche dopo la morte di Federico lì, i ghi-
bellini seguendo le parti prima del suo fi-
glio Corrado IV, e morto questi nel 1 2 54>
SIN
di Manfredi bastardo dell'imperatore cfie
erasi usurpalo il regno di Sicilia feudo del-
las. Sede, per cui Innocenzo IVdivisòdi
recarsi nel regno con un esercito, ma poco
dopo morì in i^fapoli nel tlicembrei 20 {;
e che Manfredi per fare un polente diver-
sivo al Papa, avea prima co' suoi napo-
letani e saraceni sollevalo i ghibellini di
Toscana, respinti dalle milizie della Chie-
sa, cui erano collegate Ancona, Tolenti-
no, Manierata, Sinigaglia, Fano, Pesaro,
Jesi e quasi tolta l'Umbria, e furono que-
ste le milizie che accompagnarono il Pa-
pa in Napoli a impossessarsi del reame.
Neh 257 i ghibellini della Marca si am-
mutinarono di nuovo e presero le armi,
minacciando rovine e desolazioni. Mau-
Iredi tosto spedì neh 2 58 per rinforzo dei
sollevali le sue truppe sotto il comando
di Percivalle d'Oria, qual vicario genera-
le della Marca d'Ancona, del ducuto di
Spoleto e di R.omagna. \\\a prima stre-
pitosa comparsa di Percivalle, Fermo e
Camerino cederono al suo potere; Jesi
spontaneamente si dièiu venerazione del
padre naturale di Manfredi, che perciò la
ricolmò di privilegi e le donò alcuui luo-
ghi considerabili; Fano resistè per qual-
che tem[)o e poi si sottomise, decorata
quindi di varie grazie, riferisce Siena. La
solaSini^anlia tuttavia forte e costante a-
gli assalti e alle replicale violenze di Man-
fredi, si mantenne fedele al Papa, laonde
osserva Amiani che dopo l'agosto I258
Annibaldo Conti nipote d'Alessandro IV
e rettore della Marca, con Andrea Spi-
gliali suo vicario generale e cappellano del
Papa (non conosciuto da Leopardi nella
Serles ReclonuìiAnconitaiiaeMarchiae),
si ritii ò in Sinig iglia, unica che co'fanesi
rimaneva per la Chiesa. Convien dire che
a ipiell'opoca Fano ancora non si fosse sot-
tomessa. Ed infatti, Percivalle si fermò
in Jesi con animo di sottomettere Siniga-
glia e Fano, e pose alla i.* l'assedio a'5
febbraio 1 2 59, fermando gli alloggiamen-
ti ne'borghi di Fano, la (juale fu costretta
a rendersi con vautaggiose coudiiioui, e
poi alla piìma occasionef.ivorevoleiilor-
ijò ali'ubljidieiiza poiitilicia, la quale Si-
iiigaglia pieslò iiiaUcraliile ad Ale-i-iuii-
tiro IV, e al successole Urbano iVjil (jua-
Je intimò coiilio Manfredi la crociala nel
1264. Appena ciò seppe Manfiedl spetli
couli'O i crocesignali della Marca un eser-
cito di saraceni condotti di fresco dall'A-
fi'ica,i quali furiosamente scorrendo dap-
pertutto, giunti die furono all'infelice Si-
rigaglia Cui favore de'gliibellini fuoi lisci-
ti, bai biuanieiile la saccheggiarono e la
distrussero, diroccandola con inesprimi-
bile crudellìi, e atterrandone le mura, le
fabbriclie e ogni altro nobile ediiizio a-
•«anzo della romana grandezza , che in
qualche parte risparmiati dai furore dei
goti erano riinasli illesi. Però queTana-
lici maomettani non toccarono la chiesa
matrice o cattedrale di s. Paolino, né le
altre chiese, e neppure l'episcopio e le 7
licorilate superstiti torri, Non pertanto fu
SI grande e lagrimevole la desolazione por
tata da quegli empi a Sinigaglia, ch'essa
restò nuda, vuotae priva non solo de'be-
ni sagri e profani, ma eziandio d'abitauti,
in guisa che Dante ne' suoi memorabili
vei si del canto x\ i dt\ Paradiso ^y ti. j 3, un
immortalò la ileplorabile catastrofe. Le
desolanti conseguenze già tracciai di so-
pra, edovrò riparlarne. 1 cittadini anda-
rono qua e là dispersi, raraminghi e sven-
turati. Resto mera viglialo, comedi tanto
eccidio nella dettagliata e bella storia d'A-
inìaiii neppure una parola sìa detta: è vero
ch'egli fa una lunga storia di Fano e non
diSinigaglia, tuttavìa di altri avvenimen-
ti che riguardano la seconda e altre città
e luoghi della contrada, ne tenne talvolta
ragionamento. Frattanto Clemente IV
rinnovandole scomuniche coiitroManh e-
dì, investì del da lui usurpato regno ili Si-
cilia Carlo I d'Angiò, il (piale marciando
nel reame, cumballèe vìnse M<uifredi, die
vi restò mìserunientc uccìdo, nel mudo che
riportai a Sicilia. Fu allora die i siqier-
stili siuigaglioiscauqiali da tante sciagu-
re e sotti ulti dal furore saraceno, ebbero
SIN a3 7
rimpiilsoditornarealla loro derelitta pa-
tria, e abitandovi ridussero in quella tor-
ma più convenevole che negli scarsi mezzi
poterono, riparandone le gravi perdite.
Sulle diroccate mura edificarono intanto
una nuova piccola città, coiupreiulemlo-
vi dentro l'antica chiesa cattedrale dì s.
l'aulmo e l'episcopio, che sorgevano ov'è
il monastero di s. Cristina, restando di-
visa la novella città per la strada grande
ili Porta Nova, col mezzo d'una fossa pro-
fonda, dal rimanente della città vecclii.i
che giaceva sepolta nelle rovine , lungo
quella parte ove poi si fabbricarono le
chiese del ss. Rosario e dell'.Vssunla, fino
al prato di s. M.^ iMaddalena denomina-
to Terra vecchia. In progresso dì tempo
la nuova città andò aumentandosi d'abi-
tatori, nelle sostanze , negli edilìzi e nel
commercio; da[)poicliè sì vuole da alcuni,
che per la comodità ilella posizione e pei
vantaggi ollerlì,vi si portassero a stabilir-
si mercanti, gente d' industria, mannari
e pescatori, ì (juali contribuirono al suo
incremento. Nel 1276 sulla sua spiaggia
Sinigaglia vide perire 6 galere venete del-
la flotta che naviganJoalla rovina del por-
to d'Ancona, da gagliardi venti fu spar-
pagliata e rovinata. Perseverando Siniga-
glia nella fedeltà al Papa, nel 12803 tra-
dimento fu presa e soggiogata da Guido
di Monte Feltre 3.° conte d'Urbino, acer-
rimo capoparte ghibellino, per cui coni-
niossoa furore contro i cittadini fieramen-
te ne fece morire 1 5oo. Lo confessa anche
Reposatì,eperilimiiiuirrobbrubi 10 con-
tro il conte, dice che forse fu a ciò indot-
to dallo sdegno per la resistenza che gli
fecero gli abilanti.Nel 1289 Sinigaglia era
confederala con Bologna, dunque già a-
vea riacquistai.» la su.» importanza.
In quest'epoca vari tirannetli s'in-iigno-
rirono della patria e di altri luoghi. A
questa 2.' categoria soggiacque nel 1 3oG
Sinigaglia, menlre stabilitasi da Clemen-
te \ la residcn/a poutilìcia in Francia e
poi in Avignone, 1 signorotti si fecero piii
audaci e prepotenti, e di torta uocupaio-
236 SIN
no i dominii della Chiesa, t^andolfo Ma-
Jateslade'signoii di Riiniiii (f.) si acqui-
stò la signoria di Fano, di Pesaro, di Si-
uigaglia col titolo di podestà o pretore;
nel mentre che Malalesta suo padre e Ma-
laleslino dall' Occ/i/o suo fratello, essendo
tulli intesi ad accomodar le dilferenze fra
que'di Cervia e di Cesena, insorse tra i fa-
iiesi si grave discordia, che sollevandosi
i ghibellini colle armi agli 8 luglio caccia-
rono PandoUb dalla loro città e podeste-
ria, facendo prigionieri I co de'suoi solda-
ti. Iiitiratosi Pandolfo con ;joo cavalli e
3oò fanti circa in Pesaro, ove pure i ghi-
bellini ammutinatisi il 6 agosto, i pesa-
resi lo privarono dell'udicio e cacciarono
dalla patria. Rifugiatosi per ultimo Pan-
dolfo in Sinigaglia, che governava e reg-
gevaqual pretore, v'incontrò la stessa dis-
grazia. Laonde allestito Pandolfo un e-
sercilo poderoso, con l'aiuto del nipote
Fenantino, e di Tanodi Balignano da Je-
si e signore di Monte Marciano, di altri
potenti cittadini di Jesi, e di Vannolo si-
gnor di Monda v io e ci Ita di no di Sinigaglia
e altri nemici della Chiesa, ossali, vinse
e colle armi occupò Pesaro, Fano, Sini-
gaglia e Fossombrone, contro delle quali
acerbamente sdegnato, commise inaudite
crudeltà, distrusse e bruciò palazzi, case
e torri, spiantò vigne, alberi e biade, e al-
tro che trovò ue'terrilorii.Gli omicidii,gli
adulterii, le deflorazioni, i ladronecci, i
sacrilegi e altre scelleratezze accompagna-
rono la barbariedi PandoUo. Giunlea co-
gnizione di Clemente V tante enormità,
a riparare le sciagure in cui gemevano i
tiranneggiali, nel i 807 destinò rettore ge-
nerale della IMarca il nipote Bertrando de
Gol, e per vicario e maresciallo nel lem-
jiorale Giraldo de Tastis. Questi appena
gimilonellaMarca,condusse l'esercito con-
tro le dette città, pugnò e combattè con
lai bravura, che le ricuperò alla s. Sede,
confiscando a (àvoredella camera aposto-
lica i feudi de' fautori di Pandolfo, pre-
miando i validi e copiosi soccorsi prestati
da'jcsiui, col concedei loro a lilolo di veu-
SIN
ditaMonleMarcìanOjCassiaaoeallri luo-
ghi, olire di versi privilegi. Dice Baldassini
che Jesi per cacciarci Malatestacontribm
5o,ooo libbre .d'oro(ravennate scriveSie-
na), e che con gran gente d'arme si porlo
a Sinigaglia, obbligando il sindaco a ce-
dere tulle le ragioni e giurisdizioni della
città, ch'erasi usurpale a pregiudizio della
Chiesa e a disonore di Giraldo : aggiunge
che nel medesimo anno si ribellò la mag-
gior parte delle città dellaMarca di fazione
ghibellina, fra le quali Sinigaglia, Ancona,
Ascoli, regi>lrale ancora da Compagnoni
nella Reggia P/(e/i^i,edaColucci in Tre-
ui. ClemenleV fece loro minacciare le sco-
muniche, le confische, la privazione dei
privilegi neliSoS.In questo entrarono nei
distretto di Jesi gli anconitani esinigaglie-
si con poderoso esercito, e dopo commesse
molle enormezze dierono il guasto al ca-
stello di Mazzagrugno, alla rocca di s.Lo-
renzoealla villa delle Puipe. Compagnoni
riprodusse la bolla diClementeVdeli 3og,
d'interdetto econdannadi pene tempcna-
li e pecuniarie contro le città ghibelline
rivoltale, compresa Sinigaglia. Pdlornata
all'ubbidienza pontifìcia, narra l'Amiani
nelle Memorie di Fano y che alla lega par-
ticolare de'Iànesi, co'siuigagliesi e jesiiii,
dopo un general parlamento tenutosi iu
Macerata per opera del legato della Mar-
ca cardinal Bertrando Poggelto neli32(),
quasi tulle le altrecitlà della [Marca e del-
l'Umbria si unirono per far fronte all'e-
sercito dello scismatico Lodovico V il Bu-
varo,flero nemico di Giovanni XXII e ca-
poparte ghibellino, ma egli invece si di-
resse in Toscana. Circa il fine del i34S
Malatesta Guaslafainiglia eGaleottosuo
fratello, figli di Pandolfo Malatesta, im-
padronitisi d'Ancona, con grande ardire
invasero quasi tutta la Marca, parte per
dedizione e parte per forza , ed in quel
tempo si crede che acquistassero Siniga-
glia, seppur non fu loro conceduta da Lo-
dovico V nel 1342, il quale realmente Io
fece e secondo lo siile degli antichi impe-
ratori che dispeusuvauo i feudi come fos-
SI iV
<rro loro, e ad onta che Clemente VI nel -
l'anno slesso avea nominali i fiatelli (ia-
leolloe IVlalalesla vicari di Riinini, Pesa-
ro e Fano : peiò con altri storici dissi a
lliMiNi.clie i fratelli vojloroiiconosceredal
Papa tali vicariali. L'Arniani poi dicliia-
ia,chet»el r 34B dopo aver Galeotto e Ma-
latosta alloggiato in Fano Luigi I re d'Un-
{pileria, e dopo aver commesso il governo
di Fano, Riinini e Pesaro a Paiidolfo tì-
glio di Gitasltifamiglia, si portarono con
numeroso esci cito nella Marca, occnpa ro-
llo senza conlrastoSinigaglia, indi Anco-
na e quasi tutta la provincia, al modo che
liodellocol Siena. Queste usurpazioni in-
citarono acremente l'animo d Innocenzo
VI, ordinando nel iS'TS in Avignone al
celeherrimo card inai A Iboinoz di condur-
si con ben fornito e numeroso esercito, per
ricuperare i luoghi nello stato pontifìcio
invasi da'liranni potenti, e reprimere la
ti acotanza di Giovanni Visconti arcivesco-
vo di Milano, che co'ghibellini agognava
all'ifuperod'ltalia. Mentre il cardinale fa-
ceva i preparativi lalMarca fu infestala d il-
le masnade avventuiieie di tedeschi e
francesi, capitanate da'famosi conte Lau-
do e fr. Moireale avidi di rapine e di san-
gue. Occuparono molli luoghi, e vi com-
misero spogli e nefandezze. Troncato il ca-
po a fr. Morreale tlal famigerato Cola di
Rienzo tribuno di Roma (F^-), neli3'5
giunse nella Maica il cardinal Albornoz
legato, e nella primavera mosse guerra a
( jaleoUo Malalesla, lo sconCsse a Paterno
o pressoRecanali e fece prigione, forzan-
dolo insieme al fratello Malalesla, a resti-
tuire Ancona, O-iiino, Sinignglia egli al-
tri luoghi sinoal ÌNlelauro. Rt-stituita a Ga-
leotto la libertà, col fratello furono dal Pa-
pa costituiti vicari della Chiesa di Fano,
l'\)Ssom brone, Pesa roeRi mi ni co'Inro con-
tadi per I ri anni, e con 6000 scudi o fio-
rini d'oro d'annuo liibulo. Ritornata Si-
iiigaglia sotto l'antico governo della Chie-
sa, il cardinal Albornoz n fine di tenerla
ben custodita egunrdala, nel 1 3 )') slesso
vi fcceedilìcar la rocca dalla pailcdel ma-
SIN 7 3-7
re, ove al presente giace la fortezza, di cui
ancora resta qualche vestigio, chiudendo-
vi ima di quelle torri rimaste in piedi nel-
la rovina cagionala da'capiiani di Man-
fredi : la munì con presidio di soldatesca,
e verso Porta Vecchia innalzò nn'allia
piccola rocca, intorno alla quale nel i/jBo
Giovanni della Rovere eresse un torrione
poi demolito, per più validamente forti-
ficare e abbelliie la cillà. Correndo il r 3 76
01 357 Mondolfomandòa Sinigaglia l'an-
tico tributo del pallio rosSo o vermiglio ai
4 maggio, per la solenne festa di s. Pao-
lino patrono della cillà, omaggio che si
continuò a praticare, leggendosi il docu-
mento nel n.°4 àeW'y^ppenclicc di Siena.
]\eli37i Sinigaglia intervenne al parla-
mento provinciale, convenendo sulla ri-
duzione della curia generale della Marca
in Macerala, liferendolo colla istanza che
sottoscrisse il Compagnoni. Neli3''5 le-
gislrò Raldassini nelle /Memorie di Jesi^
sull'autorità di Amiani, che Jesi, Terni,
Narni, Asisi,Spoleto, Gubbio e Sinigaglia
si dierono agli Orsini, essendo la provin-
cia divisa in ostinate fazioni, e tutte le cit-
tà involle in aspre guerre, contendendo le
guelfe con troie ghibelline. Riscontrato pe-
rò l'Amiani, trovo che unicamente Meni-
le Fiascone passò al dominio degli Orsi-
ni, e quanto alle nf)minate città, soltanto
dice, che dato il bando a'minislri e offi-
ciali del Papa, aprirono leporte a'ioroan-
lichi tiranni; ed in (pianto poi a Siniga-
glia, nell'indice l'attribuisce a'Malittcsta
iruaslafttmig^lia. sebbene nel contesto lo-
da Galeotto ALalatesta, che co'fmesi, (piai
vicario e capitano genera le del Io sta lo ec-
clesiastico, non risparmiò spese e fìiliche
per estinguere la si-dizione e ricondurre
le ronluinaci città all'ubbidienza di (ire-
gorio\l. Questi nel 1 3^7 restituì a Roma
la tanto desiderala dimora ponlilìcia, ma
nel t 3'-8 col succedergli llibaiio VI incor-
se fanlipapa Clemente V II, il ipiale sta-
bilendosi in A viguone dio prinoipionl gran
Scisma (/'.) d'occidente, che involse lo
"italo pontificio, l'Italia e altre regioni di
238 SIN
Europa in gravi tu rl)olenze,e nel i 379Ga-
leotloMalalestaehbeSinigagliaemori nel
i383. L'Amiani nel narrare le desolanti
conseguenze dello scisma e le guerre della
IMarca, notò che nel 1392 tra Sinigaglia
e IMacerala vivea a discrezione la compa-
gnia di s. Giorgio composta di 800 ca-
valli ealtiettanti fanti, e comandata dal
figlio di Boldrino da Panicale, adirato e
pieno di vendetta per l'uccisione del pa-
dre; imponeva contribuzioni alle città e
luoghi, uccideva quanti marchegiani tro-
vava, esclamando i soldati ; r^ada perra-
mma del Boldrino. Scrive Siena, che fi-
nalmente per le luttuose vicende di quei
tempi, nel pontificato di Gregorio XII a-
micis!<imo de'Malatesta,o forse anche pri-
ma, di nuovo al dominio e potere di essi
fu obbligata e costretta Sinigaglia, giac-
ché notai a Piimini che Bonifacio iX nel
iSgi confermò ne' vicariati , compieso
quello di Sinigaglia, Carlo e fratelli Ma-
lalesta figli di Galeotto. Neli4o8 il suo
signore Malatesta de' IMalatesti figlio di
GuastafamigUa[*\\ cui pure trattai a Ri-
mini, comedi tutta l'illustrestirpe, doven-
dosi tenere presente quell' articolo per
quanto spetta alle persone de'Malatesti e
loro notizie, imperocché a motivo della
Tiumerosa discendenza e della somiglian-
za de'nomi, la genealogia resta alquanto
intricata e talvolta confusa), o megliosuo
nipote e perciò figlio di Paudolfo e pro-
nipote di Galeotto, a<;pirando al contjui-
sto di buona parte della Marca, già avea
ottenuto il possesso d'O/nno e Jesi, e col-
le sue considerabili forze ne ottenne il pos-
sesso. IN'el I 409 il concilio o conciliabolo
«li Pisa de[)ose Gregorio Xlljel'anlipapa
Benedetto XI li successore di Clemente
VII, ind i elesse A lessa ndroV,che nel i4'0
morendogli fusostiluitoGiovanniXXlH.
Lacerata vieppiù l'unità dellaChiesa da 3
obesi trattavano da Papi, nel i4'4f^ P''^'
uuilgato il Sinodo (/^'.) di Costanza per
Iroiuaie lo scisma. Nello stessoanno Ga-
leotto Malatesta ultimo signore di Pesaro
e figlio del suddetto Malatesta signore di
SIN
Sinigaglia (né si deve confondere con Ga-
leotto/\^ofe//o, figlio del celebre Galeotto
eperciò fratello del rinomato Carlo ami-
co di Gregorio XI h, ambizioso ancor egli
d'impadronirsi delle città della Marca, ai
7 ottobre sorprese Ancona e ne restò re-
spinto dal valore degli anconitani. A re-
primere l'orgogliode'Malatesti, in fav ;re
dellaChiesa fu quindi formata una lega
tra Ancona, Fermo e Camerino, per ap-
poggiare Lodovico Migliorati signore di
Fermo e pel concilio di Costanza capitano
generale e rettore della Marca; laonde co-
gli aiuti de'collegati di mare e di terra,
neli4i6 Ancona spedi alcune galere per
Sorprendere e soggiogare Sinigaglia pos-
seduta dai Malatesti, che dopo lunga re-
sistenza e combattimento fu costretta ce-
derealla forza de^confederati. IntantoGa-
leoltoMalatesta signore diPesaro, insieme
al suo congiunto Carlo signore di Rimi-
ni, chiamati in soccorso da'perugini con-
tro Biaccio che combatteva Perugia, ai
12 luglio i4i6 in ostinato combattimen-
to restarono prigioni di Braccio, il quale
coir esercito vittorioso occupò Mono ,
Massaccio, Maiolati, Montalboddoe Sca-
pezzano appartenenti a Carlo. E poiché
da Antonio arcivescovo di Ragusa nunzio
e commissario generale della s. Sede nella
Marca, erasi preso al soldo Braccio,Iesue
forze divenute formidabili, die motivo a
un trattato di pace fra i collegati e i Ma-
latesti,con quel gran compromesso ripor-
tato da Compagnoni, anche perchè Anco-
na sgombrasse la città e rocca di Siuig »-
glia, fu conclusa la liberazione di Carlo e
di Galeotto, che Scapezzano e Massaccio
si rilasciassero da Braccio,eSinigaglia si re-
stituisse a'Malatesta di Pesaro, come se-
guì a' 1 8 febbraio 1 4 ' 7> anno avventuro-
so per l'elezione di Martino V che estinse
lo scisma epacificò l'Italia. Riportai a Ri-
mini con quegli storici, che Carlo nel 1428
ottenne da Martino Velie i naturali del
suo fratelloPandolfo potessero sucoedere
a'vicariali, e che il Papa eccettuò Siniga-
glia e altre città e terre. L'Amiani in del-
SIN
(o anno fa ricordo della legillimazinne ol-
teniitn da Carlo [>e'ni[)Oli,e la riimovnzio-
ne dell' investiture, niedianle però la le-
stitiizione di Sinigaglia, Corinaldo, Ca-
slelfidardo, Pergola, IMoiileiiipone, Mon-
tefano, IMoole Filotlrano, 0>in)o, Borgo
s. Sepolcro, Cervia e il vicariato di Mon-
davio. Invece naira Siena, che nel i 43 i
Galeol toc Galeazzo e Carlo (il quale è di-
verso dal già ricoidafo, perchè era morto
nel 1 4^9» e per Galeotto non deve inten-
dersi il i.° suo nipote Galeotto Roberto
che gli successe: meglio è vedci e l'artico-
lo Pesaro), dopo la morie del loro padre
Malatesla furono da'pesaresi cacciati, e
privati del vicariato da Astorgio Agiiensi
poi cardinale, governatole della Marca
e commissario delle milizie d'Eugenio IV,
a riserva di Sinigaglia e di Fossoinbrone,
che restarono a'iMalatesta e lo conferma
Compagnoni. Ma nel i 432 successo all'A-
gnensi il famoso Giovanni Vilelleschi poi
cardinale, nel marzo riacquistò alla Chie-
sa vSinigaglia co'suoi castelli e alcun'altri
del pesarese, coH'aiulo di Sancio Cai ilio
spagnnoio capitano di 3oo cavalli, e ciò
perchè, come notai aRiMixi, i Malate.>ta
aderivanoa'ColunnaavversialPapaenon
pagavano i censi. Avanzandosi il Vilelle-
schi all'assedio diFossoinhione già de'iMa-
latestidi Pesaro, in aiuto di i|ue!>li soprng-
giunse il valoroso Francesco Piccinino,
ed ancora il Cardio per ordine del car-
dinal fratello ch'era in discordia col Pa-
pa, lutti ribelli alla Chiesa, e costrinsero
\ ilellesthi a ritirarsi. Fermandosi incau-
tamente Cardio nel vicinocastello di Sor-
bolongo,vi restò fugato con molta prodez-
za da Sigismondo IMalate^ta, ch'era suc-
ceduto al fratello Galeotto iloberlo nella
signoria ili Riiniiii e di Fuiio, che allora
era capitano generale di s. Chiesa. Anche
Amiani parla dell'irritazione d'Eugenio
IV contro i Mal.itesli di Pe.saio.lòi se per-
chè contro i palli combinali da INIailino
V, ritenevano Sinigaglia , il vicariato di
F'ano e altre terre della Marca, o per la
sollevazione contro di loro de'faiicsi e pe-
SIN 2^9
.saresi; e che il Vilelleschi ricuperala Si-
nigaglia si re( ò a risiedere in Pesaro, men-
tre Galeotto o Galeazzo aiutato segreta-
mente da Sigismondo suo cugino occupo
per sorpresa il vicarialo di Fano già in-
corporalo alia Marca, per cui il Vilelleschi
giustamente concepì sospetti sulla con-
dotta di Sigismondo; tutta volta 1' inter-
posizione del pio e virtuoso Galeotto Ro-
beilosliinato dal Papa. sembracliecon lui
ricouciliaNSe i (rateili. JNel dicembre i433
Fiancesco Sforza {I ,) capitano valorosis-
simo del duca di !\]ilano nemico d'Euge-
nio IV, con 2000 cavalli e molti fanti en-
trò ostilmente nella I\Iarca,e dal Metau-
ro scorrendo il lido del mare passòiu Si-
nigaglia, lasciando così libero il campo
ai Malatesla di Pesato suoi amici di ri-
cuperarla, e rimetterla sotto la loro sog-
gezione. Per lecalunnie sparsedallo Sfor-
za contro Eugenio 1\', cheil conciliabolo
di Basilea (/'.) pretendeva deporre, e per
la naliiia fiera del \ itelleschi, la Marca
si ribellò e si die allo .Sfòrza. Questi scon-
volgimenti age\olòa Carlo Malatesla non
solo ili riprendere Sinigaglia co'suoi ca-
stelli, ma similmente d'occuparnealtri i o
nel vicarialo di Mondavio. Per ricupera-
re la Marca lauto tra vagliata dai gueireg-
gianli, Eugenio IV si confederi) con Al-
(òn>o V re d'Aragona e di Sicilia ( / .)nel
1443, il qnale perciò scrisse quella lette-
ra circolare contro lo Sforza, che Siena
pubblicò nel n.°5 i\elì'.^i)pen(iire. Qiiaii-
tuiiquepeiò lo Sforza con titolo di mar-
chese goilesse il dominio di qiia«i tutta la
Marca peri o anni, nondimeno Sinigaglia
restò imnuine dal suo governo; nd onta
di che asserì il Calcagni nelle Memorie
(li lìecauatij ciie Francesco Sforza 1' a-
vesse occupala; e pare cerio che la domi-
nassero i Malatesla di Pesaro, essendo a
Carlo nel 1 438siicce(luto il fratello ocomc
altri dicono il tiglio Galeazzo, co'cjunli lo
Sforza avea buona corrispoudenza. Sini-
^ai;lia restò nella signoria e governo dei
ÌNIalalesln di Pesaro sino ali44^> *"*^"i
Galeazzo vendè Fossombronc a Fcdenco
54o S I N
roiìte (I! Monte F'eltre peri 3, ooo fiorini
d'oro, e Pesaro allo Sforza pel fialello A.-
lessaiidio e per 7,0,000 fiorini, malcon-
tento del ctigino Sigismondo che avea at-
tentato a'sLioi dominii, riservandosi Sini-
gaglia e il vicariato di Mondavio. Dive-
nuto quasi stolido, l'irritato Sigismondo
olire l'avere provocata la lega del Papa
per togliere la Marca a Sforza, nel i44^
occupò colla forza Sinigaglia e il vicaria-
to di Mondavio, e ne fu investito da Eu-
genio IV con titolo di governatore e di
v'icaiio per la Chiesa, di cui era capitano
generale, e confermato nel i447 ^^'^ INico-
lò V.Non avendo Sinigaglia altro propu-
gnacolo che la rocca innalzata dal car-
dinal Albornoz e "quella piccola a Porta
Vecchia, oltre le summentovate torri an-
tiche, Sigismondo nel i^^ò volle restau-
rarla e fortificarla con vari torrioni, e re-
stringerla a guisa di foltezza con recinto
di mura, mediante buoni architetti mili-
tari. Pertanto smantellò interamente le
rnjirasul fiume dietro l'osteria della posta,
la chiesa di s. Maria del Portone e nel let-
to della Penna, e neh 453 die principio
a un torrione verso levante presso la roc-
ca ove oggièiibaloardodella Penna, nel
cui sitofu già la chiesa dis. Francesco dei
frali minori. Nello stesso tempo ordinò a
que'di Mondolfo l'erezione d'altro torrio-
ne incontro alla Penna, e nel i4'54 ^^^'^
fabbricare la porta di s. Martino o Porla
Nova in capo alla via Capocaccia per cui
andavasi alla chiesa di s. M." Maddalena,
e con sua iscrizione che ricorda il restau-
ro della città. Furono ancora cavati i fon-
damenti del torrione di s.PaolinOjCOsl det-
to comechè situato presso l'antico vesco-
vato, nella quale occasione si trovò un'ur-
na piena d'antiche monete valutate 3oo
ducali d'oro. Indi nel i455 si costruì il
muro della marina, poi racchiuso dentro
il fortino propinquo alla fortezza, co'ma-
teriali delle antiche mura. Si edificò pure
il torrione Isolto, con tal nome ad onore
della 4-' e ddetta moglie la celebre Isotta
già sua concubina, e perciò vi fece collo-
S I N
caro ne'fondamenti medaglie colla di lei
e(lìgie;ma prevalse il nome di S.Giovanni
che prese dalla contigua chiesa omoniiua,
commenda de'cavalieri gerosolimitani, in-
di compresa nel fortino. Wel i4 j6 f^ece mu-
rare il torrione di s. Bartolomeo verso l'e-
piscopio,così detto perchè innanzi sorgeva
la chiesa di s. Bartolomeo, ove in seguilo
si formòli gheltodegli ebrei. Si fondò an-
cora il torrione del Ponte che prese l'ap-
pellazione per aver incontro il ponte del
Porto,ov'è al presente la chiesa de'ss.R.oc-
co e Sebastiano, e terminòi muri fra i tor-
rioni medesimi. Volendo Sigismondo pro-
seguire gii altri lavori stabilili,e ripugnan-
dovi il vescovo Colombella per alcune pic-
cole case appaitenenli alla mensa, di pre-
potenza le fece demolire per fabbricar la
muraglia e cortina della città fra i loriio-
ni Penna, s. Francesco e s. Paolino. Cre-
scendo lo sdegno contro il vescovo, Sigi-
smondo tira unica meri te fece abbattere in-
teramente l'antico episcopio e la vetusta
cattedrale di s. Paolino, col pretesto che
sovrastavano e impedivano gravemente
alla nuova fortificazione. Tulio rapida-
mente fu eseguito, ed i marmi, le colon-
ne, ed altre cose ragguardevoli e preziose
della cattedrale si mandarono nella chie-
sa di s. Francesco. Uguagliò Sigismondo
al suolo le 7 torri superstiti dagli sterminii
patiti dalla città, 3 delle quali erano vici-
ne all'episcopio e in 7. si enlrava pel ponte
levatoio, le altre 4 eiano entro la nuova
città. Tolte queste fortificazioni e quel le di
Fano, Sigismondo operò anche per mu-
nirsi dall'inimicizia del polente Fellresco
conte Federico, per essersi sempre mostra-
lo avido de'suoi stali e avere invaso più
volte le castella delMonte Feltro; non me-
no per quella d'Alfonso V re d'Aragona
che lo "escluse dalla pace e legaco'principi
italiani, narrale da Amiani. L'odio di Al-
fonso V derivava per avergli Sigismon-
do negato la restituzione di circa 3o,ooo
ducati, altri dicono 40|000 alfonsini, al-
tri 40,000 scudi d'oro, e altri 60,000
scudi, a luidali neh 44? oi449 l"''"'-'*^
SIN
Sigismondo erosi impecjnnfo rnn fole <;li-
peiulio di servirlo qiial ca|)il;uio genera-
le, e invece eia passalo all'alilo servizio
niililaie de' fiorentini e a suo danno, a-
vendo promesso per guarentigia a voce
il vicarialo di ÌNIondavio, Sinigaglia e il
coiitadodi Fano, su'cjuali dominii movea
il re le sue pretensioni. A peggiorare la
condizione diSigisinondo,nel 1 455 diven-
ne Papa Calisto III, che voleva S[)0gliar-
lo de'suoi stati come spurio, e se nel <j,\u-
gnoi4J'ti la morte gli tolse il liormidabile
nemico Alfonso V , a questi successe il fi-
glio naturaleFerdinaiido I,non meno av-
verso; e se a'6 agosto mori Calisto III, fu
eletto Pio li egualmente a lui conlraiio.
Questi come il predecessore tulio intento
e guerreggiare i turchi, avea nell'animo
di servirsi di Federico conle di Monte Fel-
tre e d'Urbino, anche per deprimere i si-
gnorotti che tiranneggiavano lo stato del-
la Chiesa; e per attuare il gran progetto
della crociata control turchi, Pio li in-
vilo i principi al congresso di Mantova
{^■) iieli45f). L'altiero Sigismtjndo inu-
tilmente si umiliò al Papa, e fortilicati i
suoi dominii dipoi si recò a iManlova; e
inentie si celebrava il congresso ij conte
Federico con Giacomo Piccino, da Fos-
sombrone a'y agosto uscirono in campo
e coiKiuislarono 5r castella, 87 dellequa-
li posero a saccomanno e bruciarono: per
la moderazione del i^iccinino, o perchè
guadagnato dall'oro di Sigismondo, que-
sti non [)erdè la maggior parte di sue for-
tezze, e fu allora che si portò stretto dal-
la necessità a Mantova per trattar la pace
col Papa. Avendo nel congresso re Fede-
rico I reclamalo la somma data dal pa-
dre a Sigismondo e le guarenligie da lui
promesse, tu nel selleud)re incaricato il
linea di Milano Francesco Sfor7a di pro-
nunziale lu sentenza o laudo. Questo fu
terribile per Sigismondo, poiché gli fu or-
dinalo di resliluire al contedi Monte Fel-
tre e d'Urbino tutte le terre occupale e
la l'ergola; di pagare in rate a Ferdinan-
do I la somma ricevuta dal padre, e per
VOL. IXVI.
SIN 7\i
sicurez7a di pace cedere al Papa in depo-
sito Sinigaglia col conlado,il vicarialodi
JMondavio e Monte Marciano. Tutto vie-
ne narrato da Siena, Amiani eP«.eposali,
l'ultimo de'quali enumera i castelli resti*
tuili al conle Federico.
Inutilmeiite>trepitando Sigismondo, t
commissari pontificii e del tluca di Mila-
no a' rg di settembre o meglio ottobre
a titolo di pegno e in nome della Chiesa
presero possesso di delti luoghi, e conse-
gnarono la Pergola e quelli che gli spet-
tavano al Feltresco. Quanto aSinigngha,
l^io II la fece occupare il i. "novembre da
Ollaviaiio Pontano gran giureconsulto e
commissario a[)oslolico. Sigismondo per
sua rovina, a vendicarsi del Papa e rom-
pendo ogni accordo, si gettò dalia parte
ilegli Angioini che disputavano il regno a
Ferdinando I, e perciò in guerra con Pio
li che sosteneva il re, e la fece anche nel-
lo stalo della Chiesa col Piccinino che a-
vea guadagnalo; per cui dal Papa fu sco-
io unicat o, come ri belle di s. Chiesa e man-
calor di fede, e in lutto lo stalo lo fece di-
pingere come infame traditore; non che
citato a pagare i censi non soddisfalli, pre-
palando inoltre il Papa un esercito per
spogliarlo de' feudi. L'imprudente Sigi-
smondoesallato da qualche successo mi-
litare, neli4Ci con vari pretesti armala
mano invase Monte Marciano e il vicìì-
riato di Mondavio. Tenlò di ricuperare
Sinigaglia, ma non essendogli riuscito ro-
vinò lutili niolini con gravissimo danno
degli abitanti.Si gettò nellaMarca e ruppe
e battè sotlo Monilavìo con gran spargi-
mento di sangue Bartolomeo Vilelleschi
vescovo di Cornelo e commissario apo-
stolico,e LndovicoM,ilve7zi bolognesege-
ncrale pontificio. Essendosi da Sigismon-
do al Melauro riunite le genti collegale
per sostenere gli Angioini nel regnoiliNa-
poli, recandosi a Monl'Olmosaccheggia-
rono le terre dellaChiesa. Francesco Slor-
fa duca di Milano, per impedire a Sigi-
smondo il passaggio neir.Xbruzzo, lo con-
sigliò a impossessarsi di Sinigaglia, e et
iti
a42 S I N
convenne. Dopo av(\ conquistalo diversi
luoghi della IMarca,si accampòinnanzi Si -
iiigaglia, facendo segi elanienle sapere a-
gli abitanti ch'eia venuloiii loro soccorso
e per liberarli. Frattanto formò l'assedio
della città, per cui i sinigagliesi, parte spa-
ventati, parte gisadagnali , implorarono
breve tregua , promettendo rendersi se
non fossero soccorsi dalle milizie della
Chiesa. Sigismondo vi consenti colle pa-
role, e co'falli cominciò ad abbattere le
mura colle artiglierie, laonde certo Dota
capitano diioo fanti ch'eravi di guarni-
gione, essendo stato corrotto, persuase i
compagni a non opporre un'inutile resi-
slenza, airerniandofldsamente di non po-
tere ricevere aiuti, e si resero a patti, en-
trando Sigismondo nella rocca nella notte
de' 12 agosto 1462, per tradimento del ca-
stellano, dice l'Amiani.Tuttoglorioso Si-
gismondo piantò i suoi stendardi sopra i
toirionì, risarcì le mura e fece altre for-
tificazioni. Ansioso di rivedere le sue for-
tezze, andò a IMondolfo, ma sorpreso ai
26 agosto tra Sinigaglia e s. Costanzo dal
conte Federico, che Pio li avea richia-
mato appositamente dal regno di Napo-
li, come racconta pure Reposati, Io sba-
ragliò e gli fece 1 5oo prigioni, e con pena
si rifugiò in Fano. Allora il conte quale
generale della Chiesa colle milizie ponti-
ficie incominciò le sue conquiste, che gli
fruttarono da Pio li in pretnio, al dire
d'Amiani, Fano e Monda vio, unito a Na-
poleone Orsini : Siena e Amiani enume-
rano i molti luoghi occupati a Sigismon-
do, oltre il vicariato di IMondavio, che ri-
dussero all'ubbidienza del Papa. Raggiun-
se e rafforzò l'esercito neh 463 il cardi-
nal Forliguerri legato, e con assedio fu
preso Fano a'25 settembre; indi Siniga-
glia agli 8 ottobre si rese a patti al conte
Federico, con gran piacere di Pio 11 per
l'importanza che le dava. Il Papa invest\
di Sinigaglia e del vicariato di Mondavio
il suo nipote Antonio Piccoloinini[f\) du-
ca d'Amalfi e i suoi discendenti con l'an-
nuo censo di 1 00 fioiini d'oro di camera;
SIN
ed infeudò di Monte Marciano con titolo
di signoria e vicariato della Chiesa, l'al-
tro nipote Giacomo Piccolomini. Spoglia
to Sigismondo de'suoi stati, a istanza dei
veneti e de'francesi, il Papa gli accordò
a vita Rimini in vicariato: se il figlio Ro
berto avesse ubbidito Paolo 11, invece di
Rimioi, avrebbe avuto Sinigaglia, Mon-
davio eia mano della nipote. A[)peiia il
detto Papa a'3o agosto 1464 successe a
Pio li, i cittadini di Sinigaglia conce[)i-
rono il disegno di sottrarsi dall.:. sogge-
zione delPiccolomini, e l'effettuarono con
istialagemma, dandosi spontaneamente
a' I 4 ottobre a Paolo II e alla Chiesa, pre-
via una capitolazione per la conservazio-
ne de'privilegi che loro avea concessi Si -
gismondo Malatesta , e particolarmente
della rinomata fiera. 11 Papa vi accudì be-
nignamente, e li fece approvare a'4 no-
vembre i 464 dal suddetto Giacomo Van -
nucci vescovodi Perugia, che inviò al go-
verno della città di Sinigaglia, di Fano
e della Romagna. Il Siena riproduce i pri-
vilegi confei niati neW A ppeiidice n. 6, che
principalmente furono i seguenti. La libe-
ra elezione degli anziani, sindaco, cancel-
liere e altri ufìiziali, non che il podestà
ogni semestre. Che le cause civili, crimi-
nali e spirituali, si possano decidere dal
podestà e altri uffiziali. Che restino confer-
mati gli statuti e i privilegi. Che si reinte-
gri la città degli antichi confini. Che fos-
sero nulle le possessioni alienate. Che le
rendite e i dazi della città e contado, e
del mare fossero del comune. Che sia li-
bera l'esportazione del grano, biade e al-
tri raccolti senza dazio. Che non sia temi -
ta la città a pagar il castellano della roc-
ca. Che si accordi la piivativa del sale al
comune. Godendo pace e quiete Siniga-
glia sotto il paterno governo della Chiesa,
nel 1472 fu turbata dalle insorte tumul-
tuose cittadine fazioni, per cui espulsi i
capi autori del disordine e ricoveratisi in
IMontelMarciauOjistigaronoGiacomoPic-
colomini a prender le armi contro i loro
nemici. Stimando Giacomo propÌ7Ìa oc-
SIN
casione per occupare Sioigaglia e licnpe-
lai la alla sua famiglia, a'28 luglio spinse
i fuorusciti nella città, i quali saccheggia-
rono di verse case e dieronola morte a va-
ri ci ttadi ni. Comparve alloraGiacomo con
100 soldati vagabondi e avventurieri di
Lombardia, e con [uelesto di sedar il tu-
multo, lento di sorprendere la rocca con
astuzie e corruzioni, ma il castellino a-
nimosamente rigettò ogni offerta. Intan-
to seppe Giacomo, che da Fano e d il car-
dinal Roverella legato della lMarca,dacui
■veniva governata Sinigaglia, si spedi vano
•valide truppe, per lo che teniendonea ra-
gione, dopo aver pacificati i cittadini su-
bito partì: nel seguente giorno, seri ve l'A-
mi ani, per le sopraggi un te coni pagnie spe-
dite celeremente da Fano e per le milizie
papali venute nello slesso punto dallaMar-
ca. Da Fano neh ."agosto si recò il cardi-
nale in Sinigaglia, ed encomiò la condot-
ta de'fanesi clie a proprie spese erano ac-
corsi a liberar la città. Appena Sisto IV
ciò seppe, onninamente voleva spogliar
Giacomo del feudo e farlo decapitare,se il
caiduiiilAmmannati tulio devoto de'Pic-
colomini, non me mitigava lo sdegno, ol-
tre le interposizioni del redi Napoli, del
duca di Milano, di Federico di Monte Fel-
tree del signore di Forlì. Sisto IV si mo-
strò gratoco'fanesi, e di viso che per l'av-
venire sarebbe slato governatore di Sini-
gaglia un vescovo, o almeno un prelato.
Tultavolta nel 1 474 '' P«ip<i a' 1 2 ottobre
infeudò Sinigaglia a Giovanni della Ho-
veit\f .)suoiì\po[e,PrfftiiO(li Ronia^r.)
e duca di Sora (/'.) e Arce, col titolo di
vicario temporale della romana chiesa, per
se e discendenti legittimi, coll'annuo cen-
sodi 1 00 scudi d'oro di camera. Dice l\e-
posati, che il Papa volendo sposare al ni-
pote la figlia di Federico dal Papa fitto
duca d'Urbino, determinò concedergli in
vicariato Sinigaglia e il distretto di INIon-
davio,althe in principio si opposero i car-
dinali , contribuendo olla persuasione il
cardinal Giuliano della Rovere fratello di
Giovanni e poi Giulio II. Inoltre questi se-
SIN 24'i
dò In tumultuante plebe di Fano che te-
meva eguale infeudazione, la quale Si
nigaglia avea fatto inutilmente di lutto
per impedire, come narra Amiani, bra-
mando rimanere immediatamente sog
getta alla Chiesa. Ma il duca d' Li bino con
le sue armi subito accompagnò Giovanni
in Sinigaglia, facendo prestarglid giura-
mento di fedeltà da'pubblici magistrati,
e il simile fece nello slesso ottobre conMon-
davio, Mondolfo ealtre terre del vicaria-
lo. Nota il Siena che Giovanni della Ro-
vere assunse il titolo di signore di Siniga-
glia, e così i discendenti per la sovranità
assoluta e libera che ne goderono, ed an
che se ne chiamarono conti, come si ha da
un documento del 1 488,poichèallora col
vicariato di Mondavio, la signoria della
città a cui fu esso incorporalo compren
deva fra terre e castelli 25 luoghi mura-
ti. Di pili dice che il possesso formale di
Sinigaglia d'ordine del cardinal Giuliano
soprintendente generale dillo stalo della
Chiesa, per Giovanni lo prese Alessandro
Numai vescovo di Forlì, che vi giunse ai
28 ottobre; quindi seguilo il matrimonio
deIRoveresco con Giovanna (igliadel du-
ca d'Urbino, a' 18 dicembre gli sposi fece
ro il solennissimo ingresso in Sinigaglia
tra le acclamazioni e i festeggiamenti dei
cittadini. Giovanni per dimostrazione di
afietloedi gradimento, si die a fortificare
eabbellir la città con fabbriche ragguar-
devoli, con nuove chiese, e dando prin-
cipionel 1 480 nll'erezionedella sussisten-
te fortezza dalla parte di mare, fiancheg-
giandola con 4 torri rotonde e compren-
dendovi la rocca del caidinal Albornoz,
nitro torrione rotondo elevando a Porla
Vecchia con racchiudervi la piccola rocca
dello ste'>so cardinale, il tpiale però fu poi
demolito. Avendo qne'di Montalboddoe-
sleso i limili su quelli di Sinigaglia nel si-
to chiamatole Ville di Sinigaglia, Giovan-
ni legalineiilc ne foce reintegrar la città
Per aver Innocenzo Vili dichiaralo (jÌo
vanni capitano generale di s. Chiesa, hi
costretto portarsi a diverse imprese, la
244 SIN
sciando al governo di Sinignglia e del vi-
cariato di IVIondavio, Angelo Orlandi da
CorinaldocelebiegiiireconsuUocol titolo
di !Liogotenentegenerale,da cui per ordine
del principe si formarono ottime leggi a
vantaggio cotnune de'sudditi. Decorsi 1 5
anni di matrimonio senza che Giovanna
partorisse un maschio, ma sole 4 femmi-
ne, cioè Maria maritata a Venanzio Va-
rani signore di Camerino, una monaca e
due n:orte, i coniugi fecero voto a Dio,
alla B. Vergine e a s. Francesco di fab-
bricare un sontuoso tempio nel lerritoi io
di Sinigaglia con magnifico convento [)ei
minori osservanti, a fine di conseguire la
sospirata prole maschileefuronoesauditi.
A'25 marzo 1490 la principessa die alla
luce in Sinigaglia con gran giubilo de'po-
poli il famoso Francesco Maria I, nomi im-
posti ad onore del santo e della Madre di
Dio. Nel seguente anno fu perciò dato
principio al tempio di s. Maria delle Gra-
zie e al maestoso convento de'minori os-
servanti,a'quali furono poi nel iSgo sosti-
tuiti i riformati. Ne fu architetto il celebie
Baccio d' Urbino, e l'eresse in mezzo ad
una selva spaziosa della comunità di Si-
nigaglia e un miglio circa da essa, ove sor-
geva la piccola cappella di s. Maria del
Pinocco, così detta pe'diversi alberi di pi -
no che la circondavano e ove erasi fatto
il voto da'coniugi. Per le tante dimostra-
zioni benefiche e amorevoli di Giovanni
per Sinigaglia, che lo corrispondeva con
affetto e fedeltà, allorché egli presso An-
cona fece arrestare il commissario e am-
basciatore turchi, che per parte di Bnja-
zet II loro imperatore recavano ad Ales-
sandro VI un regalo prezioso e i soliti
4o,ooo ducali d'oro annui per la custo-
dia del fratello Zizimo (di che tratto a s.
Lancia), ed essendosi preso quanto por-
tavano per reintegrarsi di quello che a-
vanzava dalia camera apostolica, avendo
saputo i sinigagliesi che il Papa altamen-
te offeso spediva contro Giovanni le sue
milizie, presero prontamente le armi e si
offrirono a difenderlo illimitatamente, ciò
SIN
che mosse Alessandio VI a desistere dal-
l'impegno. Con gran dolorede'sinigaglie-
si, morì assai compianto Giovanni nel no-
vembre 1 5o 1 in Sinigaglia, encomiato per
eroiche virtù, e con pompa fu deposto col-
la tonaca di s. Giacomo della Maica do-
natagli da Sisto IV, in s. Maria delle Gra-
zie, con isplendido epitaffio scolpito in pie-
tra di paragone e riportato dal Siena. Nel-
la signoria di Sinigaglia successe agli 8 no-
vembre il figlio Francesco M.'^I d' i lanni,
in tempi infelicissimi per l'ambizione e
crudeltà del famigeratoCiesare5o/g7V7(A^.)
figlio d'Alessandro VI, capitano geneiale
di s. Chiesa e duca Valentino. Aspirando
Cesare al dominio d' Italia e principal-
mentede'vicariati della s. Sede di R.onia-
gna, Umbria e Marca, e di quanto altro
avesse potuto ottenere dal grande amore
del padre, le corti de' medesimi vicari e
degli altri principi italiani fino dal 1497
aveano cominciato a porsi in guardia pei
diversi spogli seguiti ne' baroni romani.
In Camerino erasi tenuto un parlamento
co'depulati de'signori d'Urbino, di Sini-
gaglia, di Pfisaro, della Romagna, pel re-
ciproco aiuto ecomunedifesa. Dopo aver
Cesare fatto uccidere il proprio fratello
duca di Gandia, divenuto più possente an-
che pel ducato di Valentinois conseguilo
da Luigi XII re di Francia, sollecitò di
ellettuar le convenzioni stipulate dal Pa-
pa con quel re e Ferdinando V re di Spa-
gna, nelle quali si promettevano a Cesa-
re le Provincie dell'Umbria, Marca e Ro-
magna, col dichiarar quegli stati nuova
duceaeda possedersi da lui in nome della
Chiesa, sul prelesto che alcuni vicariali e
città fossero già devoluti alias. Sede, altri
indebitamente posseduti da'Ioro signori.
Nel I 499 leplicati monitorii eransi dalla
camera apostolica spiccali al duca d'£/r-
Z>//io, a'signori di Sinigaglia, Pesaro, Ca-
merino,Rindiii^Iinola ( J^.) perchè d i met-
tessero i loro slati che possedevano in vi-
cariato per la Cliiesa; quindi furono pro-
mulgate le scomuniche a'disubbidienti e
afiìsse alle cattedrali delle citlà^ venendo
SIN
tlicljiardto ciascun principe privo del fen-
do e suirogato Cesare, il quale sncces->i-
vamenle le conquistò nella più paile con
l).'irbarie, incendi, saccheggi ealtre ini([ui-
lù,coine descrissi ne'Ioio articoli. Alla sua
volta il ncmbostorininalorescoppiòaiico-
ra sulla signoria di Sinigaglia, tenuta pel
figlio dalla vedova contessa. L'esercito del
Uorgia era accampalo sotto le mura di
Fiìiio, già pervenuto in suo potere, coni-
jiosto di circa i 5, eoo tra cavalli e fanti
fiancesijSpagnuoli estatisti, avendoa prin-
cipali cotnaodanti Paulo, Francesco, Giu-
lio e Carlo Orsini, Vitellozzo Vitelli si-
gnore di Città di Castello, Gio. Paolo Ca-
glioni da Perugia, Onorio Savelli, Fer-
dinando Farnese, Oliverotto Uirreducci
signore di Fermo, Pandolfo Petrucci ti-
rannodiSiena e molti altri signori, tutti a-
gli stipendi del Borgia. AirÌQiprovvi>o nel
1 J02 una parte dell'esercito piegò verso
Sinigaglia per togliere la città dalle mani
di Giovanna, la quale lasciata la fortezza
alla custodia d'Andrea Doria e caricate
due buche di sue robe preziose, fuggì tra-
vestita da uomo per \ enezia o Firenze,
o meglio alla volta di Soia ducato del fi-
glio; il quale essendo sotto la protezione
del re di Francia e presso lo zio Guid'U-
baldol, allorché Borgia nel gnigno ne a-
vea occupato il ducato d'Urbino, con esso
sotto le spoglie di contadino s'involarono
a Mantova, indi a Venezia, da dove Fran-
cesco IVI.* I fu trasportato in Asti dallo zio
cardifial Giuliano. Tra le dilferenti opi-
nioni degli storici, sembra più veri>imilc
(juella iìcìTm'ì, Memorie slon'clie (li Som ,
j). I 72, il quale ci assicura, che Giovanna
di 3Ionte Feltro, donna d'animo virile,
sconosciutasi recò a Sora,ecol senno eva-
lore la conservò con tutto lo slato al lìglio,
che poi salì ad alta fortuna. L'.Vmiani dice
clieFrancescoM.'I si separò ilal diicad'Lr-
bino a s. Agata, donde fu mandalo a Sa-
vona dal cardinale, e che la presa d'Ur-
bino seguì a',>, I ginguodopo quella ili Si-
iiigaglia; ma >econdoil Suiia >eiul)ra più
lardi. Sinigaj^lia senza resistenza si u>so^-
SIN 2.p
gettò al Iiorgia, non avendo forze baste-
voli [)er diti^udersi. All'articolo Orsixi e
altrove notai, che saputasi in Roma la
presa di Sinigaglia, il cardinal Gio. Cai-
tisla Orsini ignaro della successiva trage-
dia,si recò dal Papa a congratularsi, e inve-
ce fu imprigionato e niorì di veleno, come
aderente del duca d' Urbino. L' Amiani
narra pure l'ammutinamento di diversi
capi dell'eseicilo del Borgia in apprensio-
ne du'loro feudi e vita (del congies-o per-
ciò tenuto alla Magione, parlai nel voi.
L 1 1 , p. j 4 I ), e l'aspra vendetta che ne fece
quel feroce con simulazione, dopo essere
eiilraloconl'esercitoa'So o 3i dicembre
in Sinigaglia da nemico, poiché la mise
tutta a sacco e sottopose il popolo a gran
strage, di che riparlerò col Siena. Ivi però
il Borgia non più dissimulando l'odio suo
con diversi condottieri delle milizie, che
l'aveano disfatto a Fossombrooe, nel ri-
cuperare il ducato d'Ui bino per Guid'U-
baldo I, per meglio tradirli poc'anzi pa-
cificalo con loro, riavuto il ducato avea
loroaccorilato grazie, dati 4ooo ducati e
fatte dimostrazioni d'amicizia; poi li fece
arrestare e assassinare,riiicuoiato da'lìo-
rentini che per mezzo del fjtnoso segre-
tario INIacchiavelli lo couforlarunoa spe-
rar bene ad onta delle mene combinale
alla Magione. Imperocché abbiamo dal
Siena, che mentre \ itellozzo, Oliverotto,
Paolo Orsi ni ducadiGravina,e Francesco
Orsini si licenziavano dal duca Borgia per
recarsi agli alloggiamenti ch'erano al di là
dal fiume, furono obbligali a >egMÌrloden-
troSinigaglia perallari im[)orlanti.(»iunti
non senza sospetto all'abitazione del du-
ca, questi li portò in una camera segreta
e pei un momento disse la>ciarli per cam-
biarsi ili vesti; ajìpena uscito gente armata
s'im[)adionì di loro, mentre Borgia scor-
rendo armato la città tagliò a pezzi vari
fanti di Oliverotto, e nel dì seguente ri-
tenendo gli Orsini in carcere, feceempia-
mcn te strangolare Vi tei lozzoeOliverot lo,
che lìiioiio sepolti nella chiesa ilello spe-
dale di s.M.' della >hsciicurdia. ludi per
246 S 1 N
compimento di sua barbara fierezza pose
a sacco tutta la città, e con tali prigioni
andò il duca a Città di Castello, facendo
morire in Città della Pieve i due Orsini,
pure strozzati, avendo il Petrucci scam-
patala morte colla fuga. Continuò Borgia
nelj5o3 le sue conquiste nell'Umbria e
nelcontado di Siena, passando a B.oma a
dannodegli Orsini. 11 eh. avv.de Minicis,
uè Cenni dì Fermo, con precisione narra
colla tragica fine di Oliverotto, quanto la
precede e accompagnò; ed importa il sa-
pere, che avendo Oliverolto desiderio di
estinguere la progenie della Rovere di
Siuigaglia, cogli altri capitani unito pro-
pose al Borgia la guerra di Toscana, che
non avrebbe acconsentito per la buona o
almeno apparente corrispondenza co'fio-
rentiui, o l'assalto di Smigaglia, e questo
il duca preferì. Perciò andati alla città to-
sto si arrese, ma il castellano volle con-
segnar la rocca al Borgia stesso, il quale
ne profittò per ordire ed effettuare il suo
tranello, avendo prima fatto alloggiare i
looo fanti e i5oca valli d'Oli verotto ch'e-
rano sulla piazza diSinigaglia. Si può vede-
reancbeilPieposatied ilBaldassini. Essen-
do ritornato in Roma Borgia, la città di
Sinigaglia gli spedì ambasciatori Antonio
Passari e Bernardino Quartari nobili, eoa
Antonio Caputi napoletano agente gene-
rale diGiovanna della Rovere, i quali con-
tro ogni espeltazione furono accolli con
gradimento e affetto, riportando da lui va-
rie grazie e privilegi con diploma che tro-
vasi weW Appendiceli^ 'j del Siena, in cui
s'intitola: Cesare Borgia di Francia, per
la grazia di Dio duca di Romagna e fa •
leniinois, principe d Adria e Vcnafro, si-
gnore di Sinigaglia e Piombino , gonfa-
loniere e capitano generale di s. Chieda.
Dato in R.oma nel palazzo apostolico a' io
luglio I 5o3, anno 3.°del ducalodi Roma-
gna. Ma in un pimlo svanì la sua potenza
e tirannia, colla morte di Alessandro VI
seguita a' i 8 agosto; laonde Guid'Cbaldo
I ricuperò i suoi stati, la signoria di Si-
nigaglia ritornò al dominio di Fraticesco
SliN
M.^ljcosìi feudidi altri principi, caccian-
done leguarnigioni. Rimarca Amiani,che
a'3o agosto i magistrati di Fano scrissero
al Borgia che i sinigagliesi, gli urbinati,
i fossombronati e i pesaresi minacciavano
d'invadere la loro città e saccheggiarla;
e che le rocche di Sinigaglia, di Pesaro, di
Mondolfo e di IMondavio ancorché fortis-
sime erano già in potere del presidente
ducale. Reposati poi scrive, che veiso il
fincd'agosto fu ricuperata Sinigaglia, per-
chè unitisi i sudditi di Francesco M.' 1 e
dclzioGuid'Ubaldo l,ne cacciarono tutti
i ministri del Borgia; a cui non rimasero
che le rocche di Sinigaglia e di Mondol-
fo , air acquisto delle quali chiamati da
quelli della terra e confoi tati dal cardinal
Giu!iano,presero valorosamente la 2.^ per
forza, comechè gagliardamente difesa dui
castellano e da'soldati; poi a'24 settembre
si rese pure la rocca di Sinigaglia, secon-
do il Compendio cronologico della Per-
gola. Indi per difesa comune i signori di
Sinigaglia, Pesaro, Rimini e altre città di-
stinte si collegarono, dichiarandocapo il
duca d'Urbino, contro Borgia e i suoi fau-
tori. A'22 settembre fuelelto Pio IH, che
per di fendere Borgia dall'i m peto degliOr-
sini, dovè collocarlo in Castel s. Angelo.
Morì dopo 2G giorni, e il 1 .° novembre gli
successe il cardinal Giuliano della Rovere,
che prese il nome di Giulio II. Avverso
al Borgia, lo fece rinchiudere nella rocca
d'Ostia, donde fuggito presso il cognato re
di Navarra, morì combattendo misera-
mente, abbandonato il suo corpo sopra
un mucchio di cadaveri, onde si verificò
il motto che sovente ripeteva: O Cesare,
o nulla, poiché finalmente restò nulla!
Giulio 11 confermò al nipote Francesco
M.^ I l'adozione cheGuid'Ubaldo I altro
suo zio a vea di lui fatto pel ducato d'f./"-
bino (f.), e l'ereditò aglii iaprilei5o8,
ritenendo la signoria diSinig;igIia che pos-
sedeva tanic/uanicapui Doniinii separati,
cui era unito il vicariato diMondavio, ed
oltre ancora il ducato di Sora e Arce nel
legno di Napoli, a cui Giulio II aggiunse
SIN
la signoria di Pesaro {^■), in coiiipenso
fle'ciedili che avea colla camera apo<ito-
lica; di conseguenza si formò un polente
cofHpIeSìO di stati, che seguirono i destini
del ducato d' Urbino (^'.). Nel maggio
1 5( I Giulio II onorò di sua presenza Si>
nigaglia, e lo dissi a Rimim; e Francesco
M.^ 1 continuò a intitolarsi particolaresi-
gnore di Sinigaglia, che ritnanendo sepa-
rata da Urbino, le bolle d'iuvestitiua e-
guahnente furono separate, come rilevasi
dal cardinal de Luca nel. \\b.i, De'fcufli.
Nel (lonlilicatodi Leone Xraori in Iloma
la madre del duca, e fu sepolta nella cap-
pella de'Rovere in s. Maria del Popolo.
Per que'motivi che narrai a Pesaro e in
altri luoghi, Leone X spogliò Francesco
M.M de'suoi slati nel i 5i6, inclusi vamen-
te a Sini:;a"lia e al vicariato di Monda-
vio; lo scomunicòedichiarò ribelle anche
per aver ucciso il cardinal Alidosio in Ra-
venna (/^.), edi tutte le signorie investii il
proprio nipoleLorenzodeMedici e suoi di-
scendenti legittimi. Suiigaglia spedì quin-
di aLorenzo per ambasciatori a rassegnar-
gli ubbidienza e rispetto , i nobili Paolo
Arsili! seniore e Gabriele Gabrielli. Alcu-
ni fautori del duca ordirono un'orribile
congiura contro la vita di Leone A (/^.),
nella quale presero parte i Petrucci di Sie-
na (/'.), e alcuni cardinali perciò severa-
mente puniti. Il dominio del nuovo duca
non fune intiero, né tranquillo, e l'Amia-
ni lo racconta, perchè Francesco M.'^ I da
Mantova,ov'trasi ritirato, prò voca va i suoi
aderenti e milizie all'uccupazione di vari
P luoghi, e poi nel i 5 i 7 egli slesso con po-
deroso esercito vi si recò, occupò e pose
contribuzioni a molti luoghi della Marca
e ileirUmbria, come riportai adessi e a
Pesaro. Morto Lorenzo senza successione
{1*2 o 28 apiile I .") 1 1), ed essendo perciò
ricaduta vSinigaglia collo slato d'Urbino
alla Ciiiesa, la città spedi tostu a Leone
X per ambasciatori i nubili Gabiiele Ga-
biielli, Pompeo de'Pazzi, e Gio. France-
sco Daviera pei gli atti diossecjuio, fedel-
tà e sudditanza, rimuneudo lialtanlo per
SIN i^-j
governatore ecclesiastico dello stato il con-
te Roberto Boschetti modenese, lasciatovi
per viceduca nel r j 1 8daldefunto,e con •
fermato dal cardinal de Medici, poi Cle
mente VII, legato di Romagna, ch'ebbe
in perpetuo il governo di Fano. Gli am-
bascia tori furono accolti dal Papa con som-
ma benignità, e pregato della conferma
de'privilegi largamente vi annuìcon bol-
la de'2 novembre i 5 1 9, esprimendosi ia
lode della città. Elsipro cunclaruni civi-
taluni temporali dominio ronianae Ec-
clesiae subjectanini tranquillo, et prò <!pe-
ro slatti , ac felici regimine cogitare nos
deceat: ad nostrani tameri civitatem Se-
nogallienseni, illiusqiieciviitni,et incola-
rum qiiieteni tanto accuratius acieni no-
strae consideratìonis exlendere nos con-
veniat, quanto illainleralia<! cii'iiatesno-
stras, tum vetustate, tum incolarum no-
hiliuni numero, fructuumqne copia ad-
modum inugnis existit, ac cives, et inco-
ine praedicti nos, et apostolicani Sedeni
sumniae devotionis affeclu inconcussa fi-
de,acpronìpta voluntate revererinon ccs-
sant,ec. Nell'ottobre i 32 o Leone X prov-
vide Sinigaglia e i suoi castelli d'un nuovo
signore che la reggesse, e ne investi Gio.
Maria\ a ranide'slgnoi idi Camerino e dal
Papa dichiaratone duca, in titolodi vica-
riato, ma egli prese quello di conte, e be-
nignamente a richiesta di Sinigaglia ne
confermò i privilegi. Della sua signoria
e di altro toccai a Pes\ro, e l'.Vmiani ne
tiene proposito con tutte le particolari-
tà. Seguita la morte di Leone X a'2 di*
cembrei 32 i, litornò Sinigaglia e il con-
tado sotto il dominio di Francesco M.' I,
che valorosamente ricuperò con tutto lo
stalo, nel di cui possesso lo contercuò A-
driano VIneli523. In questo 400 fanti
e altrettanti ca valli spagnuoli agli stipendi
di Francesco II duca di Milano per ricu-
perare il tlucalo, non potendo proseguir
le uìarcie pel Riminese danneggiato dal-
le acque, furono fonati ad aquarlierarsi
Ira Fano, Pesaro e Sinigaglia, ove giun-
sero a'i.f ottobre e vi si feroiaronu pu\
248 SIN
d'un mese, restando a carico de! comune
i loro foraggi. Compianto e siiigolaimen-
te da' veneti, morì nel 1538 FrancescoMa-
ria I,eSinigagliacol ducato pervenne nel-
le mani del figlio Guid' Ubaldo II, che for-
tificò e migliorò la città nel modo detto
in principio. In occasione del matrimonio
del figlio Francesco Maria II cond. Lucre-
zia d'Este, la repubblica di Venezia spedì
al padre per ambasciatore Lazzaro Mo-
cenigo, che fece al doge una di quelle re-
lazioni minute e circostanziate che soleva-
no fare i suoi ambasciatori, de'principi e
degli stati a cui erano in viali, le quali sono
monumenti in)portanti,e talee questa re-
lazione sulla persona, famiglia e signoria
di Guid' Ubaldo II, che Siena ci diede nel
11/8 àiiW appendice. Questa relazione è
molto onorevole pe'Uovereschi e perSi-
iiigaglia, poiché riferisce che di niuua cit-
tà il duca ricavava maggior utilità quanto
da essa per le tratte de'grani, di cui ab-
bondava lo stalo ducale, e perchè ivi con-
correvano le biade ancora di quello del-
laChiesa in gran copia. NotòSiena, che nel-
la signoria di Guid'Ubaldo II visse in Si-
nigaglia un gigante di straordinaria gran-
dezza nella statura e nelle membra; avea
32 denti, 16 de'quali più grossi, era tal-
mente robusto che alzava da terra unca-
rico di 600 libbre e lo poneva sulle spalle
senza incomodo. Nel i 574 successe al pa-
dre Francesco Mariallanche nella signo-
ria di Sinigaglia,di cui ridusse a perfezione
le già descritte fortificazioni, e neliSgG
l'arricchì d'acque sorgive e salubri, per
vie sotterranee procedenti dal monte di
s. Gaudenzio per quasi 2 miglia, penu-
riandone la città per aver le guerre ro-
vinali gli antichi acquedotti. Sotto di lui
passò per Sinigaglia Clemente Vili nel
i5c)8 per recarsi a prendere possesso di
Ferrara, e dal duca vi fu ricevuto con so-
lennee splendida magnificenza, anche per
lutto lo slato. Allorché nel i6o5 nacque
al duca il figlio Federico, per mostrare
la stima chefaceva di Sinigaglia scrisse al
suo luogoleneote chedal consiglio fossero
SIN
scelti 4 o 6 primari della città acciò de-
corosamente si recassero in Urbino alle
cereiiionie del battesimo solenne,ed il ma-
gistrato vi fece intervenire Vittorio Vici,
]\Iarcantonio Baviera, Beliardo Beliardi,
ScipioneMarchetti,ClaudioFagnaui,Gio.
Maria Paladini. Restato Francesco Maria
li senza prole, nel 1624 cede i suoi stati
a Urbano Vili che col i. "gennaio 1625
cominciò a governarli per il cardinal Ber-
linghiero Gessi, che in nome del Papa e
della s. Sede prese possesso di Sinigaglia
e di tutti i luoghi del ducato; morendo
il duca nel i63r, lodato e pianto anche
dai siniga^liesi alfezionatissimi a'Rovere-
scili, i quali li amaronoenefecerogran sti-
ma,a segno che scrivendo a'gentiluomini,
quantunque sudditi, solevano trattarli col
titolo di Nobile, e nella residenza che fa-
cevano nella città li ricolmarono di di-
stinzioni. Il Papa nella definitiva e com-
pleta devoluzione dello stato alla s. Sede,
ne fece prender possesso dal nipote d.Tad-
deo Barberini generale di s. Chiesa, e poi
con piena facoltà vi destinò legato il car-
dinal Antonio Barberini di lui fratello, co-
stituendovi la legazione nella forma di
quelle di Bologna e Ferrara. Per questo
avvenimento dalla città di Sinigaglia fu-
rono immediatamente spediti a Urbano
Villi nobili Paolo Arsilli, Marco Mar-
chetti degli Angelini, Francesco di Gio,
IMaria di Francesco Mastai, e Giulio de
No vis da Ponte, affine di prestargli la do-
vuta ubbidienza e soggezione al supremo
dominio pontificio: il Papa li accolse eoa
singoiar benignità. Sinigaglia sempre di-
mostrandosi fedelissima verso la Chiesa,
ne die anche prova quando Urbano Vili
si trovòimpegnato nella guerra col duca
di Parma e Piacenza, co' veneti e altri
principi confederati, poiché mentre i pa-
palini combattevano al Ponte di Lago-
scuro sul Po nel 1643 control veneti, scor-
rendo l'Adriatico g galee con 2 galeazze
sottoilcomandodiLorenzoMarcelIo prov-
veditore dell'ai mata veneta, a(ìine di po-
ter meglio di ver lire le forze delPapa,schie-
I
SIN S I ìN a4()
ralcsi (|(icstc a'4 setteiiìbre in (ìiccia a Si- pitolo della caltetlrale grato a Benedelto
iiif^ii-^Iiii, ballenchjla incessanlemL'iitu col XIV [)er tanti benefizi, e per aver prov-
tauiioiic, ina ris[)Oiiclendosi dalla citta va- veduto alla «>anli(icazione delle feste die
lorusanieiile con pari cannonate, riuscì a s'incontrano nel teni[!o di fiera, decretò
Gio. Antonio Santi sinifjaglicse, valente di cantare in perpetuo una messa nella
capo dc'boiubardieri, con un colpo ben calledrale, e ne pose la()ide in saijrestia,
iinrato all'albero d'uno de'grossi navigli, rij)ortata dal Siena. Leg'^o nel IJiariodel
d'uccidere Tommaso Conlariui clieu'era \'iai;gin fallo a l' ieiuia da PioT'Ii\c\ i 782
governatore, per cui la flotta si discostò di mg.' Dini,che il Papaa'3 marzo par-
dalia piazza eabbandonò l'inlrapiesoini- tendoda Loreto, per Ancona giunse a ore
jìcgno. Urbano Vili, amorevole con Si- 23 in Sinigaglia, discese alla chiesa di s.
jiigaglia, fra le altre sue munificenze ri- ]Martino ricevuto ilal vescovo cardinale
fetorò il porto, rovinalo e malconcio dal- Honorali, da n)g.* Livizzani presidente
l'impeto e violenza del mare, onde la cit- d'Urbino poi caidinale, dall'arcivescovo
là per niemoria fuori della porta Urbana di tal città, dai vescovi di Jesi, Pesaro e
collocò quella marmorea iscrizione che Fano, da mg.'" Cacheranogovernaloredi
pubblicò Siena, e colla quale die termine Jesi, dal magistrato di Smignglia, da mol-
iilla .storia di Sinigaglia. Questa si coni- la nobiltà eda'religiosi serviti. Soddislat-
jjenelrò con quella dello stalo pontificio, ti gli alti di religione nella chiesa, passò
di cui seguigli avvenimenti politici, che ad alloggiare nel prossimo convento,enel-
vado registrando nelle biografie de'Pa[)i la seguente mattina continuò il suo viag-
e nel complesso all'articolo Piuma. Tul- gio per Fano e Pesaro. Beduce da Vieo-
lavolla per altre notizie sulle cose [irin- na, a'4 giugno da Piimini paiti alla volta
cipali avvenute nella contrada si ponno di Fano e Sinigaglia, ovegiunse a ore 2 (
leggere Amiani e Daldassini, le storie dei salutato dall'artiglieria della fortezza,
quali si protraggono al i ySie al 1 76j.De- Smontò al suddetto convento, e venne al-
nedettu XIV iu in più modi benemerito la porta incontrato ilal cardinal Ilonora-
di Sinigaglia, e abjuanto l'aliargò, con a- ti, dall'arcivescovo d Urbino e da molti
prìre la strada maggiore in quella parte altri vescovi con vicini,dal magistrato, dal-
dovegiaceva il palazzo vescovile, median- la nobiltà e dai frati; indi ammise all'u-
te la (jualeda Poi la Nova per lungo trai- dienza il cardinale, il presidente d'Uibi-
to si va all'ultima porta che si api 1 al fine no venuto poi, e gli altri. Nel di ap|>iesso
delle mura che guardano verso Fano col Pio V l,dopoascollata l.i messa «iella chie-
inezzod'un bel ponte sul canale, restando sa di s. Martino, ammise in sagrestia al
tosi anche il porlo compreso nella città bacio del piede le dame, il magistrato, la
ove si alzarono nuovi ctlilìzi. Quindi ser- nobiltà. Indi servito di carrozza a 6 ca-
landosi e toglienilosi Porta Vecchia col valli dal cardinale, iu sua compagnia ese-
lorrione unito, e gettate a terra le case guito d'altre carrozze colla pontificia cor-
ch'eiauo fra le mina delia città e (.lei ca- te, il Papa si portò a vedere la fabbrica
naie, dal lavatoio sino alla porticella che della nuova cattedrale e del nuovo episco-
coiiduceva alla posta de'cuvalli, [)er lutto pio che stavano erigendosi, e allre chie-
qiK'l lungo spazio si eressero presso le det- se, la nuova casa delle orlane e i lavori che
le nuua circa (>4 portici con pit-dÌ!>lalli e vi si fanno con gran vigilanza del carili-
pilastri di marmo il'lstria. E siccome t'e- naie; non che le fabbriche pubbliche di
pisiropio cull'apertura di «Iella strada ven- telerie e altri generi sotto la diligente ili*
ncdemolilo, ne fu edificalo l'odierno per lezione del marchese Grossi. Visitata di-
comoda abitazione dc'vesitjvi,uuu allora, poi la cattedrale vecchia, e ammesso al
lua vciaula liuc dcilu slessu »ccuiu. U cu- Lucio del ptcdc il capilulu e clero, passò
"250 SIN
lilla fortezza ricevuto con tulle le dimo-
strazioui di rispetto dal conte Antonelli
castellano , e dopo avervi futto qualche
trattenimento ritornò al convento di s.
Martino. Nelle due sere nelle quali il Pa-
pa dimorò in Sinigaglia, ftu-ono date dal
[lopolodiniostrazionidi giubiloe fu copio-
samente tutta illuminata. A'5ammiseFio
VI al bacio del piede il magistrato, e tut-
ta l'uflìzialità e truppa, poscia partì per
Ancona. Nel Diario di Roma di quell'an-
no, e nella Storia di Pio FI eh Novaes,
vi sono altre notizie sul soggiorno di Pio
VI in Sinigaglia. Ambedue parlano delle
sue manifatture, dell'arco trionflile eretto
dai sinigagliesi, e il Novaes riporta l'ele-
gante iscrizione composta da Morcelli ia
questa occasione.Nel i ySSla vicinanzadel-
la pestilenza che desolava la Dalmazia, ca-
gionando gravi timori allo stato pontid-
ciojPio VI per cautela non permise la tan-
to rinomata fiera di Sinigaglia. Rivolu-
zionata la Francia verso la fine del pas-
sato secolo e proclamala la repubblica, le
sue armate invasero anche lo stato papa-
le, ed i sediziosi di Pesaro favoriti dal ge-
neral Dan)broAVski proclamarono la de-
mocrazia e vollero essere incorporati alla
repubblica Cisalpina. Fecero altrettanto
que'di Sinigaglia, laonde senza ostacolo
a'23 dicembre 1797 vi entrò un distac-
camento francese della guarnigioned' An-
cona, ed anch'essa fu tolta a Pio VI. Que-
sto nel seguente febbraio fu trasportato
prigione in Francia e vi morì. Elettosuc-
cessore nel 1800 in Venezia Pio VII, gli
furono restituite molte delle sue Provincie
con Sinigaglia. Nel Diario di Roma del
iboone'n.i 53 e 54, e ne'Po.y^e.y5/di Can-
cellieri si descrive il viaggio di Pio VII da
Venezia a Roma, e reduce da Fano a'20
giugno a ore 20 partì per Sinigaglia j si
accenna che fu incontrato da un'immen-
sa folla di popolo tripudiante, e compli-
mentato dal vescovo cardinal Honorati,
dal magistratoe nobiltà: dopo avervi per-
nottato proseguì il viaggio per Ancona fra
lelagrime egli evviva del popolo,e vi giun-
si N
se a'21. Nel 1804 col chirografo, Conti-
nuando, de' 1 1 maggio, BidL Roru. coni,
t.i2, p. 261, Pio VII considerando che
BenedeltoXIVcolchirografo de'5 marzo
1746, diretto a njg.*^ Giuseppe Ercolani,
colla nuova ampliazione di Sinigaglia e-
seguila co'denari dell'erario pontificio, e-
resse i portici lungo il fiume o canale per
uso pubblico, perchè servissero durante
il tempodifìera,e co' medesimisi formas-
sero botteghe per mercanti sì esteri che
nazionali, e che in tutto il restante dell'an-
no servissero d'ornamento e decoro della
città ad ui^od'ogni ceto di oersone; lidi-
chiaro edifizi destinali ad uso pidablico, e
perciò in perpetuo esenti da qualunque a-
lienazioue. Non andò guari che gl'impe-
riali francesi invasero di nuovo lo slato
ecclesiastico, e nel 1808 Sinigaglia, che
fu dichiarata vice-piefettura del diparti-
uienlodelMetauro. Nel seguente annoan-
che Pio VII venne detronizzalo e porta-
to prigioniero in Savona, finché nel i 8 1 4
gli furono resliluili i suoi dominii e potè
gloriosamente tornare alla sua sede, ed ai
1 4 maggioaccoltocon feste rallegrò di sua
pontificia presenzaSinigaglia,di cui riordi-
nato il governo l'attribuì alla delegazio-
ne d'Ancona, e nel 18 17 passò nuovamen-
te a far parte del governo d'Urbino e Pe-
saro. Minacciando la Pestilenza {F.) del
cholera di flagellare anche lo stato della
Chiesa, Gregorio XVI nel 1 836 non potè
permettere la consueta fìeiadiSinigaglia,
dalla quale la città ritrae immensi van-
taggi , specialmente a coloro che vivono
d'uiduslria e di braccia. Il popolo ne fu
costernato e vivamente afflitto, vedendo
inevitabili le calamità che gliene deriva-
vano. Ne fu commosso l'angelodella chie-
sa di Sinigaglia, il cardinal Testafcrrata,
e si recò in Roma a rappresentare al Papa
là desolazione di gran parte dell'amatosuo
gregge. Nell'impotenza economica in cui
trovavasi Gregorio XVI, per le notissime
contingenze politiche del suo pontificato,
fecequantopotè,enellaristiettezzadelsuo
privato peculio, che fu sempre delle chie-
SIN SIN -iji
seede'poveii, die al cardiuale scudi 4ooo ulteriore e bel saggio. Ad onta che il elio-
come nulai al su(jiirlicolo,ac;ciò come me- lera già serpeggiasse tremendo in varie
glie credesse gì' impiegasse al sollievo di parli, il l'apa cuulìdando n»;l patrocinio
quelli die più bisognosi restavano privi della D. Vergine,accordò la fiera del i8?7
delle speranze di loro faliclie. L'operoso clie riuscì perfettamente e senza alteia-
e sagace cardinaf; ne fece il migliore uso zione della pubblica sanila in Sinigaglia.
a sollievo della popolazione, a ornamento IVel declinar del i ^\o Gtegoiio X\ 1 ral-
della città, a gloria del Pontefice che nel- legrò Sinigaglia colla pubblicazione della
l'eccellenza del suo cuore penuriava di esaltazione alla sublime «.Ugnila del car-
corrispondenti mezzi per dimostrarlo con dinalato,delnobilissiiiioconciltadinomg/
maggiore generosità. Apprendo pertanto Gio. Maria dt'conti MastaiFerretti ar-
dalbfl Cotiii/ieiilarioi\c\i:h. ed eloquente civescovo vescovo d'Imola, noucliela ri-
prof IMuntanari, die il cardinal Testafer- spettabilissima genitrice e l'illustre puren-
rata dispose che si dovesse, porre mano a tela. Pieni di esultanza il municipio, i pa-
qualdie pubblico lavoro, il quale dasse a Irizi e i cittadini, e pieni altresì di rico-
un tempo occupazione e pane agli operai noscenza verso il Papa, il gonfaloniere no-
ed a'bisognosi. Presi i debili concerti col bile Livio Monti, unitamente agli anziani
magistialOjSi stabili di atterrare porla.Ma- e consiglieri, credettero o[)portuno di no-
lina, la qualeerasi diroccala, ed ivi sosti- minareun'appositadeputazionenelleper-
luirle una barriera di cui mancava, con sonetli mg.^ Giovanni Coi boli, mg.' Pie-
cancelli di ferro, che riuscisse di abbellì- Irò Brocard, cav. Filippo Girardi e conte
mento alla città, e restasse memoria du- Gaetano Mastai fratello ilei nuovo porpo-
revoledellabeneficcn/.adiGregorioXVI. rato, per presentare a Gregorio X\ 1 un
Condisugnodell'ardiitettoGiuseppeFer- omaggio della comune riconoscenza per
ioni, all'estremità del baluardo o fortino circostanza sì fausta alla loro città. Ani-
di Guid' Ubaldo 11, fu costruita la barrie- messa la deputazione alla pontificia udien-
ra, negli attici della quale dalla parte e- za, esternarono i grati sensi di lutti gli
sterna la virtuosa gratitudine del popolo ordini di Sinigaglia, implorando la conti-
e la nobiltà d'animo de'rispettabili ma- nuazionedì sua demenza e la |)alerna be-
gistrali posero l'epigrafe: Barriera Gre- nedizione per tutta la città e contado. Il
goriana. Negli aitici poi che guardano la Papa accolse la deputazione colla massi-
cillà furonoscol[)iteilue iscrizioni, lequali ma benignità, e si espiessecon amorevoli
dichiarano come nd I <S3ri mancata la lìe- parole sì verso la città, che verso il no-
raacagioncdell'infuriarlerribiledelmor- vellocardinale.come e megliosi legge nel
bo asiatico, i necessitosi ebbero da quel- n.''3 del Z^.Vir/o r//A'o//J^ del 184 i. Il Sup-
l'opera pane, e come a segno di perenne plemenlo poi del n.° 54 del i84(> riporta
riconoscenza al Pontefice si volle iledica- l'indescrivibile gioia di tulli i sinigagliesi,
ta la barriera. La fabbrica è d'ordine do- per l'elevazione al ponlifitMlo dell'enco-
rico antico, desunto dal tempio di Teseo mialo loro esimio concittadino a' 1 6 giù-
col capitello dd lempio ili Thoiicion. Altri gnoecol nome di Pio I.\: faustissimo a v-
lavori[»ubbIici ancora furono fatti, come la venimenlo che festeggiarono ne'piìi so-
restaurazione «Ielle mura urbane, le stia- lenni modi, ed il capitolo che vanta es-
dede'borghiconde'ripari lìnoallora man- sergli appartenuti T personaggi ddl'illu-
canti per la [)ubblica sicurezza, ed unn di sire famiglia Mastai, si dislinse col ren-
ragion municipale. Saputnsidal Papa l'ut- dimento di grazie a Dio celebrato nella
lima erogazione del denaro, appianili al c.itlediale col più grande apparato, e con
vescovo e ul magistrato, alla loro s.iggez- l'intervento in f )rma pubblica «li tutto il
Ka e al disceruimculo di cut uveunu dato ma^islraloedi tulli gli ordini ildla cilla,
SIN
1 )'X
in (ino ai consoli delle varie nazioni re-
sidctili in Siiiignglia.
La fede cristi;ina per la vicinanza di
Sinigaglia a Roma può ben credersi, an-
che per essere città considerabile, che vi
penetrasse per le cure apostoliche di s. Pie-
tro e colla spedizione a promulgarla di
qualche suo discepolo e altri operai e-
vangelici, che con fervido zelo ve la pro-
movqssero e stabilissero. S'ignora però il
preciso tempo del felice avvenimento, a
motivo che i crudeli persecutori Nerone
e Diocleziano principalmente inveirono
«'yinndio alla distruzione e bruciamento
d egli atti de'tnarti ri, cancellandone le pre-
ziose memorie. Nondimeno alcuni con U-
ghelli furono di pareieches. Sabiniano
o Saviiiiano, uno de''72 discepoli di Ge-
sti Cristo secondo la tradizione, fosse in-
viato a Sinigaglia Q piantarvi pel i.°la fede
e la cattedra vescovile, traendone argo-
mento che la cattedrale è sotto l'in voca-
zione di s. Pietro. Ma ciò non sussiste per-
chè s. Saviniano fu ili. "vescovo di Sens
in Fi ancia,come avvertono gli annotatori
d'Ughelli in Staogallicnses Episcopif i
Sammarfani nella Galli a Christiana, e lo
flesso Siena nella serie de'vescovi di sua
patria, corretta dagli abbagli d' Ughelli
e d'altri, la qual serie io seguirò, non senza
tener presente il sempre rispettabile U-
ghelli, giovandomi di lui edi altri. Inoltre
Ughelli registrò 2. "vescovo di Sinigaglia
il b. Giusto e lo dice propagatore della
fede, ma egualmente vi rifiutano i me-
desimi annotatori. Inoltre avvertirò con
Jx^\iQ\\^\ , Dizionario storico della Toscana ^
che il vescovo Eusebio che nel 4^5 fu al
concilio romano di Papa s. Ilaro, ove si
firmò Episcopns Scaeifiis^hx vescovo di
Siena e non di Sinigaglia, poiché Siena
essendo stata chiamata Sena, talvolta da
alcuno fu confusa con Sinigaglia che pur
Sena fu detta. Riferisce lo storico patrio
Siena, che altri vogliono con probabili
congetture, che almeno circa l'anno 3oo
già Sinigaglia fosse decorata del seggio
vescovile e perciò vi fiorisse la religione
SIN
cristiana, dappoiché s.Paternluno in quel-
l'epoca vescovo di Fano, a ripararsi dalle
continue e atroci persecuzioni contro del-
la Chiesa, si ritirò con alcuni suoi monaci
in un eremo con chiesa, posti ii» luogo
solitario presso la stessa città di Fanoluu-
go le rive del IMetauro; quindi soprag-
giunta una terribile carestia per V Ita-
lia, pativa co'suoi la fame, quando com-
parso iìn angelo a un nobile e ricco di
Sinigaglia gì' ingiunse di somministrare
il cibo a que'servi di Dio dimoranti nel
deserto, che sarebbero altrimenti periti
d'inedia. L'ubbich e con abbondanti com-
mestibili caricati vari giumenti li lasciò
camminare a' voleri della provvidenza ,
ignorando il sito ove si trovassero, sol-
tanto segui ti da un garzone. Cam minando
tutta la notte, all'albeggiare perveimero
prodigiosamente alla chiesa, mentre il s.
vescovo e i religiosi aveano terminato la
recita del mattutino, e lestarono mara-
vigliali dell'inaspettato e miracolososoc-
corso, rendendone grazie a Dio e alla pietà
del benefattore, il quale essendo inf<jrmo
ricuperò la sanità. Da questo fatto vuoisi
argomentare che in Sinigaglia almeno in
quel tempo vi fosse osservata la dottrina
di Gesti Cristo. Altri vogliono che passan-
do per di verse città s.P<^io/mo(/'.) celebre
vescovo di Nola, nato nel 353, si fermasse
in Sinigaglia, vi spargesse il salutifero lu-
n)e della relisione cristiana e vi fondas-
o
se la chiesa vescovile, sostenendosi questa
pia credenza dal culto antichissicno e im-
memorabilechegli professa lacittà, equa-
le speciale avvocato e primario patrono,
come pure dall'invocazione dell'antica
cattedrale, della quale si fa menzione in
documeutodel i 256.Finalmentealtricre-
dono che s. Paolino non solo sia stato fon-
datore del la cattedra episcopale, ma anche
il 1 ."vescovo di Sinigaglia, e che pe'suc-
cessivi sconvolgimenti politici e vicende
deplorabili si smarrirono le notizie ile'suo-
cessori, come quelle di tanti altri vesco-
vi d'Italia. III. "vescovo certo che si co-
nosca è Veuauaio, che Jicesi mandato da
SIA
Pnpa s. Simmaco a Sinigaglia circn l'nn-
no 5oo, il quciIe iiilervennc ai sinodi ro-
mani convocali da quel l^apa nel 5o2 e
nel 5o3; e siccome lUghelli lo disse )nc-
sente a quello del 4^95 '' ^'J*^ aiuiolalo-
re osservò che non vi è sotlosci iUo, sib-
bene a'due nominali. Il 2. "vescovo di Si-
nigaglia di sicure notizie fu il b. Bonifa-
cio cubiculario di Papa Giovanni Ili, il
quale lo elesse nel 56^ per le istanze dei
cittadini che vivamente bramavano es-
sere provveduti d'ottimo pastoie, e tale
egli fu, meritando il martirio dagli ariani
per la difesa de'dogtni cattolici. Gli suc-
cesse Sigismondo 1 del Sgo a tempo di
Papa s. Gregorio I, soggetto di gì an bon-
tà, che governò la chiesa con somma vi-
gilanza, eia sua santità fu sìaccella a Dio,
onde ottenne colle sue feivorose preci a
Sinigaglia la liberazione della peste che
tanto afilisse pure Italia e Roma. In tempo
di questo vescovo fu trasportato da Ili-
mini in Sinigaglia il corpo di s. Gauden-
zio vescovo di Vimini e mailire, e dove
restò porzione del capo nella chiesa ab-
baziale del suo nome. Sigismondo 1 vir-
tuosissimo ne onorò la veneranda spoglia,
racchiudendola in arca di marmo, la qua-
le pili tardi fu collocata nella calteilrale
di s. Paolino presso la cappella tlelia ss.
Concezione, con iscrizione del nìedesinio
vescovodi Sinigaglia, ein virlùdella quale
per volere divino molli infermi ricupera-
rono la salute. DnppoichèglorificandoDio
il s. martire con vari meravigliosi pro-
digi, la regina de'Iongobardi Teodolin-
da per impulso di smgolar divozione, e
per placare lo sdegno divino nella pesle,
non solo si recò in Sinigaglia a venerai ne
il corpo, ma nel territorio di Sinigaglia p
nella villa di s. Gaudenzio lungi circa un
miglio e 172 dalla cillà, su colliiiella pres-
so Monlalboddo edilìcò un nobile (empio
a 3 navi, come si conobbe dalle sue ve-
sligie, e con pompa solenne dal vescovo
vi fece traslocare il corpo di .s. Gauden-
zio ed a suo onore fu (-nnsagralo. Indi In
regina vi fondò un'abbazia e ne afìidò la
S 1 N 2?!
custodia a'henpdeltini neri, rlie per più
secoli possederono, finche dislru Ilo il mo-
nastero dalle guerre 1' abbazia passò in
commenda ad abbati secolari per ponti-
fìcie disposizioni; ma Onorio 1 1 1 colla bol-
la/« eruinenti, riportata da Ughelli e da
Siena, nel 1 223 la concesse a l'ennone ve-
scovo di Sinigaglia curii omnibus ejiis bo-
iiis et pertinenliis, et Curie quae vocntur
Turtuiaria cuni Molendinis, et suis per-
tinentiis. Dipoi Sisto IV nel 1 4^3 un"i l'ab-
bazia a quella di s.INI.'diSiliia nel territorio
di Sassoferralo ch'era de' medesimi be-
nedettini, ed il celebre tempio di s. Gau-
denzio forse per poca cura de'Iontani ab-
bati di Silria restò abbattuto, e cos'i l'ur-
na col s. cor[)o rimase fra le macerie. Però
nel I 520 il capitano Bergamini nobile di
Monlalboddo per zelo religioso cavòdalle
rovine il corpo di s. Gaudenzio furtiva-
mente e lo trasferì nella sua patria, e fu
posto nella chiesa di s. Francesco de'coii-
venlnali, ma l'arca fu ricuperata e por-
tala nel la detta cat tedia le. DopoSigismon-
do 1 si trova il vescovo ÌNlauro che fu al
concilio celebrato in Roma nel 649 da
Papa s. Martino I; indi Anastasio fu i>t
Roma al costituto tenuto da s. Paolo I per
la fondazione che nel ^6 lavca fallo nella
sua casa, della chiesa e monastero di s.
Silvestro in Capite. La sede vescovile di
Sinif^aglia era immedialamcnie soggetta
alla s. Sede; leggo però nelle 3Jeniorie di
7^rt«odeirAmiani,cheCarlo Magno (forse
roltenne da Papa Adriano 1) assoggettò
alla chiesa di Ravenna quelle di Siniga-
glia, Fano, Pesaro, Gubbio, Cagli, Fos-
sombrone, Monte Felire, Umana e altre,
con bolla del 7S7 o diploma (he ripor-
ta. Ma questa soggezione di Sinigaglia a
Ravenna, come ilelle altre sedi, non si de-
ve intendere (piali snifraganee; ma in con-
formila (ie'>agri cantini, ancorché le sedi
vescovili fossero soggette «Ila s. Sede, e-
leggevano un metropolilano viciniore per
consultai lo nelle ninlerie dubbie. Il ve-
scovoPaol ino assistè al si II odo roma no con-
vocalo ncirbiti da Lugenio 11. Samuele
2^4 SIN
fu a quello nell'S^S adunato da s. Leone
IV. Al ticario intervenne al concilio roma-
no di s. Nicolò I neirSGi contro Giovanni
arcivescovo di Ravenna che maltrattava
i suflraganei,e per le loro indennità. Pie-
tro 1 si recò neir868 a! concilio romano
d'Adriano li; indi neir872 fu spedito in
Francia da Papa Giovanni Vili per le-
gato al reCaiIoll il Calvo, cof\ Pietro ve-
scovo di Fossombrone, acciò calasse col-
J'esercilo in Italia per difendere la Chie-
sa gravemente travagliata da' saraceni ;
dipoi fu al concilio di E.aveiM)a deir877,
presieduto dallostessoPapa. Severo fu ve-
scovo neir882, e ottenne da Papa Mar-
tino li l'assoluzionea Sinigaglia dalla sco-
munica, in cui era incorsa per aver se-
guito le parti de'conti Tusculani, prepo-
lenti in Roma contro i Papi: si ha dalla
Cronica lìiss. di Sinigaglia di Gio. Fran-
cesco Ferrari, che mentre la città si tro-
vavaallacciatada tal gravecensura epena
ecclesiastica, si videro sovente intorno ad
essa alcuni segni terribili e si udirono in li
spaventevoli, che sbigottirono molto i cit-
tadini. Il vescovoOrorioo OirannodaPa-
pa Stefano VI fu invialo legatoinFi ancia
rieir885 per le controversie insorte per
l'elezione del vescovo di Langres. Bene-
vento o Benvenuto elicgli successe,in pre-
senza di Carlo III il Grosso imperatore
sottoscrisse la donazione fatta da Teodo-
sio vescovo di Fermo nell' 887 al mo-
nastero di s. Croce nel territorio di s. La-
pidio. Giacomo I deir8g7,aldiredel cita-
to Ferrari e di mg.rfr. Pietro Ridolfi nella
sua Cronaca msi. di Sinigaglia^ si vuole
chestendessero(lìciodeir>E',9<7//as?o«er;?('Z-
la s. Croce.nel pontificalo diGiovanni IX
deir8c)8. Aitone I, the ommesso da Lf-
ghelli fu riportato da Lncenzi nel t. io,
p. 338 deir/^rt//V7M<;T«, governò nel 9qG
e fu chiamato a dare il suo giudizio in uà
congresso tenuto da Ottone III impera-
tore e re d'Italia. Teodosio monaco del-
l'Avellana fu assunto nel io 58, e di tal
virtù e dottrina, che il celebre cardinal
s. Pier Daiuiiini già suo compagno, con
SIN
Ridolfo vescovo di Gubbio, altro mona-
co di quell'insigne monastero chedescrissi
a Pergola, vo'le che correggessero e cen-
surassero i di lui scritti e poi stampati.
Visodono fu al concilio di R.oma del i 009
di Nicolò 11 e lo soltosciisse. Guglielmo
nel pontificato d'Alessandro II appropria-
tosi alcune ragioni e diritti del vescovo di
Fossombrone, a istanza di detto cardina-
le il Papa gli ordinò che tutto liberamente
restituisse, e con bolla del 1062. Ottone
Il fiorì neli i i 5; Trasimondo I monaco
d'Avellana neh i/\.5 hi eletto vescovo, e
con altri 22 intervenne nel i 146 alla so-
lenne consagrazione della cattedrale di Fo-
ligno, ed al sinodo che indi vi fu celebra-
lo dal cardinal legato Giulio vescovo di
Paleslrina, e morì santamente. Giacomo
li fu nel r 1 79 al concilio generale di La-
lerano 111 d'Alessandro III. Il Rossi nel-
la Storia di Ravenna riporta un diplo-
ma di Lucio 111 diretto al vescovo di Si-
nigagli;i, perchè difonda le ragioni che l'ar-
civescovo di Ravenna avea nel vescova-
to di Sinigaglia, che da molti gli erano
perturbale. Enrico nel i 197 intervenne
alla consagrazione della chiesa di s. Cro-
ce dell'Avellana con i 2 altri vescovi, e da
Innocen7o III fu eletto arbitro e commis-
sario ad a"s,iustar le differenze tra l'ar-
civescovo di Ravenna e gli osiraani. Tra-
simondo II monaco d'Avellana fu eleva-
to a questa sede neli2o3 circa. Benno o
Bennone fu dichiarato '.^scovo da Ono-
rio III nel I 223. il quale a'29 maggio gli
spedì la celebre bolla In eminenti , con am-
plissiini e perpetui privilegi per lui esuc-
cessori.In questa bolla il Papa, acconsen-
tendo alle domande del vescovo, accolse
sotto la protezione di s. Pietro e sua la
chiesa di Sinigaglia, alla quale confermò
i privilegi e beni che godeva e consistenti:
nella città le chiese di s. Gio. Battista dei
cav. gerosolimitani, di s. Pietro parroc-
chia e prepositura,di s. Mattino, di s. Sal-
vatore poi spedale di s. M.'' della Mise-
ricordia,dis. Giorgio, di s. Maria de'Scot li
dc'canialdolesi diUaveuua siuo dal i 1 "65,
SIN
(li s. Lorenzo, di s. Croce e diversa dal-
l'altuale, di s. Bailolorueo, di s. Fnler-
niano, dis. Biif^ida, di s. Severo con tulle
Je loro pertinenze. La 3.^ [ìarle d'ogni len-
dita e dazio ancora del dislrello, placito
e del rnercalo, della riva e del porlo, e di
alile gabelle della cilKi, siliquaticOj pe-
daggio,inensiiralic(),e d'altre porle e por-
ttcelle della medesima, tianne quelle di
porta s. Aiigelo,cotnecliè interamente del
vescovo erano l'entrale. Nella diocesi il
monastero dis. Gaudenzio con tutti i suoi
beni e pertinenze, la chiesa di s. \ ilocoi-
{ospedale di 9. Spinto, quella dis. Stefano
colla corte, prati, paludi e tulle le saline
del mare fino alle mura di Sinigaglia;con
tutte le possessioni poste nel monte dis.
Stelano, pianure e la corte inlorno alla
città e di ragione del vescovato; la corte
detta le 3 basiliche, col castello Orgiolo,
con tulli gli uomini e pertinenze; il castel-
lo di s. Pietro del Vaccarile (appodiato
di INIonlalIjoddoconlea e villeggiatura del
vescovo); quello di Ramosceto, e il ca-
stellare de'figli di Leone o Castel Leone,
il castellale di Scorzalepre,ilcaslelloMon-
tale; i castellari di Castiglione, Fossaceca,
Monte Forlino, e tutto quello che il ve-
scovato ha nel castello dell' isola di Ca-
inarcello e sua corte; i castelli di Farne-
lo e Pilicchio; la corte dell'isola d'Uguc-
cione, quelle ilei Pavone, di Rocca Con-
trada o Arcevia, della Torre rotta; i ca-
stellari e corti di Campo Longo, Qiinza-
no, isola di Caselvace, IMonle s. Vito, s.
Martino del figlio d' Aldone, Sassellare,
Albano, cogli uomini e pertinenze degli
slessi luoghi ; i castelli e corti di Monte
Novo, Pendigarda, Morrò oMorucio, Cer-
reto, Fogliano e loro uomini e pertincn-
ic ; il monastero di s. Gencsio, le pievi
dì Massa, s. Michele del Colle Urbano, s.
Apostolo, Scoizalepie, s. Gervasioili Rul-
garia, Pavone, Cave, s. Ippolito, Mono,
s. Pietro di Colonia, Piano, Colle, Monle
Porzio, Orgiolo, s. Gregorio, Alb.ino, s.
Martino de'lìgli il'Aldone, s. Arcangelo,
s. Paliiguano della Fratta, Caserliiin, s.
SIN 9,~"r
Clemente colle cappelle posle ne'pieva-
iiiiti, co'beni e uomini delle medesime, con
piena giurisdizione che la chiesa di Sini-
gaglia avea sino allora; le chiese di s. Ma-
ria di Rodio o Montalboddo, s. Giacomo
coiros[)edale, s. Maria del Filetto coll'o-
spedale di Massaj s. Giovanni di Monle
NovOj s. Giovanni di Scapezzano. Oltre
a ciò Onorio Ili nella b(jlla ordinò al ve-
scovo: '» Tutto quello che di comun con-
senso col tuocapitol<),odeIla maggior par-
te di esso consiglio pili sano sarà stato ri-
soluloestabililocanonicamenle da le nel-
la tua diocesi, sia e resti valido e fermo.
Proibiamo di più che nessuno ammetta
senza tua saputa e consenso gli scomuni-
cati o interdetti da te, ivll'ollicio o comu-
nione ecclesiastica, o che nessuno presu-
ma di fare contro la sentenza da te cano-
nicamente promulgata, se a caso non so-
vrasti il pericolo di morte, o mentre non
possino avere te presente, faccia di mestie-
re che da imi altro sia assoluto chi è le-
gato secondo la forma della Chiesa, pro-
messa la soddisfazione. Seguendo ancora
l'aulorilà de'sagri canoni stabiliamo, che
nessun arcivescovo o vescovo ^enza l'as-
senso del vescovo di Sinigag'ia presuma
di celebrare congregazione u sinoilo nella
diocesi di Sinigaglia, e neppure di trat-
tare o maneggiare cause e negozi eccle
siastici della medesima diocesi, se non gli
.sarà imposto dal Pontefice romano o suo
legato. Decretiamo dunquechea nessuno
alfatlo sia lecito di perturbare temeraria-
lucnlela pre fi la chiesa, ec. >• Nel i 2 32 suc-
cesse aRennoneGi.icomol II di singoiar dot-
ti ina e molto caro aG regorio IX che allora
dimorava inPerugia,edacuJfu spedito in
Roma per dissipare la cattiva semenza di
parecchi errori che contro la lede catto-
lica a\ea sparso .Annibale .Annibaldc<clii,
col quale il vescovo seppe così elllcacemen-
te adoperarsi, che lo ridusse al seno della
(.chiesa, come lece similmente cogli altri del
suo malvagio parlilo, rimettendoli tulli
aHiibbidienza pontificia; per la qiial cosa
mollo crebbe nella grazia e stima dtll'.ipn,
256 S I N
dal quale riportò molti segnalatissimi pri-
viliii^i,e fra questi la coiìfenna della bol-
la d'Onorio III. Inoltre Gregorio IX pel
gran concetto che di lui avea l'inviò nun-
zio apostolico in Livonia, e nel suo tem-
po Sinigaglia pat'i la narrata catastrofe,
per opera de'ca[)itani e saraceni di Man-
fredi nemico della s. Sede. Gli successe nel
layifr. Filippo agostiniano, che restau-
rò la cattedralesotto il titolo tlis. Paolino,
che se non rovinata allatto, molto avea
patito nella devastazionesaracena. Ciò as-
serisco con Siena, col quale pure descri-
vendo l'eccidio rimarcai il contrario. Sia
comunque, leggo nel Marchesi, La gal-
lerìa dell' onore, tra le notizie che con-
tiene di Sinigaglia (ma fallaci son quelle
che la signoreggiarono gli Sforza di Pe-
saro), che assalila e arsa da'saraceni, con-
venne a'miseri abitanti di starsene vaga-
bondi; il vescovo e clero, che non l'avea-
no mai lasciata, ricliiamarono il popolo
qua e là disperso, onde affaticandosi tutti
nel risaicirla venne lidotta al primiero
suo stato. L'avv. Castellano soiisiuncrc :
i vescovi però e il loro capitolo serbaro-
no vivo il nome della prisca lorsede, man-
tenendovi r ufficiatura, sinché nel 1282
Gregorio IX (sembrami a nacionismo, poi-
ché la correria saracena avvenne nel I 264)
ne fece di Sinigaglia a'medesimi la con-
cessione. Certo è che tuttora il vescovo di
Sinigaglia s'intitola: per la grazia di Dio
e della s. Sede Apostolica vescovo di Se-
nigallia e conte ec, sottoscrivendosi: N.
vescovo e conte. Trovo nel!' Ughelli che
il vescovo fr. Filippo: ftafj uè restituitele-
rum silique deinde, et clero sedem con-
slruendam curavit, expurgntoque nobili
templo,illudDeiparaef'^irginiacs. Pa ali-
no Nolae episcopo consecravit anno 1271
die 4 mensis niaiij hortatusque cives est,
ut eunidemd. Paulinum tutelarem vene-
rarentur, enmque reforinando clero sa-
luherrimas Icges tnlisset, praeftussetque
magna cuni prudenliae laude, plenus nte-
rilisfato conce.ssit. Dopo fr.Fdippo si re-
gistra per vescovo 1 episcopus Seno-
Si N
galliensis extremis Gregnrìi X tempori-
hus dcfniìctiis est, post ciijns cxcessnni
capitali pars Alhertinum qnenidamah-
bateni s. Gaudentii Senogalliensis dice-
cesis elegit, alia vero pars, et sanior Fe-
dericum praepositani postulavil, qui a
IMartino IV confirrnatns fuit. Federico
I dunque di Sinigfiglia e preposto della
cattedrale, epi<!copus et comes fu eletto
aglii I novembre 1284 e mori nel 1288.
Sigismondo II monaco e abbate di s. Ma-
ria di Sitria fu eletto dal capitolo e ca-
nonici della cattedrale, seu posiulaliis ,
e fu confermato da Nicolò IV ili. "maggio
1288. Questo vescovo vendè alla comu-
nità di llocca Contrada i castelli di Mon-
tale e Piticchio nel 1289, ch'erano della
mensa vescovile. Todiiio di nobile e chia-
ro sangue di ftlonte Lupone, verso il 1 29 r
fu eletto dal capitolo e canonici della cat-
tedrale in luogo di Lamberto rettore di
s. Paolina giurisdizione di Rimini, ch'e-
rasi ricusato efficacemente dalla dignità;
e quantunque alcuni de' canonici voles-
sero A Iberico da Medicina canonico di Ra-
venna, nondimeno Tedino fu conferma-
lo da Nicolò IV a' 29 setten)bre. Il ve-
scovo cede agli agostiniani di Corinaldo
che abitavano fuori della terra, la chie-
sa di s. Nicolò entro la medesima con lut-
ti i parrocchiani. Francesco I già mona-
co dell'Avellana, abbate di s. Lorenzo in
Campo, e vescovo di Fano, nel 1295 Do-
nifacio Vili lo trasferì a Sinigaglia, ben-
ché il predecessore s. Celestino V vi aves-
se destinato fr. Francesco de'minori nel
I 294, che Ronifacio Vili provvide della
chiesa di Spoleto. Giovanni l che gli suc-
cesse morì neli3o8. Grazia abbate cas-
sinese di s. Vittore di Clusi diocesi di Ca-
merino fu eletto dalla parte più sana dei
canonici della cattedrale, contro fr. Ugo-
lino de'minori, che dall'altra parte del
capitolo veniva richiesto e portato: Cle-
mente Vnel I 3o8coniérmòil i.°,indi morì
neh 3 18. Francesco II Silvestri di Cin-
goli nobilissimo e canonico di Sinigaglia,
apud casiruììi de Serra coufiluni Seno-
SIN
galliensis dioecesì<t, cuni civitaa Sennoal-
lien forvi <,iippo!!Ìln intei (lieto ^ fu clello
(liti «colleglli, e confermato da Giovanni
XXII colla bolla In superna dignitalis,
cle'2 I aprile r 3 iS, presso rUghelli, il qua-
le liporta pure l'altra bolla Ad hoc Deus,
data dallo stesso Papa, ./^re/i/o«/, 2 hai.
(iiig. cantra occiipatores,ac detenlores ho-
nortini ecclesiae Scnogalliensis, a istan-
za del vescovo slesso, che nel 1 32 1 trasferì
a Riinini e poi a Firenze. Nel medesimo
anno Giovanni XXII die a Sinigaglia per
vescovo fr. Ugolino I domenicano da Ili-
mini, enei 1 323 lo traslocò a Forlimpo-
poli, ed invece trasferì a Sinigaglia Fe-
derico Il di Recanati, di (jucsla e poi di
JMacerata già i.° vescovo, commettendo-
gli il Papa i processi apostolici, insieme al
•vescovo di Cesena, per la canonizzazione
di S.Nicola da Tolentino. Passato alla chie-
.sa di Uimini, gli successe nel i 328 fr. Gio-
vanni li de' minori anconitano e inqui-
sitore contro gli eretici della iNlarca, e fu
presente neliSSy 01 34 1 alla fondazione
della chiesa degli agostiniani di sua pa-
tria : Reipidìlicae. Scnognllicnsi lertiani
parlem rcdditunni ejusdcm civitatis resi-
gna^'if, e morì neli34o- figulino II Fé-
dcricuccì di Rocca Contrada e canonico
della cattedrale neIi35o, che i domeni-
cani pretendono loro; fu di gran pietà e
zelo contro gli eretici. Neh 3^7 Ir. Gio-
vanni 111 de Pananiies o Pananiens sa-
voiardo de'minori nel i S^y: Hicpotesta-
tenifrcit pupillo vcnandi in territorio Se-
ìiogalliensij ea tanien l'gf, lUoccìsaruni
fcraniin capita ad episcopatuni Seno-
gallicn dffcrcnttir j cui etiani soh'chalur
portoriajunde colligi potesl,ScnogaUie.n-
seni cpiscopuni in spiritiuilibus, quani in
teinjìoralihus principatum gcssissc Seno-
/jrt//;r7r.l"'r.Cristoforol agostinranolocreò
Urbano V neli3Gc) e poco visse; perciò
gli so^ituì nel I 370 fr. Ridoll) nobile da
Castello o Città di Castello agostiniano e
maestro in teologia, già suo li'j:.ilo apo-
stolico nel I 3()('> in Costantinopoli Tll'ini-
peralore Giovanni I l'aleologo prrlariu-
VOL. I.XM.
SIN 2 -'57
vtione della chiesa greca alla Ialina, e di
falli poi quel princi[)e abiurò lo scisma :
consagrò la chiesa de' francescani di Roc-
ca Contrada in onore della B. Vergine.
Nel I 37G il celebre fr. Pietro Amely o A-
melio agostiniano francese Sagrista (^ .)
di più Papi, trasferito a Taranto nel 1 882:
era confessore di Gregorio XI, che accom-
pagnò da Avignone in Roma e De scris-
se il diario del viaggio ; e poi vide eoa
Urbano VI l' immagine di s. Pietro nel
i388, che esortava questo Papa a tor-
nare in Roma. Neil 382 Giovanni I\' Fai-
lani nobile riminese, caro e in grande e-
stimazione a'signori Malatesta: Hic iniit
potestatein s. Marcelli Aesinae dioecesis,
clini Scnogalliensis. Compulilcleruni ad
solutioneni annui census, quani per niul-
tos annos oniiserat.
Lorenzo I Rivi nobile fiorentino cano-
nico e dottore in leggi, già vescovo d'An
cuna e rimosso nel i \ i oda Gregorio XII,
e da Giovanni XXIII contro di c|uelIo e-
lelto, nel 1 4 1 2 fu fallo vescovo di Siniga-
glia, ma non potè prenderne possesso per-
chè Gregorio XII vi avea nominalo Gio-
vanni Roelli riminese, o Vittore secon-
do Ughelli,finchè Martino Va'2 1 novem-
bre del 1 4 ' 7 riconobbe per vero Loren-
zo I, e poi neh 4 '9 lo traslocò a Ischia.
Gli surrogò fr. Simone \ igilanli nobile
anconitano, già priore generale degli a-
gosliniani e dotto lelleratOj che Grego-
rio XII avea dato per successore a Lo-
renzo I nella sede d'Ancona, la quale lo
riconoblie anche per sosleneilo Ladislao
re di Sicilia, onde il nobile Pietro di Live-
rolloFerrelti anconitano.eletto vescovodi
Ancona controdi lui da Giovanni XXI li,
soltanto da Martino V n'ebbe il pacifico
possesso, mediante le narr.ite traslazioni.
Nel 1428 IV. Fiancesco III Mellini nubile
romanOjpriina canonico della basilica La-
teranense, poi agostiniano e abb.ite o so-
printendente dell'abbazia di Grotlaferra-
la, come t|uello che virtuoso e saggio Mar-
lino V avea preposto alla riforma di più
inouaslcri. Esscudo inlervenulu nel i43 t
•7
258 SIN
ad un numeroso concistoro inlimalo da
Eugenio IV, per la grande calca minac-
ciando rovinar la sala, nel fuggire il ve-
scovo vi restò miseratnente allogato e fu
sepolto in s. Maria del Popolo nella cappel-
la di s. Nicola di Tolentino spettante alia
sua casa, con onorevoleepitalHo riportalo
da Ughelli. Nel i^32 liartolomeo I da
MontecchiOjScriltore apostolico e datario
di Eugenio IV, Picenalis castello dice U-
gliellij e il Ridolfi ex onesta Vignatorinn
familia, Ughelli lo vuole morto nel 1 438,
ma l'Herrera protrae il suo fine al 1 44?)
laonde narrerò un'importante cosa acca-
duta nel suo vescovato. Il tempio antico
di s. Maria Maddalena ch'era nella città
e poi fuori per le fortificazioni di Guid'U-
baldo II, come notai conteneva le reliquie
della santa e del suo fratello s. Lazzaro,
quindi perle triste vicende de'tempi resta-
ta la chiesa in derelitto stato, tali preziose
reliquie destramente furono involate da
fr. Bellino Crolli da Rumano, castello
del teiritorio di Bergamo, agostiniano e
cappellano del famoso Bartolomeo Col-
leoni da Bergamo, in occasione che questi
scelto da Filippo M/ duca di Milano a
capitano generale e spedito nella Marca
nel 1443 ui444) pc*' pacificare il suo ge-
nero Sforza con Francesco Piccinino; fer-
mandosi Bartolomeo colle sue truppe in
Sinigaglia tra 'due eserciti, il frale si prese
le reliquie, e poi le portò in R.umano ove
si venerano. La chiesa di s. Maria IMad-
dalena fu poi ricdillcata da Giovanni della
Piovere,eda Innocenzo VIII nel i49icon-
cessa a' conventuali per le preghiere del
vescovo Vigerlo il seniore. Nicolò V nel
1447 f^'-*^ vescovo fr, Antonio ì Colom-
bella nobile di liecanati, agostiniano e vi-
ce procuratore generale del l'ordine al cou-
cilio di Basilea, maestro in teologia nella
Sorbona e nell'università di Lovanio. A
suo tempo, riferisce Baldassini, si trattò
nel 1 4^0 di unire il vescovato di Sinigaglia
a quello di Jesi, ma giustamente ne an-
dò fallito il diseguo. Però Sigismondo Ma-
la testa fece adequare al suolo l'antica cat-
SIN
Icdralc di s. Paolino e l'episcopio col pi e-
lesto che impedivano la nuova fortifica-
zione della città da lui intrapresa, e nar-
rata, insieme alle rimostranze del vesco-
vo, laonde scrisse \]^\t\\\: Jntonius egi e-
gie ty ranno resislk. Sed ille rum rebus
secundispotenliaqiie elatus utriunquede-
inolilus fuissel, perfecissclrnte, ex lu'mis
illis Francisconani ecclesiam/ain prideni
a Carolo Malatesta Arintini inclioatani.
Anlonius ex dolore, ciun suo clero Epi-
scopatum reliquit, execratusque lUnla-
tesLaiyrannìdein,concessilAnconaiii,uhi
poslea in monastero augustiniano sui in-
slitui vitani Jìnivil 1466, ibideinque se-
pulchruni accepit.J)a\ vescovo Colonibel-
la fu concesso il feudo e contea di Por-
cozzone, spettante alla mensa vescovile, in
enfiteusi nel i449 ^^ 3.'^ generazione, a
Gio va lini Ra inaldo figlio del lo strenuo ca-
pitano delle genti d' armi. Mostarda della
Strada. Nel 1467 fr. Cristoforo II de'coii-
ti poi marchesi dis. Giorgio Ijlandiala to-
rinese o di Vercellij de'seivi di Maria e
molto caro pe'suoi pregi a Paolo II che
10 elesse. Da lui furono introdotti neh 468
in Sinigaglia i suoi religiosi, a'quali con-
cesse l'antica chiesa di s. Martino, allora
situata ov' è oggi il baluardo omonimo,
edificandogli ancora il convento poi de-
molito da Guid'Ubaldo II per meglio for-
tificar la città, per cui fu il nuovo con-
vento fabbricato neh 562 poco distante.
11 vescovo rinnovò il ('ettoenfiteusi a Mar-
co figlio di Rainaldo signor della Strada
nel i47 'j ^ mentre governava la chiesa,
fu da Sisto IV decoralo del titolo di ve-
scovo di Sinigaglia il nipote cardinal Pie-
tro Riario, benché vi continuasse Cristo-
foro II, il quale con molta lode passò al-
l'altra vita e fu tumulalo nella chiesa di
s. Martino. Sisto IV neh 476 gli sostituì
fr. Marco I P'igerio seniore da Savona dei
conventuali, e perciò conciltadii.-) e già
correligioso del Papa, nonché suo proni-
pote di molla dottrina, ed anche fatto go-
vernatore della città e di tutto lo stalo da
Giovanni della Rovere nipote dello sl«s-
SIN
soSisto IV. Aumenti) lerendileilclla men-
sa, introdusse neli49iisuoi conventuuli
nella chiesa di s. M.'' Maddaleiui, nel i \()3
edificò il nuovo palazzo vescovile unitoal-
la chiesa di s. Pietro allora semplice par-
rocchia, e per fabbricarlo con l)enepla-
ciloapostolico vendè al la CODI uni tàdi Mon-
te Novo per 600 ducali d'oro le posses-
sioni situate nella contrada Pioli o Pia-
gioli nel territorio della contea deJ \'ac-
carile appartenente alla mensa vescovi-
le. Eletto sudìaganeo di Bologna del car-
dinal Rovere, divenuto questi Giulio II,
lo nominò castellano di Castel s. Angelo
e lo creò cardinale, laonde e di lui e dei
vescovi cardinali ne tratto alle loro bio-
grafie. A suo tempo si stipularono alcu-
ne transazioni fra la comune di Jesi ed il
vescovo di Sinigaglia, stampate nel 149?,
decorose pel vescovato e approvate da A-
lessandro VI. Neli5i3 rinunziò a favo-
re del nipote Marco II Vigerio della Pai-
vere giuninre da Savona, con annuenza
di Leone X, di perspicace talento, as»ai
prudente e savio. Fu al concilio di La-
terano V, e da Paolo III nel 1 538 eletto
vice-legato di Bologna, nel i 543 gover-
natore della Marca, poi di Parma e Pia-
cenza, nunzio in Portog-ìllo. Mentre reg-
geva (juesta chiesa vedendo i canonici qua-
si dispersi perla distruzione della loro an-
tica e nobile cattedrale, operata da INIa-
latcsta, eresse in nuova cattedrale la chiesa
che come principale parrocchia aveva il
titolo di prepositura di s. Pietro, restata
in piedi anche nella rovina saracena. Quin-
di vi pose i canonici colle 3 dignità an-
cora esistenti, con varie rendite che loro
assegnò. E poiché la chiesa non era mol-
to grande, ncli54o la rieddìcò da' fon-
damenti, aprendovi una spaziosa navata
con (Ine ordini di cappelle a'fianchi. Fon-
dò ancuia un buon palazzo a Monlalbod-
do pei- comodo de'vescovi, intervenne nel
I ,'ji4Gal conciliodi Trento, e vidissequau-
to riporta Ughelli; privò nel 1 55a i Mo-
starda del feudo di Porcozzone per giu-
ste cause, acci'cbbe l'entrate di sua cliic'
S I N 25fj
sa, nior'i in Roma neli56o e fu sepolto
in s. Pietro INIontorio. Gli successe il ni-
pote coadiutore sin dal 1 jjo con indulto
pontificio, Urbano Vigerio dulia Rovere
nobile di Savona, e si recò al concilio di
Trento. Sotlodi lui PiolV nel 1 jG3elevò
a metropolitana la sede d'Urbino, e tra
le sulfragnnee che gli attribuì, vi compre-
se quella di Sinigaglia e lo è tuttora. Die-
de in enfiteusi la contea di Porcozzone nel
I 56q a Marcantonio Vigerio suo cugino,
e pare che la sua famiglia si f >Nse stabilita
in questa città e nell'armo precedenteag-
gregata al consiglio de'nobili, ma non più
esiste. Urbano con fjma di bontà singo-
lare morì nel 1 Syo, e s. Pio V subito gli
die in successore con t itolo <1i amministra-
tore peipctuo il cardinal Girolamo Ru-
sticucci di Fano, la cui nipote avea spo
sato Girolamo Bonelli nipote del Papa,
e prese per lui possesso Antonio Ugolino
da s. Severino,, e di poi vi si recò a' 2 3
novembre r 572, ricevutone! ruodo ricor-
da teda A mia ni. Siccome caro nnchc a Gre-
gorio XIII che se ne servì in gravi alfan,
a cagione de'quali non potendo in per-
sona governar la chiesa, si adoperò pres-
so il Papa , ovvero come dice 1' Amiaiii
ad istanza de'sinigagliesi,che ricercavano
almeno im vescovo sulfraqaneo residen-
ziale, onde nel i 574 fu deputato per tale
Francesco I\I.'^ Enrici de Barchi diocesi
di Fauo,fatlo vescovo di Nazianzom /^^ira-
i«.t, finché il cardinale promosso nel i 577
a vicario di Roma, rassegnò la chie^a ili
Sinigaglia, e Gregorio Xlil la conferì al-
l'Euricia' I 4dicenibre,che morì nel 1 5r)o
e rusepoltonelIacalfedrale.GregorioXIV
nel; Tf) ivi trasferì da Venos.i Ir. Pietro
III Ridollìda Tossiguano, onore e decoro
de'conventuali per la sua integrità, scien
za e scelta erudizione, e profonda cogni-
?ione ilelle migliori lingue, già considlo-
re del s. ollizio. Inoltre d Papa lo destinò
con altri alia nuova correzione degli er-
rori introdotti nella Bibbia, pubblicò la
storia del suo ordine e altre opere, lasciò
le Cronache mss. di Siu'i^^^lid, ne con
I
a6o S I N
sagrò la cattedrale neliSg^ in onore di
s. Pietro apostolOjC neh 60 i vi fu sepolto
presso l'altare maggiore col suo ritrailo
e lapide elegante. Fra que'che l'encomia-
rono vi fu il p. Civalli che n'era stato di-
scepolo, esprimendosi che quanto eravi
di bello e di buono nella chiesa e nell'e-
piscopio, l'avfcB fatto questo prelato. Ed
in fatti leggo in Ughelli, che ne riporta
l'epitaffio e la lode in suo onore di Corne-
Ho Amulteo, che ornò mirabiln)ente la
tribuna della cattedrale, restauiò l'epi-
scopio, celebrò il sinodo con utilissimi de-
creti, e che slabiPi Ferdinandus F. cavit
ut singnlis ferìis secitndis mifisa prò de-
funclo episcopo, et singidis sabbalis mis-
sa una in honorem Conceptionis D. M.
V . ad aniviae suae salnlem celebrelur.
Antaldo Antaldi nobile d' Urbino nello
slesso anno fu eletto da Clemente Vili,
e come adorno di santissimi costumi go-
vernò con parlicolar zelo e vigilanza. Or-
nò e abbellì la facciata della cattedrale,
con conci di marmo d'ordine dorico e co-
rintio, ponendovi iu fronte analoga iscri-
zione. Fieno di meriti morì neh 62 5 in
Rocca Contrada, e fu sepolto nella chiesa
di s. IMedardo presso l'altare maggiore
con iscrizione incisa in pietra di parago-
ne. Ughelli aggiunge, che fondò le due
prebende nella cattedrale per la sua fa-
miglia, e le donò arredi d'argento e pa-
ramenlisagri. Urbano Vili perdimostra-
re la sua particolare propensione a Si-
nigaglia, che avea ricuperato al diretto
dominio della s. Sede, nel gennaio 1 62 5
vi prepose per vescovo il proprio e degno
fratello cardinal fr. Antonio II Barberini
cappuccino, che governò con somm" ca-
rità ezelo. Eresse il ricordato n.oiile fru-
men'ario di grano, iier distribuirsi a imual-
mente a'po veri contadini e artigiani. Ac-
crebbe le rendite del seminario, celebrò
il sinodo che meritò la stampa: Synodus
Senogalliensis ab anno 1 G27, Romae. Ri-
chiamato in Roma dal Papa per impie-
garlo in piìi gravi negozi, rinimziò nel
1 628. Da Cesena Urbano Vili vi trasferì
SIN
Lorenzo TI de' conti Campeggi di Bolo-
gna, già nunzio di Savoia e governatore
dello sta lo d'UrbinOjche esercitò con som-
ma prudenza e soddisfazione de' popoli,
come di Francesco M.^ Il che l'avea ri-
nunzia tOjOnde continuò sino alla sua mor-
te; inviato nunzio in Ispagna, morì a Ma-
drid nel i63g. Vacò lasedefìnoa' 18 mag-
gio i644> •" cui successe il cardinal Ce-
sare Facchinelli congiunto d'Innocenzo
IX,chiaroperdottrinaecandoredi costu-
mi : edificò la nuova tribuna della cat-
tedrale, per mezzo della quale l'ingrandì
e dilatò maggiormente, e lasciandovi di-
verse memorie di sua pietà e beneficenza,
nel I 655 fu traslato a SpoIeto.Alessandro
VIla'2 agosto nominò il cardinale Fran-
cesco IV Cherubini (ma riportato a Cha-
tillonCuerubini, pel confessato equivoco),
di nobile faniiglia di INIontalboddo, slabi-
li la e ascritta a ila nobiltà diSinigaglia, ap-
pena governò 8 mesiei8 giorni, ne'quali
die saggio d'ottimo reggimento delle ani-
me alla sua cura commesse; morì in Mon-
lalboddo a'20 aprile i656, e fu sepolto
nella chiesa priorale e parrocchiale di s.
Croce, e non inSinigaglia come vuoleCiac-
conio, Pltae Pontificum et Cardinaliuni ;
di 7 I anni e 9 di card inala lo, e non i icome
scrisse il Crescimbeni neW Islorla della
chiesa di s. Gio. avanti porta Latina,
suo titolo cardinalizio. Tutti sbagliamo 1
Bensì Crescimbeni nel resto compilò e-
salta e bella biografia, celebrando il car-
dinale pel suo talentoeper la sua singola-
rissima integrità, per pietà e frequenti li-
raosine, massime nel dotar le povere zitel-
le. Nel 1657 a'28 maggio Alessandro VII
elesse il cardinal Nicolò de' conti Guidi
di Bagno, ma vedendosi molto avanzato
in età, col beneplacito apostolico abdicò,
e gli successe a'28 settembre Ciaufi.o dei
conti Alarazzani di Piacenza, che avea so-
stenuto con rara prudenza vari governi
dellecitlàpontificie;lodato vescovo, morì
nel 1 682 e fu sepolto nella cattedrale prts-
so la cappella della ss. Concezione da lui
edificala e decorata con belli stucchi, con
SIN
epilafllo e il suo rilrallo. Nel raedesimo
a ano occupò ((uestacatledraRauucciu dei
contiBaschi d'Orvieto, il cjuale dopo aver-
la lodevolmente retta, morì in Montal-
Ijoddo nch684 a'2 j settembre, e fu tu-
mulato in s. Croce. Dopo sede vacante il
1 /aprile I G8G Muzio de'conli Dandini di
Cesena, che ingrandì, lese più comotloe
più decoroso l'episcopio, e cessò di vivere
neh 7 12 nella contea di l^orcozzone feudo
della mensa, e fu deposto nella cappella
di s. Gaudenzio da lui eretta nella cat-
tedrale. Cletuente XI nel 1714 "uniinò
il cai'dinal Gio. Ddiìhhùco Paracciaui^che
governò con universal soddisfazione per
le sue mirabili e soavi maniere, precipua-
mente per la sua profusissima carità, che
rifulse nella carestia. Allorché non lungi
dal porlo i tiuchi di Dolciguo fecero schia-
vi molli pescatori e marinari sinigagliesi,
con molta sua gloria li riscattò col denaro.
Fatto vicario di lionia nel i 7 i 7, rinun-
ziò il vescovato con infinito dispiacere di
tutti. Con questi lìtìi' /lalia sacra d' U-
ghelli, t. 2, p. 865, si termina la serie dei
vescovi. Clemente XI poco dopo gli so-
stituì il cardinal Lodovico P/oile'pnucipi
di Mirandola, encomialo [)er soniuio zelo
e vigilanza, studiiuulosenipre il modo per
giovareal benedelleanime,di cui aveaat-
lentissi ma cura. Promosse l'insegnamento
della dottrina cristiana, eresse due con-
servalorii, uno pei" le donzelle orfane pe-
ricolanti,l'altro per lecouverlite, che man-
teneva generosamente del proprio; cagio-
nevole di salute , con universale dolore
rinunziò nel i 724. In c|uesto fu elelloBar-
tolomeo 11 Castelli nubile di Terni, che
riuscì molto attentoalgovernodisua chie-
sa, accurato ne' vantaggi della mensa, e
illibato nei costumi. Da Benedetto Xlll
uttenne la cappa magna pe'caiKjiiici della
cattedrale, celebrò il sinodoe tu stampato;
Synodus liioecesana Seuogallit'nstSy Se-
iiogalliaei728. Allora il Pa[)a lo iece pre-
lato domestico e assistente al sogliu pou-
tilicio, niurciulo nel 1733 in Terni ove
erusi recalo cuuvulcaceulc Nel 1 704 l^'^i^*
SIN 2G1
zardo de' conti Isolani di Bologna, dopo
aver con {)Iauso governato diverse città
della Chiesa; introdusse inSinigagliai re-
ligiosi delle scuole pie per la direzione e
governo del seminario, promosse calda-
mente la pia opera della dottrina cristia-
na, ne fondò la confraternita aggregala a
quella di Roma nell'oratorio de'filippini,
e die alla luce un breve catechismo per
uso de'parrochi. Mollo aiutò il conserva-
torio delle orfane, e morì nel 1 74 «nel mo-
nastero de'canonici regolari di Fano, o-
v'erasi fermalo per recarsi a Bologna onde
curare il suo grave male, e ivi restò sepol-
to. iNel medesimo anno, o nel i 742 come
leggo nelle Notizie di Roma, Benedetto
XIV elesse Nicola de'maichesi Manciii-
forle d'Ancona, e lo dichiarò assistente al
Soglio pontilicio. Governò con molta lode,
carità, munilìcenza e generale soddisfa-
zione, per le sue dolci maniere e singola!*
prudenza; laonde C'-.t pena di tutti fu tra-
sferito ad Ancona a' 17 gennaio! 746, e
nello stesso giorno Benedetto XIV pre-
couizzòlppolito deli ossi nobile di Parma e
patrizio veneto de'marchesi di s. Secondo,
per aver dato gran saggio di sua uttiina
cundolta nel vescovato di Camerino. Il p.
Siena ne celebrò il zelo, il profondo sa-
pere, la pietà singolare e altre virtù, con
lui terminando la serie de'vescovi di Si-
nignglia,che compirò colle xYo//3/e^//\fio-
nia. Pio \ I neh 777 a'28 luglio fece ve-
scovo il cardinal Bernardino Honorali di
Jesi, lodalo pastore, per pietà, carità e os-
servanza della disciplina ecclesiastica; sot-
to di lui e [)er sucì inagmdca generosità
furonoeiliiìcati gliodierniedilìzidella cat-
tedrale e dell'episcopio. Morì a' 1 2 agusto
1807,6 nelle esequie celebrale in dello
tempio dal can. arciprete, il cau. Telo-
nine pronunziò l'elogio funebre. 11 iiia-
gislratonellapiopriaclnesa nelgìorno 1 3.
di sua morte dal can. preposto fece cele-
brare solenne tùnerale, e lodare con ora-
zione necrulogica dal can. Belzo[)pi [»ro-
Icssoicd'eloijuenza ilei coniune,e In slam-
pala. Pio \ 11 aghi igcuuaiui8o8 lece *«-
oGz SIN
scovo 11 cardinal Giulio GahricìU q\o con-
sagrò colle sue inani, ma egli non si recò
n)tii a Sinigaglia, e nell'anno seguente es
sentlo Segretario disiato soggiacque a de-
portazione, donde ritornò nel 1 8 1 4 in Pio-
U)a,e rinunziò la sede. Pio VII agli 8 mar-
zoi 8 iGcreòcardinalee vescovo Annibale
della Genga, poi Leone XII {P'.): senza
portarvisi governò saviamente, e per la
tua debole salute rinunziò. Pio VIIa'6
aprilei 8i8dicliiarò vescovadi Sinigaglia
il cardinal Fabrizio Sceberras-7d5^//èr-
rata di Malta, il cui nome è un elogio,
meritando un busto marmoreo nell'aula
del palazzo municipalf, con isplendida i-
scrizione che ricojda i benefizi da lui pro-
digati alla citlìi e diocesi, come padre della
patria e benefattore della città. Per quanto
dissi di sopra e celebrerò nella biografia,
il suo nome sarà in eterna benedizione.
La sua morte fu un gc nei ale pianto, il
capitolo, il ut igistiato fecero a gara negli
onori funebri e in altie dimostrazioni di
diioloj'in cui prese parte ogni ordine di
persone. GregorioX VI a'2 2 gennaio 1 844
preconizzò vescovo il cardinal Anton Ma-
ria Cagiano de Azevedo delia diocesi d'A-
quino, ed agli 1 I febbraio io consagrò nella
basilica Vaticana. Ne celebrarono la de-
sti nazione in loro pastore, il con teOabriele
Mastai Ferretti gonfaloniere ((rateilo del
Papa che regna) e gli 8 nobili anziani con
l'elegante e nitido libro o raccolta di dotte
epigrafi e bellissimi componimenti poetici
ìulìlo\alo:J W Eni ° FrincipeJ nlonfllaria
Cagiano de Azevedo nella sua venuta al-
l' episeopa lo di Sinigollia. Ivi dalla ti-
pografia Lazzarinii 844- -fu zelante pa-
store, e rinunziò poi la sede. II Papa Pio
IX a'3 luglio 1848 dichiarò amministra-
tore apostolico fr. Giusto Recanati carne-
rinese cappuccino, vescovo di Tripoli in
parlihus.aU) riporta il n." 1 7 del Giornale
Romano , che poi creò cardinale, come
già notai nel voi. LX, p. 208. Quindi nel
concistoro de'5 settembre 1 85 1 mg.»" Do-
menico Lucciardi nobile di Sarzana, pa-
triarca di Costantinopoli e segretario dei
SIN
vescovi e regolari, lo preconizzò vescovo
della sua illustre patria, che con gran sa-
viezza governa paternamente, e poi a' 1 5
marzo 1 852 lo creò cardinale, il che ri-
levai nel voi. LV,p.3oo (ove per equivoco
lo dissi segretario del concilio), avendo
in piìj luoghi parlalo di sua decorosa e
lodevole carriera ecclesiastica. La diocesi
si estende per 5o miglia,contenendo molli
luoghi, come Monte Marciano e Monte s.
Vito, nella delegazione d'Ancona; Ripe,
Tomba, Monte Piado, Porcozzone, Mon-
dolfo, Stacciola, Castel Vecchio, Monte
Porzio, Roncitelli e Scapezzano, nella le-
gazione d'Urbi no e Pesaro; Montalboddo,
Vaccai ile, Arcevia, Montale, Castiglione,
Pi ticchio,Coi inaldo, Cas tei Leone, IMorro,
Ijelvedcre,Serrade'Conti,Barbara,]Monle
Novo, nel distretto di Jesi e delegazione
d'Ancona. Ogni nuovo vescovo è tassato
in fiorini 44^> ^ '<^ rendite della mensa
ascendono a circa 6000 scudi, detratti
gli oneri, e tanto registrò pure lleposati.
Oltre i citati autori, si ponno consultare :
il p.LodovicoSiena filippino, iSVo/7V7<^/(?Z/dt
città di Sinigaglia consagrala alla San-
tità di N. S. Benedetto XI V P. O. HI, Si-
nigaglia I 746, nella stamperia di Stefano
Galvani. Dichiara questoslorico, che nella
compilazione si servi delle notizie raccolte
dal concittadino cav. Giuseppe Tirabo-
schi, erudito amatore delle patrie memo-
rie. Staluloruni et Rtfornialionuin ma-
gnijìcae cìvilalis SenogalUae. Gabriele
Naudeo, Exercilatioqnod Senae nonien,
non Cacsenae, sed SenogalUae conveniat,
Var\s\\s\C)i\'2..^'ii\loma, Sinigaglia colonia
de' romani, lettera apologetica.DaWespon-
dedelSenanel i ottobre 1 75 i.V.Cimarel-
li. Di Smigaglia, sito, edificazione e pro-
gressi, nella sua Umbria Senonia. Re-
golamenti relativi alla giurisdizione del
Consolato eli Sin igagUo , A scolii 8 2 5. I\ io-
ci. Osservazioni sulle gessaie nel Siiiiga-
gliese, Roma 1828. D.' Dario Olivi, /Vo-
ùzie storiche di SinigalUa: furono pub-
blicale da F. Papalini nella Strenna Pi-
cena pel 1 84G,p. 1 o3; e dall'av v. Castella-
SIN
no nel n." 1 3 tlelI'/Tco del /ìJìsa dei 1 847,
Giornale eclcticoPiieuoches\ pubblicava
in Sinigaglia dalla tipografia Angeletli-
Pattonico, e naie clie ne riassumerà la
compilazione e pubblicazione.
SI NISATTl. Eretici pocodiflerenti da-
gli agapeli ramo di gnoslici e setta compo-
sta principalmente dalle Agapete (^•), i
quali abusando del principio che tutto era
lecito alle coscienze pure, non aveano dif-
ficoltà di vivere insieme, sebbene di ses-
so diverso e non essendo legati iu matri-
luonio.
r SINISCALCO, r. Scalco.
SINISTRI. Eretici così chiamati per-
chè aveano la loro Mano (^.) sinistra iu
orrore, dimodoché non voleano con essa
ricever nulla : si dissero anche Nc^aziani
te Sabboziani.
SINITA. F. SixE.
SINNA, SINNAR o SINUARA.Sede
vescovile delia provincia proconsolare di
Africa occidentale, sotto la metropoli di
I Cartagiue. Ebbe per vescovi Stefano che
'^ nel 4' I fn «Ila conferenza di Cartagine;
Paolo esiliato nel 4^4 ^^ Unneiico re
de'vandali cogli altri vescovi cattolici che
disapprova vano l'erronee proposizioni dei
donatisti; Vittore che sottoscrisse il con-
cilio di Costantinopoli del 553. ìMorcelli,
Africa chr. 1. 1.
SINNADA. Sede arcivescovile della i.'
Frigia Salutare nell'esarcato d'Asia, eret-
ta in metropoli nel IV secolo, ed esarcalo
di Frigia nel XIII. Le furono sufTraganee
le sedi vescovili di Eucarpia, Dorila, IVIe-
tlaeo,I[)SooIpsopoli,PromesooPrimneso,
Mero o Milo, Lisia, Augustopoli, Briso,
Otroo Itro, Nacolia, Amadassa, Aurocla,
Prepenisso, Cinaborio, Stettorio, Acroco,
pinta o Phtia, Sebindo,Ger.ipoli,Demo-
lica,Gordorina, Dapnudio, Caborco, Co-
ni o Deinelriopoli, Scordapia, Nicopoli,
Cornilo, Alope, Cademna. I suoi vesco-
vi furono: Attico, s. Agapito 1 notato nel
martirologio romano a' ?.4 marzo, Pro-
copio intervenne al concilio di Nicca nel
3•.^ 5, Ciriaco amico di s. Cirolumosi recò
S I N 2G3
in Romane! pontificalo di s. Innocenzo I;
indi Teodosio, Agapito II che andò a Co-
stantiuopoli a chiedere l'imperiai prote-
zione contro Agapito vescovo de'mace-
doiiiani ch'erano iu Sinnada; Severo I
sottoscrisse a'decreli del i.°attoMel conci-
lio d'Efeso nel 43 1; M'irinianofua c|uello
di Costantinopoli sotto t la viano e contro
Euliche; Teogene si trovò al concilio di
Costantinopoli sotto Menna e in cui fu
condannato Antimo; Severo Ilintervenne
al Vconcilio genera le; Pau>iacod' A panica
fu poi ordimto patriarca di Costanlmopoji
e i greci l'onorano per santo a' I 3 maggio;
Cosimo fu al VI concilio generale, Giovan-
ni I si recò al VII,quinili Michele; Pietro
fu al concilio di Fozio; Giovanni II, Pan-
laleone, Liceta che trovossi all'assemble «
del 1802 pel cullo delle ss. immagini; N.
sedeva a tempo di Giovanni Cautacuzeno
imperatore deli 347, Giorgio deli45o.
Questa città ebbe altresì questi vescovi
giacobili: Giocouio neIgGc) regnando Ni-
ceforo Foca che lo fece condurre a Co-
stati ti no poli per dispula re co 'dot tori greci
sopì a alcuni articoli di fede; Elia chiama-
to anch'esso a Costantinopoli nel i 02q, fu
lapidato djl popolo perchè non volleabiu-
rar gli errori de'giacobi ti;. \bdon ordinato
nel I O75oirca, poi patriarca di Costaiiti-
uo[)oli; Bar-Turca di Zaid in Armenia
trasferito da ^Ld)uga a Sinnada e poi a
Chabora. Oricii^ dir. t. 1, p. 828, t. 2,
p. i465. S\ì\naihì, Synnndcn,a\ presente
è un titolo arcivescovile in partibns che
conferisceil Papa, ed ha comesuirraganei
i titoli vescovili e pure in parlibu^ Si A-
niorio, Dorila, Eucarpia, Ipsoo Ipsopoli,
Filomelia, Amadassa, A ugustopoli, secon-
do i registri concistoriali.
SINNICClIIO.Vocederivatadalgreco
i9(Vj/Vos,corrispondenteal Ialino cohabìta-
tor,conluhcrnaUf,(\n^'^\ luogo sotto il qua-
le ricoverino i soldati della milizia eccle-
siastica e sia il loro alloggiamento. Dappoi-
ché Smnicchio vuolsignilìcarequel Padi
{^ione o Ombrello {f'.) o Gonfalone che
si porta nelle Processioni (/".)da'capiloli
264 SIN
o cleri piti insigni, a somiglianza de' ta-
bernacoli o tende o trabacche che già si
usavano perabitazioui e alloggiamenti dei
soldati ue'carapi, come spiega Tonigio,
Hìslorìa della chiesa di s. Giacomo in
Borgo p.tSg.
SINNIPSA. Sede vescovile dell'Africa
occidentale, nella IMauritiana Cesariana,
di cui fu vescovo Villatico che si trovò
nel4i I alla conferenza di Cartagine. Mor-
celli, africa chr. 1. 1 .
SINODALE o SINODICA LETTE-
RA. /^. Sinodo.
SINODATICO. r. Sinodo.
SINODO, Synodus. Quesia voce greca
significa Concilio, radunanza o congre-
gazione, col quale antico vocabolo i ss.
Padri chiamarono i concilii e le sagre a-
dunanzede'prelati per definire e stabilire
i Dogmi della Fede, e le leggi sulla Di-
sciplina ecclesiastica (^.), non che per
condannare V Eresia e lo Scisma (^.)) e
per altre materie. Sempre i concilii o si-
nodi furono e sono uno de'mezzi più ef-
ficaci per sostenere nella Chiesa l'unità e
la fede, l'organismo e la vita dellaChiesa.
Il falso sinodo o assemblea illecita, irre-
golare > tumultuosa j quella degli eretici
e scismatici si chiama Conciliabolo (^ •)•
Dichiara il Nardi, De parrochi, che la
parolai^/HOf^o nell'antichità non significò
mai sinodo diocesano, ma significava co/z-
cilio generale o provinciale, e non indi-
cava che radunanza di vescovi; poiché i
sinodi diocesani cominciarono tardi, e non
se ne trova traccia che alla fine del VI
secolo. I sinodi o concilii provinciali si te-
nevano due volte 1' anno, e ciò era più
che sufficiente per risparmiare la celebra-
zione de'sinodi diocesani; giacché ne'pro-
vinciali facevansi tutte le leggi occorrenti,
si terminavano le cause, si giudicavano
i rei, si ricevevano le appellazioni de'gra-
■vati dal proprio vescovo, si rifortnavano
gli abusi, ec. Osserva ancora il Nardi, che
lo stesso concilio di Trento {f^ .) chiama
sempresestes';oi9<r7/?c<tt Synodns. Ne'pri-
nii tempi delia Chiesa il sinodo o consi-
Sl N
glio permanente ed unico del vescovo e-
ra il Capitolo o Presbiterio {V-), ossia i
Preti e ^/V? co/»* (/^.) cattedrali. Il vescovo
nulla anticamente faceva d'importante
senza sentire il parere de'suoi Canonici
(/^.), il radunare i quali è ciò che spesso
incontrasi ne'primi secoli, cioè cortc/o^;re-
sbyterio, diressimo oggidì fatto capitolo
co/ fe^coi'o. A Ila fine delVI secolo, quando
divennero meno frequenti i concilii pro-
vinciali, cominciarono i Sinodi diocesani,
ì quali nacquero dalla volontà óe'f'^escovi
(F.), die radunavano il loro clero per
pubblicarvi le leggi stabilite nel concilio
provinciale, per ammonir gli ecclesiastici
de'loro do veri e dell'osservanza del le men-
tovate leggi, pc" iscrutinare come erano
osservate le leggi de'roncilii anteriori, e
per esaminarvi i preti sulla scienza, sul
costume, e sulle cose del loro uffizio, per
istruirli come loro padre e maestro: ecco
l'origine de'sinodi diocesani. Le lettere
Sinodali o Sinodiche si spedivano da've-
scovi in concilio adunati, e percliè i con-
cilii sono slati alcune volte denotali col-
l'appellazionedi Tractatus, come i\i fallo
da'Papi s. Leone I e s. Jlaro, e da Vigi-
lio vescovo Tapsense, quindi pure tali E-
pistole sono state (jualche volta designate
col lerminedi Lettere Tractatoricie;e In-
vitatorie si dissero quelle lettere sinodali
che il Papa spediva a'vescovi immedia-
tamente a lui soggetti, per in vi tarli aRoma
per l'anniversario di sua elezione, nella
quale occasione si soleva celebrare un si-
nodo. Pretende Bernardino Ferrarlo, De
aut.Eccles.Epist. gen. lib. 2, cap. 2, che
le lettere sinodali o sinodiche o tracia-
toriae abbiano più specialmente signifi-
cato quelle lettere, con cui i vescovi ac-
cusavansi presso il concilio di non aver
potuto intervenirvi, come quelle altre an-
cora , colle quali il concilio denunziava
scomunicate alcune persone. Checché ne
sia, era uso comune, terminate le sessioni
di (poesie ecclesiastiche assemblee, che dai
vescovi intervenuti vi s'indirizzassero a
uomo di tulli sillullc lettere secondo le
I
SIN SIN 2GT
circostanze, o ai l'ii[»i, oai patriarchi, o clcll'iinpeiafoie Anieriano. Pure, quando
ad alili vescovi, o ad allre chiese, o ve- potessi non incontrar la taccia di temerà-
lamenle a^l'iinpcrafori, o ai re, oailaltii lionelcoTiliaddiread iioinudi liintaslima
principi. Dice il Rinaldi all'anno [42, n.° nel mondo erudito, direi che Aurehano
8, chesiappellaronolettere sinodali quel- verauienle salì all'impero nel 270 e fu
le che i sinodi scrivevano a diversi, e se aiMoredeWa i o.Ttrseciizione delia C/a'f-
erano scritte a tutti i cristiani o dal con- sa (/^ '), laonde tanta puliblicità mi pare
cilio odal l*apa, ovvero da altri per altre alipianlopericolosu a (picirc[)oca. Inoltre
occasioni dicevansi Encicliclie[r'.). Wso- asserisce il prelato, che s. Giegorio I del
no altresì lettere sinodiche scritte da un 5go forsefu il i .°ad inviareall'miperatore
solo vescovo, le quali peròerano il risulla- la sinodica, lasciandoci un inonumentodi
mento di qualchesinodo diocesano da lui innillà colla lettera scritta all'imperatore
celebiato: tale si è quella di Rnlerio \e- IMauiizio : queste lettere di pai tecipazione
scovo di Verona nel secolo X, Concil. t.9, a'sovrani non andarono più in disuso, e
p. 1268, dove molte istruzioni e regole di esse sino a'nostri giorni persevera la co-
si contengono spettanti a'coslumi e alla slumanza, ma spontanea e (jual mero ai-
disciplina. Sotto lo slesso nome di sinodi- to di oniciositìi. E il padre comnnede't'e-
che sono riconosciute quelle lell^Me a'pa- deli che si fa conoscere a'capi delle nazioni
tiiarchi e metropolitani inviate da'nuovi sue figlie, facendolo poi coWtiLeUticapO'
Papi, nelle quali esponevano la loro Pro- sloUclif[F.)d\\'G^\i,co^a\.o cattolico; qua-
fcssione di ftiìe {/'.) : con simili leltere siallreltanlo praticanoi nuovi vescovicol-
proteslavano a' l'a[)i la loro i patriarchi le loro diosesi, colle leltere /'(/.«/o/v/// (/'.).
ed i metropolitani. ÌMg,^ Marino I\Iarini II y^accaria utW OuoniasUcou riilitalc de-
nella Disscrt. di cui si legge un sunto nel finisce la lettera sinodale: Sinodale ila
ii."Go del Diario di Roniai'^^'j : Dellt appellabant lilteras, quassumuius Pon-
leltere scrittesi vicendevolmenle dai ro- titex, aut eliam metropolilanus ad ec-
viani Pontefici e dai principi cattolici^ clesiam quampiam dabut, orilmato ejus
ncllt loro rispettiic promozioni al prin- episcopo. Dicebantur aiitem Synodalt,
cipalo e alponti/ìcato, nf^i^nsce che \ì?a[ìì partim quia miltebantur ex synodo vel
davano parte agl'imperatori della (ìropria romano Pontifici, vel metropolitica seu
elezione, accompagnandolacollasinodica. provinciali; pailim quia legcbanlur in sy-
Dalla risposta dipendeva l'amuiissioneai- nodo, cui praepositus eral novusepiscu-
la cattolica comunione, il ricevereel'e- pus. JN'otanduu) aulem, ijusmodi lilteris,
sporre pubblicamente le i,ue Immagini, cuni mitlerenlur e synodo summi Pon-
faredi lui menzione ne'sagri Dittici enti lificis,Pontificemsolumsnbscripsissc;cuaj
divini ullìzi , collocare le sue lettere sul vero e synodoalicujus melropolitani.nou
sagro altare, riporle nella confessione di solum metropolitanuu), sed omnes eliam
s. Pietro o sopra il suo corpo, o sotto i episcopos,(jui inlerluerant,subsciipliones
libri degli evangeli. Colle sinodiche poi suas addidisse. Le formole si ponno veile-
chei Papi trasmettevano ilal sinodo a'pa- re nel Whio Diurno (f.). La sinodica poi
Iriarchieagli altri prelati nell'annuuziar ecco come la spiega Zaccaria: Synodtca
la propria loro elezione, rentlevano le- epistola eiat.tpiat-piscupuseleclionissiiae,
sliinonianza allaCihiesa di loro ortodossia, et ordinationis notiliaui, prolessionem fi-
raccomandavansi alle altrui orazioni, e- dei inserta, ad principalioressede» dirige-
soi lavano tulli all'adempiineiilu de'pru- bai. Id vero polissiuium oblinuilin suiu-
pri doveri. Di (pieslesinoiliche dice n)g.'' uio Ponlilice, ci paliiaichis; nani et ille
Rial ini e>sere I incomincia me 11 lo così a n- s\ nodicassna> uni \ersis pali i.iiilii><,el pri-
ticojchcuuudubilijpolctiuiidiatcu'lcuj^ii Uialibua da balco. yclciirt^uliJ,ui ail Gu*
266 SIN
lasius in epistola ad Enpliemium palliar-
duini Constanfiiiopolitanum; ci di cae-
teiis patiicMclMSj ac praeserlim lotnano
PoDlincijUtEuticIiiusConslantinupolita-
ims in Synodica ad Vigiliuns Papam. Si
chiama Sinodalico il dirilto che i curati
e gli abbati pagano a' vescovi ue'^inodi,
a' quali sono obbligati d'intervenire. Il
<;oncilio di Braga del 072 ne parla come
d'un uso ch'egli autorizza, e clic non era
nuovo. Il siaodatico è lo slesso che il cat-
Icdralico, diritto o censo che ptigasi al ve-
scovo, prò lionore cathalrac, dicendosi
sinodalico perchè pagasi ordinariamente
iie'sinodi da coioroche vi assistono, quau-
lunque si paga anche altrove, a seconda
tlella consuetudine, più o meno conside-
rabile secondo l'uso de'Iuoghi. Il Magri
dice che Sy no da ti e uni signilica il sussi-
dio che Somministrano i vescovi ai loro
luelropolitani per le spese da farsi nel si-
nodo |)rovinciale, come anche il sussidio
che somministra il clero al suo vescovo
pel sinodo diocesano. Il diiitto di sino-
dalico o calledralico essendo stalo conte-
i>lato a molli vescovi negli ultimi secoli,
ne venne trascurato il pagamento, anche
per e>sersi tralasciala la frequente cele-
brazione de'sinodi. Del sinodo o sedicente
óVi/j/oA^or/o per ma nenie della chiesa gre-
co-scismatica di Coslantinopoli,e di quello
della chiesa greca o ellenica nel nuovo re-
gno di Grecia, ne parlai a Grecia, mentre
a Russia trattai del cosi detto ó^^/ito Si-
nodo della chiesa scismatica greco-russa.
La chiesa romana non è separata dall'o-
riente, sono gli scismatici d' oriente che
si separarono dalla chiesa romana; la qua-
le, madre univcrsale,sleiKlele braccia a'4
punii cardinali del glolioindilTerenlemen-
te, ed abbraccia greci e cofùj armeni e
abissini, 'giorgiani e ruteni , slavi e al-
banesi, senza inquietare chi Iia riti di-
versi, purché a lei si congiunga in unità
di fede, di carila, di ubbidienza; ed ap-
punto per questo da tutte le nazioni an-
che orientali ella invitai vescovi, purché
uou sicuo scisiualici, quando raccoglie i
SIN
suoi sinodi ecumenici. La chiesa cattolica
romana è quella che tutte abbraccia le
parti del mondo e i riti ciistiani, e nel-
la quale i greci, maroniti, cinesi , giap-
jwnesi, egiziani e e//opt acquistano quel-
la energia che nello scisma perdono gli
slessi europei. Tanto e meglio si traila
nella Civiltà cattolica t. 5, serie 1.^: Pa-
rola d' un cattolico romano in risposta
alla Parola dell'ortodossia greco russa.
Presso i pagani il vocabolo AVjor/o servi-
va a indicare alcune società dedicate ad
Apollo e ad altri numi, pel loro cullo, ed
in parte somiglianti alle nostre congrega-
zioni pie o Sodalizi (P^.). I sinodi de'pa-
ganì aveano i pantomimi, i quali porta-
vano in giro i simulacri de'Ioro falsi Dei,
per rappresentare innanzi loroqualchesa-
gra azione de'medesimi, principalmente
cogestì senza parlare. Aveano il sacerdote
per ricevere i doni sagri, e per fare una
specie d'iniziazioni. In Atene eravi un si-
nodo consagrato a Giove ospitale. Il si-
nodo d'Apollo si componeva di persone
da teatro chiamate sceniche, poeti, can-
tori, suonatori d'istrumenti, pantomimi.
Di questi sinodi parlarono il Grulero e
il p. Corsini. Ma dal profairo cullo tor-
nando ai sinodi della Chiesa di DiOj ri-
corderò che all'articolo CoNciLio,ollre di
avere riportata la spiegazione dell' eti-
mologia di questa adunanza, generale o
parziale de'prelali della Chiesa, per con»-
sultare e deliberale sugli allari della me-
desima, parlai delle sue 4 specie, gene-
rali o ecumenici, nazionali, provinciali,
diocesani: questi ultimi furono più comu-
nemente nel progresso de'secoli chiamati
Sinodi, presieduti da'rispelti vi vescovi, e
riportai la definizione che lece Benedetto
XIV SI del concilio, che del sinodo dio-
cesano. Indi tenni proposilo: i ."Dell'ori-
gine, necessità, autorità de'concilii,e col-
lezione di essi, avvertendo che di tutti i
concilii generali, nazionali e provinciali ne
trattai a'ioro parziali articoli, ed a quelli
eziaiulio relativi pe'canoni che di essi vi
liproduco, fuceudoue la compendiosa de*
SIN SI N 2G7
scrizlone,couje feci de'coiiciliaboli. Quali- dicaziuneili tempo, secondo roccoirenza
lo poi a'concilii diocesani, egiialnjeiite ai ile^li alFari. In st gitilo vennero convocati
Joio speciali articoli ne pai lai d'un gran- due voUl- all'anno^ poi una volta a se-
dissimo numero. 2.° Del rispetto dovuto coiida dell'ordinato nel concilio di Lale-
a' concili!, loro autorità, convocazione e raiio IV e da quello di Trento. Tutti co-
conferma. 3. "Persone clielianiio luogo e l.jroi(|ualisonoiiicaricali dclgovernodel-
voto ne'concilii. 4- Ccieinonie, forma e le cliiese parioccliiuli o altre secolari, aii-
modo della celebrazione de'concilii, e ce- che annesse o dipendenti dalle abbazie e
l'emonie ed ordine de'concilii generali. 5.° ordini esenti; tulli i regolari esenti o non
Numerode'concilii generali, ed altrenoti- esenti, che non sono soggetti a' capitoli
ziesu di essi. G. "De'concilii particolari ona- generali, oche posscdono benefizi in curii
zionali. 7." De'concilii piovinciali. 8.°Dei d'anime, sono in dovere d'assisleie al si-
conciliidiocesani. Aduncpie in rjueslo ai ti- nodo e ponno esservi costretti sotto pena
coloaggiungeròaltre analoghe erudizio- di scomunica u d'altre pene in arbitrio
ni,iipoleròdiveisicaiioui de'concihistessi del vescovo. Anticamente dovevano io-
che li riguardano, e diiò del recento rav- tervenirvi tulli i preti e diaconi anche non
•vivalo zelo della celebrazione de'concilii benefiziati, ed i sacerdoti colle vesti e vasi
provinciali e de' sinodi diocesani. Altre sagri, per provarvi la messa e altre cose
volle, in tutte le proviacie della Chiesa, di ministero sagro. Oltre gii utensili sa*
ed a certi delermiiiati tempi, i vescovi u- gri,doveanoi preti portar seco carta ([)er-
savano riunirsi sotto la presidenza del Io- gameiia)ecalamaiu, per iscrivervi le leggi
ro metro[)olitano per costituirsi in sino- che nel sinodo il vescovo avrebbe impo-
do o concilio provinciale. Queste assein- ste, e da mangiare per 3 gioì ni. Oggidì
blee, cotanto utili per la gloria della Chie- devono intervenirvi tutti i canonici, man-
sa e pel mantenimento della disciplina zionari e benefiziati, o cappellani calte-
ecclesiastica, e che concorrevano si pò- diali edi collegiate, i vicari foranei,! par-
tenlemente ad alimentare non solo tra i rochi e quanti sono gli altri benefiziali,
primi pastori, ma pure tra'ledeli, lo spi- e vi hanno volo se piace al vescovo, se-
nio di unione e di carità cristiana, non greto opubblicocome vuole il medesimo
erano più di un uso generale. L' Ante- pastore. Lo scismatico sinoilo d'Utrecht
rica però, e la provincia ecclesiastica di fece i preti giudici del >inodo, e lo stesso
Balliinora , e ne riparlai a l\F.rui!DLicv , praticò il conciliabolo di Pistoia. In quei
celebrò diversi utilissimi sinodi, facendo sinodiscìsmatìcisi ha l'inipudenzadichia-
prosperare rincremento del caltolicismo mar padri i congregali in sinodo, ove il
in quella immensa regione. solo vescovo è padre. ìNun si può usare
11 lei niiiieiS'//zo(^/o [)rendesi talvolta pei questa espressione che per un coiiciiio di
concili! generali, nazionali o provinciali , vescovi (! rjuali sono padri), senza andar
come li chiamò l'antichità, ma pici di so- incontro alla taccia di scisma o di crassa
venie e [iropriamente per la convocazione ignoranza. Il solo vescovo è padre e le-
che f.i un vescovo del clero, parrochi e gislatore in sinodo, egli è suìo pastore e
altri benefiziati della sua diocesi, per larvi dottore. In sinodo i benefiziati devono pa-
qualche correzione of|ua Ielle regolameli- gare al vescovo il catteilraticoo smoda lieo,
lo relativo al buon ordine e alla purezza cioè al vescovo o al di lui deputato, tri-
dc'costumi, essendo stali prec![)uamente buio e segno di soggezione, nella somma
istituiti per l'istruzione del clero, e per proporzionata a'Ioro redditi oagli usi, a
l'esame de'pi et! cheliicevail vescovo, ^'ei tenore del prescritto dal gius Ciuiunico. I
primi secoli della Chiesa isinodi diocesa- sìnodiautii liieianoKitlispecialmeiiteper
uisi Icucvuuu lrc(|uculcmculc e senza iu- csamiuarvi tutti i indi, cuu csauiC reale
2G8 SIN
degli ariedi sagri, paramenti e libri pei*
uso del loro iniiiislero, e personale sulla
messa, sagramenli ce: trovali ignoranti
si sospendevano e levavansi dalle pievi o
parrocchie. Le leggi d<i pronuilgarsi nei
sinodo, il vescovo è obbligalo nioslrarle
prima al capitolo per averne consiglio. 11
capitolo cattedrale non è obbligato gene-
ralmente parlando d'intervenire al sino-
do: vi è però il caso in cui si ponnocostrin-
gerei canonici a intervenirvi, non già tut-
ti, ma almeno per de[)ulati, e questo caso
è frequente, quando cioè vi si debbono
trattare materie che appartengono alla ri-
forma del costume di tutti, all'uniziata-
ra o agl'interessi capitolari: vi si devono
però invitare. Il vescovo può non inter-
venire al sinodo e farlo presiedere e fir-
marne gli alti a nome suo da chi vuole:
al sinodo diocesano di Salisburgo del 1420
presiedettero per l'arcivescovo il preposto
e l'arcidiacono cattedrali, il capitolo in
sede vacante, o essendo impossibilitalo il
\escovo a stare in diocesi, può tenere il
sinodo,ed essendo in esilio l'arci vescovo di
Cantorbery, quel capitolo nel secolo XII
tenne un sinodo; ed il concilio di Rouen
«lei 1 58 1 dichiarò che in sede vacante il
capitolo presiede al sinodo: nel 1027 es-
sendo lontano il vescovo d'Elne, il capi-
tolo celebrò il si nodo. In sede vacante dun-
que il capitolo può tenere il sinodo e pre-
siederlo, essendo egli il depositario del-
l'autorità egmrisdizioiie vescovile, per cui
elegge il f icario capitolare [F^.). Quanto
all'ordine di precedenza e vestiario nel
sinodo diocesano , i canonici vi hanno i
primi posti a fianco del vescovo, e indos-
sano in sinodo i paramenti sagri quando
gli ha il vescovoancora, la qual distinzione
si fa ai vicari foranei che indossano il pi-
viale: gli allri tutti debbono rimanere in
cotta. Dopo i canonici cattedrali lianno
posto nel sinoilu diocesano gli abl)ati dei
iegolari,ed i canonici di collegiale: i man-
sionari seguono i loro corpi canonicali, se-
tlcndo sotto i medesimi, pricna de'vicari
foranei, dc'^^urrochi u ullii bcuciìziali. 1
SIN
parrochi incedono dopo i vicari foranei e
j)rima degli altri benefiziati, e tra'parro-
thi, i pievani precedono i parrochi di cit-
tà, perchè hanno de'parrochi filiali sotto
di loro, ed anche per l'antichità dell'isti-
tuzione, quella dei pievani risalendoal IV
secolo, (|uella de'parrochi cominciò dopo
il 1000. Il vescovo SaineìW, Leti, eccles.
t. 2, lett. 20 : Della podestà del vescovo
intorno al sinodo diocesano ^ confuta la
proposizione tratta dal Pontificale Roma-
zio sul concilio provinciale, ed applicata
al sinodo diocesano, che le costituzioni
sinodali diocesane devono essere confer-
mate, ^/p/ace/, dal clero interveniente al
sinodo, poiché quello è un puro placet
ceremoniale, non assenso legislativo, per-
chè Sebbene alcuni ola maggior parte con-
traddicano,ciò non ostante il vescovo, an-
corché tutto il sinodo dissentisse, fa e pub-
lica le leggi, purché sia preceduto il solo
consiglio del capiloloj quale è tenuto il
vescovo richiedere e non seguitare. E in-
dubitato che il vescovo debba congregare
il sinodo nella sua diocesi, senza licenza
consenso o consiglio di chicchessia, secon-
do la disposizione del concilio diTrento, il
quale inoltre rinnovò il canone, che il ve-
scovo negligente a con voca re il sinodo sog-
giace alla pena della sospensione. E certis-
simo che il vescovo nel sinodo diocesano,
[)uò (àrstatuli e costituzioni per Tecclesia-
slica disci[)lina ad esterminio degli abusi
e per altri elìetli come a lui parerà meglio
espediente. E' vero però ch'egli è tenuto
a chiedere il consiglio del suo capitolo iu* ^È
torno a tali statuti e costituzioni, non per- ^1
che sia tenuto a seguitare dello consiglio,
ma perché il capitolo o i suoi deputali pon-
no allegar tali cause, che il vescovo si può
muovere a pigliar forse miglior partilo per
la spedizione di ciò che deve fare. Laonde è
comune presso tutti i canonisti, che in far
le leggi sinodali deve il vescovo cercare
non dconsenso, ma ilconsigliodel capito-
lo, e questo ancora non é tenuto a seguita-
recome da due letleredella congregazione
del cuucilio deh 592 e 1 5y y che riprodus-
SIN SIN yfH^
seSarnelli.E la l'agione principale (-, per- se e l)ene os<;ervnte. I pocìii sinodi anti-
che il vescovo solo,escliiso il cnpitolo, ha chi che restano, sono di dneo tie farria-
la giurisdizione dei mero impero e la pò- te; più si è venuto in secoli vicini a'no-
deslù di convocare il sinodo e di fire in stri, e più si sono f.illi lunghi. Se si te-
esso statuii: le quali cose non sonodi quel- nessero ogni anno, come i canoni voglio-
la giurisdizione che ha il magistrato, co- no, sarebbero brevissimi. In vece moltis-
m'è la cognizione delle cnuse, ma di me- simi vescovi non lo celebrarono mai, e
ro impero che non ammette partecipa- pochi sono quelli che più d'una volta lo
zione altrui, allriiuenti si dividerebbe il adunarono. Ogni anno poi i vescovi do-
diritto monarchico die ènei vescovo, se vrebbero tenere il sinodo, sia stalo o no
il diritto di far le leggi si dividesse col ca- celebrato il concilio provinciale. Quando
piloIo,comesaiebbeseavesse bisognodel i sinodi erano raii, il mododi [iromu'gar
suo consenso. E quindi nasce quell'altra le leggi, non essendovi allora il comodo
dottrina, che il vescovo può dispensare della stampa non ancoia inventata, era
sopra lo statuto o la coslituzionesinodiile, diverso. Talora pubblicavansi nellecat-
senzaconsensodelcapitoloesenzacagione: ledrali , collegiate, parrocchie ed orato-
perche avendo egli solo tatto lo statuto o rii, o sia in tutti i luoghi consagrati a Dio.
costituzione, egli solo la tlispcnsa; essendo Talvolta, specialmente se erano riguar-
gli altri nel sinodo solamente consultori, danti gli ecclesiastici, si promulgavano le
Onde egregiamente il cardinal Dellarmi- leggi sinodali per mezzo de'vicari foranei,
no, DeCoiic. e. 4> asserisce che i sinoili tale altre col radunare il clero. Oniciali
diocesani appena si ponno chiamar con- del sinodo sono il promotore, il segreta-
cilii, non essendo in essi veruno che ab- rio, i lettori e coadiutori segretari, gli e-
bia giurisdizione, tranne il solo vescovo, saminatori, i giudici, i notari, i sostituti
Si eccettuano però que'soli casi espressi ec. 1 sinodi si sogliono celebrare nelle Chi-
nai diritto canonico, che si riducono o in- ledrali (f-); anticamente si celebrarono
torno a quelle cose, delle quali la legge in Sagreuia (/ .) , o nel Sacmn'o (/'.)
canonica espressamente dispone; ovvero della chiesa o della basilica. I sinotli si
a quelle che concernono il comune iute- celebrano pure dagli ordinari delle ab-
resse ilei vescovo e del capitolo, oppure bazie nullius flioecesis,ed egualmente si
circaall'alienazioni. Concludeil dottoSar- pubblicano colla stampa, come notai in
nelli, che solo il vescovo sottoscrive il si- diversi luoghi in cui lùrono tenuti. Sisto
nododiocesano, ch'egli solo ha fatto, e non V colla bolla Deus mi lem, conìenuhì nei-
vi si deve sottosciiveie nessun altro. I de- l'altra Tniniensn aeltrni Dei, tie'a?. gen-
creti de'sinodi si sottomettono all'appio- naioi SU';, Bull. liom. t.4,par. 4,p- 3o'2 e
vazione della s. Sede, ed il Papa li dà ad 3f)(S, obbligò i vescovi e altri ordinari di
esaminare alla Congregazione del con- sottoporre alla censura della s. Sede i de-
c///o {/'.); ipiesla riportata si suole stani- creti ile'loro concilii provinciali e de'Ioro
pare. Dice il Nardi, che gli antichi sono sinodi diocesani. Fa quoniani eodem con-
assai brevi, e che i sinodi non sono fatti cilio Tridentino decrttnni est, Synodus
per pubblicare ad ponipam un'opera di proi'ineiales, lertio quoque anno, dioecf-
dogmatica, morale, canonica e liturgica; sanas singulis annis relrhrai i dcherejd i/i
allora il legislatore appena sa cosa ha det- executionis usum ab iis^quoruni inleirst,
to,ed 1 sudditi non sannocosa debbano os- ìndurieadenirongregatiopro'i.'idtbit.Vrn-
sei'vare. I libii ecclesiastici sono numero- vincialiuni vero, uhn'is terra rum ilLie re-
si ; il sinodo non deve contenere che le lehrentnr, decreta ad se rnilli praeeipiet,
poche leggi necessarie alla rif >rnia tiegli eaque singula expendet et recognosrcl.
abusi iuliodolti uella diocesi: poche co- I\ilriarcluiruuipiaclciva,prinialutn,ar-
270 S I N
rlìirpìsropnriin/ et cpiscoporum (qulhus
BP). Aposlolorutn Liriìina certo constifu
fo terDpore visitare nlia nostra sanctione
Y\%<,i\m eS:\.)poslnlala a lidia t ci quae Con-
i^regatio (pio executioneet inleipretatio-
ne Concilii Tridentini) ipaa per se pò-
(crii, ex carilalis, el jusliliae nonna eX'
pi dia (^ majora ad nos rrfernt cui fra'
trihn.s uostiis episcopis quantiun ciini Do-
mino licei, gvalificnrì cnpinnis. Il Papa
non solo approva i sinodi dell'occiciente,
ma anche di tutte le [)arti del mondo: nel
Bull. Pont, de propaganda fide, ve ne
sono diversi esempi, anche de'vicari apo-
stolici,e nel 1. 1 , p. 198, il breve y^/705/o-
latiis ofjìcinm, de'a-ì dicembre 1672 di
Clemente X,del sinodo di Tonckino ce-
lebrato dal vicario a[)oslolico Pietro ve-
scovo di Berito. Altro e recente esempio
di sinodo celebrato dai vicari apostolici,
è quello di Pondichery noSX Indie orien-
tali {y.), massime sulla foimazione del-
V Indigeno clero [F.), celebralo nel f^en-
naio I 844) approvalo per Gregorio XVI
dalla congregazione di propaganda //V/e,
e pubblicato in Roma colle stampe: Sy-
node de Pondicherj'. 11 Papa condanna e
riprova i conciliaboli ed i sinodi erronei.
Pio VI colla celebi'e bolla Àtictorcrn fi-
dei, de'28 agosto 17945 condannò il fa-
moso sinodo diocesano di Pistoia (/^'.) ,
empio, eretico e scismatico: la bolla tra-
dotta in italiano la pubblicò il Supple-
mento al Giornale ecclesiastico di Ro-
ma rlel[79ì, p. 2G7. Gregorio XVI col
breve Melrhitarnm CathoUcornm Syno-
diis,(\e iG settembre 1 835, condannò
il sinodo Antiocheno celebrato da Aga-
bioMatar patriarca d'Antiochia, (piindi
stampato nel 1810 in arabo inconsulta
aposiolica romana Sede. Ecco dunque
le discipline emanale dai concilii per la
celebrazione de'niedcsimi concilii 0 sino-
di. Incominciando dalla Curma di tenerli,
secondo l'antica tradizione decretò quel-
lo nazionale di Toledo del 633.» Aliai."
ora del giorno, prima che levi il sole, si
farà uscire tiilta lu genie di chiesa, e si
SIN
chiuderanno le porle. Tulli i portinai sla-
raimo a (juella, per dove i vescovi dub-
bono entrare, i quali entreranno tulli in-
sieme, e sederanno secondo il rango della
loro ordinazione. Dopo i vescovi si chia-
meranno i preti, che per qualche tiiolo
dovranno entrare, poi i diaconi eletti allo
stesso modo. I vescovi slaran sedendo in
circoloji sacerdoti sederanno dietro di essi,
e i diaconi staranno in piedi davanti a've-
scovi. Indi entreranno i Iaici,che dal con-
cilio saranno giudicati degni. Si faranno
entrare anche i nolari per leggere e scri-
vere ciò che sarà necessario; si custodi-
ranno le porte. Dopo che i vescovi saranno
stati lungamente in silenzio sedendo,e col-
la mente a Dio rivolta, l'arcidiacono di-
rà : Pregate, e subito si prostreranno tutti
a terra, pregheranno lunga pezza in si-
lenzio con lagrime e gemili; uno de'più
anziani vescovi si leverà per fare ad alta
voce una preghiera, e gli altri staranno
prostesi; e finita che avrà l'orazione^ e
che tulli avranno risposto y/«;f/;, l'arci-
diacono dirà : Levatevi. Tutti si leveran-
no, e i vescovi e i preti sederanno con
timor di Dio e con modestia ; tutti sta-
ranno in silenzio. Un diacono vestito il'al-
ba o camice, recherà in me/zo dell' as-
semblea il libro de' Canoni (/ .), e leg-
gerà quelli che parlano della tenuta dei
concilii. Poscia il vescovo metropolitano
prenderà la parola, ed esorterà quelli che
hanno qualche aliare da proporre, o qual-
che querela da produrre. Non si passerà
ad altro alfaie, se ili.°non sia sbrigalo.
Se alcun di fuori, prete, chierico o laico,
vorrà presentarsi al concilio, lo dichia-
rerà all'arcidiacono della metropolitana,
che denunzierà la cosa al concilio. Allora
si permetterà alla parte di entrare e ili
propone il suo aliare. Nessun vescovo u-
scirà dalla sessione, se lutto non sarà ter-
minato, per poter sottoscrivere alle de-
cisioni. Imperocché si deve credere, che
Dio è presente al concilio, quando gli ni -
fari ecclesiastici si terminano senza tumul-
to, con applicazione e con tranquillità".
SIN
Neir ald'o concilio di Toledo del Gy j
fu statuito. >y La modestia e la gravità de-
vono essere osservate ne' concihi; è proi-
bito di farci strepito, di ridervi, di tener-
vi discorsi inutili, di diNputarvi oslinala-
nrienle e di venire alie ingiurie ". JNel Ce-
remoniale Efjiscoporuni lilj. i , cap. 3 i , si
tratta, De ritibits ti cerenioniis ob<:ervarf
dis in Synodo provinciali, vel diocce^a-
wrt. Sull'autorità de'concilii generali, pei
quali era stala disposta la celebrazione o-
gni I o anni, dovendone destinare il luogo
il Papa col parere del concilio, nel i4 i ^
decretò quello di Costanza. » Il concilio
di Costanza Icgitlitnainente radunato in
nome dello Spirito santo, facendo un con-
cilio generale die rappresenta la Chiesa
cattolica militante, ha ricevuto immedia-
tamente da Gesìi Cristo una podestà, alla
quale ogni persona di qualunque stiito e
dignità, anche Papale (a molivodellosci-
sma di due Papi e d'un antipapa contem-
poranei: su questo punto però meglio è
leggere gli arlicoliCoNcino, Primato, Sede
APOSTOiiCA, e quelli analoghi in essi ci-
tati) è obbligata d'ubbidire in ciò che ap-
partiene alla felle, alla estirpazione dello
Scisma [f\),^\\i\v\^ovma della Chiesa nel
suo capo e nelle sue membra (A^. Basi-
lea) ".Già dissi a SoNBAXITv' DELLA S. Se-
DE, parlandoli! quella che esercitò il con-
cilio o assemblea di Coslanz.i , durante
la sua convocazione, ciie molli lo chia-
marono con tal vocabolo di assemblea
o di convento, e con altre relative noli-
zie; che Gregorio XII convenne alla /•/•
niinzia dd ponlifìcalo, con patto accet-
talo di caiioiiicamcnte egli stesso di nuo-
vo convocarlo, autorizzandolo a trattar
gli alfan della Chiesa ; laonde ritenersi
da'critici, che il concilio di Costanza non
può Icneisi propriamente per tide, pri-
ma della convocazione di Grigorio XII
e dell'elezione di Martino V. Su di esso
però, come gravissimo argomento, va-
do a riparlarne qui appresso. Dichiarò
il concilio di Scns dell'anno i )9.8. >» I
cuncilii generali hanno facoltà di decide-
SIN 2-1
re negli articoli che riguardano la fede,
re<;tirpazione dell'eresie, la riforma della
Chiesa, e l'integrità de'coslumi ; la loro
autorità è santa e inviolabile, e chiunque
resiste loro con ostinazione, e ricusa di sol-
tomellersi a'Ioro decreti, dev' essere eoa
ragione riputalo nemico ilelh fede ". Per-
chè volgarmente il V concilio generale e
Il di Co^frt/J^mo^o//, che descrissi in quel-
l'articolo, a Tre Cafitoli e ne'lanti re-
lativi, si chiama Quinto Sinodo^ si può
vedere in De Marca, in Di^aerl. de /'i-
gil'O decreto prò confìrmal. J Synodij e
Noris, Z^e Synodo f. Perchè il VI con-
cilio generale e III di Costantinopoli fu
dello Trullo e fi Sinodo, si può vederlo
in tali articoli. Perchè il concilio dei Gc^'X
di Costantinopoli (ove per errore tipogra-
fico il q fu posto prima del 6), fu deno-
minalo Quiniseslo, lo notai in tale arti-
colo, enei voi. XV, p. ilio. Perchè il con-
cilio di Pisa del 1409 alcuni lo dicono
legittimo, altri illegittimo, lo rimarcai a
queirailicolo, a Scisma, a Gregorio Xlf.
Il pestifero scisma sostenuto dall' anti-
papa Benedetto XflI, successore dell'al-
tro pseudo Clemente f II, h\ tale perla
Chiesa, che come notai a Sigilli pontifi-
cii, Bonifacio IX dato i brevi con questa
formola:/?o/7i(7e apud s. Pelrnmsub /In-
nulo Fluctuanlis Navìcidae. Sebbene in
molli luoghi, a Sovranità dei l a s. Sede,
a Pisa, a Costanza, parlai dell'assemblea
convocata a Costjin/a neli4i4 *^'^ Gio-
vanni .\.\ I f I ,poìchì; lìaWa [)iìi parte degli
scrittori critici [)ro[)riamenle non si tie-
ne per Smodo o concilio lino alla convo-
cazione di Gregorio .\fl e all'elezione di
ciarlino f^, aggiungerò ipii alcune altre
nozioni importanti, mentre di rece nte il
dotto p. il. Luigi Tosti cassinese, nel 1 853
pubblicò in iSapoli la ragionala : Slorid
del concdiO di Costanza, \\A\a quale ren-
de erudita ragione la Civiltà cattolica,
'?..' serie, t. 5, p. 355. Neli4or) aduna-
tosi il concilio di Pisa, furono deposti il
legittimo Gregorio XII, ed il falso Bene-
detlo .XI II, ed in vece eletto Alessandro
272 SIN
/''j cui poistircesse Giovanni XXTTI, e di
liiltociòsciisse il p. Tosti. » Lo scisma in-
cominciatodalla trista elezione diClemen-
te VII ebbe un fine colle pisane senten-
ze; la discordia che seguitò per l'ostinn-
zioiiedi CenedcttoXilledi Gregorio XII
fu un secondo scisma, e scisma colpevo-
le. Non pili potevano liberamente i fede-
li darsi all'uno od all'altro de'pi-efenden-
ti e giustificare la propiia elezione con la
inccitezza del diritto. Questo era slato fer-
malo e chiarito in Alessandro V, legitti-
mamente creato Pontefice dal voto del-
l'universa chiesa". La Ch'iltà calloUca,
su questo punto più giuridico che stori-
co, giustamente è di diversa opinione del
p. Tosti, ma più come discussione acca-
deniica che non di censura, ed in prima
otlimamente dichiara: Che il concilio di
Pisa fece più male che bene, accrescendo
loscisma,invecedi estinguerlo, collacrea-
zione d'un 3." Papa. Quel concilio non
può chiamarsi chiesa universale,mancan-
te della vii tu della convocazione che vie-
ne dal caposupremo della Chiesa, ch'era
allora Gregorio XII. Mancò eziandio d'u-
nità materiale di ricognizione, poiché di-
versi vescovi, principi, cleri e popoli con-
tinuarono a riconoscere Gregorio XlIjCd
anche Benedetto XIII. Non può dirsi u-
ni versale, poiché i cardinali non hanno
facoltà di convocare il concilio vivente il
Papa vero. La chiesa universale non può
essere legittimamente rappresentata sen-
za il suo capo; senza Papa non può darsi
concilio ecumenico. E posto per impossi-
bile che vero concilio rappresentante la
chiesa universale fosse il Pisano, avea es-
so ildiritto di giudicareedeporre un Pon-
tefice? Non potendo fu* da giudice se non
chi è veramente superiore, ciò importe-
rebbe che il concilio fosse superioreal Pa-
pa;errorefunestissimo e lanlogiustamcn-
te e dollamenle confutato dallo stesso p.
Tosti in più luoghi di sua opera. Se Gre-
gorio XII avea giurato di non crear nuo-
vi cardinali, e di rinunziare il papato se
la pace della Chiesa lo richiedesse, e in-
SIN
tanto ninna delle due promesse osservò;
ciò vuol dire al più ch'egli peccò e da Dio
ne sarebbe giudicato; ma non perrpiesto
ne segue ch'egli poteva essere sottoposto
al giudizio de'propri sudditi, quali erano
certamente i padri convenuti a Pisa, Il p.
Tosti nella sua bella Storia di Bonifacio
VIII^ ricorda il celebre fìitto del conci-
lio romano sotto Papa s. Simmaco (^^■),
nel quale dichiararono i vescovi non po-
ter giudicare la prima sede! Il concilio di
Costanza depose I' antipapa Benedetto
XIII, e Giovanni XXIII eletto Papa in
forza del concilio di Pisa, per esser fug-
gito dopo la simulata rinunzia, ed inol-
tre fece rompere i suoi Sigilli [f\). Adun-
que il concilio di Costanza^ continuazio-
ne di quello di Pisa, non fece altro che
disfare l'opera delle sue mani. Per un con-
cilio era Papa Giovanni XXI li, per mi
concilio cessò di esserlo. Se il concilio non
avea diritto a deporlo, neppure avea di-
ritto a crearlo e viceversa. Onde i padri
di Costanza non deposero che un Pa-
pa ipotetico. La Cii'iltà cattolica, proce-
dendo egregiamente nella disamina di
s^ grave e delicato punto, soggiunge:
Il Papa categorico, diiem così, ti Papa
che non era sfato creato da un concilio,
ma canonicamente dal conclave de'car-
dinali neli4o6 in successore del legitti-
mo/(i/zore/izo f^II, quale fu certamen-
te GicgorioXII, non venne deposto, ma
da Rimiiii (^ .) spontaneamente fece la
virtuosa ed eroica Rinunzia del ponti fi-
cato[f^.) e si ritirò a Recanali (/'.), ove
morì. E prima di rinunziarvi, come ri-
levai di sopra, memore di sua piena au-
torità, costrinse il concilio di Costanza a
riconoscersi suddito suo,acceltando la sua
legale convocazione, e ricevendo debita-
mente da lui l'autoiizzazione di trattar
gli affari della chiesa universale. Così Dio
non volle permettere che anco in tempo
di scisma e di dubbio intorno al legitti-
mo successore di s. Pietro, il concilio si
attentasse di porre le mani addosso al-
l'unto suo, eletto per canonica elezione
SIN
e vero capo della cliiesa imi versale anclie
rappresentata in un concilio. A fronte di
tanti avversari, il solo Gregorio XII, con
eterna gloria del suo nome, in quella sca-
brosa congiuntura seppe mantenere la di-
gnitti di Pontefice. Tra i diletti del con-
cilio di Costanza, il p. Tosti riuiaicn, che
fu troppo facile atl accogliere nel suo se-
no una turba immensa di dottori univer-
sitari! che colla loquacità della disputavi
recarono un'anlilezza d'opinai'e sbriglia-
to; esso allontanandosi dall'uso di lutti i
precedenti concilii rimutò la forma del
suffragio, e volle si votasse non per capi,
ma per nazioni; dopo la fuga di Giovan-
ni XXIII nella S."* e !).' sessione, pretese
di definire tumultuariamente la superio-
rità del concilio sopra il Papa, per farsi
strada alla deposizionediGiovanniXXlII
ch'esso avea sino allora riconosciuto per
■vero Papa; nella sentenza, invece di reca-
re per ragione la dubbiezza del diritto per
ciascuno de'pretendenti,e il non potersi
altrimenti por termine all' indomabile
scisma, produsse i delitti di cui era incol-
pato Giovanni XXIII. L'infallibilità dei
concilii viene dall'assistenza divina: Pia-
ciiil Spiritili sancii et nobis. Ecco la for-
mola immutabile di tulle ledefinizionisi-
nodali nellaChiesa di Dio. Quest'assisten-
za non è slata promessa a'baccellieri e dot-
tori delle università, ma a''successori de-
gli apostoli, cioè a'vescovi. A'vescovi dun-
(pie adunati nel nome di Cristo, cioè per
l'autorità del suo vicario, e come già dis-
si, spetta unicamente il definire. Questa
è la parte necessaria ed assoluta che ri-
guarda il diritto. Ma inoltre vi è una par-
te conlingenteerelativa cheriguarda l'o-
pera umana. Da (pieslo lato si an)melto-
no i sapienti , quanlinique non vescovi,
acciocché aiutino la discussione previa al
definire, co'Ioro studi e cognizioni. Ecco
il perchèe il come la Chiesa volle nel con-
sorzio della fatica ne'concilii gli ordini in-
feriori a'vescovi neH'ccclt'siaslica gerar-
c!iia,e dislese la mano all'onorevole con-
cento delle universilà, La Civilut catto
VOI. LXVI.
SIN 0-3
lira lodale magnifiche parole, colle qua-
li il p. Tosti riprova la memoi'ala divi-
sione dc'sulhagi per nazioni, [)cr volere
dell' imperatore Sigismondo presente al
concilio. Quanto all'accenna la celebre de-
finizione intorno al sottostare del Papa
al concilio, il p. Tosti diotostiò, come gli
slessi padri di Costanza non intesero par-
lare se non del caso in che essi si trova •
vano, cioè del caso di scisma e di dubbio
Papa, non già di Papa cerio e general-
mente riconosciuto. In secondo luoiio non
crederono proporla come definizione di
fede, non avendoci apposta la solita for-
mola control riluttanti: Annlheniasit.\n
terzo luogo dimostrò chequella definizio-
ne se si prendesse in modo assoluto con-
terrebbe un assurdo. Imperocché sebbene
possa dirsi che il Papa sovrasta al conci-
lio siccome capo al corpo, l'opposta pro-
posizione è contraddittoria e ripugnante
allo slesso senso comune, non avendo il
concilio personalità concrela se non in
virtù del Papa che lo raccoglie e rende
legittimo. Il p. Tosti merilaraentesfolgo-
ra intorno a tale importanteargomento,-
le invereconde e semiereticali dicerie del
Gersone (/ •)• Martino V eletto nel con-
cìlio di Costanza, ne proclamò la conti-
nuazione a Pavia (f^.), che assalita dalla
peste lo trasferì a Siena {l^.); questo so-
speso,fu pubblicatoquellodi Ba'silt'a, che
divenutoconciliabolo, Eugenio 1 V gli op
pose e celebrò il concilio ecumenico di
Ferrara e Firenze {/-'.) ove trasportò il
legittimo concilio universale. !Vicolò V eb
be la gloria di estinguere lo scisma di Ba-
silea, sostenuto dall'antipapa Felice V di
Savoia {/ .)■
I principali canoni sui concilii nazionali
o piovinciali e sui sinodi diocesani sono
i seguenti, e vi aggiungerò alcuna pontifì-
cia disposizione e altre nozioni. Il conci-
lio di Laodicea del Sio >> Ordina a've-
scovi, che salvo il caso d' infermità non
lascino di andare al sinodo per loformnre
ed essere informali di ciò ch'è necessario
al bene e correzione dcllaChiesa.'LN'cl con-
974 ^^^ ^'N
tilio d'Antiochi;! del 34 1 fu convrnulo il Pagi, in Brev. Eom. Pont. t.i,p. i38j
j- E' sfato giudicalo opporliino pei biso- n.^iy. Il concilio provinciale Oscense del
gni della Chiesa e la decisione delle dif- 598 » Ordina che ciascun vescovo an-
fèrenze, che i vescovi d'ogni provincia si \M\?L\ll^ev^\eonllles ahhates monasterioruni
ragunino in concilio due volte all'anno, i'd pre.sbyteros d rfiaconox suae dioecesi<;
essendo avvertiti dal Mctiopolilano [V.). (cioè della campagn;i) ad locuni, ubi c-
II I ."concilio si terrà la 4-' settimana dopo piscopuselcgeritcongregnre pratcipial ".
Pasqua: il 2. "nel mese di ottobre. A quegli Queste e quelle del concilio di Toledo del
concilii interverranno i preti, i diaconi, e 698 sono le prime leggi che cagionaro-
tutti quelli che credono avere ricevuto no l'origine de'sinodi diocesani. Nella let-
qualche torto, e si farà loro giustizia: ma tera i o5 di S.Bonifacio arcivescovo di Ma-
rion è permesso di tenerconcilii in parlico- gonza nel 74 ^j'^' fhce che il vescovo ri-
lare senza i metropolitani. Se un vescovo tornato dal sinodo provinciale, tenga ru-
è accusato, e che i voli de'comprovinciali dunanza, Conventus (poiché come notai
sieno divisi, in guisa che una paife di loro il nome di sinodo non erasi ancora acco-
lo giudichino innocente e gli altri reo, il iniinnto nlle radunanze diocesane, e con-
metropolifanonechiameràalquantidella tinuava ad esser proprio de'concilii) con
provincia vicina per togliere la difiìcollà, i preti, abbati, ec, in limando loro di os-
e confermerà il giudizio co'suoi compro- servare i precetti del sinodo, ossia con-
vincìali; ma se un vescovo è condannato cilio provinciale. 11 concilio di Clovesho-
a pieni voti da tutti i vescovi della prò- via in Iiighillena del 747 parimenti pre-
vincia, non potrà più essere giudicalo da scrive che i vescovi, i (piali dal sinodo (cioè
altri, e il giudizio sussisterà ". 11 concilio concilio provinciale) ritornano alla pro-
di Carlaginedel 898. "Il concilio riconci- pria parrocchia (cioè diocesi), radunino i
lierài vescovi discordi; giudicherà l'accu- preti, abbati e preposili per inlimar loro
sa inlenlala da un vescovo contro d' un l'osservanza del concilio, e se qualche co-
laico. Se i giudici pronunziano in assen- sa essi vescovi non possono rimediare, la
7.a della parte, la sentenza sarà nulla, e ne riferiscano al concilio provinciale per es-
renderannocontoalconcilio.Lacondanna serecorrelta.il gius canonico disi. i8,cap.
ingiusta pronunziala da un vescovo sarà Decernimux^ conferma lutto ciò,voleiulo
riveduta in un concilio ". Papa s. Cele- che dopo il concilio provinciale, il vesco-
slino 1 del 4^-^ f" zelantissimo dell'os- vo raduni tutti gli abbati, preti, diaconi,
servanza de'decreti sinodali e de'suoi pre- chierici, seu eliain onineni conventuni ci-
decessori, che giammai li rivocò o sotto- K'ilatis ipsius, e la plebe (sul qual voca-
pose a nuovo esame, come attesta s. Pro- bolo può vedersi Pieve) a lui soggetta,
spero, contr. Collat. cap. 4'- " concilio per inlimar loro i decreti del concilio pro-
di Calcedonia dcl4'>i- " In ogni provin- vinciate. Il concilio di Meaux dell'845.
eia i vescovi si raduneranno due volte l'an- « 1 principi permetteranno dicelebiare
no nel luogo eletto dal metropolitano, e due volte l'anno i concilii provinciali, che
i vescovi che non c'interverranno, essendo non devono esser interrotti da nessun tor-
nella loro città e senza impedimento ne- bido d'affari temporali ". 11 concilio di
cessano, saranno ammoniti fralernamcn- Savonnieresdell'859. w I vescovi chehan-
le".Papas. Ormisda del 5i4, con lettera noassislitoalconcilio.hanno in pari tempo
decretalea tutti i vescovi delle Spagne/m- contratto un' unione di suthagi comuni
giunse loro che si celebrassero ogni anno agli uni e agli altri, durante la loro vita
svolle, o una almeno,i sinodi provincia- e dopo la loro morie, ed ordina che ce-
li, essendo questo un mezzo eflicacissimo lebreranno la messa gli uni per gli altri,
per conservai" la disciplina, e lo asserisce nel mercoledì di ciascuna settimana ". Pa-
SIN
pn Adriano TT nelI'SGS scomunicò il car-
tlinal Anastasio per aver tlepiedalo il pa-
triarchio, rubale le sinodali sciif ture, che
si conserva va no dagl i Scrin iari[ V . ),e com-
oiesso altri delitti, confermando la sen-
tenza nel concilio romano. II concilio di
LateranolV nel i ■?. i 5. » Si terra imo ogni
anno i concllii provinciali, e per facilitarla
rif()rnia degli abusi si stabiliranno in ogni
diocesi delle persone capaci che pei- tutto
l'anno se ne informino esattamente, e ne
f.icciano il loro rapporto al concilio se-
guente : invigileranno altresì all'osservan-
za de'decre'i de'concilii, i quali saranno
pubblicati ne'sinodi de' vescovi ". Il con-
cilio di Vagliadolid nel r 32 i .»> La Chie-
sa ha ordinato, che i metropolitani non
lascino di tener ogni anno de'concilii pro-
vinciali ; e perchè alcimi hanno trascu-
rato di flirlo per molti anni, dal che de-
rivarono molti danni alla Chiesa, noi am-
moniamo tutti gli altri vescovi, di osser-
vare su questo punto il decreto del con-
ciliogeneralediLaterano IV, eordiniamo
che se non tengono i loro còncilii alme-
no ad ogni due anni, sieno sospesi dal-
l' ingresso della chiesa finche 1' abbiano
adempito.! vescovi terrannoanch'essi sot-
to la stessa pena i loro sinodi diocesani
ogni anno". Il concilio provinciale di Nar-
bona del 1 35 1 "Rammenta a'pieti le cen-
sure a chi disubbidisce venire al sinodo,
e minaccia anche la deposizione ". Qui
noterò che nel concilio di Germania del
^43, sotto s. Bonifacio, fu posta la gros-
sa penale per que'iempi di Go soldi per
chi disubbidiva alla chiamala al sinodo,
che veniva fatta dall'arcidiacono, come
confermasi dal concilio di Metz del 753.
Raterio vescovo di Verona nel 967 in-
timò a tutli gli ecclesiastici della sua dio-
cesi il sinodo; e nel ()fi8 tutti v'inlcrven-
nero, ad eccezione d'alcuni canonici che
non vollero venirvi. In vece tiovo nel con*
odio di Como del 10 io sottoscritti i ca-
nonici della cattedrale e col titolo di car-
dinali. Id<'putali de'canonici delle catte-
drali Irovavansi anticamente ai còncilii.
SIN . 27 >
ed anche oggidì vi del)bono essere. Il ca-
nonico deputalo d' una sede vacante ha
voto decisivo nel concilio. Le cause cri-
minali de'canonici non si sbrigavano dal
vescovo come quelle degli altri preti, ma
dal concilio provinciale;oioè quando i còn-
cilii provincia-li si celebravano due volte
airanno,ondenoneiavi pericolodi danno
per la lunga dilazione. I canonici nell'an-
tichità furono una specie di giudici in si-
nodo, e molte volte lo sottoscrissero; ne
sonoesempii còncilii di Piacenza del f)o3,
di Modena del 908. Gli statuti neli446
fatti dal vescovo di Liegi per la sua dio-
cesi, diconsi emanati de con<;ilio et con-
sensu cn pi III li. Papa Urbano V nel 1 366
scrisse a tutti gli arcivescovi, ordinando
loro di celebrar còncilii in ciascuna pro-
vincia, ne' quali slabilis.sero salutari co-
stituzioni, per e<!tirpare i vizi e piantare
le virtù, e determinassero che i chierici che
avessero più benefizi, ne godessero uno
soltanto. Il concilio di Parigi del 1408.
J5 Ogni concilio provinciale durerà al meno
un mese. I comparenti quantunque in mi
nor numero, che non dovrebbero essere,
potranno tuttavia tenere il concilio, e or-
dinarvi ciò che converrà, non ostante l'as-
senza degli altri ". Il concilio di Coslau-
za deli4f7' " La tenuta de'concilii èia
miglior strada per estinguere e preveni-
re gli scismi e l'eresie, per correggei-e gli
eccessi, riformar gli abusi esei-bare la Chie-
sa in florido stato. 11 concilio ordina con
un editto perpetuo, che si terrà im con-
cilio generale diro imo anni, ne'Iuoghi
che il Papa indicherà al termine d'ogni
concilio, di consenso e con approvazione
dello stesso concilio ". Il concilio di Ba-
silea del 1433. »» Si ladunerà il concilio
provinciale due volte ogni anno, o alme-
no una. 11 vescovo diocesano vi presiede-
rà in persona, purché non abbia qualche
impedimento legittimo. Il concilio durerà
duco tre giorni, secondo i bisogni «Iella
Chiesa. Questi còncilii cominceranno con
im discorso, nel quale si esorteranno gli
assistenti a menar ima vita regolata e con-
'X'^Q SIN
fornìe alla santilà del sacerdozio; a met-
tere in vigore la disciplina, e a istruire i
popoli in tutte ledomeniche, e nelle altre
solennità si farà lettura degli statuti si-
nodali, prescrivendo la maniera d'ammi-
nistrare con pietà i sagramenti. Si pren-
derà esalta informazione delia vita e dei
costumi de'sacerdoti e de'chierici, se so-
no usurai, simoniaci, concubi nari, se ad al-
tri eccessi soggetti, e si correggeranno con
carità: il tutto, dicbnoi Padri del concilio,
secondo l'uso antico stabilito dalla Chie-
sa col can. 5 deli. "concilio Niceno, ecol
2.° dell. "concilio Costantinopolitano, il
che è stato continuato sino all' Vili con-
cilio generale nell' 889 ". Il concilio di
Trento.» Iconcilii provinciali devono te-
nersi ogni 3 anni. 1 metropolitani o il ve-
scovo piìi anziano in loro vece devono con-
vocarlo. Tutti i vescovi e tutti gli altri,
che per diritto o per consetudine devono
assistervi, sono tenuti d'intervenirvi. Idio-
cesani devono tenersi ogni anno". Il con-
cilio di Trento fu un sole, che cambiò la
faccia alle cose, e fece sparire la simonia,
il concubinato, la pluralità e altri abusi
sui benefizi ecclesiastici : fece rifiorire o
ripristinò i seminari, tutti gli ordini ec-
clesiastici, il buon costume, la disciplina.
Perchè il frutto che se ne aspettava ve-
nisse, i Papi mandarono de' vescovi visi-
tatori da una diocesi all'altra, perchè vi
fossero messi in pratica i decreti conciliari
del Sagrosanto concilio di Trento. Per
comodo de' litiganti aveano i Papi per-
messo, che si giudicassero le cause ec-
clesiastiche fuori della curia romana, e
però spesse volte si commettevano a per-
sone, le quali mancavano di perizia e di
buona fede. Nascevano questi abusi dal
gran numero de'protonotari,a'quali ben-
ché non forniti di requisiti opportuni ,
commettevansi delle cause come costituiti
in dignità ecclesiastica. Volendo Benedet-
to XIV ovviare a questo male, che altri
suoi predecessori e il concilio di Trento
aveano procurato togliere, colTaver pre-
scritto che fossero eletti i giudici ne' si-
SIN
nodi diocesani o ne' provinciali; e riflet»
tendo nello stesso tempo, che quesli con-
cilii per diversi impedimenti sempre si dif-
feriscono^ non celebrandosi i primi, co-
m'era ordinato, ogni anno, né i secondi
ogni triennio, comandò colla bolla Quam-
l'Wjde'aG agosto 174'}^"^^- MagnA.i^,
p. 4'j che i vescovi co'rispettivi capitoli
eleggessero questi giudici, quando ne'del-
ti sinodi non potessero destinarsi. Quindi
colla bolla Ad militantis, de' 3o marzo
I 74'2> Bull. cit. p. 72, per soddisfare alle
querele de' vescovi, prescrisse quando e
in quali casi debbansi da'medesimi giu-
dici concedere o negare le appellazioni di
dette cause. La Congregazione del con-
cilio, che riconosce i decreti de'siiiodi o
concilii provinciali e diocesani, qualora
contro questi ultimi si presenti leclamo
alla s. Sede, ha dal Papa la facoltà d'au-
torizzare i vescovi, i vicari apostolici e
gli abbati nullius, di eleggere gli esami-
natori e giudici prò -sinodali per tempo
maggiore d'un anno. Il Nardi parlando
nel cap. 2 i : Sui parroclii in sinodo dio-
cesano, dice che il sinodo diocesano è un
atto d'ubbidienza degli ecclesiastici d'una
diocesi, i quali sono chiamati contempo-
raneamente dal loro vescovo per udirvi i
suoi ordini. Essendo il vescovo stato sem-
pre, com'è, l'unico legislatore, e rappre-
sentando laChiesa, le di lui leggi non abbi-
sognano della sanzione del sinodo in cui
le promulga, e quelli che vi raduna per
avere de' lumi e de' pareri, questi sono
sempre consultivi e giammai definitivi.
La promulgazione cos'i fatta delle leggi
è più solenne nel sinodo, e piacciano o
non piacciano, obbligano i congregati e
gli assenti. 11 vescovo senza essere obbli-
gato, può mettere qualche cosa a'voti nel
sinodo; ma due cose capitali, dice Naidi,
bisogna osservare. La i."", che se nello scru-
tinio, che il vescovo può far eseguire o
con voti segreti, o con voti pubblici col
verbo placet (nel gius odierno una cosa
sola alibisogna della sanzione de'coogre-
gali in sinodo, che abbiano diritto a dar
SIN
il volo; ed è reiezione degli esamiiialori
Si nudali, dc'fjuali il vescovo deve servirsi
ncHa collazioue di certi benefizi. Se non
li (a approvare dal sinodo, conviene che
si rivolga all'approvazione del Papa edei
suoi canonici. In questo caso è in liber-
tà il vescovo di far Usare dai votanti in
sinodo il suffragio pubblico o il segreto.
Questo voto poi si deve dare da tutti i
benefizia ti, cioè canonici, mansionari, par-
rochi ed altri aventi benefizio ), la cosa
proposta dal vescovo fosse rigettata, pure
egli può benissimo dire: Si non placet k^o-
bis, placet nobiSyC noa ostante intimarla
e fiirla osservare. Se i congregati vedono
una cosa nociva e anticanonica, potran-
no ricorrere al concilio provinciale se vi
è, o al metropolitano io 2." istanza, o in
ultimo alla s. Sedej ma sempre in dav-
/^^à'0,non in 505^;c/i5n'o. Potrà allora l'au-
torità superiore dire ciò che disse Adria-
no II circa \'S'j2, parlando d'un sinodo
diocesano, di cui dichiara nullo quello che
\i si è fatto: perperani gesluni est. La 2.'^
cosa importantissima da riflettersi si è,
che i voti si danno da'canonici, mansio-
nari, parrochi ed altri benefiziati. Sul si-
nodo diocesano, e su molti sinodi dioce-
sani, massime de'primi secoli dopo la loro
introduzione, importanti notizie contie-
ne la dotta opera del ^'ardi. Questi par-
la ancora d'un altro piccolo sinodo, ed
era quello del vescovo co' vicari foranei
soltanto: in esso il vescovo interrogava
i vicari sui preti e cose <lel loro vicaria-
to.Questo piccolo sinodo, secondo il con-
cilio di Colonia delij3G, era di soli ab-
bati e vicari foranei.
L'episcopato cattolico, assecondando
i desiderii e gli avvisi del Papa Pio IXj
in ({uesti ultimi anni ha ripreso la cele-
brazione de' concilii provinciali, per ac-
correre ai bisogni vari e molteplici del
cattolicismo, per conservare integro ein-
\iuIato il deposito della {\:{.\c, per l'mse-
gnamenlu della santa dullrina, per l'ac-
crescimento idl'onore del divin culto, per
islabilirc e coulermarc la morigeratezza,
SIN 277
la virtìi, la leligione, la pietà e altri spi-
rituali e morali vantaggi delle popolazio-
ni cattoliche; per avvertirle delle inces-
santi niacchinazioni e degli artifizi con-
cordi delle propagande europee filosofi-
che e protestanti, delle sette politiche e
demagogiche contro l'altare e il tronocon
orribili cospirazioni e congiure, sempre
vinte e non mai dome come l'Anleodella
favola, ripigliando nelle loro cadute lena
e vigore, e con titanica perseveranza fa-
cendo guerra tenebrosa e perpetua; in fi-
ne, per porre un argine alle stampe lu-
ride, scostumate e irreligiose ; come di-
chiarasi ancora nella veneranda Lettera
Pastorale del cardinal arcivescovo edei
vescovi dell'ecclesiastica provincia di Ra-
venna a'Ioro diocesani, emanata nell'ot-
tobre 1849, ^ ^' *^"' ^'^^' parola all'ar-
ticolo Ravenna, dicendo del concilio pro-
vinciale. Degli altri concilii provinciali ce-
lebrati in questi ultimi tempi, negli ar-
ticoli in cui mi fu dato ricordarli, lo fe-
ci con molto piacere, come a Salisbur-
go, R.EIMS, Parigi, Rennes, Soissoxs,
Si'OLETi, ec, e di quello di Palermo es-
sendo già pubblicato l'articolo, ne pro-
fittai a Sicilia per un cenno, e altrettan-
to farò in quelli in cui mi sarà dato e-
seguirlo. Così questa salutare pratica co-
tanto usata e frequente negli anteriori se-
coli, non è stata dimenticata nel nostro,
che pure è stato sì stranamente fecondo
di turbolenti vicende, che lian trambu-
stato e sconvolto ogni online politico in-
sieme ed ecclesiastico. Lra ben dnn(|uc
conveniente, che come a ristabihre l'or-
dine politico sogliono convenire i princi-
pi degli stati, altresì a reintegrar l'eccle-
siastico si adunassero i principi della ge-
rarchia della Chiesa. Ciò per appunto con
immensi) lodeellettnarono i vescovidi Na-
poli, di Roujagna, di Toscana, di Lom-
bardia, di l'\ancia, d'Austria, del liel-
gio, d'Ungheria, d'Irlanda e d'altri pae-
si remoti, ein lìaltimura. Laon^le il l\q)a
deputò una congregazione speciale perla
rcvisioucdidclti coucilii pro>iuciali, pie-
■ijS SIN
sa dalla slessa s. congregazione del cou-
cilio, e composta del cardiual prefetto e
di 7 altri cardinali, del prelato segreta-
rio, e di 8 consultori aggiunti prelati e
religiosi. Lo spirito di saggezza che pre-
siedette mai sempre le cristiane adunanze,
fu invocatocolla preghiera dell'/^rZiii/KU*,
che si rinviene sulla 1/ facciata delle più
rimote collezioni de' concilii. A'aS gen-
naio 1 848 l'arcivescovo di Tuam (/'.) nel-
l'Irlanda celebrò il sinodo co* vescovi della
sua provincia. L'OsiCAvaiore/towirt/zo nei
n. 1 9 e 20 del 1 849 riportò l'allocuzione
dell'arcivescovo di Parigi mg/ Sibour per
l'apertura del concilio e quella per la chiu-
sura, le quali incominciano culle formo-
le : T'entrabill Padri e colleglli amatis-
simi, Signori eCooperatoi'i canssuni: T'e-
ner abili Padri, e voi luUi amatissimi Coo-
peratori. Piimarchevole in quella della i .
è questo brano. »> Voi ristabilirete inse-
guitola periodicità di queste sante assem-
blee, di cui l'inteiruzione sì prolunj^ata
è stala la causa di tanti mali. I concilii
sono la forza e l'uni là vi ventedella Chiesa.
Richiamano con autorità le antiche leggi,
danno a quelle nuove che i vescovi cre-
dono necessarie di portare, più di forza e
di vigore.Deposli a'piedi del sovranoPon-
tefice i loro decreti, già obbligatorii per
se stessi, in quanto che non sono contra-
ri né alle leggi generali della Chiesa, né
alle costituzioni della s. Sede, acquista-
no colla sua conferma e la sua benedi-
zione un carattere più venerabile ancora.
Lo ristabilimento de' sinodi è come una
conseguenza de'concilii provinciali. Rap-
presentano l'unità diocesana. L'autorità
de' vescovi si appoggia sull'unione de'cuo-
ri, su di una santa unità di pensieri, di
sentimenti che gli assicurano l'amore, il
rispetto. E" nel seno del sinodo che ogni
vescovo della provincia, conformemente
alle prescrizioni del s. concilio di Trento,
promulgherà d' ordinario le risoluzioni
decise nel concilio provinciale ". Dell'al-
locuzione per la chiusura del concilio, mi
sembra opportuno riportare il seguente
SIN
periodo.» Abbiamo posta la i ." pietra del-
l'edificio, e per mezzo di nuovi sforzi da
noi messi in esecuzione continueremo e
termineremo un'opera cotanto importan-
te. Sul fondamento di questi salutari de-
creti che l'attuale concilio ha sanziona-
to, altri nuovi decreti s'innalzeranno san-
zionati da'concilii futuri, fino a che tut-
ti gli affari ecclesiastici nelle loro diverse
parli sieno restaurati, e tutti i bisogni del-
la nostra Chiesa sieno soddisfatti. E poi
non basta far delle leggi. Bisogna vigila-
re alla loro esecuzione. Avrera bisogno
perciò, venerabili Padri e colleghi caris-
simi, di perseveranza e di forza. Gli abusi
sono come serpi che sfuggono nella ma-
no che li preme per soffocarli, 0 come delle
erbe cattive che non avete strappate che
nuovamente rinascono. Qui, venerabili
Padri e fratelli, apparisce principalmen-
te l'utilità delle nostre sante assemblee.
Esse danno ad ognuno di noi nuova forza
sia per condannare, sia per correggere gli
abusi. Non saranno le nostre leggi da farsi
eseguire, ma sibbene quelle del concilio.
Appoggiata su questa base dell'ecclesia-
stica provincia, la nostra autorità sarà in-
sieme più feconda, più forte, più tempe-
rata.Altro non miraste. Padri venerabili,
colleghi, ed amatissimi cooperatoli, nel
lavoro del concilio, che a rendere a Dio
solenni ringraziamenti del felice esito che
ha egli dato a questa i.^ episcopale riu-
nione. Io lo debbo ringraziare in parti-
colare della felicità che mi hanno procu-
rato questi giorni seco voi passati in una
stretta e dolce comunanza di pensieri, di
orazioni e di sentimenti. R.icevete voi pu-
re i nostri ringraziamenti, venerabili pre-
lati, che degnati vi siete venire in nostro
soccorso co'vostri consigli, ricevetene voi
ancora che colla vostra presenza avete og-
gi influito all'eclatanza di tal solennità,
apportandoci il concoiso delle vostre o-
razioni, de' vostri voli. E voi in partico-
lare (mg. rFornari nunzio di Parigi, oru
cardinale), o angusto rappresentante del
supremo Pontefice, del nostro amatissi-
SIN
ino e comtin p.iJre, licevele l'espressio-
ne della nostra più viva iiconosccii7..i ".
iSell'opuscolo, ^a venerazione alla s. Ca-
sa di Loreto promossa con un compen-
dio slot irò, Loreto i 853 (al cui autore
rendo piiljblici ringraziamenti per le con-
tinue cita/iuni onorevoli die liu fatto del
mio articolo Loreto), si parla del conci-
lio de'vescovi delle provincie della ^Lir-
caedi Urbino tenuto in Loreto, nella cui
basilica della s. Casa di Na7areth con pon-
tificale se ne celebrò l'apertura e riceve-
rono la comunione i prelati che v'inter-
vennero, a'24 febbraio i85o, donde pas-
sarono processionalmente alla nobile cap
pella del collegio Illirico de'gesiiiti, ono-
rato altresWlalla loro ospitalità, aflìne di
tenere in essa le sinodali sessioni, sotto la
presidenza del cardinal De Angelis arci-
vescovo di /'ermo. Terminò il concilio nel-
la detta basilica a' i 2 marzo con solenne
ringraziamento a Dio, e con somma edi-
iìcazione ddl clero, municipio e popolo lo-
retano, e di quanti altri vi accorsero, am-
mirati tulli delle virtù edella zelante sol-
li'ciludinede' venerandi loro pastorijrjue-
6li furono I 8, oltre i procuratori de'vesco-
vi iX Ascoli e Fossombrone, mancati per
infermità: tra di essi vi furono 4cardina-
Ji, cioè Soglia vescovo d'OwV/;o(' Cingoli j
De Angelis suddetto; Corsi vescovodi^/e-
si; Cadolini vescovo d'Ancona: nonché
4 arcivescovi compreso quei di Fermo, gli
.•litri essendo i mg.iSalvinidi Canierinoj
Ijrignnti Colonna arcivescovo vescovo di
T^ortlo e Recanali j ed Angeloni iV l rbi-
ìio. Gli altri I I vescovi furono quelli di
Fano; Fabriano e fllatelicaj Pesaro:Ca-
gli eVei-^n\a;Macer ala eTolentino; Mon-
tallo j s. Sei'erinoj Sinigagliaj lìipalran-
sane; MonleFeltrej l rbania e s. Angelo in
/ ado. Neil' eloquente allocuzione pro-
nunziata dal cardinal Gousset nel settem-
bre 18 5 1, come a rei vescovo ili /Jrù/i», nel si-
nodo da lui convocato, <lichiarò.<> Che nel
ruinireper lai.' volta l'adunan/asinovlalc
egli adempiva ad una sagra fibbligazio-
ue; ria^raziò il suo clero pei che di nuo-
SIN 279
vo avesse cooperato all'adempimento di
questo dovere, pel vescovo come per il
clero e pe' fedeli egualmente importan-
te-; richiamò alla mente che per l'addie-
tro in ciascun anno erano stabiliti due si-
nodi, e che se il concilio di Trento cre-
dette di non esigere che una sola riunio-
ne annuale, ciò fu nell' intento eh' essa
fosse tenuta più religiosamente; e deplo-
lò le dure necessità che persi lungo tem-
po con tanto danno della civile e religio-
sa società interruppero tutte queste adu-
nanze sinodali e provinciali. Egli invitò
in seguito tutto il suo clero a mettere in
comune con li berta e ponderazione eguali
i lumi e l'esperienza di tutti, onde dare
agli statuti proposti la forma definitiva
e quella impronta di sapienza, di compi-
tezza e di generalità che sola può ren-
derli permanenti". Nellostessoi8 JI mg.'
Nicola Agostino de la Croix arcivescovo
d'.\uch, tenne il sinodo di sua provincia
ecclesiastica, che fu stampato nobilmen
te : Concili um provlnciae Auscilanae in
civilate metropolitana, celebratuni anno
i85i. Auscisi852. Leggo nella Civiltà
cattolica t. 10, p-442, che mentre tut-
ta l'Inghilterra tumultuava per l'elezio-
ni, i suoi vescovi cattolici si assembrava-
no in concilio nella silenziosa valle di s.
IMaiiaa Oscott vicino a Birmingham, che
nel I 8 jo il Papa avea elevata a sede ve-
scovile. I\I ira bile contrasto del governo po-
litico e religioso! E più mirabile diircreu-
za ancor tra la chiesa cattolica e l'angli-
cana ! I vescovi anglicani clie si godono
le pinguissime rendite delle antiche ab-
bazie,e siedono in parlamento, non hanno
la libertà di congregaisi,dideliberaresulla
purezza ilei dogma, sui pericoli della fe-
de, sugl'interessi del popolo atliilato alle
loro CUI e. Ciechi ministri della regina capo
della loro chiesa, e del parlamento, hanno
ormai abbandonalo interamente a' laici
fa suviaiiità spirituale, di cui finora con-
servavano un'ombra oti un vestigio. Per
l'opposto il clero cattolico, povero, per-
seguitato dal miuiiteru colla legge sui li-
^lj,j SIN
Ioli, tlalla mayistialoia colla parzialità
tli lord Campbell, dalla moltitudine con
grossolani insulti, fa mostra d'una libertà
e d'un' indipendenza, che sole bastereb-
bero a provare che la sua autorità e la
frua missione non sono cosa lunana, ma di-
vina. 11 lunedila luglio 18^2, aprivasi il
concilio con una seduta preparatoria, e
nel di seguente ebbe luogo la i .'' congre-
gazione. II mercoledì prima della congre-
gazione i vescovij i deputati del clero e
i teologi del concilio si recarono proces-
sionalmente alla cappella del collegio, o-
\e il metropolitano cardinal Wiseman
arci vescovo di Weslminstercantò la mes-
sa e tenne un pubblico discorso. La do-
menica dopo la messa celebrata da mg.^
iJlIathorne vescovo di Dirmingham.i! ce-
lebre oratoi e ab. INIanning predicò quella
parola di Cristo : Miscreor super lurbas,
esaltando la misericordia del Signore, che
venne opportunamente a soccorso della
&ua chiesa d'Inghilterra da 3 secoli pe-
licolante, col restituirle ne'suoi vescovi
j'anlito lustro e il vigore della discipli-
na. La 2.^ sessione cominciava il martedì
seguente. Il discorso fu pronunziato dal
ó.^ New man, altra gloria di quella chie-
sa, e s'aggirò sopra la conversione del-
l'Inghilteira, Dopo d'aver mostrato le
inaspettate vie per cui la divina provvi-
denza in pochi lustri operò un cambia-
mentocos'imeravigliosoepreparòil trion-
fo della sua Chiesa, toccò gli ostacoli che
si attraversano al compimento dell'ope-
la divina, e quindi la probabilità che più
lunghe guerre, più aspri combattimenti
debbano affinare la carità e la fede dei
cattolici, prima che questi sieno merite-
voli di vedere i loro fratelli tornare al-
l'antico ovile, fuori del quale non vi è la
salute eterna. Nel n.°2o del Giornale di
Roma del i854 ^' ^ •J" interessante arti-
colo sul florido e progressivo stato della
chiesa cattolica ini ngliilterra,ede'bene-
fici influssi che spande, ed impedisce che
questa nazione venga lasciata in quelle te-
nebre, da cui il crislianesiuio l'ebbe tol-
SIN
la. Si celebra il gran bene derivato dal
iicordatosinodo,esi dice che ad esso ten-
nero dietro nel i <ì^3 i sinodi diocesani di
tutte le vaiie diocesi , ed a'quali seguiran-
no nel corrente i854 le visite pastorali,
e quindi altri sinodi: locchè quanto deb-
ba giovare a mantenere la disciplina nel
clero, ad accrescere il decoro delle chiese,
la predicazione della divina parola, l'ani-
ministrazionede'sagramenti;a dir breve,
a far fiori re e crescere il cattolicisrao, è fa-
cile il giudicarlo. Ella è cosa di molta e-
di(lcazione,eche conferisce immensamen-
te al bene della religione^ il vedere il cle-
ro zelante del culto divino, e intento uni-
camente al suo divino ministero. E cer-
tamente la grazia di Dio opera a quando
a quando delle meraviglie, e suscita atti
eroici in questa nazione, con mirabili con-
versioni alca ttolicismo, non meno di dotti
eragguardevoli personaggi, che de'mini-
stri stessi anglicani. Nel 1. 1, 2.^* serie della
Civiltà cattolica, de' 5 febbraio 1 853, a
p. 35i2jSÌ parladel sinodod'Amiens.MDue
giorni pritna che i vescovi,! dignitari ed
i teologi della provincia ecclesiastica di
Reims procedessero in A miens alla solen-
ne apertura del concilio, uscì dal palaz-
zo delle Tuillerie (residenza di Napoleo-
ne 111) un decreto imperatorio, il quale
concede facoltà a' prelati francesi d' as-
sembrarsi a fare concilii metropolitici e
sinodi diocesani ogni volta loro paia u-
lile o necessario per regolare gli affari che
spettano nell'ordine spirituale all'eserci-
zio del culto e alla disciplina interna del
clero. E tal permissione, dice il decreto,
concedesi per tutto quest'anno edopo vi-
sto il 4-''aif'colo della legge organica. For-
se l'imperatore ha ben meritato d' una
supposta generosità; ma chi s'intende al-
cun poco del mandato che Dio diede ai
vescovi di pascere la greggia loro affida-
la, chi si torna alla memoria le prote-
ste fatte dalla s. Sede contro i così delti
articoli oiganici, stupirà di vedere il po-
tei laicale ingerirsi in somiglianti alfari
che non sono di sua pertinenza. I prelati
S l ìN sin 281
francesi fecevogli anni scorsi, come or fan- interessanti cheli riguaidano. Neindiclie-
no, le aditiiiiiizcloro, stnza puiilo cui arsi lò olcuni a pioposilo «lei iin qui detto,
di simili licenze spuntaueamcnte olferle Come si avessero a celebrare i concilii,
dal f^overno, delle (juali essi non ahbiso- 1' insegnò Gesù Cristo col suo esempio,
gnaiio e che perciò non iitiplorarono ". cioè (piando licenziali tutti gli altri, fuor-
INeln."! iqdelG/or//rt/t'r//7ior/irtdel 1 H 53 che i discepoli, dopo ch'ebbe f.ilto ora-
si legge, che ne'gioi ni i li, i (> e r ^ maggio zi<jne, propose una questione di giandis-
i(i solennementeceh-bratoin Poggio Mir- sima importanza; domandò qual opinio*
^cfo (/'.) in i5V2Z>/«rt (A'.) il 1 ."sinodo dio- ne portavano gli uomini di lui, e poiché
cesano della novella Mandelcse diocesi i- furono riferiti gli stolli loro detti, richie<ie
sliliiita da Gregorio X\l.!\Ig.rNicolaGri- il pareiede'discepoli. E Pietro ilprimodi
spigHi zelantissimo vescovo, prelato ve- lutti, non per età ma per dignità, pioiiun-
iieiamlo per a[)osloliche viitìi csapere, a- zio sentenza tale, che definì la questio-
ninialodall'eccitatoriedel Papa regnante ne, ed insegnò quel che da tutti si deve
Pio IX, seppe radunare a sinod.ile co- credere, facendo un canone di fede, fal-
nìi^io tutti i suoi pairoclii,e(juelli che di mente che non vi occorresse consiglio de-
diritto hanno luogo in fpieste adunanze, gli altri apostoli : Tue^ Chrislns fdius Dei
Premessi gli spirituali esercizi, onde di- rà'/. E cosi bastò al Signore, che Pietro
«porre meglio il suo clero a ricevere i lumi avesse stabilito ciò che si dovesse tenere,
dello vSpiritosaiito, si venne con tutta pa- anzi lodando la sentenza di lui alla pie-
te e armonia alla formazione di quelle senza degli altri, dichiarò non doversi ri-
^anzìoni the beu si attemperano a'biso- putarecomecosa proferitaconsentimento
gni attuali della diocesi, e se ne fece let- umano, ma come verità ispiratagli dalcie-
tura con tutta la furmalilà prescritta dai lo. Oltre a ciò, perchè il Signore sapeva
sagli canoni nella chiesa callediale ma- eh 'eian per nascere di quando in quando
gnilicamente ornata. ìNon èadire<piale nella sua chiesa somiglianti conlroversie
SI fosse il sacerdotale contegno e divuzio» intorno alle cose della fede, [)rovvide che
ne di tale ecclesiastica asseiidjlea, per cui si sapesse da chi risolver si dovessero, e
eccitato il popolo af(ollavasi divotamente diede con s. Pietro un capo visibile, a cui
al tempio, seguendo reseni[)io della ma- lutti fossero soggetti e ubbidienti. A Ge-
gistralura, che prese parte a (|uel santo r.vsAi.EMME nel riportarne i concilii, dissi
consesNO,nelconseivaie l'ordine pubblico, che il i ."fu celebrato nell'anno 33, e fu il
nel contribuire alla comune festa e leti- modello di quelli tenuti poi nel ciistia-
zia sincere dimostrazioni di cristiana e- nesimo, di cui fu culla Gerusalemme; s.
sullanza. A compimento poide'sagri con- Pietro che l'adunò esercitò cos'i ili. "atto
tessi sinodali, nc'(|uali previe le consuete di sua giurisdi/ione pontifici. 1, fu il 1 .° a
A<;«(//(A'.)diacclamaziunealsommol'on- parlare ed a risolvere. Ne'concilii genera-
lelice, il vescovo chiuse il sinodo munito li prirnierametitcsi recitò il Simbolo (f .).
di speciali facoltà con impartire l'apusto- I concili! vennero dopo le Tradizioni,
he.» benedizione, che renderà felice que- cioè le cose che si ordinanarono ne'cou-
st.i parie ilei i^iegj^e di Cristo, nell'us-ser- cilii non lurotio di nuovo inventate, m.i
vaii/a delle divine ed eiclesiaotu he leg- avemlole iPiuli i ricevuludii'maggioii>eii-
gi. Uuind» 81 pubblicò colle stampe; l'i i- za scrittura, vollero che lusserò scritte ac-
ìua ilioeceiana Synotlus in calhulrolt ciucche più accuratamente si cufloJisse-
/•,'<-<7r.v/</f /U<i«»ir/c/iw, ec, llomaei SIIS. ro. Anche dagli a|>o%loli ne'primi leuipi
.Negli Aiiitiili cecie siiislici del Uiualili,ol- furono ammessi 1 preti ne'roiicilii .\il i>n-
lieche si lipoilano la m.if;j;u)i p.irle dei t.i delle persecuzioni della Chiesa, nel 1 1 »
couciiiijUcll'iuJiccsuuui accolli vanpuuli si celebrai uuu diversi cuucilii, con pi ii Ire-
iSi S 1 N
(Utenza si adunarono dopo, singolarmen-
te nell'oriente. Nel concilio convocato in
Roma nel 824 da s. Silvestro I, secondo
gli alti non solo v'intervenne l'impera-
tore Costantino I e s. Elena sua madre,
Dia ne sottoscrissero ambedue i decreti do-
po il Papa, i vescovi, i preti, i diaconi. E'
vietalo il convocare alcun concilio gene-
rale senza rautorità del Papa, perciò con
quella di s. Silvestro I si celebrò quello
di Nicea, cbe fu \\ x." Ecumenico [f^.]: in
questo il Papa soleva mandare 3 Lega-
ti (/^ .), de' quali uno almeno era vesco-
vo. 11 dello concilio decretò che i sinodi
si dovessero celebrare due volte l'anno.
Sempre è sialo solito che i concilii si con-
fermassero dal lomano Pontefice, e giun-
ti in Roma nel 325 i decreti del sagro-
santo concilio Niceno, colla lettera sino-
dale che il concilio scrisse al Papa s. Sil-
vestro I, richiedendolo che in piacer gli
fosse di confermare al solito le cose de-
lerminatevisijS.Silvestro 1 radunò un con-
cilio di vescovi d'Italia, nel quale con-
fermò quanto si era determinato nePNi-
ceno. Et dixeriinl omnes : Placet. Il giu-
dicare i giudizi de'concilii si appartiene
al Papa : tanta autorità hanno i concilii,
quanta ne ricevono dalla Sede apostoli-
ca; e la prima cosa che si faceva ne'con-
cilii, era il recitarsi i decreti de'romani
Pontefici. Appartiene al Papa l'assegna-
re chi deve soprastare al concilio gene-
rale, poiché non solevano recarvisi i Pa-
pi, essendo la loro presenza necessaria in
Roma, come scrisse s. Leone I a Teodo-
sio I \. Bens\ essi prescrivevano leggi e or-
dini a'sinodi generali. Quandoeradenun-
ziato un concilio generale in oriente o le-
vante,ilPapa radunava un sinodo di vesco-
vi occidentali inRoma,oscriveva a'metro-
politani, elle ne facessero nelle provincie,
e così mandava i legati alalerea nome
di tutto l'Occidente (f^.) ancora. I legali
della s. Sede parlavano ne'concilii in la-
tino, avvegnaché fossero greci : i legali
pontificii inoltre erano i prinìi a parla-
re ed a confermare i decreti. Nulli sono
SIN
i decreti del concilio generale, senza i I con-
sentimento del Papa. La Sede apostolica
può fare che un sinodo diventi ecume-
nico, benché prima tale non fosse. Non
si fece mai concilio ecumenico che non
vi si mandassero almeno 3 legati presi dal
clero romano. Non si celebravano sinodi
senza il consenso del Papa. Richiestol'im-
peralore Valentiniano I del 364 d^' ^^'
scovi di fare un concilio, rispose che co-
me laico non dovea ingerirsi in somiglian-
ti materie. L'imperatore era solito man-
dare un legato al concilio, perchè le cose
passasseroconquiete,senza che punto s'in-
gerisse nelle questioni e controversie in-
torno a'dogmi; imperocché,dice Teodo-
sio II imperatore del ^3i, non è lecito
che chi non è scritto nel catalogo de'san-
tissimi vescovi, s'intromella ne'negozi e
nelle consulte ecclesiastiche, non doven-
do il legalo che solo impedire i tumul-
ti promossi dagli eresiarchi e da'settari.
Gl'imperatori ed i re non denunziavano
i concilii, senza l'autorità del Papa: i prin-
cipi scrivendo a' vescovi che si radunas-
sero, non comandavano, ma esortavano.
Con autorità del Papa celebrarono sinodi
Carlo Magno e Lodovico I imperatori.
Questi non intervenivano a' concilii che
quando si trattava della lede, per essere
essa a tutti comune; anzi era vietato ai
principi l'intervenire a'sinodi, fuorché ai
generali. Nella sottoscrizione de' vescovi
agli atti de'sinodi, non si avea riguardo
alla dignità e prerogative delle sedi, ma
all'anzianità de' vescovi e tempo di loro
consagrazione, salva però la dignità pa-
triarcale. Gli abbati intervenivano a'cou-
cilii, ma non davano il voto, né sottoscri-
vevano, ma' solo consigliavano. Ne'con-
cilii i vescovi tenevano il bacolo Pasto-
rale[F.). Papa Urbano II nel concilio di
Bari del i 097 sah vestilo di pianeta e col
pallio nel trdounaleo Irono avanti il corpo
di s. Nicolò, sedendo gli altri colle cappe.
Trattandosi della condanna di vescovi ,
intervenivano ai concilii i soli prelati, e-
scludeudosi anche l'imperatore. Per chia-
SIN
mare al sinodo! vescovi delle sedi patriar-
cali si solevnno uiandure 3 vescovi; tua
uel 553 a ciiiariiare Vigilio Papa al Quin-
to Sinodo, dagli avversari ne furono man-
dati 20, cioè 3 patriarchi e tutti gli al-
tri metropolitani. La storia ragionala dei
concilii generali, e celebrali colle richie-
ste solennità, ci porge contro gli eretici
una delle più luminose e con vincenti pro-
ve deirinfalldjilità della Chiesa, e della
perpetuità inallerahile della nostra fede.
Niiuia meraviglia pertanto, se gli etero-
dossi abbiuno mosso ogni pietra, sia per
rinvenire qualche da loro sognata man-
canza in que' concilii, che furono vera-
mente ecumenici, sia per far passare co-
me tali que' che dillatti mancarono, e
che non iurono se non che conciliaboli,
o semplici concilii nazionali. Essi si fan»
no piincipahnente forti sopra il famoso
concilio di P.iniiiii [y.), che da loro vie-
ne arditamente spacciato e come ecume-
nico e come ariano. Abbiamo Ira' tanti
trattatisti sopra i sinodi e concilii : Fran-
cesco Torrensi, De siiiìvni Ponti ficis su-
per concilia auclorilatc, Floreuti;ie i 5 ") ( .
Gavanto, Praxis exaclissiina dioecesa-
nae Synodi Cf/r^/v2«<7ac, VeneUisi634-
Lupi, Synodoruni generalium, ac pro-
vincialiuni, decreta et canones, Venetiis
\'ji.\. Lanfiedini, Raccolta di orazioni
sinodali e lettere pastorali ,5cs\ 1 ^.jo.Sal-
monio , De studio concilioruni, eorum-
(f-ue colleclionibusy Venetiis t 765. Con-
clliuni Ronianuni in s. Basilica Latera-
nensi celehratum, anno universalis Jw
hilaei I 77-7 a ss. P. et D. N. Dtnedicto
/'^p<iA7//,Uoiyaei72 5.BenedettoXIV,
De Synodo dioecesana, Romae 1 7 'ì5.De
Synodo Dioecesana, dissertatio Jos. A-
loysi Assrnianni, Uomaei ""f). Fra leo-
pcie dcH'imniorlule lji.nctlL'llo XIV alla
ecclesiastica disciplina e alla scienza dei
sagri canoni tulle convenevolissime, me-
rita forse il maggior pregio (piellu già ri-
cordili.!, De Synodo diocer^ana , nella
quale s'insegna l.ugameiilc ./vescovi, co-
m«dtbbausi con tenere ucll'esammui e nei
S 1 N 283
sinodi i piìi importanti alTari della loro
diocesi e del gregge a loro commesso, qua-
li (Iclinizioni iiiliaprenilere, quali trala-
sciare, come correggere gli uhusi, e co-
me mantenere 1' ecclesiaslica disciplina,
rson ebbe tempo quel dotto Papa di e-
samiiiare maturnmeiite i materiali della
sua insigne opera, e di disporli piii esat-
tamente.Quindi un pocodidilFusionescor-
gesi in essa, e (pialche cosa, che non è
allatto a luogo; ed è questo, dicono i cri-
liei, l'unico diI'eUo di qtiell' opera utilis-
sima, difello non già dell' autore, m,t del
non avere essa ricevuta da lui 1' ultima
mano. L'eruditissimo ab. Assemanni pro-
fessore neir aichigiiinasio romano della
lingua sirocaldaica e deirislituzioni ec-
clesiastiche, ed autore di quell'allre ope-
re che citai nella sua biografìa, si propose
con detta dissertazione di correggere tale
dilfetto con darne una breve Su)os>i. .V
questa promise di far succedere un'allr.-i
dissertazione de'conci li i provinciali, in cui
tratiare di molte cose appositamente om-
messe nella precedente.
S\}iOi^EoS\}iOVOL\,Sy,iopoli.Sede
vescovile dell' Elenoponlo nell' esarcato
di Ponto, sotto la metropoli d'Amasia, e-
retfa nel V secolo secondo Commanville,
ma lo fu nel I come dirò col p. Le Qiiien.
La città fu anticamente celebre per ric-
chezze,numero d'abita 11 ti, bellezza de'.suoi
magnillci edifìzi pubblici e privali, e per
la sua possanza per mare e per terra. L'
posti! sulla spiaggia seltenlrioniiledcl .Mar
ISero, tia Costautinopoli e Trebisuuda, e
luo leghe da ognuna distante. La città
è costrutta sull'istmo d'una [)enisola,che
s'avanza nel mare a forma di promonto-
rio, con meravigliose pesche ili pilami-
de. Sorge quasi rimpetlo n Sebastopoli,
in giacitura mollo strategica, essendo un
tempo difesa da .foo cannoni. L la pun-
ta pili settentrionale di detta immensa
costa; il porto si estende nll'esl ili-lla cit-
tà, ma non essendo chiuso da moli si con-
Mileia piuttosto Una laila, difesa da bat-
terie e dal forte, co»li uziuue quadrata e
2B4 SIN
massiccia che rimonta all'epoca dell'im-
nero gi-eco,ericostruitocla'geaovesi. All'o-
vest ilella penisola vi è il porto Bianco o
i\k-Liman. L'importanza di Sinope con-
siste in un arsenale di marittioìa costru-
zione, e si dice il solo clieesistein Tur-
chia dopo quello di Costantinopoli. Vi si
costruiscono fregate e vascelli di linea, e
le querele tagliate da' monti circostanti
forniscono legname consistente : le navi
latte a Sinope hanno molta riputazione
per la solidi tue dura ta,e passa no per le mi-
gliori della flotta ottomana. Lacittàèco-
fctrulla co'materiali dell'antica città greca
colonia de'milesi, che sorgeva sull'altura
della penisola di PvozTepè,mentrela città
turca è edificata suH'istmo.Le case e le for-
ti (Icazioni presentano una quantità d'au-
tii;he rovine, qua e là ammucchiate: vi si
vedono iscrizioni greche o paflagoniche,
basti e statue mutilate, avanzi d'acque-
dotti e cloache, cisterne vaste e profonde,
e persino torri antiche. L'origine di Si-
uope si perde ne'tempi eroici, ed Antoli-
co era venerato da'sinopii qual suo fon-
datore; altri sostengono che gli abitanti
ritengono per fondatore certo Stenide ,
uno di quelli che navigaronoconGiasone,
che venerarono come un numeeconside-
laronoqualeoracolo. Siccomei railesi ve-
duta l'opportunità del luogoerimhecilli-
tà degli abitanti,g!i espulsero e v'introdus-
sero gente nuova, eben fortificarono la cit-
ta,altri storici perciò pretendono che alcu-
ni milesi delle fattorie sulla costa nesieno
i veri fondatori. Godeva Sinope di tutti
i vantaggi della libertà allorché fu con-
quistata da Fariiace redi Ponto, e diven-
ne allora città regia e come capitale del
regno di Ponto, dove i re facevano sog-
giorno, ed in cui nacque è fu allevato Mi''
Iridate Eupatore, che sommamente con
magiiificeuza l'ingrandì e vi fu sepolto.
Luculio la prese settautaun anni avanti
la nostra era, e le restituì la libertà. Si-
uope provò le piti grandi sciagure sotto
Farnace Ke di Ponto, che vinto da Giu-
lio Cesare, questi ristabilì Sinope, nel
SIN
yog di Roma vi mandò una colonia ro-
mana, per cui a suo onoie si chiamò Co
Ionia Julia Felix Sinope. Dopo che ven •
ne soggiogata come le altre città d'Asia
da'romani, fu governala come le altre co-
Ionie, avendo duumviri, decurioni e altri
magistrati. In tempodegl'iraperatori ro-
mani fiorì per opulenza e per isplendore,
a motivo del commercio che le procura-
Tano la vantaggiosa situazionee la como-
dità de'suoi porti, ond'era una delle più
considerabili e più floride città dell'Asia,
adorando visi Mercurio come diodei com-
mercio. Fra i suoi antichi illustri ricor-
derò Timoteo Patrime rinomato filosofo,
Difilo poeta comico, Batone che scrisse la
storia de'persiani, ed il famoso filosofo cini-
co Diogene, che vivea in una botte, ma fu
sepolto a Corinto in un cippo sul quale era
scolpito un cane. Sotto i primi imperatori
fu compresa nella Paflagonia, e fece parte
del governo di Bitinia; ma distaccata in se-
guito la Paflagonia dalla Bitinia, formò
quella una provincia particolare verso l'e-
poca dell'imperatore Costantino I. Sinope
fu poi unita ad altre città del Ponto per for-
mar la provincia dell'ElenopontOjin onore
di Elena madredi detto imperatore. Aven-
do l'imperatore Eraclio diviso l'oriente
in diversi dipartimenti, Sinope fu attri-
buita a quello d'Armenia. In tempo d'A-
lessio Comneno, il generale maomettano
Caratice sorprese la città per impadronir-
si de'tesori che gl'imperatori greci via-
Teano collocati in deposito, ma il sultano
gli ordinò di non toccarli. Quando i cro-
ciati s'impadronirono di Costantinopoli,
Sinope restò in potere de'Comneni, e fu
una delle città dell'impero di Trebison-
da. Diventò in seguito un principato in-
dipendente, di cui Maometto II fece la
conquista nel i46i a danno d' Ismaele
principe di Sinope, passando la città nel
dominio ottomano, come nota Rinaldi a
tale anno. Ismaele essendo ricchissimo per
le miniere di rame che esistono nel terri-
torio, provocò l'avidità di Maometto II
a impossessarsi di Sinope; ma esseodo il
SI i\
suo esercito restalo respinto, vi si rc( ò in
pei sona a darne l'assalto. Ismaele! (Iiii)i-
tando (l( gli aiuti die avca domandati al-
la Germania, con grandi promesse, pre-
ferì di arrendersi al formidabile nemi-
co. I turchi la chiamano i5i'/]a&, e appar*
tiene al |)ascialatico d' Augoia e al san-
giacatodi Castamuui neh' Anatolia: il suo
porto, i cantieri di costruzione e il suo
commercio le danno ancora (jualche im-
portanza. Sinope nell' attuale clamorosa
guerra fra Turchia e Russia, è divenu-
ta tnemorabile per la battaglia navale av-
venuta nelsuoportoa'3onoverabrei 8 53.
11 viceammiraglio russo ISakhimoff al-
la testa di G vascelli di linea della 5.^ di-
visione della flotta, forzò l'ingresso della
rada di Sinope, e in un'ora del più acca-
nilo coDibulliinenlo tlistiusse una divi-
sione navale della ilolta turca, composta
di 7 fregate, 7. corvelle, un bastimento a
vapore e 3 tra>porli. La fregala la meno
danneggiala, iiussi nel conduilii a Seba-
stopoli doverono abbandonarla al mare.
Osman pascià, unode'3 vice-ammiragli
della Porta ottomana, col suo seguilo tu
trasportalo sul vascello animiragli(j russo.
.Si calcola il danno de'tuiclii per la di-
strutta flotta presso Sinope acirca 8 o i o
milioni di fiorini: le fregate avcano 33G
cannoni, ed erano le migliori della Tur-
chia, onde grande fu il giubilo de'ru'jsi
pcrsilliitta vittoria. La perdita de'luithi
si la ascendere a 4ooo, da alcuni però fu
calcolala a G o 7 mila uomini, ed a 20 mi-
lioni di valore, secondo altri, si fece giun-
gere il danno in complesso. Anche la cit-
tà e il pollo soffrirono per le bombe e ar-
tiglierie russe; la mela di Sinope fu pre-
da delle fiamme, colla distruzione di tutto
ilquortiere turco. Sembra che provocas-
se la distruzione di tal flolla, l'es^ieie la
medesima deslinata a portare munÌ7Ìoiii
a'circassi, e ail isligare i sudditi russi alla
rivolta, massime sulle coste dell' Al)asio.
'l'ulti quanti i fogli narrano lo strepito-
so avvcnimrnlo, con notizie sloiiche su
Sinopc. li Gioinalc Romano dclibj4 a
SIN 2S';
p. 7. \ pubblicò la li.tduzione di quanto
di essa ne scrisse Pio II prima del [inpa-
lo, nella sua Storia ilcltÀsia muiorej Ira-
duzionc che riprodusse Y /-llbuiìi di l'io-
nia, nel l. 2 i, a p. 38, e col disegno del
prospetto di Sinope. La Civiltà cattoli-
ca, serie 2.\ t. 5, p. 12 t, riportò la de-
scrizione dell' accennalo ullimo eccidio.
Conseguenza del quale fu l'entinta nel
mar JNero delle polenti flotte di Francia
e Inghilterra, in aiuto della Porta otto-
mana, per guarentirne l'impero. Si leg-
ge negli /liti d'i s. Andrea apostolo, che
predicò a Sinope il vangelo, e vi ordi-
nò de'preti. In Sinope anche a'tempi del
cristianesimo ebbero i natali diversi uo-
mini distinti, fra i quali Arpiila autore di
una versione gì eca tiell'aiitico Testamen-
to, di cui palla s. Girolamo. 11 (."vesco-
vo di Sinope fu Filologo ordinato da s.
Andrea.ed i roenologi greci nefanno men-
zione a'4 novembre. Furono suoi succes-
sori: Foca martirizzalo sotto Traiano, il
cui corpo In tiaspoitaloa \ ienna diFian-
cia, .secoiulo il martirologio romano a' 1 4
luglio; N. padre dell'empio Marcione,cbe
espulse dalla sua chiesa; Proeresio sotto-
scrisse la lettera degli ariani riuniti a b"i-
]ippf)[>oli; Antioco trovossi al concilio di
Calcedonia; Eliano sottoscrisse la lettera
del concilio di sua provincia all'imperato-
re Leone; Pitagora (juella del concilio di
Costantinopoli al patriarca Giovanni in-
torno l'eresia di Severo d'Antiochia; Ser-
gio fu al VI concilio generale; Gregorio
al VII, Teodoro o Teodosio aH'NlII, e
forse è lo slesso che solloscrisse il conci-
lio di Fozio dopo la morte di s. Ignazio.
S\no\u\ Syiioptn, è un titolo vescovile //i
partibus, Sotto l'aicivescovatosimile d'.V-
mnsia, che conferisce il Papa, e Gregorio
XVI neir i.stituire il vicariato apostoli-
co di Lassa, a' 2" n)ar70iS jG, lo alili-
bui al vescovo vicario apostolico, il cui
nome e cognome tacciono le IVotizie di
Roma.
SIMOSASTA oSlNUSIASTA. No-
mcchcdavasi agli eretici i quali nuu aiu-
286 S I i\
inetlevano che una sola natura in Gesù
Cristo. T\ Nestoriani.
SINTZENDORF Filippo Giuseppe
Lodovico, Cardinale. Nobile niemanno,
nacque in Parigi mentre il padre eiavi
ambasciatore, ecome d'acuto e amenoin-
gegno nel I 714 fu mandato in Pioma di
1 5 anni,doveprima nel semiiiarioroma-
no, e poi sotto il celebre Vincenzo Gra-
vina potè erudirsi in qualunque genere
di letteratura. Pvipalrialo fu eletto cano'
lìico di Colonia, d'Olaiiilzedi Salisbur-
go,ed abbate di Pestchw;.r. Nel i 72 j l'irn-
peratore Carlo VI lo nominò al vescova-
to di Giavaiino, al quale l'isliluì Benedet-
to XIII, che poi ad istanza del re di Po-
lonia Augusto li a'26 novembre I 727 lo
creò cardinale prete di s. Maria sopra Mi-
nerva, e lo ascrisse alle congregazionidei
}ili, concilio, propaganda ealtie.Clemen-
le XII, alla cui elezione contribuì col suo
"voto, nel I 782 lo trasferì alla cliiesa d'U-
ralislavia,dove ad onta delle guerre die
assoggettarono quella vasta diocesi al do-
minio del principe di Brandeburgo, seppe
mantenere nel suo lustro e splendore la
cattolica religione.Intervennepuieal con-
clave per Benedetto XIV,e cessò di vivere
nel I 747 in eia di 49 anni non con>pili,
jimanendo sepolto in detta cattedrale.
SINUESSA, Sinuessa, Stnope. Città
cinlica d'Italia^ già con sede vescovile nel
nuovo Lazio, a'conflni della Campania,
di là dal Liri, in riva al mare Tirreno, fra
il Volturno e il Liri, a pie del monte Mas-
sico.Le sue acque minerali e calde,percui
s'ebbe l'epiteto di Tcpcns, aveano fama
d'eccellenti con troia pazzia e contro la ste-
rilità. Secondo Strabone era dalla sinuosi-
tà della costa che quivi forma un piccolo
golfo, che questa città prese- il nome. Re-
stano ancora alcune vestigia, come anco
delle antiche terme fabbricate nel luogo,
presso il borgo o castello di Mondrago-
ne, edificato sulle sue rovine nella Terra
di Lavoro nel regno di Napoli, a pii^i di
6 leghe da Gaeta ed una da Carinola, con
cave di mai mo, miniere di zolfoeacijue
S I N
minerali. Sinuessacon vocabolo greco fu
della Sinnpp come edificata dagli Aminei
di Tessaglia, che resero funosa colla pi.in-
tagione delle viti nel sottoposto Campo
/vr/rT/zOjOndeOrazio ne celebrò gli stpiisiti
vini. Era deserta la città quandoi romani
nel luogo dello Seno Vtsóno per la cit-
tà di Fescin posta maggiormente entro
terra, dedussero una colonia, e così surse
la celebre ci Ita di Sinuessa, rinomata per
le sue delizie e salubri acque minerali ma-
jittime e terrestri, fino alle quali i car-
taginesi di Annibale spinsero di Casilino
le loro scorrerie e rovinarono. Quivi mo-
rirono l'imperatore Claudio che vi pren-
deva le ac(pie minerali, avvelenato dalla
sua nipote e consorte Agrippina, la qua-
lecosì volle assicurare l'impero al propiio
figlio Nerone, adottivo di Claudio, ma na-
to dal SUOI ."matrimonio; ciò riporta Nii-
gnes nel la Storia del regno di Napoli, poi -
che comunemente si crede Claudio morto
in Roma: Sesto Turpilio comico insigne, e
Terenzio suo familiare, non che l'infjine
Tigellino ministro delle crudeltà di Ne-
rone, e fra le turpitudini. Ne'teinpi lon-
gobardi vi stanziò lungamente per rista-
bilirsi in sanità Aloara principessa capua
na. Sotto gì' imperatori romani era Si-
nuessa rimasta pressoché deserta, peicui
il filosofo Plotino, che sovente vi conve-
niva con altri sapienti nel prossimo pode-
re di Castricio sulla sponda destra del Li-
ri, l'indicò come atta a divenire stanza di
filosofi, ed a porre in esecuzione l'utopia
di Platone. Sotto il pontificato di s. Caio
del 283 visi litirarono molti cristiani gui-
dati da s. Cromrtzfo, che fu a'medesimi
bell'esempio nel martirio. Un eretico do-
natista inventò la favola, che in Sinuessa
nascostamente vi si adunarono 3oo ve-
scovi in concilio, mentre infuriava la per-
.secuzionedi Diocleziano, eche in esso nel
3o3 Papa s. Marcellino [f .) si pentì del
suo peccato, altra calunnia di altro ere-
ticooimpostore;giainmai essendosi con-
vocato concilioinSinuessa. Bensì vi hi fon-
dala la sede vescovile, e l'Ughelli, /fr/Z/ì»
SIO
sacra t.io, p.iG5, in Siniiessanus Epi-
■scopalus, ics^hiva per vescovi s. Casto, e
poi s. Secondino, i quali sofTiiiono il luar-
tiiio per la leile cristiana. II martiioiogio
romano ne fa menzione neh.°luglio. Ca-
sti acla qiiaedani Cajelanani servareEc-
desiarli docetBaronins in notis ad dietimi
MartjTologii locuni : Secundini vero ge-
sta omnia,etlenipus, (juqfloniifjgenusque
nceis ob scriplorum penuriain ignora-
(nr. II p. Tuzi nelle HJenwriedi Sora par-
la di s. Casto di Calvi, e di s. Cassio di
Sinuessa convertiti das. Pietro, il quale li
fece vescovi delle loro patrie, allessi scris-
se lettere, e li visitò iu per.>ona ; patiro-
no poi glorioso martirio, e Sora (^^.) li
prese per prolettori e difensori. Ecco dun-
que con s. Cassio un altro vescovo di Si-
nuessa non conosciuto da Ughelli, e suo
illustre cittadino. Sinuessa fu distrutta
da' saraceni in principio del secolo X; e
dipoi fu edificalo Mondragone, forse da
un nornianno denominato Dragone. Di-
venne distinto feudo e ducato, con rocca
sulla parte elevata, e torre vicino al lido
e che indica i bagni. Perchè la nobile e
amena villa di Mondragone di Frascati
fu così chiamata, lo notai a queirarticoio.
SlOiV. f^. Gerusalemme.
SlOìN.Sede vescovile della i .^provincia
d'Asia, nell'esarcato del suo nome, sotto
la metropoli d'Efeso, eretta nel V secolo.
Ne furono vescovi; JVeslorio che assistè e
sottoscrisse il concilio d'Efeso; Giovanni
fu a quello di Z'/7<//0jFilip[)0 venne rap-
presentato al VII concilio generale dal >a-
cerdoteTeognino. Orienschr. t.i,p.^2 i.
Sion, Sionneii,è un titolo vescovile /«^ar-
tibiis sotto l'arcivescovato simile d'Efeso,
che conferisce il Papa .Vacato per morte
di Edmondo Burke, Gregorio XVI nel
concistoro de'23 giugno 1 834 '^ attribuì
a mg. *■ Guglielmo Gunlhcr di Contluen-
zia diocesi di Treveri, già zelante curalo
di varie pairocchie, deputandolo sulfra-
ganeo del vescovo e diocesi di Tieveri.
SION {Sedunen). Città con resilienza
vescovile nella Svizzera , capoluogo del
S I O
0.8"
cantonedel Vallcse e di decina, a 20 le-
ghe da Ginevra ei 8 da Berna, sulla Sion-
ne o Sitten, presso la sponda destra del
llodano, vicino alle Alpi Feniiine. Giace
in una pianura irrigala da dello fiume,
al pie di due monti a pane di zuccaro, sui
quali s'innalzano 3 castelli destinati a sua
difesa, e quello chiamalo monte Valerio,
sul quale sorge pure una chicsa,è d'aspet-
to assai ameno. Questi 3 castelli che ap-
partengono al vescovo., fanno allusione
alla vera Sionne o celebre montagna di
Sion di Gerusalemme, per cui il vesco-
vo fece collocare sul frontone della por-
la principale del palazzo civico, in appo
sita lapide inciso, questo versetto di Da-
vid, checonquislòeabitòil monte diSion:
Diliget Doniiniis portas Sion, come a di-
vina difesa delle sue poi te, il che rimar-
cò l'autore óeW /^•toria e descrizione del-
la Terra santa, descrivendo il monte di
Sion ove David compose i suoi sublimi
Sai/ni (^'.)j ed ove h\ sepolto. La città è
bene edificata, vi si notano la strada pi ìd-
cipale larghissima e fiancheggiala da case
assai belle, l'ostello o palazzo delli mede-
sima, e la cattedrale di antica struttura
gotica, dedicata alla B. Vergine Assunta,
ed ove sono in grande venerazione i ss.
Martiri della legione Tebea di cui era ca-
o
pò s. Maurizio {^'•) Il capitolo si com-
pone di 4 dignità, la I ."dellequali è il de-
cano, di altro decano, del custode e del
cantore,d '8 canonici coro prese le preben-
de del teologo e del penitenziere, dii 2 al-
tri canonici detti titolari, i quali al man-
care de'precedenti li succeilono, d'8 ])e-
neficiati rectorc^, e di altri preti e chie-
rici addetti al divino servigio. Nella cat-
tedrale vi è l'unico batti'iterio della cillà,
essendo aflidala la cura d'animcad unca-
nonico. Prossimo alla cattedrale è il pa-
lazzo vescovile, non sono molti anni fab-
bricato da'fondanìenti , ed è decoroso e
am()io. Nella città non vi sono altre chie-
se pariocciiialì, bensì due conventi di re-
ligiosi, due mona<iteri di monache, 7C0n-
Irattinile, l'ospedale ed il seminano. E-
7.88 SIO
ravi il bellissiaiocollegiode'gesuili.Vi so-
no alcuni avanzi delle antichità romane,
e nella cattedrale un'isciizioned' Augusto,
Gli abitanti e particolarmente le donne
sono afflitti dal gozzo e dal cretinismo*
INoudimeno il Dizionario della lingua i-
taliana, che dice darsi il nome di creti-
no ad alcune persone mutole, insensate
e con gran gozzo, osserva che sono assai
frequenti in alcuni paesi di montagna, e
che nel Vallese si stima fortunata quella
casa che ha un cretino. A mezza lega da
Sion incontrasi un romitorio, scavato nel-
lo scoscendimento d'una rupe tagliala a
picco sopra un torrente che scorre a 5o
lese di profondità peipendicolare, e dicesi
abitato da 3 solitari. Fu questa città chia-
mata Sednniitn e Oclodicrurn, e fu la ca-
pitale de'popoli Seduniijche furonocon-
quislati e dominati da'romani, i quali la
fortificarono contro i barbari. Nel medio
evo la governavano sovranamente i pro-
pri vescovi, in uno alla Valesia o Valle-
se, per cui il vescovo se ne intitola conte,
ma soggiace al proprio cantone ealla con-
federazione Si>izzera(P.). Fu Carlo Ma-
gno che neir8o2 donò ai vescovi Sion e
il Vallese, e l'imperatore Corrado 11 nel
lo35con altri privilegi neaumeniòil do-
minio e il potere. Pietro conte di Sm'oia
{F.) del 1263 conquistòSion e il Vallese.
Notaineivol. XXXII, p. 2y5, che il Papa
Gregorio X nel 1 276, dopo essere stalo a
Losanna, a'27 ottobre onorò di sua pre-
senza anche Sion, e per Vercelli passò in
Milano. 11 conte Amedeo VI deli 343 as-
sediò e prese la città, invadendo pure il
paese, soggiacendo al saccheggio gli abi-
tanti. L'altro conte di Savoia Amedeo
V II del 1 383 egualmente pose l'assedio a
Sion e se ne impadronì insieme al Valle-
se, Piicuperata come nelle volte preceden-
ti dai vescovi, nel cominciare del secolo
XV si sollevò il popolo e ne scosse il gio-
go, e malgrado i soccorsi che Berna e A-
medeo Vili duca di Savoia prestarono al
vescovo, dopo una guerra di 6 anni, dal
1414^1 14'2 0> l'Alto- Vallese si sottrasse
SIO
dall' episcopale dominazione. TI vescovo
Guglielmo fu nelr4i7 assediato nel ca-
stello di Sion, ed in fine gli fu lasciata li-
bera l'uscita, e Sion fu ridotto in cenere
unitamente a Montorges. Essendo resta-
to a'vescovi di Sion il Basso- Vallese, nel
1 47 5fu conquistato dall' A Ito- Vallese. Nei
primi del secoloXVI figuròil vescovo car-
dinal Sckeiner nativo d'Amen odi Muli-
bach, e condusse i vallesani in Italia nel-
le guerre pel ducato di Milano, e come
i predecessori battè moneta. Nel i 740 e
1778 Sion fu devastata dalla Sionne, nel
1788 patì un grande incendio, enei i 798
l'invase l'esercito francese, e divenne col
Vallese uno de' i 8 cantoni della repubbli-
ca Elvetica. Nel 1 802 se ne separò e for-
mò una repubblica particolare, sotto la
protezione di Francia. Napoleone I nel
1810 lo congiunse all'impero francese, e
ne formò il dipartimento del Sempione,
e la città capoluogo del medesimo; final-
mente neli8i5 Sion col Vallese ritornò
ad essere cantone della confederazione
Svizzera, con go verno aristo-democra lieo.
La sede vescovile vi fu trasferita verso
il 5H I da Ocloduruni, ossia la città sviz-
zeradi Martignyo Martinach nel Basso-
Vallese, ch'era stata eretta circa il 5jo
o nel secolo precedente, e divenne sutfra-
ganea dell'arcivescovo di Tarantasia, se-
condo Commanville. La città diMartigny,
chiamata pure Forum CLaudìi o P'icus
Ve.ragrorum di Cesa re, è capoluogo di de-
cina a circa 6 leghe da Sion, sulla riva de-
stra della Dranse, verso il suo confluente
col Rodano, presso paludi considerabili.
Contiene molti belli edifizi, e fra gli altri
la chiesa di s. Maria, ne'cui muri si osser-
vano un gran numero di romane iscrizio-
ni. Vi è un priorato i cui religiosi servo-
no all'ospizio delGran s. Bernardo, Si cre-
de che visvernasseGalba,quandoera luo-
gotenenteimperiale.Martigny già sede del
vescovato di Ocloduruni e trasferito a
Sion,provò gravi perdite nel iSpSpel stra-
ripamento del Rodano, e nel 1 8 1 8 per l'i -
nondazione deliaDranse. Leggo nelloScoJ-
SÌO
ti, Hehetìa larra, die il vescovato nnti-
ciimente si cliiaraò Pctliodnnfn'ic, e che
il I .°a regi^cilo (u s. Teodoiociieintcìvcii-
ne nel 52^) al congresso di Go vescovi la-
cliinatiadAgaunoucIVallesedaSigisinoii-
do re di liOigoj^iia, pei- fondare o tueglio
rii'ablji'icare e dotare il tnonastero di s.
Maurizio marlirc e comandante della le-
gione Tebana, enell'islroinento di nuova
erezione si sottoscrisse dopo s. Massimo
vescovodidiiievra, poiché qiiaiitoalla [)ri-
niitiva istituzione si attribuisce all'impe-
ratrice s. Elena. iVe furono successori: s.
I-'lorentino o Fiorente, che altri come il
precedente anticipano di molto; indi Co-
.stauzd, poi llufo che nel j j.o iiiterveiuie
al concilio d'Orleans. Lo Scotti pare che
tali veNCOvi li consideri della precedente
.sede, poiché riferisce che ili, "vescovo di
Sion fu Eliodoro che si recò al concilio
di ÌNIaron nel 5^3, e gli successero Lau-
demondojS. Anialo{^F.) abbate di s. Mau-
rizio d'Af];auno veiMiO il GGQjche alcuni er-
roneamente dissero vescovo diSens: quan-
do fu elevato all'episcopato vivea ritirato
in una celletta scavala nella roccia, pres-
so della ([iiale venne eretto l'oratorio di
rs'oslra vSignora della Roccia. Indi Ulari-
co, e successivamente due vescovi Alubor-
ghi, s. Alteo già abbate di s. Mauriziod'A-
gaimo, in tempodeUpiale recandosi Cir-
io M.iguo a Roma da s. Leone lll,o me-
glio da Adriano I, visitando la chiesa di
s. Maiu'izio, udì dormenilo l'armonie de-
gli angeli intorno alle tombe de'ss. mar-
tiri Ttbei, e poi volle s. Alleo a compagno
del viaggio, vescovo clic nel '•iy» terminò
di vivere. Carlo Magno uell'Hu.». donò al
vescovo s. Teodulo di Grandemont nella
Borgogna la città di Sion e il Vallese di
cui era capitale, onde era signore di Sion
e conte ilei Valle«.e. Il vescovo [)rese il ti-
tolo di conte e di prefetto, ma dopo che
i popoli si governurouo a repubblica, al
vescovo restò poco piìi del titolo, l'onore
di convocare le iliete, ras>istervi e il farsi
prei'cdere dalla spada, ma abbassata, non
potendola maneggiare colla mano della
VOI. 1.XVI.
S 1 () 28«)
giustizia. Divenne princi[)e dell'impero,
ma con ristretta giurisdizione; nondime-
no nel secolo XVII godeva 20,000 fio-
rini di rendita. In passalo il capitolo della
cattedrale eleggeva il vescovo; dipoi sino-
n)iii() per iscrulinio nella persona di \ ca-
nonici che j)resentava al senato del pae-
se, il cjuale nesceglievano uno, edopo l'ap-
provazione del Papa gli stati gli prestava-
no "iuramento di fedeltà. Piìi lardi ces-
o
sala la dignità principesca, la s. Sede no-
mina il vescovo, con deci eto della congre-
gazione concistoriale. Scolti enumerò j?,
vescovi, che furono prefetti econli di Sion
e del Vallese. NelI'SoG mori s. Teodulo,
ctl altri santi furono Guarino che cessò
di vivere nel 90 1 , e s. Elia. Il vescovo E-
berardo figlio del le Rodolfo II di Bor-
gogna, fu eletto nel 958, ed esercitò pie-
namente la sovranità. Il vescovo s. Gue-
rino monaco di Chiaravalle e amico di s.
Beinaido ne occupava la sede nel 1 140.
Nicolò Sckeiner essendo neli49^> vicario
d'Alessandro VI nellospirituale e tempo-
rale, rinunziò il vescovato al nipote Mat-
teo Sckeiner, ma il Caidella ritarila la di-
gnità ah Uoo. Giulio 11 creò Matteo car-
dinale e poi legato d'Italia e di Germania,
rendendosi famoso per le due mosse degli
svizzeri in acquisto di Parma e Piacenza,
ed ebbe da Carlo V il titolo di principe
dell'impero per se e successori. Interven-
ne al concilio di Lalerano V, e fece sot-
trane dal Papa Sion d.illa giurisdizione
inetiopoliticadiTarantasia, e dichiararne
la sede immediatamente sog.^etla alla s.
Sede, come lo è tuttora. .\ Canpelliere
ricordai(|uello sing(jlare che gli fu liona-
to, con orologio. Zelante della religione
fu il vescovo Adriano Reidimallen, poi-
ché temendo che l'eres a di fresco nata
nella Svizzera passasse d.i'bernesi a*»al-
Icsani, procurò come antidoto e ottenne
in Friburgo nel 1 533 la scambievole con-
federazione de'7 cantoni cattolici co' ve-
scovi Sedunensi e Vallesani a tlilesa ilella
ver.» Ielle romana, feoiilcderazioiie che ve-
niva confermula ogni 1 o anni in Soluure
i«1
ago
SIO
o ili Sion. Dice lo Scolli, che In principa-
le cagione di tanlo male era la poveilà
de'beuefizi, la mancanza de'saceidoli, la
penuria di religiosi, per coltivar la vigna
del Signore, onde per riparare a tanto ma-
le furono mandati nel Vallesei gesuiti con
titolo di missione in due luoghi, ove fe-
cero gran bene anche nelle scuole pub-
bliche; ma certi capi sospettosi che assai
lì temevano, uniti al vescovo gli espulse-
ro: laonde fu supplito con s'acerdoli invia-
ti da Lucerna, giovandodipoi pure il con-
ventode'cappucciui della provincia di Sa-
voia, incominciato in Sion sotto Urbano
Vili per le pubbliche limosine de'caulo-
ni cattolici. Nel i 5^ i il vescovo Guissar-
doZanelIidiGranges infelicemente fu bal-
zalo giti dalla torre da un soldato valle-
sano. Quanto alla perdita della giutisdi-
zione temporale de'vescovi di Sion, ecco
come avvenne. Neli6i3 trovandosi va-
cante la sede episcopale, i due decani uno
vallesano e l'altro francese (per la divisio-
ne delle lingue francese e tedesca), il cu-
stode e il cantore, in nome del rimanente
del capitolo, rinunziarono liberamente la
Cai olina, fondamento della donazione fat-
ta della Vallesia a'vescovi da Carlo Ma-
gno, poi confermata nel i 52 i da Carlo V
al cardinal Sckeiner, e dichiararono es-
sere i 7 disseni veri e supremi padroni di
Vallesia, per aver acquistato collearmi il
dominio eia libertà della repubblica de-
roocratica.Quando poi ebbe la sede diSion
Ildebrando Jodoco, insieme col capitolo
protestò al nunziodi que'lempi gli aggra-
di di sua chiesa, e soprattutto la rinunzia
del governo temporale fitta da 4 soli in
pregiudizio di tutto il corpo del capitolo,
e quel ch'era di più del prelato. Nel 1622
passò in Vallesia mg-.rScappi nunzio come
ministroapostolicoper ridurre le cose al-
l'antico slato, e mollo sia tfaccendò nel 2.°
viaggio portando seco l'ambasciatore di
Francia ]Miron,di molta autorità pressoi
vallesani, e per due volle ancora v'inter-
vennero gli ambasciatori de'canloni cat-
tolici, ma non si potè nulla coocludeie.
SIO
/\nzi venuto il vescovo in gran rottura coi
disseni, anche per gl'interessi de'suoi pa-
renti, que'magistrati lo fecero uscire dal
paese, e ridottosi in B.oma vi fu sostentato
rie'4anni d'esilio dalla pontificia genero-
sità. Alla finedeli63o parlendodaRoma
il nunzio e storico Scotti per Li nunziatu-
ra della Svizzera, e avendo il vescovo per-
siiaso Urbano VI II, che tornando alla sua
chiesa l'avrebbero amorevolmente accol-
to i vallesani, giunto al monte s. Gottardo
lro\ò il contrario, facendogli sapeie essi
che s'eragli cara la vita non si accostasse.
Tutlavolla riuscì al nunzio e al p. Andrea
da Surse cappuccino di merito e di valo-
re, che mediante il breve pontificio i dis-
seni si quietassero, ricevendo il vescovo
con ogni onore, reintengrandolo come pri-
ma nella sede e nella giurisdizione civile.
Però nel 1634 tornando i valle-iani sulle
pretensioni d'annullar la giurisdizione del
vescovo, l'indussero col capitolo a cedere
le sue ragioni sul temporale dominio. Nel
jG38 mori il vescovo,e confjrmel'antico
stile una quantità di deputati laici in no-
nte de'7 disseni e del popolo, fra'4 nomi-
nati dal capitolo, elessero il nobile Larto-
lomeo Soprasasso. Allora il nunzio co-
strinse esvo e il capitolo a produrre la ces-
sione fatta dal predecessore,e dichiarò che
l'elezione non si confermava, se non rivo-
cavasi l'alto; il che saputosi da'vallesani,
gli prestarono il giuramento di fedeltà ,
come conte e prefetto di Vallesia; ma poi
nuovamente la giuiisdi/ione temporale si
l'idusseapoco, einsegurto terminò. Circa
agli altri vescovi, fino a Francesco Giu-
seppe Aiifderflue,già parroco diSion, con-
sagrato nel 1702, vedasi la Storia eccle-
siasLìcadi Germania t. 2, p. ^\Q>. heNo-
tizie di Roma registrano i seguenti. Nel
1 734 Gio. Giuseppe Blaller di Vesp dio-
cesi di Sion; 1 752 Giovanni IlhotendiRa-
Ionia in diocesi; 1 761 Francesco Ambuell
di Sion; 1780 Melchiorre Zerufìnen di
Leuca in diocesi; 1790 Giuseppe Blaller
diVespindiocesi;i8o7GiuseppedePreux,
di Siro in diocesi; 18 17 Agostino Zerufi-
SIO
nen tli Letica in diocesi; neIi83o Fabia-
no Rolen di Raionia in diocesi. Per sua
morte, Gregorio W'I a'^ì» gennaio i 84 i
preconizzò in concistoro 1' attuale mg.r
l'ietroGiuseppe di A nchel diocesi di Sion,
già alunno del collegio gernianico-unga-
rico ili Roma, rettoree professore di teo-
logia e s. Scrittura nel seminario di Sion,
canonico e segretario del capitolo. Si leg-
ge nel n.°2 i 5 del Giornale Romano del
1 85 1 : »» Che il vescovo di Sion di ritorno
dalla visita pastorale nell' Alto Vallese,
j)art'i a' 1 settembre per s. Giovanni di
Aulph nel Chiablese,ove deveaver luogo
la traslazione delle reliquie di s. Gueri-
no antico abbate di s. Giovanni d' Aulph
e poi vescovo di Sion. ^Monsignore, qual
successore del- santo, duvea uHiziare nel-
la solennità, assistito dall'arcivescovo di
Charabery.da'vescovi diMoriana e diBet-
lemme ". Ogni nuovo vescovo è tassato
in fiorini 3oo, ascendendole rendite del-
la mensa ad Lismillc fere scula'a galli-
cae monetae, nulla pensione grm'ata. La
diocesi si estende a 3G le"he in lun^hez-
za, e per tutto il Vallese, comprendendo
102 parrocchie, infestatedai calvinisti di
Berna. Nella diocesi v i sono i due tanto ce-
lebri monasteri, quello del (iran s. Ber-
nardosopra MonteGiove, nel quale si usa
ospitalità a chi va o viene da Italia; e di
s. Maurizio d'A"auneo Aeauno, come il
precedente de'canonici regolari di s. Ago-
stino della congregazione Lateranense, di
cui parlai nel voi. VII, p. 257. Ne darò
un cenno d'ambedue.
Mona siero e ospizio del Gran s. Ber-
nardo. Il monastero di s. Rernardo tro-
vasi sul famoso Mont Joux o Grande s.
Bernardo, Suntmo Pennino, montagna
delle Alpi Pennine, sul confine ilei Rasso
Vallese e della provincia d' Aosta. Una
strada scoscesa ,e assai perigliosa in [)rima'
vera a cagione delle valanghe, attraversa
il s. Bernardo, e conduce da Martigny ad
Aosta. Presso a poco il punto più alto di
questo passaggio ha secondo Picleti ?.\G
lese, e secoudo Saussure 1 "2 T^sopra il tua-
SIO •.>()!
re, ove trovasi il celeberrimo monastero
e ospizio, sulle rive d'nn piccolo lago, le
cui acque scorrono sul versaloio meridio-
nale: è questa senza dul»bi(j la più alta a-
bilazionedel monte antico. Quest'ospizio
e monastero è cinto da un gran numero
di picchi, fra i f|uali tiovansi molle con-
sideievoli ghiacciaie. Dal piede di questi
picchi e dalle ghiacciaie sorte la Dr.msa,
che va a gettarsi nel R.odano. Il Grande
s. Bernardo è composto di strati alter-
nali di gneis, di schisto micaceo, di pie-
tra calcarea primitiva e di quarzo: of-
fre pure delle piante rarissime. Sembra
che al tempo di Giulio Cesare .sia slata
da lui aperta sopra questo monte una stra-
da praticabile. Sulla sommità in poca di-
stanza dal monastero era vi im lempo.nel
quale si vedeva la statua d'un numea cui
i romani diedero il nome di Giove Pen-
ninni e che i naturali delle valli vicine
chiamavano prima Pennini, nome deri-
vante dal celtico penn, altezza, e che fece
dare il nome di Pennino a questa parte
della catena delle Alpi. Iromanichiama-
rono altresì il s. Bernardo Mons Joi'if,i\a.
cui derivò il nome di MonlJoux ch'esso
conservò sino al secolo X, epoca in cyi pre-
se quello dell'ospizio o monastero di s. Ber-
nardo : gì' italiani lo chiamano ancora
I\Ionle Giove, e gli abitanti Monte De\'i.
Furono i religiosi ospitali che compirono
la distruzione dell'antico tempio di Gio-
ve : se ne vedono gli avanzi all'ovest «lei
monastero, sopra un rialto che conservò il
nomedi piano di Gio^'e. Si trovarono sul
s. Bernardo molle antichità e più di 5oo
medaglie io bronzo, argento e oro di lutti
gl'imperatori romani. Dopo Augusto le
legioni romane passarono questo monlc
per portarsi nell'Elvezia e nelle Gallie.
Un'armata di lombardi lo passò nel 547i
ed allrearmate lo transitarono altresì sot-
to Carlo Magno. Quando Pio /'/{/'.) nel
declinar d'aprile» "qq traversò l'orribile
Monte Ginevra, all'aspcttodi quelle moo •
tjgne dirupate, e coperte di per[teluj ne-
ve, volgendosi a quelli che stavano al-
292 S I o
tomo alla sua portantina, sostenuta da
20 uomini delle ferriere del Moncenis o
MonteCeuisiOjCon animo pacato disse lo-
ro. » Mi dispiace di lasciare a 20 leghe di
distanza il Monte s. Bernardo. Voi sape-
te che quello è il luogo dove nel secolo
X raonsieur de Menthon gentiluomo sa-
voiardo, fondò un ospizio, nel quale i ca-
nonici di s. Agostino ricevono g/V2^/^ tulli
i passeggeri per 3 giorni. Questi religiosi
ne'tempi nebbiosi e tempestosi vanno in
traccia de'viandanti di cui sentono le gri-
da ed i lamenti, e trovati li trasportano
all'ospizio, oppi essi dalla paura e dal fred-
do. Alcuni cani, ammaestrati in quella be-
nefica solitudine, scorrendo qua e là, ria-
nimano abbaiando le speranze de'disgra-
ziati, sepolti sotto la neve in que'Iuoghi
alpestri, e loro servono di guida all'ospi-
zio, quando sono in grado di cammina-
re.Quesli venerabili padri fannoconlinua-
mente verso l'umanilà tultociò che fa il
padre piìi alfettuoso pe' suoi figli, ed og-
^i avrebbero fallo ciò che devono fare i
figli pel loro padre. Io avrei loro pagato
quel tributo, che meritano le loro vir-
tù; io avrei accarezzato i loro cani; ed a-
vrei finalmente chiesto, che mi si facesse
continuare il mio doloroso viaggio fino a
Briancon ". Dal 1798 al 1801 più di
] 5o,ooo francesi attraversarono il Gran
s. Bernardo. Nel i 799 le armate austria-
che e francesi si batterono per tutto un
giorno presso il monastero, restando gli
ultimi padroni del campo'di battaglia. iNel
1800 l'armata francese di riserva, forte
di 3o,ooo soldati, e comandala da Napo-
leone Bonaparte, forzò il passaggio di que-
sta montagna, con cavalleria e grossa ar-
tiglieria, in mezzo a roccie che non avea-
nogiammai veduto un cannone, il corpo
del general Desaix, ucciso a Marengo, ri-
posa nella chiesa dell'ospizio, ove se gli
eresse un monumento nel 1 8o5. Napoleo-
ne I stimando i religiosi del monastero lo
beneficò, quindi ristabilì e aumentò l'o-
spizio fondato sul Monte Cenisio da Lo-
dovico l il PiOf e vi pose de'religiosi onde
SIO
prestare lo slesso umano servizio che quel-
li del Gran s. Bernardo, olire la superba
strada che vi fece costruire. Questo ospi-
zio fu onorato dalla presenza di Pio FU
(F.)nel 1812, quando prigione fu da Sa-
vona portato a Fonlaiuebleau. Il mona-
stero e ospizio dunque di Monte Giove o
Gran s. Bernardo ebl»e origine e nome
dal b. Bernardo di Me.iilhon[J^.), d'una
delle migliori famiglie di Savoia, canoni-
co e arciiliaconod'Aosla,che commosso al-
la vista delle numerose vittime che peri-
vano nel passaggio della montagna, gello
nel 962 le fondamenta di quest'opera su-
blune, che dopo un corso di tanti anni,
non ancora degenerata, proverebbe essa
sola, che appartiene esclusivamente alla
religione il fòrmaredegli stabilimenti tan-
to solidi pel benedell'umanità, e ne'qua-
li trovansi,comein cpiesto, il vero eroismo
della cristiana pei fezione. Il b. Bernardo
si applicò per 4^ anni a predicare nella
diocesi di Sion e altre convicine, e fondò
non solo il monastero e l'ospizio che die
nomeal monte, ma anche l'altro nel Mon-
te detto pure per lui Piccolo s. Btrnardo
nelleAlpiGraiedegli stali sardi, sul confine
di Savoia e di Aosta : anche questo istilui-
to sul modellodell'allro ospizio. Ilb. Ber-
nardo ordinò a'suoi religiosi, successi poi
dai canonici regolari di s. Agostino, di ri-
cevervi i viaggiatori, che senza il loro pie-
toso soccorso sarebbero sovente espusti
a perire. Morì questo eroe d'85 anni nel
ioo8a'28 maggio in Novara, ove si ve-
nera il suo corpo, tranne il capo portalo
a Monlejoia nella diocesi d'Aosta, nel mo-
nastero del suo nome. La sua festa cele-
brasi a' 1 5 giugno. Egli però non era né
cistercieuse, né canonico regolare, come
prelesero alcuni autori, il che può veder-
si na' Bollandisiia p. 1 07 i . I religiosi del-
l'ospizio del Gran s. Bernardo, oltre che
sono obbligali ad alloggiare e alimentare
gratuitamente le persone che passano per
la montagna, prodigando loro soccoisi di
ogni genere, spingono anche il loro cari-
tatevole zelo a maggiori tratti d'umaui-
SIO
t.i. Durante i 7 od 8 mesi più disastrosi del-
l'iinno, (jiiando le burrasche dette tor-
mente maggiorcnente ÌQi[)erversano,eclie
gli enormi massi di neve coprono e sfigu-
rano le strade, allora questi benemeriti
solitari, accompagnati da grossi cani, e-
(lucati a seguire le orme de' viaggiatori
smarriti, ed a portar loro pur anco de'soc-
corsi, percorrono tutti i sentieri,ecol mez-
zo di queste bestie fedeli e sicure scorte,
giungono a ricondurli sul diritto cammi-
no [ino all'ospizio, dove ritnangono sino
a die sieno peifellamente ristorali, ed in
istato di continuare il loro viaggio. Spes-
so anco questi utilissimi animali traggo-
no molti disgraziati sepolti sotto una va-
langa, e rendono loro in tal modo la vi-
ta. Durante i mesi piìi freddi il termo-
metiosla ne'dinlorni del monastero a 20
e 22 gradi al di sotto del zero. iNell'esla-
te gela quasi ogni mattina, e non si gode
d'un cielo veiamente sereno che sole io
o I 2 volte all'anno. Malgrado tutte le cu-
re che i religiosi virtuosi impiegano onde
salvare i viaggiatori, ogni anno se ne ri-
trovano morti dui freddo e sepolti nelle
nevi, dove sono trasportali dalle valanghe
o da quelle teriibdi meteore. 1 loro cor-
pi vengono posti in una cappella all'est
dell'ospizio. Siccome il rigore del clima
non permette a'cada veri di corrompersi,
i lineamenti del viso si conservano (|uin-
ili p^- 2 o 3 anni, dopo i quali i corpi si
iliseccano, divenendo mummie. Il piccolo
lago, che ha un 4° di lega di giro, è ge-
lato Cf mesi dell'anno, e non nudrisce al-
cun pesce. Non si ponno coltivar iiell'or-
todel monastero senoncliède'ca voli, qual-
che insalata e delle radici. Non 0!>tanle le
dillicollà ed i pericoli che presenta il Gran
s. Uernaido, si pretende eh' esso sia at-
ti a versalo da " aSooopersonc ogni anno,
trovaiulosi qualche volta molle ccnlinaia
riunite nel solo ospizio.
Monasttro e abbazia nulliiis dioccesis
(li s. Maurizio d' rigatine. Monasteiii s.
jMiiitnlii .-tiranni Scdumu ilivvct'sis. E-
sikle ucllu citta di s. Muui iziu uelia Sviz-
SIO 293
zeia, cantone del Vailese, capoluogo di
decina a G leghe da Sion, ed a i 5 da Gi-
nevra, sulla riva sinistra del Rodano, che
vi si passa sopra un bel ponte di pietra
d'una sola arcala , nel cui ujezzo è una
cappella. La siluazioiie è assai pittoresca,
le loccie che formano la basede Denti del
Mezzodì e di Morcles, rinchiudono stret-
tamente la valle, e la minacciano di con-
tinuo de'Iorofrantumi. Ila una bellissima
strada, ma il restante trovasi in decadi-
mento; la biblioteca contiene mss. cinio-
sissimi. Circa 2 leghedallacillu vie la bel-
la cascata di Pissevanche, formala dalla
Salanca. Si crede che s. Maurizio sia VA-
^autuun degli autichi. Visi trovano mol-
le romane iscrizioni, ed alcuni autori at-
ti ibuiscunoa Giulio Cesare il castello e il
ponte, mentre altri vogliono che sieno di
Giusto de Sellineu vescovo di Sion nel
I 4^2. Vi si trovano pure alcune antiche
colonne assai peròdanaeggiate. Deve que-
sta citlà della V allesia inferiore il suo no-
me a tinaie all'abbazia eretta in onore di s.
IMaurizio comandante della legione Te-
bana, che dicesi distrutta in (jucsto luogo
nel 28G o nel 3o3, etl in onore del quale
fu eretto l'ordine equestre di s. Maurizio,
che venendo poi unito a quello di s. Laz-
zaro, si denomina de'ss. Maurizio e Laz-
zaro {y.). Lo Scotti K\e.\[' Ildvctia sacra
chiama di venerabile antiohilà il mona-
stero Agaunense nella Vallesia, esecondo
alcuni fu fondatodas. Elena madre di Co»
stanlino I, altri lo rilardano al 4oo. co-
me notai nel citalo articolo de' C\2/<o'i/t*t
rtgolari di s. Maurizio. Cresciuto in gran
fama pe'tontinui miracoli che Dio opera-
va in quel luogo per glorificare s. Mau-
rizio e gli altri martiri di sua legione, il
b. Sigismondo re di Horgogna nel Ji 5o
nel J I G, ovvero nel J2 3 o jiiG, che abiu-
rala l'ai iana eresia a vea abbraccia lo 1 1 cat-
tohcismo, vi adunò Go vescovi e altret-
lauti conti per consultare in qual guisa
|)iìi magnifica ^i dotasse il luogo cunsa-
grato col sangue di tanti invitti coulcsso-
n della fede, pei essersi ricusali di ubbi-
594 ^JO
dire all'imperatole Massimiano, tlie a vcii
loro ordinato di sagrificare agl'idoli, on-
de tulli furono tagliali a pezzi. I ss. ve-
scovi Massimo di Ginevra , Teodoro di
Sion, e Villorio di Grenoble, con altri e •
soiiarono il pio re ad assegnarvi rendile
pel manlenimenlo di 900 monaci divisi
in 9 parti o turbe, che con ordine e co-
slumi angelici si alternassero a vicenda
no t le e giorno nel sai ineggio,dovendosi re-
golare coll'esempio d'IImneiDondo nuo-
vo abbate, ma il governo doversi dare di
ciascuna delle 9 parli o centinaia a un de-
cano. Cosi stabilito, re Sigismondo fece
ampia donazione di moltissimi luoghi, e
volle che la sottoscrivessero i vescovi e i
conti. Continuò il monastero a procedere
secondo tale stabilimeulo, ed a richiesta
del re di Francia Lodovico I il Papa Eu-
genio II deir824 ne confermò gli antichi
privilegijdecorando l'abbate dell'uso del-
la mitra. Olire ilconcilio d'.'/grnt^o (/'.)
celebratovi da re Sigismondo, altro ve ne
fu tenuto neir888, ove fu eletto e coro-
nato Rodolfo I redi Borgogna Transju-
rana, che altri ritardano al 988. Per la
dÌ8Solutez7a de'iuonaci nel depravalo se-
colo IX il Papa fu coslrello rimuoverli
dal nionastero, e sostituirvi 3o canonici
regolari, a'quali furono confermati altri
pri vilegijche poi nel i o49confermò S.Leo-
ne IX, e per quietarvi gl'insorti tumulti
alloggiò 3 giorni nel monastero, e vi ce-
lebrò la festa de'ss. martiri TebeijColl'as-
àistenza dell'imperatore Enrico HI. In se-
guito fiorendo il monastero lo ricolmaro-
no di grazie i Papi Innocenzo II, Alessan-
dro IH, Celestino HI , ed altri principi.
Quando penetrò in Berna la pestifera e-
resia di Calvino, i bernesi occuparono il
monastero e lo saccheggiarono a segno,
che di 3o canonici si ridusse a i4- Non si
vedono più le vestigia dell'antico mona-
stero fabbricalo da reSigisiuondo, per l'in-
cendio accaduto nel i 56o, laonde fu ri-
fabbricato il monastero e la chiesa abba-
7.iale,e questa consagrata nel 1 62 7 da mg."^
Scappi nunzio apostolico della Svizzera,
SIC
con plauso e concorso de'vallesani. Que-
sta chiesa è di solida struttura, ampia e
sotto l'invocazione de'ss. Maurizio e com-
pagni martiri. Il capitolo e monasterodei
canonici regolar idi s. agostino della con-
gregazione Laleranense,s\ compone di 2^
di tali canonici, i quali eleggono tra di lo-
ro l'abbateche poi viene confermato dal-
la s, Sedt, a cui è immediatamente sog-
getto il monastero; quindi ilPapacon pro =
posizione concistoriale stampata, lo pre-
conizza come 1 vescovi in concistoro. Di
detti canonici, i 4dimorano nel monasle=
ro, eio amministrano le parrocchie del-
l'abbazia, ricevendone l'istituzione cano-
nica dal vescovo diSion,comprensivamen-
te a quella di s. Maurizio e tutte di loro
padronato. L'abbate è ambe primicerio
del capitolo e superiore del monastero.
La sua mensa abbazia le era ricca, essen-
do perciò tassala ne'libri della camera a-
postolica in fiorini 276; a motivo delle
guerre e di tanle vicende politiche si può
computamela rendita in4oo luigi d'oro
diFrancia, dice l'ulliina proposizione con-
cistoriale. L'abbate presta il giinamento
di fedeltà alla s. Sade, nelle mani di quel
prelato che deputa il nunzio di Svizzera,
dopo la compilazione del processo come
praticasi co'vescovi. GregorioXVIconfer-
mò l'elezione dell'atlualeabbale mg. "^ Ste-
fano Bagiioud della diocesi e canonico cu-
ralo degnissimo, dichiarandolo succ.esso-
ledei defunto abbate p. Francesco de Ri-
vaz, nel concistoro de' 19 dicembre 1 834,
e dipoi lo decorò della dignità vescovile
e col titolo inpartihus di Betlemme, sot-
to ilsimilearcivescovato diCesareadiCap-
|)adocia, con breve de'3 luglio 1840. Pio
VI nel 1781 in quest'abbazia vi fece sta-
bilire una missione, la quale fu adJdala al
provinciale della provincia elvetica dei
cappuccini. L'ospedale è sotto la giurisdi-
zione dell'abbazia, destinato a ricevere i
poveri e pellegrini, e pare che il governo
sia stato alUdato alle suore della carila. I
popoli del Vallese sono commendabili per
la semplicilà de' costumi, per ospitalità
SIP
e sincerila, massiine quelli delle mon-
tagne.
SI PONTO. /'. Manfhedom A e Viesti.
SIR A (^Syrt/i). Città con residenza ve-
scovile,Ciipoluogo clell'isoladelsuo nome
dell'ArcipelagOjUelle Cioladi settentriona-
li nel mare Egeo, a 27 leghe da Alene,
nella paile orientale dellisola, nel nuo-
vo regno di Grecia. S' innalza in forma
d'aniìlcatro sopra nna montagna che si
distende sino all'ingresso del porto; le vie
ne sono alrjnanto ripide, ma assai larghe;
vi è molla pulitezza, con caseegregiamen-
lefabbiicate. Bnonoè il porlo, il commer-
cio attivissimo, l'agiatezza è generale ne-
gli abitanti. Quanto all'isola cui si dà 36
miglia di circuito, la superficie n'è mon-
tuosa, ma il suolo assai produttivo e as-
sai coltivato, e nule il clima, gliaibcri non
perdonilo mai la luro verzura. Le prin-
cipali produzioni consistono in grano, vi-
no, olio , cotone e varie specie di frutti.
La baia sulla costa orientale presjenla un
ancoraggio .issai sicuro, che ha 12 ini 4
passa di tondo. Nella guerra ultima della
greca indipendenra conservò laneutrali-
là e divenne il rilugio delle popolazioni
fuggili vedcllatirecia, che mollo vi accreb-
bero il commercio, e mentre prima ilella
guerra contava più di 5ooo abitanti, di-
poi durante il conflilto ne annoverò più
the 4o>ooo, ed al presente sono più di
20,000. L^er questa neutralilà i sirioli di-
vennero invisi agli altri greci, e grati alla
Porta ottomana, die per ricompensarli
li preservò dal furore de'turchi, e confer-
mò la nomina d'un capo greco, che gli
abitanti eransi scelto. Nondimeno fu [)oi
compresa nel legnodi G/ft/Vz ( A'.),eces-
sòdi far parte del saiigiacalod'Andro. La
città è propinqua a quella di Eriuopoli,
poiché leggo le seguenti noli/ie, scritte da
Sira a'() luglio 1 S "» 1 , e pubblir ile nel n.°
I ji) del Ciurmile di lloniii. Il re di Ore-
eia Olloiie colla regina moglie a\e.ino o-
liurulou'20 maggio del precedente anno
Ermopoli e Sii a, collocandu il re la i ." pie-
tra foudamenlale del uio!uchc si andava
SIR Ì95
costruendo pel bene della navigazione e
vantaggio del commercio. I reali coniugi
furono accolli sul liJo da una gran mas-
sa di popolo, e il demarca o podestà Jaglzi
espresse i voti de'suddili con bel discorso,
tutto divoto al suo trono. Altro ne pro-
nunziò V^uro, presideiiledel consiglio mu-
nicipale e vice-presidente della camera di
cummcrcio, dicendo ; La i .' dopo la capi-
tale del vostro regno, la cillà d'Eriiiopo-
li ha il bene d'accogliervi, ed aspetta il
progresso e sviluppo di questa città com-
merciale. Viva il ree la regina! L'augu-
sta coppia fra le benedizioni di tutti sipor-
lòallacallediale. Dipoi asceseall'alla cit-
tàdi Sira,eilopoaver assistiloal Te Dciini
nella cattedrale di s. Giorgio, visitò il ve-
lici aiulo vescovo di Sila mi».»" Ulancis. l*a-
le che Ermopoli sia in certo modo quasi
congiuntaalla città di Sira, e forse ne oc-
cupi il piano. Sira, .Syr^ o ^^j^ro^, e da O-
aiero chiamata Siria,\\dt. la cattedralesa-
gra a s. (Giorgio martire con ballislerio,
servila da preti e chierici, non avendo il
capitolo;e4de'prinìinella suapairocchia
vi esercitano la cura delle anime. L'epi-
scopio le è prossimo, e nel i8-2f) lo rifab-
bricò il vescovo , e la congregazione di
propaganda fide, cui è soggetta la sede
vescovile, vi concorse con 1000 scudi. Vi
sono nella cillà altre 7 chiese, e quella di
s. Sebastiano nel i 829 fu eretta in parroc-
chia; si contano [)ure 3 confralernile; il
seminarioèdiiettoda'gesuiliji quali som-
ministrano operai apostolici per tutta la
Grecia; essi vi hanno un ospizio, ed altro
ède'cappuccini.enel vol.X.\'lll,p. 1 1 r ne
parlai. Vi hanno casa leoi soline e le ter-
ziarie tiomenicane. l'i ima del seminario
eiavi la scuola de'chiei ici, al cui maestro
la detta congregazione dava annui scudi
3o. Vi è una scuola elementare pe'llgli
de' cattulici , perchè sieiio distraiti ilalla
scuoi. I de'gieci scismatici eretta in Ermo-
poli, e duella da uii protestante ministro
col metodo delle scuole Lancaslriane.Dap-
poiché, avanti la guerra deiriiidipendeii
£a,la popula^iunc dcilisula eia tulla cai
296 S I R
folica , perciò portava il nome d' Isola
del Papa, ed il vescovo avea influenza sul
temporale. Ora però vi hanno pieso stan-
za più di I 5,000 scisoialici. La diocesi si
estende per tutta l'isola, comprendendo
I 70 fra chiese e cappelle, ma moltissime
bisognose di grandi ristauri e perciò non
servibili: però molte di quelle abbando-
nate da'greci, furono rifabbricate alla la -
tina da mg.» Blancis. Oltre i ricordati re-
ligiosi, vi sono più di 3o preti. Secondo
l'ultima proposizione concistoriale, il ve-
scovo è tassato ne'Iibri della camera apo-
stolica in fiorini 3oo, ededotti i pesi i frut-
ti della mensa vescovile arrivano a 600
scudi; altri 200 il vescovo ne riceve an-
nualmente dalla congregazione di propa-
giinday^We, chegli comparte per la s. Se-
de le facoltà della formola 'ì.^ha sede ve-
scovile, dice Commauville,fu eretta nel se-
colo XllI suffraganea dell'arcivescovo di
Naxos, e lo è tuttora; ma la chiama Scy-
ros, nome che veramente appartiene al-
l'altra isola e sede di SkyrooSciro (^.).
Piimonta dunque il suo principio all'epo-
ca delle crociate. Nelle Notizie di Roma
trovo i seguenti vescovi, non trattandone
il p. Le Quien. Nel r 78 1 fr. Antonio Ma-
turi francescano della stretta osservanza,
nel 1733 traslato a Naxos,e^\\ successe
Emanuele Caranza di Naxos; i 735Dario
de Longhis di Scio; 1749 nuovamente vi
ritornò da Naxos e colla ritenzione del ti-
tolo arcivescovile mg.'' Maturi; 1752 fr.
Giacinto Giustiniani domenicano di Scio;
I 786 fr. Gio. Fonton conventuale di Pe-
ra di Costantinopoli; 1800 Gio. Battista
Piussindi Tine. Pio VII col hie\ e. Niliil
sane molesliiis, de' io aprile 1821, e col
breve Nihil sane molestius, de' 1 8 giugno
1822, Bull. Poni, de prop. fide t. 4. p.
383 e 393, fece amministratore aposto-
lico di Sira mg.r Luigi Cardclli arcive-
scovo di Smirne, non essendo riuscito a
comporvi i mali pe'qu;di nel 18 1 9 ne a-
•veadichiaratolamministratore me.'" Dra-
copoli vescovo di Scio, e ad onta che il
Papa richiamasse a Roma il vescovo Rus-
SIR
sin, e rimovesse il suo vicario generale p.
Urbano cappuccino. E siccome il vesco-
vo R.ussin non si volle ditnettere dal ve-
scovato. Pio VII commise a mg.''Cardelli
la compilazione del processo sulle accuse
formale contro detto vescovojdeputando-
lo col breve In Petri aposlolorum, non
de'3 aprile 1822 come leggo a p. 4o4 di
detto Bollano, ma bens'i de'3 dicembre,
come trovo nel Bull. PiOin. coni, t.i 5, p.
587: Deputalio tribunalis inquisì lori alis
Clini facultaLìbiis cognoscendi criniiiia,
quae ohjiciunlur episcopi Sy retisi, insie-
me allo stesso breve. Pio Vili per morte
del vescovo Russi n, nel concistoro de' 1 5
marzo i83o traslatò da Canata in parli-
bus a questa sede di Sira il piemontese
mg.r fr. Luigi Blancis da Ciriè de'mino-
ri riformali. A ((uesto degno prelato, tan-
to benemerito del vescovato di Sira, Gie-
gurioXVIcol breve Pastoralis qfjìcii ,i\é\
1 9 agosto 1 834, Bull. Pont, de prop. fide
t. 5, p.i i4, conferì l'autorità di delega-
to apostolico di tutto il nuovo regno di
Grecia; ed a'2 5 dello slesso mese scrisse
il breve IVobilissiniiiniGraeciae regnutu,
loco citato, p.i 16, aire Ottone, parteci-
pandogli la nomina del suo delegalo apo-
stolico e raccomandandoglielo. Già notai
nel voi. XXXI I, p. i 54, non solo tale de-
legazione, ma che GregoiioXVI nel J 843
deputò coadiutore a mg.r Blancis nel ve-
scovato, mg.r Giuseppe M.^ Alberti vesco-
vo d'Euinenia in pt^rlibus , avendo già
detto mg.'" Blancis amministratore apo-
stolico dell' arcivescovato di Naxos nel
184 '.Apprendo dal n.° 296 del Giorna-
le di Roma del 29 dicembre i85i, che
mg.r Blancis vescovo di Sira morì di 8i
anni (a'3o ottobre), dopo aver passalo 5o
anni nelle missioni di Levante, e 26 nel-
la sede di Sira, dove fondò il seminario;
che sotto la sua amministrazione si fon-
daronocappelle cattoliche in Alene, al Pi-
reo, a lVauplia,a Patrasso: s'intende come
delegato apostolico di Grecia. A questo di-
sliuto udizio il Papa Pio IX fece succede-
re mg."^ Alberti a'3o ottobre 1 85 1 ,uel qua-
S 1 II SI R 297
le era pure snccetlulo allii sede di Sira. ri; itidi forlificata e ingrandila dai re Ra-
Rl'isliuisce il n.°i 2 1 del Giornale di Ito- gralidi, con >unlii()NÌ nl)bellin)enli,e vi li-
i/ia del 1 H ">3, clie in Atene a'3 maggio fu sictleltero nel ningniflco p tliizzo, del pari
collocala per parte di mg.' Alberti lai.'' che 1 palliarci»! armeni. Si cuntavano in
nielra nella chiesa cattolica, che dev'esse- essa mille e una chiese, onde le sue rovi-
re tiedicuta a s. Dionigi 1 , "vescovo d'Ale- uesono veramente oggetto d'ammirazio-
ne (della quale ri[)arlai a Gkecia); e che ne a'viaggialoi i [)e' inu-*aici e pitture di
la ceremonia (u solenne, e vi assisterono cui scorgonsi lulloia le tracce. La città
i ministri del governo greco, il cor[)o di- era cinta di doppio ordine di mura, lut-
plomalico, i consoli cattolici, alcuni dele- le munite da foltissime torri. Ne dà un'e-
gati della corte, e molti greci cattolici e sattadescrizione l'inglese viaggiatore Ker
ragguardevoli. Porter's. Tanta era la popolazione di A-
SIRACE. Sede arcivescovile m/j(7/'/t- ni , che nel secolo XI in un iiias[)etlato
l)Usi]t\Patriarcato /4rfiieno[r.),i:\iecon- assalto de' nemici, furono messi in arme
ferisce la s. Sede, i di cui anticlii popoli subito 4o,ooo pedoni, e 20,000 di ca-
abitavano verso il nord del monte Cau- valleria, tratti da'soli abitanti della città,
caso, andando dalla parte tiella IMeotide, Sulla cupola della chiesa cattediale sor-
e ne parla Baudtand, No^'Uin Lexicon geva una croce d'argento, tli cui d Cro-
geogrnpliiciiin. Sirace come diocesi è una cefìsso era di naturale grandezza. A molle
grande provincia arcivcscoviledell'Aruje- vicende soggiacque fpiesla classica città,
nia,nel distretto di Ararat, del quale par- e passò coll'andar de'secoli sotto vari do-
lai a l*ATRiAncATo armeno per la sua ce- minatori, greci, tiuxhi e giorgiani. Mn
lebrilà. Sebbene! geografi per Ararat de- neli3iqfu interamente distrutta da un
scrivono la famigerata montagna fra il orribile terremoto. Quando i turchi e i
mar Nero e il Caspio, altri per Ararat in- persiani si fanno la guerra, e altrettanto
tendono la stessa Armenia. Di tale prò- dicasi de'turchi e russi, i dintorni d'Ani
■vincia la città cattedrale era Ani oAiiiis, sono ordinariamente il teatro delle loro
famosa residenzade're Bagralidi, principi ostilità, essendo questa città posta fra Zi-
armeni il cui regno incominciò nell'SSg rivan e Ei-zerum, che sono le due princi-
e vi regnarono fino al i 079. Nel citato ar- pali città fortificate, ove gli eserciti si pon-
licolo narrai, che nel secolo V la prima- gono in cammino. Non solo la provincia
ria sede patriarcale armena di Eziiiiiìzl'ì di Sirace conteneva l.i celebre Ani, marni-
iu Irasi'crila a jTu/V/, allora cajjilale del re- curala sedearcivescoviledi Sirace, laqua*
gno d'Armenia, nelqgS in Ani divenula le era una delle 5 piincipali dell'.Arme"
residenza regia,enel 1 oG4inTauplur;per nia.All'arci vescovo apparteneva lagiuris-
cui Ani fu un tempo illustre sede patriar- dizione e la prerogativa tli consagrare i
cale degli-armcni, e vi si celebrarono 4 metr(jpolili, e il beneilire il s. crisma, i'er
concilii nazionali. I geografi chiamano A- consagrare un arcivescovoeranoneces>a-
ni o Ànus, /4nikfJgne, Anisi^ A/>niciini, e ri 3 metropoliti. Le vesti dell'arcivescovo
ladescrivono come città della Turchia a- di Sirace sono simili a quelle del metro-
siatica, pascialatico aio leghe da Rars e polita: soltanto il pastorale è alquanto più
20 da Erivan, al confluente del Rars e allo e finisce in un giro più largo. Ila Tu-
dell' Arpa-Sou. Celebrano la città ])er le so del pallio piegiito 4 volle alle spalle, e
rovine che ne nllestano lo splendore an- tiene alla destra appeso alla cintura con
lieo, come già capitale dell' Armenia ed un conlone d'oro lo scuilo arcivescovile,
assai popolalissima. Nellasua origine non mìtilo goiichrr oenrhti inni (di cui nel voi.
era che un piccolo castello, noi <|ualc i re LI, p. 33 1 ), ed è un «piadrntd mi cui è ri-
d'Armenia dc[>uncvauo tulli i luru tcbu- cumulu una ctucc. La ^)ru\iucku ecclesia*
298 S I Pv
slica di Sirace essendo presenletnenle di-
strutta, e sotto il dominio degli scismatici,
il titolo arcivescovile è uno ili quelli in
pnrtibus. Il Papa Pio IX a' i 3 settembre
j 847 dichiarò arcivescovo di Sirace l'at-
tuale mg/ Eiloardo liurmuz armeno di
Costantinopoli e coadiutore di mg.rPa-
pasian arcivescovo di Taron pe' pontifi-
cali e sagre ordinazioni in Roma di rito
armeno, massime degli alunni armeni del
Collegio L roano, al (|uale poi successe.
Di questi due rispettabili personaggi, giù
procuratori generali in R.oma della be-
nemerita congregazione benedettina dei
Mechitarisli (^r.), in più luoghi feci ono-
revole menzione.Iliporla il n.°7gdelZ^iVz-
rio diRoniadeì 1847, che nella chiesa dei
ss, Gio e Paolo dePassionisli, a' 19 set-
tembre il cardinal Fransoni prefetto del-
la congregazionedi propaganday^^/e, con-
sagrò uìg/ Hurmuz in arcivescovo di Si-
race.
SIP^ACUSA(vy^rrtcf/5(7/«).Città con re-
sidenza arcivescovile di Sicilia nella pro-
vincia di Nolo, capoluogo di distretto e di
cantone, sulla costa orientale dell'isola, a
i3 leghe da Catania, e 3 I da Messina. E'
pur Selle d'un tribunale ci vi le e d'una gran
corlecriminale,piazza di guerra di i .'clas-
se. Di tulle le parli delle quali compone-
vasi quest'antichissima, possente ed opu-
lente città (anzi fu la più grande città che
ebbe la Grecia ne'suoi dominii, poiché il
]). Gaetani pretende che girasse 180 sta-
ili, estensione probabile, avendone asse-
f;nati i 78 Tucidide, e non 3oocome fissò
il Mirabella nel libro Delle antiche Sira-
case, ossia miglia 37 ip, sbaglio notato
dal Conanni nella sua antica Siracusa
illustrata), non le rimane più che l'isola
Orligia, antica sua porzione, rinchiusa tra
i due porli, non avente che 400 tese di
lunghezza colla larghezzadi3oo, esepara-
ta dal continente mediante uno stretto ca-
nale, al di là del quale sono erette varie
opere di fortificazionej è poi difesa inol-
ile da una mura bastionata non meno
the dai castello di Mauiace, che soryc al-
SIR
l'estremità meridionaledell'isoiae presso
cui fu stabilito un faro. La più antica por-
zionedunqueabitata diSiiacusa è l'altua-
le che i greci chiamarono Oi ligia, Orty-
già, oppure dal dialetto dorico Isola, la
quale per via d'una diga e d'un ponte che
fece poi distruggere l'imperatore Carlo V,
era attaccala colla terraferma, dove la co-
lonia di Corinto costruì le fabbriche che
dirò e divise in 4 quartieri, 11 p. Lupi nel-
le sue Dissertazioni, ecco come desa-ive
la situazione di Siracusa, e le più notabi-
li sue fabbriche di difesa. Siracusa odier-
na è situata nell'isola Orligia e ne occu-
pn due terzi o poco meno, il resto è oc-
cupalo dalle fortificazioni verso la terra-
ferma ùv'è la strada coperta, poi un gran
fosso di mare , indi un' opera coronata,
quindi il mare, poscia un'opera a corno,
nuovamente altro mare, e finalmente il
rivellino e il mare, la cortina e due ba-
stioni della Piazza; dichiarandola inespu-
gnabile se vi sia presidio e munizioni con-
venienti, comechèin mezzo a due porli.
Le vie della città sono regolari, raa aa-
guslp, e le case assai bene fabbricate. La
cattedrale dedicata alla Natività della B.
Vergine, ed ovesi venerano molte insigni
reliquie, insieme a quelle de'santi patro-
ni, è un tempio chefu nell'epoca greca sa-
gro a Minerva, e d'ordine dorico, avan-
zo della magnificenza di Siracusa, ogget-
to delle considerazioni de'dotli viaggiato-
ri,e dal secoloXIIconvertito al verocul-
to. Avendo solTertodalle ingiurie del tem-
po,bisognòdi molli rislauri,pe'qualieper
la sua interessante conservazione Calisto
HI con bolla del 1 4^8, e Leone X con bol-
la ilei 1 5 I 7 concessero indulgenze a quel-
li che per tale elfetto avessero contribui-
to elemosine. Il capitolo si compone di 4
dignità, la (."delle quali è l'arcidiacono,
del decano, del ciantro o cantore, e del
tesoriere; di i o canonici comprese le pre-
bende del teologo e del penitenziere , di
alcuni beneficiati o mansionari, denomi-
nati canonici secondari, e di alili preti e
cilici ici addetti al serviijio di vino. Quattro
SIR SIR 299
di lali beneficiali, delli cappellani sagia- bali, vescovi, cardinali, uno de'quali se-
mentali, amovibili a disposizione dell'ar- C(jiido il Pino fu Papa Stefano III dello
civescovo, esercitano nella stessa metro- IV ; non che nelle Ncieuze, nelle aiini, nel-
politana, mnnita del batlisleiio, la cura le arti. Piincipale Ornamento di Siiacu-
delleanimedellapaiToccliia. Ilpalazzoar- sa cristiana è la gloriosa sua conciltadi-
ci vescovile, buono e bello edifi/io, ò ade- nae patrona s. Lucia[f^.) vergine e inar-
renle alla metropolitana. Vi sono nella tire, tanto celebre non meno ne'Iasli sici-
città altrecitiesepai'roccliiali,ullimamen- liani,che in quelli della Cliiesa. Il medesi-
te provvedute del s. fonte, olire altre 8 mo Pirro nella .S/c/7i'ae sacrae fa uiieru-
cbiese, essendo la piti antica la suburba- dito e copioso elenco dei^li diustri siracu-
na di s. Giovanni. iNumerose sono le case sani, e dice che Papa Coiione di Tracia [k\.
religiose, peicliè i regolari hanno i i con- educato nel monastero di s. Lucia di Si-
venli e monasteri, e le religiose 7 mona- cilia, ed altri pretesero che fosse educalo
steri. IMùllepuresonoleconfraternite, due in Cilicia. Dolce n'è il clima nell'inverno,
conservatorii eunode'quali pei- l'orfjne e nell'estate insalubre a motivo delle vi-
donzelle, l'ospedale, il monte di pietà, il cine paludi; il territorio poi riesce ferti-
seminai io, ed altri stabilimenti benefici e lissimo. In riva all'Anapo cresce la pian-
scientifici. Tali sono diversi ospizi eislitu- la del pupiro che chiamano /^a^/j^e^/rt, e
ti di beneficenza, il lazzaretto, il collegio, gli antichi non ebbero cognizione di (|ue-
il jnuseo, la biblioteca pubblica, oltredelle sta piatita in Sicilia, ma solo del Sai i, che
grandi caserme. De'due porli il più pie- ne ha l'eguali proprietà : fu dal 1 53o in
culo,c|uellodel nord, chiatnavasi antica* poi che questa pianta di Sicilia cominciò
mente Trogilo, quello del sud chiamato a descriversi in varie opere. Deveavver-
porto grande è uno de'più vasti della Si- tirsi che questa pianta cresce dapperlut-
cilia,Ia luiighezzaessendone di 2 I 5o lese lo in Sicilia, a riserva de' luoghi alti e
e la larghezza tliiojo, e accoglie il Duf- fredili : del papiro riparlai a Sciuttura,
fj|aroo/^«r//n<.?, le ac<|ue delle paluili pe- dicendo dell'arte dello scrivere. Il fiume
stilenziali di l'aiitano , ovvero Tiraca o Anapo èdegno di consiilerazione uell an-
Syraca, e di Pantanelli, ovvero Lisima- lica storia, perchè alle sue sponde furono
lia o Lysiiiiclidj formale dicesi dal buf- date molte battaglie, e I' intera arma-
falaro; e finalmente quelle della celebre ta cartaginese vi perì di peste cagionata
e mitologica fonte Aretusa, che zampilla dalle non ancora seccale paludi ricorda-
presso il mare, nella parteoccidentale del- te sui margini di quel fiume, e lungo le
1.1 città, e l'acqua della quale cessò d'es- coste del mare. L'Anapoè il solo fiume
sere dolce e divenne salsa neh looowe- in tutta la Sicilia in un certo moJo na-
ro nel 1 i Gc), in seguito ail un terremoto, vigabile da piccole barche; ma si e [icr-
Questo porto, oggi in parte arenalo, non doto (juesto vantaggio a causa ilegiini-
può [)iìi ricevere che piccolo navile, né le chi e del fango da'quali all'estremo è in*
esportazioni consistono che in vino, olio, goinbrato. Questo fiume scaturendocirca
frulli, canapa, salnitro, grano, eccellente 1 4 niiglia ila Siracusa, si perdesotto terra
miele ed altro. La celeberrima Siracusa è e ricomparisce 4 o 5 miglia dal porto, ed
patria d'Epicarrao, d'Archimede che ce- ivi si unisce al rinomalo ruscello Ciana,
librai anco aSicii.iA, di T'eocrito, di Fi- che la favola ricorda col nome della nin-
listo e di Mosco : Simonide vi morì /\6S fa che si ojipose a Plutone, quando ra-
aiini innanzi la nostra era, e l'aininir.iglio pila Proserpina la porlòa Siracusa, il ipia-
liuyter a'?.() aprile 1 G-jG. V i fioriiono un le nume ivi col suo tridente aperta la ter-
gran numero ili pei sonaggi,chiari per san- 1 a si sprofomlò nel Inrlaro; la ninfa si ilol-
titàdi vita,nellcdignilàecclcsiaòlÌLht-,ab- i>e lauto di <pieda viulenza,chc Ihjuetitl.i
3oo SIR
ìli lagrime tlivenlò una sorgente di chia-
lissiiiia acqua. Siracusa fu l'ondala ySS o
^36 anni avanti la nostra era, dopo la ve-
nuta di Teocle in Sicilia, da una colonia
greca dicorinlii condotta da Archia, che
sbarcò nel promontorio Zedrio. Si legge
in Tucidide sull'origine di Suacusa, clie
aìiliquissimi fevunlur parlem quanidaiii
regionis, tenuisse Cyclopts, et Laeslrigo-
nts ... Posi hoc Sicaiii [jritnidemonilran-
tur incoiuisse. Costoro ne furono discac-
ciati in seguito da'siculi lV Italia (f^.). Si
vuole che le superstiti cavernoseabitazio-
ui della Valle d'Ipsica appartenessero ai
sicani molto tempo prima che prendes-
sero Suacusa. Succeduti i detti coriiitii ai
siculi, stabilirono in Siracusa il reggi-
mento democratico, per cui si governò es-
sa per un tempo a comune, ed ebbe quin-
di dei re, tra gli altri Gelone e Cerone o
Jerone. Siccome per unità d' argomen-
to e per evitare repliche, credei oppor-
tuno di riportare all' articolo Sicilia i
principali tratti dell'importante storia di
Siracusa, icuifamos^i destini e Tastisi col-
legano con quelli dell'illustre isola, della
quale per tanti secoli fu splendida capi-
tale, perciò in questo articolo me ne di-
spenso. Dionigi il Vecchio e Timoleone
nonliorironoche circa mezzQ secolo dopo
il famigerato assedio degli ateniesi descrit-
to da Tucidide, e ch'ebbe luogo 4 ' 4 ^^^'
ni prima dell'era corrente. Sostenne con-
tinue e atroci guerre conlio a'carlagine-
si potenti, e descritte daDioduro Siculo;
fu decorata del fastoso titolo di reame, e
lungo tempo si mantenne nelle auge di
sue fortune. Siracusa simile al resto delle
città fondate dalle colonie greche io Si-
cilia e nella Masrna Grecia, fu ri<jiiarda-
ta come una parte della Grec/^ ('A '.J stes-
sa.A qualeelevalezza fossero giunte le ar-
ti ne'floiidi giorni diSiracusa, lo dimostra-
no le molte medaglie, che giornalmente
si rinvengono, e gli avanziancora esisten-
ti di sua magnincenza. Cadde 2 i 2 anni a-
\anti la stessa era in potere de' romani,
che lu coasei'varuuo sino alla caduta del
SIR
loro impero. Benché Maicello all'acquisto
che ne fece non potè impedire a'suoi sol-
dati irritati da lunga resistenza il saccheg-
gio delle case e l'uccisione del non cono-
sciuto Archimede, pur nondimeno fu ri-
sparmiata la città e con essa i templi an-
cora. A'tempi di Cicerone grande era lo
splendore e l'opulenza che restava alla do-
minatrice di Sicilia, malgrado che ne'tra-
scorsi secoli avesse perduto dell'antica pro-
sperità. Però una gran parte della città e-
ra in quel tempo deserta, ed i torbidi po-
steriori egli assalti de'barbari lasciarono
deplorabili vestigie. Nel 553 i greci di Co*
slautinopoli acquistarono al loro impero
colla Sicilia anche Siracusa, togliendola
a'goti in unoalle proviocie di qua dal Fa-
ro di Messina, richiamandovi l'estinto u-
so del dialetto greco. Egualmente a Si-
cilia narrai che nel 555 vi morì Papa Vi-
gilio, donde fu trasferito in Roma. A Pa-
lermo parlai del Patrimonio della chic'
sa romana (/^.) in Siracusa, e che ve Io
possedeva avanti al 5^o, con altri pingui
patrimoni di Sicilia, esercitandovi i Papi
le Regalie (A^.), a mezzo de'Ioro ministri
e rettori, e poi ne divennero di tutta l'iso-
la sovrani e la concessero in investitura
feudalejCiò che raccontai dettagliatamen-
te a Sicilia, quando già i Saraceni l'a-
veaoo in molta parte invasa, e ripetuta-
mente Siracusa con immensidanni. Que-
sti barbari più volte presero, devastaro-
no e rovinarono Siracusa massime il 21
maggio 8 7 8, finché i Normanni [T^.) nei
secolo XI li cacciarpnoda tutta l'isola, es-
sendosi impadroniti valorosamente di Si-
racusa nel 1084, e per investiture della
s. Sede ne divennero i sovrani. Avendo
l'imperatore Enrico VI sposato Costan-
za loro superstite, ne diventò re. Egli die
licenza Si' genovesi di stabilirsi in questa
città, concedendo loro de'gran privilegi;
quando giunta all'improvviso un'armata
di^^/iV7/i/,i quali non solo cacciarono i ge-
novesi, ma il vescovo pure^gli ecclesiasti-
ci e una gran moltitudine d'abitanti, e
s* impadroniiouo della città uioltu bcuc
SIR SIR 3r.i
silnnln per esercitnrvi il mestiere de'cor- cirlincono d. Ignazio Ref»qio, dappoicliè
iari. Gcioi'a (/^.) armò tosto una licita nel capitolo lìoi irono illustri, dotti i* vir-
per vendicar l'ingiuria e il ilnnno;eil con- tiiosi canonici. L'augusta prosapia de' Bor-
ie tli.Mal(a,esp('iiinenlatocnpilanodi ma- boni, (iivenuta sovrana dell'isola, praticò
re, s'unì co'iuui legni a'genovesi, e a' 6 come gli altri regnanti nel conferire ai
agosto 1207 giunsero innanzi Siracusa, princi[)i reali il titolo di conte di Siracu-
sconllssero interamente l'armata di Pisa sa, e di presente lo porla il principe Leo-
(K), e dopo 7 giorni d'assedio, riacqui- poldo fralellodel monarca che regna. Si-
starono la città, dove posero grosso pre- racusa dovea ancora essere bersaglio di
sidio; e tulli r|uesti avvenimenti succes- altre calamità. Nel 1 837 la Pc.?^/f«3(7(/ •)
sere senza die Federico il in età minoren- del cliolera penetrò e fece strage anche in
ne e i suoi consiglieri vi potessero come- Sicilia. InSiracnsa all'erronee voci di sp;ir-
chè si fosse aver mano. Siracusa colla Si- so veleno, mentre infuriava il morbo, il
cilia passata nel dominio degli Angioinf, popolaccio come in altri luoghi pei cinqui-
in breve si die a quello degli AragoneNÌ, levossi a' 18 luglio e trucidò G inilivului,
poi re di Spagna. Neli5oo la città sog- fra'quali l'ispeltoredi polizia, l'mtenden-
giacquealla peste, e vi perirono r 0,000 a- le della provincia, e il presidente del la gran
bitanti, 80 sacerdoti e i 00 chierici; e 4 «n- corte criminalech'erasi rifugialo nella vi-
ni dopo talfunestoaccidente,il viceré Rai- ciiia Floi idia.N i furono ne'seguenli gior-
uiondodiCardona,pel re Ferdinando V, ni arresti e altri eccidi, e in tutto si con-
venne in Siracusa eoo tutta la sua cor- tarono4o uccisi in Siracusa,! 3 in Flori-
te,a stabilirvi il centro del governodi tut- dia, e 8 nel confinante villaggio di Cani-
la l'isola. Donde rilevasi, che tuttavia la cattini. Mario Adornocausidicoe piomo-
cillà era florida, e lòrse abitata da'super- loie principaledel trambusto, a'2 i luglio
Stili ?.o,ooo abitanti, i quali per altri di- pubblicò un manilesto diretto da'siracu-
Saslri diminuirono, anche per la seguila sani a tulli i siciliani, col quale annunziò
trasmigrazione in l^alermo nel 1600, di che il cholera avca trovatola sua tomba
molle nobili e tlovÌ7Ìose famiglie. Altro nella patria d'Archimede; imperciocché
giaveilisastrofu il terremoto del 1 S.^'che asserì d'essersi scoperto rheproveniva da
liempì di spavento la Sicilia da' j agosto niliato d'arsenico sparso per l'aria, ed i
a'3o novembre, massime nella provincia propagatori del medesimo essere rimasti
e città di Siracusa, la rpiale ebbe alter- vittima della pubblica inilignazione. Dopo
rata la torre campanaria della cattedra- sparsa tale ridicola inìposlura prese il co-
le , r episcopio giMUilemenle solFiì , con mando d alcune squadriglie armate, che
molli edilìzi. Ad onta di ciò, delle gurne si erano Ibi mate col pretesto ili mante-
crudeli anteriormente sofferte, edellede- nere la |)ubblica Irancpiillilà, e con es«e
vaslazioiii di tulli i generi palile, Siracu- fomentò l'anarchia sino a' 7 agosto. Un
sa biillava ancora d'un certo splendore, mezzo battaglione cb'eravi di picsidio,»!
allorchèiieiraiino itKpfu viltinind'iin al- chiuse nel debole castello esistente in un
Irò orribile teircmolo,chediNlrus>e gran angolo della liltà, e liiniIf'S<ii alla cu»to-
parte de' suoi monumenti antichi e mo- dia di 3oo galeotti che si tentava di hbe-
derni, eil il INIongilore continuatore del- rare. ìVe imitarono la sollevazione 7 pae-
Ìh Sictlieisarrai\i l'uro, riferisceche nel- si vicini, com'era accaduto in qnc'dipen-
la città vi moriiono 3H,.>37 person**, on- drnlida l'alermo, ne'quali agli eccidi In-
de la spopolò. Ora annovera circa 1 (i.ooo niulluari ernnsi unite al S(jlitu le veiulet-
abitanti. Neli73'> fu assediata dai belli- le particolari , i l'urli, i saccheggi. i>cllo
geranti che si dispulavanoildnminiodel- stossoi8 luglio e col medesimo preleslo
l'i&olo, trattando la resa «.Iella piazza l'ar- insorse il popolaccio di Catania, the le-
3o2 S I R
presso fu poi inaspiilo dal manifestosira-
Cusano, inviando i faziosi emissari a Mes-
sina, e dopo piepotenze protnulgai-ono
l'indipendenza di Sicilia, col pielesto d'es-
sere la vitade'siciiiani in pericolo, pel ve-
leno sparso per raria,poicliè il cholera non
era asiatico, ma borbonico. Alcune ter-
re seguirono l'esempio de'ribelli di Cata-
nia, ma Messina non si lasciò adescare dal-
le loro mene, bensì alcune sue dipenden-
ze. Il re vedendo che i tumulti popolari
di Sicilia eiano piìi politici che cholerici,
dispose che sid^ito fossero energicamente
repressi, e con poderosi rinforzi S[1(edì nel-
l'isola il mnresciallo di campo Del Car-
retto ministro della polizia coU'^Z/er ego
per ristabilirla calma nelle provincie di
Siracusa, di Catania e di Messina. Seve-
ramente furono puniti i rei, e in modo
speciale pafi Siracusa, togliendosi da essa
l'intendenza e i tribunali provinciali, che
furono trasferiti nell'emula Noto, la qua-
le fu poi dichiarata capoluogo della pro-
vincia del suo nome, perdendo Siracusa
quest'antico suo pregio. Di quanto riguar-
tia l'insurrezione del I 84^ e funeste con-
seguenze, eziandio ne tratto a Sicilta. O-
ra nuH'altro qui dirò della storia civile di
Siracusa,città un tempo forse la più splen-
dida e famosa d'Europa, sia per la ma-
gnificenza di sue dovizie, sia per la mili-
tare possanza, sia per la diffusione de'scien-
tifici lumi, perchè, il ripeterò,la sua im-
portante storia si compeoetra con quella
dell'intera Sicilia; laonde non farò che in-
dicarne la materiale grandezza, e poi le
notizie dell' illustre sua chiesa. Pe' suoi
preclari pregi, illustre pe'suoi re, per le
sue sontuosità, eper le forze militari, me-
ritò Siracusa d'essere sollevata sopra tut-
te le città della Sicilia da Valerio Massi-
mo, lib. 2, cap. 8, CaputSiciliae Siracit-
*tìr.yj celebrata invitta da Floro, lib.2,cap.
6, Grande, illucìeet ante lempiis invicluin
caput Syracusas; riguardala da Solino
cap. 9 come capitale dell'isola , Princi-
pciìi Urbern hahelSyracusasje finalmen-
le lodala da Cicerone in Fenein^ per la
SIR
piìipossentedellecillà greche, Syracusas
maxiinain esse grnecoruni urhiiim. Tra
le più grandi e rinomate città greche del-
l'antichità, a riserva d'Alene, non ve n'è
altra, che con Siracusa meritar possa e-
guagliarsi. Offre non piccola idea della po-
tenza di questa repubblica rosservare,che
la medesima fu nello stato d' acquistare
il donìinio sulla metà di tutta l'isola di
Sicilia; di mettere ostacolo a'progress; dei
cartaginesi in questo paese; di bravare gli
attacchi degli ateniesi in un tempo, in cui
questa nazione era temuta da tntla la Gre-
cia , distruggendole due grandi flotte, e
altrettante potenti armate; e ch'essa potè
resistere al potere di R.oma sotto il vin-
citore di Annibale, Marcello; e non sareb-
be stata Siracusa ad ubbidienza foizala
quando interne dissensioni, ch'erano sta-
te le cause di tutta la guerra co' roma-
ni, non avessero dato a quel comandante
l'occasione di mettersi d'accordo con al-
cuni distinti cittadini , che l'aiutarono a
prender possesso d'una porzione di essa.
Non deve dunque recar meraviglia, che
Siracusa sede delle arti e scienze, sin sfa-
ta a motivo di tale sua possanza, dell'e-
steso suo commercio sopra lutto il Medi-
terraneo, della sua unione colle più po-
tenti repubbliche della Grecia, della lun-
ga pace da lei qualche volta goduta, e in-
fine del governo di tanti buoni e illumi-
nali principi, come Gelone e Jerone, gran-
de, opulenta, assai famosa, ed immensa-
mente popolata.
Siracusa si chiamò da'laliniiS/>flfc«.?rt^,
nel numero del più, perchè dire si poteva
un aggregato di vasti quartieri murati, a
ciascuno de' quali applicavasi il nome di
città, ed erano 5: Epipoli, Neapoli, Ti-
ca, Acradinaeò Orligiaj onde Pinda»
no nell'ode Pitia, \e chiamo grandi città
Siracuse, e Brydone con vocabolo gì eco
chiauìò Siracusa, con significato di Cui-
(jne Città. Ciascuna di quelle città fu in
progresso separata dalle altre per via di
muraglie, costruite in diversi tempi. Nel-
la costruzione delle sue mura lavorarono
SIR
Go,ooo nrtefici, e si descrisse scconilo al-
tri mi perimetro d'oltre a 8 leghe. Soli-
dissime torri sovrastavano di tratto in
trailo agli elevati merli. La sua figura era
triangolare, colla ba>e lungo la costa vd
il vertice ai nordovest, nella parte medi-
terranea.Epipoli è cos'i della con vocabolo
greco, e vuol dire Inolili tle\-atl, perchè
da quella sommità dominava non solo la
vista di tulle leSiracuse e loro adiacen-
ze, ma alla destra e alla sinistra si esten-
deva sino a'capi Pachino e Peloi o. Epi-
popoli fu interessante per le sue fòilifì-
cazioni e pe' caslelli d'Eurialo, Labilalo
edExapilo. I grandi e strepitosi falli d'tir-
mi ivi accaduti nelle guerre co'carlngi-
nesi, renderanno quel posto sempre me-
more alle future generazioni. In quell'er-
te roccie furono umiliati la grandezza e
roigoglio della possente Atene, ed ivi le
sue perdile prepararono in seguilo la tota-
le sua rovina. Ad Epipoli protrasseDio-
nigila muraglia Urbana per 3o stadi, non
peram[iliare il Uiogoabilabile,nia pernl-
lonlanare vieppiìi il luogo dell'espugna-
sione: ed ecco il perchè alcuni sturici non
indicano parlitamentequesto 5.°quartie-
re, e chiamarono Siracusa con vocabolo
grecoesprimente ()iti7(lro C/V/à. Sino al-
loraEpipoIi era aiicoru aperta eseiiza mu-
ra, e Dionisio vi sup[)lì in 20 giorni, ti-
rando la u>uraglia lungo la spiaggia del
mare in modo, die la fortezza Labdalo co-
strutta dagli nteniesi sulla sommità di Ti-
ca venne dalla medesima coperta. In tale
fortezza, in que'lempi importantissima e
the fece lunga resistenza a Marcello , si
conservavano le ricchezze della repubbli-
ca, e poteva contenere ()00o combatten-
ti. Nella sommità trovavasi la mtmitissi-
ma rocca d'Eurialo, e nel lato nord ovest
il castello Labdalo, die lo spartano Gilip-
po potè occupare im[)iigioiianilo il pn-si-
dio ateniese, mentre non polevu accoiger-
sene l'esercito d'.\ tene nell'opposta parte
attendato. Foco inferiormente era il cele-
bre carcere pubblicu delle Latomie o La-
pidicioc, perdièavea servilo u lavorare le
S I n 3o3
pietre, del quale il citato Cicerone esaltò
la sicurezza nella 5.* Verrina. Fra Epi-
poli e Acradina , occupava Neapoli 1' in-
termedia superfìcie meridionale e Tica la
settentrionale. Si disse Neapoli l'ampliato
lecintodi mura da quella parteove s'in-
cluse l'anlico quartiere Temenite, con vo-
cabolo greco che significa IVuova Cillù,
durante cioè la guerra attic-i, nell'anno
in cui fu tolto ad Alcibiade il comando,
ed ivi sorgevano i templi d'Apollo Teme-
nite o Massimo, e quelli di Cerere, e Li-
bera ossia Proserpina. Assai più estesa la
regione di Tica,ebbe ilsu(j nome dal tem-
pio della Foiiniui. La gran porla di fica
denominata Hexapylum^ fu quella per la
quale Teodosio e Sosioda Lenlino, lp[)0-
craleedEpicidedaMegara s'introdussero,
nllravei sando Tica nell'Aci adina,e di co-
là pur Marcello ascese in vetta ad Epi-
poli. Nell'angolo orientale, sul limited'A-
crailina, surgeva la torre Gale.igra ricor-
tlata da Livio, che guidava al \ico Tio-
gilo, eil il porlo Trogilo, entro il piccolo
seno chiuso al nord della penisola di Ta-
pso. La più bella e munita parte di Sira<-
cusa,cioè il quartiere d'Acradina, sporge-
va da questo punto nel mai e che la ba-
gnava da ogni canto. Al suo muro non po-
tevasi fare oltraggio che per mezzo delle
flotte, uè eravi porta alcuna per entrarvi,
ma con veniva passare necess;iriameiile per
la porla di Tica. La porta dal lato setten-
trionale d'Acradma diceasi Pentiìpyìon,
e per essa si entra va nel! isola Orligia,ch'e-
stendevasisuM'estremità meridionale, e tla
principiocomunicava colla terraferma per
mez7o d'un ponte; ma fu quindi riilotta
a penisola con opera manitatta e l'isNno
poi lagliato per caso di guerra, ed in fine
stabilmente ricostruita. Ouivier<;evasi U
reggia sontuosa di Cerone e deglialtri ti-
ranni siracusani, la cpiale era al pati ili
iiie>ptigii:d)ile fortezza difesa. V^i furonoe-
riandio grandiosi magazzini annonari ili
pubblico diritto, per aver negli assedi ab-
bnndanti villovaglie.InOrligia fiori l'ain-
pliss.mo ginnasio , duudc uscirono tanti
3o4 S I R
sapienti. Il linotnato fonie d'Arelusa che
i poeti liivolegcjiarono aver comunicazio-
ne subaccpiea col fiume A Ifeo d'Arcadia
dopo la sognata amorosa njelnmoifosi ,
lion era che un'ampia piscina d'acqua dol-
ce, ove guizzava un'm)mensa moltitudi-
ne di pesci, segregati mediante una sco-
gliera di pietre dalle salse onde tnarine, e
salsa divenne poi anch'essa quando in un
terremoto vi si mescolarono le acque del
mare. Presso la medesima era un famoso
tempio di Diana, riguardata come la pa-
trona di tulta Ortigia, celebrandosi la fe-
sta della quale ed essendogli abitanti per
l'abuso del vino dormienti, Marcello con-
quistò una parte di Siracusa. I due porli
che sono adesso erano anche anticamen-
te. Al porto maggiore, cliiamato ancora
Seno Siracusano e la cui pii^i estesa parte
era di 5/4 di miglia, entravasi per l'aper-
tura formata dall'estrema punta dell'Or-
tigia e dal promontorio IMemmirio, le cui
furtidcazioni impedivano ai bastimenti
nemici l'entrala nel porto. La grandezza
del porlo maggiore si può comprendere
da una battaglia che vi si diede tra le flot-
te siracusane e cartaginesi, in cui 1 5o ba-
stimenti entrarono in azione. Le mura
dell'opposto lato d'Ortigia e della conti-
gua Acradina formavano il porto mino-
re, nella cui interioie parte era propria-
mente l'arsenale, dove veniva costruito il
navile, capace di 60 triremi, e se ne tro-
vano ancora in fondo al mare l'enormi
pietre quadrale, esi rintraccia pure il pro-
fondo canaled'ingresso. Vi erano per or-
namento statue di marmo, che Marcello
risparmiò, e Verre portò via quando fu
pretore ed espilatore di Sicilia. Questo
porlo al presente non può contenere che
piccoli bastimenli: il grande fu fatto gua-
stare dall'imperatore Carlo V, per timo-
re de corsati, per cui divenne inutile per
que'legniacui molto fondo abbisogna. Al
di là ilei vico Trogilo incontra vasi nel su-
burbio sellenlrionale di Siracusa il vico
Leone,epiìt verso l'ovest, paralleloall'Eti-
rialo, trova vasi lo scosceso sasso chiama-
SIR
to Summa Riipes, oggi Criniti, che gli a-
teniesi superarono nello scioglier l'assedio
per rendersi a Catania,eparechesia quel-
la collina stessa (li cui Teocrito parla sot-
to il nome di Tliynibris. Il tratto meri-
dionale poi fra le mura di Neapoli e la
sinistra sponda dell' Anapo chiamossi il
PratoSiracusano, ed ivi sgorgavano verso
Epipoli la fonte Temenile, oggi fonte di
Canali, e versoNeapoli ilsaluberrimofon-
teMilicchio.oggi la Pismotta. Icampi al-
la destra dell'Anapo erano innaffiati dalla
fon te Archi media, pi esentemente detlaCe-
falino, e dal fonte Ciana, oggi la Pistna,
che prende corso di fiume, e si congiun-
ge poi all' Anapo. Quivi fu un tempio de-
dicato alla ninfa Ciana. Da questo con-
fluente sino alla foce incontransi al sini-
stro lato la palude .Sy^zcrt, onde si crede
che Siracusa traesse il nome, e lungo l'e-
miciclo boreale del porto maggiore la pa-
lude Lysimelia, le quali stagnando ren-
deano il clima insalubre anco a que'lem-
pi. Popolosi vichi ricoprivano la contrada
lungo la sinistra riva dell'Anapo dopo il
confluente della Ciana, ed erano il castel-
lo 0/;^iVZ«/«'« Olimpo, con un tempio fi-
raosodi Giove, le cui immense ricchezze
lo resero assai interessante, onde circon-
darlo di mura e fortificarlo , ed ancoin
sono in piedi alcime colonne. 11 rapace e
insaziabile Verre fece trasportare e invo-
lò la celebratissima statua che vi si ve-
nerava,la quale era giudicata come una
delle 3 che nel maggior pregio e onore
furono in tulio il mondo tenute; statua
che dal vincitore Marcello religiosamen-
te era slata lispettata. Eravi pure lungo
della riva il castello Dascone, ora la Ma-
rina di Milocco,con celebre tempio di Er-
cole, al (piale fu surrogata la chiesa di s.
M."" Maddalena, presso a cui scaturisce
la vecchia fonte iMageajed il caslelloPlem-
mìriosnl promontorio oggidìMassa d'O-
livero,con un isololtodislaccatosidla boc-
ca del porto che dicesi l'isola di Castel -
luccio. L'isola Ortigia fu la 1.' ad essere
abitata dai siculi, cui i greci coloni con-
SIR.
doUl (l'Aichia discacciarono, ed imprese-
ro a fabbricare Siracusa, per mezzo del-
l'islmo eslendendosi poi sulle lerre sici-
liane, e COSI sorsero le allie parli, e creb-
bero sino a contenere da 1,200,000, a
2,000,000 d'abiLauli,chegli antichi sto-
rici danno a questa cillù ne'lempi del suo
splendore. Tanto esorbitante numero di
abitanti non è esagerazione, poiché im-
paro da'più critici che ve se ne contava-
no quanti ora abitano la Sicilia inteia,
ed i più discreti calcolarono un milione
e mezzo. L'Acridina, una volta quartiere
il piìi florido di Siracusa, non olire più in
oggi clje cumuli immensi di maceriefrani-
luisti a piantagioni d' olivi e alberi frut-
tiferi , le più vaste catacombe di cui ri-
parlerò, delle latomie o cave di pietra im-
mense, rovine di bagni ciie poi tono il no-
me d'Agatocle, ed un allio bagno aulico
ottimamente conservato e scoperto nel
1 H I o.Le latomiedi Acredinasono famo-
se perchè per lo spazio d'8 mesi furono
le prigioni orribili d'alcune migliaia d'a-
teniesi, ove soHiirono indescrivibili pene,
laonde molti si reseroschiavi per uscirne.
Queste cave di pietra consistono in gran-
di grotte intagliate peipendicolarinente
nella nuda roccia senza ordine e simme-
tria: fanno orrore tali oscuri baratri. Que-
sta latomia si accosta immediatamente al
convento de'cappuccini, e forma la base
del loro giardino, che resero fertile quan-
luii(|ue il terreno non sia che di roccia.
Quanto alle catacombe di Siracusa sono
7 edi differenti specie, e d'una così gran-
de estensione, che ninno ha potuto (issar-
Deil limite, per non essere sicuro di cam-
minarvi; parte per la dillicollìi del ritor-
no, parte ancora pe'di versi piani T uno
sopra l'altro, perlocchè il terreno n'è de-
bole e logoro. La più regolare è (piella det-
ta la Grolla di s. Giovanni, per la chiesa
che vi è sopra coslriiita: essa èd'ima smi-
surata grandezza. Si crede che sia quan-
to quella dì Napoli, e dicesi scavala nei
piìi rimoli lempidiSiraru«a,qnan(Iogiun-
se al pi il allo grado d'opulenza e potere;
VÙL. LXVI.
SIR 3oj
peib la struttura è più ordinata di qiuh
la di Napoli. Esse sono eguali ad un'al-
tra catacomba, che sta sotto il convento
de'francescani, meno notabile. L'entrata
alla gran catacomba è chiusa, perchè ser-
vi talvolta di dimora a'banditi , e della
quale mi riservo ritornare in argomento,
comechè servita per uso de' cristiani. 11
quaiticie pili moderno e più magnifico,
e perciò nominato Neapoli, offre avanzi
di monumenti importanli,qnali sono l'an-
fiteatro che si considera però edificato dai
romani, la grande latomia detta impio-
priamenle del Paradiso, ed ambe chia-
mata V Oiecchia di Z^/o/i/g/, clieser\i di
carcere, e denominata eoo questo secon-
do vocabolo perchè la sua interna strut-
tura somiglia ad un oreci.hio e perchè l'e-
co troppo fòrte vi si fa sentire; donde s'in-
ventò la favola che Dionigi il feccfiio la
fece costruire secondo le regole dell'acu-
stica, in modo che ciascuna parola ivi pro-
nunziata da'prigionieri si potesse sentire
in una posizione, in cui egliavea fallo ap-
positamente edificare piccola camera , e
sapere cose che non avrebbe potuto in al-
tro motlo conoscere. Ila la forma d'un 5*,
quasi jo palmi lunga e 3o alla. Altri cre-
dono che ledifìzio fosse piuttosto eretto
per l'eco e l'armonia del propinquo tea-
tro. In Neapoli mirabile è il teatro, una
delle opere piìi grandi e più meraviglio-
.se deirarchitettura, e (piasi intieramente
intagliato nella viva roccia; rimarchevole
è pure la strada de'sepolcri dorici, ec. In
mezzo a queste rovine scorgcsi la tomba
d' Archimede scoperta da Cicerone : di
quel più grande meccanico e più ardilo
inventore di <piesla scienza che l'istoria
conosca, nel 1828 l'ab. Scinà die alla luce
un eccellente discorso, che può ben servi-
re per una storia delle molteplici inven-
zioni d'Archimede, e dell'attenzione da
lui dala alle s.ienze sì geometriche che
meccaniche. Ogni giorno quasi si scuo-
prono antichità; neh Sic vi si trovò u-
nn bellissima Venere Callipigi.i, oi:.^i de-
pusilata nel musco della città. Sembra che
3o6 S I R
il teneno presenten)enfe occupato «lalle
pallidi pestilenzinlidi Pantano e di Pan-
lancili fosse in altri tempi coperto di giar-
dini e casedi villeggiatura, la cui magni-
ficenza fece stupire i cartaginesi. Ma del-
le anlicliitìi di Siracusa meglio è leggere
il alaggio in Sicilia, di Miiiiler con note
delcav. Peranni. Sulle catacoml)e, le ZV^o-
tizie del giorno di Roma del 1 847 uel n.°
ig riportano il sunto che riprodurrò, del-
la dissertazione letta nell'accademia d' ar-
cheologia dal eh. mg.* Domenico Bartoli ni:
Le Catacombe di Siracusa confrontale
nelle loro forme archilelioniche, e ne'nio-
minienti che le adornano, co' sotterranei
cimiteri dèlia Chiesa roma na.W disseren-
te nel suo viaggio in Sicilia si recò espres-
samente in Siracusa per osservare fra gli
altri monumenti le catacombe, per insti-
tuire il confronto fra queste e quelle di
Roma (delle quali riparlai a Sepoltura),
ebbe lo scopo di escludere l'opinione di
quegli archeologi di Sicilia ed'oltremon-
te, che stimano le catacombe di Siracusa
essere state nella loro origine tombe dei
greci, quindi de'romani, e finalmente dei
cristiani in età piìi tarda. Tale scopo egli
stimò raggiungere con fare 3 osservazio-
ni: lai.'' sulla forma architettonica delle
catacombe siracusane, la 2." sulla forma
de'sepo!cri,la 3.^ sulle pitture e altri sim-
boli cristiani che le adornano. Nella [/ os-
servazione fece conoscere, che tanta era
la somiglianza delle catacon)be siracusa-
ne co' cimiteri romani nella formazione
degli ambulacri, de' cubiculi, de' sacelli,
de'Iucernari, che dal confronto delle ri-
spettive piante si sarebbe stimalo lavoro
diretto da un solo, salvo che le prime so-
no scavale nella pietra calcare, e le secon-
de nella lufa granidare. Disse inoltre per
escludere la diflicoltà di crederle lavoro
de'cristiani (attesa l'angustia delle perse-
cuzioni fìerissime, le quali avrebbero im-
pedito un lavoro sì grandioso) che in o-
rigine queste non erano altro che latomie,
donde fu da' greci tolta quella enorme
qn.Tntità di pietre, che servirono pe'gran-
SIR
diosi edilìzi dell'antica Siracusa, la quale
stimavasi la metropoli della Sicilia; e che
poscia entrati colà i cristiani, seppero a-
dattarela latomia ad uso di cimiterio, am-
pliando le vie, aprendo i lucernari per in-
tromettervi la luce, e scavando nelle pa-
reli degli ambulacri e de'cubiculi le tom-
be. Onde escludere maggiormente l'opi-
nione di coloro che le stimano necropoli
greche, le pose in confrontode' veri sepol-
cri greci, che in gran numero si ritrovano
fuori delle porte di Acredina, fra i quali
Cicerone riconobbe la tomba d'Archime-
de, e che di presente si chiamano sepol-
cri dorici dal loro stile architettonico; que-
sti non sono altro che celle sopra terra, a
un dispresso conformi a'colombari roma-
ni, dove si rinviene la doppia maniera di
seppellire tanto perle ossa aduste, quan-
to per l'intera umazione de' cadaveri : e
fece risultare da tale confronto, che fra lo-
ro non era il più piccolo punto di ravvici-
namento. Passò quindi a svolgere la 2.'^
osservazione, facendo vedere come nelle
catacombe di Siracusa si rinvengono le
varie forme di sepolcri, di loculi, cioè di
casse, di acropoli, di poliandri, come nel-
le catacombe romane, rilevando qualche
variazione importante ne'particolari. Fi-
nalmente nella 3.'^ osservazione prese ad
esame le pitture del cimiterio siracusano,
e fra queste per tener dietro al confron-
to accennò le due precipue della B. Ver-
gine seduta colle mani distese a preghiera
(ne riportai esempi nel voi. XYXIV, p.
io),eche tiene sulle ginocchia sedutol'ln-
fantedivinOjCoua'lali A fi e il monogram-
ma -<^ Pro Christiis, similissimaa quella
ch'è nel cimiterio di s. Agnese nelln via
Nomentana di R.oma;e l'altra eiìigie del-
la donna orante in piedi colle mani diste-
se, e ai due lati le colombe; così ancora
il Pastor bonus coll'agnella sugli omeri
cui riconduce all'ovile. Enumerò quindi
alcuni simboli, come l'ancora, i delfìni,
il monogramma di Cristo e parecchi altri
del tutto simili a quelli che si osservano
ne' cimiteri romani. Fece inoltre il con-
SI R
froiìto delle catacombe siracusane con
quelle di s. Gennaro di Napoli, e le rico-
nobbe !)iniilis!>ime alle prime, non che al-
le romane, e però ancor queste cristiane.
Pose fine alla dissertazione coli' osserva-
re il mirabile spirilo di unità, che in ogni
iiazionee in ogni luogo dirigeva i primi-
tivi fedeli nelle loro costumanze religiose.
Questa Dissertazione meritò d'essere in-
teramente pubblicata nel giornale /7-
ììiiiiale dijRouia,ed anche a parie in det-
to anno.
La fede cristiana fu predicala in Sira-
cusa nel nascimento della Chiesa verso
Tanno 44 di noslia era, per opeia di s.
Tielro che vi fondò la sede vescovile, on-
de a suo onore nel declinar del secolo se-
guente e al tempo della siracusana e ve-
iieratissima s. Lucia fu edilìcata Tonti-
cu cattedrale, a cui poi fu sostituita l'in-
vocazione della B. VergineMaria. Pertan-
to s. Pietro in dello anno ordinò r.° ve-
scovo di Siracusa, con l'incarico di pra-
inulgarvi l'evaiigelo, s. Marziano d'An-
tiochia i.^sede del |)rincipe degli apostoli,
che inoltre inviò a jTaoroimas, Pancrazio.
11 martirologio romanocelebras. Marzia-
no a' i4 giugno post evangelii praedi-
catioiuiìi a jndueis occiuis est. i'er aver
dunque s. Pietro invialo da .\ntìochia s.
Marziano a Siracusa, questa fu appellala
da Leone X,col diploma L niversis Chri-
slifìdelibuSj de'j maggio i^iy, pressali
Pirro: Ecclesiani siracusatiain priiiiam
divi Pctri Jìliam, et secundaiu pat an-
tiochenam Clirisio dicatani. Veiciodi ce-
lebralo s. Marziano nel suo inno: spten-
dulissiiniis die , et Aposloloruni Cori-
pliaeiis Petrus ex oriente solis fusti tiae
C/tristi te Marininiim primaiii stellain
occidenti tamquant fidgenteni radium
tnisit, (/ni ìioininuin inentes divina cagni-
liane dlustrares. Disse di lui il p. Ciae-
talli gesuita: Vriniwn in occidenteni e-
piscopuni ab. Petto ex Jntioehia sede
transimsswn fuisse s. Martianuni. Ag-
j^iunge il Pirro: D. Paulus apost. cum
Sjrracusis triduo niansisscl human itale
S I R 307
Jidìi Ceniurionis a Martiano quani in-
credd)ili laetitia acceptus estliospitio, et
tres illos dies commoratus in spelunca
(sub d. Joannis Baptislae antitjuissimo
tempio extra urbis moenia), verbafecit
ad populuinjam Martiani episcopi ope-
ra Christiana dogmata edoctum. PostnC'
furia judaeorum conspiratione,f/uì Chri-
iti libertateni, et relìgionis propugnatio-
nemfere non polerantj et e turri niirae'
magnitudinis in mare praecipitaverunt,
ignemque super caput praesulis mitten-
lei, cremare illum moliebantur. In eo a-
gonc chrisiianum religionem, quani sua
praedicatione fundaverat, murtyrii glo-
ria illustravit 1 8 hai. julii. 11 corpo di s.
Marziano dopo l'eccidio de' saraceni fu
trasportato in Gaeta, ed un braccio che
veneravasi in Siracusa, nel i i83 lo portò
seco a Messina il vescovo Riccardo (pian-
do vi fu traslato. La chiesa di Siracusa
fu quindi innafllala dal fecondo sangue
de'marliri, e le cui primizie risalgono al-
la persecuzione di Nerone. Il 2.° vescovo
di Siracusa fu s. desto I verso l'anno 74,
e solh'i il martirio nel 90 sotto Domizia-
no con s. Pellegrino, ambedue discepoli
di s. .Marziano. 11 fratello Cresto II ne oc-
cupò la sede, ovvero fu com detto per es-
sere sialo discepolo di s. !\Lirziano, o per-
chè i primitivi cristiani si appellavano fra-
telli. Altri vescovi di saula vita fiirono
EulalioI, Espio, Etimoteo, Venazio,Pre-
so, Eustonio, ed Euxo del 1 q J. che con-
sagrò la chiesa di Siracusa in onore ilella
R'jtivilù della B. Vergine, poi riedificata
in forma più va>ta ed elegante verso il
53(i dal celebre capitano Belisario. Nel
20 j patirono il martirio i.-s. Benigno eJ
Eugaiio.DopoEuxo furono vescovi Teo-
fanato, Neslorio qui ecclesiam s. Àga-
thae aeilifìcarefccit.Teoc\ì\S'\o, Abraha-
nio ed tutichio I,in tempo o dopo del
quale vescovo e nel 270 fu martin/zato
s. Bassiano. In tale anno occiquiva la se-
de Artemio, poi s. Eulichio 11 marlirii-
zato nel 3o3,ese ne celebra la festa n'a-r
uuvcuibie. lu dello auuo, ullrt*. Luci»»,
3o8 SIR
riceverono la palma del martirio i ss.Fan-
zio eDeodala coniugi; nel 3o4 i ss. Ruf-
fino e Marzia; nel 3oc) i fiatelli ss. Cali-
slOjEvodioeclEnnogene. Inoltre nel Sog
si trova vescovo di Siracusa Cresto III,
che nel3i4 f" ^1 concilio d'Arles, quan-
do già Costantino I avea donato la pace
alla Chiesa, e accordato a'cristiani il li-
bero culto di loro religione da esso pure
professala. Il vescovo Germano I del 346
fabbricò le chiese de'ss. Pietro e Paolo,
e di s. Foca; Eulalio lì del 4^ "5, insigne
per prudenza, dottrina e santità di vita,
espilò s. Fulgenzio vescovo diRuspa,che
altri fanno fiorire più tardi, introdusse
i monaci in Siracusa, ed intervenne a'si-
uodi romani de'Papi s. Ilaro,s. Felice III
e s. Simmaco. Il vescovo Stefano roma-
no in tempo di Belisario fu in Siracusa,
ebbe poi a successori Agatone I, Giulia-
no, Eutichio III, Gennaro, Sioesio sotto
del quale fiori il b. Gordiano benedetti-
no; indi Germano li, Pietro, Calcedonio,
Agatone II del 553, s. Massimiano del
590 benedeltinoe discepolo di s. Grego-
rio I Papa che lo nominò, e morì nel 5c)6:
il Papa consagrò successore s. Giovanni
benedettino e arcidiacono di Catania,
decorandolo del pallio, e poi ne lodò le
virtù e la carità pe' poveri : all'articolo
Sicilia notai perchè il Papa gli die il pal-
lio, ove pure parlai sul diritto metropo-
litico disputato in Sicilia tra Siracusa e
altre chiese; s. Giovanni morì nell'an-
no 60Q, e la chiesa di Siracusa ne cele-
bra la festa a' 2 3 ottobre. Alla sua epo-
ca vivea s. Fausto abbate del monastero
di s. Lucia presso Siracusa. Nei 6 1 oGer-
mano III fabbricò la chiesa di s. Calisto,
il successore N. edificò quella di s. Elia e
vi costituì il clero; nel 640 il siracusano
s. Zosimo benedettino di detto monaste-
ro, facendone menzione il martirologio
a'3o maizo; nel 656 s. Elia benedettino
di s. Lucia, morto a'26 agosto 660; nel
662 Teodoro; nel 663 Giorgio o Grego-
rio che si trovò alla venuta in Siracusa
dell' indegno e crudele imperatore Co-
SIR
stante IT, quando ritiratosi in Sicilia la
sraidollò colle sue rapine e odiose vessa-
zioni, e restò ucciso nel bagno in Siracu-
sa a' i 5 luglio 668. Nel vescovato di Teo-
dosio I i saraceni invasero Siracusa, on-
de il popolo si rifugiò ne' luoghi forti e
pe'monti. Il Rodotà, Dell'origine del ri-
to greco in Italia, parlando dell' intro-
duzione in Sicilia del medesimo, dice che
i vescovi Gregorioe Teodosio I valendosi
dell'occasione della frequenza de' greci
dominatori nell'isola, senza mancare di
rispetto alla chiesa romana, e forse per
servire alla propria ambizione, e conci-
liarsi l'alfetto e benevolenza de'greci, in-
trodussero nelle funzioni dell'altare il ri-
Io greco. Gregorio che avea appreso le
lettere greche in Costantinopoli, compo-
se Troparia, quae in Nalivitate Christi
recitanlur. Teodosio I fu autore di altri
tropari, quae canuntur in vesperis jeju-
niorum. I tropari composti da loro sono
inni e cantici propri della chiesa orien-
tale, i quali formano una parte della gre-
ca ulliciatura , che da essi fu introdotta
nella chiesa di Siracusa. Divenne vesco-
vo nel 676Teodosio 1 1 intervenuto al con-
cilio generale di Costantinopoli nel 678,
e fu illustre per santità. Gli successero
Giovanni II del 700, Mauri/io, Teodo-
sio 111, Marziano M, qui non Ronine con-
secralus, seri a Irihus episcopis SirocU'
sisj Teodosio IV in tempo del quale fio-
rì il b. Giuseppe V Innografo basiliano.
Nel 787StefanoIIdaGalatonesifece rap-
presentare al concilio Niceno II,ecol ti-
tolo di arcivescovo di Siracusa , perchè
già godeva questa chiesa gli onori di se-
de arcivescovile, attribuitile nelle turbo-
lenze degl'iconoclasti da Leone III 1' /-
saurico, o poco dopo. Imperocché rinun-
ziato la chiesa di Siracusa al rito latino,
professava questa chiesa primaria della
Sicilia il rito greco, come molte altre, fio
da quando i due suddetti vescovi si as-
soggettarnoad esso, componendo greche
salmodie per compiacere le orecchie dei
greci che iu gran numero vi soggiorna-
SIR
vano, e clie si cnntavn altcrnalivamenle
diil clero nelle publjliclieecclesiasliclie a-
dunanze.riesc il liln greco maggior au-
iiienlo nelle chiese di Sicilia, allurcliè il
patriarca di Costantinopoli nel secolo
Vili con temerario ardire usurpatele, si
accese d'ira contro i l'api, e procurò d'ir-
ritare i siciliani contro la s. Sede. Molli
vescovi piegarono il collo agi' istituii o-
lienlali, ein greco composero omelie,in-
lii, orazioni liturgiche, trattati ascetici e
dogmatici, ed altre opere sagre. Il fìiro, i
tribunali, le chiese, le cattedrcj i pulpiti
risuonavano al pari d'ogni altra città, la
lingua, il costume e il rito orientale. Lo
Scubar e Maurolico s'immaginarono che
l'arcivescovo Stefano 11 abolisse in Sira-
cusa le greche costumanze e vi restituis-
se il rito Ialino; ma il Pirri rigetta la loro
opinione come priva di sodo fondamen-
to,e sostiene essere continuato nella chie-
sa siracusana il rito greco in tulio il de-
corso del secolo Vlll.Alberlo Piccolo stu-
diasi di sconvolgere la greca solloscrizio-
ne di detto concilio, Archiepiscopi Sy-
rflcu5fln/,rigetlandoqueslo titolo nel ve-
scovo di Siracusa sino al pseudo patriar-
ca di Costantinopoli Fozio, da cui crede
esserne stato fregiato il prelato la prima
volta. 11 Pirro ne prende la difesa, ed av-
valora la prerogativa d'arcivescovo con
molle ragioni. SedendoSlefano li, nuova-
mente i saraceni aggredirono la Sicilia, e
nianomiseroSiracusa neir82 2eneirH2 7.
Neir84^ circa gli successe il siculo Gre-
gorio detto Ashesla, che ribellatosi al pa-
triarca s. Ignazio avea consagralo l'in-
truso esci.su)alicoFozio,efu de[)ostonel-
1*854 ^-^ Ignazio patiiarca di Costanti-
nopoli, per la giurisdizione che esercita-
va sui vescovi di Sicilia, dopo che i pa-
triarchi di CostantMiopnIi ne aveano ra-
pitole chiese al Papa nell'VlII secolo per
l'editto dell'imperatore Leone III, ed e-
seguito dall'iconoclastn patriarca Anasta-
sio, pel quale furono elevati alla dignità
arcivescovile i due prelati di Siracusa e
di Tuo^inina, ili.°cun supremo podcitlà
VOL. LXVI.
SIR 3o9
sopra gli altri della Slcili'a, il 2.° con ti
tolo d'onore senza suffra^anei. Però il Ba
ronio inclina a credere, che i vescovi del
la Sicilia non sieno slati soggetti a' pa
Iriarchi diCoslanlinopoli pi ima deir854
in cui fu deposto Gregorio Asbesta, pri
vaio da s. Ignazio della dignità vescovile
]Ma che negli anni precedenti air8 >4 'I
prelato di Siracusa ricevesse l'imposizio
ne delle mani dal patriarca di Costanti
nopoli, e che fosfe stalo da quello dichìa
rato arcivescovo, si fa palese dalla lettera
scritta da Papa s. Nicolò I all'imperatore
Michele III VU briaco ne\\"6C)o^\u cui ri-
chiede che l'arcivescovo di Siracusa ven-
ga a Roma per ricevere rordinazione,ap-
parlenendo per tradizione e istituzione
degli apostoli i vescovi di Sicilia alla me-
tropoli romana. Da im'altra lettera di s.
Nicolò I si riprende il temerario ardire e
l'audace animosità di Gregorio arcive-
scovo di Siracusa, il quale ribellatosi al
suo patriarca s. Ignazio, avea consagiato
l'empio suo competitore B'ozio; ed in al-
tra lettera a Michele III, onora col titolo
d'arcivescovo Teodoro II successore del
depostoGregorio. Volendo S.Nicolò I ab-
battere con im sol colpo la fazione de'scel-
lerati, la cospirazione de'scismatici, e la
sinagoga de'malignanti; come altresì di*
chiarare conventicole di eretici le adu-
nanze contro s. Ignazio, celebrate e rego-
lale dalla violenza, dalla tirannia, dal ca-
priccio, dalla passione, risolvette assume-
re egli slesso la discussionedella causa Ira
Fozio e il s. patriarca. Ordmò loro che
si presentassero in Roma per esporre le
proprie ragioni e udire la sentenza, ren-
dendosi altrimenti sospetti di voler piut-
tosto contendere, che di amare la verità.
Che se non potessero nìuoversi dalla cit-
tà, trattenuti da qualche impedimento,
venissero i loro piii inipegnati difensori,
per parte di Fozio quanti mai pendeva-
no da'suoi cenni, e per parte di s. Igna-
zio £(1i arcivescovi che nou)inò, fra'quoli
Teoiloro siracusano Osserva pei ciò il Ro-
dotà, che couvicne duu(|ue dire, che a<
ao'
3io SIR
vanii il pontificato di s. INicuIù I avcssie
il prelato siracusano dipendenza dal Iro-
no di Costantinopoli, e che del titolo di
arcivescovo non fosse debitore a Fozio il •
legillinio patriarca, allrimenti non avreb-
be mancalo il Papa di contrastargli tale
onore, come di rimproverare e ripren-
dere in questa parte pure Gregorio As-
besla. Questi trovatosi in Costantinopoli
ne' primi bollori dello scisma di Fozio,
essendo d'ingegno vivo, e d'uno spirito
inco!>tante e sedizioso, come libertino si
rese scliiavo di molle passioni, urtò negli
scogli d'una vita scandalosa e s'immerse
in ogni sorla di dissolutezze. La comune
opinione che si avea nella città del reo
cosluute di lui, spinse s. Ignazio a esclu-
derlo dalle funzioni di sua consagrazio-
ne, per averlo convinto di molti enormi
delilli. 11 vescovo di Siracusa fieramente
irritalo contro del santo, si gettò senza
rilegno al parlilo di Fozio, e pose lutto
in opeia per difendere l'ambizione del-
l'uno e per deprimere l'innocenza dell'ai
tro. Portò tant'oltre la sua ira, che non
fu possibile di njettere freno alla sua sfac-
ciataggine. Non vi furono tra'favoriti di
lui nessuno, il quale avesse potuto rimuo-
verlo colle preghiere dal cieco impegno,
né arrestare gli ellelti dell'odio concepi-
to contro s. Ignazio, il quale ebbe molto
a soffrire dall'autorità dell'indegno im-
peratore cognominalo V Ubriaco, e dalla
malizia de'suoi nemici. Benché si facesse
vedere sempre piìt grande in mezzo alle
contraddizioni, si credè obbligalo a de-
porre dal grado del vescovato Gregorio
Asbesta nel detto 854- Questa sentenza,
da Papa Ueuedetto HI immediato pre-
decessore di s. Nicolò 1, fu riconosciuta
uniforme a'sagri canoni, e con plauso dei
prelati più ragguardevoli per pietà e dot-
Irina fu coulermata neir855. Gregoiio
non rallentò il suo impegno nel mostrar-
si meno interessato per l'iniquo Fozio, ed
acceso di furore e abile a qualunque im-
presa,usò tutte le arti per vendicarsi. Gli
ultri numerosi vescovi fautori di Fozio
SI R
lultavolla aveano orrore d' imporre le
mani su di lui come famoso per reità;Gre-
gorio però fu, come dissi, colui che in 3
ovvero in 6 giorni gli conferì i sagri ordi-
ni inclusivamente al vescovato nell'SSS,
ciò che produsse quelle turbolenze e se-
dizioni che deplora il contemporaneo Ni-
cela nella vita di s. Ignazio. Non contento
di sì nìostruosa ordinazione, Gregorio al-
zò più altiero la fronte, e vomitò pesti»
fero veleno contro l'innocenle s. Ignazio,
alla cui santità rendeva leslimoniauza
tulio il mondo. Quindi per segnalar la
sua audacia colla maledica lingua adul-
terò con mentili colori la verità, ornando
con vive miniature oltraggianti s. Igna-
zio,gli atti del famoso conciliabolo che lo
avea sacrilegamente deposto e da Fozio
falli trascrivere con eleganza. Fa orrore
il leggerne la descrizione che ne H» Ro-
dotà; ma Gregorio così divenne il più e-
secrabile tra'seguaci diFozio,a vendo colle
sue infami satire e stomachevoli rappre-
sentazioni indignato 1' universo. A que-
sto malvagio arcivescovo soprattulto, co
me toccai nel descrivere brevemente i
concilii e conciliaboli di Costanlinopoli,
si deve attribuire in molta parte quella
luttuosa tragedia che riempì la Chiesa di
un funestissimo scisma, di cui ne risente
tuttora le funeste e perniciose conseguen-
ze, siccome ancora il più furioso nemico
dell'autorità pontificia. Fozio mostrando-
si grato all'alTetto di Gregorio lo stabilì
metropolitano della Sicilia nell'858, se-
condo alcuni, e contraddetti da'già citati,
con attribuire alla sede di Siracusa per
sutfraganei alcuni vescovi di quell'isola;
e poi abbattuta Siracusa da'saraceni nel-
rSyS, Fozio trasferì Gregorio Asbesta al-
la sede di Nicea, in cui finì miseramente i
suoi giorni. La sua pertinacia nell'erro-
re avea obbligalo nell'869 il concilio ge-
nerale di Coslanlinupoli a deporlo e acon-
daunarne l'infausta memoria co'più forti
rimproveri. E fu allora che s. Ignazio gli
sostituì Teodoro II, e neir876 gli succes-
àeSofronio, ch'ebbe a soffrile infinite ca'
SIR SIR 3 1 i
lamilà (ìd'baiacciii/ifjiiali dopo lungo a%- Costnnllnopoli (iiìNietne alle chiese di Si.
bedio occupala iiileraineiite Siracusa nei- cilia, Puglia e Calabria, poiché devisi ag-
rSyH la dcvaslaionocori quelle desolanti giuiigeiea lli'g'J,io le ineliopoli di Olrnii-
j)ai ticolarilàchc indicai e naira Teodoro lo iiell'anlica, e s. Sa'erina nella nuova
monaco, tesliuioniooculare, in una lette- Calabria). Avulxi a dlofceti Romana^
ra sciilla a Lioneaicidiacono,e riprodotta jainijuelhrono CoiistaninìojwlUano sub-
<lal Pirri. In questa niinutamentedescri- jcclì metropoUlani, et qui siib^rnit eia C'
ve l'universale slragc e il barharo ecci- piscopi, hi sunt: i. Tli('<i<!alonicrnsis,i.
dio, da Dio mandato in pena del suo sci- Syracitsnnits^'i.Coryuih'iis,^. fUwgieit'
smalico e sedizioso pastore Gregorio, co- sis, 5. NicopoUtaniis,^. Aiìitniensix, y.
me osserva Niceta; come nemici del nome Palrensis. Finalmente stabilisce per me-
cristiano, i saraceni mandarono in rovi- tropoli della Sicilia la scile di Siracusa
na le cliiese, la vecchia e nuova caltedia- con podestà sopra i seguenti i 3 veicovi.
le, oppiessero principalmente i ministri Tauromina, Messina, (iiigonli, Cronio,
del santuario, molli de' quali ne furono Lilibeo, Trapani, Palermo, Termine, Tin-
vittime, massime i monaci benedellini , darò, Cefalù, Alesa, Malta e Lipari. In-
come i ss. Andrea, Giovanni, Piolo, Pie- nalzando Leone VI al grado di arcive-
tro, Antonio e Simeone. Disposti gli ani- scovo e di metiopolita il prelato di Sira-
mi de' vescovi siciliani nella seiie di tanti cosa, si può credere che abbia avuto ri-
sconvolgimenli alla fede de'grcci, nel seco- guardo agli antichi stioi singolarissimi
lo IX vi si abbandonarono senza ritegno, pregi, eie tanlesuenobili prerogative che
particolarmente Gregorio Asbesta di Si- la fcceioconsideraredamoltiscriltorime-
racusa, Zaccaria Cofo di Tiiornìina,Gie- Iropoli civile eziandio didla Sicilia. Sem -
gorio di JMessiua ed Eutioiio di Catania, bra più probabilechea ciò movesse l'im-
i quali si mostrarono ap[)arecchiati, odi pcratore l'alta riputazione a cui giunse
propria volontà, o per secondare il genio Siracusa nell'opinione de' greci in quei
e [ìartecipaie dc'favori ilella corte orien- tempi, poiché l'indogno suo arcivescovo
tale, ad essere i fedeli ministri di Fo7.io, Gregorio Asbesta con alacre impegno si
gl'istrumenli delle violenze e i cainefici segnalò nella divozione per Fozio, e pel
«Icir innocenza ; sebbene poi condanna- i .° tra'vescovi di Sicilia si ribellòanimo-
»ono Fozio, Gregorio di Messina onde fu simente alla s. Sede, consigliando quel-
unorato col titolo di vescovo di essa , e l'empio a rapire a s. Ignazio la sua cal-
Llutimìo di Catania nonìinalo melro[)o- tcdra e lo cacciasse, e poi consagrando-
liluuo o arcivescovo. Quindi fermi e co- lo; laonde l'imperatore volle traifonde-
stanti i vescovi siciliani nell'ubbidienza i«.- la rimunerazionee la mercede alla se-
ai trono ecclesiastico di Coslantino[)oli , de di Gregorio, con un perpetuo monu-
fu cosa facile airimperatorc Leone W il mento de' suoi reati, e dichiararla nie-
Filosofo soggettarli nell'biSy all'arcive- tropoli della Sicilia, come csprimesi il Ro-
scovo di lìis^inziu ossia Costantinopoli, e dola. Vi ha chi crede, che anlcrioi'e a Si-
sedicente patriarca. Le tracce ch'egli len- racusa godesse Catania la prerogativa di
ne nella nuova disposizione delle chiese melro[)oli della Sicilia, e con gimis;lizio-
della Sicilia è la seguente. Data primie- ne sulle chiose sulhaganee; machcLeo-
lamenlc contezza delle metropoli, tra le ne NI per inlìammare i vescovi siciliani
quali leggcsi Catania di solo onore, Ca- a seguir l'escuipio di Gregorio nella sua
laiicnsisqui stibsiljUttllus est (hronui.ìa ribellione olla s. Sede, preferì Siracusa
ili ci [)re>enta fuori d'ordine (piellc che a Catania, onde adescare gli altri vesco-
furono ia[»ile al Papa sì nell'oriente che vi al giogo Foziano , bandir dalle loro
ucH'occidcntc, cil allribuilc al tiouu ili chic'.c la pura fede, e sostituii m l'empie'
3 i 2 SIR
là scismatica. Ria per quanta fosse am-
pia la giurisdizione del metropolita di Si-
jacusasuiiSsuoisulfraganeije per quau-
lo graudb4'autorità di questi sopra il lo-
ro gregge, non poterono l'uno né gli al-
tri per uiolti secoli ridurre con piena li-
bertà in esercizio la loro giurisdizione pa-
storale; essendo trattenuti da'saraceni,i
quali dall' 820 vieppiù inondarono l' i-
sola, ma non però vi si eslinse del tutto
nelle chiese il cristianesimo. I vescovi e-
suli dalle loro sedi poca o nessuna cura
potevano prenderede'cristiani a loiosog"
getti. Questi oppressi dal fanatismo mao-
mettano , non godevano la libertà di e-
leggere i loro pastori. I Papi costretti a
riguardare le chiese di Sicilia come meni-
bla del patriarcato di Costantinopoli, e
con furioso ardore difese da quella cor-
te, non osavano impacciarsi nel regola-
mento di esse. Quindi è che nel tempo
de'doniinanti saraceni, non vi erano né
città, né luoghi che non fossero ripieni
di terrore e di tumulto, e non si udisse-
ro dappertutto i gemiti e i clamori de'po-
poli, che piangevano l'espulsione e la fu-
ga de'loro pastori, e la vedovanza delle
loro chiese. Quanto al vescovo di Rlalta
sufiraganeo di Siracusa, ciò derivò dalla
dipendenza di quell'isola ch'ebbe sempre
alla Sicilia, di cui fu considerata mem-
bro, sebbene da molli attribuita più al-
l'Africa che all'Europa, ed anche fu ri-
tolta a'saraccni.cui lungo tempo era sta-
ta soggetta, dai normanni circa il 1090
per opera di Ruggero conte di Sicilia, al-
tri ciò riferendo al i 122 al di lui figlio
Piuggero e nipote di Roberto Guiscardo.
Durò la dipendenza di Malta a Siracusa
finché i Papi rientrali al possesso de'loro
antichi diritti, e data nuova forma alle
chiese, sottoposero Malta alla sede di Pa-
lermo che fu sublimata al grado arcive-
scovile nel I oG5. Chese in allre poslerioi i
uotiziee disposizioni imperiali,dellechie-
se registrate e soggette a Costantinopoli
si leggono le Provincie di Napoli ossia Pa-
glia t Calabria, e di Sicilia, fu orgoglio dei
S 1 R
patriarchi di Costantinopoli per mosti are
al mondo la continuazione del loro pos-
sesso, ad onta che le stesse sedi per ope-
ra de'normanni dominatori di quelle re-
gioni, erano già da molto tempo ritorna-
le alla legittima ubbidienza del Papa, av-
valorando l'albagia e pretensioni greche
le storie e cataloghi parziali di scrittori
tutti intenti all' aumento della giurisdi-
zione del patriarca di Costantinopoli, con
grave detrimento della verità e dell'auto-
rità pontificia, alla quale maDifestamen-
te si mosliarono avversi.
Il conte di Sicilia Ruggero dopo aver
fugato dall'isola i saraceni, trovata Sira-
cusa priva del pastore, commosso alle pre-
ghiere del popolo, avendo in vista i me-
riti distinti della città, e il dovizioso pa-
trimonio che vi godeva la sua chiesa, come
rilevasi dalleletteredis. GregorioI a Teo-
dosio monaco e a Lione arcidiacono, lib.
i^Ejjisl. 42 e 43, ed alla tenuità delle ren-
dite a cui era lidotta, con proventi spiri-
tuali ne supplì la mancanza, determinò
r estensione della diocesi , assegnandole
quella che possedeva sino ai primi anni
del corrente secolo, e con diploma stabi-
lendone i confini; di più nel ristabilirvi la
sede vescovile , vi destinò per vescovo il
benedettino Ruggero normanno decano
della chiesa o monastero di Traina 0 Troj-
na. Questo stabilimento del conte Rug-
gero fu riputato così ragionevoleda Papa
Urbano li, che lo confermò in tutte le sue
parti con bolla del i ogS riportata dal Pir-
ri, dichiarando che dovesse osservarsi in
tutte le sue parti a vantaggio di lutti i ve-
scovi di Siracusa. Consagrò vescovo Rug-
gero, e secondo lo Schobar lo decorò del
pallio, ma con errore di data. Il diploma
delle disposizioni del conte Piuggero fu ra-
tificato dal suo nipote Tancredi neh io4,
il quale con pi»i ampio diploma ne con-
fermò la concessione, e fece dono alla chie-
sa di altri proventi; e dipoi il re Ruggero
i con diploma del 1 1 44 decretò che quel-
lo dell'avo venisse approvato ed esegui-
lo. U vescovo Ruggero da'fondamculi rie-
SIR
clific?) diverse chiese, e pare anche la cai*
tethalc sulle sue rovine cngionate tla'sa-
laceni, unilatuenle ad altri diroccamen-
ti. Neil I I 2 Guijiielmo decano della chie-
sa siracusana nedivcnnepaslore, e si por-
tò alconcilio di Laferano celebrato da Ha-
S(|ualell;nelf r i 7 Uberto, nel i 1 2,4 Ugo
che intervenne in Palermo alla corona-
zione di Ruggero J, e neh i3o pel gran
terremoto de'y giugno rovinòla cattedra-
le, colla morte del sacerdote, diacono e
suddiacono che celebravano; ma questo
disastro da alcuni si anticipa e da altri si
protrae. A Baldovino fu eletto per succes-
sore Guarino, poiRiccardo, al quale nel
I iGq Papa Alessandro IH spedì un di-
ploma pubblicato dal Pii-ri, cot) cui pose
sotto la protezione della s. Sede la sua chie-
sa, gli conferì il pallio, ne approvò i pri-
vilegi, e V.Ì espresse i paesi che ne forma-
vano la diocesi, fra i quali Lenlini, s. Ni-
colò di tre fonti, Calataufar, Alineo, Viz-
zi ni, lì uccheri,Caltagirone,Duscema, Bat-
te, Butera, Basiliata, Mazzarino, Ragusa,
Palazzolo, Modica, Scicli, Spaccaforno ,
Noto. Nel I 1 89 essendo vescovo Lorenzo,
il Papa Clemente III vietò a lui e succes-
sori l'uso del pallio, ordinò che prestasse
il giiu'amenlo di sulIVaganeo all'arcive-
scovo di Monreale, al quale dipoi dovè il
capilolodiSiracusa presentare l'eletto ve-
scovo,come attesta anche Lelli,nel^/V^?^
della chiesa di il/onreale.^eì i 207 fu ve-
6covoGualterio,eposcia si registrano Re-
tiofredo tedesco, Gollìedo, Andrea, Ada,
Bartolomeo, Corrado tedesco, nel 1129
Gregorio 11 che ornò l'episcopio e l'au-
nienlòcon nuovo edilizio, nel 1 2 'jH Uinal-
clo, nel I 2 55 Matteo già arcidiacono, nel
I ni)C) rr.Simonedonienicano, sotto il (pia-
le; gli Angioini assediarono Su-ncusa lun-
gamente, contro l'^ederico II d'Aragona.
Bonifacio Vili nel 1 2()G Ibce vescovo Ir.
Domenico di Saragozza domenicano, al
quale successero neh .lo 5 Filippo S.uico
spagnuolopostulatod.dcapitolo-.nel ( 3 1 S
Pietro «le Moncadi» di regia slirpe rata-
luna,alla cui elezione esscudo insorta con-
SIR 3i3
troversia perchè altri canonici preferiva-
no un altro Pietro, l'arcivescovo di Mon-
reale la sedò, e Clemente V ratilicò l'ele-
vazione del Moncada.Nel i 337 Ogerio de
\ irzolo siracusano eletto dal capitolo; nel
1 342 Giacomo illustre romano nomina
to da Clemente VI, diesi trovò alla pe
sle che nel i 343 afflisse la città; nel i 303
fr.Enricoaragonese domenicano, al qua
le Papa Urbano V confermò gli anlich
privilegi di Siracusa e il diploma d'Ales
Sandro III : ampliò l'episcopio, e ricupe
rò le possessioni usurpate alla sua chiesa
Nel I 38o Francesco Dentice nobile napo
letano, di molta dottrina; nel 1 38 i Gio
vanni III nobile d'Alile, donde fu trasla
to, profondo giureconsulto, ornalod'ogni
virtù, pio, caritatevole, abbellì la catte
drale con pitture; nel i 386 Lodovico; nel
1 388 fr. Tommaso de Herbes nobile di
Catania, referendaiio benedettino di tal
chiesa, eletto dal capitolo che non volle
riconoscere Tr. Giacomo de China de'mi-
iiori, destinato da Martino e INIaria sovra-
ni di Sicilia e seguaci dello scisma, i qua-
li accordarono a Siracusa la dignità sena-
toria, ed altre prerogative come Palermo
e Messina : fr. Tommaso celebrò d sino-
do in cui furono stabilite le doli per le 4
dignità della cattedrale da lui istituite, e
poi riconobbe ranti[)apa Benedetto XIII;
mentrestava in Terranova fu fatto schia-
vo da'saraceni nel 1 3r)2 e condotto in A-
frica, indi redento nel i 3f)3, ingrandì poi
l'episcopio e fu benefico colla catleilrale.
Nel 14 I qMartinoVcon%agrò vescovollug-
gero II Bellomo nobile e canonico sira-
cusano, sotto del quale prelese Nolo nel
1433 di dismembrarsi da Siracusa, ma
fu respinta la domanda prima dal Papa
Eugenio! Vedal re Alfonso I, poi da Pa-
pa Nicolo V nel I f 'To e ad onta delle in-
cessanti istanze de'nolini: Ruggero II tu
benemeritodell'episcopio e mollopiùdcl-
l'ornamento della catledrale. Per sua mor-
te i canonici, celebrata la messa dello Spi-
rilo santo, per iserutinio elessero il deca-
uoBartolomeode Grandis,ma uou fu am-
3 1 4 SIR
messo (la Eugenio lV,che nel i 44^ nomi-
nò Ci-. Giovanni IV Alamanc di Maiorica
tloinenicaiiOjConfessoie ecappellano niag-
t^iore d'Alfonso 1, già vescovo d' Uigel,
dotto e prudente, poscia trasferito alia pa-
tria. Neil 44? l^aolo Sanlafede aragone-
se uditore di iota, che ottenne da Nicolò
Velie la 4-" de'pii legati si erogasse per la
cattedrale, e da Calisto 111 l'approvazio-
ne della fatta cessione degli spogli de'chie-
rici di sua diocesi, con diploma riporta-
to da Pirri: a motivo della peste, col se-
nato eresse un sagi'o edilìzio a s. Sebastia-
no,dispensò copiose liinosinea'poverijOr-
nò la cattedrale e l'episcopio. Nel i 460
Antonio Giacomo Fenerlo {^f^.)d\ Ueca-
nali, poi cardinale e vescovo di Cuenca:
ab!)eili la porta della cittedrale evi pose
il suo stemma. Neh 4^3 Andrea II To-
hnne'i sanese nobilissimo, nipote di V\o
II e cugino di Pio III; nel 1470 Dalma-
zioSandionisio catalanoarcidiacono diSi-
I acnsa, eh' ebbe in principio turbolento
vescovato per gli oltraggi e piigionia che
sodrì pel governatore della città, che sot-
topose all'interdetto, e per la narrata de-
plorabile peste del i 5oo, che fece cessare
l'implorato |)atrocitiio della 13. Vergine
ilc'iMiracolidiCordariaje quella della Pie-
tii del vico s. Giacomo, alle quali riunite
fu eretto un tempio : Dalmazio fu lodalo
per gran zelo, pietà e virtìi, e singoiar mu-
nilicenza co'poveri, colla cattedrale, col -
l'episcopio, legando a quello di Trimille
li sua celebre biblioteca; da Cu-lo V nel
I 5 1 o ottenne un diploma di conferma ai
privilegi di sua chiesa. Gli successe nel
1 5i 2 Guglielmo Raimondi nobile di Va-
lenza; nel I 5 I yPielroUrriesnobiledi Va-
Ien7,a coiisagiatoda Leone X, intervenne
al e jucilio di Lalerano V; nel 1 5 1 8 Lo
dovico HPlatamone nobile siracusano, il
quale edificò il sagrario della cattedrale,
soggiacque ad accuse e a dispute col go-
vernatore per le sue pretensioni, e si tro-
vò alla venuta in Siracusa del s»ran mae-
o
slragerosolimitano di Rodi, ospitato nel
convento de'francescani, donde passò al-
SIR
l'isola di Malta concessa da Carlo V al-
l'ordine. Neil 541 Girolamo Bologna no-
bile palermitano, che restò afflitto dal ri-
cordato tremendo terremoto, per cui il
clero e il vescovo furono costretti recarsi
sulle navi a celebrare i divini uffizi, pel
quale castigo si fecero molte orazioni e
processioni, onde implorare da Dio mise-
licoidia; il vescovo si recò nella diocesi a
dispensare soccorsi, eresse il monte di pie-
tà in s. Rocco, e l'aggregò a quello di R.o -
ma, intervenne al concilio di Trento, e
nel r 553 celebrò il sinodo diocesano. Nel
1 562Giovanni Orosco spagnuolo,che nel
1 50^ convocò il sinodo, introdusse nella
diocesi l'ullìzio romano prescritto da s. Pio
V, nel 1570 apri solennemente il semi-
nario, che fu uno de'primi dopo le pre-
scrizioni delconciliodi Trento, ed aumen-
tò il clero della cattedrale. Neh 574 Gil-
l)erto Isfar nobile palermitano, che per
la peste spiegò il più edificante zelo, fu
benefico colla cattedrale, e rifece la torre
cam[)anaria; per le sue tante virtù fu ap-
pellato il 2.° Marziano, e lasciò il suo no-
me in benedizione. Neh 57G Giovanni O-
rosco spaglinolo, benemerito dell'edifizio
della cattedrale, nel i 5q4 tenie il sinodo,
ridusse in miglior forma la cattedrale, rin-
novò il sepolcro de' vescovi, collocò con
più decoro l'immagine della B. Vergine,
sliibilì il contrastato luogo delle 4 digni-
tà nel capitolo; per accuse intentate con-
tro di lui per sordida avarizia, Clemente
Vili deputò per la diocesi un vicario a-
postolico.Nel i6o4CfiuseppeSdladini no-
bile palermitano, vigilante pastore e de-
gno d'eterna memoria. Nel 161 3 Giovan-
ni Torres spagnuolo , rinnovò e am:)liò
l'episcopio, fece una statua d'argento di
s. Lucia di circaioy libbre, celebrò il si-
nodo e pubblicò un nuovo ulliiio de'sau-
ti siracusani e delle reliquie insigni di sua
chiesa; ricusata la sede di Monreale, pas-
sòacpielladi Catania. Nel iG 1 9 Paolo Fa-
raoni nubile di Messina, e radunò il si-
nodo neliG2 5. NehG3i Fabrizio Anti-
nori nobile uapoletanOjtraslatod'Aceren-
^ I il
za e Mntera, celebrò nel 1033 il sinodo,
e* sotto di lui Caltagirone prclc-se eriger-
si in sede vescovile, ma le istanze furono
ripiilsalc da Fdippo IV. Con questo Roc-
co l*irri termina la serie de'vescovi di Si-
racusa, nella sua Siciliae sacrae t. i. Ri-
porterò i registrati dalle iTo//zf'cr// Fìonia.
IVeli754 Ir. Tommaso INIaria Marini di
Valenza domenicano, ctlilnò il sinodo;
1732 Matteo Trigona di l*ia7za; i'j\^
Francesco MariaTesla diNicosiajiySSd.
GiuseppeReque;-ens cassi nesetlil'alermo;
1773 Gio. Battista Alagona di Siracusa;
I 802 Gaetano R(jnaniio di Siracusa, già
decano del capitolo; 1 807 Filippo Trigo-
na «le'inarchesi di Conio eForesla,di Piaz-
za. Nel pontificato di Pio \ li si fece istan-
za olla s. Sede [)er la dismendjiayiniìc dei
vescovati di Siracusa, Catania e Mos'-inn,
per l'erezione delle sedi vescovili ili C;d-
lagirone, Piazza e Nicosia : il vescovo, il
capitolo, il senato e il sindaco di Suacu>a
furono solleciti di reclamare col mezzo
de'Ioro prociualori a nig r iM(jiiitile giù
arcivescovo di PidermOjdalPapa ne! 1810
incaricato di esaminare i titoli delle di-
smembrazioni accennale, e quantoa Sira-
cusa per mantenere l'integrila di sua dio-
cesi contro le linnovale islanzedi Callagi-
rone. Il prelato delegato morì nel 1 8 i 3, ed
inSiracusa nel 181 4 per le stampe del Pide-
jfj fu pubblicala la Difesa della cattcflrole
(li Siracusa contro la \'ann pretesa di C<ìl-
tagiroiie.¥i\\[oì:,t liePioN II emanò la boi-
ìùlìomanusPoiìlifeu\a 12 stllembietii i G,
Bull. Rom. coni. \..\\, p. 111: Disiuem-
Lratioi 5 lerrarum annnis cxlcnsaSyra'
ciisaiia dioecesi,ediii illarunt praecipiiae
civitale niinctipata Calatnjtroneiisi nnius
episcopatus tjtis iioininis ci celio in insi-
guis collegiata ecclesìa s. JtiUani diciae
vivitatis. Così il Papa eresse Calliigiionc
in sede vescovil»*, e nel 1 8 1 8 la [iiowiile
del proprio vescovo, sebbene viMssed *«.•-
scovo ili Siracusa Trigona. Dipoi Pio VII
colla bolla In supremo, de' 7 scllcmbic
1821, Bull. cit. I. l'i», p. 44'» eresse in
collegiata la tliiesa della 15. Vergine As-
"iunta della città di Agosta,nellu diocesi
SIR Zt'i
di Siracusa. Varata quest'ultima sede nel
i8?.3, Leone Xlla'20 dicembre 18?. ^ pre-
conizzò vescovodi Siracus.i liiuseppe Ma-
ria Aujorelli della diocesi ili (jii genti, tra-
slalo da LIenopoli in partilnts. Vacala di
nuovo la sede,Gregorio X\ 1 colla bolla fri
suprema, i]e i 7 febbraio 184 4,elevò Sira-
cusa a sede metropolitana, assegnandole
persullraganeelesedi vescovili diCaltagi-
rone,Pjazza,e JNoto la quale egli stesso nel
medesimo giorno colla bolla Gravissi-
viuni sane munuiii/à\tn eretta in vesco-
vato. QuindiGiegorio X\ I nel concistoro
de'2 I aprile 1 8.| > dicliiai ò i ."arcivescovo
di Siracusa mg.'^Micbele Manzo di Napoli,
che il regnante Pio IX a' 27 setlembru
i8~2 trasferì all'arcivescovato di Cliieii;
indi nel coiicisloro ile' 27 giugno (8"J
preconizzò ai ci ve<:covo l'odierno mg.' A 11 ■
gelo Kobino di Salemi diqcesi di Mazza-
ra, già Ciinonicodi quella collegiata, esa-
nnnatore pi o-sinodale e vicario foraneo.
Ogni nuovo arcivescovo è tassato ne libri
della camera apostolica in (ioriiii (ìoo, a-
scendendo la mensa a 4000 ducati napo-
letani. L' arcidiocesi ad plurima niillin-
ria ex/endilur, ac variai civitales et op-
piti a conipleciilur.
SIRE, Z^om/««f. Signore, mapiìi pio-
priamentein oggi è titolo di Maestà (/ .)
proprio ile'^f(A^.),altribulo della sovra-
nità. Quanto alla derivazionedel Sire, si-
nonimo di Signore (/'.), alcuni lo fumo
veniie dalla voce ebraica .vrzr, che signi-
fica una parola distinta; altri lo fanno de-
vivale dal greco Kurios, che vale signo-
re; altri dal \ai\no senior e lieru^; gli a-
lemaiuii il loro her, ihe ha corrisponden-
za airnngaiico ur: i francesi hanno anco
voluto dedurle talvolta da un antico vo-
cabolo gallese 5f/r, i he significa il sole. II
Du Gange nel Glossario, forse più ragi-i-
iicvolnienle ili qualunque altro, lo li dc-
livare ila iSVr (/".), che nella bissa lati-
nilà scriveva,*! per significare Domtnns
[T.) o Signore, del che gl'italiani forma-
lono la loro voce di /l/('vwTr(/ .), e for-
se i francesi quella di Mes^ire, gl'ingle-
si Ser e Messcr. Il Cancellieri nella /.et-
28^98 ^^^^
tera sopra il Dominns, Domnus e Doti,
osserva che nella lingua francese varie so-
no le voci sinonime e consimili al signifi-
ca lo ci i Doni iiiiis^ cìoèSire, Messire, Sieiir,
Alonsicur, Seigneur, Monsei'gneurj la i /
è stala perciò talvolta attribuita allo sfes-
so Dio, quindi ogni possessore di qualun-
que dominio si cliiamò i^/re, conie inse-
gnaCarpenlier f\Q\Glossario'\nSirialicus.
Ma circa questa denominazione, che al-
cuni reputarono semplice abbreviatura o
contrazione della voce ly/g/zore, merita es-
sere riferito quanto ne dice il Leti nel Ce-
riinoniale slorico politico, l. 6 , p. 4'^^--
j' Anliquissimo è il titolo diiy/re, che sem-
l)ra aniittaloa'soli re di F'rancia, comein-
lalli dev'essere, perchè fu trovato la i .'
•volta dal Pontefice Adriano I, e del quale
ne investì Pipino figliuolo diCarlo Magno,
nel crearlo re d'Italia, essendo questa una
antica parola italiana, che significa in lin-
gua comune Padre, volendo con questo
significare Adriano I, che Pipino colla co-
rona dovea assumere la qualità di patire
de'popoli;e successe a questo Pipino Lo-
dovico Pio, che insieme re di Francia e
d'Italia, assunse anche questo titolo diiSV-
re, che continuò successivamente ne'soli
re di Francia, sino al 1 43 i , nel quale es-
sendo stato coronato in Parigi colla co-
rona di re di Francia Enrico VI re d'In-
ghilterra, restò nel medesimo tempo in-
vestito con questo nome di Strej essendo
poi ripassalo inInghilterra,conlinuòa far-
si qualificarecon questo titolo di Sire. On-
de da quel tempo in poi restò annesso al
re d'Inghilterra, non solo il titolo di re di
Francia, ma anche quello di Sire, che
quantunque dovuto a lutti i re, in riguar-
do della significazione, pure in due seco-
li i soli re di Francia prima, e d' Inghil-
terra poi, l'han goduto da lungo tempo,
non obslanle che essendo stato dato a Fi-
lippo 1 1 re di Spagna, quando fu re d'In-
ghilterra, benché perdesse poi questa co-
rona, non lasciarono molli tornato in Spa-
gna di trattarlo con questo nome di Sire,
SIR
come spesso han fallo e fanno i suoi suc-
cessori; e pare che sia divenuto comune
ad altri re. Però al re di Francia è più
particolare". Ne'secoli Vili e IX tuttavia
in Francia chiamavansi Siri i baroni di
signorie, come il sire di Montraorency, il
sire di Beauvieu, il sire di Coucy, il sire
di Joinville, e così altri distinti signori o
grandi feudatari e possessori di dominio,
che pigliavano il nome di sire e lo pone-
vano avanti il nome proprio della loro
famiglia. ^eW /érte di verificare te date,
vi sono le serie de'siri poi duchi d'Albrel;
de' siri di Bourbon o baroni poi duchi j
de'siri o baroni di Beaujolais poi duchi;
de'siri diCoucy,e(li Coucy Vervins,e Cou-
cy Poilcourt; de'siri di Joinville poi prin-
cipi; e de'siri di Salins. Ne'bassi tempi in
Italia chiamaronsi Siri i signori di Casti-
glione, di Valghera,di della Valle, ed al-
tri. Negli antichi romanzi di cavalleria so-
no ancora nominati Siri i paladini, come
Tristano, Lancillotto, ec. I più antichi
scrittori italiani dicevano anche in singo-
lare Siri, invece di Sire. Dimostra Selde-
no. De tit. honor., p. i,c. 5, che fino dai
tempi d'Edoardo il Secchio re d'Inghil-
terra nel 900, si dava il sire a' cavalie-
ri. Anche ilMenestrier diceche un lein-
po in Francia costuinavasi distinguere
que' cavalieri co'predicati di sire, messi-
re, nioiiseigneur, tanto nelle comunanze
reciproche, quanto negli atti, e corrispon-
devano a'titoli di sere e messere. Poste-
riormente furono appellati Sires i teso-
rieri di Francia, come provasi da una car-
ta del 1 46 1 presso il citato Carpenlier. Fi-
nalmente trovo in Cancellieri, che fu an-
cora questo termine adoperato in segno
d'onore e di riverenza verso i sacerdoti,
e versoi genitori da'Ioro figli; benché tal-
volta, e massime in Picardia, siasi usato
per contumelia, chiamandosi Sires homs,
o Beau tV/>cilmarito,ladi cui moglie non
gli fosse fedele, come rileva Carpenlier.
Dopo il secolo XVI non si die più gene-
ralmente questo titolo se uou che u're.
flNE DEL VOLUME SESSAINTESIMOSESTO.
BX 841 .n67 1840
sncR
Moron i , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc les i ast ica
» AFK-9455 (awsk)